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Full text of "Il blasone in Sicilia : ossia, Raccolta araldica"

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BLASONE  IN  SICILIA 


OSSIA 


RACCOLTA    ARALDICA 


V.  PALIZZOLO  GRAVINA 

■  j  I 

BAf^ONE    DI    RAGIONE 


-Q^^ft^-^- 


Editori 

PALERMO 

Tipografia 

VISCONTI   &   HUBER 

(   ?•  LJ  B  L  I  C   ) 

IGNAZIO    MIRTO 

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'  I    /-, 


i^ 


Cfin  6  f 


ALL'ECCELLENTISSIMO 

DON  JVIICHELE    GI\AVINA   E   REQUESEI^^^S 

PRINCIPE    DI    COMITINI 

PER    VARI    TITOLI    ILLUSTRE 

TESTIMONIO  DI  GRATO  E  RIVERENTE  AFFETTO 

QUESTO    LIBRO 

'      OFFRE 

L' A  U  T  0  R  E 


INTRODUZIONE, 


Sono  oramai  dieci  secoli  da  che,  posto  il  feudalismo  in 
tutto  il  suo  splendore  sotto  Carlo  Magno,  la  scienza  ca- 
valleresca segnò  un  nuovo  stadio  di  nobiltà  sconosciuto 
agli  antichi  celebrati  tempi  di  Grecia  e  di  Roma.  Epperò 
nei  misteri  di  questa  scienza  ritrovasi  un  gran  vestibolo, 
un  importante  inizio,  che  ^tùlbica  o  SSlaèotie  si  appella. 

Dopo  le  varie  opere  del  p.  Mènestrier  piene  di  dotte 
curiosità,  molti  scienziati  sopratutto  in  Francia,  Germa- 
nia, Italia  ed  Inghilterra  anno  molto  su  questa  materia 
lavorato;  talché  può  dirsi  ch'essa  prenda  a'  di  nostri  non 
picciol  rango  nel  mondo  dell'  erudizione,  accanto  all'  Ar- 
cheologia, alla  l^umismatica  ed  alla  Paleografìa,  attese  le 
grandi  attinenze  che  la  genealogia  dei  più  illustri  perso- 
naggi colla  storia  dei  popoli  à  sempre  mantenuto. 

«  Il  Blasone,  dice  il  Visconte  du  Magnj,  è  una  storia 
«  vivente  e  animata,  è  il  risultato  di  ciò  che  i  secoli  pas- 
«  sati  ed  i  tempi  moderni  anno  prodotto  d'eroico  e  d'illu- 
«  stre;  in  funesti  segni  rilevanti,  in  questi  innumerevoli 
«  simboli  tutto  à  un  senso,  una  causa,  un  fine,  una  ra- 
«  gione  di  essere.  » 


6 

Mfilgrado  gli  sforzi  d'un  lliiiutoli,  Inveges,  Muguos,  An- 
zaloiie,  Btironio,  Savasta,  e  più  d'un  istaiicabile  Marchese 
di  Villabiauca,  ai  dì  nostri  non  possediamo  ancora  un'  o- 
pera  che  possa  reggere  al  paragone  di  quelle  splendidis- 
sime, che  in  Francia  ed  altrove  son  venute  alla  luce;  in 
cui  chiaramente  scorgesi  qual  potente  ausiliario  sia  per 
l'Araldica  l'arte  dell'incisione,  dai  moderni  portata  a  som- 
mo grado  di  perfezionamento  mercè  il  sistema  della  cro- 
molitografia. Ne  col  dire  che  nelle  opere  dei  citati  autori 
ci  resti  non  poco  a  desiderare  per  le  moltiplici  lacune  ed 
errori,  che  vi  si  rinvengono  tanto  in  Araldica  che  nel  nesso 
delle  genealogie,  intendiamo  volger  loro  un'amara  censura, 

T 

mentre  poi  senza  i  loro  lumi  è  la  loro  scorta  nulla  oggi  ose- 
remmo intraprendere, . 

Il  nostro  35Ia#ottc  offrir  può  non  pochi  interessanti  dati 
agli  amatori  delle  gloriose  tradizioni  di  quest'Isola.  E  noi 
che  dai  bravi,  artisti  wisconti  e  Huber  siamo  stati  incorag- 
giati, non  per  vanità  di  sciorinar  dottrine  non  nostre,  ma 
solò  per  colmare  'una  ìacuna,  o  a  dir  meglio  per  provve- 
dei*e  a  un  bisogno  ormai  nel  mondo  culto  sentito,  ci  siamo 
accinti  aìin  picciol  sag'gio  di  tal  lavoro,  sperando  che  possa 
contentare  l'esigenze  del  secolo  illuminato  in  cui  viviamo. 

Taluni  per  bizzjii^ria  o  per  altri  intendimenti,  che  in- 
darno studiano  dVcciiltare,  sentenziano  non  essere  le  armi 
gentilizie  e  la  nobUlà  istessa  che  un  rancido  avanzo  da 
medio-evo,  oggimai  divenuto  inutilissimo.  Sarebbe  super- 
fluo r  avvertire  che  non  è  per  loro  che  ci  siamo  accinti 
alla  difficile  impresa,  ma  per  la  gioventù  bennata,  la  quale 
deve  ispirarsi  a  grandiosi  concepimenti,  e  che  meditando 
sulle  virtù  degli  avi  non  lieve  frutto   potrebbe  da  questa 


opera  raccogliere.  È  gitisto  altresì  non  ignorare  cìi e  k  nò- 
bilia  e  ereditaria  e  personale  ;  che  la  prima  volendo  far 
eco  ai  grandiosi  pensamenli  di  Platone,  Aristotile,  Cice- 
rone, Machiavelli  ed  altri  non  può  produrre  da  se  sola 
che  un  j)ome  vano;  e  che  la  seconda  senza  il  prestigio  di 
quella  poco  valida  si  rende.  In  óomma  è  dietro  i  ineriti 
propri  e  gli  onori  che  da  essi  derivano  che  oggi  ognuno 
ama  di  risalire  all'idea  della  virtù,  e  quindi  della  nobiltà 
degli  antenati. 

Intanto  non  chiuderemo  questa  breve  introduzione  sen^jia 
dare  un'idea  dell'ordine  del  nostro  lavoro— Presentano  il 
punto  di  base  ben  cemto  tavole  colorate,  contenenti 
circa  duennil a  stemmi  delle  nobili  fatniglie,  delle 
principali  città,  e  delle  dinastie  regnanti,  chiMn  retto  le 
sorti  della  nostra  Sicilia^  riprodotte  col  ^isterilii  della  cuo- 
rnolitografia  pei  cennati  artisti, 

Alle  stesse  faremo  seguire  un  ^ì^ìonavio  esplicativo  dei 
nomi  di  tutte  le  nobili  famiglie,  rilevandolo  dai  suddetti 
autori  e  da  appositi  documenti  9  che  3aranno  nel  testo 
citati. 

11  tutto  da  i^tojiom  hi  «Jlì'MMcasarà  preceduto,  sulla  ma- 
teria di  accreditate  opere  valendoci;  il  che  basterà  a  dare 
Un'idea  dell'origine  e  perfezionamento  delle  armi  >  degli 
scudi  e  loro  partizioni,  della  ^ìnilx^lica  degli  smalli  e  pcaze 
onorevoli,  e  degli  ornamenti  «steri ori  delle  dignità  eccle- 
siastiche»  militari  e  civili. 

^.  spttfns-olffT&Toviniiìt. 


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BEIVI  MlOMBìAUlDìCA. 


X(*  Araldica,  Ha'  moderili  Blasone  appellata,  e  la  scicn^ta  rlie  da  J«llf  reg'ole  per 
esplicare  i  metalli ,  i  Colon, le  ftp'ure,^!!  ornamenti,  i  gridi,  e  le  divise  di  \xno  scw- 
Ao^  e  cfiianioisi  Araldica  Porgli  Araldi,  cne  sì  trova  va  no  neiTonci  onde  tener 
re^ìiXro  delie  nrn\\  dei  Cavalieri  clic  presentavansi  per  coml>flltere. 

Molti  Araldici  Kan  fatto  su  <^uesta-  sc'tenxAle  pWiiiUressanti  ricercKe,  e  \e  danno 
un' origine  onltcUissunok-. 

joegoino"  rie  attrjtuiite  Vinytnnone  alXtmfi  Ji  noe~iieìrAf>oinloi ,\fptoìie  ,Montftt 
eà  <dtri  r\e fanno  ri^^lrre  l'uso  aJt^empi  evotci-^icnas  e  Panàro/r,  daìF'ou*torffu 
dt  antiflii  manoscritti  di  Crt50(  Maffei,  deicrrvono  il  {>Ia5one  delle  coorte  rollane,  rne 
dicono  essere  comjfos[o  di  metallo,  dì  colore  ,  e  di  figure  impreo-aite  nello  fetido  — 
TicKcr  «ppoograndoi'r  al  cap»ito|oVIdcìla  termanta  diTacttf^^drce  cKeg^lt  Ale- 
•n\aiim  conoscevano  il  blasone  — Grani er  di  C a 55ao'rtac  infine  pretende  ciiele  armi 
esistevano  sin  dai  secoli  d'Auou^to  co'  5iml>oli  ed  i  sec'ni  jmpieortti  nel  medioevo- 

Ma  queste  inseone  u5ate  sin  daitemp't  -più  remati  non  furono  cJie  per^onalt^c 
non  SI  resero  ferme,  ereditarie,  dr  Jm  alti  determinati,  di  certa  di  $po5Ì  zione  ordinatx 
per  dislinoucre  le  famiglie  e  contra.$se<rnarela  nobiltà,  die  nelXU  secolo  per  le  cure 
Ài  Ludovico  VII  detto  il  Giovine,  e  di  suofrolio  Klippo-Au^u^to. 

lì  dotto  gesuita  "P.]V|enestrier^'^Monle  dà  orio-ine  che  dai  H'ornei^  e  fata  ^-wo- 
deriia  voceì>loLsone  derivare  dal»lci2:^n  parola  ale  ma  ima,  cKe  sionifiea  Sìw- 
nareit  coTnoolitr<»»nl3a;il  die  prati  cavasi  nei  Tornei  fluandoam  no-e  va  un  notile  oflDi 

C4)  Villa  cultu^.jactatio  5CiAtatoiiitii/m'\ectlSSj|iiii  colorrtu^  i't  s\inof."i^^  ■ 
iZ)ì^eneS\rie)r-  0x1(71  ne  ies  AnnCries  et  <<«•  Blason. 


10 

di  far  raounare  crìi  altri  per  esami narele  sue  armi  eiì  i  suoi  titoli  -E<rli  Ja    ai 
Tefle.$fhila  gloria  d'avere?  i  "primi  mtrotJottal'u^otn'xa  cle11'o(i-me,e<?  ai  Francesi 
riserva  «quella  J'avcr  ne  fatta  un'arte  anzr  una  sciexz;  sono  e5si  infatti  die  anno 
formatele  \eogi  Aral<^iflie,clic  presenta  Ilo  le  a.r  mi  pi  m  re  troia  ri  . 

3eg'ufcn<to  iMencstrie  ho  f/etio  rne  l'orio'ine  del  hìàsone  -venne  cÌslì  Tornei ;eAecco 
come  fu  stabilita  <jue4a  comrettura  — Lo  5cu<Jr>  rappresenta  i\  hroccììiere^'chc  l 
Lavai  ieri  portava  ao  nei  Tornei»  crìi  s/t?a/tf'esPrinioiw  ivàrìi  coìorideìle  3irnii,e  depJi 
abiti  dei  Cavalieri; la  bsndoL  e\3,^^scis  mostrano  Wfendoìio  oXsiSciurpcx;  i  caf>riolo 
e  la  croce  eli  P.  Andrea  rappre5<!ntano  le  barriere  eie  ]ìzze  ;  i\  ^^lo  Ja  la  nei  a;  Vo?io 
il  recmttx^el  Campo,  clovefacevasi  la  corsa.  G.li  <^/v^^r//?(?///t  attorno  àeWe  armi  det- 
ti Jai  Taarceiì  Uwhrea'i(ins'presen\d.no  i  liastrr,  or\àe  i  cavalieri  oriiavctrio  I  ioro 
einii  in  onor  delle  Panie  _1  tenenti  ei  sop>f>ortc  Ae]\e  armi  Vf  Ho-oilo  <rla  r  paff^i  fKc 
portavano  j  detti  ^cudi  «^^i  Cavalieri  ^à  xx  quali  5Ì  davano  ^]i  sh^Vx  ài  stìvi^cro-i , 

di  leoni  ^  Q  ^t  fio-ure  ^'nomi  ni  , 

o 

DEGLI  SCUDI. 

Lofcuttoèla'fifMra  dVna^pecre  di  fcroccliiere  sul  di  cui  campo  51  dt^eo-nano 
le  armi, 

varie  50110  le  forme  deo^Ii  scudi  -essi  &iytTS\Vi(:\Y\o  secondo  le  nazioni  —  TaV- 1  . 

1.  Lo  $cvì.\o  Italiano  e  oVale. 

2.  Il  Siciliano  è  ovale  e  terni! nato  in  punta. 

3.  il  rT'ance5e  è  un  Quadrato  lungo  lecoernien  te  rotondato  aidue  ano;^pli4nfcripri 
e  terminato  in  punta. 

4.LoiS^tudo  delle  Dame  oDamigellee  una  mandorla  delta  da  i  France5Ì/oj^a/7<rÉ'^ 
ed  è  il  simbolo  ài  Vero^inita,Le  maritata  Io  porta  no  accollato  alle  armi  de'loro  mariti. 

5.  di  iSfcudi  5pao;'nitolt^Fortoo-liest  eFiamminaKi  sono  completa  mente  roìonAl  ìi 
5olto , 
^-  drino-le^i  Anno  adattato  c^uasi  l'Ì5tc5^o  5cudo  france5c,tranne gli  arto-oli 

di  sopra,  che  soiioprolunafottun  punte  orirzontalr  ' 
7.  La  Scucio  Tedeico  è  incavato,  edi  vane  figure, 

JMa  tutte  queste  fonme  Ai  scuài  Potendo,  giunta  il  parere  dei  più  \}r3ivi  araf- 
dict  Trance5Ì,  nona  es5erecii  rigore  adottate;  per  le  armi  no,sfre  siciliane  al  francese 
attenuti/  ci  5iamo,  5i e coirve  quello  che  a  Hasonarele  armi  vierneal^<?^i  presta  . 

(.DBroctJiiere  arma  difensiva  ,siportaVA  al  traccio  sinistro  e  serviva  a  riparare  dai  colpi  J  el  ncinjfo  . 

C2)  Coinè  ^«  oijervoc  in  varii  anttirlit  monw/rnciiti  jicrliani ,  e  precisaMiente  ne\Xu,rno\o  \ncirmirrco  <i\t>u.eii. 
laMzi'i  moglie  del  conte  Cliiiva monte,  eii^tcnte  >«  ralermo  nella  cfitc sa  Ji<?.>1»rr«  delta  Catena  nella  prima 
caypello.  jiiiiotn  de  jtfj.  ^ 


/ 


D 

B 

E 

F 

A 

G 

H 

C 

I 

11 

DEI  PUNTI  PRINCIPALI   DELLO  SCUDO. 

A  serve  a  designare  il  mezzo,  o  il  cuore  dello  scudo,  sul  quale  si  col- 
loca la  pezza  che  è  sola  o  che  è  la  pezza  principale; 

B  è  la  punta  del  capo,  o  il  mezzo  del  capo; 

C  è  la  punta  dello  scudo; 

D  il  lato  destro  del  capo; 

E  il  lato  sinistro  del  capo; 

F  il  fianco  destro; 

G  il  fianco  sinistro; 

H  il  lato  destro  della  punta; 

I  il  lato  sinistro  della  punta; 
Tre  pezze  alUneate  in  D,  B,  E  si  dicono  allineate  in  capo, 
In  B,  A,  C:  situate  in  palo; 
In  F,  A  G:  situate  in  fascia; 
In  D,  A,  I:  situate  in  banda; 
In  E,  A,  H:  situate  in  barra; 
In  H,  C,  I:  situate  in  punta;  ' 

Nove  pezze  situate  in  D,  B,  E,  in  F,  A,  G,  e  in  H,  C,  I,  si  dicono  situate  3,  3  e  3 

0  in  bandiera. 
Cinque  pezze  situate  in  A,  B,  C,  F,  G,  si  dicono  messe  in  croce. 
In  A,  D,  I,  E,  H,  sono  in  croce  di  S.  Andrea.  ìv. 
In  D,  B,  E,  G,  I,  C,  H,  F,  sono  in  orlo. 

DELLE  DIVISIONI   E  SUDDIVISIONI  DELLO  SCUDO. 

Il  campo  dello  Scudo  si  divide  in  quattro  grandi  parti  o  sezioni  principali,  che 
si  denominano  partito,  diviso,  trinciato,  e  tagliato  da  dove  derivano  tutte  le  altre 
divisioni  e  suddivisioni  di  esso — Tav.  I. 

9.  Il  partito  si  forma  con  una  linea  perpendicolare,  che  divide  lo  scudo  in  due 
parti  uguali. 

10.  Il  diviso  con  una  linea  orizzontale. 

11.  l\  trinciato  con  una  linea  diagonale,  tirata  dall'angolo  destro  dell'alto  dello 
scudo  all'angolo  sinistro  della  punta. 

12.  Il  tagliato  con  una  linea  che  è  opposta  al  trinciato. 

13.  L'interzato  è  di  due  linee,  che  dividono  lo  scudo  in  tre  parti  uguali,  o  in 
fascia,  o  in  banda,  o  in  barra. 

14.  \J inquartato  quando  lo  scudo  è  partito  e  diviso;  e  forma  quattro  quadrati 
uguali. 


12 

15.  U  inquartato  in  croce  di  S.  Andrea  divide  lo  scudo  in  quattro  triangoli  iso- 
lati, uno  in  capo,  uno  alla  punta,  e  i  due  altri  ai  fianchi;  ed  è  formato  dai  diago- 
nali del  trinciato  e  del  tagliato. 

16.  ritondato  è  formato  di  quattro  principali  divisioni,  dove  in  effetto  si  trova 
il  partito,  il  diviso,  il  trinciato,  ed  il  tagliato. 

17.  Lo  scudo  può  essere  inquartato,  al  1  e  4  contr'  inquartato  ec;  così  pure  al 
2  e  3  inquartato  in  croce  di  S.  Andrea. 

18.  Lo  Scudo  partito  di  due  tagli  forma  6  quarti. 

19.  Partito  di  tre  linee  e  di  un  taglio  forma  8  quarti. 

Lo  Scudo  può  anche  dividersi  in  12,  16,  20,  24,  32  quarti;  quest'ultimo  si  chiama 
Pennone  Genealogico. 

20.  In  Ispagna  ed  Inghilterra  lo  scudo  con  le  proprie  armi  entra  ordinariamente 
nella  composizione  del  pennone  generale  delle  armi  di  famiglia;  ma  in  Francia  ed 
in  ItaUa  è  d'uso  che  lo  scudo  d'una  famigha  si  metta  in  cuore  sopra  il  tutto;  e 
se  un  altro  scudo  è  sopra  questo  collocato,  allora  si  dice  ch'egli  è  sopra  il  tutto 
del  tutto. 

DEGLI  SMALTI,  METALLI,  COLORI  E  FODERATURE. 

Il  Blasone  à  due  metalli,  cinque  colori  ^  detti  smalti,  e  due  foderature.  I  due 
metalli  sono  Y oro  e  l'argento.  I  cinque  colori  l'azzurro,  il  rosso,  il  verde,  il  jjor- 
pora  o  pavonazzo,  il  nero  ;  ai  quali  gì'  inglesi  aggiungono  l' arancio  ;  le  due  fode- 
rature l'armeUino  ed  il  vajo.  Essi  si  distinguono  per  via  di  ombreggiamenti,  o  di 
intagliature  2  —  Tav.  II. 

1.  2.  L'  Oro  si  descrive  punteggiato;  è  simbolo  del  sole,  rappresenta  la  forza,  la 
costanza  e  la  ricchezza. 

3.  4.  L' Argento  si  descrive  tutto  bianco  ;  è  simbolo  della  luna.  Significa  purezza, 
innoccenza,  carità,  clemenza,  concordia,  vittoria. 

5.  6.  L' Azzurro  si  presenta  con  linee  orizzontali  che  vanno  dalla  destra  alla  si- 
nistra. Esso  mdica  il  firmamento  e  l' aria  ;  significa  giustizia,  lealtà,  beltà  e  riputa- 
zione. Nei  Tornei  era  contrassegno  di  gelosia. 

7.  8.  Il  Rosso  si  forma  con  linee  verticali  che  vanno  dall'alto  in  basso;  esso  rap- 


1  I  differenti  colori  usati  nell'arme,  dice  il  p.  Ménestrier,  si  riferiscono  ai  colori  dei  quali  si  ornavano  i  Cavalieri  nei  Tornei; 
e  questi  sono  succeduti  agli  antichi  giuochi  del  Circo,  dove  erano  quattro  fazioni  o  squadriglie.  Alba,  Rosea,  Veneta,  Prasina; 
cioè  la  Bianca,  la  Rossa,  V  Ac^zivra  e  la  Verde.  Domiziano  ne  aggiunge  altre  due,  1"  una  vestita  di  drappo  d' oro,  e  1" altra  di 
porpora;  il  nero  fu  introdotto  da'  Cavalieri,  che  portavano  il  lutto;  finalmente  gli  Armellini  ed  i  Vaj  servivano  parimente  agli 
abiti  di  Tornei. 

2  II  gesuita  p.  Pietrasanta,  nel  suo  libro  intitolato  Tesserae  Gentilitiae,  fu  il  primo  che  mostrò  la  maniera  di  far  conoscere 
i  metalli  ed  i  colori  nelle  incisioni  per  mezzo  di  linee,  e  di  ombreggiamenti. 


13 

presenta  il  fuoco,  ed  è  simbolo  del    valore,  della  giustizia  e  dell'amor  di  Dio;  nei 
tornei  era  segno  di  allegrezza.  E  il  ])iìi  noliile  di  tutti  i  colori. 

9.  10.  Il  Verde  viene  formato  da  linee  diagonali  dall'angolo  destro  del  capo  al- 
l'angolo  sinistro  della  punta,  rappresenta  la  terra,  molto  raro  nelle  armi  dove  fu 
introdotto  all'epoca  delle  crociate.  Dimostra  la  vittoria,  l'onore,  la  civiltà,  la  cor- 
tesia; nei  tornei  fu  contrassegno  di  speranza. 

11.  12.  Il  Porpora  o  pavonazzo  si  forma  da  linee  diagonali  dall'angolo  sinistro 
del  capo,  all'angolo  destro  della  punta.  Esso  si  attribuisce  all'uso  degli  abiti  di  por- 
pora che  portavano  certi  funzionari  della  chiesa  e  di  corte;  rappresenta  verecondia, 
fede,  temperanza,  nobiltà  cospicua,  ricchezza,  liberalità,  ricompensa  d'onore. 

13.  14.  Il  Nero  viene  rappresentato  da  linee  verticali,  ed  orizzontali  molto  unite; 
è  simbolo  di  fortezza  e  vittoria;  significa  prudenza,  saggezza,  costanza  nelle  avver- 
sità, dolore,  tristezza,  umiltà. 

15.  16.  UArcmcio  si  rappresenta  con  Tincrociamento  di  linee  verticali  e  diagonali; 
è  un  colore  adottato  dagl'inglesi,  e  significa  buona  riuscita,  desiderio  glorioso,  si- 
cura speranza. 

17.  U Ermellino  i  è  indizio  d"  un' alta  dignità;  serviva  a  guarnire  gii  abiti  dei 
personaggi  più  elevati  ;  viene  rappresentato  da  un  fondo  d'argento  sul  quale  si  ve- 
dono molti  fiocchetti  neri. 

18.  Il  ContrermelUno  si  forma  di  fiocchetti  d'argento  in  campo  nero. 

19.  Il  Vajo  ~  è  una  foderatura  di  pelli  bianche,  ed  azzurre  tagliate  a  forma  di 
campane;  essa  era  molto  stimata  nel  secolo  XIV.  Può  essere  formato  d'altro  colore, 
0  metallo  che  l'argento  e  l'azzurro;  ed  allora  dicesi  vajo  di  tal  metallo  o  colore. 

20.  Il  Controvajo  risulta  da  campane  dello  stesso  metallo  o  colore,  poste  l'una 
rivolta  contro  l'altra. 

DELLE  VARIE  SPECIE  D'ARMI 

Gli  araldisti,  e  sopratutto  il  p.  Menestrier  distinguono  nove  specie  di  armi,  cioè: 
di  dominio,  di  concessione,  ìYì  patronato,  di  comunità,  di  famiglia,  di  alleanza,  di  suc- 
cessione, di  pretenzione ,  di  elezione. 

1.  Le  armi  di  dominio  sono  (pielle,  che  portano  i  sovrani;  esse  son  sempre  unite 
a  quelle  dei  regni,  e  delle  terre  che  possedono. 

2.  Diconsi  di  concessione  quelle,  che  i  sovrani  concedono  a  persone  private,  per- 

1  II  p.  Moneti  (lice  che  l'ermellino  e  la  pelle  d'un  topo  dell'Asia  di  mi  pelo  bianco  a  piccliiettature  nere;  questo  animale 
abbonda  nell'Armenia,  dove  se  ne  fa  un  gran  cunimercio. 

2  Vajo  scojattolo  del  Xord. 

2 


14 

che  sieno  un  contrassegno  alla  posterità  della  ricompensa  loro  accordata  per  segna- 
lati servizj. 

3.  Di  ];)adronato  son  quelle,  che  le  città  aggiungono  alle  proprie  come  un  con- 
trassegno di  soggezione  e  di  dipendenza. 

4.  Sono  di  comuìiità  quelle  delle  provincie,  delle  città,  degli  arcivescovadi,  ve- 
scovadi, delle  accademie,  capitoli,  comunità  religiose,  ordini  mihtari,  ecc. 

5.  Di  famiglia  quelle,  che  sono  particolari  a  certe  persone,  e  servono  a  distinguere 
una  casa  da  un'altra. 

6.  Di  alleanza  quelle,  che  si  mettono  in  uno  dei  quarti  per  dinotare  le  famiglie 
colle  quah  si  ha  contratta  la  parentela. 

7.  Diconsi  di  successione  quelle,  che  si  prendono  in  seguito  di  eredità,  tanto  per 
volontà  del  testatore,  che  per  sostituzione. 

8.  Sono  di  pretensione  quelle,  che  dinotano  un  dritto,  che  si  ha  sopra  regni,  pro- 
vincie e  terre. 

9.  Di  elezione  sono  finalmente  quelle  prodotte  dal  capriccio  e  dalla  vanità  di  al- 
cuni, che  sono  giunti  a  qualche  fortuna,  e  che  non  hanno  legittimo  dritto  di  por- 
tarle. Ma  ciò  non  li  rende  nohih  ;  vi  hisognano  a  quest'uopo  dei  diplomi  speciaU 
di  concessione. 

DELLE  ARMI  DI  FAMIGLIA 

Esse  sono  di  cinque  specie: 

1.  Le  parlanti,  che  hanno  rapporto  coi  nomi  delle  persone,  e  che  sono,  secondo 
il  marchese  du  Magny,  le  piti  antiche  e  le  più  noljili.  Sembra  però  che  il  promo- 
tore di  quest'utile  costume  fosse  stato  il  re  Ludovico  VII.  Fu  egli  il  primo,  che 
pose  nel  suo  scudo  un  oggetto,  che  potesse  richiamare  al  suo  nome  di  Loys  il  Lijs 
gigUo;  ed  a  suo  esempio  tutti  i  signori  cercarono  riprodurre  i  loro  nomi  nelle 
loro  armi. 

2.  Le  pure  o  piene,  come  quelle  di  Francia. 

3.  Le  rotte  (brisées),  che  servono  a  distinguere  i  cadetti  dai  primogeniti. 

4.  Le  caricate,  quelle  cui  sono  aggiunte  alcune  pezze. 

5.  Le  diffamate  o  scaricate,  sono  quelle  ove  si  è  tolta  qualche  pezza,  o  porzione 
come  un  contrassegno  d'infamia. 

DELLE   VARIE   FIGURE   CHE  CARICANO   LO   SCUDO 

Le  figure  o  mobih,  che  caricano  lo  scudo  sono  di  quattro  specie  cioè: 

1.  Figure  araldiche, 

2.  Figure  naturali, 


15 

3.  Figure  artificiali,  ed  inanimate. 


4.  Figure  chimeriche. 


I. 


Le  Figure  araldiche  di  prim'  ordine,  dette  onorevoli  perchè  occupano  ordinaria- 
mente il  terzo  dello  scudo,  sono  : 

Il  Capo,  prima  delle  pezze  onorevoli  ordinarie,  nella  simbolica  del  blasone  rappre- 
senta l'elmo  del  cavaliere;  esso  ^si  mette  nell'alto  dello  scudo.  Si  dice  capo  ah- 
bassato,  quando  è  staccato  dall'orlo  superiore  dello  scudo;  sormojitato  quando  ciò 
che  lo  separa  dall'  orlo  superiore  è  a  colore;  capriolato,  palato,  bandaio,  quando  il 
capo  è  distinto  da  alcuna  di  queste  pezze.  Dicesi  anche  capo  cucito  quando  è  del 
colore  del  campo. 

La  Fascia,  seconda  delle  pezze  onorevoli  ordinarie,  dinota  la  corazza  o  la  cintura 
del  cavaliere,  e  prende  posto  orizzontalmente  nel  mezzo  dello  scudo,  di  cui  occupa 
il  terzo.  —  Lo  scudo  si  dice  fasciato,  quando  vi  sono  4,  G,  8,  fasce;  se  poi  ve  ne 
sono  di  più  addimandasi  burellato,  che  si  distingue  in  merlato,  doppio  merlato,  den- 
tellato, fatto  a  scaccili. 

Il  Palo,  terza  delle  pezze  onorevoli  ordinarie,  mostra  la  lancia  del  cavaliere,  o  il 
palo,  che  il  castellano  faceva  drizzare  innanzi  il  ponte  levatojo  della  sua  abitazione, 
come  segno  di  giurisdizione. — Si  specifica  il  numero  dei  pali;  ve  ne  sono  a  forma 
di  cometa,  ed  a  fiamma.  Quando  i  pali  sono  dimezzati,  e  la  metà  del  palo  è  di 
metallo  e  di  colore,  si  dice  palato  e  contropalato. 

La  Banda,  quarta  delle  pezze  onorevoli,  figura  la  sciarpa  del  cavaliere,  e  simbolizza 
la  qualità  dell'  alfiere  ;  essa  occupa  il  terzo  dello  scudo  e  lo  attraversa  dall'angolo 
destro  del  capo,  all'angolo  sinistro  della  punta.  Si  chiama  cotissa  quando  non  à  che 
due  terzi  di  sua  larghezza,  e  banda  in  divisa  quando  non  à  che  il  terzo.  Vi  sono  pure 
delle  bande  fusate,  dentate,  merlate,  caricate,  accompagnate,  potenziate,  ed  a  scacchi. — 
Quando  le  bande  sono  opposte  le  une  alle  altre,  cioè  quando  il  colore  è  opposto  al 
metallo,  ed  il  metallo  al  colore,  lo  scudo  è  detto  allora  bandaio,  controbandato. 

La  Sbarra,  una  delle  pezze  onorevoli,  non  dift'erisce  dalla  banda  che  per  la  sua 
posizione  che  è  di  sinistra  a  destra,  mentre  la  l)anda  è  di  destra  a  sinistra. — Essa 
s' impiega  qualche  volta  come  segno  di  bastardia,  ma  allora  deve  essere  meno  larga, 
e  si  chiama  Traversa. 

Il  Capriolo  0  Scaglione,  quinta  delle  pezze  onorevoli  ordinarie,  à  la  punta  in  mezzo 
al  capo  dello  scudo,  e  due  gambe  che  aprendosi  in  forma  di  compasso  si  estendono 
ai  due  angoli  della  punta.  Esso  occupa  il  terzo  dello  scudo;  rappresenta  gli  sproni  del 
cavaliere;  e  se  di  legno,  è  destinato  a  sostenere  i  lavori  delle  fortificazioni.  Può  anche 


16 

rappresentare  la  l^arriera.  e  la  lizza.  Il  capriolo  può  essere  accompagnato,  scorciato, 
appuntato,  spezzato  o  rotto,  spaccato. 

La  Croce,  sesta  delle  pezze  onorevoli,  da  alcuni  araldisti  è  tenuta  come  rappre- 
sentante la  spada  del  cavaliere;  ma  sembra  meglio  adottata  dai  crociati  nelle  loro 
armi  dopo  il  ritorno  di  Terra  Santa.  —  Di  varie  forme  è  la  croce,  come:  scorciata, 
ancorata,  ìjordata,  merlata,  doppio  merlata,  striata,  accantonata,  composta,  dentata, 
inquartata,  cancellata,  scaccheggiata,  a  gigli,  infiorata,  inforcata,  alzata,  d' ermellini, 
di  Lorena,  romboide,  ondata,  inchiodata,  patente,  potenziata,  ricrociata. 

La  Croce  di  S.  Andrea,  (Sautoir)  composta  della  banda  e  della  sbarra,  dimostra 
la  barriera  e  lizza;  essa  è  pure  di  varie  forme  come  scorciata,  caricata,  accompagnata, 
di  foderature  come  Vaj   ed  Ermellini. 

La  Bordura,  (^bordure)  cbe  è  attorno  dello  scudo,  se  merlata  indica  le  mura 
della  fortezza,  se  dentellata  un  campo  trincerato  e  difeso  da  palizzate. 

Il  Quarto,  [frane  quartier),  è  il  primo  quarto  a  destra  dello  scudo,  e  deve  es- 
sere d' un  altro  smalto  del  campo. 

II  Grembo,  (le  giron)  è  un  mobile  a  triangolo  isoscele;  esso  rappresenta  l' antico 
abito,  largo  in  basso,  ristretto  al  di  sopra.  Se  solo,  s' indicherà  da  qual  lato  si 
muove. 

La  Campagna,  ò  una  pezza  onorevole  formata  di  una  linea  orizzontale,  che  oc- 
cupa circa  una  terza  parte  dello  scudo  verso  la  punta. 

Lo  scudetto,  (ecusson  en  coeur)  è  uno  scudo  piccolo,  posto  in  centro  o  in  fondo 
dello  scudo;  esso  dinota  principe  giusto,  protezione  sicura,  e  fede  sincera. 

—  Le  figure  araldiche  di  second' ordine  o  di  moderna  creazione  sono: 

II  Lambello,  (le  lambel)  fascia  stretta,  che  non  tocca  i  bordi  dello  scudo,  ed  or- 
dinariamente con  tre  pendenti,  che  scendono  nel  basso.  Serve  a  distinguere  i  ca- 
detti dai  primogeniti,  e  può  essere  di  colore  sopra  colore,  e  di  metallo  sopra  metallo. 

La  Pergola,  (la  pairle)  palo  che  sorte  dalla  punta  dello  scudo;  diviso  in  due  parti 
uguali  in  forma  Y  ai  due  angoli  del  capo  e  rappresenta  lo  sperone  dell'  antico  ca- 
valiere. 

L'  Orlo,  (r  orle)  differisce  dalla  bordura  in  ciò  che  questa  tocca  i  bordi  dello  scudo 
mentre  questo  ne  è  staccato. 

La  Punta,  (la  pointe)  pezza  che  si  forma  con  due  linee,  le  quali  cominciando  dai 
due  cantoni  di  sotto  si  uniscono  in  punta,  quasi  nel  mezzo  dello  scudo. 

Pila,  (la  pile)  è  la  punta  rivoltata;  può  essere  moltiplicata  nello  scudo. 

Il  Cantone,  (canton)  piti  piccolo  del  quarto  eh'  è  la  quarta  parte  dello  scudo,  col- 
locandosi a  destra  o  a  sinistra  rappresenta  la  bandiera  del  cavahere  alfiere. 

Cinta  merlata,  {Trecheur)  somiglia  all'  orlo  con  metta  di  sua  larghezza. 


17 

—  Le  figure  araldiche  di  terz'  ordine  sono  molto  più  numerose  ;  menzioneremo 
soltanto  le  principali. 

Bisanti,  (Besant)  sono  monete  coniate  a  Costantinopoli,  pezze  onorevolissime  usate 
nelle  armi.  Rappresentano  ricchezza,  ajuto,  sovranità  di  chi  à  dritto  di  Ijattere  mo- 
neta nei  suoi  stati,  o  come  riscatto  di  prigionieri  in  guerra. 

Torte,  (tourteaax)  pezza  mobile  nelle  armi  tonda  e  piatta,  di  colore,  e  di  fode- 
ratura, si  distingue  dalle  hisanti.  che  sono  di  metallo.  Rappresentano  il  pane  di  mu- 
nizione, che  serve  per  l'armata  in  guerra. 

Toì'te  hisanti  (les  hesants-tourteaux)  è  una  pezza  tonda  partita  o  inquartata  di 
metallo  e  di  colore. 

Plinto,  pezza  quadra  e  bislunga  come  un  mattone  che  dicesi  plinto,  o  biglietto. 
Alcuni  credono,  che  i  mattoni  rappresentino  il  dritto,  che  avevano  i  signori  feudali 
di  far  costruire  castelli  e  case  signorili;  secondo  alcuni  erano  pezze  di  stoffa  d'oro  e  di 
argento,  aventi  la  forma  di  un  quadro  lungo  di  cui  si  ornavano  gli  abiti  come  segno 
di  giurisdizione  e  di  franchigie  signorili;  secondo  altri  dinotano  stabilità  e  fermezza, 
0  pure  lettere  sigillate. 

Gli  Scacchi,  (les  carreaux)  sono  quei  quadri,  che  compongono  lo  scudo  o  le  pezze 
scaccate.  Essi  significano  fortezza  e  costanza,  e  possono  rappresentare  un'armata 
schierata  in  battaglia. 

Lozanga,  (Losange)  figura  di  quattro  punte  uguali,  due  delle  quali  in  senso  con- 
trario sono  piti  acute  in  forma  di  rombo.  Ciò  che  abbiamo  detto  per  gli  scacchi 
può  applicarsi  per  le  lozanghe. 

I  Fuselli,  (Les  fusèes)  figure  più  acuminate  delle  lozanghe,  e  quasi  a  foggia  di 
fuso;  sono  l'emblema  della  pazienza,  e  possono  per  conseguenza  essere  l'espressione 
di  qualunque  lunga  intrapresa  compita  con  saggezza  e  perseveranza. 

Le  Maglie,  (les  màcles)  sono  lozanghe  aperte  nel  mezzo  e  fan  vedere  il  campo 
dello  scudo. 

I  Quadri  acidi,  forati,  o  aperti  in  forma  quadra  o  rotonda,  detti  dai  francesi  Rìi- 
stres,  sono  lozanghe  forate  in  giro. 

—  Le  figure  araldiche  di  quart'ordine  sono  le  diminuzioni,  e  moltiplicazioni  delle 
pezze  e  delle  figure  araldiche  sopra  descritte,  come  fasciato,  jJalato ,  Mandato ,  ca- 
priolato, fusaio,  scaccheggiato,  lozangato,  cantonato,  ecc. 

IL 

DELLE  FIGURE  NATURALI 

Le  figure  naturali  sono  quelle  che  appartengono  ai  tre  regni  della  natura,  men- 
zioneremo le  principali. 


IS 

Agnello,  simbolo  d'innocenza. 

Angelo,  simholo  della  fede  clie  si  à  nella  di  lui  assistenza  divina;  le  sole  teste 
alate  dimostrano  ardente  amore  verso  Dio. 

Asino,  simbolo  del  travaglio  e  della  pazienza. 

Ape,  emblema  dell'industria,  dell'ordine,  ed  offre  l'immagine  d'una  monarchia. 

Aquila,  occupa  il  primo  rango  fra  gli  uccelli,  ed  è  simbolo  della  possanza. 

Btie,  rappresenta  la  Mica,  la  pazienza,  e  l'assiduità  al  lavoro. 

Cane,  simbolo  della  vigilanza,  dell'amore  e  della  fedeltà. 

Capra,  simbolo  della  fatiga  e  della  diligenza. 

Cardo,  dinota  ingegno  acuto,  pronto  risentimento. 

Conchiglia,  dinota  fede  pubblica,  concordia  ed  unione. 

Castoro,  simbolo  di  pace,  di  destrezza  e  di  perseveranza. 

Cavallo,  simbolo  del  valore  e  dell'intrepidità,  egli  è  il  vero  contrassegno  del  ca- 
valiere. 

Cinghiale,  talora  il  solo  capo,  coraggio  superante  le  più  ardue  imprese. 

Cervo,  contrassegno  d'antica  nobiltà  e  di  prudenza  militare  in  chi  lo  prese  per 
insegna,  ovvero  che  fosse  inclinato  alla  caccia. 

Cometa,  dinota  chiarezza  di  fama  e  di  gloria  derivante  da  illustre  virtù. 

Cicogna,  simboleggia  la  pietà  di  un  ottimo  cittadino  che  con  molto  zelo  governa 
la  cosa  pubblica,  ovvero  l'amore  verso  dei  parenti. 

Cigno,  dinota  il  1»uon  augurio. 

Colomba,  simbolo  dell'amor  casto  e  puro,  della  pace  conjugale  e  della  fecondità, 
d'animo  semplice  e  benigno,  e  di  gratitudine. 

Coniglio,  rappresenta  il  soldato  sollecito. 

Delfino,  il  più  noljile  dei  pesci  rappresenta  la  vittoria  nei  combattimenti  navali. 

Elefante,  dinota  fof^tezza,  coraggio,  grandezza  d'animo,  benignità,  prudenza  e  giu- 
stizia. 

Falcone,  dimostra  cavaliere  guerriero  e  d'animo  eroico. 

Fuoco,  simbolo  della  generosità,  dell'ordine  e  della  vivacità. 

Fiamma,  significa  amore,  lealtà  e  fede. 

Fiore,  simbolo  della  speranza. 

Giglio  0  fiordaliso,  rappresenta  la  speranza,  la  purità. 

Gatto,  simbolo  dell'indipendenza  e  della  libertà. 

Grue,  simbolo  della  vigilanza,  prudenza,  e  grande  esperimento  nella  milizia. 

Luna,  significa  benignità  e  buona  amicizia;  ed  è  simbolo  dell'impero  d'oriente. 
Molti  crociati  1'  anno  adottata  nelle  armi  per  ricordare  le  loro  imprese  contro  i 
turchi. 


10 

Leonardo,  simbolo  del  coraggio  e  del  valore. 

Leone,  occupa  il  primo  rango  fra  i  quadrupedi  ed  è  simbolo  della  forza,  del  co- 
raggio e  della  magnanimità. 

Leoncelli,  simbolizzano  la  volontà  che  anno  i  figli  di  seguire  le  orme  de'  loro  padri. 

Liocorno,  emblema  dell'innoccenza  e  della  castità. 

Lupo,  rappresenta  un  uomo  crudele  e  sanguinolente,  un  capitano  vigilante  ed  ;ir- 
dito  nel  cercare  l'inimico  e  superarlo. 

Merlo,  simbolo  dei  viaggi  di  Terra  Santa  e  di  oltremare. 

Montone,  simbolo  della  dolcezza  e  della  bontà;  indica  possessione  d'abbondanti  pa- 
storizie e  di  vasti  campi  coltivati. 

Orso,  figura  un  uomo  fiero  in  guerra  ed  iracondo. 

Pavone,  significa  amor  proprio,  stima  di  se,  splendide  ricchezze. 

Pellicano,  l'amore  d'un  padre  di  famiglia,  ed  un  ottimo  principe  caritatevole  verso 
i  suoi  sudditi. 

Pernice,  la  verità,  virtù  propria  d'un'anima  nobile. 

Porco,  uomo  voluttuoso,  talora  uomo  di  guerra. 

Serpente,  prudenza,  riflessione,  e  perspicacia. 

Stella,  rappresenta  il  buono  e  cattivo  augurio,  la  luce  e  la  guida  degli  uomini. 

Spiga,  il  l)uon  genio,  pieno  di  virtù  e  di  prudenza  con  celesti  ispirazioni. 

Vacca,  simbolo  del  beneficio  e  di  gratitudine. 

Testa  di  moro,  indizio  d'un'antica  nobiltà,  rimontandone  l'uso  alle  crociate;  esse 
rappresentano  gl'infedeli  fatti  prigionieri  e  resi  schiavi. 

III. 
DELLE  FIGURE  ARTIFICIALI 

Le  figure  artificiali,  prodotte  dalla  mano  degli  uomini,  non  sono  meno  numerose 
delle  figure  naturali;  e  fu  specialmente  dopo  l'invenzione  delle  armi  parlanti  ed  al- 
lusive, che  tutti  gli  oggetti,  che  servono  nella  vita  ordinaria,  àn  trovato  posto  nelle 
armi.  Presentiamo  le  principali. 

Ancora,  non  si  esprime  la  positura,  avrà  la  trave  e  forse  la  gomena  ed  esprime 
costanza  in  amore,  illastre  guerriero  marino,  celebre  navigatore.  Due  àncore  grande 
ammiraglio. 

Anello,  esprime  fede,  perseveranza  d'un  amore  perfetto;  se  d'oro  in  campo  nero, 
matrimonio  fedele. 

Anelletto,  più  anelli  possono  essere  infilzati  e  sono  contrassegno  di  nobiltà,  di 
giurisdizione;  un  solo  è  distintivo  del  quintogenito  d'una  famiglia. 


20 

Antenna,  grandezza  d'animo,  magnificenza. 

Arco,  può  essere  cordato,  teso  incoccato.  Figura  ozio  virtuoso.  Se  d'oro,  cordato 
d'argento  in  campo  rosso,  mostra  forza  d'autorità  ragionevole. 

Bastone,  esso  si  mette  in  banda  pei  cadetti  de'  principali  sovrani;  posto  in  sljarra 
sopra  altre  pezze  è  segnu  di  non  legittimità. 

Borsa  legata  d'oro  nello  scudo  di  rosso,  importa  prudente  parsimonia  sostenuta 
con  decoro. 

Castello,  composto  di  due  o  più  torri  fiancheggiate  d'antirnuri,  indica  signoria  di 
vassalli,  0  governo  di  tpuilche  piazza. 

Campana,  con  battaglio,  segno  di  vocazione  divina  e  fama  chiara. 

Colonna,  segno  di  costanza,  di  cuor  generoso. 

Dardo,  saetta,  freccia  ecc.  Se  uno  in  palo  e  due  in  croce,  indicano  celerità  nel 
deliberare,  volontà  pronta. 

Spada  appuntata,  alata,  intrecciata  ecc.  insegna  propria  del  cavaliere  o  di  no- 
biltà, mostra  origine  di  persone  militari,  anche  vendetta. 

Sperone  segno  di  emulazione  e  di  virtù;  se  dorato,  militare. 

Globo  terraqueo.  Presso  i  romani  fu  geroglifico  dell'  imperatore  (Augusto)  indi- 
cando essere  tutti  i  domini  della  terra  un  sol  principato.  Tutti  i  re  indi  portarono 
il  globo  in  cima  delle  loro  corone;  sormontato  da  croce  per  dinotare  che  con  essa 
essi  soggiogano  il  mondo. 

Lancia,  armata  ecc.  onore  cavtilleresco,  costanza,  grandezza  d'animo. 

Lira,  emulazione  virtuosa,  concordia  piacevole. 

Nave,  animo  forte  nei  grandi  pericoli. 

Le  Palle,  dimostrano  l'eternità  ed  il  moto  incostante  della  fortuna. 

Le  Ruote,  rappresentano  varietà  di  fortuna,  ed  animo  nobile  innalzato  a  grandi  cose. 

Scettro,  seguo  di  dominio  d'animo  giusto  e  grande. 

Toson  d'Oro,  ordine  istituito  da  Fihppo  III  il  1429.  È  una  pecorella  che  pende 
da  una  collana  dell'Ordine.  Rappresenta  il  vello  d'oro  di  Giasone.  Esprime  magna- 
nimità, giustizia. 

IV. 
DELLE  FIGURE  CHIMERICHE 

Le  figure  chimeriche  sono  fatture  bizzarre  della  fantasia,  che  rappresentano  ani- 
mali favolosi  e  fantastici.  Tali  sono  : 

Aquila  a  due  teste  o  bicipite,  simbolo  di  possanza.  Secondo  Cassaneo  fu  insegna 
di  Giuho  Cesare;  ma  non  trovasi  nelle  medaglie  dei  Consoli  e  degl'Imperatori,  tranne 


21 

nella  colomica  Trajana.  Significa  due  legioni  comandate  da  due  capi,  componenti  un 
esercito.  L'Imperatore  Sigismondo  fu  il  primo  che  impiegò  l'aquila  a  due  teste  nella 
sua  arme  nel  secolo  XV  per  simbolizzare  la  riunione  dell'  impero  d' Oriente  allo 
impero  d'Occidente. 

Drago  figura  dominio,  nobiltà  eroica,  fortezza,  coraggio,  magnanimità. 

Fenice  uccello  sul  rogo  acceso,  per  cui  immortale.  Simbolo  di  costanza,  di  cuor 
generoso. 

Grifo  metà  aquila,  metà  leone.  Simbolo  della  forza  unita  olla  vitalità. 

Idra  valore  clie  non  teme  le  perdite  e  le  ferite. 

Salamandra -ivdi.  le  fiamme -timore  dedito  alla  misericordia,  generosità,  giustizia, 
valore  guerriero  che  non  teme  il  fuoco. 

Sirena  mostro  favoloso,  metà  donna,  metà  terminato  in  coda  di  pesce.  Simbolo 
dell'ingannatrice  bellezza  e  della  pigrizia  di  donna  seducente. 

DELLE  REGOLE  PER  BLASONARE  LE  ARMI. 

La  prima  regola  del  blasone  si  è  di  esprimersi  in  termini  proprii  e  concisi,  onde 
evitare  le  ripetizioni.  I  Francesi  e  gì'  Inglesi  nel  blasonare  le  armi  cominciano  sempre 
dal  campo,  poi  specificano  le  figure,  le  pezze,  il  loro  sito,  il  loro  numero,  il  metallo, 
ovvero  il  colore.  Gl'Itahaui,  gli  Spagnuoli  e  qualche  volta  i  Tedeschi  cominciano 
dal  nominare  le  pezze  dello  scudo  e  terminano  col  campo  ;  così  dicono  un'  aquila 
nera  in  campo  d'oro,  un  leone  d'oro  in  campo  azzurro. 

Blasonando  le  figure  si  comincia  sempre  dalla  principale,  purch'ella  sia  broccante 
sopra  qualche  figura.  Tutte  le  figure  onorevoli  tengono  rango  di  principali,  fuori 
del  capo  e  della  bordura,  che  non  si  specificano  ordinariamente  se  non  dopo  le  altre 
pezze,  che  s'incontrano  nello  scudo. 

Quando  vi  è  una  figura,  la  sua  posizione  ferma  è  di  piazzarla  nel  centro  o  nel 
cuore  dello  scudo. 

Due  figure  si  mettono  l'una  sopra  l'altra,  e  si  dicono  in  palo. 

Tre  si  piazzano  2  e  1,  come  i  gigli  di  Francia,  o  allineate  in  capo,  in  palo,  in 
banda,  in  barra,  in  fascia,  ec. 

Quattro  si  piazzano  2  e  2  o  cantonate. 

Cinque,  2,  2  e  I,  o  in  croce  di  Sant'Andrea. 

Sei,  3,  2  e  1,  0  2,  2  e  2,  in  palo  o  in  orlo. 

Otto,  4  e  4,  in  palo  o  in  orlo. 

Nove,  3,  3  e  3,  0  3,  3,  2  e  1. 

Intanto  egh  è  espressamente  vietato  di  mettere  metallo  sopra  metallo,  e  colore 


22 
sopra  colore;  altrimenti  le  armi  sarebbero  false.  Le  eccezioni  sono  rarissime;  ed  i 
Francesi  dicono  à  enqiierre,  a  s'enqiiérir  le  armi  da  dimanda,  quali  sono  quelle  dei 
Re  di  Gerusalemme  che  portano  in  campo  d'argento  la  croce  potenziata  d'oro,  can- 
tonata da  quattro  crocette  pur  d'oro,  metallo  sopra  metallo.  Goffredo  di  Buglione 
volle  in  questo  modo  trasmettere  ai  posteri  nel  suo  scudo  la  memoria  della  con- 
quista che  fece  della  città  santa  di  Gerusalemme,  tolta  pel  valore  delle  crociate 
dalle  mani  degl'infedeli  nel  1099. 

Le  estremità  degli  animali,  come  unghie,  becchi,  lingue,  grifi,  artigli,  occhi,  corna, 
code,  corone  e  collari  possono  essere  di  metallo  sopra  metallo ,  e  di  colore  sopra 
colore;  egualmente  le  hrisure  dell'arme,  come  il  lambello,  il  bastone,  la  cotissa,  la 
bordura,  il  bastone  raccorciato  in  banda. 

In  fine  deggio  avvertire  che  le  armi  più  semplici  e  meno  caricate  stimansi  le 
più  antiche,  essendo  passato  in  proverbio  tra  gli  araldisti,  che  nelle  armi  chi 
ha  più  egli  ha  meno. 

DEI  CONTRASSEGNI  ESTERIORI  DELLE  ARMI. 

I  contrassegni,  che  si  mettono  attorno  delle  armi,  appartengono  all'esercizio  della 
spada,  all'ufiizio  della  toga  ed  al  servizio   della  Chiesa. 

II  primo  è  Velmo  sinonimo  di  casco,  si  mette  sopra  lo  scudo,  ed  è  il  contrassegno 
della  vera  cavalleria.  Viene  dalla  voce  tedesca  Helm,  e  casco  dal  latino  cassis.  Gli 
Spagnuoli  lo  chiamano  celada  da  celare. 

Esso  sì  distingue  per  la  materia,  la  forma  e  la  situazione,  Tav.  3. 
N.°  1.  (yV  imperatori  eà  i  re  lo  portano  tutto  d'oro  damascato,  aperto  e  posto  di 
fronte,  simbolo  d'un'ampia  potenza. 

2.  I  principi  ed  i  ducili  d'oro  damascato,  più  o  meno  aperto  e  posto  di  fronte. 

3.  I  marchesi  d'argento  damascato,  posto  di  fronte  con  undici  griglie  ed  i  bordi 
d'  oro. 

4.  I  conti  e  visconti  d'argento,  posto  in  terzo  con  nove  grighe  ed  i  bordi  d'oro. 

5.  I  baroni  d'argento,  posto  in  profilo  con  sette  grighe  ed  i  bordi  d'oro. 

6.  Il  gentiluomo  antico  cavaliere,  d'acciajo  pulito  e  lucido,  e  posto  in  profilo  con 
cinque  griglie  ed  i  bordi  d'argento. 

7.  e  8.  Il  gentiluomo  di  tre  razze  paterna  e  materna,  d'acciajo  pulito  e  lucido,  con 
tre  grighe  posto  in  profilo,  la  visiera  aperta,  il  nasale  rialzato  ed  il  ventagUo  ab- 
bassato. 

9.  Il  nuovo  nobile  di  ferro  o  acciajo  pulito,  posto  in  profilo,  col  nasale  ed  il  ven- 
taglio mezzo  aperti. 


23 

10.  I  bastardi  d'acciajo  pulito,  posto  in  profilo  e  voltato  a  sinistra,  come  segno 
di  bastardume,  e  la  visiera  intieramente  abbassata. 

Gli  altri  contrassegni,  onde  oggidì  si  adornano  gl'imperatori,  i  re,  i  principi  e 
le  altre  persone  di  distinzione  sono  le  corone,  Tav.  4. 

Anticamente  gì'  imperatori  romani  portavano  una  corona  d'alloro,  '  ma  dopo  Carlo 
Magno  gl'imperatori  a  sua  imitazione  anno  portato  una  corona  d'oro  arricchita  di 
gemme,  rialzata  da  4  fiorami.  Carlo  Vili  fu  il  primo  che  la  fece  chiudere,  a  causa 
d'aver  preso  il  titolo  d' imperatore  d' Oriente.  Qualche  medaglia  lo  rappresenta  a 
cavallo  con  la  corona  chiusa  sulla  testa  con  questa  legenda  Carolo  Imp.  Orientis  vi- 
ctori  semper  augusto. 

N.°  1.  La  corona  imperiale  è  formata  d'un  cerchio  d'oro  caricato  di  gemme  e  rialzato 
da  otto  fiorami  d'oro,  alternati  da  punte  sormontate  da  perle,  ed  arcato  da  tre 
semicircoli  d'oro  caricati  di  perle.  Questa  corona  formata  a  guisa  di  mitra  antica 
è  foderata  da  un  berretto  rosso,  e  sormontata  da  un  globo  con  croce. 

2.  I  re  la  portano  formata  d' un  cerchio  d'oro  con  otto  fiorami,  cinta  da  sei  dia- 
demi di  perle,  che  la  chiudono  in  cima,  e  sormontata  da  globo  con  una  croce. 

3.  1  principi  ed  i  ciuchi  cerchio  d'oro  rialzato  da  otto  fiorami,  ed  arricchito  di 
gemme  e  perle.  I  principi  l'usano  pure  chiusa  con  quattro  cerchi  e  sormontata  da 
globo  con  croce. 

4.  I  marchesi  cerchio  d' oro  con  otto  fiorami^  quattro  d' oro  e  gli  altri  quattro 
formati  ciascuno  di  tre  perle  disposte  in  forma  di  trifoglio. 

5.  I  conti  cerchio  d'oro  ornato  di  sedici  perle  poste  sopra  punte^  delle  quali  nove 
visibili. 

6.  I  visconti  una  corona  sormontata  da  quattro  grosse  perle  ed  altre  quattro 
piccole. 

7.  I  baroni  un  cerchio  d'oro  ornato  di  pietre,  circondato  da  un  doppio  braccia- 
letto di  piccole  peiie. 

1.  I  Romani  avevano  anticamente  otto  sorti  di  corone  per  ricompensarne  le  azioni  di  valore. 

I.  ÌS  Ovale  era  di  mirto,  pe'  Generali  quando  avevano  vinto  senza  spargimento  di  sangue. 

n.  La  Navale  ovvero  Rostrale  era  un  cercliio  d'oro,  ove  si  vedevano  intagliate  prore  e  poppe  di  navi,  per  un  capitano,  o 
soldato  che  primo  fosse  saltato  sul  vascello  nemico. 

III.  La  Vallare  era  un  cerchio  d'oro  rilevato  da  pali  per  un  soldato,  che  primo  avesse  forzata  la  palizzata  nemica. 

rV.  La  Murale  era  un  cerchio  d'oro  merlato  per  chi  avesse  primo  salita  la  muraglia  d'una  città  assediata,  e  vi  avesse  inal- 
berato lo  stendardo. 

V.  La  Civica  era  un  ramo  di  quercia  per  chi  avesse  salvata  la  vita  di  un  cittadino. 

VI.  La  Trionfale  era  fatta  di  rami  di  alloro  per  un  Generale  che  avesse  vinta  una  battaglia  e  conquistata  una  provincia. 

VII.  V  Ossidioiiale  ovvero  Ch-amignea,  poiché  era  fatta  dì  un'erba  detta  Gramigna,  che  si  raccoglieva  sul  luogo  medesimo; 
si  concedeva  a'  Generali  che  avessero  costretto  un  esercito  nemico  a  sloggiare. 

VIII.  La  Castrense  si  faceva  d'oro,  o  d'argento,  e  aveva  all'intorno  certe  punte  di  palizzata  a  foggia  di  raggi.  Si  dava  a  chi 
avesse  forzato  il  campo  nemico,  o  guadagnato  le  trincee  e  le  barricate  dove  il  nemico  si  fosse  fortificato.  Da  Vallemont. 


24 

8.  1  cavalieri  semplicemente  un  cerchio  d'oro. 

9.  Il  heì^retto  in  forma  di  morta] o,  che  usano  i  presidenti  è  ornamento  esteriore 
delle  dignità  civili  ed  è  contrassegno  della  giustizia  sovrana. 

'  I  contrassegni  esteriori  delle  dignità  della  Chiesa  sono  : 

10.  La  corona  del  Pa^m  che  si  denomina  tiara,  composta  di  tre  corone  attaccate 
ad  una  berretta  o  mitra  rotonda  ed  alta.  Questa  tiara  non  fu  che  il  pileo  o  ber- 
retto che  usavano  i  romani,  simbolo  della  libertà.  S.  Silvestro  fu  il  primo  ad  usarla  > 
forse  di  sua  volontà,  o  per  concessione  di  Costantino  Imperatore.  Alessandro  III 
detto  il  propugnatore  deUa  libertà  italiana  nel  XII  secolo  la  circondò  d'una  corona 
nella  parte  inferiore,  per  dinotare  il  real  sacerdozio  conferito  da  Cristo  al  principe 
dei  Sacerdoti.  Bonifazio  Vili  ne  aggiunse  una  seconda  per  significare  che  il  Papa 
contemporaneamente  possiede  il  potere  spirituale  ed  il  potere  temporale.  Benedetto  XII 
ne  aggiunse  una  terza  per  mostrare  il  potere  del  Papa  su  la  Chiesa  purgante  mi- 
litante e  trionfante.  Questa  mitra  o  berretta  à  due  pendenti  frangiati  nelle  due  estre- 
mità con  due  chiavi  poste  in  croce  di  S.  Andrea,  come  contrassegno  di  sua  giu- 
risdizione. 

1 1 .  Il  cappello  dei  Cardinali  è  rosso  con  cordoni  di  seta  attortigliati,  che  pendono 
in  cinque  ordini  di  fiocchi;  questo  fu  loro  dato  da  Papa  Innocenzo  IV. 

12.  Gli  Arcivescovi  ed  i  Patriarchi  l'usano  verde  con  quattro  ordini  di  fiocchi  e 
la  croce  con  due  traverse. 

13.  I  Vescovi  verde  con  tre  ordini  di  fiocchi  e  la  croce  semplice. 

14.  Gli  Abati  nero  con  due  ordini  di  fiocchi  ed  un  pastorale. 

15.  La  mitra  è  un'acconciatura  del  capo,  che  portano  nelle  cerimonie  di  Chiesa 
i  Cardinali,  gli  Arcivescovi,  i  Vescovi  e  gli  Abati. 

DEI  TENENTI,  SUPPORTI,  CIMIERI,  LAMBREQUINI,  DIVISE,  GRIDI  DI  GUERRA, 
BANDIERE,  PADIGLIONI,  ORDINI  CAVALLERESCHI. 

I  tenenti  sono  figure  di  angioli  o  d'uomini  che  si  mettono  a  fianco  dello  scudo. 

I  supporti  sono  figui-e  di  ammali,  che  sostengono  lo  scudo,  come  aquile,  leoni, 
leopardi,  cani,  ec.  ~.  La  scelta  dei  supporti  e  dei  tenenti  non  è  obbhgatoria  pei 
discendenti,  perchè  la  maggior  parte  è  stata  l'efietto  del  capriccio;  ma  se  provengono 
da  concessione  reale ,  allora  divengono  ereditari.  Alcuni  tenenti  e  supporti  fanno 
allusione  a'  nomi  che  li  portano,  come  i  Monaci  di  Monaco,  gli  Orsi  degli  Orsini. 


1.  Papebrocliio,  i  boUandisti. 

2.  Amedeo  VI  di  Savoja  detto  il  Conte  Verde  al  torneo  dato  in  Chambery  nel  13-lG  fece  guardare  il  silo  scudo  da  due  uomini 
vestitti  di  pelli  di  leoni,  che  poi  conservò  per  supporto  nelle  sue  armi,  e  trasmise  ai  suoi  discendenti. 


25 

Il  cimiero  è  l'ornamento  dell' elmo,  come  questo  lo  è  dello  scudo.  Esso  è  venuto 
dall'uso  antico  che  avevano  i  grandi  signori  e  generali  d'esercito  di  portare  sopra 
i  loro  elmi  varie  figure,  per  mettere  in  ordinanza  le  loro  truppe,  e  farsi  conoscere 
dalle  loro  genti.  Nel  medio  -  evo  era  il  più  gran  contrassegno  di  nobiltà  e  si  portava 
dopo  aver  preso  parte  nei  tornei.  I  duchi  di  Brettagna,  ed  altri  Principi  sovrani 
portavano  delle  corna  di  cervo  per  cimiero;  desse  sono  state  sempre  riguardate 
come  segno  di  dominio. 

I  lainbrequini  sono  pennacchi  attaccati  al  cimiero;  rappresentano  pezze  di  stofia 
0  di  velo  con  le  quali  anticamente  avvolgevasi  il  cimiero  per  preservare  i  cavaUeri 
dai  raggi  solari  ;  come  ai  nostri  tempi  praticasi  dalle  armate  in  està,  covrendo  i  loro 
berretti  con  pezze  di  tela  bianca.  Tali  pennacchi  debbono  essere  dello  stesso  smalto 

'del  campo,  e  l'orlo  dee  porsi  secondo  le  pezze  del  blasone.  Essi  avviluppano  le  armi; 
ma  se  queste  hanno  de'  supporti,  i  lambrequini  si  collocano  volanti  ai  lati  dell'elmo. 
Le  divise  sono  le  cifre,  i  caratteri,  e  le  brevi  sentenze  che  per  figura  o  per  al- 
lusione coi  nomi  delle  persone,  ne  fanno  conoscere  la  nobiltà,  i  partiti,  o  gì'  hnpieghi 
che  li  distinguono.  Un  autore  italiano  le  à  definite  il  linguaggio  degli  eroi,  o  ancor 
meglio  la  filosofia  del  cavaliere.  La  divisa  se  è  ereditaria,  si  mette  sempre  sotto 
lo  scudo. 

II  grido  di  guerra  è  un  detto,  o  una  massima  di  cui  i  capi  dei  soldati  avvale- 
vansi  per  animare  le  loro  truppe  al  combattimento,  ovvero  per  chiamarle  a  raccolta. 
Cos'i  l'antico  grido  dei  re  di  Francia  era  Montjoie  St- Denis,  quello  di  casa  Savoja, 
Savoja.  Il  grido  si  mette  sempre  sopra  lo  scudo. 

/  jìadiglioni  e  mantelli  sono  stoffe  di  velluto  o  di  drappo,  che  circondano  le  armi; 
essi  traggono  la  loro  origine  dai  tornei,  dove  i  cavaliei'i  esponevano  le  loro  armi 
sopra  tappeti  preziosi,  e  sotto  tende  o  padiglioni  che  i  capi  delle  squadriglie  vi  fa- 
cevano drizzare  per  stare  al  coperto,  fino  a  che  non  bisognava  entrare  in  lizza.  I 
padiglioni  ed  i  mantelli  erano  riservati  ai  più  grandi  signori,  e  specialmente  il  pa- 
diglione era  ricercato  dai  re,  e  dai  principi  del  sangue. 

Le  bandiere  erano  stendardi  sotto  i  quali  si  ordinavano  i  soldati,  o  i  sudditi  di 
un  signore.  Si  chiamavano  ^^wce  pennoni,  gtddmii  e  gonfaloni;  ma  quest'ultimo  si 
adatta  più  ad  una  bandiera  di  chiesa. 

Gli  ordini  cavallereschi  sono  iiistituzioni  di  noliiltà  per  la  difesa  della  fede  o  per 
ricompensare  il  merito  e  la  virtù.  I  cavalieri  possono  personalmente  contornare  le 
loro  armi  coi  collari  di  questi  ordini.  Quello  che  è  di  più  antica  instituzione  deve 
contornare  più  da  vicino  ed  immediatamente  lo  scudo. 

Noi  qui  portar  dovremmo  sotto  l'occhio  dei  nostri  lettori  una  completa  dimo- 
strazione delle  insegne  di  tutti  gh  Ordini  cavallereschi  esistenti  sulla  terra,  locchè 


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ci  condurrebbe  ad  opera  troppo  lunga,  d'altronde  incompatibile  colla  specialità  del 
lavoro  da  noi  intrapreso.  Quindi  ci  limitiamo  alle  sole  insegne  degli  ordini  usate  in 
questo  secolo  in  Italia,  accennandole  per  data  d' instituzione. 

ORDINI  CAVALLERESCHI  IN  ITALIA. 

Ordine  sovrano  gerosolimitano  detto  di  malta.  —  Questo  antichissimo  e  nobilissi- 
mo ordine  sembra  rimontare  al  1048.  Ottenute  da  Goifredo  di  Buglione  ed  altri  prin- 
cipi cristiani  delle  donazioni,  in  seguito  i  suoi  statuti  furono  stabiliti  da  Raimondo 
du  Puy  nel  1121,  successore  di  Gerardo  Tunc  che  prese  il  titolo  di  Gran  Maestro. 
Fu  un  ordine  importantissimo  per  essere  stato  il  terrore  dei  pirati  musulmani,  per 
aver  contribuito  col  suo  valore  alla  difesa  della  religione  cattolica,  perseguitata  dagli 
infedeh,  per  la  filantropica  cura  degl'  infermi  e  di  alloggiare  i  pellegrini  nei  suoi  ospe- 
dali; dal  che  i  cavalieri  presero  altresì  il  nome  di  Ospitalieri  di  San  Giovanni  di 
Gerusalemme.  Indi  si  nominarono  cavalieri  di  Rodi  per  il  possesso  di  quest'isola 
che  tennero  dal  1309  al  152,2,  in  cui  ne  furono  cacciati  da  Solimano  imperatore 
dei  Turchi. 

Nel  1530  ebbero  concessa  dall'imperatore  Carlo  V  e  re  di  Sicilia  l'isola  di  Malta, 
della  quale  ne  vennero  ingiustamente  spoghati  nel  1798.  Ripararono  nel  1802  in 
Catania,  e  nel  1827  trasferironsi  in  Ferrara.  Finahiiente  per  la  munificenza  dei  Papi 
l'ordine  è  stato  asilato  in  Roma,  ove  attualmente  risiede  il  gran  magistero,  ado- 
perandosi qual  pria  nelle  cure  degl'  infermi.  Si  compone  di  cavaheri  di  Giustizia,  pei 
quali  occorre  prova  limpida  ed  induljitata  di  una  compita  nobiltà  generosa,  che  in 
Italia  vuol  esser  provata  per  quattro  lati,  addimandati  quarti;  e  cavalieri  di  de- 
vozione con  le  prove  dei  due  soli  quarti  paterno  e  materno.  La  decorazione  con- 
siste in  ima  croce  biforcata  e  smaltata  di  bianco,  cantonata  da  quattro  gigli  d'oro, 
sormontata  da  una  corona  chiusa  sostenuta  da  trofeo  militare  :  nastro  nero  on- 
deggiato. 

Costantiniano  DI  NAPOLI.  —  Instituito  l'anno  1190  dall'Imperatore  Isacco  -  Angelo 
Comneno.  Si  compone  di  cavalieri  di  giustizia,  che  devono  far  le  prove  di  quattro 
quarti  di  nobiltà;  e  di  cavalieri  di  grazia.  Forma  tre  classi  :  Inquisitori  Gran  Croci, 
con  ciarpa  e  placca,  Coimnendatori  con  croce  al  collo  che  sostiene  un  San  Giorgio 
a  cavallo  che  uccide  il  dragone,  e  placca,  Cavalieri  con  placca  e  piccola  croce  con 
San  Giorgio  a  cavallo  al  collo  :  la  decorazione  è  una  croce  d' oro  smaltata  di 
color  porporino  in  mezzo  alla  quale  il  monogramma  ^^  posto  fra  le  due  lettere 
greche  A  i2  e  nei  quattro  angoli  gigliati  le  lettere  I.  H.  S.  V.  iniziali  delle  parole 
In  hoc  signo  vinces.  Nastro  celeste. 


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Costantiniano  di  parma.  —  L'istesso  che  quello  di  Napoli  avendo  entrambi  il 
diritto  di  conferirlo. 

Cristo.  —  Ordine  Pontifìcio  ;  lo  stesso  che  quello  di  Portogallo  instituito  da 
Dionigi  I  re  di  Portogallo.  Papa  Giovaimi  XXII  autorizzandone  la  creazione  si 
riservò  per  se  e  suoi  il  diritto  di  conferii'lo.  Si  compone  di  una  sola  classe,  e  la 
decorazione  si  porta  al  collo  appesa  ad  un  nastro  rosso,  e  la  placca  al  petto. 

La  decorazione  è  una  croce  patente  rossa  caricata  d'una  crocetta  bianca  e  celeste 
sormontata  da  una  corona  chiusa. 

San  Maurizio,  — Instituito  nel  1434  da  Amedeo  VI  primo  duca  di  Savoja,  e  riunito 
a  quello  di  S.  Lazzaro  nel  *1572  da  Emmanuel  Filiberto.  Si  compone  di  cin- 
que classi:  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca.  Grandi  Uffiziali  con  placca,  Com- 
mendatori con  croce  sostenuta  da  corona  reale  al  collo,  UiRziali  con  croce  soste- 
nuta da  corona  reale  d'oro  all'occlùello,  Cavalieri  con  croce  sempUce  all'occhiello» 
La  decorazione  rappresenta  una  croce  bianca  a  trifoglio  con  quattro  angoH  bifor- 
cati e  pomati  di  verde.  Nastro  verde  ondeggiato. 

Ordine  supremo  dell'Annunziata.  —  Instituito  nel  1518  da  Carlo  III  duca  di  Sa- 
voja per  rimpiazzare  quello  del  collare  e  lo  pose  sotto  la  protezione  della  Ver- 
gine. Si  compone  di  una  sola  classe,  ed  i  membri  portano  la  decorazione  al  collo 
con  una  catenella  d'oro,  ed  al  petto  sinistro  una  placca  d'oro  con  la  rappresen- 
tazione della  Annunziata,  ed  il  motto  Feri.  È  uno  dei  primi  ordini  del  mondo. 

Santo  Stefano.  —  Ordine  di  Toscana,  creato  nel  1562  da  Cosimo  I  dei  Medici  duca 
di  Toscana  in  memoria  d'una  vittoria  ch'egli  riportò  su  i  Francesi  il  2  agosto  1554 
giorno  di  festa  di  Santo  Stefano.  L'ordine  conta  quattro  classi  :  Priori  Gran  Croci 
con  placca  e  ciarpa.  Bali  Commendatori  con  croce  al  collo  e  placca  al  petto  sini- 
stro, cavalieri  di  giustizia,  e  cavalieri  di  grazia  con  la  sola  placca.  Le  ammissioni 
dei  cavalieri  di  giustizia  si  fanno  con  le  prove  di  otto  quarti  di  nobiltà,  e  con  giu- 
stificare una  rendita  determuiata;  è  accesso  agli  stranieri  purché  siano  cattolici.  La 
decorazione  è  una  croce  biforcata  smaltata  di  rosso ,  cantonata  da  quattro  gigli 
d'oro  :  nastro  rosso. 

San  Gennaro.  —  Ordme  di  Napoli,  fondato  il  6  luglio  1738  da  Carlo  III  Borbone 
in  memoria  del  suo  matrmionio  con  la  principessa  Amalia  di  Sassonia.  Questo  grande 
ordine  forma  una  sola  classe  di  cavalieri  di  giustizia,  che  devono  far  le  prove  di 
quattro  quarti  di  nobiltà,  e  che  portano  la  ciarpa  rossa  ondeggiata  e  la  placca  al 
petto  sinistro  con  una  croce  biforcata  e  pomata  d'  oro  cantonata  da  quattro  gigli 
pur  d' oro,  caricata  d' uno  scudo  con  l' immagine  di  San  Gennaro  in  abito  ponti- 
ficale, e  col  motto  In  sanguine  fcedus. 

San  Ferdinando  DEL  MERITO.  —  Ordine  di  Napoli,  creato  il  1°  aprile  1800  dal  re 


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Ferdinando  IV ,  e  posto  sotto  la  protezione  del  santo  cui  portava  il  nome.  È  un 
ordine  militare  e  si  compone  di  tre  classi:  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca,  Com- 
mendatori con  croce  al  collo,  Cavalieri  all'occhiello;  inoltre  decorati  con  medaglia 
d'oro ,  e  medaglia  di  argento.  La  decorazione  è  una  stella  formata  d' uno  scudetto 
d'oro  coir  imagine  di  San  Ferdinando,  orlata  di  smalto  azzurro  colle  parole  Fidei  et 
Merito,  con  sei  raggi  d'oro  alternati  da  altrettanti  gigli  di  argento,  e  cimata  da  una 
corona  reale  :  nastro  blìi  orlato  di  rosso  cupo. 

San  Giuseppe. — Ordine  di  Toscana;  creato  il  9  marzo  1807  da  Ferdinando  gran  duca 
di  "Wurtzbourg,  e  introdotto  in  Toscana  da  questo  principe  il  19  marzo  1817,  quando 
egli  acquistò  la  sovranità  di  questo  paese.  Si  compone  di  tre  classi:  Gran  Croci 
con  ciarpa  e  placca,  Commendatori  con  croce  al  collo,  e  Cavalieri  con  croce  con 
la  corona  all'occhiello;  per  le  prime  due  classi  si  richiede  un'alta  nobiltà;  il  plebeo 
che  per  eccezione  ottiene  quest'onore  acquista  la  nobiltà  ereditaria.  Il  titolo  di  ca- 
valiere conferisce  la  nobiltà  personale.  La  decorazione  è  una  stella  a  sei  raggi  bi- 
forcati, pomati  d'oro,  smaltati  di  bianco?  cantonati  da  piccoli  raggi  rossi;  essa  è 
caricata  da  uno  scudetto  ovale  con  l' imagine  di  S.  Giuseppe,  e  in  giro  la  leggenda: 
Uhiqice  similis:  nastro  rosso  con  ima  lista  bianca  ai  due  lati. 

San  Giorgio  della  riunione.  —  Ordine  di  Napoli,  instituito  il  1°  gennaro  I8I9  dal 
re  Ferdinando  IV  per  ricompensare  i  servigi  militari;  e  chiamato  cosi  in  memoria 
della  riunione  dei  due  regni  in  un  solo  stato.  Si  compone  di  quattro  classi:  Gran 
Croci  con  ciarpa  e  placca.  Commendatori  con  croce  al  collo,  Cavaheri  di  dritto,  e 
Cavalieri  di  grazia  con  croce  all'occhiello;  inoltre  decorati  della  medaglia  d'oro,  e 
d'argento.  La  decorazione  è  smaltata  di  color  rubino,  nel  cui  scudo  appare  l'effigie 
di  San  Giorgio  a  cavallo  in  atto  di  ferire  il  dragone;  circondata  da  un  cerchio  az- 
zurro e  da  una  ghirlanda  d'alloro;  da  una  parte  si  legge  il  motto  In  Hoc  Signo 
Vinces  e  nell'altra  Virtuti:  nastro  celeste  orlato  d'arancio. 

Francesco  I.  —  Ordine  di  Napoli,  instituito  il  28  settembre  1829  dal  re  Francesco  I 
che  gli  diede  il  suo  nome  e  per  ricompensare  i  servigi  resi  nelle  scienze ,  lettere, 
arti ,  ed  amministrazioni  civili.  Si  compone  di  cinque  classi  :  Gran  jCroci  con 
ciarpa  e  placca,  Commendatori  con  croce  al  collo  e  placca,  Conunendatori  con  la 
croce  al  collo,  cavalieri  di  prima  e  seconda  classe  la  croce  all'occhiello;  inoltre  de- 
corati della  medaglia  d'oro  e  d'argento.  L'ordine  consiste  in  una  croce  biforcata 
smaltata  di  bianco ,  coronata ,  accantonata  da  quattro  gigU  d' oro ,  caricata  d'  uno 
scudo  colle  cifre  F.  I.  Franciscus  Primics  circondato  da  una  fascia  azzurra  colla 
leggenda:  De  Rege  Ottime  Merito.  Nel  rovescio  lo  scudo  contiene  entro  ad  una 
corona  d'alloro  la  leggenda  Franciscus  Primus  instituit  MDCCCXXIX  :  nastro  rosso 
orlato  di  blu. 


29 

San  Gregorio  Magno. —  Ordine  Pontificio;  instituito  il  1°  settembre  1831  dal 
Papa  Gregorio  XVI  riserbato  in  principio  per  quelli  che  si  segnalavano  mercè  il  loro 
zelo  in  difesa  della  Chiesa,  indi  per  ricompensare  il  merito.  Si  compone  di  tre  classi: 
Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca,  Commendatori  con  croce  al  collo,  Cavaheri  croce 
all'occhiello.  La  decorazione  è  una  croce  biforcata,  smaltata  di  rosso,  pomata  e  pro- 
filata d'oro,  caricata  nel  mezzo  d'uno  scudo  che  presenta  l'immagine  di  San  Gre- 
gorio di  cui  porta  il  nome,  e  la  leggenda  attorno  Sanctus  Gregorius  Magniis:  na- 
stro rosso  orlato  d'arancio. 

Ordine  militare  di  Savoja. — Instituito  il  29  ottobre  1831  dal  re  Carlo  Alberto 
per  ricompensare  gli  ufRziali  e  soldati  che  si  distinguono  in  guerra.  Si  compone  di 
cinque  classi  :  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca.  Grandi  Utfiziali  con  placca.  Commen- 
datori la  croce  sostenuta  da  una  corona  reale  al  collo,  UfRziali  la  croce  con  corona 
d'oro  all'occhiello.  Cavalieri  la  semplice  croce  all'occhiello;  inoltre  decorati  medaglia 
d'oro  e  d'argento.  La  decorazione  è  una  croce  bianca  attorniata  da  una  ghirlanda 
d'oro  con  le  cifre  V.  E.  e  la  divisa  Al  merito  ed  al  valore:  nastro  blu. 

Ordine  civile  di  Savoja. — Instituito  il  29  ottobre  I83I  dal  re  Carlo  Alberto  per 
ricompensare  il  merito  ed  il  valore  nella  carriera  civile.  Forma  una  sola  classe.  La 
decorazione  è  una  croce  d'oro  piena  smaltata  d'azzurro  caricata  da  uno  scudetto 
rotondo  con  la  cifra  del  fondatore  da  un  lato  e  le  parole  Al  Merito  Civile  :  nastro 
bianco  con  lista  blti  nel  mezzo. 

San  Giorgio  del  Merito. —  Ordine  di  Toscana;  instituito  il  1.°  giugno  1833  da 
Carlo  Luigi  Borbone  duca  di  Lucca,  hi  ricompensa  de'  servizj  e  dell'attaccamento 
alla  sua  persona  dagli  ufìiziali  e  soldati  della  sua  truppa.  Quest'ordine  fu  riimito 
alla  Toscana  dopo  l'annessione  di  Lucca  il  1847.  Si  compone  di  ufììziah  di  prima 
classe  con  croce  d'oro  smaltata,  ufìiziali  di  seconda  classe  con  croce  d'argento  smaltata, 
e  cavalieri  di  terza  classe  con  croce  d'argento.  La  decorazione  consiste  in  una  croce 
patente  smaltata  di  bianco  caricata  d'uno  scudetto  nel  quale  si  vede  l' mimagine  di 
S.  Giorgio  e  coli' iscrizione^?  Merito  Militare:  nastro  rosso  con  una  hsta  bianca 
nel  mezzo. 

San  Luigi. —  Ordine  di  Parma;  instituito  il  22  dicembre  1836  sotto  il  nome  di 
ordine  di  San  Luigi  per  il  merito  civile  da  Carlo  Luigi  di  Borbone  duca  di  Lucca 
che  gli  diede  il  nome  di  Luigi  IX  re  di  Francia.  Riunito  agh  ordini  del  ducato  di 
Parma  Carlo  III  gli  diede  nuovi  statuti  nel  1849  e  lo  fé  divenire  civile  e  militare. 
Si  compone  di  quattro  classi  :  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca,  Commendatori  con 
croce  al  collo,  Cavalieri  di  prima  e  seconda  classe  croce  all'occhiello,  inoltre  deco- 
rati della  medaglia  d'argento;  le  prime  due  classi  conferiscono  la  nobiltà  ereditaria, 
le  due  seguenti  la  personale.  La  decorazione  è  una  croce  d'oro  smaltata  di  bianco 

4 


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colle  aste  sormontate  da  grandi  gigli,  le  cui  foglie  si  uniscono  a  guisa  di  raggi  al 
centro  dell'angolo  della  croce,  nel  cuore  vi  è  uno  scudetto  triangolare  colle  armi  dei 
Borboni  di  Lucca  dall'una  parte,  e  l'immagine  di  S.  Ludovico  dall'altra:  nastro  blu 
con  due  strisce  gialle  ai  bordi. 

San  Silvestro. —  Ordine  Pontificio;  instituito  nel  1841  da  Papa  Gregorio  XVI 
in  rimpiazzo  dell'ordine  dello  Speron  d'oro.  E  accessibile  a  tutti  i  meriti.  Si  com- 
pone di  due  classi  :  Commendatori  con  croce  al  collo,  e  Cavalieri  croce  all'occhiello. 
La  decorazione  è  angolata  di  quattro  raggi  e  caricata  nel  centro  d'uno  scudetto  colla 
immagine  di  S.  Silvestro  e  la  leggenda  Gregorms  renstituit:  nastro  rosso  vergato 
di  due  liste  nere. 

Piano.— Ordine  Pontificio;  creato  il  17  giugno  1847  dal  presente  Papa  Pio  IX 
per  ricompensare  eminenti  servizi  prestati  alla  Chiesa.  Si  compone  di  due  classi  : 
la  prima  conferisce  la  nobiltà  ereditai'ia,  la  seconda  la  nobiltà  personale.  La  deco- 
razione è  una  stella  d'oro  smaltata  d'azzurro  di  otto  raggi  caricata  d'uno  scudetto 
bianco  in  cui  si  legge  in  lettere  d'oro  Pius  IX  circondato  da  un  orlo  d'  oro  con 
l'epigrafe  Virtuti  et  merito  e  nel  rovescio  mdcccxlvii  :  si  porta  alla  parte  sinistra 
del  petto  :  ciarpa  blti  con  due  liste  di  rosso. 

Merito  militare. —  Ordine  di  Toscana,  creato  il  19  novembre  1853  dal  gran  duca 
Leopoldo  per  compensare  militari  servizj.  Si  compone  di  tre  classi:  la  prima  porta 
la  decorazione  al  collo  e  conferisce  la  nobiltà  ereditaria,  la  seconda  e  terza  classe 
all'occhiello  :  nastro  rosso  listato  di  nero. 

Ordine  di  San  Carlo. — Instituito  il  15  marzo  1858  da  Carlo  III  attuale  principe 
sovrano  di  Monaco  che  lo  intitolò  dal  santo  di  cui  porta  il  nome,  per  ricompensare  il 
merito  e  riconoscere  i  servizj  resi  allo  stato  ed  alla  persona  del  principe.  Si  compone 
di  cinque  classi  :  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca,  che  consiste  in  una  stella  biforcata 
d' argento  a  punti  di  diamanti,  portando  nel  centro  la  decorazione  dell'  ordine  e  la 
leggenda  Princeps  et  Patria;  Grandi  UfBziali  con  placca.  Commendatori  croce  al 
collo,  Uffiziali  croce  all'occhiello  sospesa  da  nastro  con  rosetta.  Cavalieri  piccola 
croce  all'occhiello.  La  decorazione  dell'ordine  è  una  croce  biforcata  di  smalto  bianco 
orlato  di  rosso  con  punte  d'oro,  nel  cui  cuore  da  un  lato  vi  è  la  leggenda  Beo 
Juvante,  e  nell'altro  sopra  smalto  rosso  un  doppio  C  con  la  corona  del  principe  e 
la  leggenda  Princeps  et  Patria.  La  croce  è  circondata  da  ghirlanda  di  smalto  verde  : 
nastro  listato  rosso  e  bianco. 

Ordine  DI  San  Marino. — Instituito  nel  1860,  dal  Generale  Consiglio  principe  so- 
vrano della  Repubblica  di  San  Marmo  pe  r  ricompensare  tutti  quelli  che  concorrono 
al  bene  ed  alla  gloria  di  questa  repubblica,  uno  dei  piti  antichi  stati  di  Europa,  do- 
vendo alla  sua  picciolezza  la  propria  conservazione.  L'ordine  si  compone  di  cinque 


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classi  :  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca,  Grandi  Uffiziali  con  placca,  Uffiziali  supe- 
riori la  croce  al  collo,  Uffiziali  croce  con  corona  chiusa  all'occhiello,  Cavalieri  la 
croce  semplice  all'occhiello.  La  decorazione  è  d'oro  smaltata  in  bianco^  pomata  d'oro 
nel  centro  dell'estremità  hirostrali  delle  aste,  accantonata  da  quattro  torri  d'oro  con 
l'effigie  di  San  Marino  Protettore  sul  cerchio ,  con  lo  stemma  sammai'inese  dal- 
l'altro, e  il  motto  Merito  Cicile  e  Militare  nel  cerchio;  cimata  da  una  corona  chiusa 
d'oro:  nastro  listato  bianco  e  hlìi. 

Ordine  DELLA  Corona  I)' Italia — Instituito  il  20  febl)raro  1868  dal  re  Vittorio 
Emmanuele  II  per  ricompensare  coloro  che  contribuirono  alla  formazione  dell'  Unità 
Italiana.  Si  compone  di  cinque  classi  :  Gran  Croci  con  ciarpa  e  placca.  Grandi  Uf- 
fiziali con  placca.  Commendatori  con  croce  al  collo,  Uffiziali  croce  con  rosetta  sul 
nastro  all'occhiello,  Cavalieri  la  semplice  croce  all'occhiello.  La  decorazione  è  una 
croce  patente  d'oro,  ritondata  smaltata  di  bianco,  accantonata  da  quattro  nodi  di 
amore,  caricata  nel  centro  di  due  scudetti  d'oro  :  l'imo  smaltato  d'azzurro  con  la  co- 
rona ferrea  in  oro,  l'altro  con  l'aquila  nera  spiegata  avente  nel  cuore  la  croce  di 
Savoja  in  ismalto:  nastro  rosso  con  striscia  bianca  nel  mezzo. 


Osservazione. 

Per  semplice  notizia  storica  relativa  all'  antica  nobiltà  di  Sicilia  ricordiamo  es- 
sere stati  in  quest'Isola  due  ordini  nobihssimi,  tuttoché  oggi  estinti. 

1.  Ordine  del  Cingolo  militare,  i  —  Fu  fondato  nell'XI  secolo  dal  Gran  Conte 
Ruggiero  per   fare  onore  a  molti  distinti  personaggi  militari  che  militi  appellavansi. 

Ruggiero  II  reso  nel  16°  anno  atto  alla  guerra  qual  capo  dell'ordine,  dice  Inveges, 
prese  le  armi  ed  il  cingolo  di  cavahere;  talché  accordavasi  a'  primarii  baroni  e  nobili 
del  regno.  Ricevevasi  con  gran  pompa  per  mani  del  re  con  queste  parole  :  «  nostro 
Signore  Iddio  e  ynesser  S.  Giorgio  facciavi  huoìi  cavaliere.  »  Le  insegne  secondo  il 
Villabianca  erano  una  collana  d'oro,  un  cingolo  con  una  spada  d'argento,  ed  ima 
manta  nobile  di  drappo  di  Cendado.  Sotto  Ludovico  II  venne  detto  Cavaliere  aurato. 

2.  Ordine  della  Stella. — Instituito  il  1595  in  Messina,  mentre  governava  da 


1.  Il  Principe  di  Torremiizza  D.  ViiiCPnzo  Castelli  nel  suo  libro  intitolato  /  Fasti  di  Sicilia  ci  presenta  un  notando  delle 
famiglie  Siciliane  che  han  fruito  dell'ordine  del  cingolo  militare,  grande  distinzione  che  si  accordava  ai  primi  nobili  feudatarii 
del  regno.  Essi  sono:  Alliata,  Amico,  Abate,  Abbatelli,  Antiochia,  Burgio,  Brauciforti,  Chiaramente,  Celeste,  Colonna  Romano, 
Carbone,  Calvello,  Diana,  Emmanuele,  Filangeri,  Formica,  Graffeo,  Guascone,  La  Grua,  Lanza,  Montaperto,  Mastro  Atonie,  Milo, 
Maletta,  Paterno,  Perdio,  Spadafora,  Sclafani,  Speciale,  Trigona,  Tagliavia.  Alle  quali  aggiungiamo  le  famiglie  Grimaldi  e  Pa- 
lizzolo  a  noi  note  per  docimienti  che  citeremo  negli  articoli  che  li  riguardano  nel  dizionario  storico  delle  famiglie. 


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Straticù  questa  città  Vincenzo  di  Bologna,  in  occasione  di  respingere  le  continue 
invasioni  delle  orde  moresclie.  Fu  posto  sotto  la  protezione  de'  tre  Re  Magi  a'  quali 
era  comparsa  la  stella.  Si  componeva  di  cento  cavalieri,  che  dovevano  far  la  prova 
di  200  anni  di  nobiltà  per  quattro  quarti.  Essi  esercitavansi  alle  armi,  addestravano 
cavalli,  e  davan  feste  con  tornei.  Il  loro  capo  chiamavasi  Principe,  vestivano  man- 
tello e  cappuccio  bianco,  e  portavano  una  croce  come  quella  di  Malta  con  mia  stella 
smaltata  nel  centro.  Filippo  II  di  Spagna  lo  confirmò.  Fu  finalmente  abolito  nel  1687 
dal  viceré  Francesco  di  Bonavides  conte  di  Santo  Stefano  in  pena  de'  torbidi  su- 
scitati nella  città  di  Messina. 


mi  Mum\  li  SICILIA 


.  Le  città  tutte  gemevano  sotto  il  grave  dominio  saraceno  quando  due  invitti  fra- 
telli Ruggiero  e  Roberto  ultimi  figli  di  Tancredi  Conte  di  Altavilla  Signore  normanno, 
dopo  aver  portate  le  armi  in  Italia  e  fattevi  delle  conquiste  nel  1066  vennero  in 
Sicilia;  ed  a  capo  di  anni  30  se  ne  resero  assolutamente  padroni. 

Epperò  Roberto  nel  1090  in  età  di  anni  62  in  un  combattimento  perde  la  vita; 
e  Ruggiero  detto  il  bosso  per  avere  alte  le  spalle ,  insieme  alla  monarchia  faceva 
sorgere  il  feudalismo  e  immobilizzava  la  proprietà;  rendendola  demaniale  per  la  co- 
rona, aristocratica  pe'  commilitoni,  ecclesiastica  per  la  chiesa,  e  allodiale  pe'  liberi 
cittadini.  Eresse  delle  suntuose  chiese,  e  nel  suo  lustro  ristabilì  la  religione  di  Cri- 
sto. Stanco  finalmente  del  continuo  accorrere  ora  in  Puolia  ed  ora  in  Calabria  in 
difesa  de'  nipoti;  garentito  da  Papa  Urbano  II,  che  nel  1099  insignivalo  del  singolare 
privilegio  della  monarchia  e  quindi  dell'  apostolica  legazia  per  se  e  suoi,  dopo  aver 
preso  tre  mogli,  e  regnato  10  anni  fini  di  vivere  in  Mileto  di  Calabria  all'  età  di 
anni  settanta  succedendogli 

Simone  suo  figliuolo  sotto  la  tutela  di  Adelaide  di  Monferrato  la  gran  contessa 
sua  madre.  Mori  in  Palermo  il  1105,  in  età  di  13  anni.  Gli  successe 

Ruggiero  II  di  lui  fratello  che  dotato  era  di  acuto  ingegno  e  di  gran  valore.  Sde- 
gnando il  titolo  di  gran  conte  assunse  quello  di  re  di  Sicilia,  e  fu  coronato  nel  Duomo  ^ 
di  Palermo  il  15  maggio  1229.  Egli  institui  la  Magna  Curia  e  die  al  regno  forma 
di  governo  feudale,  incoraggiò  l'agricoltura  e  l'industria,  ed  introdusse  in  Sicilia  il 
Celso,  il  baco  da  seta  e  la  canna  zuccherina.  Prese  cinque  mogli  e  caro  ai  buoni 
nel  18  aprile  del  1154  in  età  di  anni  59  se  ne  volò  al  Signore.  Giace  sepolto  in 
un  tumolo  di  porfido  nel  detto  duomo  —  Dopo  im  lungo  e  glorioso  regno  di  ben  24 
anni  per  cui  la  Sicilia  salì  al  colmo  di  sua  grandezza,  lasciando  la  corona  al  di  lui 
figlio 


.  1.  Fondato   dall'inglese  Gualterip  Qffamill  arcivescovo  nel  1185,  e  ristorato  o  guasto    dall'architetto  Ferdinando  Fuga  negli 
ultimi  anni  del  secolo  scorso. 


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Guglielmo  1  detto  il  malo  natogli  dalla  terza  moglie  Elvira  figlia  di  Alfonso  VI 
re  di  Castiglia,  quanto  elevato  d'ingegno  e  in  armi  valoroso,  altrettanto  sitibondo 
d'oro  pigro  e  crudele:  contro  il  Papa  in  principio  rivoltosi  menò  vita  licenziosa. 

Ravvedutosi  poscia  della  cieca  deferenza  per  un  suo  ministro  certo  Majone  uomo 
iniquo,  nel  1166  cessò  di  vivere  in  età  di  anni  46,  e  dopo  averne  regnato  12. 
Le  sue  ceneri  si  conservano  nel  duomo  di  Monreale  in  un  tumolo  di  porfido.  Gli 
successe 

Guglielmo  II  natogli  dalla  moglie  Margherita  figlia  di  Garsia  re  di  Navarra.  Questo 
principe  fu  d'  animo  buono  benefico  a  ninno  inviso,  di  costumi  dolcissimo  e  pio; 
talché  si  acquistò  il  soprannome  di  Guglielmo  il  Buono.  Con  idee  larghe  e  liberali 
riformò  l'amministrazione,  ed  elevò  la  potenza  militare  di  Sicilia  sino  a  portare  le 
vittoriose  sue  armi  in  Oriente.  Fu  egli  il  fondatore  del  Duomo  di  Monreale  eretto 
il  1174  in  onor  della  madre  di  Dio  su  gli  avanzi  di  un  antico  tempio  bizantino  ' 
uno  de'  più  belli  monumenti  delle  arti  del  medio-evo.  Non  avuta  prole  da  Giovanna 
sua  moglie  figlia  del  re  d'Inghilterra  volle  che  sua  sorella 

Coslanza  moglie  di  Enrico  VI  imperatore  di  Germania  gli  ereditasse;  il  che  non 
piacque  ai  baroni,  i  quah  alla  morte  di  Guglielmo  avvenuta  nel  1189  in  età  di  anni  36 
e  dopo  23  di  regno  convocato  il  parlamento  a  suo  successore  elessero 

Tancredi  conte  di  Lecce  figlio  di  Ruggiero,  Duca  di  Puglia  e  nipote  a  Ruggiero  II. 
Morì  in  Palermo  il  1194  in  età  di  64  anni  e  dopo  4  di  regno,  succendendogii  non 
sansa  disturbi  suo  figlio 

Guglielmo  III  sotto  tutela  della  regina  Sibilla  sua  madre:  ma  per  breve  tempo, 
poiché  dal  detto  Enrico  VI  di  casa  Sveva  marito  di  Costanza  ne  venne  cacciato; 
e  quindi  il  povero  Guglielmo  fini  sua  vita  il  1197  nelle  prigioni  di  Germania.  Questa 
casa  ebbe  tre  conti  e  cinque  re,  e  regnò  94  anni.  Il  suo  blasone  presenta  un  campo 
azzurro  con  una  banda  di  due  tiri  a  scacchi  d'argento  e  di  rosso;  Corona  reale:  vedi 
Tav.  V.  L 

CASA  SVEVA. 

A  dir  vero  non  si  può  senza  raccapriccio  leggere  la  storia  del  reame  di  questa 
malaugurata  famiglia  per  le  tante  inaudite  scene  di  sangue  e  di  vendetta. 

Enrico  \I  avaro,  perfido,  e  crudele  cominciò  a  regnare  sin  dal  1195,  ma  per 
breve  tempo,  imperocché  in  uggia  ai  Papi  co'  quali  fu  in  continua  guerra,  abborrito 
da'  Siciliani  per  aver  spogliato  l' isola  delle  sue  ricchezze,  e  vilmente  trattato  gli  ul- 
timi rampolli  della  casa  Normanna,  la  cui  memoria  era  carissima  ai  Siciliani,  stanco 

1.  Gravina,  Illustrazione  del  Duomo  di  Monreale. 


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di  tante  nefandezze  se  ne  nioiì  in  Messina  il  1197.  Il  suo  cadavere  trasportato  in 
Palermo  venne  sepolto  nella  maggior  basilica  in  un  tumolo  di  porfido.  A  lui  suc- 
cesse suo  figlio 

Federico  I  fra  i  re  di  Sicilia,  II  fra  gl'imperatori  di  Germania,  principe  di  gran 
cuore  e  mente  non  volgare;  in  principio  fu  sotto  tutela  della  madre  Costanza,  indi 
del  Papa  Innoccenzo  III,  che  lo  fece  eleggere  Imperatore  di  Germania.  Ma  condottosi 
male  co'  Vescovi  fu  più.  volte  scomunicato.  A  lui  deve  Sicilia  il  vanto  d'avere  con 
grandi  auspici  resa  illustre  la  lingua  volgare,  e  iniziata  la  letteratura  italiana,  fon- 
dando nel  real  palazzo  un'  accademia  ove  i  suoi  figli  stessi  con  Giulio  d' Alcamo  poe- 
tavano. Fu  lui  che  fece  cavare  gii  occhi  a  Pier  delle  Vigne  suo  segretario  creduto 
traditore,  il  quale  per  punto  d'onore  si  uccise.  Riempì  di  strage  e  di  spavento  l'I- 
talia distruggendo  i  Guelfi  suoi  nemici.  Nel  1222  fece  un  codice  che  chiamò  Costi- 
tuzioni del  Regno;  favorì  l'industria  l'agricoltura  ed  il  commercio.  Prese  quattro 
mogli:  Costanza  figlia  di  Alfonso  re  di  Aragona,  Iole  o  lolante  figlia  del  re  di  Ge- 
rusalemme da  cui  i  re  di  Sicilia  il  titolo  ereditarono.  Isabella  sorella  diErrigo  III 
re  d' Inghilterra;  Bianca  figliuola  di  Galvano  Lanza,  conte  di  Fondi.  Finalmente  as- 
salito da  fierissima  dissenteria  o  forse  da  veleno  nel  1250  in  età  di  57  anni  in  Puglia 
cessò  di  vivere,  dopo  aver  regnato  per  anni  32.  La  Sicilia  ad  Enrico  figlio  di  Isabella 
sua  terza  moglie  per  suo  volere  passar  dovea;  ma  morto  nelle  fasce  andò  a 

Corrado  I  figlio  della  connata  Iole,  mentre  ad  Enrico  figlio  di  Costanza  spettò  la 
Germania.  Corrado  di  genio  aspro  e  sospettoso  regnò  in  Sicilia  circa  3  anni,  e  morì 
nel  1253  di  anni  27  dopo  accanita  guerra  co'  suoi  nemici,  lasciando  il  regno  a  suo  figlio 

CorradillO  o  (Corrado  II  sotto  tutela  della  regina  Margherita  d' Austria  sua  madre 
e  di  Bertoldo  Marchese  di  Onemburgo;  ma  l'anno  1258  ne  fu  spogliato  dallo  zio 

Maufredi,  il  quale  come  figho  di  Federico  si  credè  legittimo  erede  dando  ad  intendere 
la  morte  di  Corradino  e  fu  coronato  in  Palermo  a  10  agosto  1258.  Ma  il  Papa  gli 
fulminò  la  scomunica,  e  gli  moss  e  guerra;  indi  salito  al  ponteficato  Urbano  IX  delegò 
Carlo  d' Angiò,  fratello  di  S.  Luigi  IX  re  di  Francia,  quegli  che  uccise  Manfredi  nella 
battaglia  di  Benevento ,  abbandonato  da'  suoi  nel  1266  di  anni  34  e  dopo  un 
regno  di  anni  7.  Intanto  l'amio  appresso  Corradino  in  età  di  i.mni  15,  con  un  esercito 
muove  a  combattere  Carlo  dalla  Germania,  ma  soprafl'atto  muore  in  Napoli  sopra 
un  palco  nel  1268,  dopo  un  anno  di  prigionia  in  età  di  anni  18,  e  regnandone  soli 
quattro.  La  casa  Sveva  trae  origine  da  quel  Federico  de  Bicren  detto  Staufen  nato 
il  1015,  in  Svevia  al  castello  di  Hohenstauff'en  di  dove  prese  il  nome.  Questa  casa 
à  dato  alla  Germania  molti  imperatori  ed  in  Sicilia  durò  75  anni  e  die  cinque  re. 
Il  suo  stemma  in  Sicilia  presenta  campo  d' argento  con  un  aquila  nera  coronata,  al 
volo  spiegata  :  Corona  real  e.  Tav.  V.  2. 


36 

CASA  D'ANGIÒ. 

Avvenuta  la  infelice  morte  di  Corradino  di  Svevia ,  Carlo  D'AngiÒ  protetto  dal 
Papa,  come  colui  che  avea  fatto  trionfare  il  partito  guelfo,  fu  salutato  re  da  tutti 
ed  ubbidito;  mentre  sin  dal  1265  era  stato  in  Roma  da  Clemente  IV  dichiarato  re 
di  Gerusalemme  e  di  Siciha  coll'obbligo  di  pagare  alla  chiesa  l'annuo  tributo  di  40 
mila  onze  d'oro;  e  l'anno  appresso  fu  ivi  soUennemente  coronato.  Ma  il  mal  governo 
e  gli  abusi  dei  suoi  ministri  mossero  i  SiciHani  a  tal  disperazione  da  fare  dei  Fran- 
cesi una  generale  uccisione  nel  vespro  del  30  marzo  1282  ed  a  cacciarli  dall'Isola. 
Carlo  non  mancò  di  accorrere  con  armi  alla  vendetta,  ma  fu  vinto  dall'esercito  si- 
ciliano ed  aragonese.  Così  deluso  sopravvisse  altri  due  anni,  morendo  in  età  di  anni 
54  il  1285  nella  città  di  Manfredonia  ed  il  suo  cadavere  fu  trasportato  in  Napoli. 
Il  Governo  Angioino  durò  in  Sicilia  anni  diciassette.  L'arme  della  Real  Casa  d'Angiò 
è  un  campo  azzurro  sparso  di  gigli  d'oro  con  lambello  rosso  a  quattro  pendenti; 
Corona  reale.  Tav.  V.  3. 

CASA  D'ARAGONA. 

La  corona  di  Sicilia  a  voti  unanimi  fu  trasferita  a 

Pietro  re  di  Aragona,  principe  valoroso  e  sagace  già  marito  di  Costanza  figlia 
di  Manfredi  svevo ,  e  della  di  lui  prima  moglie  Beatrice  di  Savoja.  Fu  coronato  in 
Palermo  nel  tempio  antico  di  S.  Maria  la  Incoronata  a  30  Agosto  1282  trovan- 
dosi Messina  assediata  dal  detto  Carlo  d'Angiò.  Dopo  tante  vittorie,  il  re  Pietro 
visse  poco,  e  recatosi  in  Catalogna  mori  in  età  di  54  anni,  verso  il  1285  non 
avendone  regnato  che  soli  3. 

Giacomo  secondogenito  di  Pietro  e  di  Costanza  sveva  raccolse  col  favore  e  gra- 
dimento de'  siciliani  la  corona  lasciatagli  dal  padre.  Chiamato  al  trono  di  Aragona 
tradì  la  causa  siciliana,  e  le  popolazioni  di  Sicilia  accia  mavano  il  di  lui  fratello  Fede- 
rico IL  Giacomo  mori  in  Barcellona  di  Spagna  di  anni  37  nel  1320. 

Federico  II  fratello  del  precedente  fu  coronato  in  Palermo  il  1296  non  man- 
carono durante  l'occupazione  Aragonese  le  pretensioni  della  casa  d'Angiò  e  le  sco- 
muniche del  Papa;  anche  un  momento  lo  stesso  Già  comò  si  mostrò  disleale  e  ne- 
mico al  fratello  ed  alla  nazione,  che  l'avea  fedelmente  s  ervito.  La  lotta  fini  colla 
prigionia  di  Filippo  d'Angiò,  e  colla  vittoria  delle  armi  siciliane,  per  cui  ne  venne 
la  pace  di  Caltabellotta  che  chiudeva  la  guerra  tra  gli  Angioini  e  gli  Aragonesi. 
Federico  II  era  riconosciuto  re  di  Trinacria,  e  sposava  Eleonora  d'Anjou  figlia  di 
Carlo  II  lo  zoppo  e  sorella  di  Filippo,  ed  il  Papa  ratificava  la  pace. 


37 

Questo  principe  riformò  gli  ordini  del  regno,  allargò  le  libertà  municipali,  rispettò 
le  costituzioni  ed  i  privilegi  dell'  Isola;  e  dopo  avere  intrapreso  varie  guerre  e  trion- 
fato, con  fama  di  ottimo  re  e  benemerito  de'  Siciliani,  in  Palermo  cessò  di  vivere 
nel  1336,  in  età  di  65  anni  dopo  40  di  glorioso  regno  che  lasciava  al  figlio 

Pietro  li  il  quale  sin  dal  1321  era  stato  dai  baroni  associato  al  trono  del  padre 
e  quindi  in  Palermo  coronato.  Anch'egli  fu  ottimo  e  benefico  re,  ma  non  di  uguale 
dignità.  Le  guerre  civili  delle  potenti  famiglie  Ventimigiia,  Palizzi,  Chiaramente  ed 
Antiochia,  favorite  dal  re  Roberto  d'Angiò  turbarono  per  qualche  tempo  la  pace 
che  subentrò  per  le  vittorie  ottenute.  Finalmente  in  età  di  anni  37  dopo  6  di  regno 
in  Calascibetta  nel  1342  fini  sua  vita.  Immediatamente  ereditò  il  piccolo  suo  figlio 

ludovico  nato  da  Elisabetta  di  Corintia  sotto  la  tutela  del  duca  di  Atene  uomo 
assai  acconcio  a  reggere  uno  stato.  Con  maggiore  animosità  risorsero  le  fazioni  dei 
baroni  che  nuovamente  la  Sicilia  per  sette  anni  scompigliarono;  però  il  partito 
reale  prevalse,  e  nel  1350  fu  conchiusa  la  pace  tra'  Palizzi  e  Catalani.  Indi  il  re 
giunto  in  età  di  anni  17  in  Aci  il  1353  si  morì,  dopo  13  anni  di  regno.  Il  suo  ca- 
davere fu  pomposamente  trasferito  nella  Cattedrale  di  Catania.  Indi  salì  al  trono  il 
di  lui  fratello 

Federico  III  il  quale  regnò  sotto  la  tutela  di  Costanza  poi  di  Eufemia  sue  sorelle. 
Ciò  avvenne  non  senza  disturbo  per  parte  della  regina  Giovanna  di  Napoli  che  van- 
tava de'  dritti  suUa  Sicilia,  cui  poscia  rinunziò.  Questo  re  detto  il  semiìlice  per  la 
sua  dappocagine,  m  età  di  anni  14  si  ammogliò  colla  principessa  Costanza  di  Ara- 
gona figliuola  di  Pietro  IV  re  di  Aragona,  dalla  quale  si  ebbe  una  figlia  a  nome 
Maria.  Venne  poi  a  seconde  nozze  con  Antonia  del  Balzo  figlia  del  duca  d'Atri,  uni-  ' 
tamente  alla  quale  fu  coronato  in  Palermo  il  12  gennaro  1374.  Morì  in  Messina 
nel  1377  in  età  di  anni  37,  dopo  un  governo  tempestoso  di  anni  22  in  mano  a 
pochi  prepotenti  baroni,  che  la  Signoria  di  Sicilia  abusivamente  dividevansi.  Gli  suc- 
cedette sua  figlia 

Maria  lasciata  in  tutela  al  conte  Artale  di  Alagona  gran  giustiziere  del  regno.  Dopo 
molti  contrasti  fu  ella  rapita  dalla  fortezza  Orsina  in  Catania,  ove  tenèvala  custodita 
il  conte  Blasco  d' Alagona;  e  condotta  in  Barcellona  di  Spagna  per  opera  del  conte 
Guglielmo  Raimondo  Moncada  potentissimo  barone  ed  ivi  sposata  a 

MarlillO  I  il  giovine  figho  di  Martino  II  duca  di  Monblanco  fratello  del  re  Giovanni 
d'Aragona.  Egli  vinto  il  partito  oppositore  di  Chiaramente  ed  Alagona  potentissimi 
baroni  nel  1392  entrò  vittoriosamente  in  Palermo  ove  fu  coronato,  inaugurando  un 
regno  robusto  e  introducendo  della  legislazione,  degli  elementi  che  tendevano  a  mi- 
ghorare  lo  stato  politico  ed  economico  del  regno.  Maria  morì  senza  figh  in  Lentini 
nel  1402  in  età  di  39  anni,  e  dopo  armi  14  di  regno,  succedendole  come  legittimo 
erede  di  casa  d'Aragona  5 


38 

Marlino  II  il  vecchio  padre  del  vedovo  marito  di  Maria,  il  quale  lasciò  governare  il 
figlio  Martino  I.  Questi  sposò  in  seconde  nozze  Bianca  figlia  del  re  dì  Navarra,  ma 
egli  nel  1409  morì;  e  Martino  II  quindi  riprese  il  regno  lasciandone  comechè  re 
di  Aragona  il  vicariato  a  sua  nuora  la  vedova  regina  Bianca.  Indi  morto  egli  pure 
senza  figli  nel  1410  in  Barcellona,  con  lui  venne  del  tutto  ad  estinguersi  l'antichis- 
sima e  famosa  casa  aragonese  dei  Conti  di  Barcellona,  che  trae  origine  da  Goffredo 
il  Peloso.  Questa  casa  regnò  in  Sicilia  127  anni  e  diede  nove  re.  Il  suo  stenuna 
in  SiciUa  era  uno  scudo  inquartato  in  croce  di  S.  Andrea,  il  capo  e  la  punta  d'oro 
con  quattro  pali  di  rosso  che  è  à'Aragoìia,  ed  i  fianchi  d'argento  con  l'aquila  nera 
coronata  che  è  Sveva  di  Sicilia;  Corona  reale.  Tav.  V.  4. 

CASA  DI  CASTIGLIA. 

Rimasto  vuoto  il  trono  di  Sicilia,  i  haroni  vennero  in  lotta  per  la  successione 
di  esso;  principali  attori  erano  la  regina  Bianca  tuttavia  vicaria,  appoggiata  dal 
gran  giustiziere  Bernardo  Caprera  che  in  moglie  pretendevala,  ed  il  conte  di  Modica. 
In  fine  un  arhitrato  di  nove  de'  più  grandi  personaggi  decise  in  favore  di 

Ferdinando  I  re  di  Castiglia  e  di  Aragona  che  nel  1414  fu  proclamato  re  di  Sicilia, 
dietro  essere  stato  cacciato  l'amhizioso  Caprera.  Fu  un  principe  benigno,  virtuoso 
e  meritò  il  soprannome  di  giusto.  Sposò  Eleonora  di  Castiglia  figliuola  di  Sancio 
conte  d' Album quer qua.  Nel  1416  venne  rapito  da  cruda  morte  in  Barcellona  di 
Spagna  in  età  di  anni  43,  dopo  un  regno  assai  benefico  di  4  anni,  succedendogli 
il  di  lui  figlio  primogenito 

Alfonso  I  principe  guerriero,  politico,  e  cultore  non  meno  che  promotore  di  buoni 
studi  il  quale  fece  varii  acquisti,  e  fu  detto  il  magnanimo.  Nel  1420  recossi  ia  Pa- 
lermo giurando  la  conferma  de'  suoi  privilegi.  Sposata  Maria  di  Castiglia  figliuola 
di  Errigo  III  re  di  Castiglia  che  non  gli  die  prole,  in  età  di  64  anni  dopo  43  di 
regno  nel  1458  in  Napoli  cessò  di  vivere,  succedendogli  per  testamento  nei  due 
regni  d'Aragona  e  di  Sicilia  suo  fratello 

Giovanni  re  di  Navarra,  che  sposò  la  suddetta  regina  Bianca  di  Navarra  vedova 
del  re  Mai'tino  il  giovine,  morta  la  quale  passò  in  seconde  nozze  con  Giovanna  En- 
riquez figlia  di  Ferdinando  ammiraglio  di  Castiglia.  Sotto  il  suo  regno  s' introdusse 
in  Palermo  nel  1477  l'arte  della  stampa  già  inventata  sin  dal  1440  in  Strasburgo 
da  Giovanni  Guttemberg.  Dopo  un  regno  di  20  anni  re  Giovanni  in  età  di  anni  82 
in  Barcellona  di  Spagna  esalò  l'ultimo  respiro  il  1479  succedendogli  il  figlio 

Ferdinando  II  di  Sicilia,  V  di  Spagna,  che  riprese  diffinitivamente  la  corona  giacché 
col  padre  sin  dal  1468  avea  regnato.  Fu  detto  il  cattolico  per  avere  cacciato  i  Mori 


39 

dalla  Spagna,  non  che  spiantato  gli  eretici.  Fu  a  quel  tempo  il  principe  più  valo- 
roso d'Europa.  Di  rare  virtù  adoi'no  e  da  propizia  fortuna  assistito,  egli  cinse  non 
solo  la  corona  di  Aragona  ma  ben  anco  quella  di  Castiglia,  Granata,  Navarra,  Napoli, 
e  d'una  gran  parte  del  nuovo  mondo,  che  sotto  il  suo  regno  e  mercè  il  di  lui  ajuto  fu 
scoperto  nel  1492  dal  genovese  Cristoforo  Colombo.  Ebbe  due  mogli  :  Isabella  di  Ca- 
stiglia figliuola  ed  unica  erede  di  Giovanni  II  re  di  Castiglia;  Germana  di  Foix  figliuola 
di  Giovanni  di  Foix  visconte  di  Narbona.  Finalmente  in  età  di  G3  anni  dopo  un 
lungo  regno  di  48  anni  in  Madrid  il  1516  compì  sua  carriera  mortale,  lasciando 
erede  l'unica  figlia  Giovanna  vedova  di  Filippo  arciduca  d'Austria.  In  Ferdinando 
il  cattolico  fini  la  famiglia  Castigiiana  discendente  da  Enrico  II  conte  di  Trastamare, 
capo  della  terza  dinastia  di  Castiglia,  figlio  naturale  di  Alfonso  XI.  Questa  casa  regnò 
in  Sicilia  102  anni  e  die  quattro  re,  armandosi  con  uno  scudo  inquartato  :  nel  1° 
di  rosso,  con  un  castello  d'oro  sormontato  da  tre  torri  pur  d'oro,  chiuso  d'azzurro 
murato  di  nero  che  è  di  Castiglia;  nel  2*^  d'argento,  con  l'aquila  nera  coronata  che 
è  di  Sicilia  ;  nel  3°  d'oro,  con  quattro  pali  di  rosso ,  che  è  ^.'Aragona  ;  nel  4"  di 
argento,  con  un  leone  rosso  coronato  che  è  di  Leone;  Corona  reale  :  Tav.  V.  5. 

CASA  D'AUSTRIA  SPAGNA  E  SICILIA. 

Volendo  Giovanna  ritirarsi  cede  al  figlio 

Carlo  I  in  Spagna  e  SiciUa,  V  nell'  impero  d'Austria,  figlio  di  Filippo  il  Bello  ar- 
ciduca d'Austria,  le  due  corone  di  Spagna  e  Sicilia.  Questi  in  età  di  anni  17  col  con- 
senso del  papa  nel  1516  venne  ploclamato  re  in  Bruxelles;  poscia  eletto  imperatore 
di  Germania.  In  quel  tempo  governava  da  viceré  l' isola  nostra  Ugo  di  Moncada 
prode  capitano  spagnuolo,  discendente  da  una  delle  più  antiche  ed  illustri  case  di 
Catalogna;  ma  uomo  inviso  ed  abborrito,  il  quale  fu  rimpiazzato  da  Ettore  Pigna- 
telli  conte  di  Monteleone,  che  non  fu  accetto  all'universale.  Allora  fu  il  S.  Ufiìzio 
colla  forza  ristabilito  nel  1535,  l'imperatore  venne  in  Sicilia,  ed  in  Palermo  giurò 
r  osservanza  delle  costituzioni  del  regno,  percui  gli  s' innalzò  una  statua  in  bronzo 
che  si  vede  nella  piazza  Bologni.  Concesse  a'  cavalieri  di  S.  Giovanni  le  isole  di  Malta 
e  del  Gozzo  sotto  il  tributo  annuale  di  un  falcone.  Sostenne  aspra  guerra  con  Fran- 
cesco I  re  di  Francia,  che  fece  prigione  a  Pavia^  debellò  altri  suoi  nemici,  ripor- 
tando 40  vittorie.  Sotto  di  lui  mille  torbidi  si  per  congiure,  tra  le  quali  la  più  fa- 
mosa quella  del  caso  di  Sciacca  avvenimento  che  nacque  dall'odio  implacabile  delle  due 
famiglie  Luna  e  PeroUo  venute  in  fierissima  nimistà  sin  dal  1455,  si  per  la  pirateria 
turca.  Tolse  in  moglie  Isabella  di  Portogallo,  Stanco  alfine  di  tante  guerre,  travaghato 
da  gravi  mali  rinunziò  l'impero  di  Germania  e  il  regno  di  Ungheria  a  Ferdinando  suo 


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fratello,  e  gli  altri  suoi  vasti  doniinj  di  Spagna,  Italia,  Olanda,  Fiandra,  Belgio  ed 
America  a  Filippo  suo  figlio.  Fu  principe  attaccatissimo  alla  religione  cattolica,  d'in- 
corrotti costumi,  di  profonda  politica.  Morì  nel  1558  in  età  di  58  anni  nel  convento 
di  S.  Giusto  in  Portogallo,  dopo  avere  governato  38  anni. 

Filippo  I  di  Sicilia,  II  di  Spagna,  figlio  del  precedente  acclamato  re  di  Sicilia  in 
Messina  il  1556.  ebbe  lo  stesso  spirito  marziale  del  padre  ma  oppressore  e  feroce. 
Battè  Enrico  II  re  di  Francia  nella  famosa  battaglia  di  S.  Quintino,  ed  i  Mori  in 
Africa.  Fu  ammirevole  sotto  il  suo  governo  il  viceré  duca  d' Ossuna,  perchè  pro- 
tettore de'  letterati.  Prese  quattro  mogli ,  e  dopo  24  anni  di  regno  mori  in  Madrid 
il  1598.  in  età  di  anni  71  succedendogli  il  di  lui  figlio 

Filippo  II  di  Sicilia,  III  di  Spagna,  nato  dalla  quarta  moglie  Anna  d'Austria  figlia 
dell'imperatore  Massimiliano  IL  Dopo  la  morte  del  padre  prosegui  continuando  la 
guerra  contro  r Inghilterra  e  l'Olanda,  ricluedendo  i  consueti  sussidii.  Egli  abban- 
donò il  governo  di  Sicilia  nelle  mani  del  duca  di  Olivares.  Sposò  Margherita  d'  Au- 
stria figlia  dell'  arciduca  Carlo .  procreando  Fihppo.  Morì  in  Madrid  nel  1621  in 
età  di  anni  41,  e  dopo  23  anni  di  regno. 

Filippo  III  di  Sicilia,  IV  di  Spagna,  salì  al  trono  in  età  di  anni  16  e  alla  sua  volta 
proseguì  la  guerra  di  Francia  e  di  Olanda,  comimque  le  finanze  ristrettissime  e  la 
peste  nuovamente  qui  inferocito  avesse.  Indi  stabilì  perpetua  pace  colla  Francia, 
sedò  molti  torl)idi  in  Sicilia,  per  cui  gii  fu  eretta  una  statua  in  bronzo  i  nel  piano 
del  real  palazzo  in  Palermo.  Ebbe  due  mogli.  Isabella  di  Borbone  figliuola  del  grande 
Enrico  IV  re  di  Francia  e  di  Maria  de' Medici,  Maria  Anna  d'Austria  figliuola  dello 
imperatore  Ferdinando  III,  e  di  Maria  sorella  dello  stesso  Filippo  IH.  Governò  45 
anni,  cessando  di  vivere  in  Madrid  nel  1665  in  età  di  anni  61,  lasciando  il  trono 
al  di  lui  figlio  Carlo  nato  da  INIarianna  d'Austria. 

Carlo  II  che  sah  al  trono  in  età  di  anni  4  sotto  la  tutela  della  madre  Marianna 
d'Austria.  Fu  principe  dabbene  religioso,  liberale  senza  fasto.  Nel  suo  regno  la  Si- 
cilia fu  travagliata  da  gravi  calamità;  finalmente  nel  1700  anno  di  carestia  cessò 
di  vivere  in  Madrid  in  età  di  38  anni  e  dopo  34  di  regno,  senza  aver  prole,  la- 
sciando per  testamento  suo  erede  il  nipote  Filippo  Borbone  Duca  d'Anjou  secondo 
genito  di  Luigi  Delfino  figlio  del  re  di  Francia  Luigi  XIV,  e  di  Maria  Teresa  d'Au- 
stria sorella  di  Carlo  II,  in  cui  si  estinse  fra  i  monarchi  di  Spagna  e  Sicilia  il  primo 
ramo  della  casa  d' Habsbourg,  che  regnò  in  Siciha  184  anni  ed  ebbe  cinque  re.  Si 
armava  con  uno  scudo  inquartato  e  contr' inquartato; 

n  primo  gran  quarto  inquartato,  1°  e  4°  rosso  con  un  castello  d'oro  sormon- 

1  Oggi  a  causa  della  rivoluzione  del  1848  trovasi  convertita  in  marmo. 


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tato  da  tre  torri  pur  d' oro,  chiuso  d' azzurro,  murato  di  nero  che  è  di  Castìglia;  2° 
e  3°  d'  argento,  con  un  leone  rosso  coronato  che  è  di  Leone. 

Il  secondo  gran  quarto  partito:  nel  1°  d'oro,  con  quattro  pali  rossi  che  è  di 
Aragona;  nel  2°  in  croce  di  S.  Andrea  il  capo  e  la  punta  d' oro,  con  quattro  pali 
di  rosso,  ed  ai  fianchi  d' argento,  l' aquila  nera  coronata  che  è  di  Aragona  Sicilia, 
diviso  d'  argento  con  una  croce  potenziata  d' oro,  accantonata  da  quattro  crocette 
potenziate,  d'oro  che  è  di  Gerusalemme;  sopra  il  tutto  d'argento  con  cinque  scudi  d'az- 
zurro situati  in  croce,  caricato  ciascuno  da  cinque  hisanti  d'argento  e  la  bordura 
di  rosso,  con  sette  castelli  d' argento,  che  è  di  Portogallo; 

Il  terzo  gran  quarto  diviso:  nel  1°  rosso,  con  una  fascia  d'argento,  che  à^  Austria 
nel  2°  bandato  d'oro  e  di  azzurro  di  sei  pezzi,  e  l'orlo  di  rosso,  che  è  di  'borgogna 
antica; 

Il  quarto  gran  quarto  diviso:  nel  P  d' azzurro  sparso  di  gigli  d' oro  e  la  bordura 
composta  d' argento  e  di  rosso  che  è  di  Borgogna  moderna;  nel  2°  nero,  con  un  leone 
d' oro  linguato  e  armato  di  rosso,  che  è  del  Ducato  di  Brahante;  in  punta  innestato 
d'oro,  con  una  granata  verde,  aperta  di  rosso  che  è  di  Granata;  e  sopra  il  tutto 
partito  :  nel  1°  d' oro  con  un  leone  nero  coronato  linguato  e  armato  di  rosso,  che 
è  di  Fiandra;  nel  2°  d' argento,  con  im"  aquila  rossa  coronata  armata  unghiata  di 
oro  che  è  Marchionatus  Sacri  Impérii,  parte  del  Ducato  di  Brahante. 

Lo  scudo  contornato  del  collare  del  Toson  d'Oro,  i  e  sormontato  da  Corona  reale; 
supporto  un'aquila  nera  coronata  con  le  ali  abbassate.  Tav.  VI.  i. 

CASA  BORBONE  DI  SPAGNA. 

Filippo  IV  di  Siciha,  V  di  Spagna,  duca  d' Anjou  figlio  di  Luigi  Borbone  delfino  di 
Francia  e  di  Maria  Teresa  d' Austria  sorella  di  Carlo  II  per  di  cui  testamento  ere- 
ditò le  due  corone  di  Spagna  e  SicUia. 

L'Imperatore  Leopoldo  gli  contrastò  la  successione  alla  corona  di  Spagna,  che 
doveasi  a  suo  fìgUo  l'arciduca  Carlo  d'Austria.  Sostenne  dodici  anni  di  guerra  ri- 
sultando vittorioso.  Alla  fine  pel  trattato  d'Utreht  il  I7I3,  dovè  cedere  la  Sicilia 
a  Vittorio  Amedeo  di  casa  Savqja;  indi  riconquistatala  nel   1717  ne  fece  cessione 

1  Questo  grande  e  celebre  ordine  uno  dei  più  illustri  della  cristianità  fu  fondato  a  Bruges  il  10  gennaro  1429  da  Filippo  III 
detto  il  buono  duca  di  Borgogna,  in  occasioue  del  suo  matrimonio  con  Isabella  di  Portogallo.  Estinta  la  casa  di  Borgogna  que- 
st'ordine passò  in  quella  d'Austria  per  il  matrimonio  di  Maria  figlia  unica  di  Filippo  il  temerario  con  Massimiliano  imperatore 
d'Austria.  Carlo  V  lo  trasmise  ai  re  di  Spagna  suoi  successori; ma  dopo  1' estinzione  di  quest'ultimi,  Carlo  VI  d'Austrin  ne  as- 
sunse la  gran  maestria  dell' ordine.  Intanto  Filippo  V  di  Spagna  si  ostinò  a  volerlo  conservare  perse  e  a  dispensarne  le  insegne. 
Finalmente  dopo  alquanti  anni  di  negoziati  si  posero  d' accordo  e  variandone  in  qualche  modo  gli  ornamenti  accessorii  comin- 
ciarono essi  ed  i  loro  discendenti  a  dispensarlo. 


42 

al  suo  figliuolo  Carlo  nato  da  Elisabetta  Farnese  seconda  moglie,  avendo  in  prime 
nozze  sposata  Maria  Luisa  Gabriella  di  Savoja  figlia  del  re  Vittorio  Amedeo  madre 
del  re  Luigi  I  e  di  Ferdinando  VI  monarca  delle  Spagne.  Finalmente  dopo  15  anni 
di  regno  in  età  di  62  anni  morì  improvvisamente  in  Madrid  a  9  luglio  1740. 

L' arme  della  Real  Casa  Borbone  di  Spagna  e  Sicilia  era  uno  scudo  inquartato. 

Il  primo'  gran  quarto  inquartato:  1"  e  4°  di  rosso,  con  un  castello  d'oro  sor- 
montato da  tre  torri  pur  d' oro,  chiuso  d' azzurro  murato  di  nero  che  è  di  Castiglia 
2°  e  3°  d'argento,  con  un  leone  coronato  di  rosso,  che  è  di  Leone; 

n  secondo  gran  quarto  partito:  nel  1°  d'oro  con  quattro  pali  di  rosso  che  è  di 
Aragona;  nel  2°  inquartato  in  croce  di  S.  Andrea  il  capo  e  la  punta  d'oro,  con 
quattro  pali  di  rosso,  ed  i  fianchi  d'argento  con  l'aquila  nera  coronata  che  è  di 
Aragona  Sicilia; 

Il  terzo  gran  quarto,  diviso:  nel  1°  di  rosso  con  fascia  d'argento,  che  è  à' Au- 
stria; nel  2"  bandato  d' oro  e  d' azzurro  di  sei  pezzi,  e  la  bordura  di  rosso  che  è  di 
Borgogna; 

Il  quarto  gran  quarto  diviso  :  nel  1°  d'azzurro  sparso  di  gigli  d' oro  e  la  bordura 
composta  di  argento  e  di  rosso  che  è  di  Borgogna  moderna;  nel  2°  di  nero  con  un 
leone  d' oro  linguato  ed  armato  di  rosso  che  è  di  Bracante.  Sopra  il  tutto  d'azzurro 
con  tre  gigli  d' oro  che  è  di  Francia.  Lo  scudo  contoi^nato  del  collare  del  Toson  di 
Oro  e  sormontato  da  Corona  reale;  supporto  un'aquila  nera  coronata  con  le  ali 
abbassate.  Tav.  VI .  2. 

CASA   DI  SAVOJA. 

Vittorio  Amedeo  II  duca  di  Savoja  figlio  di  Carlo  Emmanuele  II  e  di  Maria  Gio- 
vanna duchessa  di  Nemours,  ottenne  la  Siciha  per  il  trattato  d' Utreht;  e  fa  coro- 
nato in  Palermo  a  24  dicembre  1713. 

Qui  contese  per  la  regia  monarchia  col  Papa  che  interdisse  la  Sicilia  eccitando 
gare,  disserzioni  e  tumulti.  Dopo  un  breve  e  turbulentissimo  regno  di  anni  cinque 
dovette  perdere  la  Sicilia  riconquistata  daUe  armi  spagnuole  e  riparare  in  Torino, 
ricevendo  in  compenso  il  regno  di  Sardegna.  Fu  principe  politico  manieroso  vigi- 
lante e  intento  a  promuovere  il  bene  del  regno.  Cessò  di  vivere  in  Torino  nel  pa- 
lazzo di  Moncalieri  nell'età  di  anni  66,  il  31  ottobre  1732.  La  Casa  di  Savoja  è 
la  più  antica  tra  le  case  Sovrane  di  Europa  avendo  origine  da  C/'r»5(?rifo  delle  Bianche 
mani  che  viveva  nel  decimo  secolo  fialio  di  un  Beroldo  0  Bertoldo  della  casa  di 
Sassonia  viceré  d'Arles  e  conte  di  Morienna,  il  quale  era  figlio  di  Ugo  marchese 
d' ItaUa.  Quindi  per  circa  nove  secoli  cioè  in  26  generazioni  questa  illustre  famiglia 


43 

à  dato  38  principi  quasi  tutti  o  per  virtìi  cittadine  o  per  valore  militare  commen- 
de voli. 

Il  suo  stemma  è  uno  scudo  inquartato  e  contr'  inquartato. 

Il  primo  gran  quarto  inquartato:  1*  d'argento,  con  una  croce  potenziata  d'oro 
cantonata  da  quattro  crocette  potenziate  dell' istesso  metallo  che  e  di  Gerusalemme: 
2°  fasciato  d' argento  e  d' azzurro,  di  8  pezzi  con  im  leone  rosso  armato  linguato 
e  coronato  d'oro  broccante  sul  tutto  che  è  di  Liisignano;  3°  d'oro  con  un  leone 
rosso  armato  e  coronato  d'oro,  che  è  d'J.nnejwa; 4°  d'argento  con  un  leone  rosso 
armato  e  coronato  d'oro  linguato  d'azzurro  e  la  coda  biforcata  che  è  di  Luxem- 
hurgo. 

Il  secondo  gran  quarto  partito:  nel  1°  di  porpora,  con  un  poledro  contornato  e 
cigliato  d' argento  che  è  di  West  falla  ;  nel  2°  fasciato  d' oro  e  di  nero  ,  di  8  pezzi 
con  una  corona  schiacciata  verde  situata  in  banda,  e  broccante  sul  tutto  che  è  di 
Sassonia,  alle  quali  armi  è  innestato  un  campo  d' argento  con  tre  puntali  di  spada 
che  è  d' Aììgria;  scudetto  d' argento  con  una  croce  rossa  contornata  da  quattro  teste 
di  moro  nere  attortigliate  d' argento  che  è  di  Sardegna,  quale  scudetto  fu  aggiunto 
quando  la  casa  di  Savoja  ottenne  il  possesso  di  quest' isola  in  compenso  della  per- 
dita della  Siciha,  e  che  noi  abbiam  esposto  per  completare  lo  stemma  di  Casa  Sa- 
voja attuale  regnante. 

n  terzo  gran  quarto  partito:  nel  1°  d' argento,  sparso  di  biglietti  neri  ed  un  leone 
armato  e  linguato  di  rosso  broccante  sul  tutto  che  è  del  Chiahlese ;  nel  2°  nero, 
con  un  leone  d'  argento  armato  e  hnguato  di  rosso  che  è  di  Aosta; 

n  quarto  gran  quarto  partito:  nel  P  rosso  con  la  croce  d'argento,  diviso  con 
cinque  punte  d'oro  equivalenti  con  quattro  d'azzurro  che  è  di  Genova;  nel  2°  di 
argento,  al  capo  rosso  che  è  di  Monferrato,  in  punta  dello  scudo  innestato  d'oro 
con  un'aquila  nera  che  è  di  Moriana.  Sopra  il  tutto  d'oro  con  un'aquila  nera,  al 
volo  spiegata  coronata  d'oro  caricata  nel  petto  d'uno  scudo  di  rosso,  con  la  croce 
d' argento,  che  è  di  Savoja,  i  lo  scado  contornato  del  collare  dell'  ordine  supremo 
dell'Annunziata,  Corona  reale,  cimata  da  croce  trifoghata;  supporto  due  leoni. 
Tav.  vi.  3. 


1  Anticamente  l'arme  di  casa  Savoja  era  un'aquila  nera  in  campo  d'oro;  e  fu  il  grande  Amedeo  che  la  cambiò  con  la  croca 
de'  Cavalieri  di  S.  Giovanni  di  Gerusalemme  in  memoria  del  gran  soccorso  che  mandò  in  Rodi  mentre  era  assediata  dai  Tur- 
chi; per  questo  si  veggono  frapposte  nel  collare  dell'arme  le  lettere  F,  E,  R,  T,  che  significano:  Fortitudo  Ejus  Rodum  Te- 
li uit. 


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CASA  D'AUSTRIA. 

Carlo  III  fra'  re  di  Sicilia,  VI  fra  gl'imperatori  d'Austria,  figlio  dell'imperatore 
Leopoldo  I  e  di  Eleonora  di  Neoburg ,  spedì  un  esercito  di  diciotto  mila  uomini 
sotto  il  comando  di  Claudio  Florimond  conte  di  Mercy,  che  venne  a  sanguinose 
battaglie  con  l' esercito  spagnuolo  del  marchese  di  Leide,  e  bentosto  si  rese  padrone 
di  tutta  la  Sicilia,  avendo  il  Leide  dal  suo  re  comando  di  cedere  all'  Austria  l' isola. 
Carlo  VI  fu  principe  saggio  e  benellco;  fece  confermare  dal  Papa  Benedetto  XIII  il 
privilegio  della  legazia  apostolica  come  prerogativa  inerente  al  trono  di  Sicilia; 
adoperò  tutta  la  sua  politica  per  fare  riconoscere  la  prammatica  sanzione  che  alla 
sua  morte  non  fa  rispettata  e  produsse  la  guerra.  Finalmente  dopo  la  vittoria  di  Bitonto 
riportata  dall'esercito  spagnuolo  comandato  dall'Infante  Carlo  e  dal  conte  di  Mon- 
temar,  Carlo  VI  fu  obbligato  restituire  alla  Spagna  la  Sicilia  il  1734.  Morì  in  Vienna 
ai  20  ottobre  1740  dopo  aver  regnato  anni  quattordici.  Con  questo  principe  cessò 
di  regnare  in  Sicilia  l'eccelsa  casa  d'Habsbourg,  ceppo  della  quale  fu  Rodolfo  d'Hab- 
sbourg  1  poi  imperatore  di  Germa  nia  nella  storia  riuomatissimo ,  che  trae  origine 
da  Gentramo  il  Ricco  conte  d'Alsazia  nel  917.  L' ultima  rampollo  fu  Maria  Teresa, 
la  quale  maritatasi  con  Francesco  di  Lorena  fece  sì  che  questa  illustre  casa  m.  atto 
regnante  le  possessioni  di  quella  ereditasse. 

L'arme  di  questa  casa  Imperiale  e  Reale  in  Sicilia  era  uno  scudo  inquartato. 

Nel  I"  quarto  rosso  un  castello  d'oro  sormontato  da  tre  torri,  chiuso  d'azzurro, 
murato  di  nero  che  è  di  Castiglia;  nel  2°  d'argento  con  un  leone  coronato  di  rosso 
che  è  di  Leone;  nel  3°  d'azzurro  sparso  di  gigli  d'oro  che  è  di  Francia;  nel  4°  in- 
quartato in  croce  di  S.  Andrea,  il  capo  e  la  punta  d'oro  con  quattro  pali  di  rosso, 
ed  ai  fianchi  d'argento  l'aquila  nera  coronata  che  è  di  Sicilia;  sopra  il  tutto  rosso  con 
una  fascia  d'argento  2  che  è  à' Aiistria;  Corona  imperiale;  lo  scudo  contornato  del 
collare  dell'ordine  del  Toson  d'Oro.  Tav.  VI,  4. 

CASA  BORBONE. 

Carlo  IH  di  Spagna,  IV  di  Sicilia,  fighe  di  Filippo  di  Spagna  e  di  Ehsabetta  Far- 
nese, dopo  la  vittoria  riportata  su  gì' imperiah  passò  trionfante  in  Sicilia,  che  a  lui 
ubbidendo  gli  diede  la  corona  nel  Duomo  in  Palermo  il  3  luglio  del  1755.  Questo 
principe  era  bello  della  persona  e  del  volto,  valoroso  in  armi,  lilierale,  benefico,  e 


■  1  Hasbourg,  castello  nella  Svizzera  edificato  nel  1020  da  Radebot  nipote  di  Gentramo  il  Ricco. 
2  L'anno  1191  dopo  la  presa  di  Tolemaide  sì  portò  dal  campo  di  Battaglia  la  casacca  bianca  del  valoroso  Duca  Leopoldo  VII 
di  Habsbourg,  la  quale  essendo  tutta  intrisa  di  sangue,  tranne  il  luogo  dov'  era  la  cintura,  diede  occasione  a  quest'arme. 


45 
quindi  molto  amato  da'  suoi  sudditi  clie  eran  lietissimi  di  vedersi  indipendenti  e  non 
più  soggetti  a  vasti  e  lontani  regni.  Parecchi  monumenti  abbiamo  di  sua  larga  ge- 
nerosità, tra'  quali  il  sontuoso  Albergo  de'  Poveri  in  Palermo.  Governò  sino  al  1759 
in  cui  chiamato  al  trono  di  Spagna  cede  la  Sicilia  a  suo  tìglio  terzogenito  Ferdi- 
nando, nato  da  Maria  Amalia  di  Sassonia  figliuola  di  Federico  Augusto  III  re  di  Po- 
lonia e  di  Maria  Giuseppa  d'Austria.  Dopo  25  annidi  regno  nioin  in  Madrid  il  1788. 

Ferdinando  I  tiglio  del  precedente  instituito  re  di  Napoli  e  di  Sicilia  per  la  rinunzia 
fattagli  da-  Carlo  III  a  sei  ottobre  del  1759;  si  chiamò  IV  fra  i  re  di  Napoli  e  III 
fra  quei  di  Sicilia.  Egli  durante  1'  occupazione  francese  in  Napoli  cioè  dal  1806,  al 
1815  si  trovò  in  Sicilia  garentito  dagl'Inglesi.  Diede  nel  1812  una  costituzione  ai 
Siciliani;  ma  nel  1815  ripreso  il  dominio  del  regno  abolì  la  costituzione  suddetta  re- 
stringendo alla  Sicilia  i  suoi  privilegi.  Nel  1816  unificando  i  due  regni  di  Napoli  e  Sicilia 
prese  il  nome  di  Ferdinando  I;  ciò  produsse  un  gran  malumore  ed  eccitò  la  rivolu- 
zione del  1820  che  fu  vinta  dall'  Austria.  Questo  principe  intanto  die  ottime  leggi, 
abolì  il  tribunale  d' inquisizione,  e  coli'  ajuto  di  uomini  sommi  fondò  l'Orto  Botanico, 
la  Specola  ossia  osservatorio  astronomico  nel  palazzo  reale,  e  l' Università  degli  Studii 
di  Palermo.  Prese  in. moglie  Maria  Carolina  d' Austria  figliuola  dell'  Imperatore  Fran- 
cesco di  Lorena  e  di  Maria  Teresa  d'Austria.  Morì  in  Napoli  il  1825,  in  età  di  74 
anni,  dopo  averne  regnato  65.  Gli  succede  al  trono  il  figlio 

Francesco  I  sovrano  molto  inchinevole  alla  pietà  ed  alla  filantropia;  nel  suo  breve 
regno  di  anni  cinque  eresse  vari  stabilimenti  di  beniflcenza,  tra  cui  quello  dei  Matti 
e  dei  Projetti  in  Palermo.  Prese  due  mogli,  Maria  Clementina  d'Austria  figliuola 
dell'imperatore  Leopoldo  II  ed  Isabella  Borbone  figliuola  di  Carlo  VI  re  di  Spagna. 
Morì  in  Napoli  il  1830  in  età  di  53  anni,  lasciando  erede  suo  figlio 

Ferdinando  II  nato  da  detta  Isabella;  nel  1830  saliva  un  trono  non  poco  sfiduciato 
e  con  finanze  esauste,  che  furono  tosto  appianate  mercè  una  saggia  amministrazione. 
Coi  primi  atti  del  suo  governo  ispirati  alle  idee  di  vero  progresso  e  discentra- 
mento ammmistrativo  rianimò  le  speranze  de'  Siciliani;  ma  poco  appresso  sia  perchè 
spaventato  dalle  conseguenze  che  da  tali  premesse  potevano  derivare,  sia  perchè 
frastornato  da  false  suggestioni  di  pravi  consiglieri,  che  circondandolo  intimidivanlo, 
egli  non  fu  mai  sicuro  del  fatto  suo,  piegò  all'assolutismo;  lochè  accrebbe  il  mal- 
contento nel  popolo,  e  dispose  la  prossima  caduta  della  sua  dinastia.  Del  resto  potè 
dirsi  un  Principe  pio,  severo  e  benefico.  Ebbe  due  mogli  Maria  Cristina  di  Savoja 
figlia  del  re  Vittorio  Emmanuele  I,  e  Maria  Teresa  d'  Austria  figha  dell'  Arciduca 
Carlo  generale  rinomatissimo  nella  storia.  Mancò  ai  vivi  nel  1859  afflitto  da  penosa 
malattia,  che  dubitasi  prodotta  da  veleno  in  età  di  anni  49,  dopo  29  di  regno;  suc- 
cedendo suo  figlio 


46  " 

Francesco  II  nato  da  detta  Maria  Cristina,  chiamata  volgarmente  la  Santa  per  le 
di  lei  grandi  virtù^  e  die  le  meriteranno  più  tardi  1'  onore  degli  altari.  Questo  sven- 
turato Sovrano  perde  la  madre  sin  dall'  infiinzia,  tradito  e  mal  consigliato  appena 
asceso  il  trono  in  età  giovanile  da  perfidi  consiglieri,  dopo  un'  eroica  resistenza  so- 
stenuta nella  fortezza  di  Gaeta  il  1861  cede  all'impero  della  forza  esulando.  Sposò 
Maria  Sofia  di  Baviera  sorella  dell'Imperatrice  Elisabetta  d'Austria. 

La  casa  Borbone  regnò  in  Sicilia  125  anni,  e  die  cinque  re.  Essa  è  una  delle  piti 
illustri  Case  Sovrane  d'Europa,  avendo  avuto  per  ceppo  Roberto  il  Forte  Duca  d' An- 
jou  (864)  discendente  da  Childebrando  fratello  di  Carlo  Martello  re  di  Francia.  Ella  à 
regnato  in  Francia,  nelle  Spagne,  nelle  due  Sicilie,  e  ne'  ducati  di  Lucca  e  di  Parma. 
Armandosi  nelle  due  Sicilie  con  uno  scudo  interzato. 

n  primo  gran  quarto  diviso  :  nel  1°  d'  azzurro,  sparso  di  gigli  d'  oro  con  lambeUo 
rosso  di  quattro  pendenti  che  è  di  Francia;  nel  2°  d'argento,  con  cinque  scudi 
azzurri  situati  in  croce  caricato  ciascuno  da  cinque  bisanti  d' argento  e  la  bordura 
di  rosso  con  sette  castelli  d'  oro  che  è  di  Portogallo. 

11  secondo  gran  quarto  diviso:  nel  1"  inquartato  di  Castiglia  e  Leone,  partito  di 
Aragona  Sicilia,  (V.  Tav.  V.)  nel  2'^  d'oro  con  sei  gigli  d'azzurro,  situati  3,  2  e  1, 
che  è  Farnese. 

11  terzo  gran  quarto  d' oro,  con  cinque  torte  di  rosso  situate  in  orlo,  e  in  capo 
una  più  grande  di  azzurro,  caricata  da  tre  gigli  d'oro  situate  2  e  1,  che  è  di  To- 
scana. 

Sopra  il  tutto  d'azzurro  con  tre  gigli  i  d'oro  situati  2  e  1,  e  la  bordura  di  rosso 
che  è  r  arme  della  real  casa  Borbone.  Lo  scudo  è  contornato  de'  collari  degli  or- 
dini del  Toson  d'Oro,  Costantiniano,  S.  Gennaro,  S.  Ferdinando,  S.  Giorgio  deUa 
Riunione. —  Corona  reale.  Tav.  VI.s. 

Per  gli  avvenimenti  del  1860  la  Sicilia  passò  sotto  lo  scettro  di  Vittorio  Enima- 
DUeie  II  di  casa  Savoja  principe  guerriero  e  liberale  proclamato  re  d'Italia  con  ple- 
biscito dei  21  ottobre  1860. 


1  I  gigli,  che  al  numero  di  tre  imitano  il  modello  della  Trinità  increata,  il  Padre,  il  Figliuolo  e  lo  Spirito  Santo  e  che  tutti 
tra  insieme  fanno  un  Dio,  sono  il  simbolo  ed  il  carattere  del  regno  di  Francia — Edmond  Gamurron,  Cassette  (ìe  Saint  Louis. 


DIZIONARIO 


DI 


FAMIGLIE  NOBILI  SICILIANE 


INDICANDO 


LE  ORICxINI  LE  CxLORIE  IL  BLASONE  i 


Abbadclli  o  Abbatclli  —  Secondo  Inveges  no-  \ 
biliario  ec.    questa  famiglia  proviene 
da  Lucca,  trapiantata  in  Palermo  da 
un  certo  Dulcio  Ahhatelli  il  1237  sotto  ! 
l'imperatore  Federico  II.  Il  Villabianca 
dice  che  nel  1431  un  Giovanni  Abba- 
telli  corrottamente  Patella  per  40  mila 
fiorini  d'oro  comprò  da  uno  de'  Mon- 
eada  la  contea  di  Cammarata;  acquistò  ' 
le  baronie  o  feudi  di  Pietra  e  Cefalà, 
e  secondo  il  Muscia — Sicilia  Nohilis —  , 
una  metà  della  gabella  de'  frutti  di  Pa- 


lermo. Occupò  le  prime  cariche  dello 
stato,  imparentò  con  la  nobilissima  fa- 
miglia dei  Chiaramonte,  e  suo  figlio 
Federico  il  1451  venne  investito  del 
titolo  di  conte  di  Cammarata,  come 
i\\.ÌYei\jure  aereditario  materno  di  quel- 
r  altro  della  contea  di  Modica.  Dopo 
varie  successioni  il  detto  stato  di  Cam- 
marata passò  ad  una  Margherita  Ab- 
batelli  e  Branciforte,  che  sposò  lo  zio 
Conte  Federico  Branciforte  capitan  ge- 
nerale. Ma  poiché  questi  nemico   del 


1  I  cenni  storici  il:i.  noi  riportali  non  aeuipre  saranno  comiileti;  ciò  devosì  parte  all'oscurità,  parte  alla  scarisezza  e  penuria 
dellH  notizie  apprestateci,  e  parte  moltissima  alla  non  cnranza  delle  famiglie  che  non  liau  mica  risposto  al  nostro  appello  non 
solo,  ma  talora  al  nostro  personale  invito.  Notizie  apocrife  abbiam  dovuto  sdegnosamente  rigettare,  siccome  quelle  che  deturpano 
r  opera. 

l'er  quanto  poi  concerne  il  blasone  di  talune  famiglie,  trovatolo  discorde  abbiamo  creduto  conveniente  attenerci  al  Jlinutoli, 
Ormi  Priorato  di  ifalta  in  Messina,  siccome  l'autore  pili  accreditato  per  la  severità  delle  pruove  di  nobiltà  fatte  pria  dell'am- 
missione a  queir  Ordine,  non  che  all'opera  inedita  del  Villabianca,  raccolta  di  merito  non  indifferente.  Del  resto  non  mancheremo 
giammai  di  tener  d'occhio  gli  antichi  usi  di  famiglia,  quali  ci  è  stato  facile  rilevare  da  lapidi  quando  sepolcrali  e  quando  in  fronte 
a'  portoni  di  antiche  case  baronali  in    città  e  nelle  ville. 

Inline  crediamo  degno  di  onorata  ricordanza  il  nome  del  professore  Antonio  Lomonac.o  per  le  solerti  cure  im|iiegate  nella 
collaborazione  del  presente  Dizionario — L' Autokk. 


48 

viceré  Ugo  Moncada  iruvossi  implicato 
nella  cospirazione  di  Leofante  ed  Im- 
peratore nel  secolo  XV,  e  n'ebbe  il  capo 
mozzo;  così  la  Margherita  passando  a 
seconde  nozze  sposar  volle  un  Blasco  j 
Branciforte,  siccome  colui  che  a  tali  ' 
sollevazioni  opposto  si  era.  N'ebbe  un  ]' 
figlio  Girolamo,  letterato  di  vaglia,  di 
cui  V.  Moreri,  Mongitore,  Crescenzi. 
Quindi  la  prima  linea  AbbatelU  si  estinse 
in  Margherita,  mentre  sappiamo  un  ra- 
mo di  tal  famiglia  esistere  in  Catania. 
È  notabile  come  oggetto  d'arte  la 
di  lei  antichissima  turrita  casa  che  poi 
divenne  monastero  della  Pietà,  dove  si 
scorge  lo  stemma  della  famiglia,  che 
gli  autori  uniformemente  armano:  cam- 
po d'oro  con  un  grifo  nero  rampante. — 
Corona  di  conte.  Tav.  VII.i. 
Abbate  o  Abbati  —  Questa  famiglia  al  dir 
di  Mugnos  ,  discende  da  Papiro  ca- 
valiere romano ,  il  quale  rinunziato 
al  figlio  Ascanio  le  sue  possessioni 
ritirar  si  volle  nel  monastero  di  Mon- 
tecassino  con  vestir  1'  abito  religio- 
so ;  né  andò  guari  che  fu  fatto  Ab- 
bate da  quei  monaci.  Indi  morto  il  di 
lui  figlio  senza  prole,  depose  l'abito 
e  nuovamente  prese  moglie;  perlocchè 
i  figli  suoi  furon  detti  dell'Abbate. 

Taluno  di  essi  fé  passaggio  in  Si- 
cilia, propriamente  quel  ramo  che  fio- 
riva in  Milano;  si  vuole  fosse  stato  un 
Enrico  Abbate  tesoriere  dell'impera- 
tore Federico  II  1229,  qui  venuto  col 
carico  di  visitator  generale.  Il  Fazello 
poi  riporta  questa  famiglia   all'epoca 


l\A  vespro  e  cita  un  Palmerio  compa- 
gno del  Precida. 

Checché  né  sia  il  "S^illabianca — >S'/- 
cilid  Nobile — ne  tesse  un  grande  elo- 
gio dichiarandola  di  Sicilia  antichissi- 
ma, non  che  posseditrice  di  Favignana, 
Carini,  Gibellina,  Ucria,  Cefalà,  Badia, 
Cudia,  ec.  stati  e  feudi  che  per  varie 
circostanze  in  altre  mani  passarono. 

Essa  da  Palermo  diramossi  in  Mes- 
sina, Catania,  Monte  S.  Giuliano  col 
vanto  di  portare  nel  suo  seno  capitani 
giustizieri,  senatori,  cavalieri  geroso- 
limitani, ed  anche  un  Santo  qual  fu  il 
glorioso  S.  Alberto  frate  dell'ordine 
di  Monte  Carmelo,  figlio  del  cavaliere 
Benedetto  Abbate,  e  di  Giovanna  della 
nobihssima  prosapia  dei  Palizzi.  Il  Vil- 
labianca  segue  la  linea  sino  ad  Ignazio 
Vincenzo  Abbate  che  nel  1723  s' inve- 
sti del  titolo  di  marchese  di  Longarini. 
Si  arma  secondo  gli  autori  concordi: 
campo  diviso  verde  e  di  argento.  — 
Corona  di  marchese.  Tav.  VII.  2. 

Abbadessa  —  Antica  nobile  famigha  fioren- 
tina, di  essa  ricorda  Mugnos  essere  in 
Palermo  venuto  sotto  Federico  III  un 
tal  Nicolò  qual  regio  percettore,  che 
fu  poi  governatore  della  Camera  Re- 
ginale.  I  suoi  discendenti  Corrado  e 
poi  Andrea  sotto  Carlo  V  governarono 
Vizzini — -Leva  per  armi:  campo  tagliato 
d'oro  e  di  rosso.  Tav.  VII. 3. 

Abbracciabene — Famiglia  oriunda  romagnola 
oggi  estinta,  dice  il  Savasta — Caso  di 
Sciacca — Venne  in  Palermo  sotto  Lu- 
dovico d'Aragona;  indi  passò  in  Sciacca 


ove  in  fatto  di  partiti  tennesi  neutrale, 
Poscia  uno  degli  Abliracciabene  al 
dir  di  Mugnos  con  truppe  proprie  nel 
1344  in  difesa  del  re  prese  in  ]\Ies- 
sina  il  forte  del  Salvatore.  Occupò  di- 
stinte cariche;  ed  un  Davide  suo  suc- 
cessore sotto  Federico  III  pe'  suoi  glo- 
riosi servizii  venne  investito  del  titolo 
di  barone  del  feudo  Scanzatinni;  e 
quindi  possedette  non  pochi  altri  vi- 
stosissimi beni. 

Armasi  secondo  il  detto  Savasta: 
campo  d' oro  con  un  leone  rosso  che 
abbranca  una  colonna  al  naturale. — Co- 
rona di  barone.  Tav.  VII.  4. 
Abbrandici  —  Armasi  giusta  il  Villabianca: 
campo  azzurro  con  una  banda  merlata 
d' oro,  affiancata  da  quattro  stelle  con 
sei  raggi  dell' istesso  metallo,  situate 
una  in  capo  e  tre  in  punta.  Tav.  VII.  7. 
Abela,  Abella  —  Secondo  Mugnos  questa  fa- 
miglia proviene  di  Spagna,  passata  in 
Sicilia  nel  1282  epoca  del  Vespro;  e 
fu  Ferrare  Abela  che  pei  suoi  servizii 
ebbe  in  dono  l' isola  di  Malta;  ma  Fe- 
derico II  ne  lo  scacciò.  Nondimeno 
i  suoi  figli  ebbero  in  compenso  i  feudi 
di  Giaesi  e  le  castellanie  di  Agirò  e  di 
Raginelgi,  non  che  la  capitania  di  Pa- 
lermo, 1360.  Di  là  una  genealogia  sino 
ai  tempi  del  prefato  scrittore. 

Vanta  ella  de'  cavalieri  di  Malta,  e 
tra  questi  un  fra  Giovan  Francesco 
Abela  Commendatore  Gerosolimitano, 
il  quale  nel  1647  pubblicò  in  Malta 
un'  opera  intitolata  —  Descrizione  di 
Malta. — Un  ramo  esiste  in  Siracusa. 


49 

Si  arma  secondo  Minutoli:  campo 
azzuro-  con  un  capriolo  d'oro  accom- 
pagnato in  capo  da  tre  stelle  pur  d'oro 
con  sei  raggi  situate  in  fascia — Seb- 
bene Mugnos  l'arma  con  due  fucine 
di  fuoco  in  campo  azzurro. — Corona 
di  barone.  Tav.  VII.  5. 

Abramo  —  Nobile  famiglia  Siciliana  che  al 
dir  di  Mugnos  possedè  per  molto  tempo 
la  baronia  di  Carcaci — Si  arma:  campo 
di  argento  con  tre  bande  rosse.  — 
Corona  di  barone  —  Tav,  XV.  1. 

Abrignano  —  Per  come  afferma  il  Mugnos 
è  una  famiglia  oriunda  Ravennate,  che 
.  nel  1316  passò  in  Napoli  ed  in  Sicilia 
ove  riparò  a  causa  dei  partiti  guelfi  e 
ghibellini  bianchi  e  neri.  Il  primo  ceppo 
siciliano  fu  un  Maurizio  che  si  stabilì 
in  Trapani,  ivi  notato  per  le  sue  belle 
qualità  nella  maestra  de'  nobili,  occu- 
pando i  maggiori  ufficii.  Suo  figlio  Fran- 
cesco nel  1428  fu  giurato,  indi  capi- 
tano giustizierie,  cariche  che  occupa- 
rono in  Sicilia  solamente  i  nobili. 
Nei  fasti  di  tal  famiglia  si  ricordano 
un  Enrico  nel  1335  investito  della  ba- 
ronia di  Regalmuto,  un  altro  Enrico, 
dare  Giovanni  fatto  vicario  generale 
d' armi  nella  valle  di  Mazzara;  un  Giu- 
seppe, che  nel  1528  da  Carlo  V  ebbe 
conferita  la  baronia  delle  Saline  di  Tra- 
pani; un  Ottofredo  barone  di  Scam- 
maria  nel  1635,  ed  infine  un  Antonino 
fondatore  della  commenda  di  S.  An- 
tonio di  Abrignano  nel  1645  in  Pa- 
lermo. 

Si  arma  :  campo  rosso  con  un  ca- 


50 

stello  d'oro  sormontato  da  tre  torri 
dell' istesso  metallo.  —  Corona  di  ba- 
rone. Tav.  vii.  13. 

Abrugnale — Antica  e  nobile  famiglia  di  Mes- 
sina, ove  fiorirono  al  dir  di  Mugnos  Sai- 
vitto  Abrugnale,  barone  del  Ponte  di 
Agrigento  ed  altri  illustri  gentiluomini 
armandosi  :  campo  rosso  con  una  bro- 
gna  d' argento  —  Corona  di  barone, 
Tav.  XV.  2. 

Accascina — Nobile  famiglia  di  Pisa,  ove  godè 
i  carichi  di  Priore  ed  Anziano,  come 
riferisce  Mugnos.  Indi  passò  sotto  il  re 
Alfonso  di  Aragona  in  Palarmo  e  vi 
tenne  supremi  uiBcii  e  più  volte  la  di- 
gnità senatoria.  Fiorirono  di  tal  fami- 
glia Fra  Giovanni  d' Accascina  cava- 
liere Gerosolimitano  nel  1444,  e  Fra 
Geronimo  cavaliere  di  Malta  nel  1590. 
Armasi:  campo  rosso  con  un'aquila 
d'oro.  Tav.  XV. 3. 

Accìajoli  —  Secondo  il  Villabianca  si  arma: 
campo  d' argento  con  un  leone  nero. 
Tav.  VII.  10. 

Accomodo  —  A  dir  del  IMinutoli  è  una  fa- 
miglia nobile  di  Palermo,  primo  a  rap- 
presentarla fu  un  Vincenzo  nel  1459, 
1°  C.  Giudice  della  Corte  Pretoriana. 
Si  arma  secondo  il  Minutoli:  campo 
azzurro  con  una  fascia  d'oro,  dalla  quale 
sorge  un  braccio  di  guerriero  che  im- 
pugna una  spada  con  la  punta  rivol- 
tata, ed  accompagnato  all'  angolo  sini- 
stro del  capo  da  una  stella  d"  oro  con 
sei  raggi  Tav.  VII.  11. 

Aceto  —  Famiglia  normanna,  incominciata 
in  Sicilia  da  Roberto  de  Aceto  conte 


di  Aucense  marito  di  Matilde  figlia  del 
conte  Ruggiero  ;  lochè  viene  confer- 
mato da  un  privilegio  del  1093  in  per- 
sona del  cennato  Roberto,  che  il  conte 
Ruggiero  chiama  suo  genero;  altri  pri- 
vilegi attestano  l' antica  nobiltà  di  que- 
sta famiglia  non  che  i  carichi  eminenti 
occupati,  i  titoli  ed  onori.  Sotto  Fe- 
derico II  e  Pietro  II  d' Aragona  si  di- 
stinse un  Giacomo  e  sotto  il  re  Alfonso 
un  Giovanni.  Cosi  il  Mugnos,  Planzone, 
e  l'Hermite  de  Soliers,  che  l'arma: 
campo  diviso  d'oro  e  di  nero  con  un 
leone  dell'  uno  e  dell'  altro.  —  Corona 
di  conte.  Tav.  VII.  n. 

Acono  — Nobile  famiglia  aragonese.  Il  primo 
che  venne  a  trapiantarla  in  Sicilia  fu 
Giovanni  de  Acono  al  seguito  di  re 
Martino,  dal  quale  si  ebbe  pe'  suoi  gran 
servizii  militari  la  baronia  di  Cama- 
stra,  come  riferisce  il  Zurita  nei  suoi 
Annali  e  riporta  il  Mugnos,  arman- 
dola: campo  verde  con  cinque  conchi- 
glie d'  oro  situate  in  croce  di  Sant'An- 
drea. —  Corona  di  barone.  Tav.  XV.  4. 

Accoranibono  —  Il  Villabianca  l'arma:  campo 
diviso  d'oro  e  di  rosso  con  un  grifo 
rampante  dell'uno  e  dell'altro.  T.  VII.  12. 

Acquavi  va  —  Famiglia  napolitana  che  Mu- 
gnos sull'autorità  di  Ansehno  Brac- 
ciano fa  derivare  dalla  stirpe  de'  duchi 
di  Baviera,  passata  in  Italia  con  Car- 
lomagno.  Vejane  portata  in  Sicilia  nel 
1195  da  un  Rinaldo  ed  un  Fortebraccio 
fratelli  che  militarono  in  favore  dello 
imperatore  Enrico  svevo,  da  cui  otten- 
nero i  castelh  e  le  terre  di  Giarratana 


e  Buccheri  in  Sicilia,  tolte  a  Leone 
d'Atri  e  Giovanni  Leontini  ribelli.  Un 
Federico  edificò  Augusta  sulle  rovine 
dell'antica  Centuripe  1229;  un  Forte- 
braccio  figlio  di  Rinaldo  parteggiando 
pei  Francesi  fu  trucidato  con  tutta  la 
sua  famiglia,  non  restando  che  un  Luigi 
di  lui  fratello,  che  si  caso  in  Lentini; 
di  là  una  nuova  linea.  Armasi:  campo 
d'oro  con  un  leone  azzurro.  T.  VIILi. 

Ada — Il  Villabianca  l'arma:  campo  d'oro 
con  un  castello  nero  sormontato  da  un 
uomo  armato,  che  tiene  nella  man  de- 
stra una  bandiera  di  quattro  scacchi 
d' argento  e  d' azzurro,  caricata  da  una 
crocetta  rossa;  e  accompagnata  nello 
angolo  destro  del  capo  da  una  stella 
d' oro  con  sei  raggi  la  porta  guardata 
da  uomo  armato.  Tav.  VIL  is. 

Acquino  o  Aquino — Dal  Mugnos  rileviamo 
essere  stata  una  grande  famiglia  ita- 
liana; quella  da  cui  ebbero  origine  un 
Anicìa  romana  madre  di  consoli  ed 
imperatori;  e  la  famiglia  Frangipane 
e  Summucula  che  per  lo  stato  di  Aquino 
lasciò  il  cognome  di  Summucula.  Il 
primo  a  passare  in  Sicilia  sotto  Fede- 
rico II  fu  un  Landolfo  bandito  dal  re 
Roberto.  Si  caso  in  Palermo  con  una 
signora  della  famiglia  Filingieri,  ramo 
che  durò  sino  a  Carlo  V.  Una  branca 
poi  fiorì  in  Messina,  derivante  da'  conti 
di  Belcastro,  e  fu  un  condottiero  chia- 
mato Alfonso  che  lasciò  de'  figli. 

Leva  per  armi  secondo  il  citato  au- 
tore:, uno  scudo  inquartato;  nel  1°  e 
4"  campo  rosso  con  tre  bande  d'oro;  nel 


51 

2°  e  3°  diviso  d'argento  e  di  rosso  con 
un  leone  dell'uno  e  dell'altro  T.  VII.  u. 

Acugna — Al  dire  d'Inveges  famiglia  oriunda 
spac/nnola ,  o  meglio  castigìiana  de- 
scritta da  Lopez  che  vi  appartenea.  H 
piti  antico  ceppo  fu  un  Contzen,  ramo 
che  passò  in  Sicilia  col  Conte  Ferdi- 
nando d'Acugna  che  fu  Viceré  nel  1488 
morto  in  Catania.  Da  lui  un  Luigi 
sposato  ad  Isabella  Cruyllas  erede  della 
baronia  di  Francofonte;  il  quale  si  ebbe 
una  figlia  a  nome  Diana  sposata  ad 
uno  de'  Moncada,  ove  in  fine  si  estinse 
la  flmiiglia  Acugna.  Il  Mugnos  ed  il 
Villabianca  confermano  la  stessa  cosa. 
Armasi  secondo  Inveges:  campo  d'oro 
con  nove  banderuole  azzurre  situate 
3,  3  e  3  e  la  bordura  di  rosso  cari- 
cata da  sette  castelli  d'oro.  —  Corona 
di  conte.  Tav.  VII.s. 

Adamo  —  Nobile  famiglia  ^omèarc?a  portata 
in  Sicilia  giusta  il  Mugnos  da  Childe- 
perto  condottiero  di  300  fanti  a'  ser- 
vizii  di  Pietro  I  d' Aragona,  stabilen- 
dosi nella  città  di  Messina.  In  essa  fio- 
rirono un  Antonio  nipote  del  prece- 
dente uno  de'  consiglieri  di  re  Mai'tino 
Giovanni  barone  di  Cefalà,  conserva- 
tore del  Tribunale  del  R.  Patrimonio 
Promastro  Giustiziere  del  regno,  molto 
favorito  dal  re  Alfonso;  una  Celestria 
fondatrice  di  un  monastero  di  donne 
in  Caltagirone;  un  Giangiacomo  capi- 
tan d'arme  del  regno  e  regio  castellano 
di  Caltagirone;  Un  Giacomo  cavaliere 
gerosolimitano,  ed  altri  illustri,  che 
furono  giurati  di  Noto — Leva  per  armi: 


52 

secondo  Mugnos:  campo  rosso,  con  una 
fascia  d'oro  accompagnata  in  capo  da 
un  leone  passante  dell'  istesso  metallo, 
ed  in  pmita  tre  da  stelle  d'argento  con 
sei  raggi  male  ordinate  1  e  2;  lo  scudo 
sormontato  da  Corona  di  barone.  Ta- 
vola Vili.  2. 
Ademari  —  Il  solo  Mugnos  che  ne  parla  dice 
essere  una  delle  principali  famiglie  no- 
bili di  Firenze.  Nel  1262,  Pietro  e  Bo- 
naccorso  Ademari  indussero  Corradino 
svevo  all'  acquisto  de'  suoi  regni  soc- 
correndo i  Guelfi  di  Firenze.  Poscia 
un  Manno  figlio  di  Pietro  venne  da 
Napoli  in  Sicilia  a'  servizi  di  Federico 
Secondo,  il  quale  gli  conferì  il  governo 
della  città  di  Termini.  Ebbe  il  feudo 
di  Maeggi  nel  territorio  di  Siragusa. 
Continua  la  successione  sino  a  Nicolò. 
Armasi  secondo  Mugnos:  campo  diviso 
d'  oro  e  d' azzurro.  Tav.  VII.  le. 

Ademonia  —  Antica  famiglia  sveva  al  dir  di 
Mugnos,  portata  in  Sicilia  da  Landolfo 
Ademonia  ai  servizi!  di  Enrico  VI  im- 
peratore da  cui  si  ebbe  pei  suoi  ser- 
vizii  militari  la  Castellania  di  Castel- 
lamare  di  Palermo,  ed  il  governo  delle 
fortezze  del  regno.  Egli  si  stabilì  in 
Palermo,  ove  fondò  la  sua  famiglia, 
della  quale  fiorirono  Enrico  che  fu  Se- 
natore^ e  Nicolò  che  molta  parte  si 
ebbe  a  scacciar  dall'isola  i  Francesi. 
Leva  per  armi:  campo  d' oro  con  un 
leone  rosso ,  che  tiene  con  le  zampe 
anteriori  un'aquila  nera.  Tav.  XV. 5. 

Adìnoliì — Famiglia  sveva  come  riferisce  Mu- 
gnos passata  in  Sicilia  con  l'impera- 


tore Enrico  VI.  Un  Lanfranco  Adinolfi 
pei  suoi  servizii  ottenne  dal  citato  im- 
peratore la  custodia  ed  il  governo  della 
città  di  Catania.  Il  di  lui  figlio  Giovanni 
fu  scudiero  dell'imperatore  Federico  II 
e  si  rese  progenitore  di  molti  virtuosi 
e  valorosi  baroni;  perlocchè  questa  fa- 
miglia vantasi  tra  le  antiche  feudatarie 
di  Sicilia.  Armasi  :  campo    d' argento 
con  una  spada  ed  una  palma  verde  si- 
tuate in  croce  di  S.  Andrea,   accom- 
pagnate da  'quattro  stelle  rosse  poste 
ima  in  capo  una  in  punta,  e  due  ai  fian- 
chi.-^  Corona  di  barone.  Tav.  XV.  e. 
Adonnino — Giusta  i  rapporti  del  chiarissimo 
Villabianca  fu  questa  patrizia  famiglia 
messinese   oriunda  da  un'  altra  detta 
Donnino  di  Firenze  e  che  presenta  il 
titolo   di  conte.  Il  primo   ad  esserne 
investito  fu  un  Andrea  Adonnino,  al  dir 
del  Mongitore,  valente  letterato,  che 
pe'  suoi  talenti  occupò  importanti  ca- 
richi.  Indi  la  famigha  acquistò  feudi 
ed  altro;  sicché  trovasi  ascritta  nella 
maestra  de'  nobili  di  Messina,  e  conta 
qualche  cavaliere  di  Malta.  Sappiamo 
in  oltre  che  ella  possedè  le  baronie  di 
Pileri  e  Suttafari,  non  che  il  titolo  di 
duca  deUa  Catena  il  1748.  Nel  supple- 
mento del  Villabianca  troviamo  Tom- 
maso Adonnino  morto  il  1764  che  vien 
seguito  da  Giovambattista  investito  il 
1775.  Intanto  si  sa  che  detto  Tom- 
maso fé  acquisto  de'  due  feudi   Can- 
ticaglione  e  Finocchiaro,  un  tempo  di 
Casa  Bugilo  col  mero  e  misto  impero. 
Un  ramo  di  essa  trovasi  in  Licata 


e  precisamente  quello  del  conte  Adon- 
nino. 

Si  arma  secondo  il  detto  Villabianca: 
campo  azzurro  con  un  leone  coronato 
d'oro  che  tiene  un  tizzone  acceso  con  le 
zampe  anteriori.  —  Corona  di  conte. 
Tav.  vii.  a 

Alllillo — Pria  de'  Normanni,  al  dir.  di  Mu- 
gnos ,  questa  ricchissima  famiglia  da 
Roma  passò  in  Napoli  acquistando  gros- 
se terre.  Il  primo  fu  Bartolomeo  ai 
servizi  di  Federico  II  imperatore;  da, 
lui  una  discendenza  sino  a  Pandolfo,  il 
quale  essendo  a'  servizi  di  re  Giacomo 
recossi  in  Sicilia,  ove  per  le  sue  heUe 
virtù  militari  meritò  la  concessione  di 
ricchi  feudi.  Si  caso  in  Palermo  con 
la  figlia  di  Guglielmo  Póntecorona.  Di 
là  un'  altra  discendenza ,  nella  quale 
incontriamo  uomini  illustri,  che  oc- 
cuparono i  primi  carichi  dello  stato; 
tra  gli  altri  un  ]\Iarchisio  di  Afflitto 
e  Morso  primo  principe  di  Belmonte;, 
qual  feudo  fu  antico  apponnaggio  della 
sua  famiglia  sin  dal  1439.  L'Inveges 
volendo  un  pò  piti  alto  spingere  le  sue 
ricerche  trova  che  un  Placido  Romano 
maestro  dei  cavalieri  dell'imperatore 
Tra)  ano  divenuto  cristiano  fu  martiriz- 
zato; perlochè  i  suoi  figli  furono  detti 
àeìY  Afflitto  :  indi  riferisce  ciò  che  di 
sopra  abbiamo  amiunziato.  Vanta  molti 
cavalieri  di  Malta. 

Armasi  secondo  il  Minutoli:  campo 
rosso  con  un  albero  di  palma  d'oro  ac- 
costato da  due  pavoni  del  color  natu- 
rale.— -Corona  diprincipe.  Tav  .  Vili.  4. 

Agaldi  0  iDgaldi — Famigha^yeya  che,  al  dir 


53 
di  Mugnos  passò  in  Napoli  e  in  Sicilia 
con  l'imperatore  Enrico  VI.  Possedè 
l'isola  d'Ischia,  la   signoria   di  Car- 
bonara, altre  terre  e  baronie. 

Armasi:  campo  azzurro,  e  di  sotto 
onde  marine  con  tre  uccelli  Gaipa  d'ar- 
gento che  mirano  un  sole  d'oro  movente 
dall'  angolo  sinistro  del  capo.  —  Co- 
rona di  barone.  Tav.  XV.  7. 

Agari— Armasi  secondo  il  Villabianca:  campo 
rosso  con  una  fascia  d' argento,  cari- 
cata da  tre  bisanti  rossi,  accompagnata 
nel  capo  da  una  stella  d' argento  con 
sei  raggi.   Tav.  Vili,  a 

Agello  0  Ajello  —  Al  dir  di  Mugnos  è  questa 
un,'  antica  famigha  palermitana,  aven- 
dola trapiantata  in  Sicilia  un  Matteo 
d' Ajello  regio  notaro  del  re  Guglielmo 
il  Buono ,  dal  quale  fu  creato  gran 
cancelliere  del  Regno  nel  1169,  e  fondò 
in  Palermo  un  Monastero  di  donne  del- 
l'Ordine  di  S.  Benedetto,  e  chiamato 
del  Cancelliere. 

Si  arma:  campo  d'argento  con  onde 
azzurre,  dalle  quali  sorge  una  testa  di 
pesce  delfino  che  guarda  i  raggi  di  un 
sole  rosso  rnovente  dall'  angolo  destro 
del  capo.  Tav.  XV.  s. 

Ages  —  Famiglia  nobile  catalana  che  il 
Mugnos  dice  esser    passata  in  Sicilia 

sotto  i  re  aragonesi.  Possedè  la  ba- 
ronia' di  Santo  Stefano,  ed  ebbe  chia- 
rissimi e  virtuosi  cavalieri,  che  occu- 
parono le  prime  cariche  dello  Stato. 
•  Armasi  :  campo  trinciato  d' argento 
e  di  nero,  con  un  leone  dell'uno  e  del- 
l' altro  che  tiene  un  giglio  d' oro  con 
le  zampe  anteriori.  Tav.  XV.  9. 


54 
Agliata  0  Alliata  —  Secondo  Inveges  è  una 
antica  famiglia  sparsa  in  Grecia,  Fran- 
cia ed  Italia:  Al  dir  di  Mugnos  fiorì 
in  Milano  nel  522  per  un  Santo  Dazio 
che  trovasi  nel  martirologio.  Bardoino 
la  fa  signora  di  Candia  sotto  Costan- 
tino, contro  cui  combattè  un  Ante  a- 
vendo  alla  testa  Bardasalero  e  Teo- 
doro neir  anno  170.  Un  Leone  gran 
capitano  nel  1274  difese  Costantinopoli 
da'  Barbari,  e  fu  ceppo  di  due  fami- 
glie, la  detta  milanese  e  la  pisana, 
dopoché  la  famiglia  per  disgrazie  patite 
finalmente  recar  si  dovette  da  quella 
a  questa  città,  cioè  a  Pisa.  Lasciamo 
che  il  Baronio  ed  il  Bonfiglio  discor- 
rano a  luno'o  dei  varii  rami  di  tal  fa- 
miglia.  Noi  in  quanto  al  ramo  pisano 
ci  limitiamo  a  riferire  che  a  causa  delle 
persecuzioni  de^  Visconti  con  molte 
ricchezze  l'iparò  in  Sicilia  nel  1300. 

Ebbe  a  capo  un  Filippone  o  Fili- 
pazzo  che  procreò  Nicolò  e  Giovanni, 
ceppo  uno  de'  Principi  di  Villafranca 
e  l'altro  de' baroni  di  Solanto.  Da  Ni- 
colò venne  Antonio,  il  quale  edificò  la 
terra  di  Villafranca  e  morì  senza  figli 
nel  1512  lasciando  al  fratello  Andre  otto 
la  sua  eredità.  Da  questi  un  altro 
Antonio  che  procreò  Giuseppe  padre 
di  Francesco,  che  fu  il  primo  principe 
di  Villafranca  per  concessione  di  Fi- 
lippo III  il  1609:  fu  egli  pretore  di 
Palermo  e  gran  letterato.  In  quanto 
alla  linea  di  Giovanni  s' incontrano  va- 
rie baronie  di  cui  ignoriamo  il  seguito. 
Il  Villabianca  prosegue  con  Francesco 
P  linea,  1647,  morto  il  1697;  v.  Mon- 


gitore,  biblioteca.  Varii  distinti  perso- 
naggi di  questa  famiglia  occuparono 
le  prime  cariche  dello  Stato  come  di 
presidente,  vicario  generale,  proto- 
notaro  del  Regno,  Pretore,  Senatore, 
Strafico,  ec.  La  famiglia  conta  non  po- 
chi cavalieri  di  Malta,  di  Calatrava  e 
del  S.  Gennaro ,  e  gli  onori  si  ebbe 
della  grandìa  di  Spagna  non  che  del 
titolo  di  principe  del  S.  R.  Impero. 

Questa  nobilissima  famigUa  dividesi 
osriri  a  Palermo  in  tre  linee. 

no 

1."  Nei  principi  di  Villafranca,  duchi 
di  Salaparuta  ec. 

2.°  Nei  duchi  di  Saponara. 

3."  Nei  duchi  delle  Pietretagliate. 

Leva  per  armi  secondo  gli  autori 
concordemente  :  campo  d' oro  con  tre 
pali  di  nero,  sopporto  un'  aquila  bici- 
pite—  Corona  di  principe.  Tav.  Vll.e. 
Agnello — Antichissima  famiglia  di  Lentini 
secondo  Mugnos,  la  quale  fu  chiara 
nelle  discipline  ecclesiastiche  anche  in 
Messina,  ove  ebbe  un  arcivescovo.  Po- 
scia in  Lentini  stesso  si  estinse,  stante 
da  Carlo  d' Angiò  essere  stata  dichia- 
rata fellone  e  quindi  passò  in  Genova 
e  Pisa.  Nondimeno  un  rampollo  Paolo 
venne  da  Pisa  in  Siciha  il  1449  sotto 
il  re  Alfonso;  fu  mastronotaro  e  ca- 
pitano delle  carceri  del  castello  e  terra 
di  Mistretta  in  feudo.  Il  figlio  Anto- 
nino acquistò  altro  territorio.  Vanta 
non  pochi  gentiluomini  che  con  fami- 
glie nobili  imparentarono.  Il  ]\Iinutoli 
riferisce  qualche  soggetto  nobile  in  Ca- 
strogiovanni. 

Armasi:  campo  azzurro  con  quattro 


pali  d'oro  ed  un  agnello  d'argento 
broccante  sul  tutto. — Corona  di  barone. 
Tav.  Vili.  5. 

—  Al  dir  di  Mugnos  famiglia  nobile 
aragonese.  Martino  di  Agnon  cavaliere 
passò  in  Sicilia  con  re  Pietro  d'Ara- 
gona nel  1282,  ed  ottenne  la  castel- 
lania  di  Lentini  ove  fondò  la  sua  fa- 
miglia. Indi  passò  in   Randazzo. 

Armasi:  campo  d'argento  con  una 
aquila  nera  che  tiene  con  gli  artigli  due 
serpi  nere.  Tav.  XV.  io. 
Agon  —  Nobile  famiglia  d'Aragona,  che  il 
Mugnos  dice  passata  in  Sicilia  con  Pie- 
tro d'Aragona.  Un  Martino  Sennenes 
d'  Agon  fu  maggiordomo  dell'  infante 
Federico.   Armasi:  campo  d'oro  con 
tre  monti   verdi   sormontati    da   una 
stella  rossa.  Tav.  XV.  n 
Agostino  —  Famiglia  catalana,  pisana,  sici- 
liana;   della    prima    scrive    l'arcive- 
scovo Agostino  di  Terragona,  della  se- 
conda il  Mugnos,  e  della  terza  l'Inveges 
il  quale  sostiene  ella  essere  qui  venuta 
da  Pisa  sotto  Carlo  d'Angiò  con  su- 
premi carichi  :  indi  passata  in  Polizzi, 
Messina  e  Palermo. 

Fiorirono  di  questa  famiglia  An- 
dreotto  d'Agostino  che  col  figlio  Pe- 
truccio  furono  maestri  razionali  e  ca- 
stellani ereditari  del  castello  di  Maz- 
zara,  un  altro  Pietro  capitano  delle 
armi  nella  città  di  Trapani,  e  vicario 
generale  del  Regno,  Andreotto  pretore 
di  Palermo  ec.  Possedè  al  dir  di  Mu- 
gnos il  feudo  di  Feureni  ed  altri. 

Armasi  secondo  Inveges  :  campo  az- 
zurro con  tre  fasce  d'oro   accompa- 


55 
gnate  da  sei  vasetti  pur  d'oro  situati  3, 
2, 1. — Corona  di  barone.  Tav.  VIII.  6. 
Agrailionte — Fa  per  armi  secondo  il  Villa- 
bianca:  campo  azzurro  con  un  monte 
d'argento  e  balze  verdi.  Tav.  Vili.  7. 
Agraz  —  Secondo  Mugnos  famiglia  oriunda 
sjyagnuola.  Il  primo  che  apparve  in  Si- 
cilia fu  D.  Alfonso  de  Agraz  reggente 
e  presidente  del  Tribunale  del  Real 
Patrimonio,  ed  ebbe  il  titolo  di  mar- 
chese di  Laguna.  Il  Villabianca  nella 
sua  Appendice  accenna  ad  un  Giuseppe 
Agraz  duca  di  Castelluccio  investito 
il  1744,  il  quale  sposò  la  nobile  dama 
Elisabetta  Moscati  fìgha  del  conte  Na- 
varro di  Malta. 

Le  armi  di  questa  famiglia  rilevansi 
giusta  il  Villabianca  da  una  cappella 
gentilizia  in  Santa  Croce  di  Palermo 
cioè:  campo  d'oro  con  due  viti  verdi 
e  grappoli  d'  uva  azzurre.  —  Corona 
di  duca.  Tav.  Vili.  s. 
Agrigento  o  Cingenti — NegU  atti  e  registri 
della  R.  Cancelleria  di  Palermo  dice 
Mugnos  si  rinvengono  molti  gentiluo- 
mini di  tal  famiglia,  chiari  nelle  lettere, 
neUe  armi  ed  in  varie  cariche;  ma  per- 
chè oggi  estinta  ricordiamo  il  solo  Ri- 
naldo, che  nel  1397  il  re  Martino  lo 
chiamò  suo  nolnle  amico  e  familiare, 
concedendogli  il  castello  d'Agrigento; 
stante  avere  colle  sue  forze  contribuito 
a  togliere  la  città  di  Girgenti  dalla  op- 
pressione dei  Chiaramontani.  Da  lui 
Gerardo,  e  cosi  di  seguito  sino  a  Mi- 
chelangelo barone  di  Rabbugini. 

Leva  per  armi  :  campo  diviso,  nel 
1°  azzurro  un  castello  d'argento  sor- 


56 

m  ontato  da  tre  torri  dell'  istesso  me- 
tallo; nel  2°  d'argento  con  tre  fasce 
ondate  d'azzurro. — Corona  di  barone. 
Tav.  Vili.  9. 

Aidone — Secondo  riferisce  Savasta  famiglia 
oriunda  d'Aragona,  portata  in  Sicilia 
da  un  Corrado  Aidone  che  fu  segre- 
tario di  re  Federico  II  in  molto  pre- 
gio tenuto.  Da  lui  Giacomo  e  Gerardo; 
nella  linea  del  primo  troviamo  un  Gio- 
vanni, barone  del  feudo  di  S.  Giuliano 
1513,  e  nella  linea  del  secondo  lo  stesso 
Gerardo   che  fu  barone  del   feudo  di 
Montagna  di  Marzo  nel   territorio  di 
Piazza,  come  accennali  Mugnos;  non 
che  altri  cospicui  baroni,  che  occupa- 
rono le  prime    cariche    della   città  di 
Sciacca. 

Armasi  secondo  il  citato  autore  : 
campo  rosso  con  fascia  d'argento  ac- 
compagnata da  un  capriolo  d'argento 
in  punta,  e  da  due  stelle  d' oro  con  sei 
raggi  in  capo — Corona  di  barone.  Ta- 
vola Vili.  11. 

Airoldi  —  Famiglia  nobile  milanese  decorata 
del  titolo  di  conte  di  Lecco. 

Le  poche  notizie  che  il  solo  Villa- 
bianca  ci  offre  sono  del  1711:  si  vede 
il  titolo  di  marchese  di  Santa  Colomba 
da  Gaspare  Santa  Colomba  e  Denti 
passò  a  Giambattista  Airoldi,  che  ne 
fece  acquisto.  Egli  nel  1723  fu  depu- 
tato del  regno,  morì  nel  1729.  Il  di 
lui  figlio  Cesare  mori  giovine  senza 
figU  in  Milano.  Intanto  l'eredità  passò 
al  fratello  Giuseppe.  Tra'  personaggi 
riguardevoli  di  tal  famiglia  sono  da  an- 
noverarsi monsignor  Carlo,  prelato  in 


Roma,  D.  Alfonso  valente  letterato  in- 
vestito d'  un'  abbazia  parlamentare  il 
1751,  D.  Stefano  bravo  giureconsulto 
e  maestro  razionale  perpetuo  del  Tri- 
.  bunale  del  Real  Patrimonio,  indi  Pre- 
sidente del  Concistoro,  morì  da  Pre- 
sidente del  Tribunale  della  R.  Gran 
Corte:  in  fine  un  Giambattista  Airoldi 
duca  Cruillas  pretore  della  città  di  Pa- 
lermo nel  1808. 

Leva  per  armi:  campo  diviso  di  due 
linee,  nel  V  d' oro  con  un'  aquila  nera 
colle  ali  al  volo  spiegate;  nel  2°  ri- 
tondato  d' argento  e  d' azzurro  ;  nel  3° 
d'argento  con  la  biscia  d'azzurro. — 
Corona  di  marchese.  Tav.  VIII.  u. 

Ajala — ^11  Villabianca  l'arma:  campo  d'ar- 
gento con  due  lupi  neri  passanti  si- 
tuati in  palo,  accompagnati  da  nove 
stelle  nere  con  sei  raggi,  situate  in 
orlo.  Tav.  Vili.  io. 

Ajedo  —  Si  arma  secondo  il  Villabianca: 
campo  d'argento  con  un  albero  di  pe- 
gno verde,  accompagnato  da  due  ca- 
valli neri  passanti.  Tav.  Vili.  12. 

Ajello  —  Famiglia  nobile  napolitana,  dice 
Mugnos  e  propriamente  tra  le  estinte 
del  sedile  capuano,  avendo  sempre  oc- 
cupato supremi  carichi.  Il  Bleda  lib.  4, 
si  avvisa  che  gli  Ajelli  di  Termini  in 
Sicilia  sono  una  derivazione  di  quella. 
Armasi  secondo  il  Villabianca:  campo 
d'oro  con  un  albero  di  palma  verde 
abbrancato  da  un  leone  nero,  il  Mu- 
gnos invece  l' arma  campo  rosso  con 
un  leone  d' oro.  Tav.  Vili.  13. 

AjlltamicrlstO — Giusta  Mugnos  questa  ricca 
.  e  potente  famiglia  passò  da  Pisa  va. 


Sicilia  sotto  Alfonso  di  Castiglia.  Ar- 
ricchì col  commercio,  e  tanto  che  ac- 
quistò Misilmeri  di  cui  Guglielmo  Aju- 
tamicristo  fu  il  primo  ad  essere  inve- 
stito nel  1385.  Il  di  lui  fratello  com- 
prò il  feudo  dell'abito  di  S.  Filippo. 
A  lui  succedette  Ruggiero  che  nel  1500 
comprò  dal  conte  di  INIodica  la  terra 
di  Caratatimi.  Di  là  una  serie  di  sog- 
getti molto  pregiati ,  ed  un  Pietro  nel 
1520  fu  giurato,  possedendo  im  bel 
palazzo  alla  Fieravecchia,  ove  nel  1535 
fu  alloggiato  l'imperatore  Carlo  V  e 
che  poi  appartenne  ai  duchi  di  Mon- 
talto.  Governò  la  città  cogli  uffici  di 
pretore  e  senatore. 

Armasi  secondo  Inveges,  e  come  os- 
servasi sulla  porta  del  citato  palazzo: 
campo  d' oro  con  cinque  fuselli  az- 
zurri accollati  e  situati  in  fiscia ,  lo 
scudo  cimato  da  ehno  con  lambrequi- 
ni. — Corona  di  barone.  Tav.  VIIL  15. 

Ajulo  —  i\jitica  e  nobile  famigha  trapa- 
nese al  dir  di  Mugnos.  Nel  1392  un 
Nicolò  fu  2°  provveditore  del  palazzo 
di  Federico  III,  e  suo  padre  Vincenzo 
regio  cavaliere.  Il  Nicolò  ebbe  un 
feudo  in  Siragusa.  Segue  una  linea  d' il- 
lustri personaggi  che  sostennero  eccel- 
lenti carichi  sino  a  Lorenzo,  che  fu  ar- 
mato cavaliere  dall'imperatore  Carlo  V 
venendo  in  Trapani  il  1535,  ed  eletto 
quinci  capitano  di  quella  città. 

Si  arma:  campo  rosso  con  una  croce 
d'oro  ed  una  corona  di  pater  noster 
neri,  situata  broccante  in  orlo. —  Co- 
rona di  barone.  Tav.  Vili.  io. 

4Ia  —  Famiglia  antica  di  Catalogna  come 


57 

dal  Mugnos,  d' onde  un  ramo  passò  in 
Sicilia,  e  propriamente  in  Catania  sotto 
Federico  II  un  tale  Guarnuccio  Ala 
suo  segretario.  Da  lui  altro  Guarnuc- 
cio che  fu  barone  de'  feudi  cìi  Cani- 
cattini,  Racalveti  e  la  Fontana  della 
Mortilla.  Nel  1584  passò  in  Messina, 
Ebbe  un  cavaliere  di  Malta,  e  possedè 
anche  i  feudi  di  Spalla,  Bigini,  Mastrari 
e  Prioli.  Il  Minutoli  la  dichiara  estinta 
citando  un  Pierotto  in  Messma  e  l'ar- 
ma: campo  azzurro  con  un'ala  d'oro. 
Il  Mugnos  invece  :  campo  azzurro  con 
un'ala  d'argento. — Corona  di  barone. 
Tav.  vie.  n. 
Alagona  —  Al  dir  di  Mugnos  una  delle  piU 
illustri  ed  antiche  famighe  di  Spagna. 
Prese  tal  cognome  da  una  terra  d'A- 
ragona; e  ciò  per  un  Artale  che  se- 
condo il  Surita  in  Catalogna  era  si- 
gnore del  castello  di  Alevona  il  1133. 
Il  primo  ceppo  fu  un  Ermilao,  prin- 
cipe di  Agen  uno  dei  nove  cavaUeri 
francesi  che  liberarono  da'  Mori  la 
Spagna  il  1121.  La  trapiantò  in  Si- 
ciha  im  Blasco  d' Alagona  che  seguì 
il  re  Pietro  d'Aragona,  e  per  gli  Stati 
e  Baronie  che  acquistò  si  fermò  ivi 
con  gran  splendore.  Nulla  diciamo  dei 
famosi  avvenimenti  di  Artale  e  di  Bla- 
sco bravi  nella  milizia,  commendati  dal 
Fazello.  Solo  è  da  notare  che  per  tali 
motivi  i  signori  Alagona  ne'  loro  pri- 
vilegi furono  da'  re  aragonesi  appel- 
lati loro  consanguinei  sin  dal  1365. 
Quindi  ognun  vede  quanti  domini  di 
terre  e  di  castella  posseder  dovettero 
in  Catania  e  ne'  dintorni,  che  sarebbe 


58 
lungo  qui  tutti  riferire.  Il  conte  Ar- 
tale  d'Alagona  dopo  la  morte  del  re 
Federico  III  governò  la  Sicilia  col  ca- 
rico di  vicario  e  tutore  della  regina 
Maria.  L'ultimo  di  questa  famiglia  fu 
un  Francesco  nel  1518  il  quale  venne 
•  investito  del  feudo  di  Priolo. — Armasi 
secondo  il  Minutoli:  campo  d'oro  con 
sei  palle  nere  situate  2,  2  e  2,  lo  scudo 
sormontato  da  corona  di  conte,  sup- 
porto im'  aquila  bicipite.  Tav.  Vili.  i8. 

Alaimo  —  Antica  famiglia  nobile  di  Lentini 
al  dir  di  Mugnos  portata  in  Sicilia  da 
Roberto  Alaimo,  alunno  dello  infante 
D.  Saverio  d'Aragona  figlio  naturale  di 
re  Federico  II.  Un  Giovanni  passò  nel- 
r  isola  di  Malta  col  carico  di  governa- 
tore come  scrive  Abela  ;  ivi  la  sua  po- 
sterità si  condusse  molto  nobilmente 
come  pure  in  Siragusa. — Fa  per  armi  : 
un  campo  diviso  di  azzurro  e  d'argento 
ed  una  fascia  d'oro  broccante  sul  di- 
viso, e  in  capo  un'aquila  d'oro  volante. 
— Corona  di  marchese.  Tav.  Vili.  i9. 

Alatrinì — Famiglia  indigena  di  Taormina, 
un  Goffredo  fu  cardinale  di  S.  Chiesa 
sotto  Papa  Urbano  IV. — Levò  per  armi 
giusta  Mugnos:  campo  rosso  con  due 
cani  d'argento  passanti.  Tav.  XV.  12. 

Albanionte  —  L' antichità  di  questa  famiglia 
secondo  Mugnos  rimonta  all'  epoca  del 
Vespro,  in  cui  si  vede  che  la  città  di 
Naro  elige  a  governatore  un  certo 
Leone  Albamonte.  Da  lui  un  Giovanni 
che  per  essere  valoroso  nelle  armi  ebbe 
da  Federico  III  conferito  il  feudo  di 
Motta  d'Affermo.  Da  costui  venne  un 
Muzio,  che  il  ViUabianca  riconosce  qual 


primo  ceppo  della  famiglia,  investito 
da  re  Martino  il  1453.  Da  lui  un  Gio- 
vanni che  mori  militando  ni  favore  dello 
stesso  re  in  Sardegna.  Un  Guglielmo 
fu  valoroso  capitano  sotto  Prospero 
Colonna  in  prò  del  re  di  Spagna  e 
contro  i  Francesi.  Fu  uno  dei  dodici  Ita- 
liani che  combatterono  alla  Girignola, 
nella  quale  disfida  rimasero  vittoriosi. 
Si  arma  secondo  il  ViUabianca  :  cam- 
po rosso  con  un  monte  d'argento  ed  un 
sole  d'oro  nascente. —  Corona  di  baino- 
ne. Il  Mugnos  l'arma  inquartato  nel  1° 
e  4"  verde  con  quattro  fasce  d'argento; 
nel  2°  e  3°,  di  rosso  con  una  stella  di 
oro.  —  Corona  di  barone  Tav.  Vili.  20. 

Albanelli  —  Da  Valenza  come  Mugnos  ri- 
ferisce per  Gerardo  Albanelli  questa 
nobile  famiglia  pervenne  in  Sicilia;  ivi 
fiorì  ancora  un  Guglielmo ,  capitano 
valoroso  di  re  Alfonso  d'Aragona,  ed 
un  Giovanni  di  lui  fratello  fa  posses- 
sore di  molte  ricchezze. 

Leva  per  armi:  campo  rosso  con  sei 
stelle  d'oro  situate  3,  2  e  1.  Tav.  XV.  14. 

Albancs  —  Un  Pietro  Albanes,dice  Mugnos, 
fu  miles  segretario  della  regina  Bianca 
di  Navarra,  portò  in  Sicilia  questa 
famiglia,  ed  ivi  acquistò  la  baronia  di 
Boternò  e  Marco  di  Grado. 

Armasi  :  campo  rosso  con  un  cane  di 
argento  rampante  con  collare  d'oro. — 
Corona  di  barone.  Tav.  XV.  13. 

Albanese  —  Si  arma  secondo  il  ViUabianca: 
campo  di  argento  con  una  fascia  az- 
zurra caricata  da  un  sole  d'oro. Tav.IX.i. 

AlbanetO — Oriunda  di  Francia  secondo  Mu- 
gnos, venne  in  Palermo  questa  distinta 


e  nobile  famiglia,  portata  prima  in  Na- 
poli da  un  Gerardo,  che  seguì  Carlo 
d'Angiò,  e  poi  in  Sicilia  da  un  Or- 
lando, cameriere  della  regina  Eleonora, 
da  cui  un  Riccardo  pretore  di  Palermo 
nel  1402. 

Armasi:  campo  verde  con  tre  monti 
di  argento  sormontati  da  una  stella 
rossa.  Tav.  XV.  15. 

Albani  —  Armasi  secondo  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  una  fascia  d'oro,  ac- 
compagnata da  una  stella  d'oro  con 
sei  raggi  in  capo,  e  da  tre  monti  di 
oro  in  punta.  Tàv.  IX.  2. 

Albergaria  —  Questa  nobile  famiglia  di  Por- 
togallo, ove  fiorì  a  tempo  de'  Romani, 
presenta  al  dir  di  Mugnos  per  primo 
stipite  un  Don  Saverio  &otto  Alfonso  I. 
Devesi  al  suo  valore  il  conquisto  de' 
cristiani  della  città  di  Lisbona.  Un 
Garzi  facendo  passaggio  in  Sicilia  con 
Pietro  I  d'Aragona,  e  venuto  in  Pa- 
lermo, ottenne  da  lui  la  custodia  del 
quartiere  Neapoli  dal  suo  nome  poi 
detto  dell'Albergarla. 

Levò  per  armi:  campo  azzurro  sparso 
di  gigli  d' oro,  ed  una  banda  nera  ca- 
ricata da  tre  scudetti  d' oro  broccante 
sul  tutto.  Tav.  XV.  16. 

Alberti  —  Famiglia  oriunda  pisana,  come 
dice  Mugnos,  traendo  principio  dalla 
antica  e  chiara  famiglia  de'  Pierieri. 
Sotto  re  Alfonso  nel  1430  passò  in 
Palermo.  Un  Antonio  fu  vicario  del 
regno  a'  tempi  di  Carlo  V.  Suo  figlio 
Filippo  fu  barone  di  Nicchiara  in  Mi- 
neo,  ove  continuò  il  suo  stipite.  Un 
altro   rampollo    da  Firenze   venne   in 


59 
Messina  circa  l'anno  1528  ove  si  caso; 
e  il  di  lui  figlio  Simone  acquistò  nel 
1588  la  terra  e  baronia  di  Pintodat- 
tolo  in  Calabria.  Da  questi  nacquero 
Giuseppe  e  Stefano;  il  primo  ebbe  in- 
vertita la  detta  baronia  nel  titolo  di 
marchese  nel  1600;  il  secondo  reca- 
tosi in  Napoli  comprò  la  terra  di  Pa- 
gliara; e  poscia  stabilissi  in  Palermo. 
Fra  le  celebrità  di  famiglia  bisogna 
annoverare  un  Pontefice  Innocenso  VI 
e  due  cardinali  Ardoino  e  Stefano  1439. 
Armasi  :  campo  azzuro  con  una  ca- 
tena d'oro  situata  in  croce  di  S.  An- 
drea; in  capo  imo  scudetto  d'oro  con 
giglio  rosso,  insegna  di  Firenze  che 
vi  aggiunse  la  famiglia  Alberti  di  Mes- 
sina. Lo  scudo  sormontato  da  un  elmo 
con  lambrequini. —  Corona  di  marche- 
se. Tav.  IX.  3. 

Albirolo  —  Al  dir  di  Mugnos  antica  nobile 
famio'lia  di  Messina  col  titolo  di  barone 
al  servizio  di  re  Ludovico  1344. 

Armasi  :  campo  rosso  con  tre  fasce 
di  argento.  —  Corona  di  barone  Ta- 
vola XV.  n. 

Alborez — Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po d'argento  con  tre  bande  azzurre, 
e  la  bordura  d' oro  caricata  da  quat- 
tro gigli  azzurri,  situati  uno  in  capo, 
due  ai  fianchi,  ed  uno  in  punta;  e  quat- 
tro crocette  di  S.  Andrea  azzurre  si- 
tuate agli  angoh.  Tav.  IX.  e. 

Alboronc  —  Armasi  secondo  il  Villabianca: 
campo  d' oro  con  un  albero  nero  sor- 
montato da  tre  stelle  nere  con  sei  raggi. 
Tav.  IX.  5. 

Albricio  —  Armasi    giusta  il   Villabianca  : 


60 
campo  azzurro  con  un  castello  d'oro 
sormontato  da  un  serpente  d' oro  at- 
tortigliato. Tav.  IX.  4. 

Albuzio  Albutìo — Nobile  famiglia  milanese, 
secondo  Mugnos.  Un  Giordano  d'Albu- 
tio  la  trapiantò  in  Sicilia,  essendovi 
stato  confinato  dall'Imperatore  Fede- 
rico IL 

Leva  per  armi  :  campo  d' oro  con 
tre  fasce  rosse  ed  una  banda  rossa 
broccante  sul  tutto.  Tav.  XV.  is. 

Alcono  —  Tal  nobile  antica  famiglia  origi- 
naria di  Roma  secondo  Mugnos  passò 
in  Sicilia,  ove  possedè  la  baronia  di 
Bulgarano;  un  Alessio  Alcono  fu  ca- 
.  merlerà  della  regina  Maria  nonché  go- 
vernatore deUa  camera  reginale. 

Armasi:  campo  rosso,  con  tre  ca- 
prioli d'oroj,  accompagnati  da  una  croce 
potenziata  d' oro  situata  sopra  il  se- 
condo capriolo.  —  Corona  di  barone 
Tav.  XV.  19. 

Alcorace — 'Antica  famiglia  della  città  di 
Mazzara  in  Sicilia,  ove  a  dir  di  Mugnos 
à  goduto  le  prime  cariche  della  sua 
patria.  Un  Pietro  Alcorace  nel  1571 
fu  inviato  ambasciatore  al  re  Martino 
per  rendergli  omaggio  e  fedeltà. 

Leva  per  armi:  campo  d'argento  con 
un  montone  nero  rampante.  Tav.  XV.  20. 

Aldeniondo  —  Armasi  giusta  li  Villabianca  : 
campo  di  argento  con  una  fascia  di  vajo, 
accompagnata  da  una  croce  d' azzurro 
in  capo.  Tav.  IX.  7. 

Alderìsio  —  Famiglia  nobile  di  Termini  co- 
me riferisce  Mugnos;  un  Alderisio  ca- 
valiere tradì  il  re  dando  la  città  di 
cui  era  governatore  a  re  Roberto  di 


Napoli,  ove  fu  costretto  rifuggiarsi,  tro- 
vando compensi  e  doni. 

Fa  per  armi:  campo  rosso  con  un 
monte  d' oro  sormontato  da  un  giglio 
dell' istesso  metallo.  Tav.  XVI.  1. 

Aldobrandiaì — Fiori  questa  famiglia  in  Pa- 
lermo, al  dir  di  Mugnos,  ove  provenne 
da  Roma  0  da  Bologna.  Vanta  molti 
illustri  soggetti  militari  prelati  e  por- 
porati. Fu  ingrandita  da  Papa  Cle- 
mente Vili  di  tal  cognome.  Un  Luigi 
fu  straticò  in  Messina  nel  1336,  come 
un  Giovanni  nel  1379  fu  Senatore  e 
Pretore  di  Palermo. 

Armasi:  campo  azzurro  con  una  ban- 
da doppio  merlata,  accostata  da  sei 
stelle  d'oro  situate  3  in  capo  e  3  in 
punta.  Tav.  XVI.  2. 

Aledo — Leva  per  armi  secondo  il  Villa- 
bianca:  campo  diviso  nel  1°  rosso  con 
un  castello  d'oro  ed  un  braccio  ar- 
mato sporgente  dalla  porta,  accompa- 
gnato da  due  dadi  d'argento  con  cin- 
que punti  neri,  nel  2"  d'argento  con 
due  cavalli  neri  passanti.  Tav.  IX.  8. 

Alessandrano — Secondo  il  Mugnos,  un  Aldo 
da  Savoja  venne  in  Sicilia,  col  carico 
di  gentiluomo  di  camera  della  regina 
moghe  di  re  Federico  II,  e  stabilì  sua 
dimora  in  Catania.  Un  di  lui  figlio 
Onofrio  fu  consultore  di  re  Martino, 
da  cui  ottenne  la  terra  di  Nuzzolino 
nel  1399.  Da  lui  un  .Udo  che  nel  1420 
fu  capitano  in  Catania  e  senatore. 

Armasi  :  campo  d' argento  con  im'  a- 
quilanera  bicipite  e  di  sotto  onde  mari- 
ne.— Corona  di  barone.  Tav.  IX.  n. 

Alessandro  —  Famiglia  Fiorentina,  dice  Mu- 


gnos  passata  in  Napoli  ove  era  anno- 
verata tra  le  nobili  del  sedile  di  Nilo. 
Un  Guglielmo  Alessandri  o  d'Alessan- 
dro fu  il  primo  a  trapiantarla  in  Si- 
cilia e  px'ecisamente  in  Catania,  dove 
fu  ascritto  nella  maestra  de'  nobili  ed 
ottenne  dal  re  Alfonso  il  feudo  della 
Giarretta.  I  di  lui  posteri  si  sono  con- 
servati nobilmente  in  varie  città  del- 
l' Isola. 

Armasi  :  campo  d' oro  con  un  ca- 
vallo bucefalo  corrente.  —  Corona  di 
barone  Tav.  IX.  12. 
Alessio — A  causa  de'  tremendi  partiti  guelfo 
e  ghibellino  la  nobile  famiglia  Alessio 
composta  di  due  fratelli  Partenio  e 
Guidone  secondo  Mugnos  da  Roma 
moveva  in  Palermo  ove  trapiantavasi. 
Costoro  pel  militare  valore  consegui- 
rono da  re  Federico  molte  e  grosse 
terre  in  Messina  e  Castrogio vanni — 

Nella  prima  linea  troviamo  un  An- 
tonio maritato  nella  città  di  Piazza  che 
fu  barone  di  Bugidiano  per  ragion  di 
matrimonio,  1435,  ciò  sino  ad  un  al- 
tro Antonio  che  nel  1500  mori  senza 
prole.  Nella  seconda  linea  un  Matteo 
Alessio  fu  senatore  in  Messina  nel 
1550  e  capitano  in  Catania  il  1533. 

Dal  Matteo  ne  vennero  dei  cavalieri 
di  Malta  fra  cui  celebre  un  Alessan- 
dro, 1558.  In  fine  fiori  anche  in  Mar- 
sala. 

Armasi:  campo  d'oro  con  tre  rose, 
situate  I  e  2,  (male  ordinate). — Co- 
rona di  barone.  Tav.  IX.  10. 
Ale\audi'0  — Famiglia  nobile  al  dir  di  Mu- 
gnos in  molte  città  d'Italia,  non  che 


61 

in  Messina,  ove  ricordasi  pel  primo 
un  Giovan  Filippo  Alessandro,  che  fu 
consigliere  di  re  Alfonso. 

Spiega  per  armi:  campo  rosso  con 
tre  monti  d' oro,  battuti  da  onde  ma- 
.  rine.  Tav.  XVI.  3. 

Alfiere — Questa  famiglia  dice  Mugnos  fiori 

in  Polizzi,  ove  ebbe  capitani  e  giurati. 

Armasi:  campo  azzurro  con  un'ala 

d'argento  ferita  da  una  saetta.TAV.  X.  i. 

AH'onso  —  Famiglia  portoghese,  sappiamo 
per  Mugnos  che  un  Martino  Alfonso 
fiori  nel  1383,  e  che  un  cavahere  di- 
stintissimo Rodorico  venne  in  Siciha 
sotto  re  Ferdinando  I  col  carico  di 
consigliere  dell'infante  D.  Giovanni, 
da  cui  ottenne  varie  rimunerazioni. 
Nel  1443  si  recò  in  Siciha  anche  un 
Ferdinando  cavaliere  di  S.  Giacomo 
della  Spada;  che  al  dir  del  Minutoli  il 
1444  abitò  in  Trapani,  ottenendo  po- 
scia il  carico  del  museo  del  regio  pa- 
lazzo con  larghe  rimunerazioni.  Da 
lui  Francesco  ed  Antonio,  regii  ca- 
valieri, però  quest'ultimo  si  caso  in 
Trapani  con  Violante  Sigerio  mercè 
real  privilegio  di  potere  in  quei  mari 
edificare  una  sahna  1504;  ottenendo 
perciò  l'isola  della  Calcara,  non  che 
un  Fano  nel  porto  di  detta  città  una 
co'  dritti  corrispondenti.  Fu  egli  tre 
volte  prefetto  di  detta  città  1495,  e 
giurato  nel  1500.  Continuando  la  di- 
scendenza incontriamo  un  Alessio  pre- 
fetto 1573;  un  Agostino  barone  di  Ca- 
laci ed  altri,  fra'  quali  un  Alfonso  Gu- 
ghelmo  barone  di  Graniti  0  di  Man- 
giavacchi,  fatto  cavaliere  da  Carlo  V 

8 


nel  1535,  ed  un  Rois  tanto  accetto 
al  detto  imperatore  nel  1549  il  feudo 
deir  Amorosa  ottenne. 

Spiega  per  armi  secondo  il  Minu- 
toli:  campo  azzurro  con  una  fascia  di 
oro  accompagnata  da  sei  stelle  d'oro 
con  sei  raggi,  situate  3  in  capo  e  3  in 
punta. — Corona  di  barone.  Tav.  IX.  i3. 
Algaria — La  è  una  famiglia,  dice  Mugnos 
di  chiarissima  origine  catalana  perchè 
un  Giovanni  Perez  de  Algaria  genti- 
luomo impiegato  a'  ser\àzì  di  re  Mar- 
tino e  di  re  Alfonso  nel  1416  acqui- 
stò la  castellania  di  Capopassaro  col 
carico  di  custode  maggiore  delle  ma- 
rine deUa  riva  occidentale.  Poiché  si 
congiunse  in  matrimonio  con  Antonia 
Cassarino  famiglia  nobile  diNoto.  1418 
ivi  fermò  sua  stanza.  Da  lui  un  Pie- 
tro altri  ed  in  linea  retta,    che  vis- 
sero con  onorati  carichi. 

Tra'  personaggi  piti  distinti  trovia- 
mo un  Almerico,  che  coli' appoggio  del 
vescovo  cU  Malta  Corsetto  suo  zio  fu 
tre  volte  capitano  di  quest'isola  non 
che  governatore  di  Gozo  ed  altri  ca- 
richi si  ebbe.  Epperò  i  di  lui  figh  Gio- 
vanni e  Pietro  non  pochi  servigi  ren- 
dendo a  Carlo  V  ottennero  grossi  com- 
pensi e  quinci  abitarono  in  Palermo, 
ove  sostennero  i  migliori  officii  nobili. 
In  questa  linea  troviamo  un  Gaspare 
che  fu  giurato  nel  1607  e  1608  e  po- 
scia il  figlio  Carlo  senatore  nel  1646, 
divenuto  indi  deputato  del  regno  nel 
1653.  Commendasi  ancora  dal  Mon- 
gitore  tra'  letterati  un  Simone;  più 
al  dire  del  Villabianca  una  Melchiorra 


Algaria  che  fu  prima  duchessa  di  Ga- 
lizia titolo  concedutole  da  re  Fihppo  IV 
nel  1660. 

Armasi  giusta  il  detto  Mugnos  :  in- 
quartato in  croce  di  S.  Andrea  il  capo 
e  la  punta  lozangato  d'oro  e  di  nero, 
ed  ai  fianchi  d'azzurro  con  una  stella 
d'oro  a  sei  raggi.  Lo  scudo   sormon- 
tato   da   un   elmo    di   nobile    antico. 
Tav.  IX.  14. 
Alias — Armasi  giusta  il  ViUabianca:  campo 
azzurro  con  un  leone  d' oro,  che  tiene 
nelle  zampe  anteriori  due  ali  pur  d'oro. 
Tav.  IX.  15. 
Alibrio  —  Armasi   secondo  il  Villabianca: 
campo  diviso;  nel  1  d'azzurro  con  tre 
monti  d'oro  sormontati  da  tre  stelle 
dell'  istesso  metallo,  situate  in  fascia, 
e  nel  2  campo  rosso  con  un'  ala  d'ar- 
gento accompagnata  da  due  leoni  di 
oro.  Tav.  IX.  le. 
Alifi  0  Galifl — Famigha  di  greca  origine  se- 
condo Mugnos,  stante  un  cavaliere  Bal- 
dovino  essersi   staccato    dal   servizio 
dell'  imperatore  Paleologo,  e  recato  in 
Sicilia  attaccandosi  a  re  Ruggiero  di 
quello  nimicissimo,  e  prendendo  per 
sua  dimora  Messina,  ove  fondò  la  sua 
nobile  famiglia.  Suo  figlio  Roberto  fu 
arcivescovo;  epperò  Guglielmo  un'al- 
tro de'  suoi  figli  si  caso  in  Palermo, 
ed  il  di  lui  primogenito  Benerio  passò 
a'  servizi  dell'imperatore   Enrico  VI 
ottenendone  in   compenso  un   ballato 
in  feudo  di  detta  città  di  Messina  con 
privilegio  del  1195.  che  vari  primo- 
geniti della  linea  ebbero   conflrmato. 
Un  Antonio  sotto  re  Pietro  II  fu  gen- 


tiluomo  di  camera,  e  portulano  del  ca- 
ricatore di  Girgenti;  un  Francesco 
letterato  di  vaglia  e  cardinal  di  Santa 
Chiesa  1380. 

Nel  1506  la  famiglia  ebbe  concessa 
la  zecca  di  Messina,  come  pure  l'ufficio 
di  seo-reto  della  stessa  città.  Un  Gui- 
scardo  fiori  nell'  idioma  siciliano ,  e 
visse  coir  abito  di  S.  Giacomo  della 
Spada.  Qualcuno  senatore  nobile,  ca- 
pitano sotto  Carlo  V  occupando  i  primi 
uffici  dello  stato. 

Fa  ella  per  armi  secondo  Minutoli: 

campo  d' oro  con  un  defluite  nero  ed 

un  sole  d' oro  neU'  angolo   destro  del 

capo.  —  Corona  di  barone.  Tav.  IX.  i7. 

Allegra  o  Gallegra — Al  dir  di  Mugnos,  è 

questa  una  famiglia  frmicese  passata 
in  Sicilia  negli  ultimi  del  secolo  XIII 
con  Carlo  d' Angiò  stabilendo  sua  di- 
mora in  Catania,  ed  un  Marco  e  Fran- 
cesco d' Allegra  ebbero  in  ricompensa 
de'  loro  servizi  militari  il  feudo  di  Mi- 
lifiudi. 

■  Armasi  :  campo  d' oro  con  un  leone 
di  rosso  che  tiene  con  le  zampe  an- 
teriori un  mazzetto  di  rose  e  di  viole. — 
Corona  di  barone.  Tav.  IX.  is. 
Allegra  di  Palermo  —  Di  questa  famiglia  non 
ci  perviene  che  il  nome  di  un  Gio- 
vanni d'Allegra  uomo  filantropo  e  pio, 
il  quale  comecché  uno  dei  fondatori 
della  nobile  compagnia  dello  Spirito 
Santo  nel  1560  voUe  con  testamento 
del  1585  lasciare  alla  stessa  tutti  i  suoi 
beni  per  farne  legati  di  beneficenza. 
Armasi  giusta  il  Villabianca  che  ri- 


63 

leva  le  armi  dalla  lapide  di  un  sepolcro 
di  tal  famiglia  nella  Chiesa  di  S.  Gio- 
vanni de'  Greci  :  campo  azzurro  con 
una  fascia  d' oro  accompagnata  in  capo 
da  tre  rose  d' oro  situate  in  fascia  ed 
un  giglio  d'argento  situato  in  punta. 
Tav.  XVI.  i4. 

Alllielda  —  Armasi  giusta  il  Villabianca  : 
campo  rosso  con  sei  bisanti  d' oro  or- 
dinati 2,  2  e  2.  Tav.  IX.  w. 

Aloqui — Armasi  secondo  Villabianca:  cam- 
po d'  oro  con  tre  barre  nere  e  la  bor- 
dura di  rosso.  Tav.  X.  4. 

Aloi — Armasi  giusta  il  Villabianca:  campo 
azzurro  con  un  albero  d' oro  accostato 
da  due  leoni  coronati  dell'  istesso  me- 
tallo ed  un  sole  d' oro  in  capo.  — 
Tav.  IX.  20. 

Aloisio  —  Riferisce  Mugnos  essere  questa 
im'antica  nobile  famiglia  di  Messina;  il 
primo  a  notarsi  è  un  Federico  Aloisio 
potente  signore  e  rettore  di  detta  città, 
il  quale  all'  entrata  di  Pietro  d' Ara- 
gona il  1282  portò  la  briglia  del  di 
lui  cavallo.  Il  di  lui  figlio  Giovanni 
fu  caro  a  re  Federico  II,  da  cui  si  ebbe 
onze  50  di  rendita  annuale  sulle  ga- 
belle. La  stessa  rimunerazione  si  ebbero 
dappoi  altri  soggetti  della  stessa  fami- 
glia, ed  un  Giacomo  anche  onze  150  in 
feudo  da  re  Federico  III  su  gì'  introiti 
dell'Università  di  Messina.  Si  distinsero 
un  Federico  barone  di  Langalanti,  si- 
gnor di  Mirto,  Crapisuso,  Belmonte, 
Mirhri,  Fazana,  e  Fraganoni,  non  che 
un  Paolo,  che  investito  venne  nel  1530. 
Fa  per  armi  :  campo  d'  oro  con  quat- 


M 

tro  pali  di  rosso   ed  un  leone   d'  oro 

broccante  sul  tutto.  —  Corona  di  ba- 
rone. Tav.  X.  2. 

Alotto  —  Secondo  Minutoli  famiglia  nobile 
di  Licata,  di  cui  ricordansi  un  Nicolò 
ed  un  Matteo  che  sposò  Beatrice  Dei- 
carretto. 

Armasi:  campo  azzurro  con  ima  ban- 
da di  tre  tiri  di  nero  e  di  argento. 
Tav.  X.  3. 

Alpucclie  —  Armasi  giusta  il  Villabianca: 
campo  d' oro  con  cinque  foglie  di  vite 
verde,  situate  in  croce  di  S.  Andrea. 
Tav.  X.  5. 

Altacinia  —  Secondo  il  Mugnos  antica  e  no- 
bile famiglia  Sofo^w^se,  chiarissima  nelle 
armi  e  nelle  lettere ,  un  ramo  della 
quale  passò  in  Sicilia  sotto  i  reali  di 
Aragona,  da  cui  ottenne  varie  baronie. 
Armasi  :  campo  d' oro  con  un  albero 
di  pino  verde.  —  Corona  di  barone. 
Tav.  XVI.  4. 

Allanledesco  —  Armasi  secondo  Villabianca: 
campo  rosso  con  ima  fascia  d'oro  ca- 
ricata da  una  lettera  A.  Tav.  X.  p. 

Allai'ipa  —  Famiglia  oriunda  da  Piacenza 
giusta  il  Mugnos,  ed  a  cagion  di  con- 
tesa con  la  famiglia  Scribani  passata 
in  Sicilia  sotto  re  Alfonso  d'Aragona 
e  propriamente  in  Marsala  ove  si  fermò. 
È  a  notarsi  un  Pietro  Altaripa  barone 
de'  feudi  di  Riesi  e  Cipolla. 

Armasi:  campo  d'argento  con  tre 
monti  verdi  battuti  da  onde  marine. 
Tav.  X.  7. 

Altavilla — Questa  famiglia  dice  il  Mugnos 
fiorì  in  Vizzini  sotto  i  re  angioini  ed 
aragonesi;  imperocché  un  Roberto  Al- 


tavilla fu  consigliere  di  re  Carlo ,  e 
vedendo  la  politica  piegare  in  male 
abbandonò  il  suo  ufficio,  e  recossi  in 
detta  città.  Pietro  II  di  Aragona  ne 
fé  stima,  e  re  Ludovico  in  vista  de' 
suoi  grandi  servizi  militari  fra'  baroni 
di  tal  città  annoverollo.  Suo  figlio  Bar- 
tolomeo viene  citato  quale  legista  di 
alta  flxma,  avendo  avuto  il  carico  di 
giudice  della  Gran  Corte  sotto  Fede- 
rico III,  da  cui  anche  ottenne  nel  1375 
le  baronie  di  Canicattini.  Raculaesi, 
Fratemortilla  ed  altre,  che  per  motivi 
di  matrimoni  col  tempo  in  altre  mani 
passarono.  Fu  egli  altresì,  secondo  il 
Villabianca  investito  dello  stato  di 
Bagni. 

Armasi  secondo  Mngnos  :  campo  az- 
zurro con  un  albero  di  cipresso  di 
argento  trattenuto  da  un  cane  d' ar- 
gento rampante. — Corona  di  barone. 
Tav.  X.  8. 

Altieri — Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po d' azzurro  con  sei  bisanti  d' oro  or- 
dinati 3,  2  e  1  e  la  bordura  dentata 
d' argento  e  di  rosso.  Tav.  X.  io. 

Altissima  —  Nobile  famiglia  originaria  di 
Francia,  al  dir  di  Mugnos  ed  un  Cor- 
rado Altissima  a'  servizi  di  casa  d'A- 
rao'ona  si  ebbe  la  castellania  di  Mineo, 
ove  la  sua  posterità  prosegui  con  molto 
splendore. 

Armasi  :  campo  azzuro.  sparso  di 
stelle  d'oro.  Tav.  XVI. 5. 

Alveri  —  Giusta  il  Villabianca  armasi  :  cam- 
po azzurro  con  due  ali  d' oro  accom- 
pagnate in  capo  da  tre  stelle  pur  di 
oro  ordinate  in  flascia.  Tav.  X.  11. 


65 


Alil  0  Alò  —  Giusta  il  Mugnos  antichissima 
fipniglia  di  Lombardia,  da  dove  passò 
in  Sicilia,  militando  sotto  re  Pietro 
d'Aragona.  Un  Matteo  Alìi  acquistò 
i  feudi  di  un  tal  Filippo  Galipo  ribelle 
sotto  re  Martino  1401. 

Spiega  per  armi  :  campo  rosso  con 
'  un'anitra  d'argento  con  becco  e  piedi 
d'  oro.  Tav.  XVI.  15. 

Alviani  —  Famiglia  nobilissima  d'Orvieto, 
che  secondo  Mugnos  vanta  in  Barto- 
lomeo un  celebre  capitano  della  re- 
pubblica di  Venezia,  di  cui  le  storie. 
Passò  in  Girgenti  di  Sicilia  sotto 
Pietro  II  d'Aragona;  ed  ivi  sappiamo 
aver  fiorito  Andrea  Leonardo  e  Giro- 
lamo Alviani  famihari  di  Federico  III; 
ed  un  Giovanni  che  fu  barone  di  Mil- 
ventri  nel  140G. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un 
leone  d'argento  che  guarda  indietro 
una  stella  d' argento  situata  nell'  an- 
golo sinistro  del  capo — Corona  di  ba- 
rone. Tav.  XVI.  g. 

Alzanello — ^11  primo  ceppo  di  questa  fami- 
glia al  dir  di  ]\Iugnos  fu  un  Filippo 
Alzanello  gentiluomo  ]3alermitano,  e 
.  scalco  di  re  Pietro  li  d' Aragona,  per 
cui  acquistò  molte  ricchezze.  Tonunaso 
Alviani  m  seguito,  ebbe  da  re  Martino 
ma  grosso  feudo  presso  Girgenti,  ap- 
pellato Calatisakhni  e  Racalmimi,  1395 
non  che  un  altro  feudo  di  Celala. 

Armasi  secondo  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  una  ruota  d' oro.  — 
Tav.  X.  12. 

Ainarelli  —  Famiglia  nobile  nai^olitana  e  si- 
ciliana; giusta  il  Mugnos  illustre  per 


so"'getti  di  alta  fama  e  nelle   armi  e 
nelle  lettere. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un 
leone  d'argento,  che  tiene  colle  zam- 
pe anteriori  taluni  fiori  d' argento. — 
Tav.  XVI.  7. 
Amari — Famiglia  nobile  oriunda  da  Tra- 
pani, di  cui  il  primo  ceppo  fu  un  Leo- 
nardo Amari,  gentiluomo  al  dir  di  Mu- 
gnos che  fu  provveditore  del  R.  Pa- 
lazzo nel  tempo  di  Federico  III.  Indi 
il  di  lui  figlio  Filippo  Amari  fu  gen- 
tiluomo di  camera  della  regina  Maria, 
ed  ebbe  concesso  il  feudo  di  Gibili- 
vasili  in  territorio  di  Salemi  da  re 
Martino  1397.  Nicolò  fu  cavaliere  del- 
l'abito di  S.  Giacomo  della  Spada; 
Giacomo  figlio  del  precedente  ebbe  la 
baronia  di  Marineo  e  Risalaimi,  An- 
tonio Amari  s'investi  de'  feudi  della 
SuUia,  Ficuzza,  e  Casaliccio  nel  1550; 
Federico  de'  feudi  della  Melia  e  Ri- 
nella  nel,  1549.  Segue  la  genealogia 
di  tanti  altri  illustri  baroni  e  distinti 
gentiluomini  tra'  quali  al  dir  del  Vil- 
labianca si  annovera  un  Michele  Amari 
e  Barlè  figlio  di  Antonino  che  nel  1722 
s'invest'i  della  contea  di  S.  Adriano; 
fu  egli  trascelto  qual  Maestro  Razionale 
del  Regno,  onorato  di  cappa  corta  del 
R.  Patrimonio  con  real  cedola  del  1738: 
in  fine  fu  amministratore  generale  del 
■fus  prohibendi  del  tabacco  in  Sicilia 
e  sue  isole  adiacenti.  Americo  Amari 
e  Roxas  de  Sandoval  figlio  del  pre- 
cedente successe  agli  onori  od  a'  ca- 
richi del  padre.  Da  costui  il  conte 
Michele  Amari  ed  Emmanuele  inve- 


66 

stito  nel  1767.  Il  di  lui  zio  Gioacchino 
Amari  fu  senatore  di  Palermo  nel  1746; 
ed  Adriano  Amari  proposito  della  casa 
dei  nobili  padri  dell'Oratorio  di  Palermo 
nel  1767.  Attuale  capo  della  famiglia 
Amari  è  il  vivente  Michele  Amari  e 
Bajardi  conte  di  S.  Andriano  e  mar- 
chese di  S.  Carlo,  senatore  del  regno, 
consigliere  della  Gran  Corte  dei  Conti, 
membro  della  Consulta  Araldica  in  Fi- 
renze, e  Commendatore  dei  Santi  Mau- 
rizio e  Lazzaro  essendo  stato  Mini- 
stro delle  finanze  nel  1848.  Commen- 
dasi infine  il  di  lui  fratello  Emerico 
Amari  la  più  splendida  intelligenza  si- 
ciliana del  secolo  XIX,  filosofo,  stati- 
sta, pcnahsta  e  pubblicista  insigne. 

Pubblicò  delle  opere  importanti  in 
queste  materie  che  riscossero  il  plauso 
non  che  in  Italia,  in  Francia  e  in  Ger- 
mania. Fu  professore  a  Palermo  di 
Dritto  Penale,  a  Firenze  di  Filosofia 
della  Storia,  vice  presidente  della  Ca- 
mera de'  Comuni  di  Sicilia  nel  1848, 
e  deputato  al  Parlamento  italiano  nel 
1861  e  nel  1867.  Fu  cattolico  e  si- 
ciliano non  che  di  liberali  principi  e  si 
adoperò  sempre  con  fervore  al  trionfo 
di  queste  somme  idee.  Mori  a  20  ot- 
tobre 1870  fra  il  compianto  di  tutto 
il  paese  e  colla  coscienza  di  avere  bene 
nella  città  adempiuto  alla  sua  missione. 
n  Consiglio  Comunale  di  Palermo, 
di  alti  sensi  di  ammirazione  compreso 
gli  votò  un  monumento  in  S.  Dome- 
nico, affinchè  il  nome  di  lui  restasse 
di  perenne  esempio  ai  posteri. 

Si  arma  secondo  il  Villabianca:  cam- 


po d'  argento  con  una  sirena  al  natu- 
rale sopra  onde  azzurre  al  capo  d'az- 
zurro con  una  stella  d'oro.  —  Corona 
di  conte.  Tav.  X.  i3. 

Aniariglii  —  Secondo  il  Mugnos  famiglia  no- 
bile di  Siena,  da  dove  passò  in  Sicilia 
al  tempo  de'  Guelfi  e  Ghibellini  sotto 
Federico  II  d'Aragona  dando  non  pochi 
virtuosi  soggetti  tra  cui  un  Giovanni 
Amarighi  cameriere  di  re  Alfonso. 

Spiega  per  arme  :  campo  diviso  di 
azzurro  e  d'  oro  con  una  fascia  broc- 
cante  d' argento  accompagnata  in  ca- 
po da  un'  aquila  di  oro  coronata.  — 
Tav.  XVI.  s. 

Ambo  —  Famiglia  nobile  siciliana,  e  sap- 
piamo per  Mugnos,  un  Michele  essere 
stato  maggiordomo  di  re  Martino,  ba- 
rone di  Casale,  di  Castello,  non  che 
de'  feudi  di  Sala  di  Donn'Alvira  e  di 
Misirdino  e  sua  fortezza. 

Portò  per  arme  :  campo  d' oro  con 
un  capriolo  verde.  —  Corona  di  barone 
Tav.  XVI.  9. 

Amato  —  Antichissima  famiglia  sjìagmtola 
al  dir  di  Mugnos  e  d'Inveges,  venuta 
in  Sicilia  con  Pietro  d'Aragona  al  1282. 
Primi  ceppi  furono  Bernardo  e  Pagano 
d'Amato,  i  quali  per  ricompensa  de' 
loro  servizi  si  ebbero  alcuni  feudi  e 
per  la  parentela  con  la  famiglia  di 
Guglielmo  Peralta  signore  di  Calta- 
bellotta  in  questa  terra  si  stabihrono. 
Indi  furono  a'  servizi  di  Federico  II 
d'Aragona  per  cui  Pagano  ottenne  i 
feudi  Cullusi,  Silmda  e  Villanova  presso 
la  detta  Caltabellotta,  1290.  Un  Gio- 
vanni fu  barone  di  Zafi'uti,  Tommaso 


barone  di  Silinda  e  d' altri  feudi  in 
Messina  trasferendosi  ai  servizi  del  re 
Martino;  e  da  lui  fu  fatto  avvocato  fi- 
scale. Dalla  di  costui  linea  venne  Fi- 
lippo, la  di  cui  f;imiglia  al  dire  di  Bon- 
figlio  fu  una  delle  primarie  di  Messina 
e  che  governò  la  città  di  Patti.  Bar- 
tolomeo  fu  barone  della  Massaria  1494. 
Un  ramo  al  dir  d'Inveges  si  recò  in 
Palermo  da  cui  Filippo  che  sposò  A- 
gata  Bugilo  e  Gravina.  Fu  tre  volte 
senatore  dal  1631  al  1641,  fu  depu- 
tato del  regno  nel  1643,  capitano  di 
giustizia,  ed  infine  pe'  meriti  suoi  e 
del  suo  casato  ottenne  nel  1644  il  ti- 
tolo di  principe  di  Galati  conferitogli  dal 
re  Filippo  IV.  Due  anni  dopo  per  120 
mila  scudi  comprò  la  baronia  di  Cac- 
camo,  lo  che  piacque  tanto  al  re  che 
gii  conferì  il  titolo  di  duca  d' Asti. 
Fiorirono  di  questo  ramo  come  rife- 
risce il  Villabianca:  Bernardo  d'Amato 
cavaliere  di  S.  Giacomo,  Antonio  ca- 
valiere d'Alcantara  e  Fihppo  gover- 
natore della  compagnia  della  Pace. 

Dal  che  si  scorge  essere  stata  tal 
famiglia  una  delle  più  ragguardevoli 
del  regno ,  al  presente  quest'  ultimo 
ramo  trovasi  estinto  col  passaggio  di 
tutti  i  titoli  nella  nobilisshna  casa 
Spuches. 

Armasi  conformemente  agli  autori  : 
campo  azzurro  con  una  banda  d' oro 
ed  un  leone  d' oro  passante,  accompa- 
gnata all'angolo  destro  del  capo  da 
una  cometa  d'oro  e  nell'angolo  destro 
della  punta  da  una  stella  pur  d' oro  : 
lo  scudo  cimato  da  elmo  con  lambre- 


quini. — Corona  di  principe,  e  mantello 
di  velluto  scarlatto.  Tav.  X.  o. 

Amalo  (li  Sciacca  —  Secondo  Savasta  nobile 
famigha  di  Catalogna  passata  in  Si- 
ciha  nel  1282,  regnando  re  Pietro  di 
Aragona.  Mugnos  le  dà  per  ceppo  Pa- 
gano d'Amato,  uno  de'  baroni  nomi- 
nati nel  servizio  militare  di  re  Ludo- 
vico nel  1343.  Egli  meritossi  le  ba- 
ronie e  feudi  di  ViUanova,  Giulinda 
Belici,  Zaffudi,  Ciafagiioni,  Donzelli. 
Martufa,  Majenza,  Bordia,  Galando, 
Verdura,  Cassarà,  Bonfigiio,  Garaga- 
lupo,  Amboja,  Belriparo  ed  altri.  Fio- 
rirono di  questa  famiglia  il  milite  Tom- 
maso e  Milione  Amato  ed  altri  illustri 
personaggi,  che  sino  a'  nostri  giorni 
anno  occupato  i  primi  ufKcii  della  città 
di  Sciacca. 

Si  arma  al  dire  de'  citati  autori: 
campo  d' azzurro  con  sei  stelle  d' oro  a 
sei  raggi,  ordinate  3,  2  e  1.  Tav.  X.  i4. 

Amdlia — Armasi  secondo  il  Villabianca  cam- 
po diviso,  nel  1"  d' oro  un'  aquila  bici- 
pite coronata,  nel  2°  interzato  in  banda 
di  azzurro  d'  argento  e  di  nero.  — 
Tav.  X.  15. 

Anielina  0  Armelina — Antica  famigha  nobile 
messinese  al  dir  di  Mugnos:  Ricordasi 
con  onore  un  Errico  Amelina  capitano 
che  molto  si  distinse  contro  i  Francesi 
nel  vespro,  ed  un  Bernardo  Miles  ba- 
rone al  servizio  militare  di  re  Ludo- 
vico nel  1343. 

Fa  per  arme  :  campo  d'oro  con  tre 
mosche  nere  ordinate  2,  1. — Tavo- 
la XVI.  10. 

AnifllSO — Famiglia  illustre  normanna;  giù- 


6? 

sta  il  Mugnos  proveniente  da  Amfuso 
figlio  di  re  Ruggiero  nato  nel  1135. 
Eoii  ebbe  un  fio'lio  naturale  chiamato 
Ruggiero  che  possedè  alcune  terre 
presso  Catania  e  Lentini  ove  si  sposò 
ed  ebbe  12  figli. 

Si  arma:  campo  d'oro  con  una  fa- 
scia verde  caricata  da  tre  mezze  lune 
d'oro.  Tav.  XVI.  11. 
Amico  —  Dal  Villabianca  rileviamo  un  Gu- 
glielmo d'Amico  che  fu  barone  della 
Ficarra,  ma  poi  fu  spogliato  per  fel- 
lonia dal  re  Corrado  I  svevo.  Intanto 
il  Mugnos  riferisce  esser  questa  una 
famiglia  nobile  bolognese  stabilita  in 
Messina  ai  tempi  di  Federico  II  da  cui 
ebbe  carichi  e  favori;  però  Giovanni 
d'Amico  sotto  Federico  III  aderendo 
ad  una  ribellione  fu  tostp  privato  di 
tutto  perdendovi  anco  la  vita.  Un'altro 
Giovannni  poi  sotto  re  Martino  co- 
minciò a  ricuperare  una  parte  di  tali 
beni,  servi  il  re  Alfonso  nelle  guerre 
per  cui  fu  creato  cavaliere  dello  spe- 
i-on  d' oro  con  alcuni  territorii  e  ra- 
gioni di  gabella,  ottenendo  altresì  nel 
1457  la  castellania  di  Milazzo.  France- 
sco e  Filippo  furono  cavalieri  di  Malta. 
Nel  supplemento  del  detto  Villabianca 
troviamo  Antonino  onorato  da  Carlo  III 
Borbone  del  titolo  di  marchese  nel  1759, 
e  ciò  per  rilevanti  servizi  prestati  alla 
corona  cU  Spagna.  Finalmente,  con- 
chiude il  Mugnos,  quasi  tutti  i  membri 
di  tal  famiglia  furono  soggetti  distin- 
tissimi e  per  carichi  e  per  azioni  il- 
lustri e  talora  valorose.  Dei  rami  fio- 
rirono anche  in  Milazzo  ed  in  Catania. 


Si  arma  secondo  il  Minutoli  :  campo 
d'  oro  con  una  banda  d'azzurro  ed  uno 
sparviero  nero  passante  :  Lo  scudo 
sormontato  da  corona  di  marchese. 
Tav.  XI.  1. 

Amidei  o  Ainodeo  —  Famiglia  al  dir  di  Mu- 
gnos fiorentina  che  per  le  celebri 
combattuti  fazioni  degli  Amidei  e  Buon- 
delmonti  dovette  abbandonare  la  patria 
e  riparare  in  Sicilia,  ed  un  Corrado 
Amidei  si  caso  in  Messina.  Un  Giovanni 
nobile  fiorentino  ottenne  dal  re  Manfre- 
do la  castellania  di  Trapani,  dove  i  suoi 
discendenti  col  proprio  merito  al  dir  di 
Minutoli  si  mantennero  in  grande  stima. 
Nicolò  fu  barone  di  Pietralonga  nel- 
l'isola di  Malta  per  concessione  di  re 
Federico  III  1371;  Francesco  si  ebbe 
le  baronie  della  Tonnara,  del  Pala- 
gio di  Trapani,  di  Monterosso  e  della 
Salina  nel  1465;  Errico  fu  capitano 
giustiziere  e  segreto,  anche  il  figlio 
Giovanni  ebbe  questi  ed  altri  onori 
cenferiti  nel  1458.  Lo  stesso  dicasi 
del  di  lui  fratello  Palmerio  1478.  Se- 
gue la  linea  sino  ai  nostri  giorni,  non 
avendo  mai  mancato  di  dare  perso- 
naggi distinti  e  per  cariche  e  per  virtù 
cittadine,  avendo  anche  l' onore  di  es- 
sere insigniti  del  Sacro  Ordine  Gero- 
solimitano. • 

Armasi  :  campo  diviso  d'  argento  e 
di  rosso  con  un  leone  dell'uno  e  del- 
l'altro;  lo  scudo  sormontato  da  elmo 
di  barone  con  lambrequini.  Tav.  X.  n. 

Amidei  o  Omodeì — Altro  ramo  dello  stesso 
stipite  fiorentino  e  per  le  stesse  ra- 
gioni sopraccennate  giusta  il  Mugnos 


passò  in  Sicilia  com'  è  a  dire  un  Puc- 
cio Amidei  anche  detto  Omodei,  che 
precisamente  con  suo  figlio  Orlando 
nel  1283  venne  a  stabilirsi  in  Palermo. 
L'Orlando  ebbe  la  baronia  di  Valle- 
lunga;  Parisi  Omodei  quella  di  Fal- 
conieri; Tommaso  fu  cavaliere  gero- 
solimitano 1464;  Giovanni  vescovo  di 
Mazzara;  Antonio  molto  celebrato  nelle 
storie  del  Fazzello,  ed  un  Francesco 
sotto  Carlo  V  militanti.  Un  altro  Fran- 
cesco nel  1.381  fu  pretore.  Landò  o 
sia  Orlando  poi  come  per  aneddoto 
sappiamo  d' aver  mutato  il  proprio  co- 
gnome in  Omodei,  ond' estinguere  la 
rimembranza  dei  partiti  guelfi  e  ghi- 
bellini ,  da'  Bondelmonte  ed  Amidei 
cagionati.  Lo  stesso  avvenne  pel  succi- 
tato mutamento  di  Amidei  in  Amodei. 

Armasi:  campo  partito  di  nero  e  di 
argento  con  un'ala  dell'uno  e  dell'al- 
tro ;  lo  scudo  sormontato  da  elmo  di 
barone  con  lambrequini.  Tav.  X.  le. 
Amore — Riferisce  Mus-nos  che  un  tale  An- 
tonio  d'Amore  fu  a'  servigi  di  Fede- 
rico III.  Altri  soggetti  ebbero  onorati 
carichi  tanto  da  re  Martino  che  dalla 
regina  Bianca.  Un  altro  Antonio  fu 
segretario  e  consigliere  dell'  infante 
Pietro  fratello  di  re  Alfonso  nella  città 
diPiazza,  dandogli  per  trattamento  1437 
il  feudo  di  Lorsa.  Ivi  molti  gentiluo- 
mini di  tal  casato  fiorirono,  tra'  quali 
furonvi  1566  Angelo  cavaliere  di  Malta, 
Francesco  barone  di  Bulcendelli  1527, 
ed  Antonio  che  ottenne  i  feudi  di  Sic- 
cara,  Casacchio,  Sulla  e  Crucifia. 

Armasi:  campo  d'oi'o  con  un  cuore 


69 

rosso  trafitto  da  una  saetta  d'argento. 
—  Corona  di  barone.  Tav.  XI.  2. 

Ancisa — Nobile  famiglia  siciliana  al  dir 
di  Mugnos,  decorata  del  titolo  di  ba- 
rone di  S.  Bartolomeo. 

Si  arma  :  campo  rosso  con  due  bande 
d'argento,  ed  una  barra  d'argento 
broccante  sul  tutto.  Tav.  XI.  3. 

Alldrada — Di  questa  distinta  famiglia  non 
abbiamo  altra  notizia  se  non  quella  che 
ci  dà  il  Mugnos  citando  un  Luigi  de 
Andrada  che  con  altri  cavalieri  passò 
di  Spagna  in  Sicilia  sotto  re  Alfonso. 
Il  Villabianca  l'arma  campo  d'oro  con 
una  marrella  nera,  ed  una  banda  d'az- 
zurro, caricata  all'  angolo  sinistro  della 
punta  da  una  testa  di  leone  di  ar- 
gento broccante  sul  tutto.  Tav.  XI.  4. 

Andrea  —  Al  dir  di  Mugnos  famiglia  cata- 
lana, venuta  in  Sicilia  sotto  cognome 
di  Andres .  Il  primo  di  questa  famiglia 
fu  Garraffo  d' Andrea  cavaUere  ai  ser- 
vizi del  re  Federico  II,  da  cui  si  ebbe 
la  casteUania  di  Naro,  ivi  stabilendo  sua 
dimora.  Con  Agnese  Securso  procreò 
Giovanni ,  Domenico  e  Giacomo  ;  da 
quest'ultimo  ne  nacque  Garraffo,  che 
servi  il  re  Martino  in  qualità  di  pag- 
gio; e  dal  Domenico  ne  venne  un  Gio- 
vanni che  servi  in  qualità  di  paggio 
la  regina  Bianca  e  da  gentiluomo  il 
re  Alfonso ,  da  cui  pe'  suoi  servizi 
ottenne  molte  terre  nel  territorio  di 
Naro.  Segue  la  linea  sino  a  Mincio, 
ch'ebbe  la  baronia  di  Seccafati  nel 
1474,  ed  altri  gentiluomini  illustri. 
Tra  le  famiglie  estinte  di  Napoli  vi  ha 
al  dir  del  duca  della  Guardia  la  fa- 

9 


70 

miglia  d'Andrea  originaria  del  Pie- 
monte. Perrotto  d'Andrea,  che  acquistò 
la  contea  di  Troja  e  di  Ascoli,  fu  il  primo 
a  trasportarla  in  Napoli,  essendo  stato 
dal  re  Carlo  III  promosso  alla  dignità 
di  maresciallo.  Ma  le  armi  di  queste  due 
famiglie  sono  ben  differenti,  portando 
quella  di  Napoli  campo  azzurro  con 
una  croce  di  S.  Andrea,  un  giglio  di 
oro  in  capo  ed  un  pugnale  con  la 
punta  rivoltata  in  punta,  mentre  quella 
di  Sicilia  secondo  Mugnos  un  campo  az- 
zurro con  una  banda  d' oro.  —  Corona 
di  barone.  Tav.  XI.  5. 

Anfossì  —  Ainnasi  secondo  il  Villabianca: 
campo  azzurro  con  un  braccio  d'ar- 
gento sporgente  daU'  angolo  destro  del 
capo  elle  impugna  un  tridente  di  ar- 
gento sopra  onde  marine.  Tav.  XI.  6. 

Aogelica — Famiglia,  dice  Mugnòs,  di  Lucca; 
venuta  in  Catania  a'  servizi  di  re  Pie- 
tro II  d'Aragona,  poiché  Corrado  di 
Angelica  ebbe  il  grado  d'Alfiere  nel- 
r  esercito  reale.  Indi  un  membro  di 
essa  passò  in  Messina,  dal  quale  ne 
venne  un  Filippo  gentiluomo  di  molta 
gravità  e  sapere.  Vanta  un  santo  mar- 
tire nominato  Vittorio,  protettore  della 
detta  città  sua  patria.  Un  Artale  poi 
da  re  Martino  si  ebbe  la  castellania 
del  castello  di  S.  Alessio. 

Armasi  secondo  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  un  angelo  d'argento, 
che  tiene  nelle  mani  due  spade  d' ar- 
gento sguainate.  Tav.  XI.  7. 

Angelini  —  Famiglia  aquilana  traendo  ori- 
gine da  un  Angelino  capitano  goto, 
che  ebbe  il  governo  di  Aquila  dal  re 


Ataulfo  come  riferisce  Mugnos.  Un 
ramo  passò  in  Sicilia  stabilendosi  in 
Lentini. 

Si  arma  :  campo  d' oro  con  due  an- 
geh  serafini  rossi  accompagnati  in  capo 
da  una  stella  rossa.  Tav.  XI.  8. 

Angelo  —  stando  al  Mugnos  la  è  una  fa- 
miglia originaria  dall'imperatore  Isacco 
Angelo  Comneno  di  Costantinopoli, 
venuta  in  Italia  e  precisamente  nella 
città  di  Napoli,  ove  diramossi  formando 
i  marchesi  di  Ceglie,  i  principi  di  Bi- 
tetto  ed  i  baroni  di  Carbonara,  de' 
quah  fiori  Domenico  avvocato  ne'  su- 
premi Tribunali.  Un  ramo  passò  in 
SiciUa,  producendo  non  pochi  nobih 
soggetti. — Ella  fa  per  armi:  campo  az- 
zurro con  una  fascia  d' oro  accompa- 
gnata da  due  stelle  pur  d' oro,  situate 
una  in  capo,  ed  una  in  punta,  lo  scudo 
sormontato  da  ehno  con  lambrequini. 
Tav.  XI.  9. 

Angles  —  Giusta  il  Mugnos  famigiia  oriun- 
da di  Majorca  sotto  Federico  II.  Un 
Nicolò  corrottamente  detto  l'Inglese 
fu  barone  in  Palermo  al  servizio  di 
re  Ludovico  1343.  Un  Pietro  fu  poscia 
castellano  del  forte  di  Castellamare  di 
Palermo. 

Armasi:  campo  diviso,  nel  P  verde 
con  due  leoni  d' oro  affrontati  che  so- 
stengono un  giglio  d'argento,  nel  2° 
d'azzurro  e  la  campagna  d'argento, 
ed  ima  fascia  rossa  broccante  sul  di- 
viso.— Corona  di  barone.  Tav.  XI.  10. 

Anglcsola  —  Nobile  famiglia  di  Catalogna 
e  Valenza,  di  cui  un  ramo  al  dir  di 
Mugnos  passò  in  Sicilia  nel  1283  col 


re  Pietro  d'Aragona  stabilendosi  in 
Sciacca.  Beringario  e  Bernando  An- 
glesola  per  aver  seguito  la  fazione  de- 
gli Alagona  contro  il  re  Martino  n'eb- 
bero confiscati  i  loro  beni,  che  poscia 
il  medesimo  re  graziandoli  restituì. 

Si  arma  :  campo  rosso  con  un  leone 
d' oro.  Tav.  XI.  11. 
AngoUa  —  Dice  il  Mugnos  esser  famiglia 
nobile  di  Galizia,  di  cui  un  ramo  passò 
in  Sicilia  scegliendo  per  sua  dimora 
Messina.  Ivi  fiori  per  ricchezze,  per 
le  cariche  occupate  di  Giudici  della 
R.  G.  C.  e  maestri  Razionali  del  Tri- 
bunale del  Real  Patrimonio. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  una 
banda  d'oro  accompagnata  da  un  drago 
d' oro  passante,  e  in  punta  da  tre  bande 
rotte  accompagnate  da  stelle  d'  oro. 
Tav.  XI.  12. 
Angullo  —  Giusta  il  Minutoli  è  dessa  una 
famiglia  spagmiola,  venuta  in  Girgenti 
ove  vantò  capitani  e  governatori;  nel 
1437  un  suo  ramo  passò  in  Palermo. 
Un  Giovanni  fu  generale  d' artiglieria 
del  regno  di  Sicilia  1539. 

Armasi:  campo  d'oro  con  cinque 
pali  di  nero  e  di  rosso.  Tav.  XI.  i3. 
AnicilO  —  È  questa  al  dir  di  Mugnos  una 
famiglia  beneventana,  che  ben  meritò 
da  re  Federico  IL  Giorgio  Anicito  fer- 
mò sua  stanza  in  Messina,  ove  si  caso. 
I  suoi  figli  concorsero  a'  maggiori  uf- 
fici dello  stato. 

Fa  per  arme  :  campo  rosso  con  una 

aquila  scaccheggiata  d'oro  e  di  nero 

colle  ali  al  volo  spiegate.  Tav.  XVI.  12. 

Aniva — Rileviamo  dal  Mugnos  esser  que- 


71 
sta  una  nobile  ed  antica  famigUa  si- 
ciliana patrizia  di  Messina,  che  pregiasi 
aver  contratto  alleanza  con  la  nobi- 
lissima famigha  Colonna  Romano  dei 
Baroni  di  Cesarò. 

Armasi  :  campo  d' oro  con  una  banda 
di  rosso   caricata   da  sette   picche  di 
lancia  d'oro,  accompagnati  da  due  co- 
lombe  nere ,  situate   una  in  capo  ed 
una  in  punta.  Tav.  XI.  14. 
Anorea — Giusta  il  Villabianca  armasi:  cam- 
po azzurro  con  una  fascia  d'oro  ed  un 
uccello  d'oro  passante,  accompagnato 
da  una  stella  dello  stesso  metallo  al- 
l' angolo  destro  del  capo,  e  in  punta 
da  tre  monti  d'oro.  Tav.  XI.  15. 
Ansaldi  di  Palermo  —  Famiglia   nobile    di 
Nicosia,  ove  trovasi  ascritta  a  quella 
maestra  de'  nobili.  Credesi  derivare  da 
quella  di  Firenze  e  di  S.  Miniato;  ma 
comecché  son  differenti  le  armi  e  non 
abbiamo   scrii    documenti   che  conte- 
stino la  provenienza  da  quella,  diremo 
che  in  Siciha  si  divise  in  due  rami, 
r  uno  abitò  in  Castrogiovanni  e  Maz- 
zarino e  si  estinse  nella  nobilissima 
famiglia  Grimaldi  di  Geracello.  L'al- 
tro rimase  in  Nicosia,  da  cui  ne  venne 
un  Giovanni  marchese  di  Spataro,  che 
sposò   la  nobilissima   dama   Carolina 
Ventimiglia  de'  principi  di  Grammonte 
fermando  in  Palermo  sua  dimora.  Fu 
il  di  lui  avolo  Giovanni  barone  di  Spa- 
taro, al  dir  di  Villabianca,  elevato  a 
marchese  come  chiaramente  scorgesi 
dall'investitura  da  lui  presa  a  31  ago- 
sto 1761,  per  l' acquisto  del  titolo  di 
marchese   di  Bonaccorso   coinmutan- 


72 

done  il  titolo  di  marchese  di  quest'ul- 
timo in  quello  del  feudo  di  Spataro. 
Ebbe  tre  figlie,  delle  quali  due  viven- 
ti, inguisaccliè  non  essendovi  maschi 
estinguesi  questa  famiglia  in  Clemen- 
tina Ansaldi  col  passaggio  del  titolo 
^iire  ereditario  nel  di  lei  figlio  Alfredo 
Bertini  ed  Ansaldi. 

Armasi  secondo  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  un  braccio  d' argento 
che  impugna  un  giglio  d' oro  e  la  cam- 
pagna d' argento  con  tre  rose  unite 
col  fusto  in  alto.  —  Corona  di  mar- 
chese.   TaV.   XI.  16. 

Ansaldi  di  Messina — Secondo  Mugnos  è  que- 
sta una  famiglia  nobile  lornharda.  Pri- 
mo a  trasportarla  in  Sicilia  fu  Gre- 
gorio Ansaldi  barone  lombardo  venu- 
tovi con  l'imperatore  Federico  II,  e 
stabilitosi  in  Messina  fondò  ivi  la  sua 
famiglia  che  produsse  molti  nobili  sog- 
getti. 

Fa  per  arme  :  campo  rosso  con  un 
drago  d'  oro.  —  Corona  di  barone.  — 

TaV.    XI.  17. 

Ansalone  —  Il  primo  a  scrivere  su  questa 
nobile  e  distintissima  femiglia  fu  il 
Mugnos,  il  quale  assicura  aver  tratto 
origine  da  un  Ladislao  cavaliere  della 
Pannonia,  e  molto  protetto  dall'  impe- 
ratore Enrico  VI  poi^chè  a'  suoi  ser- 
vizi. Costui  fu  governatore  di  Messina 
ove  si  caso.  Di  là  una  serie  di  per- 
sonaggi tra  cui  Federico  Ansalone  che 
nel  1212  fu  stràtico  di  questa  città, 
Natale  che  fu  fautore  del  Vespro,  per 
cui  da  re  Pietro  fu  eletto  maestro  giu- 
stiziere, e  da  re   Giacomo  a  capitan 


d'esercito.  Lo  Zurita  encomia  Pietro 
Ansalone,  che  da  re  Federico  si  ebbe 
il  castello  di  Comiso  e  l' ufficio  di  pro- 
tonotaro  del  regno.  Fiorì  poscia  Bon- 
signore,  indi  Andrea  baroni  di  grossi 
feudi,  Matteo  protonotaro  del  regno, 
Giovanni  barone  di  Pettineo,  de'  Rossi, 
Scali,  Comeni,  Migciidi,  Ogliastro,  Ca- 
stelluzzo  ecc.  Un  altro  Bonsignore  ot- 
tenne la  baronia  di  Fiumedinisi,  Gia- 
como le  tonnare  di  Milazzo,  essendo 
questi  Capitan  Generale  della  città  di 
Patti.  Molti  senatori  in  Messina  vanta 
questa  illustre  famiglia  e  tre  stràtico 
sino  al  1329,  per  tacere  di  altri  ca- 
richi. Ebbe  dei  cavalieri  di  Malta,  tra' 
quali  commendasi  un  fra  Pietro  che 
scrisse  un  libro  De  sua  familia  relatio. 
Intanto  interessa  conoscere  che  da  tal 
famiglia  derivarono  ì  principi  di  Roc- 
cacolomba  ed  i  duchi  della  Montagna 
Reale.  Il  Villabianca  riferisce  che  Asca- 
nio  Ansalone  si  ebbe  la  terra  baronale 
di  detta  Montagna  Reale  unitamente  al 
suo  feudo  Marcato  di  Rocca,  di  cui 
fu  primo  duca  per  concessione  del  re 
Filippo  IV  del  1642;  fu  egli  altresì 
maestro  razionale  del  real  patrimonio 
reggente  nel  Supremo  Consiglio  d'Ita- 
lia presso  la  Corte  di  Madrid  1651 , 
primo  marchese  di  Sorrentino,  primo 
conte  di  Tindaro ,  primo  principe  di 
Patti  1655  per  vendita  reale  (sebbene 
fosse  stata  poi  annullata  il  1662  di 
ordine  del  detto  Supremo  Consiglio  di 
Italia),  due  volte  vicario  generale  del 
regno  in  vai  Demone,  maestro  giurato 
per  due  vite,  accoppiandosegli  la  se- 


srezia  di  Messina,  non  clie  le  cariche 
di  maestro  segreto  e  di  maestro  por- 
tolano di  tutto  il  regno.  Morì  senza 
prole,  sicché  tanta  stupenda  eredità 
passò  ad  Antonio  figlio  del  fratello 
Pietro,  prendendone  investitura  1681. 
Da  qui  una  linea  cadetta  di  Ansaloni 
sino  a  che  un  Antonino  lasciò  unica 
erede  sua  figlia  Lauretta,  e  questa  fi- 
nalmente un'  Alfonsina  Corvaja  che 
maritatasi  con  un  tal  di  femiglia  Via- 
nisi  ne  raccolse  l'eredità.  Intanto  non 
passeremo  sotto  silenzio  un  Paolo  An- 
salone  e  Corsetto,  che  nel  1639  inve- 
stito venne  del  titolo  di  Principe  di 
Roccacolomba ,  e  fu  capitano  di  Pa- 
lermo. 

Armasi  concordemente  agli  autori: 
campo  azzurro  con  sei  barre  d' oro. — 
Corona  di  principe.  Tav.  XI.  is. 

Anselmo — Sull'autorità  del  Mugnos  è  que- 
sta una  nobile  famiglia  di  Parma  por-  • 
tata  in  Sicilia  da  Giovanni  Anselmo, 
che  militò  sotto  il  re  Alfonso  il  ma- 
gnanimo ,  fermandosi  in  Messina  ove 
fiorirono  varii  gentiluomini,  tra'  quali 
un  Luigi  Anselmo  che  fu  valoroso  ca-  \ 
pitano  in  Francia  al  servizio  del  re 
Luigi  XI. 

Si  arma  :  campo  d' oro  con  un  ca- 
stello sormontato  da  tre  torri  di  ver- 
de. Tav.  XI.  19. 

Ansidca  —  Annasi  secondo  il  Villahianca: 
campo  rosso  con  una  banda  d' oro 
Tav.  XI.  20. 

Anliochia  —  Famiglia  oriunda  toscana,  se- 
condo Inveges  e  propriamente  da  un 
Federico,  figlio  naturale  dell' impera- 


73 
tore  Federico  II,  e  che  qual  principe* 
di  Antiochia  ove  fu  allevato  divenne 
re  di  Toscana:  di  là  la  ragione  del 
cognome.  Suo  figlio  Corrado  nel  1268 
per  difesa  di  suo  cugino  re  Corradino 
contro  Carlo  d' Angiò  da  Capitan  Ge- 
nerale governò  l'isola  di  Sicilia.  Indi 
sconfitto  nella  guerra  col  detto  re,  fu 
in  Centuripe  appiccato  dopo  essere 
stato  barbaramente  accecato  in  duro 
carcere.  Costui  secondo  il  Pirri  fu  conte 
della  terr;).  di  Capizzi. 

Armasi  giusta  Inveges  :  campo  rosso 
sparso  di  gigli  d'oro — Corona  di  conte. 
Tav.  XII.  1. 

Anzio  —  Famiglia  nobile  e  antica  di  Cata- 
logna, fu  trasportata  in  Sicilia  da  Gia- 
como d'Anzio  a'  servizi  di  re  Pietro 
d'Aragona;  da  lui  ottenne  grossi  te- 
nimenti  di  terre  in  feudo ,  e  si  rese 
progenitore  di  Antonio  e  Bernardo  di 
Anzio,  i  quali  lasciarono  al  dir  di  Mu- 
gnos una  larga  posterità. 

Armasi:  campo  rosso  con  una  per- 
gola d'argento.  Tav.  XII.  2. 

Apilia  —  Famiglia  sveva,  dice  Mugnos,  ve- 
nuta in  Sicilia  con  l'imperatrice  Co- 
stanza, moglie  di  Enrico  VI;  peroc- 
ché ella  seco  condusse  il  cavaliere 
Federico  Apilia,  capitan  della  Guardia 
Imperiale  affidandogli  la  soprainten- 
denza  del  governo  del  regno.  Si  caso 
in  Palermo,  ed  i  suoi  figli  divennero 
ricchi  e  potenti;  se  non  che  un  Gio- 
vanni fattosi  ribelle  perdette  tutti  i  ca- 
steUi,  feudi  e  ville,  conseguendoli  po- 
scia nel  1396  un  di  lui  fratello  a  nome 
Pv,aimondo,  per  motivo  de'  suoi  grandi 


74 
f  servizi,  pe'  quali  anche  la  terra  di  Frizzi 
1397  ottenne,  non  che  tutti  i  beni  di 
Francesco  Valguarnera  confiscati,  la 
gabella  de'  Mortilli  e  Fumo  di  tal  città 
con  la  terra  di  S.  Fihppo  d'Agirò.  Il 
di  lui  figlio  Giovanni  possedette  il  feudo 
e  castello  di  Cefalà  nel  1399.  Infine 
un  Raimondo  Apiha  o  d' Aptiha  fu  pre- 
tore della  città  di  Palermo,  come  ri- 
ferisce Baronio. 

Armasi  secondo  Magnos  :  campo  az- 
zurro con  un  leone  d' oro  circondato 
di  api  d'oro.  Tav.  XII.  3. 
Aponlc  —  Questa  nobile  e  chiarissima  fa- 
miglia originaria  di  Spagna,  al  dir  di 
Mugnos,  sotto  i  re  aragonesi  fiorì  in 
Palermo.  Vanta  non  pochi  soggetti  il- 
lustri nelle  lettere  e  nelle  armi,  se- 
natori e  pretori.  Il  p.  d' Aponte  fu  un 
luminare  di  scienze  ecclesiastiche,  e 
produsse  molte  opere  spirituali,  anche 
oggi  ricercate. 

Armasi  :  campo  azzurro  con  una  fa- 
scia d' argento,  in  punta  un  ponte  di  ar- 
gento e  di  sotto  un  fiume. — Tav.  XII.  4. 
Aprile  (li  Callagirone  —  Secondo  il  Mugnos 
famiglia  nobile  di  Valenza  passata  in 
Sicilia  sotto  il  re  Federico  II  di  Ara- 
gona, e  stabilitasi  in  Noto,  Modica  e 
Caltagirone  con  carico  di  segreto  di 
quest'ultima  città,  e  decorata  col  ti- 
tolo di  barone.  Commendasi  il  p.  Aprile 
dotto  e  virtuoso  gesuita. 

Armasi  secondo  il  Villabianca:  campo 
d' argento  con  una  fascia  di  rosso  ac- 
compagnata da  tre  rose  rosse  situate 
2  in  capo  ed  una  in  punta.  —  Corona 
di  barone.  Tav.  XII.  e. 


Aprile  (li  Palermo  —  Giusta  il  Villabianca  si 
arma:  campo  azzurro  con  una  fascia 
d' oro  accompagnata  in  capo  da  un  gi- 
glio d'argento,  e  in  punta  da  tre  stelle 
d' oro  con  sei  raggi  situate  in  fascia. 
Tav.  XII.  5. 

Appuzzo  —  Nobile  famiglia  di  S.  Filippo  di 
Agirò;  si  vuole  proveniente  di  Mosco- 
via  dove  fiorirono  Abbia  de  Apruz  ca- 
pitano del  Granduca  di  Moscovia,  e  che 
si  distinse  contro  i  Tartari.  Demetrio 
fu  cancelliere  di  quel  ducato  come  ri- 
ferisce il  Mugnos. 

Portarono  per  arme:  campo  d'ar- 
gento con  tre  monti  rossi  sormontati 
in  capo  da  corona  di  rosso.  Tav.  XII.  7. 

Apillia  —  Antica  famiglia  nobile  siracusana 
che  rimonta  a'  tempi  aragonesi,  al  dir 
di  Mugnos.  Primo  a  ricordarsi  è  uu 
Ferrerò  d'Apulia  ricchissimo  barone. 
Tale  famiglia  fiorì  ancora  in  Lentini, 
ove  dicesi  Pulia. 

Armasi  :  campo  inquartato  in  croce 
di  S.  Andrea,  il  capo  e  la  punta  di 
rosso,  ed  ai  fianchi  d' argento  —  Co- 
rona di  barone.  Tav.  XII.  8. 

A(lllÌlone  —  n  INIinutoli  vuole  fosse  questa 
flimiglia  nobile  ed  antica  di  Messina, 
ove  occupò  ragguardevoli  posti. 

Armasi  :  campo  rosso  con  un'  aquila 
nera  coronata,  che  tiene  fra  gli  arti- 
gli un  serpente  verde.  Tav.  XII.  9. 

Arada  - —  Il  Villabianca  l'arma:  campo  rosso 
con  una  banda  d'oro  accompagnata  in 
capo  da  un'  aquila  d' oro ,  e  neU'  an- 
golo destro  della  punta  da  un  leone 
d' oro.  Tav.  XII.  10. 

Aragona  —  Consultati  gli  accennati  scrittori 


delle  cose  di  Sicilia,  ed  in  ispecie  il 
Mugnos  e  l'Inveges  troviamo  essere 
un  tal  cognome  appartenuto  a  più  rami 
staccati  dal  ceppo  reale,  di  cui  sopra 
femmo  cenno.  In  fatti  alcuni  sonosi 
nominati  Aragona  per  linee  collaterali, 
0  per  linea  paterna  o  materna,  per 
mogli,  fratelli,  figli,  ec.  del  re  di  Si- 
cilia, altri  come  figli  naturali  di  quelli. 
Nel  primo  caso  è  facile  incontrare  non 
pochi  distinti  personaggi,  che  àn  go- 
vernato l'isola  da  presidenti,  e  la  città 
col  titolo  di  pretori.  Possedettero  i 
titoli  di  principe  di  Castelvetrano , 
duca  di  Terranova,  marchese  d' Avi- 
la,  marchese  della  Favara,  barone  di 
S.  Angelo,  Burgetto  ecc:  sono  stati 
grandi  di  Spagna  di  prima  classe. — 
Nel  secondo  caso  se  vogliamo  stare 
al  Mugnos  troviamo  Giaime  figlio  na- 
turale di  Pietro .  che  casatosi  ebbe 
Beatrice,  che  fu  poi  moglie  di  Gugliel- 
mo d' Aragona,  figlio  naturale  di  Fe- 
derico IH,  ed  un  Giovanni.  Indi  Fe- 
derico II  pria  di  sposarsi  ebbe  una 
figlia  che  maritò  con  Loria  grande  Ai- 
mirante,  cui  die  in  dote  l'isola  di  Gerbi 
ed  altre  terre.  Anche  dopo  il  matri- 
monio ebbe  altri  figli  naturali,  cioè 
Samio,  Federico  ed  Orlando,  e  perciò 
decorati  d'infiniti  titoli  e  baronie  sin 
dal  1330.  Di  là  molte  linee  vigenti  sino 
ai  tempi  del  citato  scrittore  e  che  ne 
tesse  in  certo  modo  e  sino  a  quel  punto 
la  genealogia.  Finalmente  secondo  ri- 
leviamo dal  Villabianca  per  una  Bea- 
trice d'Aragona  sorella  di  Carlo  e 
maritata  con  Giovan  Vincenzo  Taglia- 


75 
via  conte  di  Castelvetrano  e  figlio  di 
Antonio  ultimo  barone  di  detta  terra,  un 
tal  cognome  di  Aragona  in  quest'ul- 
tima casa  si  estinse. 

Armasi  secondo  Mugnos  :  campo  di 
oro  con  quattro  pali  di  rosso.  Tavo- 
la XII.  11. 
Arbca  —  Riferisce  Mugnos  nelle  sue  opere 
essere  questa  una  famiglia  nobile  ed  an- 
tica di  Catalogna,  ove  occupò  le  prime 
cariche  dello  Stato.  Con  Pietro  I  di 
Aragona  venne  in  Sicilia  un  Ramiro 
Arbea,  eh'  ebbe  la  castellania  di  Len- 
tini.  Da  lui  ne  venne  Antonio,  rettore 
di  detta  città,  e  che  gloriosamente 
mori  nella  battaglia  navale  sostenuta 
da  Federico  II  contro  il  duca  di  Ca- 
labria. Altro  ramo  di  tal  famiglia  fece 
altresì 'da  Catalogna  passaggio  in  Sici- 
ha,  e  ciò  fu  per  l'opera  di  due  fratelli 
Pietro  e  Giovanni  sotto  re  Martino 
nel  1391,  figli  del  valoroso  cavaliere 
Simeno  Arbea.  Il  primo  fu  stràtico 
di  Messina  1398,  ottenendo  un  feudo, 
detto  della  Vigna  Grande,  in  contrada 
laci  1404.  Un  Giovanni  indi  si  ebbe 
la  baronia  di  Sambuca,  e  nel  1453 
il  feudo  delli  Muni;  un  Carlo  fu  se- 
greto della  città  di  Messina,  ed  ebbe 
sempre  i  piti  alti  posti. 

Armasi:  campo  rosso  con  tre  barre 
d'oro,  e  il  capo  cucito  d'azzurro  con 
un  giglio  d' oro.  Tav.  XII.  12. 
Arana  —  Si  arma  secondo  il  Villabianca; 
campo  d' argento  con  cinque  cuori  di 
rosso  situati  in  croce  di  S.  Andrea. 
Tav.  XII.  13. 

I  —  Armasi   secondo  il  Villabianca: 


76 
campo  di  oro  con  sei  uccelli  azzurri 
situati  2,  2  e  2.  Tav.  XII.  u. 

Arala  —  Il  Villabianca  l'ai^ma:  campo  di- 
viso nel  1°  azzurro  con  tre  gigli  d'ar- 
gento allineati  in  fascia,  nel  2"  d'az- 
zurro con  due  bande  d'oro  accorciate 
ed  un'aratro  d'oro.  Tav.  XII.  15. 

Arcabascio  —  Secondo  il  Villabianca  arma- 
si :  campo  d'  oro  con  un  leone  di  nero 
posato  su  di  una  cassa  d'azzurro  e 
che  tiene  colla  zampa  sinistra  una  croce 
nera.  ■  Tav.  XII.  la 

Arcangelo  —  Antica  e  nobile  famiglia  cata- 
nese,  il  di  cui  primo  stipite  nel  1495 
si  legge  secondo  Mugnos  esser  stato 
im  Giovanni  Arcangelo,  die  fu  a'  ser- 
vizi di  re  Ferdinando  il  Cattolico,  e 
che  lo  creò  Miles,  distinzione  molto 
pregiata.  Suo  figlio  Aloisio  fu  maestro 
notaro  nel  1523  e  capitano  della  città; 
un  Scipione  al  dir  di  Minutoli  fu  ca- 
valiere di  Malta. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un  Ar- 
cangelo d' argento  che  impugna  una 
spada  d' argento.  Tav.  XII.  n. 

Arces  —  Al  dir  di  Mugnos  famiglia  nobile 
di  Aragona.  Un  ramo  di  essa  passò 
in  Sicilia  stabilendo  sua  dimora  in  Mes- 
sina ove  fiori  un  Matteo  d' Arces  ca- 
pitan d' arme  del  Val  Demone. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un  ponte 
sormontato  da  un  castello  d'oro,  e  so- 
stenuto da  due  leoni  pur  d' oro  Ta- 
vola XIII.  8. 

Ardoino  —  Questa  famiglia  secondo  il  Rossi 
teatro  della  nobiltà  à' Europa,  è  di  ori- 
gine francese  per  un  Falcone    eletto 
•  arbitro  di  una  quistione  tra  Luigi  re 


di  Francia  detto  il  Santo,  e  suo  fra- 
tello re  di  Napoli  nel  1249.  Ella  si 
stabilì  in  Messina  come  attesta  il  Bon- 
figlio  nella  sua  Messina,  sin  da'  tempi 
normanni.  Noi  quindi  non  facciam  caso 
e  dell' Ardoino  di  cui  parla  Mugnos, 
nò  di  quello  marchese  d'Ivi^ea  lOIO, 
né  dell'  altro  re  di  Torino  nel  tempo 
de'  Longobardi,  perchè  non  siciliani. 
Ma  per  come  riferisce  l' Anzalone  nel 
libro  de  sua  fmnilia,  ella  possedette 
le  baronie  di  Venetico ,  Longarine  e 
Maggazzà.  Il  Villabianca  sulle  tracce 
dello  stesso  Bonfiglio  assicura  essere 
una  famiglia  nobilissima  di  Messina, 
colà  stabilita  sin  dal  tempo  de'  Nor- 
manni, avendo  avuto  molti  senatori. 
Vanta  dei  porporati,  de'  cavalieri  ge- 
rosolimitani, de'  cavalieri  del  Toson 
d'  Oro.  Un  Andrea  fu  carissimo  a  Car- 
lo V  essendo  stato  incaricato  di  molte 
ambasciate  in  Fiandra  Spagna  ed  al- 
trove; fu  presidente  del  R.  Patrimonio 
e  consultore  del  re^no.  Ebbe  la  ba- 
ronia  e  il  castello  dell'  Oliveri.  Un  al- 
tro Andrea  nel  1603  fu  capitan  gene- 
rale del  distretto  di  Messina  per  ca- 
gione de'  Turchi,  ed  altre  cariche  si 
ebbe.  In  fine  questo  ramo  si  estinse  nei 
principi  di  Alcontres  e  ne'  marchesi 
di  Soreto.  Intanto  nel  ramo  secondario 
dice  lo  stesso  Villabianca  nell'  appen- 
dice della  Sicilia  Nobile,  fuvvi  un  Giu- 
seppe Ardoino  e  Rocca  fratello  di  Pie- 
tro che  fu  r  ultimo  principe  di  Alcon- 
tres. Costui  fattosi  chiamare  marchese 
di  Roccalumera  sostenne  cariche  di 
senatore  in  Messina  1759  e  1769. 


Armasi  giusta  gli  autori  concordi: 
campo  diviso,  nel  1°  d'argento,  con  una 
aquila  nera  coronata;  nel  2°  d'azzurro 
con  un  leone  d'oro  coronato,  accom- 
pagnato da  una  mezza  luna  d'argento 
situata  nel  fianco  destro  dello  scudo, 
e  da  una  stella  d'oro  con  sei  raggi  nel 
fianco  sinistro  —  Corona  di  principe. 

TaV.    XII.  19. 

Arena  di  Palermo  —  L'Ansalone,  il  Beltrani, 
il  Zazera  e  Ferrante  della  Marra  par- 
lano a  sufficienza  dello  splendore  di 
questa  illustre  famiglia  detta  in  Firenze 
dei  Conclubetti  marchesi  d'Arena. — 
Secondo  Mugnos  si  reputa  progenitore 
in  Sicilia  un  Federico  Arena,  che  pas- 
sò da  Aragona  in  Napoli  a'  servigi  di 
re  Manfredi,  il  quale  gli  die  a  reggere 
la  Calabria  e  poi  la  Sicilia.  Figlio  di 
Angiolo,  pronipote  di  Federico  fu  Gi- 
rolamo, nome  celebre  ne'  fiisti  di  Si- 
cilia, che  dopo  aver  percorso  le  più 
splendide  cariche  giudiziarie  ed  acqui- 
statovi rinomo  di  sommo  giureconsulto 
come  riferisce  il  Diblasi,  compì  sua  car- 
riera nel  posto  di  Primo  Consultore 
del  Re  sopra  gli  affari  di  Sicilia,  non 
che  Consigliere  Decano  del  R.  Con- 
siglio di  S.  Chiara  di  Napoli,  ove  morì 
nel  dicembre  1747.  Intanto  per  diplo- 
ma di  Carlo  III  Borbone  fu  nel  1758 
decorato  del  titolo  di  marchese.  Ebbe 
due  figh,  Giuseppe  che  percorse  con 
plauso  la  carriera  della  magistratura, 
essendo  morto  in  Palermo  col  carico 
di  Consigliere  togato  del  Supremo  Ma- 
gistrato di  Commercio,  ed  Elisabetta 
che  sposato  avea  Carlo  MortiUaro  ba- 


77 
rohe  del  Ciantro  ;  ella  rimase  perciò  u- 
nica  erede  e  rappresentante  la  famiglia 
Arena.  Or  da  costei  con  diploma  del  9 
gennaro  1754  dello  stesso  re  Carlo  fu 
ottenuto  potersi  il  detto  titolo  di  mar- 
chese trasferire  alla  connata  famiglia 
MortiUaro,  chiamandola  preclarissima. 
Per  lo  che  ne  investì  il  di  lei  figlio 
Antonino  e  suoi  successori,  con  fre- 
giarsene ed  imporlo  a  sua  scelta  su 
quel  feudo  attuale  o  futuro  che  gli 
andasse  a  genio  :  ed  Antonino  per  ri- 
verenza all'avolo  l'impose  sulla  Villa 
Arena,  che  era  la  delizia  del  suo  fon- 
datore Girolamo. 

Armasi  secondo  Mugnos  :  campo  az- 
zurro con  un  monte  d'argento,  sormon- 
tato da  un  leone  d'oro.  —  Corona  di 
marchese.  —  Di  quest'  arme  fece  uso 
la  famiglia  Arena  come  si  osserva  nei 
preziosi  mobili  di  ebano  e  madreperla, 
di  proprietà  oggi  del  marchese  Mor- 
tiUaro di  Villarena. — Tav.  XII.  20. 
Arena  di  Messina  —  Antica  e  nobUe  famigUa 
di  Messina,  Caltagirone  e  Dentini,  ove 
al  dir  di  Mugnos  fu  chiara  nelle  let- 
tere e  nelle  armi.  —  Commendasi  di 
questa  famigha  un  Tommaso,  che  fu 
varie  volte  senatore  in  Caltagirone. 

In  Messina,  secondo  Minutoli,  vanta 
un  Andrea,  che  nel  1425  fu  senatore  ; 
e  nel  1582  un  fra  Scipione  cavaliere 
gerosolimitano.  Ivi  la  famiglia  fiorisce 
ne'  baroni  di  Montechiaro  e  Roccadore 
aggiungendo  al  proprio  cognome  l'al- 
tro non  meno  illustre  di  Primo,  de- 
nominandosi Arena-Primo. 

Armasi:  campo  rosso  con  due  bande 

10 


78 
d'argento,  i  —  Corona  di  barone.  — 

TaV.    XII.  18. 

Argomento  —  Famiglia  nobile  e  ricca  della 
città  di  Sciacca,  al  dir  di  Savasta,  dove 
si  tenne  neutrale  per  le  fazioni  de'  Luna 
e  PeroUo,  e  dedita  alla  pietà  fondò 
delle  chiese  come  quella  di  S.  Leonardo 
e  Santa  Venera.  Commendasi  un  Gia- 
como Argomento  per  la  liberalità  verso 
i  poveri,  e  per  aver  soccorso  con  suo 
peculiare  interesse  la  sua  patria. 

Si  arma  secondo  il  citato  autore: 
campo  azzurro  con  una  fascia  d'argento 
accompagnata  da  tre  palle  d'oro  si- 
tuate due  in  capo  ed  una  in  punta. — 
Tav.  XVI.  13. 

Arezzo  —  Al  dir  di  Mugnos  si  vuole  fosse 
stata  un'antica  nobile  e  chiarissima  fa- 
miglia romana  detta  Aretia.  Un  Aldo 
Arezzo  appare  esserne  stato  il  ceppo 
nel  1130  ai  servizi  di  Ruggiero,  da  cui 
si  ebbe  molti  feudi.  Qualche  altro  l'ha 
fatto  derivare  di  Spagna  asserendosi 
possedere  in  Aragona  un  castello  detto 
Arizzi,  da  dove  il  cognome.  La  genea- 
logia giunta  ad  Andreolo  si  biforca  in 
Matteo  e  Giacomo,  l'uno  ricupera  i  beni 
paterni  confiscati,  l'altro  diviene  ba- 
rone di  Cassibile  e  Bibieni. 

Il  ViUabianca  riporta  un  dottor  Cor- 
rado Arezzo  barone  di  Donnafugata  in- 
vestito nel  1666  ;  un  Blasco  cavaliere 
gerosolimitano  e  fondatore  della  Com- 
menda di  Ragusa  nel  1626,  qual  ra- 
mo continua  nella  detta  città;  ed  un 

1  La  tavola  contenente  il   blasone  di  Arena  trovavasi  già 


Giuseppe  Arezzo  che  fu  barone  di  Tar- 
gia  per  investitura  del  1691,  ramo  e- 
sistente  nella  città  di  Siragusa.  Inol- 
tre, seguendo  il  ViUabianca,  Orazio  A- 
rezzo  fu  Brigadiere  nei  reali  eserciti, 
onorato  da  Carlo  III  Borbone  del  ti- 
tolo di  marchese  per  investitura  del 
1748;  e  ciò  in  compenso  di  sue  bene- 
merenze. Il  di  lui  figlio  Giuseppe,  mor- 
to il  1837  fu  gentiluomo  di  camera, 
amministratore  di  Casa  Reale,  e  pre- 
sidente del  supremo  magistrato  di  Sa- 
lute P.  non  che  cavaliere  dell'ordine  di 
S.  Gennaro  e  di  quello  gerosolimitano. 
Infine  il  vivente  marchese  Orazio  fi- 
glio del  precedente  gentiluomo  di  ca- 
mera dei  re  Ferdinando  II  e  Fran- 
cesco IL 

Armasi  come  vuole  il  Minutoli:  campo 
diviso  nel  1°  d'oro  con  due  ricci  d'azzur- 
ro, nel  2°  d'azzurro  con  due  ricci  d'oro. 
Corona  di  marchese.  —  Tav.  XIII.  o. 

Argento  —  Armasi  secondo  il  ViUabianca  : 
campo  azzurro  con  una  mezza  luna  di 
argento.  —  Tav.  XIII.  i. 

ArgenvìIIieri — Secondo  il  ViUabianca  arma- 
si :  campo  d'oro  con  tre  pali  d'azzurro. 
—  Tav.  XIIL2. 

Arislippo  —  Famiglia  al  dir  di  Mugnos  no- 
bile catanese ,  che  rimonta  a'  tempi 
normanni;  molti  governi  come  riferisce 
Fazello  gli  furono  conferiti. 

Armasi:  campo  d' argento  con  tre 
monti  verdi,  sormontati  da  tre  rose 
rosse  allineate  in  fascia. — Tav.  XIII.  3. 

secondo  Mugnos,  cioè  campo  d'oro  con  quattro  fasce  più  o- 


pubblicata,  quando  pervenne  tardivamente  al  nostro  ufficio  la        scure  dall'istesso  cucite,  e  la  banda  d'azzurro  broccante  sul 
notizia  d'essere  stato  usato  lo  stemma  secondo  Minutoli  e  non     '    tutto. 


Arloco  —  Secondo  Mugnos  la  è  proveniente 
d'Irlanda;  primo  a  nominarsi  fa  mi 
Giovanni  Arloco  barone  di  Montalba- 
no,  poi  di  casa  Bonanni. 

Portò  per  arme:  campo  azzurro  con 
tre  uncini  d'oro.  —  Corona  di  barone. 
Tav.  XIII.  9. 

Arnialeo  —  Famiglia  nobile  al  dir  di  Mu- 
gnos, oriunda  tedesca;  passata  in  Mes- 
sina per  un  certo  Luigi,  medico  chia- 
rissimo di  re  Federico  II,  e  che  di- 
venne assai  ricco.  I  di  lui  figli  occu- 
parono le  prime  cariche;  infine  un 
Francesco  da  re  Martino  ottenne  pe' 
suoi  servigi  il  feudo  di  Scalisi  1397. 
Armasi:  campo  rosso  con  un  leone  di 
oro  coronato.  —  Tav.  XIII.  4. 

Armenia  di  Messina  —  Antica  famiglia  nobile 
messinese  che  secondo  Bonflgiio  e  Mu- 
gnos trasse  origine  da  un  Giorgio  gen- 
tiluomo armeno.  Costui  avea  dal  re  un 
assegnamento  di  onze  200  l' anno  per 
sovvenire  le  chiese  ed  i  poveri.  Un 
Matteo  ebbe  da  re  Ferdinando  quattro 
salme  di  terra  nell'isola  di  Malta. 

Armasi  giusta  il  detto  Mugnos  :  cam- 
po d'oro  con  due  orsi  rossi  affrontati. 
Tav.  XIII.  7. 

Armenia  (li  Lenlini  —  Dal  Mugnos  rileviamo 
esser  questa  una  famiglia  nobile  ori- 
ginaria di  Piacenza,  passata  in  Sicilia 
sotto  i  reali  d'Aragona,  stabilendosi 
nella  città  di  Lentini,  ove  occupò  i 
primari  uffici. 

Si  arma:  campo  d'oro  con  un  leo- 
ne rosso  di  unghie  azzurre.  —  Ta- 
vola XIII.  5. 

Arolde  —  La  fu  secondo  Mugnos  un'antica 


79 

famiglia  nobile  di  Mazzara,  che  godè 
di  non  poche  eminenti  cariche. 

Fece  per  arme  :  campo  d'argento  con 
una  banda  verde  accompagnata  da  un 
uccello  di  rosso.  —  Tav.  XIII.  10. 

Arrac — Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po rosso  con  tre  palme  d'oro. —  Ta- 
vola. XIII.  11. 

Arrigo — Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po diviso  nel  1°  azzurro  con  una  zam- 
pa di  leone  d'oro;  nel  2°  d'argento  con 
tre  pali  azzurri.  —  Tav.  XIII.  12. 

Arsini  —  Riferisce  Mugnos  essere  una  fami- 
glia antichissima  messinese  di  origine 
turca.  Primo  a  ricordarsi  è  un  Giulia- 
no, uomo  ricchissimo,  che  apparentò 
colle  più  nobili  famiglie  deU'  isola. 

Si  arma  :  campo  d' argento  con  un 
cuore  di, rosso  sormontato  da  tre  stelle 
rosse  alhneate  in  fascia. — Tav.  XIII,  13. 

Arlale— Famiglia  spagmiola  e  propriamente 
di  Catalogna,  venuta  in  Sicilia  con 
Tristano  Artale  ed  Artali  nel  1394  ai 
servigi  di  re  Martino.  Fu  castellano 
del  regio  palazzo,  signore  della  Cuba 
e  suo  territorio  in  Palermo,  come  assi 
dal  p.  Ansalone  e  Luca  Barberio.  II 
di  lui  figlio  Simone  fu  del  pari  ca- 
stellano, non  che  capitano  giustiziere 
nel  1439.  Per  opposizioni  al  viceré 
Moncada  la  famiglia  decadde  dal  suo 
splendore^,  e  quinci  passò  in  Brente, 
Marsala  e  Mazzara  ove  si  suddivise  : 
lochè  provasi  da  un  atto  giuridico  ad 
istanza  del  dottor  D.  Paolo  Artale  e 
ricevuto  dalla  R.  Gran  Corte  di  Pa- 
lermo del  1691.  Da  un  Filippo  Ar- 
tale, che  nel  1597  viveva  in  Brente 


80 

discende  la  linea  dimorante  a  Palermo. 
Commendasi  dal  Mongitore  un  ca- 
nonico Vincenzo  Artale  teologo,  morto 
in  odore  di  santità.  Un  Giuseppe  fu 
valoroso  nelle  armi,  viaggiò  in  Ita- 
lia ed  in  Germania,  ove  fu  caro  a  molti 
principi,  falcile  da  Ernesto  Brunsvick 
ebbe  concesso  per  supposto  alle  sue 
armi  l'aquila  imperiale.  L'imperatore 
Leopoldo  l'onorò  di  sua  amicizia  e  pro- 
tezione. Fu  cavaliere  dell'  ordine  co- 
stantiniano, e  per  le  opere  pubblicate  fu 
riputato  insigne  poeta.  Un  Paolo  Ar- 
tale, di  cui  parlano  Amato,  Mongitore 
e  Villabianca,  nel  1685  venuto  da  Bron 
te  a  Palermo,  vi  ebbe  tosto  cittadi- 
nanza; fu  valente  giureconsulto  ed  a- 
scritto  a  varie  accademie.  Carlo  per 
rasion  della  madre  ereditò  il  titolo  di 
barone;  e  morendo  lasciò  una  bella  bi- 
blioteca, come  Amico  attesta;  ed  il  tutto 
al  nipote  Filadelfo.  Un  Filippo  il  1701 
ottenne  poi  il  titolo  di  barone  di  Pog- 
gio Ferrato.  Il  barone  Filadelfo  Artale 
ascritto  alla  nobiltà  di  Catania  nel  1775 
fu  giudice  jiretoriano  del  Concistoro 
e  della  Gran  Corte,  avvocato  fiscale 
e  maestro  razionale  sino  al  1774.  Il 
1779  egli  ebbe  titolo  di  marchese,  in- 
vestito essendo  stato  de'  feudi  di  Col- 
lalto  e  Cannata  nel  1780.  In  detto  an- 
no fu  altresì  promosso  a  consultore 
ossia  reggente  in  Napoli.  Fu  del  pari 
valente  giureconsulto,  lasciato  avendo 
raccolto  ed  annotato  un  grosso  vo- 
lume di  decisioni  feudali  di  Sicilia, 
nel  1752  pubblicato.  Il  di  lui  figlio  Giu- 
seppe, marchese  di  CoUalto  fu  cava- 


liere gerosolimitano,  le  cariclie  occu- 
pando di  G.  della  G.  Corte,  di  avvo- 
cato fiscale,  di  maestro  razionale  del 
R.  Patrimonio,  e  di  Presidente  della 
G.  C.  nel  1817.  Ebbe  inoltre  la  mis- 
sione straordinaria  di  vicario  generale 
con  alter  ego  in  Messina,  ed  infine  fu 
presidente  della  Suprema  Corte  di  Giu- 
stizia sino  1 824  :  magistrato  insigne  in 
tempi  difficili  un  nome  illustrelasciando. 
Attuale  capo  della  fjxmigiia  è  oggi 
il  di  lui  figlio  Filadelfio  Artale  ed  Al- 
liata  marchese  di  Collalto,  che  pe'  suoi 
meriti  occupò  varie  distinte  cariche; 
fu  Intendente  della  Provincia  di  Mes- 
sina, maggiordomo  di  settimana  dei 
re  Ferdinando  II  e  Francesco  II,  in- 
signito essendo  della  croce  di  cava- 
liere dell'ordine  costantiniano.  Sposò 
la  nobilissima  dama  Lucia  Grifeo  e  Gra- 
vina de'  Principi  di  Partanna,  con  la 
quale  si  rese  genitore  del  vivente  mar- 
chese Giuseppe  Artale  e  Grifeo. 

Si  arma  secondo  il  Mugnos  :  campo 
rosso  con  un  leone  d'oro  che  tiene 
con  le  zampe  anteriori  un  martello  di 
nero  —  supporto  un' aquila  bicipite.  — 
Corona  di  marchese.  —  Tav.  XIII.  14. 

Arie — Secondo  il  Villabianca  si  arma:  cam- 
po d'oro  con  un  globo  d'azzurro  sor- 
montato da  un  uomo  al  naturale,  che 
tiene  nella  man  destra  un  compasso 
di  nero.  —  Tav.  Xlll.  is. 

ArlCgua  —  Riferisce  Mugnos  esser  questa 
una  famiglia  nobile  aragonese,  passata 
in  Sicilia  con  re  Martino  e  Maria. 

Primo  fu  un  Giovanni  Artegua,  ba- 
rone di  Santa  Domenica  nel  1399. 


Fa  per  arme:  campo  rosso  con  due 
mazze  d'oro  situate  in  croce  di  S.  An- 
drea. Corona  di  barone. — Tav.  XIII.  le. 
Artesio  —  Secondo  Mugnos  famiglia  nobile 
catalana;  venuta  in  Catania,  ove  molto 
fiorì. 

Spiega  per  arme  :  campo  inquartato 
di  rosso  e  d'argento. — Tav.  XIII.  ir. 
Ascenso  —  Si  riferisce  dal  Mugnos  essere 
questa  una  cbiarissima  famiglia  spa- 
gnuola,  proveniente  di  Francia  —  Un 
Giovanni  Ascenso  gentiluomo  catalano 
nel  1283  fu  il  pruno  a  recarsi  in  Si- 
cilia col  carico  di  cameriere  dell'  in- 
fante Federico,  indi  nel  1501  ottenne 
la  castellania  di  Naro  e  molti  terri- 
torio Un  ]\Iatteo  fu  uno  degli  eletti  ba- 
roni del  re  Federico  II  opponendosi 
a  re  Giacomo,  che  volea  rinunziare  la 
Sicilia  a  Carlo  d'Angiò  ;  fu  per  questo 
eletto  nel  1340  suo  regio   familiare. 
Un  2°  Matteo  fu  cavaliere,  giudice  giu- 
rato di  Girgenti  con  onze   24  annue 
su'  proventi  del  porto  di  detta  città. 
Venuto  re  Martino  in  Trapani  il  1598 
fu  ivi  accolto  da  un  Guglielmo  Ascenso 
ed  altri  baroni;  per  lo   che  fu  eletto 
suo  familiare,  ed  ebbe  concessi  i  beni 
allodiali  che  appartenevano  ad  Enrico 
Ventimio-lia  Conte  di    Alcamo.  —  Un 
Matteo  in  Girgenti  fu  cavaliere,  e  poi 
Giudice  nel  1401;  indi  ebbe  il  feudo 
di  Giardinello  che  da  un  suo  discen- 
dente nel  1506  fu  venduto.  —  Intanto 
ne  venne  un  Stefano  che  nel  1454  si 
ebbe  il  governo  del  contado  di  Modica, 
ove  stabilì  sua  famiglia. — Un  Dottor 
Manfredo  fu  fatto  Sindaco  di  Messina 


81 
e  Catania,  mentre  un  Matteo  prese  il 
governo  del  contado  suddetto.  —  Un 
Francesco   nel   1535    fu  da  Carlo  V 
armato   cavaliere  in  Bologna;   ed  un 
altro  Francesco  comechè  fatto  cava- 
liere dal  detto  imperatore  il  privilegio 
anche  si  ebbe  di  poter  aggiungere  l'a- 
quila imperiale  in  campo  d'oro  all'ar- 
me di  sua  famiglia.  Il  Villabianca  sog- 
giunge :  il  primo   ad  essere  investito 
del  feudo  di  Santa  Rosalia  in  vai  di 
Noto  tra  Modica  e  Spaccaforno  fu  un 
Pietro  Ascenso  figlio  di  Francesco  nel 
1682,  per  concessione  di  Carlo  II;  e 
ciò  in  benemerenza  de'  suoi  servigi  e 
di  quelli  degli  avoli  —  Un  altro  Fran- 
cesco fu   ancora  investito  del  feudo  di 
Piana.    Inoltie  rilevasi  dalla  famiglia 
che  un  Pietro  maritato  con  Alessan- 
dra Spadafora  e  Colonna,   figlia   del 
Principe  di  Maletto  e  Venetico,  fu  se- 
natore di  Palermo,  cavaliere  di  Mal- 
ta ed  imbarcato  sulle  galere  contro  i 
Turchi,  morto  nel  1821.  Il  di  lui  fi- 
glio  primogenito  Federico ,    che  con 
tanta  lode  seguile  orme  cavalleresche 
del  padre,  ereditò  i  titoli  della  madre, 
quali  essendo  egh  oggi  morto  sono  già 
passati  alla  figlia  nobil  dama  France- 
sca Ascenso  e  Lucchesi  PaUi  in  Mon- 
roy,  principessa  di  Maletto  e  di  Vene- 
tico.   Commendasi   in  fine   il  vivente 
Domenico  Ascenso  generale  nell'eser- 
cito italiano. 

Armasi:  campo  trinciato  nel  1°  di  oro 
con  un'aquila  bicipite  spiegata  di  nero, 
nel  2°  di  rosso  con  tre  bande  d'oro  ca- 
ricate da  cinque  palme  verdi  situate  3, 


82 
2  e  1,  lo  scudo  sormontato  da  elmo 
di  nobile  antico.  —  Corona  di  baro- 
ne.—Tav.  XIV.  1. 

Ascoli  —  È  questa,  come  dice  Mugnos  una 
antica  famiglia  baronale  di  Sicilia,  mol- 
to ricca  ed  illustre. 

Ella  fa  per  arme:  campo  d'oro  con 
una  bandiera  rossa  con  asta  di  nero 
caricata  da  un  uccello  d'argento.  — 
Tav.  XIV.  a 

Asmuildo  0  Sismondo  —  Antica  ricca  potente 
famiglia  originaria  di  Pisa;  si  ha  di 
lei  contezza  al  dir  di  Mugnos  sin  dal 
tempo  di  Carlomagno,  cui  rese  grandi 
servizii;  imperocché  un  Sismondo  ca- 
pitan tedesco  nel  passare  da  Germa- 
nia in  Pisa  accompagnò  l' imperatore. 
Un  ramo  passò  a  Napoli  e  diessi  il  so- 
prannome di  Carafa,  o  Caratò  per  la 
sua  fedeltà,  I80I;  l'altro  in  SiciUa  per 
Adamotto,  che  qui  accompagnando  ven- 
ne Ruggiero;  e  per  cui  ottenne  la  ca- 
stellania  e  il  dominio  di  Jace  nel  1089. 
Per  l'elasso  di  anni  sette  colle  stesse 
prerogative  il  re  lo  ebbe  seco  lui  in 
Mazzara,  conflrmando  però  la  connata 
signoria  al  figUo  Stefano.  Nel  1173  la 
famiglia  ebbe  confirmato  anche  il  feudo 
di  Baldirone  in  Agrigento;  indi  il  feudo 
di  Pontalica.  A  causa  di  fazione  avversa 
perde  tutto;  ma  sotto  casa  d'Aragona 
riebbe  onorati  carichi;  tanto  che  ottenne 
le  due  castellanie  di  Taormina  e  Mazza- 
ra. Sotto  re  Pietro  risiedette  in  Catania, 
ove  occupò  le  prime  magistrature.  Un 
Pietro  Asmundo  ebbe  concesso  il  feudo 
di  Amenta  da  re  Federico.  Un  Adamo 
nel  1413  pe'  suoi  grandi  talenti  fu  av- 


vocato fiscale  della  G.  C.  Indi  fu  giu- 
dice di  detto  tribunale;  poi  salendo  pei* 
tante  altre  cariche  pervenne  ad  occu- 
pare il  posto  di  presidente  del  Regno, 
Luogotenente  Generale,  e  infine  Vica- 
rio Generale  con  cdter  ego.  Perlochè 
ebbe  annuali  onze  100  in  perpetuo. 
I  suoi  figli  furono  trattati  con  molta 
distinzione,  talché  il  primo  Nicolanto- 
nio  fu  gentiluomo  di  camera  del  re 
Alfonso,  e  cavaliere  dell'Ordine  Eque- 
stre unitamente  a'  suoi  figli  in  perpe- 
tuo 1446;  Federico  fu  maestro  razio- 
nale del  tribunale  del  E..  Patrimonio; 
Girolamo  Vescovo  di  Patti,  1546.  Un 
Girolamo  cav.  gerosolimitano  nel  1 622. 
Bisogna  convenire  esser  questa  una  fa- 
miglia molto  rispettata  in  Catania,  a- 
vendo  sempre  goduto  le  prime  cariche 
dello  Stato.  Un  Francesco  fu  successore 
della  baronia  di  S.  Giuliano;  ed  un  2°  Gi- 
rolamo 1647,  in  età  giovanile  con  molta 
destrezza  e  coraggio,  fece  cessare  le  po- 
p  olari  sedizioni  in  quella  città,  avvenu- 
te. Infine  al  dir  di  Villabianca  nel  1756 
un  Giuseppe  Asmundo  Paterno  Pre- 
sidente de'  Tribunali  del  Concistoro  e 
del  Supremo  Magistrato  di  Commer- 
cio, pe'  suoi  servigi  e  pe'  suoi  meriti 
non  che  per  la  chiarezza  di  sua  fami- 
glia, ottenne  dal  re  il  privilegio  di  po- 
tersi nominare  marchese  di  Sessa.  Di 
lui  molto  scrive  il  dotto  Gervasi  nel 
f.  5  delle  sue  sicole  sanzioni.  Questa 
linea  esiste  tuttora  in  Palermo,  men- 
tre un'altra  trovasi  in  Catania  nei  Prin- 
cipi di  Gisira. 

Armasi  giusta  il  Mugnos  :  campo  di 


oro  con  tre  fasce  di  rosso,  accompagna- 
te in  capo  da  un  leone  rosso  passan- 
te. Corona  di  marchese. —  Tav.  XIV.  e. 

Assale— Al  dir  di  Mugnos  fu  una  famì- 
glia nobile  di  Francia.  Un  Luigi  As- 
sale gran  maestro  dell'  Ordine  Gero- 
solimitano, 1168,  è  il  primo  che  si 
conosce  aver  jflorito  in  Siciha  e  pre- 
cisamente in  Palermo,  ove  stabilironsi 
molti  altri  cavalieri  di  gran  qualità. 
Si  arma  :  campo  rosso  con  tre  monti 
d'argento,  sormontati  da  due  leoni  di 
oro  affrontati  —  Tav.  XIV.  2. 

Assicni  —  Secondo  il  Villahianca  si  arma: 
campo  d'oro,  con  un  albero  verde  ac- 
costato da  due  cani  bracchi  di  rosso 
rampanti.  —  Tav.  XIV.  4. 

Astuto — Si  arma  secondo  il  Villahianca:  cam- 
po d'argento  con  una  biscia  di  nero,  si- 
tuata in  fascia,  accompagnata  in  capo 
da  tre  stelle  d'azzurro  ed  in  punta  da 
tre  fiamme  rosse,  allineate  in  fescia. 
—Tav.  XIV.  5. 

Atanasio  —  Armasi  secondo  il  Villahianca: 
campo  azzurro  con  due  bande  d'  oro 
ed  un  agnello  d'argento  dormiente. — 
Tav.  XIV.  7. 

Auria  —  Vuole  il  Mugnos  fosse  un'antica, 
chiara  e  molto  nobile  famidia  di  Si- 
cilia,  e  ricorda  un  Manfredo  signor  di 
Calatabiano  e  d'altri  grossi  feudi;  il 
quale  sotto  re  Federico  II  ebbe  molti 
distintissimi  figli.  Da  lui  un  Ottobuono 
la  terra  di  Castronuovo  si  ebbe,  il  ter- 
ritorio di  Rieni,  ed  il  molino  de'  Ba- 
roni nel  territorio  di  detta  terra.  Un 
Emmanuele  fu  gran  cavahero,  il  quale 
da  re  Pietro  II  ottenne  Castellammare 


83 
del  Golfo  non  che  il  feudo  di  Calatubi 
e  l'isola  di  Pantngia,  tolti  al  Peralta 
per  ribellione.  Il  Fazello  ricorda  un  Gio- 
vanni nella  città  di  Monte  S.  Giuliano 
ed  un  Corrado  cavalier  valoroso,  1463. 
Il  Mugnos  poi  fi  riflettere  che  un  Ber- 
nardo nobile  genovese  passò  da  Genova 
in  Palermo.  Notisi  infine  un  '\nneonzo 
Auria  sommo  scrittore  di  cose  sicule. 

Armasi:  campo  diviso  d'oro  e  di  ar- 
gento con  un'  aquila  spiegata  di  nero 
broccante  sul  diviso. — Tav.  XIV.  s. 
Averna  0  Avarna  —  Il  p.  Coronelli,  Uhìioteca 
utiioersale,  dice  esser  questa  un'antica 
patrizia  famiglia  messinese,  ricca  e  si- 
mora  della  terra  di  S.  Caterina  in  Ca- 
labria.  Possedè  la  baronia  di  Manganisi, 
di  cui  fu  investito  nel  1560  il  barone 
Mariano  Avarna  cavaliere  di  squisite 
qualità.  I  successori  occuparono  sempre 
distinti  carichi  —  Il  Villahianca,  che  la 
chiama  Avarna,  dichiara  che  nel  1702 
un  ab.  Francesco  Avarna  si  rese  pos- 
sessore del  titolo  di  duca  di  Beluiso, 
che  fu  ceduto   ad  una  tal   di   Parisi, 
il  ITI 5;  il  quale  alla  sua  volta  dichiarò 
appartenere  nuovamente  alla  famiglia 
Avarna,  cioè  al  Conte  Giuseppe  Avar- 
na, che  prese  investitura  nel  1716.  Fu 
egli  cavaliere  di  S.  INIaurizio  e  maestro 
razionale  di  cappa  corta  del  Tribunale 
del  R.  Patrimonio,  e  Governatore  de- 
gli Azzurri.  Nel  1731  gli  succede  An- 
drea, che  al  titolo  di  duca  di  Belviso 
univa  quello    di  visconte   di  Franca- 
villa,  e  barone  della  Decima. 

Un  altro   ramo  di  questa   famigUa 
trovasi  in  Palermo  col  titolo  di  duca 


84 

di  Gualteri,  di  cui  commendasi  Carlo  A- 
varna,  che  fu  governatore  della  nobile 
Compagnia  della  Pace  nel  1812,  pre- 
sidente del  Ministero  in  Napoli,  gen- 
tiluomo di  camera  e  Cav.  degli  Ordini 
di  S.  Gennaro  e  di  S.  Ferdinando. 
Vanta  in  fine  de'  cavalieri  gerosolimi- 
tani. 

Si  arma  giusta  il  Minutoli:  campo 
d'oro  con  una  banda  azzurra,  i  —  Co- 
rona di  duca.  —  Tav.  XIV.  9. 

Aversa  —  Non  altro  riferisce  il  Mugnos  su 
questa  nobile  famiglia  che  d'aver  tro- 
vato un  Giacomo  Aversa  investito  de' 
feudi  di  Felzuto  e  d'Ortelia  nel  1509. 
Altrove  chce  d' avere  soggiornata  in 
Mistretta  e  sempre  opulenta. 

Armasi:  campo  d'ai^gento  con  un  leo- 
ne rosso,  che  guarda  per  dietro  una 
cometa  rossa  situata  nell'angolo  sini- 
stro del  capo.  —  Corona  di  barone. — 
Tav.  XIV.  is. 

Avellino — Famiglia  nobile  messinese,  al  dir 
del  Minutoli,  che  l'arma  :  campo  divi- 
so, nel  1°  d'azzurro  con  tre  barre  d'o- 
ro, nel  2°  d'oro  con  una  barra  nera  ac- 
compagnata da  un  leone  nero  situato 
nell'angolo  sinistro  della  punta.  —  Ta- 
vola XIV.  11. 

Avellone  —  Secondo  il  Villabianca  fa  per 
arme:  campo  azzurro  con  tre  bande  di 
oro,  la  terza  caricata  da  tre  steUe  az- 
zurre accompagnate  nell'angolo  destro 
della  punta  da  tre  rocche  d'argento, 

1  La  tavola  contenente  lo   stemma  di  Avarna  trovavasi  già 
pubblica,  quando  pervenne  tardivamente  al  nostro  ufficio  la 


dalle  quali  sorge  ima  testa  di  ser- 
pente coronata  d'  argento.  —  Tavo- 
la XIV.  12. 

Avila  —  Il  Mugnos  ricorda  un  Antonio  d'A- 
vila,  barone  della  Biscaglia,  che  s'in- 
vestì del  feudo  nel  1501;  cosi  molti 
altri  baroni  di  seguito  che  fiorirono; 
però  la  famiglia  trovasi  estinta. — Ar- 
masi campo  azzurro  con  una  torre  di 
oro  ed  un  leone  sorgente  dell'istesso. 
—Tav.  XIV.  io. 

Avveduti  —  Di  questa  nobile  antica  famiglia 
proveniente  d'Orvieto  il  Mugnos  ripor- 
ta pel  primo  un  Corrado  Avveduti,  se- 
gretario del  re  Ludovico;  succede  allo 
zio  Giovanni  Santasofia  in  un  tenimento 
di  terre  nell'isola  di  Malta.  Il  di  lui 
fighe  Filippo  fu  coppiere  di  re  Al- 
fonso. 

Armasi:  campo  d'^^rgento  con  un  leo- 
ne rosso  accompagnato  da  una  co- 
meta dell'  istesso  situata  nell'  angolo 
destro  del  capo.  —  Tav.  XIV.  u. 

Avvocata  —  Giusta  il  Villabianca  armasi: 
campo  rosso  con  un  braccio  armato 
d'argento  che  impugna  una  penna. — 
Tav.  XIV.  16. 

Avresi — Si  arma  giusta  il  ViUabianca:  cam- 
po d'oro  con  due  cavalli  neri  passan- 
ti.—Tav.  XIV.  15. 

Azzarello — Il  Villabianca  l'arma  :  campo  az- 
zurro con  un  capriolo  d'argento  accom- 
pagnato da  tre  uccelli  d'argento  situati 
2  in  capo,  ed  1  in  punta. — Tav.  XIV.  n. 


notizia  d'essere  stata  usata  sempre  dalla  famiglia  la  fascia  az- 
zurra in  luogo  della  banda. 


B 


85 


Baglione  —  Armasi  secondo  il  Villabianca  : 
campo  partito  nel  1°  d'argento  con  una 
fascia  d' azzurro ,  nel  2"  scaccheggiato 
d'argento  ed  azzurro.  —  Tav.  XVII.  i. 

Bajada — Il  Villabianca  riferisce  esser  que- 
sta una  nobile  famiglia  che  pregiasi 
derivare  dalla  nobilissima  Pugiades  o- 
riunda  di  Barcellona,  che  governò  il 
regno  col  carico  di  viceré;  ciò  che  vien 
confermato  da  un  privilegio  di  re  Fer- 
dinando il  Cattolico  dato  in  Vagliadolid 
il  1509,  e  da  due  altri  di  Carlo  V  im- 
peratore, l'uno  dato  in  Cordova  1520, 
e  l'altro  in  Bruxelles  1556,  in  cnì  un 
Martino  Pugiades  detto  pur  di  Bajada  , 
figlio  del  fu  Giovannantonio  Bajada  ca- 
valiere del  Cingolo  Mihtare  vien  trat- 
tato per  nobile  del  S.  Romano  Impero 
con  tutti  i  suoi  posteri  e  discendenti, 
e  gli  vien  confermato  lo  stesso  stem- 
ma usato  dalla  famiglia  Bajada,  che 
descriveremo  più  sotto  —  Un  France- 
sco Bajada  con  dispaccio  patrimoniale 
del  primo  luglio  1698  vien  dichiarato 
discendere  in  linea  retta  dacrli  antichi 
signori  Pugiades;  il  di  lui  figlio  Gia- 
como per  la  moglie  Anna  Caterina  di 
Napoli  il  1755  fu  giudice  del  Conci- 
storo, auditore  generale  interino  del- 
la Giunta  di  Guerra,  avvocato  fisca- 
le ,  consigliere  togato  del  Supremo  Ma- 
gistrato di  Commercio,  maestro  razio- 
nale di  cappa  lunga,  ed  infine  reggente 
consultore  nella  Giunta  della  Sicilia 
e  de'  Domimi  di  Parma  e  Piacenza 
presso  la  corte  di  Napoh  l'anno  1774, 


Un  Corrado  Bajada  figlio  del  pre- 
cedente fu  consultore  di  stato  in  Na- 
poli, ebbe  due  figlie,  Caterina  moglie 
del  marchese  Brancaccio,  e  Giuseppa 
che  sposò  Pietro  Moncada  conte  di 
Caltanissetta  clie  poi  fu  Principe  di 
Paterno. 

Armasi:  campo  azzurro  con  un  giglio 
d'oro  e  la  bordura  merlata  dello  stesso 
—  Corona  di  marchese  —  Tav.  XVII.  2. 

BajaillOUlc  —  Armasi  giusta  il  Villabianca  : 
campo  d'argento  con  tre  fasce  d'azzur- 
ro caricate  di  cinque  lozanghe  e  due 
mezze  d'argento.  —  Tav.  XVII.  3. 

Bajardi  —  Dal  Villabianca  si  scorge  essere 
questa  una  delle  nobili  famiglie  di  Pa- 
lermo, ove  fiorì  un  Giuseppe  Bajardi 
barone  di  Mottacamastra,  luogotenente 
del  grande  Almirante  del  regno  di  Sici- 
lia e  sue  isole  adiacenti;  un  Giovan- 
ni di  lui  figlio  investito  del  marchesato 
di  Mottacamastra  il  1768,  sotto  però 
la  novella  denominazione  di  marchese 
di  S.  Carlo;  ed  infine  un  Giuseppe  , 
ministro  superiore  della  nobile  com- 
pagnia della  Carità  di  Palermo. 

Sembra  essersi  estinta  in  casa  Ri- 
varola. 

Armasi  :  campo  azzurro  con  un  ca- 
vallo d'oro  che  guarda  un  sole  dello 
stesso,  movente  dall'angolo  destro  del 
capo.  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la XVII.  4. 

Bajona  —  Armasi  secondo  il  Villabianca  : 
campo  d'oro  con  uu  elefante  nero  po- 
sto su  d'un  poso  di  verde — Tav.  XVII.  5. 

11 


86 

Baldes  —  Annasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po d'argento  con  quattro  fasce  azzurre 
accompagnate  da  10  rosette  rosse  or- 
dinate 3,  2.  2,  3.  Tav.  XVII.  7. 

Balesleros  —  Famiglia  spagnuola,  il  di  cui 
primo  ceppo  in  Sicilia  sembra  un  Pie- 
tro Balesteros  capitano  spagnuolo  ve- 
nuto da  Madrid  nel  1623,  ed  eletto  ca- 
stellano della  città  di  Agosta  in  Sici- 
lia  per  privilegio  di  re  Filippo  IV.  Fio- 
rirono Isidoro  Balesteros  primo  ba- 
rone di  Bongiordano  per  privilegio  di 
re  Ferdinando  IV;  qual  titolo  venne 
poi  commutato  in  quello  di  marchese. 
Antonino,  marchese  di  Bongiordano 
cavaliere  gerosolimitano,  da  cui  il  vi- 
vente figlio  marchese  Pietro. 

Armasi  giusta  il  Villabianca  :  campo 
azzurro  con  una  banda  di  tre  tiri  a  scac- 
chi d'argento  e  di  rosso,  accompagnata 
da  un  leone  d'  oro  posto  nel  3°  lato 
dello  scudo  che  mira  una  balestra  tesa 
posta  nel  primo  lato  dello  scudo — Co- 
rona di  marchese.  —  Tav.  XVII.  s. 

Ballarolo  —  Dagli  opuscoh  del  Villabianca , 
volume  XVII,  ricaviamo  che  un  Salva- 
tore Ballaroto  fu  procurator  causi- 
dico in  Palermo,  un  Benedetto  di  lui 
fratello  procurator  fiscale  della  Depu- 
tazione del  Reoiio.  Un  Pietro  di  lui 
fìgho  giudice  pretoriano  in  Palermo, 
1731,  giudice  del  Concistoro  1742,  e 
della  Gran  Corte  Civile  1747,  un  al- 
tro Pietro  abate  di  Monte  Oliveto,  il 
di  cui  fratello  Benedetto  Ballaroto  pre- 
se investitura  del  titolo  di  marchese 
Mendozza  ossia  Cavallaro,  e  della  Scan- 
natura  il  1763. 


Armasi  :  campo  azzurro  con  un  sole 
d' oro.  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la XVII.  P. 

Ballo  —  ]Molto  sarebbe  a  dirsi  della  chiara 
e  nobile  famiglia  Ballo  oritmda  bolo- 
gnese, al  dir  di  Mugnos,  di  fazione  ghi- 
bellina, pervenuta  in  Trapani  per  un 
Sancio  Ballo  1378,  a' tempi  della  regi- 
na Maria,  dalla  quale  ottenne  onorati 
carichi.  Fiorirono  Antonio  Ballo  mae- 
stro razionale  del  regno;  Giovanni  Gra- 
ziano compratore  della  baronia  di  Ca- 
lattuvo;  Graziano  giurato  in  Paler- 
mo 1561;  altro  Antonio  giudice  della 
Gran  Corte,  avvocato  fiscale,  ed  au- 
tore di  opere  criminali.  Il  Villabianca 
poi  riferisce  che  nel  1398  Giacomo  e 
Lorenzo  di  Ballo  furono  baroni  di 
Avola  sotto  re  Martino,  e  che  un  al- 
tro Graziano  Ballo  barone  di  Calat- 
tuvo  fu  marchese  di  Bonfornello  1694. 
Sembra  estinta. 

Armasi  giusta  Mugnos  :  campo  az- 
zurro con  una  banda  d'oro  caricata  da 
tre  palle  nere:  lo  scudo  contrassegnato 
da  elmo  di  barone  con  lambrechini  vo- 
lanti. —  Tav.  XVII.  10. 

Balsamo  —  Famigha  antica  e  nobile  origi- 
naria di  Lombardia,  giusta  Mugnos  ve- 
nuta in  Siciha  sotto  Federico  II  nel  se- 
•  colo  XII;  e  trapiantata  in  Messina  da  un 
Maurizio  Balsamo,  il  quale  acquistò  in 
quella  città  i  feudi  della  Vigna,  della 
Massaria  (un  tempo  Crisi)  in  Patti,  di 
Pollina,  Limini  e  Sambasilio.  Commen- 
dansi  Costanzo  Balsamo  da  re  Pietro 
d'Aragona  nominato  regio  milite;  Gia- 
como a'  servigi  di  re   Ferdinando  il 


Cattolico,  destinato  ambasciatore  al  vi- 
ceré Moncada;  fu  egli  signore  di  Mirto, 
capitan  d'arme  di  Milazzo  e  poi  di  Pat- 
ti nel  1547,  vicario  generale,  com- 
prando la  città  di  Taormina  coi  snoi 
casali.  Un  Pietro  Balsamo  marchese 
della  Limina  nel  1613  al  dir  del  Villa- 
bianca  fu  il  primo  principe  di  Rocca- 
fiorita,  cavaliere  di  S.  Giacomo  della 
Spada,  essendo  stato  promosso  a'  prin- 
cipali ufficii  dello  stato ,  ed  in  ultimo 
straticoto  di  Messina  nel  1021  :  non 
avendo  avuto  figli  lasciò  erede  Anto- 
nia Balsamo  e  Bonanno.  Un  France- 
sco Viperano  Balsamo  nel  1759  com- 
prava dal  principe  di  Resuttana  il  ti- 
tolo di  principe  di  Castellaci  pria  detto 
Bellacera;  fu  egli  senatore  e  poi  sin- 
daco di  Messina  il  1771.  11  di  lui  fi- 
glio Giuseppe  fu  barone  di  Cattafi,  ed 
il  fratello  Giambattista  si  ebbe  il  titolo 
di  marcbese  di  Montefiorito  il  1764, 
e  r  ufiicio  di  protonotaro  del  regno  il 
1773.  Commendasi  inoltre  monsignor 
Domenico  Balsamo  dell'ordine  cassi- 
nese,  arcivescovo  di  Monreale,  uomo 
dottissimo  e  conosciuto  pe'  suoi  gran- 
di pregi,  a  sue  spese  fondando  l'Albergo 
de'  Poveri  di  detta  città.  Vanta  que- 
sta illustre  famiglia  molti  cavalieri  di 
Malta,  tra'  quali  son  degni  di  menzione 
fra  Geronimo  Balsamo  morto  nell'as- 
sedio di  Malta;  e  fra  Giovan  Salvo 
Balsamo,  Gran  Priore  di  Messina  1618. 
Armasi  giusta  il  Minutoli:  campo 
diviso,  nel  1°  un  uccello  nero  in  campo 
d'oro  partito  di  rosso;  nel  2°  d'azzurro. 
Corona  di  principe.  —  Tav.  XVII.  ii. 


87 
BalsailO  —  Ebl)e  principio  questa  famiglia 
secondo  dice  Mugnos  da  un  Clodio 
Balsano  cavalier  tedesco,  che  in  Si- 
cilia militando  con  l'imperatore  En- 
rico VI  venne  a  fermarsi  in  Trapani, 
ed  indi  a  Palermo.  Il  di  lui  figlio  Tom- 
maso ottenne  dall'imperatore  Fede- 
rico II  la  castellania  di  Catania,  non 
che  altri  carichi.  Un  Giovanni  Balsa- 
no nel  possedere  la  castellania  di  Len- 
tini  si  tenne  fedele  a'  re  d'Aragona. 
—  Ignoriamo  il  seguito. 

Armasi  :  campo  d'oro  con  un  monte 
nero,  sormontato  da  un  cavallo  di 
rosso.  —  Tav.  XVII.  12. 
Banclierio  —  Il  primo  che  appare  di  questa 
famiglia,  al  cUr  di  Mugnos,  è  Alessan- 
dro Bancherio  che  servi  il  re  Fede- 
rico II;  il  di  lui  figlio  Giovanni  fu  giu- 
rato di  Palermo  nel  1320. 

Un  altro  Giovanni  Bancherio  otten- 
ne in  compenso  de'  suoi  servigi  dal 
re  Alfonso  l'ufficio  della  Statia  di  Pa- 
lermo e  che  poscia  pervenne  a'  suoi 
discendenti.  Un  3'-  Giovanni  Banche- 
rio  ebbe  la  Castellania  di  Siragusa. 

Fa  per  arme  :  campo  d'oro  con  una 
banda  rossa.  —  Tav.  XVII.  13. 
Bandini  —  Flaminio  Rossi  nel  suo  teatro 
della  nobiltà  d'Europa  vuole  sia  fami- 
glia oriunda  romana,  e  che  un  Giorgio 
Bandini  gentiluomo  fiorentino  venuto 
fosse  in  Sicilia  a  tempo  di  re  Federico 
n,  facendo  in  Palermo  residenza  —  Ivi 
nel  1316 ,  secondo  Mugnos,  fu  giurato 
e  perpetuo  provveditore  — Melchior- 
re e  Giulio  nel  1436  furono  cavalieri 
gerosolimitani  —  Giovanni  e  Bernardo 


88 
pretori  della  città  di  Palermo  1463;  j 
ed  un  2°  Giovanni  Bandini  morto  il 
1502  in  Messina  ove  de'  beni  si  avea. 
Armasi  musta  "li  autori  concordi: 
campo  d'oro  con  una  banda  d'azzurro 
caricata  da  tre  rose  d'argento,  accom- 
pagnata da  due   rose  di   rosso    poste  i 
una  in  capo  ed  una  in  punta.  —  Ta- 
vola XVII.  u. 
Barbara  —  Armasi  secondo  il  Villabianca:  i 
campo  d'argento  con  tre  fasce  azzurre  i 
accon^pagnate   da  dodici  gigli  azzurri  ! 
ordinati  3,  3,  3,  e  3.  —  Tav.  XVII.  15.  | 
Barbarico  —  Si  arma  giusta  il  Villabianca:  I 
campo  d'oro  con  una  banda  nera.  —  \ 
Tav.  XVII.  ic.  | 

Barbarini — Riferisce  Mugnos  essere  que- 
sta famiglia  venuta  in  Sicilia,  condotta 
da  un  Giovanni  Barbarini  benemeinto 
di  re  Martino,  da  cui  ottenne  in  com-  : 
penso  dei  suoi  servigi  la  castellania  1 
di  Castrogiovanni.  Indi  i  suoi  discen-  j 
denti  si  sparsero  in  Siragusa,  Lentini, 
e  Piazza,   ove  vissero  nobilmente;  e  \ 
Bernardino  Barbarini  fu  barone  di  al- 
cuni Censuali  e  Molendini,  quali  feudi 
per  mancanza  di  linea  mascbile  pas- 
sarono nella  casa  Villardita. 

Fa  per  arme  :  campo  azzurro  con 
tre  api  d'oro  ordinate  2,  I. — Coro- 
na di  barone — Tav.  XVII.  n. 
Barbera — Dagli  Op.  del  Villabianca  si  rileva 
essere  questa  una  femiglia  di  Nicosia, 
di  cui  commendasi  un  Gioacchino  La 
Barbera,  giudice  pretoriano  in  Pa- 
lermo 1758. 

Armasi  :   campo   azzurro   con    due 
mani  che  trattengono  un  serpente  di 


argento  con  la  testa  in  alto  —  Tavo- 
la  XVIII.  L 

Bardassi  —  Questa  nobile  e  distinta  fami- 
glia spagnuola  secondo  scrive  lo  Zu- 
rita  ne'  Sìioi  annali  fece  passaggio  in 
Sicilia  con  altri  cavalieri  in  soccorso 
di  re  Martino  per  l'acquisto  del  regno 
nel  1391.  Primi  cavalieri  di  questa  im- 
presa furono  Arnaldo  e  Beringai^io  de 
Bardaxi,  che  abitarono  in  Catania.  Il 
Berin2:ario  ebbe  la  baronia  de'  Mar- 
tini  per  ragion  di  dote.  Fu  celebre  Ga- 
leotto Bardassi  per  forza  e  destrezza  ; 
fu  signore  di  molti  feudi,  fra'  quali 
quello  di  Scordia  Sottana. 

Leva  in  arme  secondo  Mugnos:  cam- 
po rosso  con  una  stella  d'oro  ad  otto 
rao'gi.  Corona  di  barone — Tav.  XVIII.  2. 

DO 

Bardi  —  Grande  e  nobile  famiglia  prove- 
niente al  dir  di  Mugnos  da  Lombar- 
dia pe'  Laudi,  chiarissimi  principi  ed 
antichi  signori  nella  valle  di  Tarsi,  e 
che  poscia  divennero  marchesi  di  Bar- 
di, terra  nella  Liguria,  e  di  varie  al- 
tre  contrade  dell'alta  Italia.  Epperò  il 
ramo  che  venne  in  Sicilia  parte  da  Fi- 
renze ov'erano  possessori  della  contea 
di  Vernio,  Mangone,  e  Pozzo,  secon- 
dochè  accenna  prima   di  lui  il  Male- 
spini.  Ivi  le  sue  ricchezze  aveano  fatto 
insospettire  la  repubblica,  sicché  per 
esse  non  venisse  un  giorno  oppressa  la 
sua  libertà;  fu  forza  vietare  la  com- 
pra di  nuovi  castelli  in  quelle  contrade. 
Poiché  di  fazione  guelfa  lasciò  ella  la 
Toscana  e  passò  in  Napoli  sotto  Carlo 
d'Aneriò  1270.  Un  ramo  si  trasferì  in 
Palermo  da  Luigi  Bardi,    che  si  ea- 


so  colla  ricchissima  famiglia  Mastran- 
tonio.  Da  lui  un  Antonio  gran  camer- 
lingo  del  Regno  e  cinque  volte  pretore. 
Salv.  Bardi  fu  pure  gran  camerlingo 
del  regno,  barone  della  Cerdanel  1526, 
e  signore  di  Jaci;  la  quale  terra  perde 
nel  1531,  per  essere  stata  ridotta  al  re- 
gio demanio  d'ordine  di  Carlo  V  stante 
il  prezzo  di  20  mila  fiorini  con  cui  com- 
prò da'  Moncada  la  terra  di  Melilli,  e  dal 
conte  di  Bivona  quella  di  Sambuca  già 
posseduta  dalla  casa  Beccadelli.  Molti 
soggetti  furono  in  seguito  gran  camer- 
linghi.  Qualche  scrittore  sostiene  che  i 
detti  Bardi  di  Firenze  provenissero  da 
Clodoveo  re  di  Francia  essendo  stato  un 
Pietro  il  primo  della  stirpe  de'  Vernio 
a  venire  nel  1396  in  Sicilia  e  propria- 
mente in  Catania,  e  non  il  detto  Luigi. 
Ciò  provano  con  l'albero  che  dimostra 
il  marchese  della  Sambuca,  del  quale 
titolo  fu  primo  ad  investirsi  Nicolò  Bar- 
di Mastrantonio  e  Centelles  barone  di 
detta  terra.  Questi  procreò  Vincenzo, 
che  sposando  Eleonora  Spadafora  ot- 
tenne per  essa  i  privilegi  di  nobile  ve- 
neto, e  di  cavaliere  gerosolimitano  in 

w 

feiidiim  per  tutti  i  suoi  primogeniti  an- 
corché femine,  come  riferisce  il  Vil- 
labianca. 

Fa  per  arme  giusta  gli  autori  con- 
cordi :  campo  d'oro  con  cinque  fuselli 
rossi  accollati  in  banda.  —  Corona  di 
marchese  —  Tav.  XVIII.  3. 
BarloUa — Secondo  Mugnos  antica  e  nobile 
famiglia  oriunda  di  Carinzia;  venuta  in 
Sicilia  e  condotta  da  un  tal  di  Bernar- 
done   Barlotta  gentiluomo  e  segreta- 


89 

rio  della  regina  Elisabetta  moglie  del 
re  Pietro  II.  Egli  pe'  suoi  sei-vizì  ot- 
tenne g-r  introiti  de'  due  castelli  di  Viz- 
zini  e  San  Fihppo  d'Agirò  stanziando 
in  Catania.  Un  Brandino  Barlotta  nel 
1391  ottenne  la  castellania  di  Tnqiani 
ove  fondò  la  sua  famiglia,  la  quale  vi  oc- 
cupò sempre  gli  uffici  di  patrizio,  ca- 
pitano e  giurato.  Commendansi  un  An- 
tonio Barlotta  barone  delle  Saline  di 
Biondicelle,  Vito  e  Giacomo  cavalieri 
gerosolimitani.  Un  Gianfrancesco  che 
come  riferisce  il  Villabianca  fu  il  pri- 
mo principe  di  S.  Giuseppe  per  con- 
cessione di  re  Carlo  II  nel  1674,  indi 
senatore  in  Trapani  ed  ambasciatore 
spedito  da  questa  città  al  Viceré  prin- 
cipe di  Ligni.  Un  Giuseppe  di  lui  fìgho 
primogenito  salito  al  sacerdozio  diven- 
ne abate  di  S.  Maria  d'Altofonte  e  po- 
scia vescovo  di  Teletta.  Fondò  in  Par- 
tenico  un  Collegio  di  Maria,  e  fu  fau- 
tore dei  letterati.  Suo  figlio  Francesco, 
a  lui  premorendo,  lasciò  erede  il  di 
lui  figlio  Giuseppe  ;  il  quale  fu  gover- 
natore della  nobile  compagnia  de' Bian- 
chi di  Palermo.  Questa  linea  finalmente 
si  estinse  nella  nobile  famiglia  jNIon- 
roy  principi  di  Pandolfina,  alla  quale 
pervennero  i  titoli  e  feudi  di  questa  il- 
lustre casa. 

Armasi  concordemente  agli  autori: 
campo  rosso  con  una  banda  d'oro,  ac- 
compagnata da  due  stelle  dello  stesso, 
poste  una  in  capo  ed  una  in  punta. 
Corona  di  principe  —  Tav.  XMII  4. 
Barone  —  Famiglia  nobile  napolitana  origi- 
naria della  Scozia.  Ebbe  cominciamen- 


90 

to  in  Napoli  nel  1270  da  un  Giovanni  Ba- 
rone milite,  procuratore  della  provin- 
cia di  Terra  di  Lavoro  e  di  Princi- 
pato. La  vediamo  indi  figurare  in  Reg- 
gio di  Calabria,  Messina  e  finalmente 
in  Palermo  ove  al  dir  del  Villabianca, 
Op.  V.  17,  un  Giovanni  Barone  appare 
col  titolo  di  barone  del  Grano  ;  morto 
nel  1775,  trovandosi  sepolto  nella  chie- 
sa di  S.  Francesco  di  Chiovari.  Igno- 
riamo il  seguito. 

Armasi  giusta  il  Villabianca:  campo 
azzurro  con  una  croce  d'oro  accompa- 
gnata da  quattro  rose  dello  stesso.  — 
Corona  di  barone  —  Tav.  XXII  n. 

Barracc  —  Famiglia  nobile  oriunda  veneta 
come  leggasi  in  Mugnos.  il  cui  cogno- 
me era  Barbadici,  corrottamente  Bar- 
race.  Fu  primo  ceppo  in  Sicilia  un  Ni- 
colo chiarissimo  cavaliere  veneto,  ve- 
nuto in  Messina  ai  servigi  di  re  Al- 
fonso. 

Armasi  concordemente  agii  autori: 
campo  azzurro  con  tre  bande  d'oro  ed 
un  leone  dello  stesso  rampante.  —  Ta- 
vola XVIII5. 

Barrcsc — -Stando  al  Mugnos  troviamo  es- 
ser questa  un'  antichissima  e  chiara 
famiglia  di  Francia,  in  Sicilia  condotta 
da  un  Abbo  Barrese  a'  servigi  miU- 
tari  del  gran  conte  Ruggiero,  dal  quale 
ottenne  le  terre  di  Naso,  d'Ucria,  ed 
altri  castelli.  Un  altro  Abbo  consegui 
le  terre  di  MiUtello  1318,  indi  unita- 
mente al  figlio  Giovanni  servi  colle 
armi  re  Federico  contro  il  conte  Rosso, 
ed  il  conte  Chiaramonto  ril}elli;  per- 
locchè  venne  insignito  di  grandi  onori. 


Ebbe  due  figli  Abbono  e  Blasco  1"  di 
questo  nome,  assegnando  a  quello  Pie- 
traperzia,  Militello  a  Blasco  come  D'A- 
mico attesta.  Un  Arcibao  Barrese  fu 
governatore  di  Messina;  Blasco  2°  vi- 
cario d'armi  in  Catania,  Giovanni  An- 
tonio barone  di  Pietraperzia,  ed  ele- 
vossi  a  marchese  ;  Artale  concorse  a' 
maggiori  uflfici,  Tommaso  fu  tra'  piti 
illustri  a  tempo  di  re  Alfonso,  avendo 
il  ducato  di  Castrovillari  in  Calabria, 
il  contado  di  Terranova  ed  altri  ca- 
stelli. Girolamo  fu  vicario  del  Val  De- 
mone. 

Pietro  fu  principe  di  Pietraperzia 
per  concessione  di  re  Filippo  II  1564; 
1°  marchese  di  Barrafranca,  stratigoto 
di  Messina  nel  1565,  cavaliere  del 
Toson  d'  Oro  ,  vicario  generale  nella 
città  di  Catania  e  Siragusa  per  difen- 
derle dalle  invasioni  turchesche,  ed 
infine  supremo  comandante  della  mi- 
lizia di  SiciUa. 

Non  avendo  figli  la  linea  si  estinse 
con  la  di  lui  sorella  Dorotea  Barrese 
e  Santapau  aja  del  re  Filippo  III  e 
moglie  di  un  Giovanni  Branciforte, 
conte  del  Mazzarino  ;  col  quale  pro- 
creando il  fioiio  Fabrizio  Branciforte 
e  Barrese  fé  sì  che  quest'  ultimo  di- 
venisse per  la  madre  erede  di  tutti  i 
titoli  e  feudi  della  nobilissima  casa  Bar- 
rese,  la  quale  vanta  molti  cavalieri  ge- 
rosolimitani, come  un  fra  Pietro  An- 
tonio cavallerizzo  del  Gran  Maestro 
morto  nell'azione  di  S.  Michele,  un 
fra  Nicolò  1441,  un  fra  Gaspare  com- 
mendatore di  Marsala  1494;  ed  infine 


un  fi"\  Antonio  morto  nell'assedio  di 
Malta. 

Armasi  giusta  Mugnos  :  campo  d'o- 
ro con  dodici  merletti  rossi  posti  4,  4 
e  4.  Corona  di  principe — Tav.  XVIIl  o. 
Barrile  o  Barrili  —  Riferisce  Mugnos  es- 
ser questa  una  nol)ile  famiglia  del  se- 
dile capuano  di  Napoli,  dove  un  ca- 
valier  Giovanni  Barrile  fiori  qual  mae- 
stro razionale  della  Corte  Reginale  il 
1347.  Il  primo  a  recarsi  in  Sicilia  sembra 
essere  stato  un  Giovan  Luca  sotto  re 
Martino,  dal  quale  pei  suoi  segnalati 
servigi  ottenne  rimunerazioni  ed  onori; 
e  fu  segretario    della    regina  Bianca. 
Giulio  Barrile  figurò   maestro   razio- 
nale della  Camera  Reginale  sotto  la 
regina  Maria,  non  che  Castellano  e  Go- 
vernatore di  Patti;    ed  Uberto    capo 
delle  regie  scuderie  di  Giovanni  d'A- 
ragona —  Un  ramo  di  questa  f;imigiia 
fermò  sua  stanza   in  Messina,   ed  un 
Giuseppe  Barrile  al  dir  del  Villabianca 
comprò  dalla  R.  Corte  la   terra   ba- 
ronale di  Mongiuffi  unitamente  a'  ca- 
sali di  Melia  e  Kaa'oi  nel  1639;  indi 
nel  1043  l'eresse  in  marchesato  —  Di 
tal  famiglia  molto  discorre  il  p.  An- 
salone  nell'ultima  digressione.  11  detto 
marchese  Giuseppe   come   riferisce  il 
Mollica  lasciò  un  grosso  volume  di  pre- 
gevoli memorie  sulla  città  di  Messina. 
Il  figlio  Giovanni  fu  giudice  della  R. 
G.  Corte  o  sia  Tribunale  Supremo  del 
regno  nel  1652.  Mori  senza  prole  ed 
ereditò  il  fratello    Tommaso  Barrile  , 
al  quale  morto   egli  pure   senza   figli 
succese  ne'  suoi  beni  la  sorella  Bianca, 


91 
che  maritatasi  a  Pancrazio  Corvaja  si 
investi  del  sudetto  titolo  nel  1686. 

Un  altro  ramo  di  questa  famiglia  esi- 
ste in  Caltanissetta  di  cui  fu  autore 
Vito  Barrile  nello  scorcio  del  1600, 
fratel  cugino  di  Giovannangelo  Bar- 
rile Ijarone  di  Sant'Arcangelo  e  duca  , 
di  Caivano  in  N;'poli,  come  pienamente 
costa  dall'atto  di  transazione  per  al- 
cuni dritti  feudali  seguito  in  Napoli  fra 
detti  Vito  e  Giovannangelo  al  1608, 
presso  gli  atti  di  notar  de  Visco,  tran- 
suntato e  depositato  in  Palermo  presso 
notar  Giuseppe  Lo  Nigro  9  novem- 
bre 1801. 

Tale  ramo  è  oggi  rappresentato  dal 
barone  di  Turolifi  D.  Paolo  Barrile  e 
Grimaldi,  cav.  di  giustizia  dell'Ordine 
Costantiniano  e  commendatore  della 
commenda  di  S.  Ferdinando  dell'istes- 
so  ordine,  fondata  dalla  sua  famiglia. 
Il  di  lui  fratello  Giancalowero  Barri- 
le  è  insignito  della  croce  di  cavalie- 
re di  devozione  del  sacro  militare  Or- 
dine Gerosolimitano. 

Armasi:  campo  diviso,  nel  1°  d'az- 
zurro con  un  grifo  d'oro  ed  un  lam- 
bello  rosso  di  tre  pendenti  broccante; 
nel  2"  d' oro  con  tre  monti  di  verde 
sormontati  da  una  rosa  di  rosso.  — 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XVIII  i. 
Bartolomeo  —  Secondo  Inveges  famiglia  ca- 
talana e  siciliana,  della  prima  parla 
il  Surita  citando  un  Ivan  Bartolomeo 
capitano  d"  una  galera  catalana  ;  de  Ha 
siciliana  rileviamo  dal  Mus;nos  essere 
stato  primo  ceppo  un  Lembo  B  artolo- 
meo  giurista  che   fu  giudice  della  G. 


92 

Corte  sotto  re  Pietro  II  nel  1340  in 
Palermo  ove  visse  nobilmente.  Da  lui 
ne  venne  Simone  che  fu  pretore  di  Pa- 
lermo nel  1414. 

Il  di  lui  figlio  Leonardo  fu  valente 
giurista,  protonotaro  e  presidente  del 
regno,  ed  indi  signore  di  TraLia. 

Questi  si  ebbe  una  fìgiia  che  sposò 
il  dottor  Blasco  Lanza  di  Catania  ba- 
rone di  Longi,  giudice  della  Gran  Corte 
a  cui  pervenne  per  ragion  di  matri- 
monio lo  stato  della  Trabia ,  e  vi  e- 
resse  il  paese  a  riva  del  mare. 

Si  arma  secondo  Mugnos:  campo 
d'oro  con  un  castello  di  nero  acco- 
stato da  due  rose  di  rosso.  Corona 
di  barone.  —  Tav.  XVIII.  s. 
Barzellini  —  Famiglia  nobile  di  Bologna, 
dove  al  dir  di  Mugnos  fiori  per  uo- 
mini illustri  nelle  armi,  nelle  lettere  e 
nel  reggimento  di  detta  città — Vanta 
quattordici  senatori,  quattro  capitani, 
sotto  i  duchi  di  Mantova  e  Ferrara, 
un  colonnello  della  Repubblica  Veneta, 
e  molti  titolati  e  prelati.  Da  questa 
famiglia  trae  origine  la  Barzellini  di 
Palermo  avendo  per  ceppo  un  All^erto 
Barzellini  barone  di  S.  Benedetto. 

Armasi:  campo  partito  d'oro  e  di 
rosso  con  un  leone  dell'uno  e  dell'al- 
tro, al  capo  cucito  d'azzurro  caricato 
da  tre  gigli  d'oro  —  Corona  di  barone. 

—  Tav.  XVIII.  9. 

Basile  —  Si  arma  secondò  il  Villabianca  : 
campo  d'argento  con  tre  ftisce  azzurre 

—  Tav.  XVIII.  10. 

Basìlica  —  Antica  e  nolìile  famiglia  di  Mes- 
sina come  riferisce  il  Minutoli,  che  cita 


un  fra  Basilio  Basilico  cavaliere  gero- 
solimitano nel  1626. 

Armasi  :  campo  azzurro  con  una  te- 
sta d'oro  portante  una  pianta  di  basi- 
,  lieo.  — Tavola  XVIII.  11. 

Bastone — Armasi  giusta  il  Villabianca  :  cam- 
po rosso  con  im  l)raccio  armato  d'  ar- 
gento che  impugna  un  bastone  d'  oro 
Tavola  XVIII.  12. 

Ballaglia — -Dagli  opuscoli  del  Villabianca, 
volume  XVII,  ricaviamo  che  un  Vin- 
cenzo Battaglia  per  la  moglie  Vincen- 
za Gario-liano  si  ebbe  l'ufficio  di  eoa- 
diutbre  di  Protonotaro;  un  Bernardo 
di  vicario  generale  e  maestro  cappel- 
lano in  Palermo;  un  Giuseppe  di  giu- 
dice del  Concistoro  1X18;  un  Calogero 
di  coadiutore  di  Protonotaro  ed  altri 
che  occuparono  questo  ufficio  sino  a 
Bartolomeo  1793. 

Armasi  :  campo  rosso  con  un  braccio 
armato  che  impugna  un'asta  d'oro  con 
bandiera  d'argento.  — Tav.  XVIII.  13. 

Bavara  ^  —  Armasi  giusta  il  Villabianca  : 
campo  azzurro  con  un  cavallo  d' oro 
sopra  onde  marine,  montato  da  guer- 
riero che  tiene  nella  man  destra  un 
tizzone  acceso.  Tav.  XVIII.  u. 

Bazan  —  Secondo  Pirri,  Lopez,  ed  altri  au- 
tori nobile  ed  antica  famiglia  spagmio- 
la,  ramo  d'un'  antichissima  casa  sovra- 
na di  Navarra,  una  delle  dodici  grandi 
famiglie  di  quel  vasto  regno,  non  che 
posseditrice  di  molte  signorie,  terre,  e 
castelh,  onorata  della  grandìa  di  Spa- 

1  Per  una  involontaria  distrazione  del  Litografo  è  accaduto 
lo  scambio  dello  stemma  della  famiglia  Bavara  con  quello  della 
Bellomo. 


gna  unitamente  a  molti  altri  titoli.  In 
una  delle  linee  laterali  mi  Fortunio 
Inigo  Simenes  nel  XII  secolo  fu  pri- 
mo signore  della  valle  di  Bassan  o 
Batzan,  del  qual  ceppo  la  storia  di  Si- 
cilia presenta  tra  noi  vari  distinti  per- 
sonau-OT.  Un  Alvaro  Bazan  fu  marchese 

OC 

di  Santacruz,  grande  ammiraglio,  pre- 
sidente del  regno;  un  Francesco  Ba- 
zan viceré  interino  di  Bajona  1674,  ed 
un  Ferdinando  Bazan   arcivescovo  di 
Palermo  fondatore  dell'  Ospedale  dei 
Preti  e  della  chiesa  attigua  nel  1694. 
Epperò  dal  ceppo  di    quel  primo  si- 
gnore di  Bazan  emersero  sei  rami  prin- 
cipali; uno  di  essi  rappresentato  da  Gio- 
vanni Bazan  venne  nel  1430  in  Sicilia 
e  propriamente  in  Troina,  ove  fondò 
la  sua  famiglia  e  fu  primo   enliteuta 
del  territorio  delli  Pagliara.  In   essa 
città  i  suoi  discendenti  occuparono  sem- 
pre tutte  le  cariche  nobili.  Da  docu- 
menti di  famiglia  poi,  che  nel  1815 
i  due  fratelli  Alfonso  e  Pietro  Bazan 
dovettero  presentare  al  Gran  Priorato 
di  Messina   per  essere  ammessi  quai 
cavalieri  di  giustizia  nella  veneranda 
lingua  d'Italia  dell'Ordine  di  Malta, 
rileviamo  che  Giambattista  primogeni- 
to del  detto  Giovanni  si  stabili  in  Pa- 
lermo, formate  essendosi  così  due  li- 
nee tuttora  esistenti. 

Attuale  capo  della  famiglia  Bazan 
in  Palermo  è  il  vivente  Alvaro  Bazan 
barone  delli  Sollazzi,  nipote  de'  soprad- 
detti cavalieri  gerosolimitani,  nella  cui 
unica  figlia  Marianna  Bazan  e  Trigo- 
na congiunta  in  matrimonio  a  Giuseppe 


93 

AUiata  di  Vilbifranca  principe  d'Ucria 
la  linea  va  ad  estinguersi. 

Armasi  giusta  i  suddetti  documenti 
comprovati  nell'ordine  gerosolimitano: 
campo  scaccheggiato  di  nero  e  di  ar- 
gento di  quindici  scacchi,  e  la  bordura 
di  rosso  caricata  da  otto  crocette  di 
oro  situate  in  croce  di  S.  Andrea.  Lo 
scudo  contornato  da  24  bandiere  fran- 
cesi, inglesi,  musulmane,  marocchine. 
Corona  di  barone  —  Tav.  XVIII.  10. 
Beatrice  —  Nobilissima  famiglia  ]ìisana  al 
dir  di  Savasta,  passata  in  Sicilia  nel 
1500,  e  precisamente  in  Sciacca  per 
Raffaele  e  Pietro  Beatrice  che  occu- 
parono le  prime  cariche  di  quella  città 
mantenendosi  del  partito  della  famiglia 
PeroUo  nimicissima  dell'altra  del  conte 
Luna. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un'a- 
quila d'oro  che  tiene  negli  artigli  un 
nastro  d'argento. — Tav.  XXII.  n. 
Beccadelli — Concordano  gli  autori  nel  di- 
chiarare questa  nobilissima  famiglia 
qual'  una  delle  più  antiche  ed  illustri 
di  Sicilia  e  precisamente  di  Palermo; 
pei-occhè  un  Vannino  Beccadelli ,  a 
causa  dei  partiti  profugo  da  Bologna 
ove  si  avea  un  castello  detto  Becca- 
delh,  fu  il  primo  a  recarsi  in  Palermo 
nel  1303.  Ricca  ella  di  ))aronie  come 
dice  Mugnos,  vanta  fra'  personaggi  piìx 
illustri  un  Nicolò  valoroso  nelle  armi; 
il  di  lui  figlio  Giuliano,  che  il  domi- 
nio di  Bologna  si  ebbe,  spiegò  per  ar- 
me tre  ale  d'oro  con  le  zampe  in  cam- 
po azzurro,  con  ciò  dimostrando  che 
la  sua  famiglia  avea  per  tre  volte  quel- 

12 


94 

la  città  signoreggiato.  Sare1)be  lungo 
qui  riferire  il  seguito  di  cotesti  illu- 
stri personaggi,  d'altronde  incompati- 
bile col  disegno  prefissoci  d'un  cenno 
ristrettissimo  per  ciascuna  famiglia.  I 
soli  pretori  di  Palermo   dal    1395  a-  [ 
scendono  a  circa  quattordici,  tutti  do- 
po essere  stati  insigniti  di  cariche  rag- 
guardevolissime.   Non    trasanderemo 
però    un  Antonio  Beccadelli  detto  il  : 
Panormita,    che  fu  eccellente  legista  i 
filosofo  e  consigliere  del  re  Alfonso , 
occupato  avendo  le  più  eminenti  ca- 
riche, non  sem-ra  concessioni  di  feudi 
ed  esenzioni  di  qualche  rilievo.  INIorì 
in  Napoli  nel    1471,   e  le  sue  ceneri 
riposano   in  un  gran   mausoleo  nella 
chiesa  di  San   Domenico.  Non   meno  \ 
coramendevoli  furono  Simone  arcive- 
scovo di  Palermo  e  ambasciatore  al 
re  Alfonso  nel  1451  ;  Giovanni  armato  ; 
cavaliere  dal  re  Alfonso,  capitano  di 
Palermo,  maestro  razionale  del  Tri- 
bunale del  R.  Patrimonio ,  tre  volte 
pretore  ;  ed  ebbe  dallo  stesso  re  per 
se  e  suoi  il  privilegio  d%quartare  so- 
pra le  sue  armi  le  regie  insegne  d'A- 
ragona ;  Bernardino  vescovo  di  Malta,  ■ 
e  poi  arcivescovo  di  Messina;  Pietro 
barone  della  Sambuca  ;  Francesco  1)a- 
rone  di  Cefalà,   ed  uccisore   di  Gio- 
vanluca  Squarcialupo  ribelle  sotto  Car-  : 
loV  imperatore;  Girolamo  conte  e  mar- 
chese di  Marineo;    Antonio  cavaliere 
gran  croce  di  Malta,  ammiraglio  e  Bali  ! 
di  Santo  Stefano  ;  Francesco  barone  di  j 
Altavilla  e  primo  marchese  di  questo  j 


stato  1623,  come  attesta  il  Villabianca; 
Pietro  di  lui  figlio  primo  principe  di 
Camporeale  1664,  al  quale  per  la  mo- 
glie Antonia  Ventimiglia  unica  erede 
provenne  il  marchesato  della  Sambuca 
1666,  acquistato  avendo  l'alto  privi- 
legio di  portare  in  feudwn  co'  primo- 
geniti di  sua  discendenza  il  nobilissi- 
mo abito  di  cavaliere  gerosolimitano. 
Altro  Pietro  pronipote  del  primo  prin- 
cipe di  Camporeale  investito  di  questo 
titolo  nel  1735  fu  gentiluomo  di  Ca- 
mera di  re  Carlo  III,  cavaliere  del  San 
Gennaro ,  commendatore  di    S.    Gia- 
como della  Spada,  deputato  del  regno, 
ambasciatore  presso  la  corte  di  Vien- 
na, ed  indi  consigliere  di  stato  e  pre- 
sidente del  Consiglio  Supremo  della 
R.  Giunta  di  Sicilia.  Giuseppe  Becca- 
delli e  Gravina,  figlio  del  precedente 
marchese  della  Sambuca,  fu  ministro 
presso  la  corte  di  Toscana  ed  inviato 
plenipotenziario  presso  la  corte  di  Vien- 
na.   Salvatore   fu  marchese    di  Alta- 
villa e  gentiluomo   di  camera;  Fran- 
cesco  commendatore  gerosolimitano  ; 
Domenico  tenente  generale  ;  Bernardo 
maresciallo  di  campo,  il  di  cui  figlio 
vivente  Giuseppe,  Duca  di  Adragna, 
gentiluomo  di  camera  cavaliere  gero- 
solimitano, comandante  lo  squadrone 
delle  R.  Guardie  d'onore,  sposò  in  pri- 
me nozze  Marianna  Beccadelli  sua  cu- 
gina, figlia  di   Domenico   principe   di 
Camporeale,  ed  in  seconde  nozze  Giu- 
seppina AUiata  de'  principi  di  Villa- 
franca.  Domenico  Beccadelli  e  Becca- 


delli  principe  di  Camporeale,  figlio  del 
precedente,  sposò  Laura  i  de'  baroni 
Acton  di  Napoli,  essendo  egli  morto 
prima  del  padre.  Lasciò  erede  di  tutti 
i  titoli  del  suo  nobile  casato  il  di  lui 
figlio  Paolo  attuale  principe  di  Cam- 
poreale, Marchese  di  Altavilla  ec. 

Si  arma  secondo  gli  autori  concor- 
di: campo  diviso,  nel  1"  inquartato 
in  croce  di  S.  Andrea,  il  capo  e  la 
punta  d'oro  con  quattro  pali  di  rosso, 
ed  ai  fianchi  d'argento,  l'aquila  nera 
coronata,  che  è  d'Aragona  Sicilia;  nel 
2^  d'azzurro  con  tre  ale  con  zampe  di 
oro,  che  è  Beccadelli.  Supporto  la  croce 
gerosolimitana ,  mantello  di  velluto 
scarlatto.  —  Corona  di  principe  —  Ta- 
vola XVIL  6. 

Bella  —  Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  una  fascia  d'  argento 
accompagnata  in  capo  da  tre  stelle 
dello  stesso,  ed  in  punta  da  tre  bande 
d'oro  accorciate.  —  Tav.  XVllI.  le. 

Bellacera  —  Famiglia  nobilissima  napolita- 
na,  oriunda  francese  al  dir  di  Mugnos, 
venuta  in  Catania  con  la  principessa 
Eleonora  d'Angiò  casata  con  re  Fede- 
rico li  per  un  Giovanni  Bellacera  (Bel- 
lincer)  col  carico  di  gentiluomo.  Avuta 
poscia  la  castellania  di  Castellammare 
di  Palermo  venne  a  stanziare  in  que- 
sta con  tutta  la  sua  famio'lia. 

Si  distinse  nel  1418  un  altro  Gio- 
vanni barone  di  Regalmigeri,  concorso 

avendo  a  tutti  i  maggiori  uffici  della  pa- 

1  La  principessa  vedova  di  Comporeale  Laura  Acton  passò 
in  seconde  nozze  con  il  Conte  Marco  Minglietti  ministro 
d'Italia  presso  la  Corte  di  Vienna. 


95 

tria;  più  un  Pietro  giurato  nel  1450;  un 
Luca  giurato,  tre  volte  pretore,  capi- 
tano di  Palermo,  e  maestro  razionale 
del  regno  1473,  posseduto  avendo  i 
feudi  di  Ragalmigeri,  Santa  Ninfa,  Bis- 
sana  del  Bosco,  della  Culia,  il  Piano 
della  Zucca,  Famadonia,  e  la  Clevisa; 
un  Girolamo  suo  figlio ,  investito  di 
questi  feudi  e  giurato  nel  1525;  un 
Girolamo  Bellacera  regio  cavaliere  sot- 
to Carlo  V  imperatore,  dal  quale  si 
ebbe  ufficio  di  maestro  ortolano  del 
Regno  1542,  e  di  maestro  segreto.  In- 
fine un  fra  Rainero  Bellacera  fu  ca- 
valiere gerosolimitano  1582. 

Armasi  giusta  Inveges:  campo  az- 
zurro con  una  fascia  d'argento  ed  una 
testa  di  leone  d'oro  sporgente;  al  capo 
cucito  di  rosso  caricato  da  una  croce 
d'argento.  —  Tav.  XVIII.  n. 

Belli  —  Secondo  il  Minutoli  nobile  fami- 
glia di  Ragusa  chiamata  Predovik.  Un 
Elia  fu  rettore  di  detta  città,  ed  il  pri- 
mo a  trapiantarla  in  Messina.  Procreò 
Brustelao,  dal  quale  nacque  Allegretto. 
Il  di  lui  figlio  Pietro  detto  il  Bello 
diede  occasione  al  mutamento  del  no- 
me della  famiglia.  Un  Francesco  fu  se- 
natore di  Messina  nel  1546. 

Si  arma:  campo  d'oro  con  un  brac- 
cio armato,  impugnante  una  croce  di 
nero.— Tav.  XVIII.  19. 

Bellomo  —  Famiglia  assai  nobile  al  dir  di 
Minutoli;  passata  in  Sicilia  per  un  Lui- 
gi Bellomo  della  città  di  Roma  al  tem- 
po di  Federico  II  imperatore,  da  cui 
pe'  suoi  segnalati  servigi  prestati  in 
guerra  ebbesi  il  feudo  di  Belmonte. 


96 

Fiorirono  di  questa  famiglia:  Gio- 
vanni nobile  siragusano,  barone  di  S. 
Cosimano  nel  1398;  Guglielmo  col  ti- 
tolo di  barone;  Antonino  conte  di  Au- 
gusta, qua!  titolo  gli  fu  concesso  nel- 
l'anno 1440  dal  re  Giovanni;  fra  Giam- 
battista e  fra  Matteo  cavalieri  gero- 
solimitani nel  1517  e  1557. 

Seo-ue  la  linea  sino  a  Guglielmo  , 
che  fu  padre  di  fra  Andrea  Bellomo 
cavaliere  gerosolimitano  1618. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  quat- 
tro branche  di  leoni  d'oro,  situate  2  e  2. 
Corona  di  barone  —  Tav.  XVIII.  is. 
Belloc- — Famiglia  catalana  al  dir  di  Mu- 
gnos,  passata  in  Sicilia  sotto  il  re  Al- 
fonso per  un  Guglielmo  Belloc,  uomo 
assai  ricco  ed  autorevole.  Un  Antonio 
fu  compratore  della  baronia  di  Carcaci, 
investito  nel  1513.  Infine  non  cono- 
sciamo altre  notizie  che  di  un  (rugliel- 
mo  di  lui  figlio  investito  di  dotta  ba- 
ronia il  1522. 

Si  arma:  campo  diviso  nel  1°  di  ros- 
so con  un  castello  d' argento ,  ed  in 
punta  onde  marine,  nel  2°  di  rosso  con 
tre  bande  d'argento.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  XIX.  i. 
Belvis — Di  questa  nobile  famiglia  spagmio- 
la  molto  sarebbe  a  dire  col  Mugnos  e 
con  l'Inveges  scrittori  sicoli,  avendo 
fiorito  prima  del  1271,  e  contribuito 
alla  conquista  della  Spagna  contro  i 
Mori  ;  perlochè  si  ebbe  in  Barcellona 
il  castello  di  Belvis,  di  là  il  cognome. 
Dopo  ciò  ella  due  volte  passò  in  Si- 
cilia; nella  prima  al  1414  con  France- 
sco Belvis,  che  ottenne  la  baronia  del- 


l' isola  di  Pantelleria;  nella  seconda 
sotto  il  viceré  de  Vega  con  Giovan- 
ni Belvis  comandante  la  cavalleria. 
Un  Bernardo  fu  grande  almirante  ed 
ambasciatore  al  re  Alfonso  d'Aragona 
nella  guerra  contro  gli  Angioini.  Un 
Gus'lielmo  fu  maggiordomo  della  regi- 
na  Bianca,  un  Francesco  gonfaloniere 
e  cacciatore  maggiore ,  un  Giovanni 
vicario  a:enerale  del  regno.  Vanta  inol- 
tre  de'  cavalieri  gerosolimitani  e  d'Al- 
cantara. 

Si  arma  giusta  Inveges:  campo  d'oro 
con  tre  fasce  di  rosso.  Corona  di  baro- 
ne. —  Tav.  XIX.  2 

Bembo — Armasi  secondo  il  Villabianca: 
campo  d' argento  con  un  capriolo  di 
rosso  accompagnato  da  tre  stelle  rosse 
situate  2  in  capo,  ed  I  in  punta. — Ta- 
vola XIX.  3. 

Benedelìo  —  Riferisce  Mugnos  essere  stata 
questa  una  nobile  famiglia  siciliana , 
annoverando  come  piti  degni  d'onorata 
menzione  un  Andrea  Benedetti  notare 
di  re  Giacomo  in  Palermo  nel  1282;  il 
di  lui  figlio  Orlando  che  fu  giurato  nel- 
l'anno 1329;  un  secondo  Andrea  figlio 
di  costui  gentiluomo  di  re  Federico  II 
1353,  da  cui  il  carico  si  ebbe  di  go- 
vernatore della  cavalleria  regia  e  fu 
anche  signore  della  Gisia  di  Palermo; 
un  Manno  0  Mariano  gentiluomo  e  cop- 
piere di  re  Martino,  non  che  della  re- 
gina Bianca,  della  quale  amministrò  la 
camera  reginale;  e  fu  ancora  maestro 
portulano  della  città,  ottenuto  avendo 
una  rendita  di  onze  24  annue  nel  1407 
col  carico  di  percettore  de'  regi  prò- 


venti.  Commendansi  inoltre  im  fra  Gia- 
como de  Benedetto  cavaliere  geroso- 
limitano del  Priorato  di  Messina  1458, 
e  molti  senatori  di  Palermo. 
E  poiché  sulle  origini  e  continuazione 
di  tal  famiglia  un  apposito  libretto  in- 
titolato Memorie  ne  pubblicò  non  ha 
guari  in  Palermo  il  prof.  Antonio  Lo- 
monaco,  noi  riferiamo  essere  state  le 
sudette  onze  24  annue   ampliate   sul 
gran  portulanato  del  regno  e  di  avere 
avuto  il  Mariano  altresì  la  concessio- 
ne della  contea  del  feudo  Ossone,  cir- 
costanze riportate  da  Luca  Barberio 
Capibreviuin.  Dallo  storico  Auria  (ms.) 
Delle  cose  di  Palermo    rileviamo   poi 
il  trasferimento   di  uno  de'  rami  dei 
Benedetto  di  Pisa  in  Palermo  avve- 
nuto nel  sec.  XIV;  perocché  essi,  ei 
dice,  in  due  luoghi  allora  fiorivano,  in 
Toscana  cioè  ed  in  Sicilia  fermamente 
militanti  il  ghibellino  partito.  Un  Gio- 
vanni Benedetto  nobile  pisano  per  se 
e  suoi,  d'ordine  dell'imperatore  Car- 
lo IV  di  Germania  a  mezzo  del  Doge 
dell'Agnello  suo  vicario,  il  titolo  di  con- 
te si  ebbe  quando  con  simili  titoli  riunì 
le   17  nobili  famiglie  in   unico  casato; 
e  la  concessione  del    leopardo  d"  oro 
rampante  in  campo  vermiglio  da  ag- 
giungersi all'arme  di  sua  famiglia.  Indi 
trovandosi  qual  ghibellino  compromes- 
so fuggì  riparando  in  Palermo  all'om- 
bra del  trono  aragonese.  Quivi  trovò 
uu  Giuliano  de  Benedetto,  cui  die  in 
isposa  l'unica  sua  figlia.  Altri  perso- 
naggi illustri  presentano  le  storie  di 


97 

Maurohco,  Diblasi,  Palmeri,  e  che  per 
brevità  tralasciamo  di  nominare. 

Intanto  le  suddette  memorie  accen- 
nano alla  continuazione  di  questa  no- 
bile famiglia  sino  al  vivente  primoge- 
nito Carlo,  commendatore  e  fondatore 
d' una  Commenda  Costantiniana;  cava- 
here  di  varii  ordini;  socio  di  diverse  ac- 
cademie, onorato  dalla  Repubblica  di 
S.  Marino,  ne'  generah  comizii  del  28 
marzo  18G6,  d'un  privilegio  in  carta 
pecora  ove  si  legge  :  Il  Barone  Car- 
lo de  Benedetto  da  Paleruio  conte  del 
Casato  è  nominato  jpatrizio  ereditario 
eoa  tutti  i  dritti  e  privilegi  della  Citta- 
dinanza S.  Marinese,  Trovasi  sposato 
alla  nobihssima  donna  Ippolita  Pape  e 
Vanni  figlia  del  defunto  principe  di  Val- 
dina  e  duca  di  Giampeheri,  con  la  qua- 
le si  è  reso  genitore  di  Giovanni. 

Infine  questa  famiglia  avendo  preso 
gran  parte  negli  avvenimenti  del  1860 
con  la  morte  in  diversi  combattimenti 
de'  tre  frateUi  Pasquale,  Salvatore  e 
Raffaele  de  Benedetto,  non  poche  ono- 
ranze à  ricevute  dalla  Corte  del  re  Vit- 
torio Emmanuele  II. 

Armasi  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po inquartato,  nel  I"  e  4"  d'argento  con 
l'aquila  nera  che  tiene  con  gli  artigli 
un  rastello  dello  stesso,  nel  2°  e  3"  di 
rosso  con  un  leopardo  d'oro  rampante. 
Corona  di  conte.  —  Tav.  XIX.  4. 
Bcnenali  —  al  dir  di  Mugnos  famiglia  no- 
bile oriunda  di  INIilano,  ove  si  trovava 
annoverata  nel  consiglio  de'  900  nobili 
patriziiil  1388.  Venne  in  Siciha  por- 


98 
tata  da  un  Luca  Benenati,  che  servì 
il  re  Alfonso  d'  Aragona,  acquistato 
avendo  dalla  reo'ina  Maria  la  Castel- 
lania  di  Mineo  nel  1431,  e  dopo  quella 
della  città  di  Lentini  ove  fondò  la  sua 
famiglia  procreando  Girolamo  e  Luigi 
che  furono  senatori  di  detta  città  nel- 
l'anno 1467.  Un  Lui"i  assai  caro  al 
conte  di  Modica  fu  prescelto  al  go- 
verno della  città  di  Alcamo,  che  ten- 
ne per  anni  quattro  e  vi  caso  il  figlio 
Girolamo.  Un  Cristoforo  Benenati  pro- 
veniente pur  da  Milano  fu  barone  del 
feudo  di  Cannameli. 

Si  arma:  campo  d'oro  con  un  albero 
di  pino  verde  abbrancato  da  un  leone 
di  rosso.  Corona  di  barone. — Tavo- 
la  XIX.    5. 

BeiievcnlailO  —  Il  Mugnos,  sull'autorità  di 
Gerardo  scrittore  padovano,  fa  prove- 
venire  questa  famiglia  dalla  nobilissi- 
ma Orsini  di  Roma.  Indi  si  disse  Or- 
silea  abitando  in  Venezia,  ove  diede 
de'  Dogi,  e  poscia  in  Benevento  da  do- 
ve la  trasferì  in  Sicilia  un  Matteo  Or- 
sileo  a'  servigi  dell'infante  Federico. 
Si  stabilì  in  Lentini  nominandosi  Be- 
neventano, venendo  ascritta  a  quella 
maestra  de'  nobili.  I  di  lui  figli  Antonio 
e  Camillo  furono  eletti  capitani,  ed  a- 
vendo  valorosamente  combattuto  con- 
tro i  Francesi  che  infestavano  quelle 
marine,  ottennero  da'  re  de'  feudi,  cioè 
Antonio  il  Burgio,  Mangini  con  le  Sa- 
line, e  Biscari;  e  Camillo  quelli  di  Trefi- 
leti,  Capopassaro,e  Balgarano.  Un  Giu- 
lio fu  segretario  della  regina  Elisabetta, 
moglie  di  Pietro  II,  e  n'ebbe  il  feudo 


di  Burfusina  oggi  Ragameli,  che  poi 
perde  per  ribellione;  un  Matteo  fu  ba- 
rone del  Bosco  per  la  moglie  Vincen- 
za Falcone  ;  un  altro  Matteo  barone 
di  detti  feudi  e  capitano  giustiziere. 
Intanto  la  linea  de'  detti  baroni  del 
Bosco  à  continuato  in  Siragusa  sino  al 
vivente  Matteo,  cavaliere  gerosolimi- 
tano ,  e  gentiluomo  d' entrata  de'  re 
Ferdinando  II,  e  Francesco  II.  Com- 
mendasi infine  il  di  lui  fratel  cugino 
Ferdinando  Beneventano,  generale  di 
molta  vaoiia  coraga:io  e  fedeltà  nel- 
l'armata  napolitana,  avendo  preso  gran 
parte  negli  avvenimenti  del  1860  indi- 
fesa del  trono  delle  due  Sicilie. 

Fa  per  arme:  campo  d'oro  con  tre 
monti  di  verde,  sormontati  da  un  leo- 
ne ed  un  orso  di  rosso  affrontati.  Co- 
rona di  barone. — Tav.  XIX.  7. 
Bcnilicasa — Famiglia  antica  ed  assai  nobile 
della  città  di  Messina,  ove  figura  tra 
le  baronali.  Un  Pierleone  Benincasa 
dice  Mugnos  fu  segretario  maggiore 
dell'  imperatore  Federico  II,  il  di  lui 
fialio  Eustachio  Benincasa  fiorì  tra'  ca- 
valieri  teutonici  ed  acquistò  la  baro- 
nia di  Caravacio  ;  un  Giovancorrado 
altro  figlio  fu  segretario  dell'impera- 
tore Corrado,  e  poi  consigliere  del  re 
Manfredi  ;  un  Martino,  militando  con- 
tro i  Francesi  col  carico  di  capitan  di 
cavalleria  messinese,  morì  combattendo 
valorosamonte  in  battaglia;  ed  il  eh  lui 
figlio  Eustachio,  pe'  suoi  grandi  ser- 
vigi prestati  a  re  Federico  IL  la  con- 
cessione si  ebbe  di  a^ofiuno-ere  alle  sue 
armi    un  leone   rosso  con   un  ramo- 


scello  di  alloro  nelle  zampe  anteriori. 
Un  secondo  Pierleonc  fu  in  Napoli  cop- 
piere della  regina  Giovanna,  ivi  fon- 
dando la  sua  famiglia,  da  cui  surse 
suor  Orsola  Benincasa,  tanto  celebre 
per  santità  e  per  essere  stata  la  fon- 
datrice del  monastero  delle  Orsoline 
di  quella  città. 

Un  ramo  della  famiglia  passò  in  Bo- 
logna, Perugia,  Prato  e  Siena,  ove 
si  rese  celebre  per  le  armi  e  per  le 
lettere;  da  esso  S.  Caterina  di  Siena 
1380  famosa  scrittrice,  le  cui  opere 
da'  puristi  toscani  si  anno  per  testi 
di  lino'ua:  e.  Storia  letteraria.  Intan- 
to  il  primo  ramo  prosegui  in  Messina 
percorrendo  i  piti  onorati  carichi;  ed 
invero  un  Antonino  militato  avendo 
sotto  r  Imperatore  Carlo  V  fu  creato 
cavaliere  dello  speron  d'oro,  venduto 
avendo  i  feudi  di  Caravaci  al  principe  di 
Butera  nel  1491,  e  convertito  il  prezzo 
in  tanta  rendita  sopra  lo  stato.  La  li- 
nea continuò  sino  a'  tempi  del  cennato 
scrittore  da  cui  attinto  abbiamo  le  at- 
tuali notizie. 

Armasi:  campo  diviso,  nel  primo  di 
azzurro  con  due  bande  d'oro  caricate 
da  tre  leoni  neri  con  palma  verde  nella 
zampa  destra  anteriore  ;  nel  secondo 
d'azzurro  con  un  castello  d'oro  sor- 
montato da  tre  stelle  dello  stesso,  ed 
in  punta  onde  marine. — Tav.  XIX.  s. 
Benso  o  Beiizo  —  Famiglia  nobile  origina- 
ria di  Genova,  portata  in  Palermo  al 

1  Rilevasi  dal  Villabianca  Sic.  Nob.  voi.  2,  [).  441  che  l"an- 
tica  patrizia  famiglia  palermitana  Imperatore  vantasi  erede 
e  pronipote  ili  Giulio  Cesare  Imperatore  I,  il  quale  per  una 
speciale  disposizione  di  suo  testamento  impose  a'  suoi  e- 


99 
dire  del  Villal)ianca  da  un  Girolamo 
Benso  morto  nel  1032  le  di  cui  ce- 
neri riposano  nella  Chiesa  di  S.  An- 
tonino, ove  scorgesi  una  lapide  collo 
stemma  gentilizio  che  descriveremo 
piti  sotto.  Commendansi  uno  Stefano 
senatore  nel  1692  ;  altro  Girolamo 
detto  Giulio  Cesare  Imperatore  I  '  mar- 
chese d'Alimena  nel  1701 ,  succeduto 
avendo  a  Carlo  Alimena  Imperatore  V, 
perchè  figlio  della  sorella  Dorotea  A- 
iimena  di  lui  erede  e  moglie  del  sue- 
cennato  Stefano.  Fu  egli  governatore 
del  Monte  di  Pietà  nel  1702.  Un  Giu- 
lio fu  senatore  nel  1708  e  1745,  sin- 
daco nel  1711,  governatore  del  detto 
Monte  1730;  un  Francesco  duca  della 
Verdura,  pretore  nel  1849,  intendente 
di  Palermo  nel  1850-58,  gentiluomo  di 
camera  di  re  Ferdinando  11;  in  tino 
il  vivente  Giulio  Benzo  duca  della 
Verdura,  pretore  della  città  di  Paler- 
mo nel  1860,  e  senatore  del  Regno. 
Armasi  giusta  il  citato  scrittore  : 
campo  azzurro  con  tre  conchiglie  di 
oro;  opperò  la  famiglia  ha  fatto  uso 
di  altro  stemma  cioè  campo  d'argento 
al  capo  di  rosso,  caricato  da  tre  con- 
chiglie d'oro.  —  Corona  di  duca — Ta- 

VOLA    XIX.  9. 

Bertola  —  Dal  Villabianca  opuscoli  v.  XVII 
si  rileva  che  un  Giuseppe  Bertola  fu 
procuratore  fiscale  della  Regia  Gran 
Corte  1669;  un  Federico  giudice  pre- 
toriano in  Palermo  1684,  indi  giudice 

redi  in  infinitiim  dichiararsi  alTistante  dell'investitura  di 
sua  primogenitura  collo  specioso  nome   di  Giulio  Cesare 
Imperatore,  stando  in  ordine  cronologico.  Il  Fazzello  com- 
menda vari  cavalieri  di  Casa  Imperatore. 


100 
della  Gran  Corte  Civile  1695;  ed  in- 
fine un  Feliciauo  Bertela  conservatore 
d'armi  del  Senato  di  Palermo  1768, 
e  maestro  razionale  1773. 

Armasi:  campo  diviso  nel  1°  d'az- 
zurro con  tre  stelle  d'oro  a  sei  rasr- 
gi ,  allineate  in  fascia ,  nel  2°  d'  oro 
con  una  nassa  di  nero  sopra  onde  ma- 
rine —  Tav.  XIX.  10. 

Bianco  —  Il  Mugnos  riferisce  esser  questa 
una  nobile  famiglia  di  Mazzara,  ove 
dal  1440  sino  a'  tempi  del  prefato 
scrittore  occupò  tutte  le  cariche  no- 
bili di  quella  città. 

Si  arma  giusta  il  Villabianca  :  cam- 
po azzurro  con  due  fasce  d'  oro  ac- 
compagnate in  capo  da  un  sole  d'o- 
ro —  Tav.  XIX.  ii. 

Biccliclto  0  Bicchel  —  Appoggiati  all'auto- 
torità  del  ^lugnos  sappiamo  derivare 
questa  famiglia  d'Inghilterra,  dove  pos- 
sedè titoli ,  Provincie  e  contee ,  e  si 
rese  illustre  per  un  santo  martire  Tom- 
maso Becchet  arcivescovo  di  Can- 
tuaria,  e  gran  cancelliere  del  regno. 
Espulsa  da  Enrico  re  d'Inghilterra 
per  r  odio  che  portava  a  quel  santo, 
riparò  in  Sicilia  nel  1150,  e  fermò 
sua  stanza  in  Sciacca,  Mazzara  e  Pa- 
lermo, ove  si  rese  illustre  per  molti 
distinti  gentiluomini,  che  occuparono 
le  prime  cariche  di  quella  città.  Com- 
mendansi  Francesco  Bicchetto  per  la 
sua  virtù  e  dottrina,  giudice  della  R. 
Gran  Corte,  e  Mariano  Bicchetto  ge- 
suita, uomo  assai  dotto  e  prudente. 
Armasi:  campo  d'oro  con  una  ca- 
pra di  nero  sagliente. — Tav.  XIX.  12. 


Billicaria  —  Si  arma  giusta  il  Villabianca: 
campo  d'oro  con  albero  di  pegno  verde 
accostata  da  due  grifi  neri  rampanti. 
Tav.  XIX.  13. 

Bìsagna  —  Al  dir  di  Minutoh  famiglia  no- 
bile genovese,  abitante  in  Scio  nel  le- 
vante. Un  Giovanni  Bisagna  fu  il  pri- 
mo che  venne  da  quelle  parti  ad  abi- 
tare in  Messina,  essendo  stato  agsrre- 
gato  a  quella  nobiltà  nel  1541.  Un 
Francesco  fu  cavaliere  gerosolimitano 
nel  1568. 

Si  arma:  campo  rosso  con  due  ban- 
de d'oro  accompagnate  da  un'ancora 
d'argento. — Tav.  XIX.  14. 

Bisipani  —  Dal  Villabianca  rileviamo  es- 
sere questa  una  nobile  femigiia  pa- 
trizia messinese.  Un  Giovanni  Bisima- 
no  fu  il  primo  conte  di  ViUamena  per 
concessione  di  re  Carlo  II  nel  1699 
e  commissario  generale  viceregio  in 
Sicilia.  Il  di  lui  fratello  Desiderio  fu 
cavaliere  di  S.  Giacomo  della  Spada; 
un  altro  Desiderio  figlio  del  succen- 
nato  Giovanni  commendatore  geroso- 
limitano; un  Francesco  senatore  di 
Messina  e  console  nobile  ;  ed  infine 
un  Antonino  di  lui  figlio  cavaliere  ge- 
rosolimitano. 

Armasi  :  campo  azzurro  con  una  te- 
sta di  moi-to  d'  oro  cimata  da  croce 
dello  stesso. — Corona  di  conte. — Ta- 
vola  XIX.    15. 

Bisso  — 11  Villabianca  ne'  suoi  opuscoli  ri- 
ferisce che  un  Francesco  Bisso  fu  De- 
putato del  regno  nel  1588;  ed  un  Ot- 
tavio senatore  di  Palermo  nel  1664. 
Armasi  :  campo  azzurro  con  un  leo- 


ne  d'oro  coronato  che  tiene  con  la  zampa 
anteriore  destra  una  spada  di  argento 
posta  in  isbarra,  e  con  l'altra  poggiata 
sopra  una  ruota  d'oro.  Tav.  XIX.  is. 
Bitilli  0  BiliilO  —  Secondo  il  Villabianca 
questa  famiglia  vantasi  deinvare  da 
un'altra  romana  de'  Bitini,  cosi  detti 
dall'impresa  per  essi  fatta  della  con- 
quista della  Bitinia  in  Asia.  Ignoria- 
mo la  data  del  passaggio  di  essa  in 
Sicilia  stabilita  in  Marsala,  ove  è  stata 
riguardata  per  una  deUe  più  antiche 
della  maestra  nobile.  Un  -Giovanni  Bi- 
tino  fu  capitano  giustiziere  nel  1521; 
un  Rosario  colonnello  di  cavalleria  e 
governatore  delle  isole  e  castelli  della 
Favignana ,  ed  indi  fatto  marchese 
dal  re  Carlo  III  1752.  Morì  senza  fl- 
gh  succeduto  essendogli  il  nipote  mar- 
chese Mario  Bitini. 

Arma  :  campo  d'  oro  con  albero 
di  vite  verde — Corona  di  marchese. — 
Tav.  XIX.  n. 
Biundo  u  Bluildo  —  Nobile  famiglia  jìcder- 
mitana,  come  riferisce  il  Villabianca, 
essendo  che  uno  Stefano  Biundo  o Biun- 
do fu  concessionario  del  feudo  di  Ga- 
resini  nell'isola  di  Malta;  un  Antonino 
senatore  di  Palermo  nel  1449  e  mae- 
stro credenziere  della  Zecca  di  detta 
città  1454  ;  un  Francesco  barone  di 
Garesini  1464  ;  un  Giacomo  vicario 
generale  del  valle  di  Mazara;  un  se- 
condo Francesco  mihte  1609;  un  Carlo 
regio  mihte  1647,  e  governatore  della 
Tavola  1661  ;  un  Giuseppe  investito 
del  feudo  di  Giubbino  nel  1778  ;  ed 
infine  il  vivente  Ruggiero  Biundo  del- 


101 

l'Ordine  Cassinese  vescovo  di  CefalU. 
Arma:  campo  azzurro  con  un  ponte 
d'  argento  sopra  onde  marine  ,  sor- 
montato da  due  donne  al  naturale 
strette  per  le  mani  —  Corona  di  ba- 
rone.— Tav.  XX.  i. 
Blasclli  —  Famiglia  nobile  di  Aragona  al 
dir  di  Mugnos,  derivata  daUa  Velasco 
signori  di  Medina  e  Pòmar.  La  portò 
in  Sicilia  un  Blasco  Fernandez  Ve- 
lasco, che  segui  re  Pietro  d'Aragona 
nel  1282.  11  di  lui  tigho  fu  chiamato 
da'  Siciliani  Enrico  Blasco  dandoghsi 
per  cognome  il  nome  paterno.  Fu  egli 
unitamente  al  figlio  Blasco  castellano 
di  Castroreale  nel  1338.  —  Vanta  un 
Pierantonio  che  fu  eletto  da  re  Alfonso 
castellano  e  governatore  di  S.  Lu- 
cia nel  1422  ,  ed  altri  gentiluomùii 
che  in  Messina  occuparono  le  cariche 
nobili  di  quella  città. 

Arma  :  campo  azzurro  con  un  leo- 
ne d'  oro  che  mira  una  stella  d'  oro 
posta  nel  lato  sinistro  del  capo. — Ta- 
vola XX.  2. 

Blasì  V.  Diblasi. 

Bludo  —  Arma  secondo  il  Villabianca  : 
campo  d'argento  con  tre  fasce  di  rosso 
ed  un  leone  d'oro  broccante  sul  tutto, 
al  capo  cucito  d'oro  caricato  da  sei 
uccelli  neri. — Tav.  XX.  3. 

Biundo  V.  BiuDdo. 

Boccadiliioco  o  Buttafuoco  —  Riferisce  il 
Mugnos  esser  questa  una  nobile  fa- 
miglia proveniente  da  Piacenza,  tra- 
sferita in  Sicihanel  1347  da  un  Gia- 
copino  Buttafuoco  molto  favorito  da 
re  Pietro  II.  Un  Giovanni  fu   anno- 

13 


102 

verato  fra'  familiari  di  re  Martino  ; 
procreò  Pietro  ed  Antonio.  Il  primo 
fu  castellano  di  Piazza  il  1453,  ed  il 
secondo  giurato  della  detta  città.  Se- 
gue la  linea  di  vari  illustri  personag- 
gi, tra'  quali  al  dir  del  Minutoli  com- 
mendansi  Giuseppe  e  Pierillo  cava- 
lieri gerosolimitani  nel  1638,  e  1640. 
Infine  il  Villabianca  riporta  un  Mario 
Boccadifuoco  marchese  della  Scaletta 
investito  il  1720  e  che  fu  senatore  di 
Palermo  il  1744 ,,  nella  cui  persona 
semhra  essersi  estinta  la  famiglia  Boc- 
cadifuoco originaria  da  quella  di  Piazza. 

Arma  giusta  Mugnos  :    campo  az-  i 
zurro  con  un  drago  d'oro  fiammeggiante 
dalla  bocca  —  Corona  di  marchese. — 
Tav.  XX.  4. 

Bolo — F'àmigìia.  i^alermitana,  di  cui  il  Vil- 
labianca non  ci  dà  altra  notizia  che 
di  un  Paolo  Bolo  conservatore  di  Pa- 
lermo nel  1438. 

Arma:  campo  d'oro  con  ima  cam- 
pana di  verde  accompagnata  in  capo 
da  due  stelle  d'azzurro  con  sei  raggi, 
ed  in  punta  da  un  cannone  di  verde 
situato  in  banda.  —  Tav.  XX.  5. 

Bolognclli  —  Giusta  il  Villabianca  si  arma: 
campo  azzurro  con  una  fascia  ondata 
d'  oro,  accompagnata  in  capo  da  tre 
gigli  d'  oro  ordinati  in  fascia ,  ed  un 
medaglione  con  ritratto  d'argento  or- 
lato d'  oro  posto  in  pimta.  —  Ta- 
vola XX.  ,6. 

Bonaccolli — È  questa  secondo  Mugnos  una 
famiglia  originaria  di  Mantova,  da  do- 
ve per  le  persecuzioni  de'  Gonzaga 
passò  in  Sicilia ,  condottavi   da  Pas- 


serino Bonaccolti  impiegato  a'  servigi 
cU  re  Federico  II,  dal  quale  si  ebbe 
molte  onorificenze  in  Messina.  Ivi  fon- 
dò sua  famiglia  essendosi    reso  pro- 
genitore di  molti  illustri  personaggi, 
tra'  quali  commendevoli  furono  Gu- 
glielmo   e  Giovanni  Bonaccolti ,  che 
servirono  re  Ludovico  e  Federico  III 
d'Aragona  nell'ufficio  di  custodi  della 
real  persona,  ottenuto  avendo  de'  com- 
pensi. Il  Giovanni  ebbesi  poi  dalla  re- 
gina Maria  l'ufficio  di  pretore  della  città 
di  Palermo  nel  1382 ,  ed  il  governo 
della  camera   reginale   nel  1399.  Un 
Aldo  fu  capitano  di    giustizia  in  Ca- 
strogiovanni,  e  si  rese  progenitore  di 
Giovanmichele  Bonaccolti  barone  del- 
la Crucifia  e  Fiumefreddo.  Un  Luigi 
Bonaccolti  barone  di  Cariato  fu  stra- 
ticoto  nel  1390  ,  e  progenitore  della 
famiolia  Bonaccolti  della  città  di  Piazza. 
Arma:  campo  d'argento  con   una 
fascia  di  rosso  ed  una  testa  di  porco 
nero  uscente,  cimata  da  croce  rossa. — 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XX.  7. 
Bonafedc — Tal  famigha  per  come  riferisce 
il  Mugnos  prende  origine  da'  conti  di 
S.  Giuliano  di  Francia ,  e  si   sa  che 
un  Corrado  Bonafede  venne  in  Sicilia 
da   segretario    della    regina    Antonia 
moglie  di  Federico  III  nel  secolo  XIV. 
Un  Federico  ebbe  da  re   Fei^dinando 
il  Cattolico  il  titolo  di  regio  cavaliere 
1508.  La  linea  indi  passò  in  Termi- 
ni ove  occupò  le  primarie  cariche. — 
Commendansi  dal  IVIinutoli  un  fra  Giu- 
seppe e  fra  Vincenzo  cavalieri  gero- 
solimitani nel  1598. 


Ai:ma  :  campo  d'oro  con  una  fascia 
di  due  linee  a  scacchi  d'argento  e  di 
rosso,  accompagnata  in  capo  da  un 
capriolo  rivoltato  d'azzurro ,  caricato 
da  cinque  palle  d'oro;  al  capo  di  ros- 
so caricato  da  un  giglio  d'oro.  —  Ta- 
vola XX.  s. 

Bonagrazia  —  Famiglia  nobile  di  Messina, 
dove  al  dir  di  Mugnos  fiorirono  un 
Pietro  Bonagrazia  castellano  di  Ma- 
tagrifone  sotto  re  Federico  II  ;  un 
Vincenzo  che  sotto  re  Ludovico  1341 
consegui  il  feudo  di  Melalau  in  contrada 
Mineo;  ed  in  ultimo  un  Corrado  guer- 
riero di  gran  valore  sotto  re  Martino. 
Fa  per  arme:  campo  d'oro  con  due 
rami  d'ulivo  e  di  palma  verdi,  posti 
in  croce  di  S.  Andrea.  —  Tav.  XX.  9. 

Bonajoto — Chiarissima  famiglia  valenzia- 
na,  stando  al  Minutoli  ed  al  Mugnos 
che  addita  per  primo  ceppo  in  Sici- 
lia un  cavaliere  Raimondo  Bonajuti  o 
Beneyto  qual  hallo  di  Violante  fìgiia 
di  re  Pietro  d'Aragona.  Un  2°  Rai- 
mondo fu  caro    al  duca  Roberto  nel 
conquisto  della  Sicilia,  stabilito  essen- 
dosi in  Catania;  un  Giovanni  casatosi  in 
Siragusa,  ivi  comprò  da'  Moncada  la 
terra  di  Melilli,  mentre  un  di  lui  fra- 
tello Antonio  rimasto  in  Lentini  acqui- 
stò il  feudo  e  castello  d'Osino  1497, 
ed  ebbe  anche   il  feudo  dell'  Albiato. 
Indi  un  Bartolomeo  fu  giudice  di  Gran 
Corte^  comperò  il  feudo  della  Caval- 
lera  in  Centorbi.  Un    Guglielmo  ac- 
quistò il  feudo  di  Miliato,  ed  un  altro 
Raimondo    quello    di    Carracino   nel 
1535.  Un  Silvestro  fu  barone  di  Fu- 


103 

cilino  nel  1540  ;  un  Vincenzo  al  dir 
del  Villabianca  fu  barone  di  Motta  di 
Affermo  nel  1557;  ed  un  Gaspare  se- 
natore di  Palermo  il  1590.  Tal  fami- 
glia vanta  de'  cavaheri  gerosolimita- 
ni ,  cioè  un  fra  Francesco  Bonajuto 
ammiraglio  nel  1 550  ;  ed  un  2°  fra 
Francesco  Bonajuto  balio  di  Santo 
Stefano  padrone  della  galera  Vittoria, 
che  fu  quella  vittoriosa  nel  combat- 
timento di  Licata  1606. 

Arma  secondo  il  Minutoli:  campo  d'oro 
con  tre  alberi  di  cipresso  di  verde,  quello 
di  mezzo  accostato  da  un  leone  di  rosso. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XX.  io. 
Bonamenti — Arma  secondo  il  Villabianca: 
campo  d'azzurro  con  un  castello  a  tre 
torri  d'argento  chiuso  di  nero.  —  Ta- 
vola XX.  11. 
Boiiainico  —  Secondo  il  Villabianca  si  ar- 
ma: campo  d'argento  con  una  fascia 
di  rosso  accompagnata  in  capo  da  un 
uccello  di  nero  passante. — Tav.  XX.  12. 
Bonanno  —  Il  Mugnos,  Inveges,  Ansalone, 
Villabianca  ed  altri  siciliani  scrittori 
diffusamente  parlano  dello    splendore 
di  questa  ricca  ed  antica  famiglia jjz- 
sana  ,  portata  in  Sicilia  da  Giangia- 
como  e  Cesare  Bonanni,  creduti  fra- 
telli, i  quali  lasciarono  la  loro  patria 
per  gravi  disgusti  avuti  con  la  fami- 
glia Gualandi.  Il  Cesare  soccorse  re 
Federico  II  con  due  mila   fiorini  pei 
bisogni  della  guerra;  e  Giangiacomo 
fu   promosso   a  gran   cancelliere   del 
regno  nel  1285,  in  luogo  di  Giovan- 
ni da  Precida  passato  al  Cancellierato 
di  Aragona.  Questa  famiglia  stabilissi 


_  104 

in  principio  nella  città  di  Caltagiro- 
ne,  da  dove  si  è  diramata  in  Siragu- 
sa,  Palermo  e  Messina.  Fiorirono  un 
Giacomo  Bonanno  nel  1460,  vicario 
generale  della  città  di  Naro  ;  un  2° 
Giacomo  vicario  generale  del  regno; 
im  Bartolomeo  auditore  generale  del 
tribunale  del  R.  Patrimonio,  e  tanti 
altri  illustri  personaggi ,  'che  furono 
pretori ,  senatori ,  maestri  razionali  , 
cavalieri  gerosolimitani  ec. 

Essa  si  divise  in  varii  rami  cioè  : 
nei  principi  della  Cattolica  e  duchi 
di  Montalbano ,  di  cui  commendasi 
giusta  il  Villahianca  im  Giacomo  Bo- 
nanno e  Romano  Colonna  barone  di 
Canicatti  e  primo  duca  di  Montal- 
bano, autore  della  insigne  storia  delle 
Antichità  Siragusane,  molto  elogiata 
dal  Mongitore.  Il  di  lui  figlio  Pie- 
tro Bonanno  e  Balsamo  fu  il  primo 
principe  di  Roccafiorita  per  ragione 
ereditaria,  e  barone  di  Castellamma- 
re del  Golfo.  —  Fu  un  signore  assai 
ricco,  tanto  che  levò  a  sue  spese  la 
guardia  del  viceré  composta  di  una 
compagnia  di  cavalli,  di  soldati  bor- 
gognoni, albanesi  ed  alemanni,  tenen- 
done il  comando  a  vita.  Un  Francesco 
Bonanno  e  del  Bosco  fu  il  primo  prin- 
cipe della  Cattolica  per  la  sua  fami- 
glia nel  1720,  cavaliere  del  Toson  di 
Oro,  grande  di  Spagna  ereditario  di 
prima  classe ,  gentiluomo  di  camera 
del  re  Vittorio  Amedeo  di  Savoja,  e 
del  re  Carlo  III,  consigliere  aulico  di 
stato  dell'imperatore  Carlo  VI,  vica- 
rio del   viceré  ,  deputato  del  regno  , 


capitano  giustiziere,  più  volte  pretore 
della  città  di  Palermo  ,  ed  uno  -  dei 
dodici  pari  del  regno.  Giuseppé^TBo- 
nanno  e  Filingieri  figlio  del  prece- 
dente, fu  capitano  giustiziere  di  Paler- 
mo e  governatore  della  nobile  com- 
pagnia della  Pace  1743;  investito  dei 
titoli  di  sua  famiglia  1740.  ^Questa 
linea  maschile  si  estinse  con  Giusep- 
pe Bonanno  ultimo  principe'della  Cat- 
tolica, capitan  generale,  morto  assas- 
sinato dal  popolo  di  Palermo  nella 
rivoluzione  del  1820.  Da  questo  ramo 
surse  la  linea  dei  duchi  di  Castella- 
na oggi  estinta,  nella  quale  commen- 
dasi un  Giacomo  Bonanno  de'  Chie- 
rici Regolari  Teatini,  vescovo  di  Pat- 
ti ed  indi  arcivescovo  di  Monreale  , 
morto  il  1754.  —  Un  altro  ramo  di 
questa  famiglia  formò  i  principi  di 
Linguaglossa  pari  del  regno,  essendo 
stato  il  primo  ad  investirsi  di  questo 
stato  nel  1626  un  Orazio  Bonanno 
e  Gioeni  barone  di  Ravanusa  Carran- 
cino  e  Belvedere,  terzogenito  di  Giam- 
battista Bonanno,  progenitore  de'  du- 
chi di  Montalbano.  Segui  la  linea  con 
Vincenzo  Bonanno  ed  Alhata  principe 
di  Linguaglossa,  gentiluomo  di  came- 
ra di  re  Ferdinando  li,  cavaliere  del 
S.  Gennaro,  al  quale  successe  lo  zio 
Placido  Bonanno  e  Vanni  principe  di 
Linguaglossa,  cavaliere  gerosolimita- 
no, gentiluomo  di  camera  di  re  Fer- 
dinando II,  e  padre  alla  vivente  Do- 
rotea  Bonanno  che  sposò  Silvio  Bo- 
nanno Chiaramonte,  barone  di  Rosa- 
bia  della  linea  di  Caltagirone.  nipote 


lAoi 


del. celebre  Gaetano  Bonanno  di  Ro- 
sabia,  auditore  generale  degli  eserciti, 
segretario   di   stato   nelle    Finanze  e 
cancelliere   della   giunta  di  Governo, 
morto  in  Palermo  il  1820.  Dal  quale 
innesto  ne  nacque  il  vivente  Placido 
Bonanno  Chiaramonte  e  Bonanno  prin- 
cipe di  Linguaglossa,  barone  di  Bel- 
vedere ec.  gentiluomo  di  camera  dei 
re  Pedinando  II  e  Francesco  U.  In- 
tanto facciamo  osservare  che  altre  li- 
nee di  questa  nobilissima  famiglia  e- 
sistono  nella  città  di  Caltagirone  nei 
baroni  di  Pelino,  nella  città  di  Sira- 
gusa  ne'  baroni  Bonanno,  mentre  un 
altro  ramo  si  conserva  in  Aquila  città 
dell'  Abruzzo   ne'  Bonanni  baroni   di 
Ocre,  originati  da  Tullio  Bonanni,  che 
contemporaneamente  emigrò  da  Pisa 
co'  sopraddetti  Cesare  e  Giacomo  Bo- 
nanni  di   lui   fratelh.  —  Vanta  molti 
cavalieri  gerosolimitani,  tra'  quali  son 
degni  di  menzione  un  fra  Simone  com- 
mendatore di  Caltagirone  e  ricevitore 
di  Palermo,  morto    in  un   combatti- 
mento nella  presa  del  vascello  di  Cara 
Mustafà  1504;  fra  Giambattista  e  fra 
Giacomo  Bonanno  di  Caltagirone  fon- 
datori della  ricca  commenda  de'  SS. 
Giovanni  Battista   e    Giacomo    della 
Saracena  1639;  posseduta  in  atto  dal 
commendatore    fra    Andrea    Candida 
1856.  .    ^-^^ 
'^      Arma  concordemente  agli    autori  : 
campo    d'  oro    con    un    gatto    nero 
passante. — Corona  di  principe.  Motto: 
Neque  sol  per  diem,  neque  luna  per 
noctem.  Mantello  di  velluto  scarlatto 


105 

foderato    d'ermeUino.  —  Tav.   XIX.  6. 

Boncompagno — Arma  secondo  il  Villabian- 
ca  :  campo  azzurro  con  un  drago  di 
oro  rampante.  —  Tav.  XX.  i3. 

BondelmontC  —  Famiglia  fiorentina  giusta 
Mugnos,  divenuta  storicamente  cele- 
bre pel  suo  antagonismo  con  quella 
Amidei.  Fu  portata  in  Sicilia  da'  fra- 
telli Nicolò  e  Maineto  Bondelmonte, 
ricchi  gentiluomini,  a'  servigi  di  re 
Martino  e  del  conte  di  Peralta ,  da 
cui  Nicolò  nel  1394  si  ebbe  il  feudo 
della  Verdura.  Essi  stabilironsi  in 
Sciacca.  Ivi  al  dir  di  Savasta  mostra- 
ronsi  neutrali  nelle  strepitose  fazioni 
de'  Luna  e  Perollo  ;  ed  avverte  che 
il  primo  a  passare  in  Sicilia  fu  Rai- 
neri Bondelmonte  con  Carlo  1°  re  di 
Napoli,  e  «che  suo  flgho  Nicolò  prese 
due  mogli.  Colla  Adelasia  Perapertusa 
si  ebbe  il  feudo  di  Misilicatini,  e  colla 
seconda  nipote  del  conte  Peralta  quello 
di  Verdura  come  sopra. — In  fine  nel 
secolo  XV  la  detta  famiglia  si  estinse 
in  quella  di  Calandrini  per  ragion  di 
matrimonio. 

Levò  per  arme  secondo  Mugnos: 
campo  diviso  nel  1°  d'azzurro;  e  nel 
2°  d'argento  con  un  monte  di  verde 
cimato  da  croce  rossa. — Tav.  XX.  14. 

Bonelli  —  Riferisce  il  Villabianca  ne'  suoi 
opuscoli  aver  dato  questa  famiglia  di- 
stinti personaggi ,  tra'  quali  un  An- 
gelo Bonelli  procuratore  fiscale  della 
Gran  Corte,  ed  un  Pietro  Bonelh  giu- 
dice di  Partenico,  non  che  procura- 
tore fiscale. 

Arma  :  campo  azzurro  con  un  ca- 


106 
stello  d'argento  chiuso  di  nero,accostato 
da  un  leone  d'oro,  ed  una  cometa  dello 
stesso  posta  in  capo.  —  Tav.  XX.  i5. 

Bonfanti  —  Rileviamo  dal  INIinutoli  alcuni 
illustri  gentiluomini  di  questa  fami- 
glia ,  tra'  quali  un  Onofrio  Bonfanti 
nobile  di  Castronovo,  un  Nicolò  sin- 
daco di  Sciacca  e  Mazzara  nel  1478, 
un  Geronimo  capitano  giustiziere  di 
Castronovo  1500,  un  altro  Nicolò  ca- 
pitano giustiziere. 

Leva  per  arme:  campo  azzurro  con 
un  leone  d'oro  sox^montato  da  un  giglio 
d'argento  ed  accompagnato  da  tre  stelle 
d'oro  poste  in  punta.  —  Tav.  XX.  i6. 

BonDgiio  —  Famiglia  di  Turingia  in  Ger- 
mania, portata  in  Italia  al  dir  di  Mu- 
gnos  dai  fratelli  Gerardo  e  Claudio 
cavalieri  a'  servigi  di  Carlo  Magno. 
Indi  Filiberto  e  Ladislao  vennero  a 
servire  re  Carlo  d'Angiò  contro  Man- 
fredi nel  conquisto  di  Napoli  e  Sici- 
lia; per  locliè  i  feudi  di  Buonalbergo 
in  Nicosia  e  del  Mompeliere  nel  monte 
Etna  ottennero,  fissato  avendo  in  Mes- 
sina la  loro  residenza;  e  Filiberto  pre- 
se il  cognome  di  Bonfiglio. — Ciò  av- 
venne per  un  aneddoto  in  cui  Orazio 
di  lui  figlio  trovatosi  a  caccia  salvò 
il  re  da  sicura  morte.  La  linea  di  La- 
dislao Turinga  si  estinse  in  Carmiola 
Turinga ,  prudentissima  donzella.  Da 
quel  Filiberto  non  pocbi  illustri  perso- 
naggi provennero.  Un  Roberto  fu  molto 
familiare  di  re  Ludovico  ,  da  cui  si 
ebbe  la  castellania  di  Lentini;  poi  da 
re  Federico  III  nel  1364  ottenne  le 
acque  delle  Concerie  di  detta  città. 


Ebbe  egli  inoltre  non  pochi  ono- 
rati carichi  del  regno,  tra  cui  quello 
di  tesoriere  generale  1383.  Indi  ven- 
ne un  Nicolò,  che  possedè  altri  feu- 
di. Un  Gerardo  fu  valoroso  cavaliere, 
molto  favorito  dalla  regina  Maria,  ed 
uno  di  quelli  che  1'  accompagnarono 
in  Catalogna,  quando  fu  rapita  dalla 
fortezza  Orsini  in  Catania.  Da  costui 
un  altro  Nicolò,  che  difese  valorosa- 
mente Augusta  contro  gli  Angioini  ; 
ed  un  Pietro  di  lui  figlio,  che  per  ragion 
di  dote  si  ebbe  i  feucU  di  Callari  e 
Baccaralato  presso  Lentini.  In  seguito 
i  Bonfiglio  acquistarono  in  Siragusa 
la  baronia  di  Carmiti  che  poscia  a- 
lienarono;  un  Filippo  ottenne  quella 
di  Condro;  un  Gianfilippo  quella  di 
Gatteri,  essendo  stato  più  volte  giu- 
rato di  Messina  1454  ,  non  che  ba- 
rone della  Mastra  1516  ;  similmente 
mi  Giovanni  fratello  di  Filippo  fu  ba- 
rone del  Casale  in  Milazzo  1424,  ebbe 
le  Saline  dello  Scamujo,  il  consolato 
di  mare  di  Messina  1441,  e  fu  sena- 
tore. —  Da  lui  il  celebre  storico  Giu- 
seppe Bonfiglio  messinese.  Tal  fami- 
glia in  fine  per  le  sue  virtù  ed  eroi- 
che azioni  si  dilatò  in  molte  parti  di 
Sicilia,  e  nelle  città  di  Bologna  e  di 
Pavia.  Fiorì  ne"  principi  di  Condro, 
qual  titolo  dice  il  Villabianca  passò 
nella  nobilissima  casa  Napoli,  a  cagion 
di  matrimonio  dell'ultima  erede  Felice 
Bonfiglio  con  Federico  di  Napoli  duca 
di  Campobello,  primogenito  del  prin- 
cipe di  Resuttano. — Vanta  molti  ca- 
valieri gerosolimitani,  tra'  quali  è  de- 


sno  (li  menzione  un  fra  Giambattista 
Bonfialio  che  mori  combattendo  nel- 
l'impresa  di  Zoara. 

Leva  per  arme  giusta  Mugnos  : 
campo  diviso  d'argento  e  di  nero  con 
un  leone  dell'uno  nell'altro.  —  Coro- 
na di  principe.  —  T.vv.  XX.  n. 

Boilgiardina — Leva  per  arme  giusta  il  Vil- 
labianca:  campo  partito  nel  1°  d'az- 
zurro con  due  leoni  d'  oro  rampanti 
contro  un  albero  di  palma  dello  stes- 
so, nel  2°  d'azzurro  con  tre  bande  di 
oro.  —  Tav.  XX.  18. 

Bougiorno — Al  dir  d'inveges  antica  fami- 
glia siciliana  e  precisamente  della  città 
di  Patti. — Di  lei  fiorì  un  Landro  Bon- 
giorno  cameriere  del  re  Manfredi  il 
normanno,  senatore  e  poscia  pretore 
della  città  di  Palermo. 

Arma  :  campo  azzurro  con  un  sole 
d'oro,  accompagnato  in  capo  da  due 
stelle  d'argento. — Tav.XX.i9. 

Boilgiovanni  —  Dal  Villabianca.  ojyuscoU , 
rileviamo  :  un  Giacinto  Dongiovanni 
procuratore  fiscale  della  Gran  Corte 
nel  1677,  un  Giambattista  barone  del 
Grano  e  segretario  del  regno. 

Arma  :  campo  azzurro  con  albero  a 
due  rami  di  oro  attortigliato  da  un  serpe 
diverde.-Coronadibarone.-TAV.  XX.20. 

Bonifacio  o  Boiiilazio  —  Fiorì  in  Messi- 
na al  dir  di  Mugnos  e  Minutoli  que- 
sta nobile  femiglia  sin  da'  tempi  dei 
re  normanni.  Un  Bonifacio  fu  cava- 
liere della  custodia  del  re  Ruggiero; 
un  Pierleone  a'  servigi  dello  svevo 
imperatore  Enrico  VI  ;  un   Giovanni 


107 
fu  codatario  di  re  Giacomo  e  conser- 
vatore reale  di  re  Federico  II  ;  un 
Matteo  dottore  in  legge,  giudice  della 
Corte  Straticotiale,  e  barone  del  Ca- 
sale per  ragion  di  dote.  Il  di  lui  fra- 
tello Nicolò  fu  senatore  di  Messina , 
un  Francesco  portulano  di  Catania 
nel  1458;  in  fine  un  fra  Vincenzo  ca- 
valiere gerosolimitano. 

Leva  per  armo  giusta  il  Minutoli: 
campo  d'oro  con  quattro  pali  di  ros- 
so ed  una  banda  d'argento  attraver- 
sante sul  tutto. — Corona  di  barone. — 
Tav.  XXI.  i. 

Boililiconlro — Arma  secondo  il  Villabian- 
ca: campo  azzurro  con  asta  d'oro  ci- 
mata da  un  triangolo  dello  stesso,  at- 
tortigliato da  due  serpi  di  nero  accom- 
pagnato da  tre  stelle  d'oro  con  sei  raggi 
situate  una  in  capo  e  due  in  punta. — 
Tav.  XXI.  2. 

Bonito  0  Bonet — Dall'Inveges  e  dal  Mu- 
gnos sappiamo  esser  questa  una  fa- 
miglia catalana ,  passata  in  Palermo 
ove  occupò  gli  ufRcii  di  pretore  e  di 
capitano  giustiziere.  Fiorirono  di  essa 
i  fratelli  Giovanni  ed  Antonio  Bonito 
a'  servigi  di  re  Alfonso  nell'  acquisto 
del  reame  di  Napoli;  perlochè  ne  ot- 
tennero il  Giovanni  i  feudi  di  Maglia- 
viti  e  di  Milifindi,  ed  Antonio  la  ca- 
stellania  0  governo  deUa  città  e  ca- 
sali di  Sorrento  con  ampia  giurisdi- 
zione; che  lasciati  con  licenza  regia 
al  figlio  Guglielmo  ,  passò  in  Sicilia 
ivi  consegnata  avendo  la  castellania 
di  Girgenti  nel  1435.  Un  Guglielmo 


108 

visse  onorato  di  supremi  carichi,  es- 
sendo stato  castellano  di  Castellamma- 
re del  Golfo.  Un  Gaspare  fu  senatore 
di  Palermo  nel  1501. 

Fa  per  arme  giusta  Inveges  :  cam- 
po azzurro  con  arpa  d'  oro.  —  Ta- 
vola XXI.  3. 

Bono  0  del  Bono  —  Famiglia  palermitana, 
ed  ascritta  alla  nobile  compagnia  della 
Pace. — Commendasi  il  presidente  An- 
tonino del  Bono,  il  quale  ottenne  da 
re  Ferdinando  I  il  titolo  di  marchese, 
come  rilevasi  dalla  lettera  patente  del 
28  maagio  1815. 

Leva  per  arme  secondo  il  Villa- 
hianca:  campo  d'azzurro  con  tre  monti 
d'oro,  quello  di  mezzo  sormontato  da 
un'arca  dello  stesso,  ed  un  arco  baleno 
posto  al  capo.  —  Tav.  XXI.  4. 

Bono  (li  Polizzi  —  Famiglia  italiana,  oriun- 
da di  Mantova,  da  dove  passò  in  Si- 
cilia sotto  il  reggimento  di  Federi- 
co II  d'Aragona  come  riferisce  Mu- 
gnos,  il  quale  vuole  dimorasse  in  Ca- 
strogiovanni ,  Calascibetta  e  Polizzi 
tenendo  i  primi  ufScii. 

Arma:  campo  diviso  merlato  d'oro 
e  d'azzurro.  —  Tav.  XXII.  io. 

Bonomo  — -Nobile  famiglia  originaria  della 
Bonomo  di  Trieste,  dove,  come  rife- 
risce Frate  Ireneo  della  Croce  nella 
storia  di  quella  città,  e  con  lui  altri 
scrittori  ancora,  ha  mantenuto  lunga 
ed  estesa  signoria  di  molti  feudi  e  ca- 
stelli. Non  pochi  illustri  personaggi 
di  questa  famiglia  sono  stati  chiamati 
in  quella  ed  in  altre  contrade  ai  più 
alti  gradi  diplomatici ,  ecclesiastici  e 


militari;  imperciocché  di  essa  diversi 
consiglieri  e  segretari!  di  stato  rin- 
vengonsi  presso  gl'imperatori  d'Au- 
stria, molti  rivestiti  dell'  onorificenza 
di  conte  palatino  e  di  cavaliere  au- 
rato; altri  elevati  a  generali  ed  am- 
basciatori, ed  altri  alla  dignità  di  nunzio 
apostolico  presso  la  stessa  corte  di 
Austria,  e  di  vescovo  della  medesima 
città  di  Trieste. 

Da  questa  città  si  è  diramata  in 
altre  contrade,  come  Lodi,  Venezia, 
Padova,  Pozzuoli.  Indi  trasferita  ven- 
ne in  Sicilia  da  uno  Scipione  Bono- 
mo, il  quale  dopo  ricchi  acquisti  fatti 
nel  territorio  di  Nicosia  fermossi  in 
quella  città,  a  cui  successe  Giacinto, 
indi  Antonio,  ed  a  quest'altro  Matteo, 
che  fu  senatore.  Da  lui  il  secondo  An- 
tonino, che  trasferì  sua  famiglia  in  Po- 
lizzi,  stante  ulteriori  acquisti  in  quelle 
vicine  contrade.  Il  di  lui  figlio  Giù- 
seppe  Bonomo  fu  di  questa  famiglia 
il  primo  marchese  del  Casale  di  Ca- 
stania,  investito  a  9  aprile  1842,  oc- 
cupato avendo  gli  ufRcii  di  capitano 
giustiziere  e  giurato  nella  città  di  Po- 
lizzi,  nonché  quello  di  rettore  della 
nobile  compagnia  della  Pace. 

Carlo  figlio  del  precedente,  investito 
dello  stesso  titolo  a  19  marzo  1776, 
fu  anche  capitano  giustiziere  e  giurato 
di  quella  stessa  città.  Sposatosi  con 
Paola  Pastore  di  Palermo ,  figlia  di 
D.  Francesco  Pastore  Ossorio  e  di 
donna  Anna  Avolos  dei  principi  di 
Monte  Sarcio  di  Napoli,  fermò  in  Pa- 
lermo sua  residenza.  Da  costoro  poi  ne 


109 


venne  l'altro  Giuseppe  padre  del  vi- 
vente Carlo,  che  per  pili  anni  funzionò 
da  senatore  in  Palermo  sino  al  1837. 
L'unico  di  lui  figlio  Gerardo  trovasi 
attualmente  sotto-prefetto  in  Nicosia. 
Leva  per  arme  giusta  il  citato  au- 
tore e  l'antico  uso  di  flimiglia:  campo 
rosso  con  una  scala  d'argento  a  cin- 
que scalini  posta  in  palo. — Corona  di 
marchese  ed  elmo  cimato  da  un  corvo 
d'oro,  che  tiene  in  bocca  un  anello  dello 
stesso. — Tav.  XXI.  s. 

Bonpcsce — Arma  giusta  il  Villahianca:  cam- 
po rosso  con  una  banda  ed  una  sbarra 
dentate  scorciate  d'argento,  passate  in 
s.  Andrea.— Tav.  XXI.  7. 

Bonsoli  —  Famiglia  nobile  e  ricca  siciliana 
al  dir  di  Mugnos;  il  primo  ad  illustrarla 
fu  un  Gerardo  Bonsoli  maestro  razio- 
nale del  r  egno  sotto  re  Federico  III. 
La  di  lui  moglie  Giacopina  cU  Maida 
gli  recò  in  dote  i  feudi  di  Fiumetorto, 
Raja,  Sabuchitu  e  li  Friddi  in  Girgenti; 
indi  passò  a  seconde  nozze  con  Desiata 
Bentisano  baronessa  di  Melinventi,  Cu- 
ba e  Sparacagna  comprati  per  600  on- 
ze  nel  1351.  A  lui  succede  la  figlia  De- 
siata  moglie  di  Giovanni  Schifano  di 
Lentini,  la  quale  morta  anch'ella  senza 
figli  i  detti  beni  passarono  al  fratello 
Onofrio  nel  1453,  e  questi  alla  sua  vol- 
ta per  mancata  prole  dovette  lasciar 
tutto  alla  moglie.  Intanto  si  sa  che 
un  altro  Onofrio  Bonsoli  ebbe  da  re 
Martino  i  feudi  e  la  fortezza  d'Alagona 
nel  1397. 

Arma:  campo  azzurro  con  un  sole 
d'oro.— Tav.  XXI.  s. 


Borgia — ^n  Mugnos  e  rinveges  consultato 
avendo  vari  scrittori  spagnuoli  dicono 
che  questa  grande  ed  illustre  famiglia 
corrottamente  detta  Boira  Boria  di- 
scende da  sangue  reale  anticamente  co- 
gnominandosi J.feres',  e  che  nel  1152 
un  tal  Pietro  ebbe  in  dono  da  re  Al- 
fonso la  città  0  villa  di  Borgia  in  Va- 
le nza.  Da  essa  il  cognome.  Indi  si  di- 
vise in  varii  rami:  uno  di  essi  cioè  il 
primario  comprò  da  Ferdinando  il  Cat- 
tolico il  ducato  di  Candia,  un  altro  ne 
fu  cacciato  per  poca  divozione  al  re 
d'Aragona,  in  Napoli  riparando. 

Sarebbe  lungo  qui  riferire  le  grandi 
celebrità  di  questa  nobilissima  famiglia, 
bastando  notare  cosi  di  volo  i  papi  Ca- 
listo III  ed  Alessandro  IV,  un  S.  Fran- 
cesco Borgia,  ed  altri  cardinali,  gene- 
rali, grandi  di  Spagna  ec.  ai  quali  ag- 
giungiamo il  vivente  Bali  fra  Alessan- 
dro Borgia  luogotenente  del  Magistero 
dell'Ordine  Gerosolimitano  in  Roma. 
Rilevasi  poi  dal  Mugnos  che  im  ramo 
della  linea  di  Candia  passò  in  Sicilia  con 
altissimi  carichi  ;  ed  un  Leone  Borgia 
venne  chiamato  da  Federico  II  appo 
noi  qual  segretario  e  consultore;  un  Gu- 
glielmo fu  gentiluomo  di  re  Martino 
e  della  regina  Bianca  e  per  ragion  di 
dote  i  feudi  di  Albiato  e  Galermo  nel 
territorio  di  Lentini  si  ebbe,  non  che 
quello  del  Casale  nel  territorio  di  Noto 
nel  1402.  Quest'ultimo  fu  da'  suoi  di- 
scendenti fino  a  questo  punto  in  Si- 
ragusa  posseduto.  Fra  essi  sono  da  an- 
noverarsi molti  cavalieri  gerosolimi- 
tani, come  un  fra  Giuseppe  1554,  un 

14 


110 

fra  Pietro,  un  fra  Giovanni  bali  e  gran 
priore  delle  due  Sicilie,  maggiordomo 
di  settimana  di  re  Ferdinando  II  e  ca- 
valiere di  compagnia  del  conte  di  Si- 
ragusa,  infine  un  Pompeo  barone  Bor- 
gia 1859. 

Leva  per  arme  giusta  Mugnos:  cam- 
po azzurro  con  un  bue  d'oro. — Corona 
di  barone — Tav.  XXI.  e. 

Borrello  —  Stando  all'  Inveges  troviamo  es- 
ser questa  una  famiglia  d'origine  na- 
poUtana,  discendente  da'  conti  di  Marsi, 
divisa  in  due  rami,  Borrello  e  Bor- 
rello d'Agnone  ;  e  questo  per  una  ba- 
ronia di  tal  nome  in  Abruzzo.  —  Eb- 
be titolo  di  conte  di  Lesina. — Un  Gu- 
glielmo d'Agnone  fu  appunto  colui  che 
governò  la  Sicilia  sotto  l' imperatore 
Federico  II  da  viceregente  nel  1239, 
e  nel  1254  fu  straticoto  di  Messina. 
Sotto  re  Alfonso  poi,  al  dir  di  Mu- 
gnos, nel  1435  troviamo  un  Giovanni 
BorreUo,  capitan  d'  arme  del  vai  di 
Noto;  ed  un  altro  Giovanni  patinzio 
di  detta  città. 

Arma  giusta  il  detto  Inveges  :  cam- 
po azzurro,  seminato  di  gigli  d'oro  e 
due  chiavi  dello  stesso  situate  in  palo, 
l'ingegno  verso  i  fianclii  dello  scudo. — 
Corona  di  conte. — Tav.  XXI.  9. 

Boscello — Secondo  scrive  Mugnos  la  è  una 
famiglia  nobile  di  ÌNIodena.  Un  Ber- 
nardino BosceUo  venne  spedito  da  re 
Alfonso  in  Siciha  con  grosso  stipen- 
dio e  propriamente  nella  città  di  Ma- 
zara.  Ivi  un  Natale  Boscello  acquistò 
la  baronia  di  Serravalle,  e  fu  sena- 
tore di  Palermo  nel  1586.  In  fine  viene 


riferito  essere  un  ramo  di  tal  famiglia 
passato  in  Trapani. 

Arma:  campo  azzurro  con  una  torre 
d'oro,  cimata  da  tre  spighe  dello  stesso 
e  la  campagna  cucita  di  nero. —  Ta- 
vola XXI.  10. 
Bosco  — NuUa  diciamo  de'  vari  rami  di  que- 
sta famiglia  in  Francia,  Spagna  e  Na- 
poU,  de'  quali  parlano  molti  scrittori 
citati  dal  Mugnos,  Inveges  ed  altri. 
Solo  alla  Sicilia  limitandoci,  troviamo 
che  un  Pietro  del  Bosco  quivi  recossi 
nel  1282  in  compagnia  di  re  Pietro 
d'Aragona  col  carico  di  maggiordomo 
della  regina  Costanza. 

Intanto  ci  facciamo  un  del)ito  con 
Inveges  avvertire  essere  la  famiglia 
Bosco  di  cui  trattiamo  tutt'altra  casa 
siciliana,  stando  alle  prove  del  San- 
cetta;  ed  è  propriamente  la  Ventimi- 
glia,  imperocché  un  Arrigo  giusta  pri- 
vilegio di  re  Federico  III  1365  dal 
cognome  Ventimigha  passò  in  quello 
di  Bosco.  Abitava  egli  in  monte  Eri- 
co o  s.  Giuliano;  e  poiché  sostenne  una 
rimarchevole  impresa  in  un  bosco  della 
città  di  Salemi  contro  i  ribelli  Chia- 
ramontani,  ciò  fu  causa  della  mutazione 
di  quel  cognome  e  dell'arme.  Tal  fa- 
miglia molto  si  estese  in  Trapani  ed 
in  Palermo  ;  e  a  dir  vero  tutta  poi  in 
questa  città  si  restrinse.  Quivi  e  go- 
verni e  stati  ed  abiti  cavallereschi  as- 
sunse; governò  la  città  con  gli  uffi- 
ci di  pretore  e  senatore.  Possedè  i  ti- 
toli di  principe  della  Cattolica,  duca 
di  Misilmeri,  conte  di  Vicari,  barone 
di  Frizzi  e  s.  Nicolò.  Un  Antonio  fi- 


glio  del  precedente  fu  altresì  barone  : 
dell'Isola  di  Favignana,  terra  di  Ca- 
rini, e  de'  feudi  Cudia,  Cefalà,  Cofano, 
Dattelo  e  La  Guisa,  e  da  re  Martino 
fu  creato  vicario  del  regno.  Un  Vin- 
cenzo, fu  primo  conte  di  Vicari,  stra- 
ticoto  di  Messina  1597,  maestro  giu- 
stiziere del  regno,  pretore  di  Palermo,  i 
cav.  del  Toson  d'Oro,  e  da  re  Filip- 
po II  destinato  viceré  in  Sardegna, 
qual  carica  non  tenne  essendo  morto 
come  riferisce  Amico.  Un  altro  Vin- 
cenzo fu  cavaliere  di  san  Giacomo 
della  Spada.  Un  Francesco  cavaliere 
d'Alcantara  e  prefetto  della  siciliana 
milizia.  Un  Giuseppe  gentiluomo  di  ca- 
mera di  re  Vittorio  Amedeo  di  Savoja, 
e  cavaliere  della  ss.  Annunziata.  Un 
Cesare,  al  dir  del  Villabianca,  fu  il  pri- 
mo principe  di  Belvedere,  investito  nel 
1659,  e  tanti  altri  illustri  principi  che 
per  brevità  tralasciamo,  sino  al  chia- 
rissimo Giuseppe  del  Bosco,  maixhese 
dell'Alimena,  barone  di  Santo  Stefano, 
Pellizzara  e  Buffara,  gentiluomo  di  ca- 
mera di  re  Carlo  III  1737. 

Arma  giusta  Inveges  :  campo  diviso 
d'oro  e  di  rosso  con  un  tronco  d'al- 
bero dell'uno  nell'altro.  —  Corona  di 
principe.  —  Tav.  XXI.  u. 

Bosomo  —  Arma  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  albero  di  pino  d'oro, 
abbrancato  da  un  leone  coronato  dello 
stesso. — Tav.  XXI.  12. 

BoUari  —  Secondo  il  Villabianca  famiglia  di 
Messina,  ove  fiorirono  un  Giuseppe 
Bottari  giurista,  un  Giacomo  abate  di 


IH 

s.  Elia,  un  Emmanuele  giudice  della 
R.  Gran  Corte. 

Arma  :  campo  azzurro  con  una  fa- 
scia d'oro,  accompagnata  in  capo  da 
tre  stelle  dello  stesso  alhneate  in  fa- 
scia.—  Tav.  XXI.  13. 

Bozzelli»  —  Una  delle  più  antiche  e  nobili 
famiglie  di  Messina,  derivata  d' Ale- 
magna.  Primo  ceppo  al  dir  di  Mugnos 
fu  Armaleo  Bozzetta  valoroso  ed  in- 
telligente cavaliere,  venuto  in  Sicilia 
con  r  imperatore  Federico  li.  Un  An- 
drea di  lui  figlio  si  ebbe  de'  feudi  dal 
connato  imperatore,  che  poscia  passa- 
rono alla  famiglia  Grimaldi.  Un  Gio- 
vanni acquistò  per  dote  il  feudo  di  Sie- 
ri in  contrada  Caltagirone.  Un  Gio- 
van  Federico  fu  giudice  della  R.  Gran 
Corte  sotto  re  Pietro  II  e  giudice  de' 
maestri  razionali  del  R.  Patrimonio.  Un 
Nicolò  si  ebbe  lo  stesso  carico  sotto 
re  Ludovico  1353.  Un  Alberico  mo- 
naco cistcrciense  fu  abate  di  s.  Ma- 
ria di  Roccadia  nel  1325,  e  poi  ve- 
scovo in  Francia.  Un  Arcadio  fu  capitan 
di  cavalleria  nei  regno  di  Napoli,  sotto 
re  Alfonso,  ed  indi  del  duca  di  Mi- 
lano Filippo  Visconti.  Un  Giancorra- 
do  cameriero  di  re  Giovanni  d'Ara- 
gona 1422,  ed  altri  illustri  personaggi 
che  in  Messina  hanno  goduto  i  supre- 
mi carichi  di  quella  città. 

Armasi  giusta  il  Villabianca  :  cam- 
po d'oro  con  una  banda  azzurra  ca- 
ricata da  sei  palle  d'oro. — Tav.  XXI.  14. 

Bozzulo — Arma  giusta  il  Villabianca  :  cam- 
po d'oro  con  una  banda  azzurra  cari- 


112 
cata  da  tre  conchiglie  d'oro. — Tavo- 
la  XXI.  15. 

Bracci  —  A  quanto  ne  dice  Mugnos  pare 
che  la  sia  una  nohile  famis^/ia  mila- 
ìtese,  e  che  un  certo  Pierluca  Bracci 
venuto  sia  in  SiciHa  sotto  l' impera- 
tore Federico  II,  da  cui  per  servigi  resi 
si  ebbe  il  feudo  di  Furnari  ed  altri 
tenimenti.  Un  Giovanni  fu  nel  1437 
maestro  razionale  della  Camera  Re- 
ginale,  essendo  stato  molto  favorito 
dalla  regina  Beatrice. 

Arma:  campo  azzurro  con  un  brac- 
cio armato  impugnante  una  picca  di 
oro  posta  in  palo  —  Tav.  XXI.  le. 

Bracco  —  Famiglia  locligiana  per  come  at- 
testa il  Mugnos,  il  quale  soggiunge  che 
un  tal  Guidotto  Brocco  fiorì  il  primo 
in  Lodi  nel  1153,  avanti  l'ultima  ro- 
vina della  vecchia  Lodi,  lochè  rile- 
vasi da  uno  strumento  di  cambio  di 
terre  in  presenza  del  vescovo  Lanfran- 
co Cassino.  !Molti  personaggi  di  que- 
sta famiglia  concorsero  agli  ufScii  di 
console  e  decurione  di  quella  città.  Di 
là  passò  in  Pisa  ove  nobilmente  si 
mantenne.  Indi  un  Salvatore  Bracco, 
nelle  rivoluzioni  di  questa  città  abban- 
donata la  patria  con  molte  ricchezze, 
passò  in  Sicilia  e  propriamente  in  Pa- 
lermo, ove  sostenne  le  prime  cariche. 
Un  Giorgio  fu  pretore  1510;  un  An- 
tonino giudice  della  corte  pretoriana; 
un  altro  Salvatore  fu  capitan  di  fan- 
teria ec. 

Fa  per  arme:  campo  azzurro  con 
vm  cane  bracco  d'  argento.  —  Tavo- 
la XXL  17. 


Bracconeri  —  Secondo  Mugnos  famiglia  ^n- 
sana  portata  in  Sicilia  da  un  Pieran- 
gelo Bracconeri  conservatore  della  mi- 
lizia spagnuola  ed  italiana  nelle  guerre 
contro  i  Francesi.  Il  di  lui  fiolio  Si- 
mone  occupò  la  carica  di  maestro  por- 
tulano  di  Siracusa  nel  1342,  ed  un 
Angelo  castellano  di  Capopassaro.  Ne 
venne  un  secondo  Simone  barone  del 
feudo  di  Piscopo,  e  castellano  di  Ca- 
stroreale;  quale  feudo  gli  fu  venduto 
nel  1439.  In  fine  un  Pierantonio  ca- 
sato in  Lentini  ebbe  in  dote  talune 
terre,  che  poscia  infeudò  chiamandole 
dal  suo  cognome.  Il  citato  autore  la 
dà  per  estinta. 

Arma  :  campo  d'argento  con  due  ca- 
ni bracchi  di  rosso  passanti  l'uno  sul- 
l'altro, accompagnati  da  due  stelle  di 
rosso  situate  una  in  cuore  ed  una  in 
capo  1-  —  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la XXII.  1. 

Branca  — Nobile  famiglia  di  Mazara  al  dir 
di  Mugnos  :  Commendansi  Giovanni 
Branca  castellano  di  Mazara  sotto  re 
Pietro  d'Aragona,  ed  indi  coppiere 
di  re  Federico  II;  Salvatore  giurato 
nel  1393,  ed  infine  altro  Giovanni  ca- 
pitan d'  arme  di  Licata  sotto  re  Al- 
fonso. 

Arma:  campo  rosso  con  una  bran- 
ca di  leone  d'argento  rivoltata  posta 
in  fascia.  —  Tav.  XXII.  2. 

Brancaccio  —  Antica  e  nobile  famiglia  na- 
politana  del  sedile  di  Nilo.  Ebbe  co- 

1  Era  pubblicata  la  tavola  quando  ci  giunse  lo  stemma  com- 
provato nell'ordine  gerosolimitano,  che  abbiamo  qui  sopra  cor- 
retto. 


minciamento  in  Sicilia  da  un  Antonio 
Brancaccio  1684,  fratello  del  marchese 
Giovanni  Brancaccio  come  riferisce  il 
Villabianca  ne'  suoi  opuscoli  voi.  17. 
Fu  detto  Antonio  governatore  della 
città  di  Monreale  ;  da  lui  un  Giovanni 
che  procreò  un  Raffaele  1774.  Igno- 
riamo il  resto. 

Arma:  campo  azzurro  con  quattro 
branche  di  leone  d'  oro  moventi  da' 
fianchi  dello  scudo.  —  Tav.  XXII.  12. 
Brancilbi'tc  —  Il  Crescenzi  nella  sua  Coro- 
na della  Nobiltà  d'Italia,  ed  il  Rossi 
nel  Teatro  della  Nobiltà  d'Europa,  scri- 
ve Mugnos,   diffusamente  trattano  di 
questa  nobilissima  ed  antica  famiglia, 
che  si  fo  derivare  da  un  Obizzo  va- 
loroso cavaliere,   che  militando  sotto 
Carlo  Magno  ebbe  il  grado  di  alflero 
generale  del  suo    esercito  per  avere 
esso  solo  difesa  la  bandiera  orofiam- 
ma contro  tre  assalitori  nemici;  e  che 
mozze  le  mani  la  sostenne  con  le  brac- 
cia :  di  là  il  cognome  Branciforte  e  l'ar- 
me. Per  la  qual  cosa  il  detto  Obizzo 
ottenne  in  compenso  la  città  di  Pia- 
cenza, che  indi  fu  ricambiata  in  terre, 
castelli  ed  altro  nel  piacentino.  I  suoi 
discendenti  inoltre  possederono  feudi, 
contee,  ville  e  marchesati.  In  Francia 
un  Guido  Branciforte  fu  gran  maestro 
deirOrdine  di  Malta,  derivato  da  Pier 
Guido  Branciforte  secondogenito  del 
P    Obizzo,   progenitore  de'   duchi   di 
Criqui;  ma  non  essendo  nostro  com- 
pito intrattenerci  di  loro  fuori  della 
Siciha,  ci  asteniamo  dal  seguito.  Il  pri- 
mo che  venne  adunque  da  Piacenza 


113 

in  quest'  isola  fu   Guglielmo  Branci- 
forte sotto  re  Federico  II,  quale  ar- 
dito cavaliere  mori  in   Catania  1347 
senza  prole,  lasciando  i  beni  che  nel 
piacentino  si  avea  a  due  suoi  fratelli 
Bosso  e  Gaspare  ;  e  quei  che  possedea 
in  Sicilia   a'  nipoti  Raffaello   ed  Ot- 
taviano, figli  del  di  lui  fratello  Stefa- 
no portulano  di  Licata  nel  1.396,  che 
erano  tutti  e   tre   rimasti  nell'  isola. 
Commendansi:  il  sudetto  Raffaele  che 
da  Federico  III  ebbe  il  castello  ed  il 
comando    della  città  di  Piazza  molto 
splendidamente  vivendo;  ottenne  titolo 
di  Ijarone  e  sotto  re  Martino  la  for- 
tezza ed  il  feudo  di  Grassuliato,  oltre 
i  feudi  di  Condro  e  Gatto:  un  Tom- 
maso il  quale  dispose  per  testamento 
che  in  caso    di   mancata  discendenza 
succeder  dove  a  il  ramo  di  Francia  so- 
pra connato  ;  perlocchè  un'  intima  pa- 
rentela si  stabilì  tra  le  due  famiglie; 
possedè  costui  la  contea  di  Mazzarino: 
un  Fabrizio  Branciforte  principe  di  But- 
terà e  primo  titolato  di  Sicilia^  grande 
di  Spagna  ereditaino  di  prima  classe  e 
decorato  dell'ordine  del  Toson  d'Oro, 
che  sposò  una  Dorotea  Barrese  per 
la  quale  fu  marchese  di  Militello  e  prin- 
cipe di  Pietraperzia  :  un  Fi'ancesco  di 
lui  figlio  marito  di  una  Giovanna  d'Au- 
stria figlia  di  Giovanni  nato  da  Car- 
lo V  imperatore:  una  Imara  di  lui  so- 
rella  fondò  il  monastero  delle  Stim- 
mate in  Palermo,  vandalicamente  de- 
molito nel  1867.  Un  Giuseppe  fu  vicario 
generale  del  regno  per  l'annona  fru- 
mentaria  1671,  cavaliere  d'Alcantara 


114 

unitamente  ad  una  commenda  detta 
di  Paraleda  in  Castiglia.  supremo  pre- 
fetto della  cavalleria  di  Sicilia,  deco- 
rato del  Toson  d'Oro  e  della  ss.  An- 
nunziata, applaudito  per  pietà  e  per  co- 
stumi come  attesta  Amico.  Un  Nicolò 
Placido  Branciforte  fu  duca  di  s.  Lu- 
cia, cavaliere  del  Toson  d'Oro  e  del- 
l'ordine supremo  della  ss.  Annunziata. 
Un  Ercole  duca  Branciforte  insignito 
dell'ordine  del  s.  Gennaro  e  di  quello 
gerosolimitano,  deputato  del  regno  e 
gentiluomo  di  camera.  Un  Salvatore 
Branciforte  principe  di  Butera  fu  con- 
sigliere di  Stato,  tenente  generale  co- 
mandante de'  volontari  sicoli,  cav.  del 
s.  Ferdinando  e  s.  Gennaro.  Un  Er- 
cole Michele  Branciforte  e  Pignatelli 
fu  gentiluomo  di  Camera  e  cavaliere 
gerosolimitano.  Finalmente  una  Cate- 
rina Branciforte  principessa  di  Butera 
figlia  del  precedente  sposò  un  Nicolò 
Placido  Branciforte  principe  di  Leon- 
forte,  altro  ramo  di  questa  famiglia, 
la  di  cui  unica  figlia  ed  erede  Stefa- 
nia- sposando  Giuseppe  Lanza  e  Bran- 
ciforte principe  della  Trabia,  fé  si  che 
in  questa  casa  pervenissero  tutti  i  ti- 
toli e  ;stati  della  famiglia  Branciforte. 
Arma   concordemente   agli   autori: 
campo  azzurrro  con  un  leone  coro- 
nato d'  oro,  che  sostiene  co'  tronchi 
una  bandiera  di  rosso  caricata  da  tre 
gigli  d' oro ,  svolazzante  a  sinistra  e 
due  zampe  mozze  dello  stesso  situate 
in  s.  Andrea  al  lato  destro  della  punta. 
— Corona  di  principe,  mantello  divel- 
luto scarlatto.  —  Tav.  XXII.  6. 


Brigandi  —  Al  dir  di  Minutoli  nobile  fami- 
glia di  Messina,  ove  onorata  venne  di 
non  poche  dignità,  essendo  stata  a- 
scritta  alla  maestra  senatoria  di  quella 
città.  Un  Giandomenico  Brigandi  fu 
primo  barone  del  feudo  Brigandi  nel 
1530:  un  Francesco  cavaliere  geroso- 
limitano nel  1629;  un  Cesare  di  lui 
fratello  parimente  cavahere  nel  1639. 
Fa  per  arme  :  campo  azzurro  con 
un  leone  d'oro  coronato,  accompagnato 
in  punta  da  una  rosa  dello  stesso,  ed 
una  banda  di  rosso  attraversante  sul 
tutto.  Corona  dibarone. — Tav.  XXII.  3. 

Broccardo  —  Nobile  e  ricca  famiglia  di  Ma- 
zara  dice  Mugnos,  proveniente  da  Vol- 
terra. Primo  a  venire  in  detta  città 
di  Mazara  fu  un  cavaliere  Antonio 
Broccardo  signore  della  villa  Broccar- 
do, essendogli  state  conferite  le  su- 
preme magistrature  di  Volterra  non 
solo,  ma  bensì  di  molte  altre  città  ita- 
liane. Prese  in  moglie  una  Luisa  Gri- 
feo  de'  baroni  di  Partanna,  con  la  quale 
si  rese  progenitore  di  molti  illustri 
gentiluomini,  che  vissero  nobilmente 
nella  loro  patria. 

Arma  :  campo  d'oro  con  una  fascia 
di  rosso  accompagnata  in  punta  da  un 
capriolo  e  da  tre  rose  dello  stesso  si- 
tuate 2  e  1  ed  in  capo  da  tre  gigli 
d'  azzurro  allineate  in  fascia. — Tavo- 
la XXII.  4. 

Brunaccini  —  Chechè  ne  dica  il  Mugnos 
sulla  remota  ed  intralciata  antichità  di 
questa  nobilissima  famigha  fiorentina, 
a  causa  della  distruzione  de'  vari  ra- 
mi dello  stesso  casato,  per  cui  mutar 


dovette  il  primo  cognome  Acciajoli  in 
quello  di  Brunaccini;  ella  sin  dal  XIII 
secolo  ha  dato  all'  Italia  non  pochi  uo- 
mini illustri;  e  ciò  ancora  per  la  varia 
fortuna  incontrata  a  motivo  delle  fazioni 
guelfa  e  ghibellina  allora  in  gran  voga. 
Epperò  un  Pierfrancesco  Brunaccini 
veduto  avendo  la  sua  bella  Firenze  ca- 
duta sotto  il  prepotente  dominio  de' 
Medici,  con  le  sue  ricchezze  si  trasferì 
in  SiciUa  e  propriamente  in  Messina, 
ove  nobilmente  visse  sin  dal  1540.  Un 
Diego  percorse  la  più  brillante  car- 
riera nella  magistratura,  e  ne  raccolse 
immensi  onori  ;  occupò  egli  altresì  nel 
1671  la  carica  di  commissario  gene- 
rale per  tutto  il  regno.  Nel  1681  fu 
investito  del  titolo  di  principe  di  s.  To- 
daro  concessogli  da  re  Carlo  II  e  ri- 
fulse qual  maestro  razionale  ed  esimio 
giureconsulto.  Un  Giacomo  di  lui  fi- 
glio s'investì  di  questi  stati  nel  1692 
acquistato  avendo  inoltre  la  baronia  e 
terra  di  Mili  superiore  1709. — Com- 
mendasi una  Lucrezia  Brunaccini  fon- 
datrice del  conservatorio  della  ss.  Tri- 
nità detto  di  Brunaccini  1714  in  Pa- 
lermo. Un  Diego  figlio  del  precedente 
s' investi  de'  titoli  di  sua  famiglia  nel 
1737,  e  fu  senatore  di  Messina  1758. 
Un  Giuseppe  di  lui  figlio  investito  1763 
fu  pure  senatore  di  Messina  1763  e 
1771. 

Arma:  campo  d'oro  con  due  branche 
di  leone  di  rosso  passate  in  croce  di 
s.  Andrea,  accompagnate  in  capo  da 
una  stella  di  rosso,  ed  in  punta  da  un 


115 

giglio  dello  stesso. — Corona  di  prin- 
cipe.—Tav.  XXII.  5. 

Bruno  —  Famiglia  fiorentina  portata  in  Si- 
cilia al  dir  di  Mugnos  da'  fratelli  Gio- 
vanni e  Pietro  Bruno  sotto  il  reggi- 
mento del  re  Manfredo  I,  essendo  stati 
divotissimi  alla  Casa  Sveva,  da  cui 
ottennero  importimti  carichi.  Un  Gio- 
vanni Bruno  fu  eletto  rettore  del  po- 
polo nel  1282  e  castellano  di  Palermo. 
Un  Pietro  ebbe  la  castellania  di  Sa- 
lerai, la  quale  da  re  Federico  III  nel 
1300  venne  al  di  lui  figlio  Giovanni 
confirmata,  essendo  stato  questi  il  di- 
fensore della  corona  e  della  potente 
famiglia  de'  Palizzi.  Da  lui  un  altro 
Pietro,  che  possedè  il  feudo  di  Casba 
non  che  la  castellania,  e  1'  altro  feu- 
do di  Canetici.  11  1391  fu  procuratore 
generale  giurato  e  regio  familiare  con 
privilegio  di  re  Martino,  per  cui  i  suoi 
posteri  dello  stesso  titolo  di  regio  ca- 
valiere goderono.  La  famigha  si  sparse 
poscia  in  Trapani  e  Salemi;  nella  pri- 
ma per  un  Antonio  terzogenito  di  Gio- 
vanni, nella  seconda  per  un  Palmerio 
figlio   del  succennato  Antonio. 

Arma:  campo  azzurro  con  una  sbarra 
d'oro.  — Tav.  XXn.  7. 

Bnbeo — Famiglia  oriunda  francese,  portata 
in  Napoli  al  dir  di  Mugnos  dal  cava- 
liere Guido  Bubeo  a'  servigi  di  re  Car- 
lo IL  Indi  un  Viasio  col  figlio  Fede- 
rico passò  in  Sicilia  sotto  re  Martino, 
fermato  avendo  sua  dimora  in  Calta- 
girone,  ove  prese  moglie.  Altro  Viasio 
fu  giurato  di  detta  città  1445;  di  là 


116 

una  serie  di  giurati  e  di  capitani  giu- 
stizieri sino  al  1622.  Altro  Federico 
1490  sostenne  onorati  carichi;  fu  gen- 
tiluomo, milite,  non  che  governatore 
della  sua  patria  1542.  In  fine  un  An- 
tonio fu  cavaliere  gerosolimitano  ,  e 
commendatore  della  commenda  di  Ber- 
gamo, Tiano^  Sardegna  e  Caltagirone. 
Arma  giusta  il  ÌNIinutoli:  campo  ver- 
de con  una  1)anda  d'oro,  caricata  nel 
centro  da  una  cotissa  di  nero,  accom- 
pagnata in  capo  da  un  leopardo  ram- 
pante d'oro  sormontato  da  tre  stelle 
dello  stesso  poste  2  e  1.— Tav.  XXII.  s. 

Bufalo — Nobile  famiglia  della  città  di  Mes- 
sina, dove  al  dir  del  Minutoli  ha  oc- 
cupato la  dignità  senatoria. 

Arma:  campo  d'oro  con  un  bufalo 
rosso.— Tav.  XXII.  o. 

Buglio— Da  documenti  del  priorato  di  Mes- 
sina, dice  Mugnos,  sin  dal  1151  rile- 
vasi  l'antica  nobiltà  di  tal  famiglia;  ivi 
appare  pel  primo  un  Enrico  Buglio 
cavaliere  di  corte  di  re  Ruggiero.  An- 
che  sotto  re  Guglielmo  II  Roberto  Bu- 
glio e  Romualdo  arcivescovo  di  Sa- 
lerno molto  si  cooperarono  al  con- 
giungimento de'  baroni  reduci  da  Ter- 
rasanta.  Inoltre  fiorirono  Giovanni  Bu- 
gilo a'  servigi  di  re  Martino  nel  1399, 
ottenuto  avendo  il  feudo  di  Burgio; 
Antonio  detto  Pullione ,  nato  in  Mi- 
neo  ma  cresciuto  in  Licata  presso  suo 
zio  il  barone  della  Bifara,  onorato  ven- 
ne da  Clemente  VII  di  vari  carichi,  ed 
il  1524  mandato  nunzio  in  Ungheria. 
Andrea  fu  barone  della  Bifera  e  Fa- 
varotta;  Mario  marchese  di  Casalmo- 


naco ,  qual  titolo  gli  venne  concesso 
dall'  imperatore  Carlo  VI  nel  1725: 
fu  altresì  principe  di  Lercara.  Emma- 
nuele  Francesco  di  lui  figlio  s' investì 
di  questi  stati  nel  1745;  egli  vendè 
la  terra  di  Casalmonaco  ad  Alessandro 
Vanni  e  La  Torre  nel  1756,  ed  ebbe 
il  governo  del  Monte  di  Pietà  di  Pa- 
lermo nel  1758  e  1772,  essendo  morto 
senza  figli. 

Leva  per  arme  :  campo  azzurro  con 
tre  fasce  d'oro,  la  prima  accompagnata 
da  un  pesce  luiglio  d'argento  sopra  onde 
marine.  —  Corona  di  principe.  —  Ta- 
vola  XXII.  14. 

Blllgarella  —  Antica  e  nobile  famiglia  eri- 
cina,  0  sia  del  Monte  s.  Giuliano  ove 
occupò  le  cariche  nobili. 

Commendasi  Salvatore  Bulgarella  re- 
gio milite  e  cavaliere  aurato  decorato 
del  titolo  di  conte  palatino  col  privi- 
legio di  fare  notari  e  legittimare  ba- 
stardi ,  come  rilevasi  da  un  diploma 
dell'  imperatore  Carlo  V  dato  in  Pa- 
lermo il  10  ottobre  1535. 

Arma  giusta  la  concessione  di  detto 
imperatore:  campo  azzurro  con  una 
banda  d'oro,  caricata  da  tre  rose  di 
rosso,  accompagnata  da  due  stelle  di 
oro;  ed  al  capo  dello  stesso  caricato  da 
un'  aquila  coronata  spiegata  di  nero. 
Corona  di  conte.— Tav.  XXII.  is. 

Burgio  —  Antichissima  e  nobile  famiglia 

della  città  di  Noto   al  dir  del  Villa- 

r 

bianca,  portatavi  da  un  saraceno  Cha- 
mut  Amù^a  in  Girgenti,  dopo  essere 
stato  il  1086  dal  conte  Ruggiero  scon- 
fitto nell'assedio  di  detta  città,  con- 


vertito  alla  fede  di  Cristo,  tenuto  ([uin- 
ci  al  sacro  fonte  in  Castrogiovanni  e  poi 
creato  miles  col  tìglio  Roberto,  avendo 
molti  feudi  posseduto,  tra  cui  quello  di 
Burgio;  di  là  il  cognome  i.  Roberto 
prese  in  moglie  Alegonda  principessa 
di  casa  normanna;  un  di  lui  fìoiio  Rug- 
giero  ebbe  il  castello  di  Sciacca,  l'altro 
Guglielmo  primate  del  regno  fu  padre  di 
S.  Nicasio  Burgio,  uno  degli  er(.)i  della 
religione  gerosolimitana  e  patrono  di 
Trapani  e  Caccamo.  Questa  famiglia  si 
è  diramata  in  varie  linee,  cioè:  ne'  ba- 
roni delle  due  Gazere  cbe  è  la  linea 
primogenita;  ne'  baroni  di  Villanova 
in  Trapani  da  cui  derivarono  i  l_)aroni 
di  Serravalle  i  baroni  di  Scirinda  ed 
i  duchi  di  Villafìorita,  essendo  stato  il 
primo  ad  investirsi  di  questo  titolo 
Nicolò  Burgio  nel  1710.  Fu  egli  signo- 
re de'  feudi  di  Dimina,  Rampicallo  e 
.Massana,  non  cbe  commissario  gene- 
rale per  la  numerazione  del  regno  1714. 
Da  lui  un  Pietro  cavaliere  a:erosolimi- 
tano  investito  nel  1726.  Onorifico  in 
vero  è  quello  epitaffio  eretto  in  Calta- 
girone  in  memoria  dell'illustre  mon- 
signor Giovanni  Burgio  vescovo  di 
Mazzara  ed  arcivescovo  di  Palermo , 
ricordato  dal  Pirri  e  dal  Mongitore. 
Armasi:  campo  azzurro  con  un  ca- 
priolo d'oro  accompagnato  da  tre  stel- 
le dello  stesso  situate  2  al  capo  ed 
mia  in  punta.  Corona  di  duca.  —  Ta- 
vola  XXII.  13. 

Busacca  —  In  un'opera  sacra  di  Giuseppe 


1  Nella  pagina  precedente  articolo  Uurgio  si  leijga  Sciacca 
e  non  Noto. 


117 

di  Pasquale,  1717,  si  accenna  essere 
tal  famiglia  proveniente  di  Francia , 
traendo  origine  dal  famoso  Arcimlial- 
do  Busacca  cavaliere  francese  signore 
della  villa  del  Prato  nel  1030.  Fu  por- 
tata in  ^lessina  ed  ascritta  tra  le  nobili 
famiglie  senatorie.  Fiorirono  un  Mi- 
chele Busacca  aw^ocato  fiscale  ne'  tri- 
bunali del  regno,  di  cui  l'Ansalone  tes- 
se un  elogio.  Altro  Michele  Busacca  e 
Martinez  barone  del  Corvo  che  al  dir 
del  Villabianca  fu  senatore  di  Palermo  e 
primo  marchese  di  Gallidoro  per  la  sua 
famiglia,  investito  nel  1724.  Un  Giaco- 
mo di  lui  figlio  investito  nel  1730  cul- 
tore esimio  di  scienze,  lasciato  avendo 
nna  raccolta  di  pregevoli  manoscritti, 
ed  occupò  delle  cariche  di  non  lieve 
importanza.  Un  terzo  Michele  distinto 
scienziato  in  matematiche  ed  astrono- 
mia, allievo  del  celebre  Piazzi,  molto 
commendato  dal  Linares,  un  Raffaele 
Busacca  fratello  del  precedente  profes- 
sore di  economia  politica,  ministro  nel 
governo  provvisorio  di  Firenze;  in  atto 
è  consigliere  di  stato  e  deputato  al  Par- 
lamento Nazionale.  Infine  il  marchese 
di  Gallidoro  Carlo  Busacca  ed  Orto- 
lano figlio  di  Giuseppe  ,  riconosciuto 
del  cennato  titolo  per  decreto  ministe- 
riale del  3  aQ:osto  1871. 

Arma  giusta  il  Villabianca:  campo 
diviso,  nel  1°  di  rosso  con  una  borsa 
legata  d'oro,  nel  2°  d'azzurro  con  tre 
gigli  d'oro  allineati  in  fascia  sormon- 
tati da  tre  corone  all'antica  dello  stes- 
so. —  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la  XXII.  16. 

15 


118 


Cabìea  —  La  famiglia  Cabica,  dice  Mugnos, 
fiorente  a'  tempi  della  monarchia  ara- 
gonese A'anta  pel  primo  un  Manfredo 
Carica  gentiluomo  imlermitano,  assai 
famia;liare  di  re  Federico  II,  da  cui  in 
feudo  la  gabella  del  biscotto  si  ebbe, 
e  addippiù  il  feudo  della  Cal)ica  con- 
trada Antella  in  Girgenti.  Nel  leggere 
poi  il  capobreve  di  tal  feudo  troviamo 
essere  stata  fatta  la  sovrana  conces- 
sione in  persona  di  Giacomo  d'Apruz- 
zo.  al  quale  successe  il  figlio  Manfredo 
che  fu  agnominato  dal  feudo  della  Ca- 
bica. Ottenne  egli  inoltre  il  castello, 
feudo  e  tonnara  di  Solante,  quali  poi 
perde  per  motivo  di  ril)ellione  sotto  re 
Martino.  Il  di  lui  tiglio  Antonio  per 
uo'ual  ragione  eblìe  confiscato  il  detto 
feudo  della  Cabica. 

Arma:  campo  d'argento  con  un  por- 
co spino  di  nero.  —  Tav.  XXIII.  i. 

Cabrerà  —  Antica  e  nobile  famiglia  arago- 
nese, scrive  Inveges;  la  quale  riconosce 
per  suo  primo  ceppo  un  Ponzo  Ca- 
brerà 1040,  visconte  di  Cabrerà,  Gi- 
rova  e  Anger,  antichissimi  titoli  in 
Aragona;  poscia  un  Bernardo  nel  1356 
da  re  Pietro  si  ebbe  il  titolo  di  conte 
d'Ossuna.  Un  altro  Bernardo  la  piantò 
in  Sicilia  il  1391,  avendo  a  sue  spese 
molte  compagnie  di  soldati,  e  seco  con- 
dotto molte  galee  e  navi  per  accom- 
pagnamento di  re  INIartino  e  sua  mo- 
glie, da'  quali  si  ebbe  la  contea  di  Mo- 
dica, che  pria  appartenea  a'  Chiara- 
monti,  come  dal  Fazello  1392.  Fu  egli 


un  valente  capitano  e  gran  giustiziere 
del  regno. 

Arma  :  campo  d'oro  con  una  capra 
di  nero  sagliente  e  la  1)ordura  merlata 
dello  stesso.  —  Corona  di  conte.  Ta- 
vola  XXIII.  2. 

Caccabo.  CaccaniO  —  Antica  e  nobile  fami- 
glia acersana  di  Napoli,  dice  Mugnos, 
proveniente  da  quella  Altomare  per 
una  Lucia  Falconi,  agnominata  Cac- 
cabo ,  stante  avere  avuto  in  dote  la 
villa  Caccabo  e  come  dicesi  in  sici- 
liano 6'acc«^«^^  appartenente  ad  un  ca- 
valiere francese  Gisberto  Caccaljo;  es- 
sendo stata  ad  un  certo  Brandirne  Alto- 
mare in  matrimonio  congiunta.  I  di  lei 
figli  presero  adunque  lo  stesso  agnome 
e  COSI  di  seguito.  Da  una  lettera  poi 
della  regina  Giovanna  di  Napoli  a  Pie- 
tro Caccabo  Altomare  rilevasi  essere 
stato  questi  un  gentiluomo  di  qualità 
nella  corte  de'  re  di  Napoli.  Un  Girola- 
mo ebbe  da  re  Alfonso  nel  1462  la  ca- 
stellania  di  Patti;  un  Bartolo  stanziò 
in  Palermo,  e  tra  gii  altri  figli  contò  un 
Alberto  vescovo  di  Lipari.  Altro  Bar- 
tolo fu  barone  di  s.  Pietro. 

Arma:  campo  azzurro  con  due  leoni 
d'oro,  affrontati  che  trattengono  una 
caldaia  dello  stesso.  —  Corona  di  ba- 
rone. Tav.  XXIII.  3. 

Caccamisi  —  Dal  Villabianca,  opuscoli  vo- 
lume XVII,  apprendiamo  che  un  Mi- 
chele Caccamisi  fu  giudice  della  Corte 
Pretoriana  di  Palermo  1733,  del  Con- 
cistoro, della  Gran  Corte  Civile,  e  della 


Gran  Corte  Criminale,  aiiditore  gene- 
rale ed  avvocato  fiscale;  un  Gaspai^e 
giudice  delle  appellazioni  nel  1749, 
non  che  pretoriano  nel  1750. 

Arma:  campo  azzurro  con  un  albero 
al  naturale  al^brancato  da  due  leoni 
d'oro,  sormontati  da  tre  stelle  d'ar- 
gento. —  Tav.  XXIII.  4. 

Cacearo — Arma  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  un  leone  d'oro.  —  Ta- 
vola XXIII.  5. 

Oacciaguerra  —  Famiglia  al  dir  di  Mugnos 
oiùginaria  di  Siena,  passata  in  Sicilia 
nel  1292  per  un  Guido  Cacciaguerra 
valoroso  soldato  senese,  il  quale  stabili 
sua  dimora  in  Noto  ove  fondò  la  sua 
famiglia,  avendo  ottenuto  pe'  suoi  se- 
gnalati servigi  da  re  Federico  II  il 
territorio  di  Catania,  che  venne  po- 
scia infeudato  dal  fighe  Antonio  1 303. 
Segue  la  Imea  sino  a  Giovanni  Cac- 
ciaguerra 1518. 

Arma:  campo  d'oro  con  un  braccio 
armato,  impugnante  un  ramo  d'ulivo 
verde.  —  Tav.  XXIII.  t. 

Cadelo  o  Addiscadelo  —  Giusta  il  ViUabianca, 
opuscoli  V.  XLVIII,  si  è  una  nobile 
famiglia  di  Sardegna ,  trapiantata  in 
Spagna  e  poscia  in  Sicilia  per  un  Leo- 
nardo Addiscadelo  capitano  di  fanteria 
qui  venuto  col  duca  di  Sermoneta- 
Gaetani ,  e  fu  più  volte  governatore 
delle  città  di  Lentini,  Carlentini,  Mar- 
sala, Cefalti,  Girgenti,  Trapani.  La  era 
decorata  del  titolo  e  trattamento  di 
nol)ile  del  S.  Romano  Impero.  Tro- 
viamo in  oltre  un  Bernardo  Cadelo 
colonnello  di  cavalleria  nel  reggimento 


119 
Brabantc,  cav;iliere  di  giustizia  di  s. 
Giacomo  della  Spada,  ove  giustificò  es- 
ser discendente  dal  nobile  Antonio  Ad- 
discadelo e  Vega  di  Catalogna;  un  Gi- 
rolamo senatore  di  Trapani  1694,  un 
Leonardo  barone  dell'isola  di  s.  Giu- 
liano 1750,  giudice  della  R.  C.  Pre- 
toriana di  Palermo  1732,  del  Conci- 
storo della  Regia  Gran  Corte,  e  com- 
missario generale  del  regno;  un  Fran- 
cesco Paolo  cavaliere  gerosolimitano 
17G2,  ed  un  altro  Girolamo  governato- 
re del  Monte  di  Pietà  in  Palermo  1762. 
Arma:  campo  azzurro  con  un  leone 
d' argento ,  che  guarda  una  cometa 
d'oro  posta  nel  lato  destro  dello  scudo. 
Corona  di  barone.  — -  Tav.  XXIII.  8. 
Cadano  o  GaelailO  —  Stando  al  Mugnos  tro- 
viamo che  tal  famiglia  è  di  pura  ori- 
gine italiana,  sparsa  in  varie  città  e 
precipuamente  in  Napoli  ed  in  Sicilia. 
Nella  prima  deriva  da  quella  di  Pisa, 
la  quale  ottenne  da  papa  Gregori'*  lì 
la  signoria  di  Gaeta,  donde  il. cogno- 
me ,  avendone  avuta  la  confes'ma  da 
Lotario  imperatore  d'Occidente.  Vanta 
de'  pontefici  e  de'  cardinaH  non  che 
de'  personaggi  illustri.  I  duchi  di  Lau~ 
renzana  fiorenti  in  Napoli .  i  principi 
di  Caserta  residenti  in  Roma,  i  mar- 
chesi Sortine  in  Siracusa,  i  Gaetani  di 
Naro  e  quelli  di  Lentini  ne  sostennero 
l'avita  grandezza.  Fa  riflettere  Inveges 
che  dal  detto  1°  ceppo  pisano  tre  pas- 
saggi si  fecero  in  Sicilia;  primo  con 
Riccardo  Gaetani  sotto  re  Guglielmo 
il  malo|  secondo  1370  con  Antonio 
Gaetani,  uomo  ricchissimo  in  Catania; 


120 

terzo  1417  in  Palermo  con  Pietro  Gae- 
tani  invitato  da  re  Alfonso.  Fu  que- 
sti maestro  razionale  della  Re^'ia  G. 
Corte,  presidente  del  regno,  comprato 
avendo  i  feudi  di  Chiaramonte  ,  Di- 
rillo,  Calatabiano.  Tripi.  giusta  l'e- 
pitaffio d'un  tumolo  in  s.  Zita  di  Pa- 
lermo, riportato  dal  Cannizzaro.  Tor- 
nando al  Mugnos  abbiamo  cbe  tal  fa- 
miglia ha  governato  il  regno  co'  cari- 
chi di  viceré  e  presidente,  non  che  la 
città  di  Palermo  con  quello  di  pretore. 
Un  Pietro  Caetani  per  ragion  di  dote 
fu  barone  di  Cassaro  1619.  Un  Ce- 
sare Gaetani  e  Moncada  fu  il  primo 
marchese  di  Sortinn.  investito  1602, 
e  primo  principe  di  Cassaro  per  con- 
cessione di  re  Filippo  IV  1631,  es- 
sendo stato  pari  del  regno,  vicario  ge- 
nerale, straticoto  di  Messina,  e  quattro 
volte  Pretore  di  Palermo  1604,  come 
Amico  attesta.  Un  altro  Pietro  fu  ca- 
pitano giustiziere;  altro  Cesare  capi- 
tano come  sopra  e  pretore  di  Paler- 
mo 1773.  Intanto  un  Ottavio  morto 
senza  prole  fu  l'ultimo  principe  di  Cas- 
saro di  casa  Gaetani,  alla  quale  suc- 
cesse quella  nobilissima  de'  Statella. 
Commendansi  inoltre  un  Costantino 
Gaetani  benedettino  cassinese  abate  di 
s.  Baronte,  presidente  e  fondatore  in 
Roma  del  Collegio  Gregoriano;  un  Ce- 
sare Gaetani  da  Siragusa  valente  let- 
terato; e  in  fine  molti  cavalieri  gero- 
solimitani, come  fra  Bonifacio  pi-iore 
di  Barletta  e  Capua  1456,  fra  Matteo 
1469,  fra  Adario  1574,  fra  Aderano 
1575,  fra  Calogero  1657  che  rilevia- 
mo dal  Minutoli. 


Arma  giusta  Mugnos:  scudo  inquar- 
tato; nel  1°  e  4°  d'oro  con  due  bande 
ondate  d' azzurro;  nel  2°  e  3°  d'  az- 
zurro con  un"  aquila  spiegata  e  coro- 
nata d' argento.  Corona  di  principe.  — 
Tav.  XXIII.  9. 

Cafarelli  — ■  Famiglia  come  scrive  Mugnos 
venutaci  da  Roma,  indi  piantata  in 
Caltagirone  da  un  Muzio  Caffarelli,  il 
quale  acquistò  molte  terre  per  ragion 
di  dote.  Da  re  Federico  II  si  ebbe  il 
feudo  di  Bovilla.  I  di  lui  figli  si  spar- 
sero in  varie  città.  Un  Antonio  fu  vir- 
tuoso gentiluomo  e  ricco  nel  1500. 

Arma:  campo  diviso  nel  1°  d'oro 
con  un'aquila  spiegata  di  nero;  nel  2" 
un  leone  d'oro  in  campo  rosso,  par- 
tito d'  oro ,  diviso  di  rosso.  —  Tavo- 
la XXIII.  10. 

Caffaro —  Oriunda  ligure  troviamo  in  Mu- 
gnos questa  illustre  ed  antica  fimii- 
glia  per  un  Caffiero  patrizio  costan- 
tinopolitano 1065,  da  cui  il  cognome. 
Un  altro  Caffaro  fu  illustre  scrittore 
degli  annali  di  Genova;  Uberto  1135, 
Guiscardo  1136  consoli;  Melchiorre 
capitano  dell'armata,  contro  i  Pisani, 
e  console  della  repubblica.  Ricordasi 
poi  con  onore  dalle  storie  im  Ange- 
lotto,  che  causò  la  pace  tra  Genovesi 
e  Pisani  nel  1188,  per  come  da  Giu- 
stiniani Annali  di  Genova^  concorren- 
dovi il  fratello  Rinaldo  che  fu  console 
nel  1183.  Qui  ima  lunga  serie  di  con- 
soli ed  ambasciatori;  epperò  un  Andrea 
nel  1230  a  nome  della  repubblica  n'an- 
dò ambasciatore  al  re  d'Aragona;  in 
fine  un  Giacomo  Cafiaro  venne  in  Sici- 
lia qual  ambasciatore  ordinario  presso 


la  corona  in  Messina,  ove  fondò  sua 
famiulia.  Un  Antonino  fu  eccellente 
legista,  giudice,  non  che  acerrimo  di- 
fensore de'  privilegi  della  patria. 

Arma:  c^nnipo  partito  ,  nel  1"  d'az- 
zurro con  un  leone  d'oro;  nel  2°  grem- 
biato  d'oro  e  di  rosso  di  quattro  pezzi. 
Tay.  XXIII.  n. 
C  aggio — Antica  e  nobile  famiglia  della  città 
di  Palermo  originaria  d'Alemagna  al 
dir  di  Mugnos.  Commendansi  Giorgio 
Ca£i'<ìio  castellano  del  palazzo  reale  di 
Palermo;  Luca  figlio  del  precedente, 
paggio  di  re  INIartino  e  tant' altri  gen- 
tiluomini, tra'  quali  si  annovera  un  fra 
Luca  Gaggio  cavaliere  gerosolimitano 
nel  1590. 

Si  arma:  campo  d' argento  con  una 
croce  scorciata  di  rosso  accompagnata 
in  punta  da  una  stella  dello  stesso.  Ta- 
vola  XXIII.    12. 

Calandi'illi  —  Proveniente  di  Francia,  giusta 
il  Savasta,  questa  ricca  e  nobile  fami- 
glia passò  in  Sciacca  sotto  il  comando 
del  conte  Ruggiero.  Vanta  de'  gene- 
rali di  guerra  ed  altri  nobili  perso- 
naggi, ricebi  di  feudi  e  territorii.  Pos- 
sedè la  baronia  del  Lago  e  di  Misi- 
rendino. 

Leva  per  arme  :  campo  azzurro  con 
una  banda  d'  oro  caricata  da  tre  uc- 
celli calandri  passanti  di  nero.  —  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXIII.  i3. 

Calascibclla  —  Questa  chiarissima  famiglia 
si  rinviene  in  Corleone  sotto  il  conte 
Ruggiero;  ed  il  Mugnos  accenna  un 
Giovanni  Andrea  Calascibetta  vissuto 
a  tempi  di  re  Alfonso  con  isplendore 


121 

di  nobiltà.  Un  altro  Giovanni  Andrea 
si  ebbe  nel  1505  la  concessione  del 
feudo  della  Montagna,  e  poscia  il  di 
lui  fìgio  Girolamo  quella  dei  feudi  di 
Castrorosso  e  di  Capozzo  1536;  Un 
Giuseppe  per  ragion  di  matrimonio 
acquistò  i  feudi  di  Sabbeni  e  Limuni. 
Vanta  non  pochi  distinti  personaggi  che 
per  brevità  tralasciamo. 

Si  arma:  campo  azzurro  con  un  leone 
d'oro,  tenente  colla  zampa  destra  una 
spada  sguainata  d'argento  alta  in  palo. 
Corona  di  barone  —  Tav.  XXIII.  i4. 

Calcagililli  —  Arma  giusta  il  Villabianca: 
scudo  inquartato,  nel  1°  e  4°  di  rosso, 
con  due  cani  d'oro,  passanti  l'uno  sul- 
l'altro; nel  2°  e  3°  d'oro  con  tre  palle 
di  nero  situate  2  e  1.  —  Tav.  XXIII.  as. 

Calealerra — Il  primo  personaggio  illustre 
che  al  dir  di  jNIugnos  vanta  questa  fa- 
miglia è  Corrado  Calcaterra,  barone 
di  Castrogiovanni.  uno  de'  gentiluo- 
mini famigliari  della  regina  Maria,  e 
poscia  segretario  della  regina  Bianca, 
della  quale  mostrossi  zelantissimo  cu- 
stode contro  le  mire  del  conte  di  Mo- 
dica. Un  Antonio  fu  a'  servigi  di  re 
Alfonso,  da  cui  oltre  alle  tante  cari- 
che quella  si  ebbe  di  capitano  della 
città  di  Noto. 

Arma:  campo  rosso  con  una  gamba 
d'argento  col  pie  sopra  un  monte  dello 
stesso.  —  Tav.  XXIII.  io. 

Calci  —  Famiglia  milmiese,  portata  in  Sici- 
lia dal  cavaliere  Annibale  delli  Calci  a' 
servigi  di  re  Federico  II,  dal  quale  si 
ebbe  in  compenso  la  baronia  del  Ca- 
stello, ed  il  feudo  di  s.  Calogero  nel 


122 
territorio  di  Lentini.  Indi  stabilissi  in 
Messina.  Un  Ansaldo  delli  Calci  per 
aver  seguito  la  fezione  de'  Palizzi  pei'- 
dè  il  feudo;  non  dimeno  il  di  lui  figlio 
Annilìale  ottenne  da  re  Martino  la  ca- 
stellania  di  Matagrifone. 

Annasi  :  campo  azzurro  con  tre  ca- 
prioli d'argento,  il  primo  dei  quali  so- 
stenente un  merlo  dello  stesso. — Co- 
rona di  barone  —  Tav.  XXIII.  n. 
Caldarera  —  Dal  Mugnos  e  dal  Villabianca 
abbiamo  esser  questa  una  famiglia  lora- 
harda  divisa  in  due  tronchi  Caldareri 
e  Caldarera  ;  venuta  in  Sicilia  con  Ro- 
berto Caldarera  uno  de'  più  valorosi 
guerrieri  del  conte  Ruggiero  per  l'ac- 
quisto della  Sicilia  destinato  governa- 
tore del  castello  di  Nicosia,  non  che 
tesoriere  e  direttore  della  costruzione 
del  nuovo  castello  di  s.  Filadelfo  sulle 
rovine  dell'antica  Alunzio  ;  lo  che  ri- 
cavasi da  un  diploma  1116  nel  Gran 
Priorato  di  Messina.  Il  ^lugnos  poi 
accenna  ad  un  Berardo  Caldarera  ca- 
po di  tal  famiglia,  venuto  da  ÌNIilano 
a'  servigi  di  Pietro  1  d'Aragona  che 
non  va  d'accordo  col  detto  Villabianca, 
dal  quale  con  maggiore  sennatezza  ri- 
leviamo che  nel  1328  un  Ruggiero 
Caldarera  acquistò  il  feudo  nobile  di 
Alcamo  in  contrada  di  Piazza  con  al- 
tri due  di  Regalbigini  e  Camenii  con 
investitura  posteriore  di  re  Federico  lì. 
La  famiglia  si  stabili  in  varie  città; 
in  Palermo  un  Giulio  barone  di  Menta 
e  Raulica;  in  Piazza  come  dicemmo 
il  detto  Ruggiero  co'  tre  menzionati 
feudi.  Un  Giovanni  fu  capitano  di  Ca- 


tania 1409;  un  Giacomo  capitano  di 
Randazzo  1416:  un  Antonio  giudice  di 
Catania  1423  ;  un  Giambattista  castel- 
lano di  Messina  1.526;  un  Pietro  vi- 
cario generale  1 599  ;  infine  un  Giu- 
seppe decorato  del  titolo  di  marchese 
1748,  fu  colonnello  d' infanteria  e  te- 
nente della  R.  Compagnia  degli  Ala- 
bardieri in  Sicilia. 

Fa  per  ;irme  giusta  !Mugnos  :  cam- 
po rosso  con  una  caldara  a  manichi 
d'oro,  accompagnata  in  capo  da  tre 
stelle  dello  stesso  allineate  in  fascia. 
— Corona  di  marchese — Tav.  XXIV.  i. 

Caldarone — 11  Villabianca  ne'  suoi  opuscoli 
ci  presenta  un  Francesco  Caldarone 
che  acquistò  la  terra  e  stato  di  Bau- 
cina,  investito  1760;  un  Giacomo  mae- 
stro cappellano  della  Cattedrale  di  Pa- 
lermo 1792,  e  deputato  del  regno  in 
detto  anno  ;  un  Salvatore  2°  barone 
di  Baucina  investito  1771;  e  finalmente 
un  Artale  Caldarone  giudice  della  R. 
Corte  Pretoriana  di  Palermo  1768. 
Arma  :  campo  d' argento  con  due 
leoni  affrontati,  coronati  di  rosso  che 
trattengono  con  le  zampe  anteriori  una 
caldara  dello  stesso — Carona  di  baro- 
ne—Tav.  XXV.  9. 

Calini  —  Arma  giusta  il  Villabianca;  cam- 
po azzurro  con  una  scala  d'oro  di  dieci 
o-radini  situata  in  banda,  ed  una  daga 
dello  stesso  situata  in  palo  broccante 
sul  tutto.  — Tav.  XXIV.  2. 

Caloirà — Arma  secondo  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  un  castello  d'oro  sor- 
montato da  tre  stelle  dello  stesso. — 
Tav.  XXIV.  3. 


Caltagirone — Fu  ceppo  di  questa  famiglia, 
riferisce  Mugnos,  un  Guido  Caltagirone 
virtuoso  gentiluomo  della  città  di  Cal- 
tagirone e  segretario  dell'imperatore 
Federico  II;  perlochè  n'ottenne  feudi 
e  cariche  distintissime.  Un  Gualterio 
fu  uno  de'  quattro  baroni  capi  della 
congiura  del  Vespro;  e  quindi  da  re 
Pietro  Tufticio  di  gran  cancelliere  del 
ree'no .  la  signoria  di  Giarratnna  ed 
altri  feudi  in  compenso  si  ebbe,  perduti 
poscia  per  ribellione.  Un  Giovanni  fu 
pretore  di  Palermo  1523,  barone  di 
s.  Stefano  e  Vallelunga;  altro  Giovanni 
uno  dei  primari  baroni  di  Sciacca  al 
servigio  di  re  Ludovico,  da  cui  ottenne 
il  mezzo  feudo  degi'Imbaccari. 

Arma:  campo  verde  con  un  ca- 
stello d'oro,  ed  un  braccio  armato  im- 
pugnante una  spada  d' argento  posta 
in  lianda,  sporgente  dalla  sommità. — 
Corona  di  lìarone. — Tav.  XXIV.  4. 

Calvelli  0  Calvello  (Corrottamente  Caravel- 
li) — Famiglia  secondo  scrive  Mugnos 
alemanna,  venuta  in  Milano  per  un 
Arnaldo  Calvello  a'  servigi  di  Enri- 
co IV  imperatore,  e  portata  in  Sicilia 
da  Luigi  Calvelli  fratello  del  prece- 
dente, il  quale  acquistò  i  castelli  de' 
Greci  e  Ganci  vicino  Centorbi  nel  1 195, 
rendendosi  genitore  di  Giovanni  ed 
Enrico,  che  fu  cameriero  dell'impera- 
tore Federico  II.  Altro  Luis;i  Calvelli 
fu  cameriero  di  re  Manfredi  ;  da  lui 
un  2"  Giovanni  ed  Enrico  cono-iurati 
nel  Vespro  Siciliano  contro  i  Fi'ancesi. 
Un  .3°  Giovanni  fu  gentiluomo  della 
regina  Costanza,  e  si  ebbe  i  feudi  di 


123 
Bucca  e  Michelchini  1371,  succeduto 
avendo  al  padre  nel  feudo  della  Melia; 
un  4°  Giovanni-  straticoto  di  Messina 
1200,  ed  un  5"  Giovanni  pretore  ov- 
vero Bagli vo  di  Palermo  1300;  un 
fra  Carlo  cav.  gerosolimitano  1485; 
un  Roberto  j)retore  ed  ambasciatore 
al  re  Ferdinnndc  il  Giusto  1409.  Se- 
gue la  linea  con  Antonio  Calvello  e 
Paterno  barone  di  Melia,  governatore 
del  Monte  di  Pietà  1731,  senatore  1734, 
governatore  della  Tavola  1738,  e  con- 
sole nobile  del  commercio  1745;  padre 
di  Goffredo  primo  duca  Calvello  per 
lettera  patrimoniale  del  177 1,  il  quale 
fu  rettore  di  detto  Monte  1758,  e  go- 
vernatore della  Compagnia  della  Pace 
1769.  Un  Roberto  di  lui  fìllio  fu  "'cn- 
tiluomo  di  camera  di  re  Ferdinando  II 
e  cavaliere  costantiniano,  la  di  cui  fi- 
glia ed  erede  Rosa  Calvello  e  Lo  Faso 
si  strinse  in  matrimonio  col  cavaliere 
Achille  de  Liguoro  di  Napoli.  Infine 
è  da  notarsi  che  tra'  grandi  privilegi  di 
questa  famiglia  quello  antico  da  Rug- 
giero si  ebbe  di  porgere  il  real  diadema 
ai  sovrani  di  Sicilia  nell'assumere  la 
corona. 

Si  arma  secondo  Inveges:  campo 
diviso,  nel  1"  d'argento;  e  nel  2°  di 
nero  con  un  capriolo  d'argento. — Co- 
rona di  duca — Tav.  XXIII.  a 
Calze  0  Le  Calze  —  Giusta  quanto  scrive  il 
Minutoli  questa  nobile  ed  antica  fa- 
miglia di  Messina  ad  onta  dell'  oblio 
in  cui  cadde  sostenne  le  pruove,  per 
ottenere  la  croce  gerosolimitana.  So- 
no quindi  commendevoli  Geronimo  Le 


124 

Calze  senatore,  e  i  due  fratelli  ca- 
valieri gerosolimitani  fra  Giovannan- 
tonio  e  fra  Giacomo  1575. 

Arma  :  campo  azzurro  con  un  grem- 
bo d'argento— Tav.  XXIV.  5. 

Caniben — Arma  secondo  il  Villabianca:  cam- 
po diviso;  nel  1°  d'azzurro  con  una 
mezza  luna  d'argento  accostata  da  due 
stelle  d'oro  ;  nel  2"  d'argento  con  una 
rocca  di  verde  sormontata  da  un  porco 
di  nero.— Tav.  XXIV.  e. 

Canibiaso  —  Si  arma  giusta  il  Villabianca: 
campo  azzurro  con  due  leoni  d'  oro 
affrontatij^e  teste  rivoltate  trattenendo 
con  le  zampe  anteriori  una  scala  d'o- 
ro di  undici  gradini  posta  in  palo.  — 
Tav.  XXIV.  7. 

Camerata  —  Onorata^  al  dir  di  JNIinutoli, 
visse  sempre  questa  nobile  famiglia  di 
Sutera,  da  dove  poscia  passò  in  Pa- 
lermo. Si  distinsero  Gianfrancesco  ca- 
pitano di  Sutera  1438  Giacomo  giu- 
rato 1456,  INIariano  capitano  e  giurato 
1457,  Andrea  giurato  1511,  Mario  giu- 
rato 1569,  Gianpietro  giurato  1583, 
altro  Mario  giudice  della  G.  Corte  1641 
Filippo  1.  C.  giudice  della  G.  Corte 
1670,  padre  di  fra  Vitale  Camerata, 
cavaliere  gerosolimitano  1674,  capi- 
tano di  cavallei'ia,  ed  infine  tenente  co- 
lonnello a'  servigi  della  Veneta  Re- 
pubblica nella  guerra  della  INIorea. 

Armasi:  campo  rosso  con  un  leone  co- 
ronato d'oro  rampante  contro  una  co- 
lonna d'argento — Tav.  XXIV.  8. 

Canieros —  Arma  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  una  sbarra  sostenuta 
dalle  bocche  di  due  leoni ,   acccmpa- 


gnata  da  due  stelle,  il  tutto  d'oro. — 
Tav.  XXIV.  9. 

CampisailO  o  Campisiano — Famiglia  nobile  ca- 
tanese  per  come  scrivono  Mugnos  e 
Minutoli;  quest'ultimo  però  ricorda  un 
Enrico  Campisano  senatore  di  Cata- 
nia 1470. 

Arma:  campo  scaccheggiato  d'oro  e 
d'azzurro.  —  Tav.  XXIV.  io. 

Campisi  —  Arma  giusta  il  Villabianca:  cam- 
po azzurro  con  una  cometa  d'oro. — 
Tav.  XXIV.  n. 

Campo  —  Famiglia  nobile  ed  antica  pia- 
centina, 0  come  altri  dicono,  pisana, 
venuta  in  Sicilia  al  dir  di  INIuonos  sotto 
la  scorta  de'  due  fratelli  cavalieri  Fe- 
derico e  Piercorrado  del  Campo ,  il 
quale  ultimo  si  stabili  in  Messina.  Ep- 
però  il  primo  di  essi  Federico,  che  da 
maggiordomo  segui  la  regina  Costanza 
in  Palermo  fermossi,  acquistato  avendo 
co'  suoi  servigi  la  signoria  di  Caltabel- 
lotta  e  di  Bivona.  Sotto  Carlo  d'An- 
giò  un  Giovanni  del  Campo  perde  i 
suoi  beni  perchè  partigiano  di  re  ]\Ian- 
fredi,  e  quindi  congiurato  contro  i 
Francesi.  Indi  sotto  re  Pietro  d'Ara- 
gona fu  ffxtto  consigliere  della  città  di 
Palermo.  Vanta  questa  famiglia  molti 
capitani  giustizieri  senatori  ed  un  pre- 
tore qual  fu  un  Francesco  del  Cam- 
po 1586.  Possedè  i  feudi  la  Cuba  dei 
Solazzi,  Ficarazzi,  INIisilmeri,  Tavi,  Sot- 
tane delle  Rose,  lo  Zubio,  Castelma- 
gro,  s.  Biagio.  In  fine  un  Ercole  ebbe 
la  baronia  di  Campofranco  nel  1592, 
la  di  cui  unica  figlia  Eleonora  erede 
di  questo  stato  lo  tramandò  a  Fabri- 


zio  Lucchese  suo  sposo  1G18,  il  quale 
fu  il  pi'imo  principe  di  Campofranco 
per  concessione  di  re  Filippo  IV  1625. 
Fa  per  arme  giusta  Inveges:  cam- 
po d'argento,  con  tre  aquile  coronate 
di  rosso,  al  capo  dello  stesso. — Co- 
rono di  baróne  —  Tav.  XXIV.  12. 
Campolo— Da  Pino  Campolo  cavaliere  ve- 
neto, dice  Mugnos,  trae  origine  la  fa- 
miglia Campolo  di  Sicilia,  la  quale  pe' 
suoi  servigi  prestati  a  re  Federico  III 
consegui  tutte  le  rendite  clie  la  re- 
gia corte  possedeva  sopra  1'  Univer- 
sità di  Siragusa  e  molti  territorio  Un 
Giacomo  detto  Pino  fu  maestro  se- 
greto e  tesoriere  generale  del  regno; 
possedè  molti  feudi,  tra  cui  quelli  di 
Caroho  0   s.  Bartolomeo,  Belmonte, 
Francavilla  0  Sambuca,  Sigona,  Li- 
brici, Villafranca,  Mistretta,  Marineo, 
Palazzolo  e  s.  Todaro  ;  un  Francesco 
fa  vescovo  di  Catania;  un  Giacomo 
maestro  segreto  del  regno;  un  Tiberio 
cavaliere  gerosolimitano,  ammiraglio  e 
bali  1594,  ed  infine  un  fra  Domenico 
■    e  fra  Pietro  cavalieri  come  sopra. 
Arma:  d'argento,  con  un  leone  di 
rosso,  e  cinque  mezzi  fuselli  dello  stes- 
so moventi  dal  capo.  —  Corona  di  ba- 
rone—Tav.  XXIV.  13. 
Canillglia — -Questa  nobile  famiglia  al  dir 
di  Mugnos  ebbe  origine  in  Messina  da 
un  Critago  Camuglia  cavalier  greco, 
esarca  di  Sicilia  sotto  l'imperatore  Mi- 
chele Curapalata  l'anno  812.  Un  Ni- 
colò con  altri  due  signori  offri  la  co- 
rona di  Sicilia  al  conte  Ruggiero  ;  un 
Pietro  fu  uno  de'  quattro  sindaci  di 


Messina  sotto  re  Manfredo  ed  uno  de' 
principali  congiurati  contro  i  Francesi 
nel  Vespro  Siciliano;  un  Sebastiano 
senatore  di  Messina;  un  Camuglia  con- 
sole di  mare  1437,  ed  infine  un  Mar- 
tino console  come  sopra  1460.  Il  Bon- 
figlio  la   dà  per  estinta. 

Armava  giusta  Mugnos  :  d'azzurro, 
con  un  leone  d'oro  tenente  con  le  zam- 
pe anteriori  una  palma  di  verde  con- 
tornata d'oro  — Tav.  XXIV.  u. 

CailCCllosi  —  Nobile  fi^imigha  oriunda  di  Va- 
lenza per  come  esprime  il  Mugnos  ;  fu 
portata  in  Palermo  da  un  Giacomo 
Cancellosi  famoso  cavaliere  sotto  re  Pie- 
tro II,  da  cui  il  carico  si  ebbe  della 
cast  ellania  di  Cefali!.  Commendasi  Gio- 
vanni chiamato  ìniles  per  privilegio  di 
re  Alfonso ,  signore  della  terra  e  ca- 
stello di  Petralia,  de'  fer.di  di  Mondi- 
letto,  Ogliastro,  Sciarafia,  Margi,  Culla 
e  Mandarini  sottano  non  che  de,'  feudi 
di  Piscardo  in  Montemaggiore ,  indi 
posseduti  da'  di  lui  fratelli. 

Arma:  d'argento,  con  un  pesce  di  ros- 
so   posto  in  fascia — Tav.  XXIV.  13. 

Candiani  —  Questa  famiglia  rimonta  alle  0- 
rigini  della  veneta  repubblica,  onorata 
de'  primi  carichi  dello  stato.  Vanta 
un  Pietro  Candiani  doge  nel  887  ed 
altri.  Fu  portata  in  Sicilia  al  dir  di 
Mugnos  da  un  Andrea  Candiani  sotto 
re  INIartino,  da  cui  molti  onorati  ca- 
richi in  Messina  si  ebbe ,  ivi  fondan- 
do la  sua  famiglia.  Un  Pietro  di  lui 
figlio  da  re  Alfonso  fu  fatto  capitano 
di  Taormina  1435;  ed  un  Giovannan- 
drea  governatore  di  Randazzo. 

16 


126 

Arma:  diviso  d'oro  e  di  rosso,  con 
un  leone  dell'uno  nell'altro.  —  Tavo- 
la XXIV.  16. 
Candido  —  Riferisce  Mu!?nos  avere  rinve- 
nuto  questa  famiglia  tra'  prischi  con- 
soli romani,  essendo  dagli  storici  ce- 
lebratissima;  i  quali  vogliono  die  ella 
cominciasse  da  Marco  Alerio  Candido 
proconsole  in  Sicilia  al  tempo  di  Mar- 
cello pretore.  Ciò  rilevasi  da  un  mar- 
mo trovato  nel  famoso  antico  tempio 
della  Concordia  di  Girgenti  in  Sicilia. 
Si  vuole  fosse  stato  denominato  can- 
dido dalla  bianchezza  straordinaria  del- 
le carni ,  e  più  ancora  per  la  lealtà. 
Il  di  lui  figlio  Tito  Claudio  fu  tribuno 
militare  sotto  Scipione  l'Africano,  così 
parecchi  altri.  Avvenne  poi  nel  1253 
che  a  motivo  di  rissa  tra  Pietro  Can- 
dido ed  uno  della  famiglia  Antonino  di 
Roma,  quegli  dovè  trapiantarsi  in  Na- 
poli a'  ser^agi  di  re  Manfredi;  e  che 
ivi  suo  figlio  Nicolò  rissatosi  con  Tom- 
maso Pisanelli,  astretto  videsi  di  pas- 
sare in  Sicilia  e  propriamente  in  Sira- 
gusa,  da  dove  in  Lentini,  acquistando 
i  feudi  di  Scirumi  e  Piadaci,  poscia 
per  ribellione  perduti.  Commendasi  un 
Matteo  Candido  che  scrisse  delle  cose 
seguite  in  Sicilia  dal  1437  al   1445. 
Segue  la  linea  sino  a'  tempi  del  ci- 
tato  sciittore  con  Alfio  e  Francesco 
Candido. 

Arma:  d'oro,  con  tre  fiamme  serpeg- 
gianti di  rosso  moventi  dalla  punta, 
sormontate  da  tre  stelle  dello  stesso. 
— Tav.  XXIV.  17. 
Cane  —  Arma:  trinciato;  nel  1°  d'azzurro, 


con  un  leone  coronato  d'oro;  nel  2° 
di  rosso,  con  tre  monti  d'oro  moventi 
dalla  punta,  ed  una  banda  dello  stes- 
.  so  attraversante  sul  trinciato. — Tavo- 
LA  XXIV.  18.  (Villabianca) 

Cangenii  —  Arma:  partito;  nel  P  d,' azzurro 
con  una  torre  d'oro  merlata  di  tre  pezzi 
aperta  e  finestrata  di  nero;  nel  2°  d'oro, 
con  un  albero  di  verde  ed  un  cane  se- 
dente coUarinato  e  legato  di  nero. — 
Tav.  XXIV.  io.  (Villabianca) 

Canneta  —  Arma:  d'argento,  con  un  fascio 
di  canne  d'azzurro  frondate  di  verde. — 
Tav.  XXIV.  20.  (Villabianca) 

Cannizzaro — Famiglia  oriunda  catalana,  co-  ' 
me  dal  Mugnos;  trasferita  ih  Sicilia  da 
un  cotal  Tommaso  Cannizzaro  a'  ser- 
vigi di  re  Pietro  I,  da  cui  ottenne  la 
castellania  di  Terranova  in  feudo.  I 
suoi  discendenti  furono  gentiluomini 
del  real  palazzo  di  Pietro  II.  Un  Ber- 
nardo ebbe  da  re  Martino  alcune  terre 
in  perpetuo  nel  territorio  di  Calata- 
biano  1396;  si  caso  in  Catania  ;,  ove 
fondò  la  sua  famiglia;  ma  in  prosie- 
guo essa  per  ragione  di  matrimonio 
passò  in  Noto  e  Siragusa,  ove  nobil- 
mente vissero  i  baroni  di  Ravagliuso, 
di  Rigilosi  e  di  Stafenda.  Un  Giovan- 
ni fu  giurato  di  Noto  1542;  un  Ma- 
rio occupò  l'ufficio  di  Pteggente  presso 
il  re;  un  Francesco  fu  giudice  della 
R.  G.  Corte  di  Catania  ;  e  fra'  baroni 
del  secolo  XVII  furonvi  quelli  di  Ca- 
stelluzzo  e  di  Passaneto  appartenenti 
ad  uri  ramo  abitante  in  Vizzini;  un  al- 
tro Francesco  fu  duca  di  Belmurgo 
1689,  essendo  stato  governatore  della 


noLile  compagnia  de'  Bianchi  di  Pa- 
lermo nel  16S8,  come  attesta  il  Vil- 
labianca.  In  fine  commendasi  un  Bal- 
dassare  piìi  volte  giudice  della  R.  G, 
Corte  e  del  Concistoro  ;  un  Giuseppe, 
un  Nicolò  ed  un  Pietro  valenti  lette- 
rati encomiati  dal  Mongitore. 

Arma  :  diviso^  nel  1"  d'azzurro,  con 
due  stelle  d'oro;  nel  2°  di  rosso,  con 
tre  sbarre  d'oro.  —  Corona  di  barone. 
Tav.  XXV.  1. 

Capasse  —  Arma:  d'argento,  con  una  croce 
di  s.  Andrea  d'  azzurro,  accantonata 
da  quattro  leoncini  di  rosso.  —  Tavo- 
LA  XXV.  2,  (Villabianca). 

Capeci  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro ,  ed  una  banda  dello  stesso  at- 
traversante sul  tutto.  —  Tav.  XXV.  3. 
(Villabianca). 

Capobianco  —  Antica  e  nobile  famiglia  di 
Lecce  portata  in  Sicilia  al  dir  di  Mu- 
gnos  da  un  '  Pierantonio  Capobianco 
signore  di  Salandra,  a'  servigi  di  re 
Federico  IL  da  cui  ottenne  i  feudi  di 
Lalbiato,  Carrubba,  Reddini,  ed  altre 
terre;  pervenuti  in  seguito  al  di  lui 
figlio  Pietro  nel  1360.  Un  ramo  di  tal 
famiglia  si  fermò  in  Sirao-usa,  ove  fiorì 
nobilmente,  producondo  mons.  Giovan- 
nantonio  vescovo  di  detta  città,  uomo 
assai  dotto  e  di  gran  politica. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  capriolo  di 
oro  accompagnato  da  una  testa  di  vec- 
chio barbuto  al  naturale  posta  in  cuore 
dello  scudo,  e  da  tre  stelle  d'oro  situa- 
te 2  in  capo,  ed  1  in  punta. 

CapozZO  —  Arma:  d'azzurro,  con  una  fascia 


127 

d'oro  ed  un  leone  nascente  dello  stesso 

—  Tav.  XXV.  5.  (Villabianca). 

Capila — Arma:  d'oro,  con  un  leone  di  rosso 
sinistrato  da  una  stella  dello  stesso. 

—  Tav.  XXV.  4.  (Villabianca). 
Cappasailla  —  Famiglia  nobile  di  Trapani, 

dice  il  Minutoli,  che  le  dà  per  ceppo 
un  Antonio  Capp;i,santa  1400.  Un  Leo- 
nardo fa  senatore  nel  1455.  Segue  la 
linea  sino  ad  Antonino  1593. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  croce  di 
oro.  — Tav.  XXV.  7. 

Cappello  —  Nobile  fiimiglia  di  Padova,  da 
dove  come  riferisce  il  MuLinos  venne 
a  trapiantarla  in  Sicilia  un  Guido  Cap- 
pello gentiluomo  familiare  dell'impe- 
ratore Enrico  VI,  da  cui  la  baronia,  di 
Eloro  nel  territorio  di  Noto  si  ebbe. 
Ivi  i  suoi  posteri  soffrirono  qualche  dis- 
guido a  causa  del  partito  del  re  Man- 
fredi contro  la  casa  d'Angiò,  ma  to- 
sto da'  reali  aragonesi  furono  com- 
pensati;—  V.  Mugnos   Vesjjro. 

Un  Antonio  da  re  Martino  ottenne 
il  feudo  di  Bonfallura  1392;  un  Bar- 
tolomeo fu  giurato  1486  ;  un  Salvatore 
barone  di  Babucino  ;  altro  Salvatore 
barone  di  Cipulla  in  Noto.'  Inoltre  la 
famigUa  possedè  i  feudi  di  Molissima 
e  di  Bumuscura. 

Arma:  diviso,  d'argento  e  di  nero, 
con  un  cappello  dell'uno  nell'altro. — 
Corona  di  barone  —  Tav.  XXV.  s. 

Capranzano  v.  Crapanzano. 

Capriata  —  Si  vuole,  dice  il  Savasta,  che 
questa  nobile  ed  antichissima  famiglia 
fosse  oriunda  di  Francia,  in  Italia  per- 


12S 
venuta  con  Carlo  Maorno  e  che  da  lei 
derivati  fossero  i  Rossi  conti  di  Ca- 
jazzo,  quei  di  Romagna,  i  Rivustino, 
que'  di  IMotta  ed  altri,  di  cui  parla  il 
Carreri,  il  Crescenzi,  il  Sansovino,  il 
Flaminio  Rossi  stesso  ec.  Il  Savasta 
intanto  la  crede  passata  in  Sicilia  con 
Carlo  d'Angiò,  tuttoché  di  fazione  glii- 
bellina,  e  nel  caso  di  Sciacca  si  tenne 
neutrale.  Ella  col  nome  di  Rossi  si 
diramò  in  varie  città  come  Messina, 
Nicosia,  Palermo,  Mazzara,  Sciacca. 

In  Messina  giunse  a'  sommi  onori, 
di  clie  abusando  fu  costretta  ad  esi- 
lare, riparando  in  Genova.  Ivi  perven- 
ne alla  dignità  del  ducato,  ottenendo 
la  città  di  Capriata  la  quale  per  co- 
gnome poi  le  rimase.  Fu  celebre  nelle 
lettere  un  Pier  Giovanni  Capriata;  un 
ramo  di  questa  famiglia  sotto  la  scorta 
di  Girolamo  Capriata  nel  1487  fé  pas- 
saggio in  Palermo  ;  indi  comeché  do- 
vizioso datosi  al  commercio  volle  in 
Sciacca  trapiantarsi  acquistando  il  ter- 
ritorio di  Favara,  per  come  da  un  atto 
notarile  del  1529  presso  notar  Custo- 
na.  Un  Mario  fu  maestx^o  giurato  1606; 
un  Agostino  di  lui  figlio  fermò  sua  di- 
mora in  Palermo  casandosi  1617,  senza 
che  venisse  meno  lo  stipite  in  quella  cit- 
tà. Quivi  un  Vito  acquistò  la  dignità  di 
regio  segreto  in  feudum  per  tutti  i  suoi 
posteri,  i  quali  occuparono  le  cariche 
nobili  di  giurato  e  capitano  giustiziere. 

Arma  giusta  il  Savasta  :  campo  divi- 
so, nel  1°  d'oro,  con  un'aquila  bicipite 
spiegata  di  nero;  nel  2"  di  rosso,  con 
una  banda  d'oro  caricata  da  tre  let- 


tere R  maiuscole  romane  di  nero; 
ch'era  appunto  l'antico  stemma  della 
famiglia  Rossi,  la  quale  vi  univa  un 
mezzo  leone  del  suo  color  naturale. 
—  Tav.  XXV.  10. 

Cappona  —  Rileviamo  dal  Mugno  s  essere 
passata  questa  famiglia  jjwa?2(z  in  Sicilia 
sotto  re  Alfonso  con  Bernardo  Caprona, 
il  quale  per  le  sue  grandi  ricchezze 
acquistò  la  contea  di  Modica  nel  1445, 
e  le  terre  d'Alcamo,  Caccamo,  Cala- 
tafìmi  nel  1446 ,  non  che  altri  feudi. 
Commendansi  un  Paolo  Caprona  Sena- 
tore di  Palermo  nel  1628,  ed  un  Guido 
barone  della  Roccella,  maestro  ra^'o- 
nale  del  regno,  come  dal  Villaluanca. 
Arma  giusta  Mugnos  :  nel  1°  d'oro, 
con  un  muro  merlato  aperto  di  nero, 
sormontato  da  due  torri  merlate  di  tre 
pezzi,  e  da  un'aquila  bicipite  spiegata 
di  nero;  nel  2°  di  rosso. — Corona  di 
barone.  — Tav.  XXV.  ii. 

Caracciolo — Famigha  nobile,  scrive  Mugnos, 
proveniente  dalla  Caracciolo  di  Napoh, 
di  cui  fiori  un  Graffeo  Caracciolo  ba- 
rone della  Marza  1430.  Ella  si  stabili 
in  Messina  ove  si  estinse.  Altro  ra- 
mo venuto  da  Napoli  il  1500  con  Sci- 
pione Caracciolo  fermò  sua  stanza  in 
Troina;  il  di  lui  nipote  Onofrio  passò 
in  Termini,  rendendosi  progenitore  sic- 
come riferisce  il  Villabianca  di  Otta- 
vio Caracciolo,  che  fu  primo  barone 
del  Pontagio  1650,  promosso  a  varie 
onorifiche  toghe  e  sopratutto  encomiato 
dal  Mongitore  (hihlioteca)  per  le  sue 
opere  legali  pubblicate.  Un  Federico 
di  lui  figlio  fu  primo  barone  dello  Zar- 


bo  1659.  Segue  la  linea,  nella  quale 
troviamo  commendevoli  un  Gioaccliino 
guardia  del  corpo  di  re  Vittorio  Amedeo 
diSavoja,non  che  capitano  di  cavalleria: 
un  Antonio  Senatore  di  Palermo  1743; 
un  Federico  barone  dello  Zarbo  go- 
vernatore della  nobile  compagnia  della 
Pace  di  Palermo  1831,  padre  al  vi- 
vente barone  Scipione  Caracciolo,  che 
occupò  la  caric.a  di  Sottintendente  del 
distretto  di  Alcamo  sino  al  1860. 

Arma  giusta  Mugnos:  diviso,  nel  1° 
d'azzurro;  nel  2°  di  rosso  con  tre  ban- 
de d'oro.  —  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXV.  12. 

CaralFa  —  Stando  a  molti  storici  itahani  ri- 
leviamo esser-  questa  un'antichissima 
e  nobile  famiglia  oriunda  da  Pisa.  Un 
ramo  al  dir  di  Mugnos  passò  in  Gir- 
genti,  ed  altro  in  Trapani  secolo  XVI. 
Sotto  re  Alfonso  figurò  un  Carafello 
che  fa  suo  consighere  e  mariscalco, 
ricevendone  m  compenso  tra  le  altre 
cose  la  castellania  di  Girgenti.  Un  Gio- 
vanni Caraffa  sotto  il  re  Ferdinando 
il  Cattolico  ebbe  il  governo  dell'isola 
del  Gozzo  1486;  i  di  lai  figli  stabih- 
ronsi  in  Modica  ove  occui)arono  i  mas- 
giori  ufficii. 

Arma  :  di  rosso,  con  tre  fasce  d'argen- 
to.—Tav.  XXV.  is. 

Caramanno—FamigUa  nobile  di  Noto,  il  cui 
primo  ceppo,  riferisce  JMugnos,  fa  un 
Giovanni  Caramanno  gentiluomo  di  re 
LudovicJo,  il  quale  acquistò'  molti  be- 
ni, che  a  motivo  di  ribellione  perdette 
e  quali  poi  sotto  re  Federico  III  fu- 
rono ricuperati  dal  figlio  Antonio. 


129 
Arma:  d'azzurro,  con  un  cigno  fermo 
d'argento.  —  Tav.  XXV.  n. 
Caraiìza  —  Arma:  d'azzurro,  con  una  torre 
d'oro  merlata  di  tre  pezzi,  accompa- 
gnata da  tre  leoni  dello  stesso,  posti  2 
a'  fianchi  ed  1  a  guardia  della  porta; 
ed  un  braccio  armato  sporgente  dalla 
sommità,  impugnante  una  spada  d'ar- 
g'ento  alta  in  sbarra  :  la  bordara  cu- 
cita di  rosso,  caricata  da  8  crocette 
d' oro  posti  3,  2,  e  3 — Tav.  XXV.  i5. 
(Villabianca). 
Carbone  —  Famiglia  nobile  oriunda  ncqjoli- 
tana  passata  in  Palermo,  ove  al  dir 
di  Mugnos  e  Minutoli  ricordansì  con 
onore  un  Bartolomeo  Carbone  sena- 
tore nel  1413;  un  Corrado  gentiluo- 
mo e  notare  regio  di  re  Alfonso;  un 
Nicolò  segretario  del  regno  sotto  il  re 
Ferdinando  il  cattolico  ;  ed  un  Anto- 
nio Senatore  1525. 

Arma  giusta  il  Minutoli  :  fasciato  di 
argento  e  d'azzurro  di  sei  pezzi.  —  Ta- 
vola XXV.  16. 
Carcamo  —  Dal  Villabianca  Op.  v.  XLVIII 
e  continuazione  alla  Sicilia  Nobile  v.  II 
rileviamo  che  un  Michele  Carcamo  fu 
senatore  di  Palermo  1698;  Francesco 
governatore  della  Tavola  1733  ;  Giu- 
seppe Michele  governatore  del  I\Ionte 
di  Pietà  1764  e  senatore  di  Palermo 
1773;  e  Giuseppe  spedahere  dell'O- 
spedale grande  1797. 

Arma  :    d'  azzurro  ,    con  un   leone 
scaccheggiato  d'oro  e  di  nero.  —  Ta- 
vola XXV.  14. 
Cardillo  —  Yninv^Yvò.  messinese  detta  anche 
Cardile;  di  essa  le  poche  notizie  che 


130 

ci  porge  il  solo  Villabianca  nell'Ap- 
pendice sono  :  un  Domenico  Cardillo 
Sfiudice  della  G.  Corte  Civile  nel  1738 
percorse  le  piti  splendide  cariche  dello 
stato  ;  fu  innalzato  al  grado  di  presi- 
dente della  Pc.  Camera  della  Summa- 
ria  del  regno  di  Napoli,  e  di  consul- 
tore di  stato  pel  regno  di  Sicilia,  ot- 
tenne titolo  di  marchese  per  se  e  suoi 
per  concessione  di  re  Carlo  IH  1772. 
Arma  :  diviso,  d'azzurro,  e  di  rosso, 
con  una  fascia  d'oro  attraversante  sul 
diviso,  sormontata  da  un  cardillo  dello 
stesso.  —  Corona  di  marchese  —  Ta- 
vola XXVI.  1. 

Cardinali  —  Fiori,  dice  Mugnos,  questa  an- 
tica feudataria  famiglia  in  Siragusa. 
Un  Nicolò  Cardinale  fu  barone  di  Ca- 
riato 0  Carioso. 

Arma:  d'oro,  diviso  d'azzurro. — Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXVI.  2. 

Cardines — Riferiscono  Mugnos  ed  Inveges 
esser  questa  una  chiarissima  famiglia 
spagnuola,  che  trasse  principio  dal  fa- 
moso Rodorico  di  Cardines  commen- 
datore di  s.  Giacomo  della  Spada,  va- 
loroso cavahere  contro  i  Portoghesi. 
La  trapiantò  in  Sicilia  un  Giovanni 
di  Cardines  pretore  di  Palermo  1324. 
Commendansi :  un  Alfonso,  cavaliere 
molto  spiritoso,  che  in  compenso  dei 
suoi  servigi  ottenne  da  re  Alfonso  la 
castellania  di  Piazza,  alcune  gabelle, 
e  due  mulini  nel  territorio  di  Jaci  1438; 
un  Giovanni  figlio  del  precedente  molto 
favorito  dal  re  Ferdinando  il  cattolico, 
da  cui  si  ebbe  i  feudi  di  Marzu  di  Bu- 
tei'no  e  del  Marzu  Grande  in  territo- 


rio di  s.  Filippo  d'Argirò  1483;  un 
Alfonso  signore  del  feudo  dello  Spi- 
talotto  1512;  ed  altri  illustri  gentiluo- 
mini sino  a  Marco  di  Cardines  come 
dal  citato  scrittore. 

Fa  per  arme  giusta  Inveges  :  campo 
d'oro,  con  due  lupi  d'azzurro  passanti 
l'uno  sull'altro,  e  la  bordura  di  rosso 
caricata  da  otto  conchiglie  d' oro  al- 
ternate con  otto  lettere  S  majuscole 
romane  dello  stesso. — Corona  di  baro- 
ne.—Tav.  XXVI.  3. 
Cardona — Nelle  erudite  opere  di  Mugnos 
e  d'Inveges  in  quanto  a  questa  nobi-> 
lissima  ed  antica  famiglia  troviamo  es- 
sere stato  primo  ceppo  un  bravo  ca- 
valiere francese  Ramondo  Fole  o  Folcii, 
cugino  di  re  Luigi  di  Francia,  uno  dei 
dodici  prodi  capitani  che  furono  i  pri- 
mi a  liberare  la  Catalogna  da'  Mori; 
sicché  nel  ripartimento  delle  terre  ac- 
quistate la  villa  di  Cardona  col  titolo 
di  Viscojite  si  ebbe.  Di  là  il  cognome. 
Epperò  apprendiamo  dall'Inveges  es- 
sere stata  tal  famiglia  due  volte  tra- 
piantata in  Sicilia;  la  prima  con  Ra- 
mondo di  Cardona  3°  fratello  dell'  8° 
visconte  D.  Ramondo  Folcii,  nell'ac- 
compagnare  ch'ei  fece  il  re  Pietro  di 
Ara"'ona  nel  1282  in  Sicilia:  il  di  lui 
figlio  Federico  pe'  suoi  servigi  otten- 
ne il  feudo  di  ]\Iazzarone.  Il  secondo 
passaggio  ebbe  luogo  sotto  re  Fede- 
rico Il  per  un  Antonio  di  Cardona,  da 
re  Pietro  fatto  almirante  n"on  che  pri- 
mo conte  di  Cardona  1375.  Costui 
fu  in  seu'uito  conte  di  Colisano,  ed  i 
suoi  eredi  si  ebbero   il   caricatore  di 


Caronia,  la  contea  di  Chiusa,  quella 
di  Regio,  le  signorie  di  Calatamauro 
e  del  Burgio,  ed  infine  i  feudi  di  Ga- 
licano,  Gibuliuso,  Suffiane  ed  Ursiti. 
Riassumendo  dal  Mugnos  -poi  osser- 
viamo che  tanto  il  ramo  di  Catalo- 
gna quanto  quello  di  Sicilia  le  più  co- 
spicue cariche  sostennero  come  di  vi- 
ceré, presidente,  e  capitan  generale. 
Commendansi:  un  Antonio  conte  di  Cal- 
tabellotta  gran  giustiziere,  gran  can- 
celliere e  contestabile  del  res;no  sotto 
re  Alfonso;  un  Pietro  conte  di  CoUisa- 
•  no  gran  giustiziere  1444;  un  Alfonso 
conte  di  Regio  gentiluomo  1451;  un  se- 
condo Pietro  straticoto  di  Messina  1479; 
un  secondo  Antonio  conte  di  CoUisano 
gran  cancelliere  1479;  un  Enrico  car- 
dinale ed  arcivescovo  di  Monreale 
1501  ;  un  terzo  Antonio  marchese  di 
Radula  grande  almirante  150G  ;  un  ter- 
zo Pietro  conte  di  CoUisano  grande 
almirante  1506;  un  Alfonso  signore  di 
Mazzara  e  straticoto  di  Messina  1518; 
un  fra  Vincenzo  cavaliere  gerosolimi- 
tano 1522;  ed  altro  Alfonso  marchese 
di  Giuliana  1543. 

Arma  giusta  Inveges  e  Minutoli: 
di  rosso,  con  tre  cardoni  fioriti,  gam- 
buti e  fogliati  d'oro.  ^—  Corona  di  con- 
te.—Tav.  XXIV.  4. 
Carduccio  —  Famigha  originaria  di  INIilano 
come  ci  fa  conoscere  Mugnos,  che  le 
dà  per  ceppo  un  Luigi  Carduccio  pag- 
gio di  re  Federico  111.  Un  Filippo  fu 
gentiluomo  della  regina  Maria  ;  un 
Nicolò  meritossi  talune  terre  e  visse 
in  Messina  ;  un  Angelo  nel  1530  fu 


131 

primo  barone  nel  feudo  del  Vescovo. 

Arma:  fasciato  d'argento  e  d'azzurro 

di  sei  pezzi,  ed  una  banda   d'azzurro 

attraversante  sul  tutto. — Tav.  XXVl.s. 

Cari  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro  rampante  sopra  una  colonna  con 
base  e  capitello  d'argento;  ed  il  motto 
ciqns  alta  salire. — Tav.  XXVI.  e.  (Vil- 
labianca). 

Cariddi  —  Ricorda  Mugnos  trovarsi  que- 
sta famiglia  con  onore  citata  ne'  com- 
mentari di  Giulio  Cesare;  sicché  pos- 
siamo giustamente  conchiudere  essere 
una  famigha  militare  oriunda  dagli  an- 
tichi Romani.  In  quanto  a'  rapporti 
di  essa  con  l' isola  nostra  troviamo 
farsene  menzione  sotto  re  Martino  e 
commorante  nella  città  di  Messina. 
Quivi  un  Antonio  Cariddi  fu  gentiluo- 
mo maggiore  della  regina  Marianna; 
Gianfilippo  ebbe  lo  stesso  carico  pres- 
so la  regina  Bianca.  1  di  lui  fìgh  go- 
derono di  onorati  carichi  presso  re 
Alfonso.  Commendansi  un  Alfonso  pri- 
mo legista  di  quel  tempo,  e  giudice 
della  G.  Corte  1517,  ed  altri  distinti 
personaggi  che  furono  giudici  e  sena- 
tori della  città  di  Messina. 

Arma:  d'azzurro,  con  due  grifi  co- 
ronati d'oro,  contra-rampanti  ed  affron- 
tati ad  un  albero  di  pino  sradicato  di 
oro.  — Tav.  XXVI. -. 

Carissima — Famiglia  originaria  bolognese 
commorante  in  Parma.  Primo  ceppo 
ricordato  dal  Mugnos  fu  un  Gesualdo 
bravo  cavahere,  ito  a  combattere  il 
1222  in  Terra  Santa  con  una  croce 
d'oro  in  campo  rosso  sul  petto,  e  sotto 


132 

il  motto  carissima  ;  di  là  il  cognome 
e  l'arme.  Fu  portata  in  Sicilia  da  un 
Pascotto  Carissima  a'  servigi  dell'im- 
pei'atore  Federico  II  1248.  La  linea 
continuò  in  Trapani,  ed  uno  di  essa 
nel  127,2  edificò  la  chiesa  di  s.  Ca- 
terina stabilendovi  de'  legati.  Un  Riz- 
zone  lasciò  de'  figli  attaccatissimi  alla 
corte  di  re  Martino;  i  quali  nelle  di 
lui  o'uerre  servirono  dando  mostra  di 
valore,  per  cui  un  Aloisio  o  Luigi  si 
ebbe  il  carico  di  segreto  di  Trapani 
e  Mazzara,  non  die  le  baronie  dello 
isole  di  Favignana ,  Levanzo  e  Ma- 
retimo  con  le  tonnare  di  s.  Nicolò 
e  s.  Leonardo;  dippiti  l'ufScio  di  mae- 
stro razionale  del  regno  nel  1463. 
Un  Antonio  figlio  di  Pirrone  Caris- 
sima  ebbe  concesso  il  feudo  di  s.  Ip- 
polito; da  lui  un  Tommaso  die  ere- 
ditò nel  1598.  Sono  commendevoli 
tanti  altri  gentiluomini,  che  per  bre- 
vità tralasciamo  di  nominare. 

Arma:  di  rosso,  con  tre  bande  d'oro 
ritirate  in  punta,  sormontate  da  una 
croce  potenziata  dello  stesso.  —  Co- 
rona di  barone  —  Tav.  XXVI.  s. 
Carnevale — Famiglia  nobile  napolitana,  tra- 
piantata in  Sicilia,  al  dir  di  Mugnos, 
per  un  Andrea  Carnevale  che  fu  ca- 
pitano giustiziere  del  vai  di  Noto  sotto 
il  reggimento  di  re  Alfonso,  stabilen- 
dosi in  Siragusa.  Un  Pietro  fu  patri- 
zio di  Noto  nel  1509.  Altro  ramo  da 
Napoli  si  recò  in  Palermo  nel  1549  per 
un  Felice  Carnevale  unitamente  al  fi- 
glio Giuseppe.  Ignoriamo  il  seguito. 

Arma:  di  rosso,  con  due  fasce  ondate 


d'argento,  sormontate  da  tre  stelle  di 
oro  allineate  in  fascia. — Tay.  XXVI.  9. 

Caro  —  Famiglia  nobile  ed  antica  di  Ro- 
ma e  di  Napoli,  essendo  da  essa  de- 
rivato Annibal  Caro  distinto  poeta, 
traduttore  di  Virgilio;  e  fu  un  Pai- 
merino  di  Caro,  al  dir  di  INIugnos,  co- 
lui che  disgustatosi  di  re  Carlo  d'Angiò 
seguir  volle  re  Pietro  d'  Aragona  in 
Sicilia,  dal  quale  pe'  suoi  servigi  la 
castellania  di  Licata  si  ebbe.  Fiorirono: 
un  Luigi  regio  cavaliere  presso  Fe- 
derico III;  un  Palmerio  gran  cavaliere 
castellano  di  Sutera,  padrone  del  ffeu- 
do  e  castello  di  Montechiaro ,  capitan 
generale  in  una  spedizione  contro  i 
ribelli,  per  il  che  da  re  Alfonso  il  pri- 
vilegio si  abile  di  aggiungere  alle  pro- 
prie armi  le  regie  d'Aragona  ;  un  Gio- 
vanni comandante  l' isole  di  Malta  e 
di  Gozzo,  non  che  quella  di  Lampe- 
dusa con  potervi  edificar  terra  e  te- 
ner giurisdizione  regia  1436,  indi  ca- 
pitan generale  a  guerra  di  Licata;  in- 
fine una  Francesca  Caro  baronessa 
di  Monte  chiaro,  che  si  caso  con  Ma- 
rio Tomasi  cavaliere  capuano ,  capi- 
tan d'arme  di  Licata;  nel  1585.  Altro 
ramo  fiori  in  Trapani  a'  tempi  di  re 
Martino  occupando  i  primari  uffici 
della  città,  ed  un  Michele  si  ebbe  la 
baronia  d'Arendaci  per  ragion  di  do- 
te 1504. 

Arma:  campo  d'oro,  con  quattro  pali 
di  rosso,  ed  un  albero  di  palma  verde 
soprastante  sul  tutto. — Corona  di  ba- 
rone —  Tav.  XXVI.  io. 

Carobenc  —  Tra  le  famiglie  antiche  nobili 


di  Noto  il  Mugnos  rinviene  questa , 
che  porta  per  primo  ceppo  un  An- 
tonio Carobene ,  da  re  Federico  II 
eletto  castellano;  il  di  lui  figlio  Gio- 
vannantonio  fu  governatore  della  sua 
patria  sotto  re  Martino.  Un  secondo 
Antonio  ottenne  nel  1433  la  baronia 
della  Salina. 

Arma:  di  rosso,  con  una  fascia  d'oro, 
caricata  da  tre  rose  di  rosso.  —  Ta- 
vola XXVI.  11. 

Carpinleri — Arma:  d'azzurro,  con  due  leoni 
affrontati  d'oro  contra-rampanti  sopra 
un  albero  sradicato  dello  stesso. — Ta- 
vola XXVI.  12.  (Villabianca). 

Carpiato — Arma:  partito;  nel  1° .d'azzurro, 
con  cinque  stelle  d' argento  ordinate 
3,  2,  e  1  ;  nel  2°  d  'argento  con  tre 
bande  di  rosso.— Tav.  XXVI.  la  (Vil- 
labianca). 

Carrano  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  carro 
a  cavalli  d'oro  camminante  in  un  ter- 
reno al  naturale,  sormontato  da  tre 
stelle  d'oro  allineate  in  fascia  —  Ta- 
vola. XXVI.  14.  (Villabianca). 

Carrello  —  Molti  genealogisti  d' Italia,  dice 
Mugnos,  parlano  di  quest  a  nobilissima 
famiglia  detta  del  Carretto  e  sopra- 
tutto il  Sansovino,  che  pregiasi  farla 
derivare  dall'  eroe  Aledamo  figlio  di 
Vitichinno  secondo  duca  di  Sassonia 
anno  785.  Fu  portata  in  SiciUa  sotto 
re  Carlo  d'Angiò  1269  da  un  Antonio 
del  Carretto  signore  assoluto  e  mar- 
chese degli  stati  di  Savona  e  Finale, 
dopò  avere  per  dissenzioni  rinunciato 
ai  di  lui  fratelli  il  dritto  alla  signoria 
di  Genova;  si  caso  con  Costanza  Chia- 


133 

ramonte  ottenendo  in  dote  le  baronie 
di  Calatabiano  e  Siculiana  e  la  con- 
tea di  Ragalmuto.  Un  Matteo  sotto  re 
Martino  fu  eletto  vicario  generale,  gran 
camerlengo  e  maestro  razionale  del 
regno.  Alteramo  del  Carretto  acqui- 
stò la  contea  di  Gagliano  per  ragion 
di  dote.  In  generale  si  sa  essere  stati 
i  membri  di  questa  distintissima  fami- 
glia elevati  alle  prime  cariche  dell'i- 
sola e  particolarmente  a  quella  di  pre- 
tore di  Palermo.  In  essa  son  poi  da 
notarsi:  un  Girolamo  del  Carretto  ba- 
rone di  Ptagalmuto  e  primo  conte  nel 
1576;  un 2°  Alteramo  contedi  Gagliano; 
e  nel  1600  un  2°  Giovanni  che  fu  conte 
di  Ragalmuto;  in  fine  non  è  da  ta- 
cere d'un  Alfonso  del  Carretto  cava- 
liere di  Malta  1619,  come  ancora  d'un 
Gerardo,  che  rinunziò  al  fratello  Mat- 
teo lo  stato  di  Ragalmuto  ricevendo- 
ne in  ricambio  i  beni  che  in  Genova 
possedeva,  e  formando  ivi  un  nuovo 
casato,  che  in  seguito  acquistò  grandi 
onori.  Esso  vanta  un  cardinale  1505, 
e  vari  cavalieri  di  ]\Ialta. 

Dal  Villabianca  in  oltre  rileviamo 
un  Girolamo  del  Carretto  e  Ventimi- 
glia,  conte  di  Ragalmuto  e  principe 
di  Ventimiglia,  che  negli  annali  di  Si- 
cilia  del  1649  lasciò  di  se  funesta  me- 
moria; altro  Girolamo,  figlio  del  pre- 
cedente, investito  di  questo  principa- 
to il  1656,  fu  maestro  di  campo  nella 
guerra  di  Messina,  vicario  generale 
in  Noto,  Girgenti,  Licata  e  Caltagi- 
rone,  pretore  di  Palermo  1682,  de- 
putato del  regno,  ed  infine  gentiluo- 

17 


134 

mo  di  camera  di  re  Carlo  II  1688. 
Da  lui  un  Giuseppe  del  Carretto  e 
Lanza  capitano  giustiziere  di  Palermo 
1698,  in  cui  tal  famiglia  si  estinse. 

Arma  :  di  rosso ,  con  un  carro  ti- 
rato da  quattro  leoni  coronati,  gui- 
dati da  un  uomo  armato  impugnante 
colla  destra  una  spada  sguainata^,  e 
colla  sinistra  tenendo  il  freno,  il  tutto 
d'oro;  portante  un'  aquila  spiegata  e 
coronata  di  nero,  caricata  nel  petto 
d'uno  scudo  di  rosso  con  cinque  sbarre 
d'  oro. —  Corona  di  conte. —  Tavo- 
la XXVI.  15. 
Carrozza  —  Antica  casa  patrizia  messinese 
come  si  rileva  dalla  maestra  nobile  di 
quella  città  del  maestro  notaro  Do- 
menico Mollica,  che  va  dal  1587  al 
1610.  Un  Giovanni  Carrozzane!  1769 
s'investì  del  titolo  di  marchese  di  s. 
Leonardo,  avendo  acquistato  la  por- 
tulania  della  città  di  Siragusa  nel  1756. 
Segue  la  genealogia  sino  al  vivente 
marchese  Giovanni  Carrozza. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  partito; 
nel  1°  d'azzurro,  con  una  carrozza  a 
cavalli  e  cocchiere  d'oro,  camminante 
in  un  terreno  al  naturale,  accompagnata 
da  un  sole  nascente  daU'ans^olo  sini- 
stro  del  capo;  nel  2°  cinque  punte  di 
oro  equipollenti  a  quattro  d'azzurro; 
al  capo  d'argento  caricato  da  uno  stec- 
cato scorciato  di  nero.  Corona  di  mar- 
chese. Supporto  un'  aquila  bicipite 
spiegata  di  nero ,  membrata ,  imbec- 
cata e  coronata  all'  antica  in  tutte  le 
due  teste  d'oro.—  Tav.  XXVI.  m 


Caruso  —  Famiglia  piacentina  secondo  il 
Crescenzi;  napolitana  secondo  riferi- 
sce Mugnos  ed  accredita  Inveges;  o- 
riginata  da  un  cavaliere  Pier  Fortu- 
gno  ai  servigi  dell'imperatore  Federi- 
co II  circa  il  1026  nella  presa  d'as- 
sedio della  città  di  Nocera,  per  la  qua- 
le astutamente  si  tosò  il  capo  e  quindi 
detto  Cavalier  Caruso;  ciò  diede  occa- 
sione al  nome  ed  all'  arme.  Da  Na- 
poli i  suoi  posteri  due  volte  passarono 
in  Sicilia,  Prima  per  un  Giovanni  Ca- 
ruso a'  servigi  di  re  Federico  II  di 
cui  fu  segretario  e  consigliere,  essen- 
do anche  stato  eletto  promotore  del- 
l' ufficio  di  notaro  ,  della  di  cui  im- 
portanza il  detto  Mugnos  molto  ra- 
giona. Sotto  re  Martino  acquistò  nel 
1397  il  feudo  di  Comitini,  e  nel  1399 
il  territorio  del  Granato.  Nel  secondo 
passaggio  primo  ceppo  fu  un  Anto- 
nello Caruso  gentiluomo  napolitano 
sotto  lo  stesso  re  Martino.  Del  resto 
sappiamo  che  detta  famiglia  si  estese 
in  Noto,  Palermo,  Catania  e  Dentini; 
però  la  palermitana  proviene  dalla  no- 
tigiana  e  propriamente  dal  detto  cep- 
po Antonello,  come  appare  da  un  do- 
cumento viceregio  del  1690.  Si  sa  che 
costui  fu  maestro  razionale  del  re"-no 
e  possedette  la  terra  e  baronia  di  Spac- 
caforno,  ed  i  feudi  de'  Pulci,  Lunga- 
rino  e  Burgillusi.  Indi  i  suoi  posteri 
possedettero  i  feudi  di  Rigalmedici, 
Librici,  s.  Lorenzo,  Bucchio,  Ragal- 
maida  e  Lanfì,  come  dal  Capihreviiim. 
Un  Placido  Caruso  fu  senatore  e  quat- 


tro  volte  capitan  d'arme.  La  famiglia 
finalmente  si  estinse  in  quella  de'  Sta- 
tella,  ove  passarono  titoli  e  feudi. 

Arma  :  d'azzurro  ,  con  un  capriolo 
accompagnato  da  tre  stelle,  abbassato 
sotto  una  riga  sormontata  da  una  te- 
sta tosa;  il  tutto  d'oro.  Corona  di  ba- 
rone.— Tav.  XXVI.  17. 
Casale  —  Famiglia  romana  al  dir  di  Mu- 
gnos  che  le  dà  per  ceppo  un  Pieran- 
tonio  Casale,  il  quale  per  serie  qui- 
stioni  con  altra  famiglia  si  stabilì  in 
Catania  —  Si  ebbe  un  fìllio  di  nome 
Valerio,  che  fu  castellano  di  Castro- 
reale  per  concessione  di  re  Martino; 
I  di  lui  figli  si  sparsero  in  Messina, 
Girgenti  ed  altre  città  dell'  isola,  ove 

vissero  nobilmente. 

Arma:  d'azzurro, con  castello  torri- 
celiato  d'  argento,  sormontato  da  un 
uccello  dello  stesso. —  Tav.  XXVI.  is. 

Casanova  —  Il  INIugnos  unicamente  su  tal 
famiglia  aragonese  riferisce  essere  un 
Giacomo  Michele  Casanova  venuto  in 
Catania  a'  servigi  di  re  Martino.  Vanta 
due  cardinali  e  non  pochi  illustri  per- 
sonaggi. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  casa  fi- 
nestrata e  tegolata  d'  argento. —  Ta- 
vola XXVI.  19. 

Casasagia  —  Famiglia  catalana  ,  incomin- 
ciata da  un  Francesco  Casasagia  uno 
de'  primi  giuristi  del  suo  tempo,  con- 
siofliere  e  tesoriere  del  regno  sotto  il 
re  Martino  come  dal  Mugnos.  Acqui- 
stò egli  per  ragion  di  dote  la  baro- 
nia di  Solante  1402,  ed  il  figUo  Ni- 
colò la  terra  di  Giarratana. 


135 

Arma  :  di  rosso,  con  una  casa  fine- 
strata e  tegolata  d'oro.  Corona  di  ba- 
rone. —  Tav.  XXVI.  20. 
Cascina  ■ —  Famiglia  pisana  al  dir  del  Mi- 
nutoli  —  La  piantò  in  Palermo  Pie- 
tro Cascina  nobile  pisano  che  fu  pa- 
dre di  fra  Giacomo  Cascina  cavalie- 
re gerosolimitano. 

Arma:  di  rosso,  con  una  fascia  d'ar- 


gento. 


Famiglia  di 


Cassarino  ower  \alcasserino 

Majorca  secondo  Mugnos;  portata  in 
Sicilia  da  un  gentiluomo  Giovanni  Val- 
casserino  corrottamente  chiamato  Cas- 
sarino, ai  servigi  militari  di  re  Marti- 
no, dal  quale  ottenne  la  castellania 
della  Bruca  1407,  qualel'ebbe  in  seguito 
confìrmata  il  di  lui  figlio  Giov.  Vin- 
cenzo, che  casatosi  in  Siragusa  si  rese 
progenitore  di  molti  gentiluomini  i  qua- 
li vissero  con  onorati  carichi. 

Arma:  d'oro,  con  tre  teste  di  moro 
di  nero  attortigliate  di  rosso  ordinate 
2,  e  I.  Corona  di  barone. —  Tavo- 
la XXVII.  1. 

Cassare  —  Fiorì  al  dir  di  Mugnos  questa 
famiglia  in  Siragusa  ed  in  Polizzi;  per 
lochè  un  Pietro  Cassare  di  Siragusa 
fu  barone  del  feudo  di  questo  nome, 
ed  un  Giovanni  di  lui  fratello  barone 
di  Pietrarossa,  iì  quale  stabilì  sua  di- 
mora in  Polizzi,  ove  si  rese  progeni- 
tore di  non  pochi  illustri  personaggi. 
Arma  :  d'argento,  con  due  bande  di 
rosso,  ed  un  palo  dello  stesso  broc- 
cante  sul  tutto.  Corona  di  barone. — 
Tav.  XXVII.  2. 

Castagna — FamigUa  napohtana  e  siciliana 


136 

secondo  Inveges  venuta  in  Sicilia  per 
un  Antonio  Castagna  che  al  dir  di 
Mugnosfu  giurato  di  Messina  nel  1230. 
Un  Nicolò  Castagna  sotto  il  dominio 
arasfonese  fu  tesoriere  della  real  Ca- 

O 

mera,  maestro  razionale,  straticoto  di 
Messina ,  e  nel  1421  viceré  di  Sici- 
lia; possedè  la  baronia  di  Biscari,  Sa- 
ponara,  Granito,  Nocifora,  Serravalle, 
Ristini,  Poggiorosso,  Cane,  Sollaviani, 
Cannette  ,  Rocca  di  Maurojanni ,  s. 
Andrea,  e  Bavuso:  quali  stati  a  mo- 
tivo di  matrimonio  pervennero  alla 
famiglia  Pollicino.  Il  detto  Inveges  ri- 
porta due  specie  di  armi ,  quelle  di 
Buontiglio  e  quelle  di  Mugnos;  que- 
st'ultime sembrandoci  piti  ragionate  ci 
atteniamo  alle  stesse. 

Arma:  d'argento^  con  albero  casta- 
gno di  verde  fruttifero  d'  oro.  Coro- 
na di  barone.  —  Tav.  XXVII.  3. 

Castellani  —  Antica  famiglia  fiorentina  ve- 
nuta in  Sicilia  come  porta  Mugnos 
sotto  il  dominio  normanno  ,  in  Naro 
stabilendosi.  Ai  tempi  del  prefato  scrit- 
tore ivi  nobilmente  vivevano  un  Gior- 
gio Castellani  barone  di  Gulfitto  ed 
un  Carlo  di  lui  fratello. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  castello  a 
tre  torri  merlate  cadauna  di  due  pezzi 
d'oro,  accostato  da  due  leoni  contro- 
rampanti ed  affrontati  dello  stesso.  Co- 
rona di  barone. —  Tav.  XXVII.  4. 

Castellar — Famiglia  catalana  incominciata 
in  Sicilia  da  Francesco  Castellar  ca- 
valiere catalano ,  il  quale  come  dice 
Mugnos  nel  1475  comprò  i  feudi  di 
Voltarotta,  Marcaso,  Limiftu.  Da  lui 


un  Gastone  che  fu  l)arone  di  Spam- 
pinato  e  delli  Riesi. 

Arma:  di  rosso^  con  un  castello  a 
tre  torri  merlate  d'  argento  cadauna 
di  due  pezzi,  ed  una  banda  d'azzurro 
caricata  da  quattro . rotelle  d'oro  at- 
traversante sul  tutto.  Corona  di  ba- 
rone —  Tav.  XXVII.  5. 

Castellet — Famiglia  originaria  di  Catalo- 
gna che  il  Mugnos  fa  risalire  sino  al 
917,  in  cui  un  Beltrano  Castellet  com- 
battè contro  i  Mori,  essendo  posses- 
sore d'un  castello  ;  di  là  il  cognome 
e  Tarme  —  Il  primo  che  coi  reali  a- 
ragonesi  venuto  fosse  in  Sicilia  e  pre- 
cisamente in  Ragusa  fu  un  Gastone 
de  Castellet,  uno  dei  primari  baroni 
di  quel  tempo — Un  Nicolò  fu  sena- 
tore in  Palermo  il  1443. 

Arma:  inquartato;  nel  1°  e  4"  di 
rosso,  con  un  castello  a  tre  torri  mer- 
late d'oro,  cadauno  di  due  pezzi;  nel 
2°  e  3'^  d'azzurro  con  un  grifo  ram- 
pante d'argento.  Corona  di  barone  — 
Tav.  XXVII.  7. 

Castelli  —  Secondo  il  cronista  aennerbe- 
gense  Ciriaco  Spangerberg  la  fami- 
glia Castelli  discende  dal  banco  di 
Franconia,  ove  esistevano  i  Castelli  li- 
beri conti  del  S.  R.  Impero  e  cop- 
pieri ereditari  dei  vescovi  Wurzbourg. 
I  genealogisti  danno  l'origine  di  que- 
sta famiglia  ad  Adalberto  discendente 
degli  antichi  conti  di  Franconia.  Pri- 
mo ceppo  fu  in  Italia  un  Remigio  prin- 
cipe di  Terni  e  di  tutta  la  regione 
Narvina,  fi"'lio  di  Etanno  ultimo  duca 
della  Franconia  e  come  tale  discen- 


dente  degli  antichi  re  di  Francia;  lo- 
chè  vien  confermato  da  un  diploma 
di  re  Alfonso  d'  Aragona  del  7  giu- 
gno 1454,  esistente  negli  archivi  di  Na- 
poli. Dal  detto  Remigio  una  discendenza 
di  nove  rami<-  cioè  di  Lomhardia,  Ge- 
nova, Toscana,  Trevigi,  Bologna,  Mi- 
lano, Roma,  Modena  e  Reggio,  Si- 
cilia e  Napoli,  come  da  Inveges.  Tra- 
lasciamo di  qui  riferire  le  glorie  dei 
vari  rami  in  Italia  non  comportan- 
dolo la  ristrettezza  del  nostro  lavoro., 
bastandoci  citare  di  volo  il  Zazzera 
che  annovera  ben  cento  personaggi 
che  si  resero  illustri  per  le  loro  e- 
niinenti  qualità.  Dal  Mugnos  rilevia- 
mo poi  che  questa  famiglia  fece  tre  pas- 
saggi in  Sicilia  —  1°  Sotto  il  conte 
Ruggiero  per  un  Corrado  Castello,  che 
si  rese  progenitore  in  Catania  de'  ba- 
roni di  Biscari,  ramo  oggi  estinto  nella 
famiglia  Paterno  che  ne  prese  il  nome 
e  1'  arme  ;  2"  col  passaggio  che  fe- 
cero di  Pisa  molte  famiglie  pisane,  tra 
le  quali  la  Castelli  fatta  chiara  dai 
dottori  Giandomenico  e  Giambattista 
Castelli,  che  furono  giudici  della  cor- 
te straticotiale  di  Messina;  3"  quelli 
di  Palermo,  de'  quali  fu  ceppo  Gre- 
gorio Castelli  da  Genova  venuto  nel 
1608.  Egli  acquistò  la  contea  di  Ga- 
gliano, i  marchesati  di  Capizzi  e  della 
Motta,  la  baronia  di  Durilh,  e  la  si- 
gnoria di  Mistretta,  Risitano,  e  s.  Ste- 
fano coi  suoi  casali.  Lancillotto  fi- 
glio del  precedente  acquistò  per  ra- 
gion di  dote  la  contea  di  s.  Carlo;  fu 
egli  il  primo  principe  di  Castelfei-rato 


137 
per  diploma  di  Filippo  IV  1659,  ca- 
valiere di  san  Giacomo  della  Spada, 
maestro  razionale  del  real  Patrimo- 
nio, vicario  generale  del  regno  1640; 
governatore  della  nobile  compagnia 
de'  Bianchi  1641;  ed  infine  pretore  della 
città  di  Palermo  1649.  Commendansi: 
Ottavio  Castelli  cavaliere  gerosolimi- 
tano, commendatore  della  Commenda 
di  Girgenti,  del  Priorato  di  Messina 
1669  ,  e  capitano  di  galera  ;  Barto- 
lomeo teatino,  esaminatore  dell'  arci- 
vescovado di  Toledo,  vescovo  di  Maz- 
zara  1695,  e  deputato  del  regno;  Lan- 
cellotto  Ferdinando  principe  di  Ca- 
stelferrato,  cavaliere  di  san  Giacomo, 
governatore  della  compagnia  dei  Bian- 
chi e  capitano  giustiziere  di  Paler- 
mo 1689;  Lancellotto  Castelli  e  Ca- 
stello marchese  della  Motta  a'  ser- 
vigi di  Filippo  V  di  Spagna  1707;  si 
distinse  nella  celebre  battaglia  di  Ai- 
manza,  ed  indi  maresciallo  delle  Guar- 
die del  Corpo  di  re  Vittorio  Amedeo  IV 
1714;  Carlo  Girolamo  Castelli  primo 
principe  di  Torremuzza  per  conces- 
sione di  Carlo  VI  imperatore  1734; 
Gioachino  vescovo  di  Cofalu  1755; 
Ignazio  Trajano  commendatore  di  INIal- 
ta,  balio,  gran  croce  e  gran  i)riore 
di  Barletta  1755;  Gregorio  Bartolo- 
meo, monaco  cassinese,  vescovo  di 
Numidia;  Gabriele  Lancellotto  principe 
di  Torremuzza,  investito  di  tutti  i  ti- 
toli di  sua  famiglia  il  1734,  cavaliere 
gerosolimitano,  governatore  della  no- 
bile compagnia  dei  Bianchi,  valente 
letterato  numismatico  e  storico,  autore 


138 
di  molle  opere   e  scritti   importanti,  ^ 
socio  delle  primarie  accademie  scien- 
tifiche e  letterarie,  corrispondente  dei 
più  insigni  scienziati  del  suo  tempo; 
onorato    infine  d'  un  breve    pontefi- 
cio  di  Clemente  XIV    1763  :    morto 
in    Palermo  il  1794,  legando  la  sua 
ricca  libreria  di  12  mila  volumi  alla  bi- 
blioteca del  Collegio  Massimo,  ove  fu 
innalzato  il  suo  mezzo  busto  in  basso 
rilievo  di  marmo    con  una  stupenda 
iscrizione;  Carlo  Girolamo  principe  di 
Torremuzza,  cavaliere  gerosolimitano, 
gentiluomo  di  camera,  cavaliere   del 
s.  Gennaro,  capitano  giustiziere,  ed  in 
ultimo  pretore  della  città  di  Palermo 
ove  si  distinse  per  la  carestia  avve- 
nuta nel  1799;  Vincenzo  Lancillotto 
principe  di  Torremuzza ,  gentiluomo 
di  camera,  commendatore  gerosolimi- 
tano, maggiore  delle  Guardie  di  Malta, 
ed  istoriografo  dell'  ordine  suddetto, 
letterato  ed  autore  di  varie  opere;  2 
finalmente  Gabriello  Lancellotto  Ca- 


1.)  Dissertazioni  sopra  una  statua  antica  di  marmo  1749. 

Iscrizioni  antiche  di  Palermo  1762. 

Iscrizioni  di  Sicilia  1766. 

Memorie  delle  zecche  del  regno  di  Sicilia  e  delle  monete   in 

esse  coniate  1775. 
Siciliae  populorum  et  urbium  regum  quoque  et  tyrannorum 

veteres  Nummi  Saracenorum  epochara  antecedentes  1785, 

1789,  e  1791. 
(Inedite)  Memorie  sull'epidemia  avvenuta  in  Palermo  1764. 

»        Memoria  sulla  espulsione  dei  pp.  Gesuiti  1767. 

»        Memoria  sui  tumulti  avvenuti  in  Palermo  1773. 

2)  Istoria  del  turmpilerato  dell'ordine  di  Malta. 

Memoria  per  Roberto  Diana  Gran  Priore  di  Messina. 

Memoria  di  Angelo  ammiraglio  veneto. 

Memoria  di  Federico  Gravina  ammiraglio  di  Spagna. 

Memorie  Storiche  di  Giovanni  Castelli. 

Lettere  latine  a  Cesare  Gaetani  conte  della  Torre. 

Fasti  di  Sicilia  voi.  2. 


stelli  principe  di  Torremuzza  ec,  ca- 
valiere gran  croce  dell'ordine  de'  ss. 
Maurizio  e  Lazzaro,  senatore  del  re- 
gno, già  segretario  della  camera  dei 
pari  nel  parlamento  di  Sicilia  1848  ; 
oggi  sposato  alla  plnncipessa  Luisa 
della  Trèmoille  3  dama  francese  delle 
più  illustri  fimiiglie  del  Poitou. 

Arma  giusta  Mugnos:  d'azzurro,  con 
un  castello  a  tre  torri  merlate  d'  ar- 
gento, cadauna  di  tre  pezzi;  quella  di 
.  mezzo  sormontata  da  un  giglio  d'oro; 
mantello  di  velluto  scarlato  foderato 
d'ermellino,  corona  di  principe,  ed  il 
motto  alUcitet  terrei — Tav.  XXV.  6. 

Castiglieiisi  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  ca- 
stello a  tre  torri  merlate  cadauna  di 
due  pezzi  sinistrato  da  un  leone,  e 
sormontato  datre  stelle  e  da  due  lettere 
D.  C.  majuscole  romane,  il  tutto  d'oro. 
Tav.  XXVIl.  s.  (  Villabianca  ). 

Caslignaai  —  Famiglia  nobile  palermitana 
secondo  Minutoli. 

Arma:  di  nero,  con  quattro  sbarre 

(Inedite)  Dizionario  degli  uomini   illustri  dell'Ordine  Gero- 
solimitano. 
»        Storia  di  s.  G.  Battista  gerosolimitano. 
>        Necrol.  degli  uomini  illustri  dell'accad.  del  Buongusto. 
»        Descriziene  della  Chiesa  Cattedrale  di  Palermo. 
»         Orazione  funebre  della  regina  Carolina. 
»        Iscrizioni  Siciliane  raccolte  e  dilucidate. 
»        Storia  della  rivoluzione  di  Sicilia  del  1820. 
»        Fasti  di  Sicilia  voi.  3. 

3)  La  famiglia  Trèmoille  vantasi  discendere  da  Federico  d'A- 
ragona re  di  Napoli  per  il  matrimonio  nel  1521  del  principe 
Francesco  della  Trèmoille  colla  principessa  Anna  di  Lavai  figlia 
unica  ed  erede  di  Carlotta  d'Aragona,  principessa  di  Taranto,  uni- 
ca figlia  di  Federico  d'Aragona  re  di  Napoli.  In  seguito  di  questo 
matrimonio  i  la  Trèmoille  hanno  sollevato  delle  pretese  sul  trono 
di  Napoli,  e  si  sono  sforzati  di  far  riconoscere  i  loro  dritti  ai 
congressi  di  Munster  1645,  di  Nimegna  1674,  di  Riswik  1697, 
di  Utrecht  1712,  di  Bade  1714,  e  di  Aix  la   Chapelle  1748. 


due  d'argento  e  due  d' oro. —  Tavo- 
la XXVII.  9. 
Caslillo  —  Al  dir  di  Mugnos  ed  Inveges 
pregiasi  questa  nobile  famiglia  deri- 
vare da  Enciso  città  del  regno  di  Ca- 
stiglia  (Spagna)  per  un  Diego  Mar- 
tinez  del  Castillo  ai  servigi  di  re  Fer- 
dinando il  Cattolico.  Fu  portata  in 
Sicilia  da  Baldassare  del  Castillo  ca- 
pitano e  maestro  di  campo  del  terzo 
reggimento  spagnuolo  nel  1557,  sta- 
bilendo sua  dimora  in  Palermo  ove  si 
ebbe  il  carico  di  senatore.  Fiorirono: 
Gianferdinando  abate  di  Medina  Coeli; 
Gaspare  abate  di  s.  INIaria  di  Roccadia, 
Baldassare  cavaliere  gerosolimitano, 
altro  Baldassare  capitano  d'infanteria 
in  Sicilia,  Ferdinando  capitano  nelle 
Indie  ,  Diego  capitano  in  Portogallo, 
Giuseppe  senatore  in  Palermo  e  ca- 
pitano d'  arme ,  Gianfrancesco  au- 
ditore generale'  e  maestro  razionale 
del  remo.  Rileviamo  inoltre  dal  Vii- 

O 

labianca  essere  questa  famiglia  divisa 
in  due  rami  —  1°  Nei  marchesi  di  s. 
Isidoro  qual  titolo  ottenne  un  Isidoro 
del  Castillo  governatore  del  monte  di 
Pietà  di  Palermo  1660;  Da  cui  ne 
vennero  :  un  Pietro  investito  nel  1666, 
un  Gaetano  vescovo  di  Lipari.  Un 
Diego  investito  nel  1731  fu  ancora 
marchese  di  Tortorici  per  dritto  eredi- 
tario, tenne  la  carica  di  governatore 
come  sopra  1722,  e  lasciò  fama  di  ma- 
tematico e  di  versatissimo  nelle  leggi 
cavalleresche;  un  Isidoro  fu  parroco 
dell' Albergarla  fondatore  del  collegio  di 
Maria  al  Carmine;  un  Pietro  fu  gen- 


139 
tiluomo  di  camera  di  re  Ferdinando 
II  ,  e  jìoichè  mori  celibe  venne  ad 
ereditare  la  sorella  Rosa  del  Castillo 
marchesa  di  s.  Isidoro,  congiunta  in 
matrimonio  a  Filippo  de  Cordova  mar- 
chese della  Giostra  —  2°  Ramo  nei 
marchesi  di  s.  Onofino,  qual  titolo  fu 
concesso  nel  1685  da  re  Carlo  II  a 
Bartolomeo  del  Castillo  senatore  della 
città  di  Palermo  e  governatore  del 
Monte  di  Pietà  ;  vari  distinti  perso- 
naggi occuparono  le  cariche  di  se- 
natore, governatore  del  Monte  e  della 
nobile  compagnia  de'  Bianchi,  e  viene 
oggi  rappresentato  da  Giovanni  del 
Castillo  marchese  di  s.  Onofrio. 

Arma  concordemente  agii  autori:  di 
argento,  con  un  castello  di  rosso  a  tre 
torri  merlate  cadauna  di  tre  pezzi,  con 
banda  di  nero  attraversante  sul  tutto, 
e  la  bordura  di  rosso  cai'icata  da  otto 
rotelle  d'oro.  Corona  di  marchese  — 
Tav.  XXVII.  6. 

Castro  — Dal  Villabianca  opuscoh  v.  XVII 
e  continuazione  alla  Sicilia  Nobile  T.  5 
rileviamo  un  Emmanuele  Castro  au- 
ditore generale  1797. 

Arma  :  d'azzurro,  con  un  castello  a 
tre  torri  nielliate  d'  oro,  cadauna  di 
tre  pezzi,  sormontato  da  un'  asta  con 
bandiera  d'argento  svolazzante  a  si- 
nistra, accostato  da  due  leoni  coro- 
nati d'oro  affrontati  e  contra-rampanti. 
Tav.  XXVII.  io. 

Caslrone  —  Dal  Mugnos  riportasi  qual  fa- 
miglia castigliana;  ma  noi  attenendoci 
al  Villabianca  sull'appoggio  del  Baro- 
nio  stabihamo  esser  dessa    un  ramo 


140 
dell'antichissiina  prosapia  dei  Castroni 
di  Roma.  Un  Puccio  del  Castrone 
militò  sotto  Federico  II,  e  si  ebbe 
rendite  sopra  l'università  di  Palermo; 
un  Giacomo  ottene  da  re  Martino  va- 
ri compensi  1393.  Vanta  questa  fa- 
miglia molti  senatori  a  cominciare  dal 
1447,  e  come  gli  autori  concordemente 
convengono  non  pochi  illustri  perso- 
naggi nelle  lettere  e  nelle  armi:  pre- 
cisamente un  Benedetto  del  Castrone 
dell'  ordine  de'  Predicatori  in  cui  al 
dir  del  Villabianca  venne  ad  estin- 
guersi questa  antica  e  patrizia  fami- 
glia palermitana. 

Arma  giusta  Mugnos  :  d'  oro,  con 
tre  bande  di  nero  ritirate  dalla  punta, 
sormontata  da  un  leone  passante  dello 
stesso.  — Tav.  XXVII.  ii. 
Caslriicci  — Arma:  di  verde,  con  un  guerriero 
d'argento  armato  di  spada  alta  in  sbarra 
combattente  contro  un  leone  rivoltato 
coronato  d'oro,  e  sormontato  da  una 
fascia  in  divisa  d'oro — Tav.  XXVII.  12. 
(  Villabianca  ). 
Catalauo  — Arma:  d'azzurro,  con  due  leoni 
coronati  d'oro  affrontati  e  contra-ram- 
panti  ad  una  colonna  a  base  e  capi- 
tello   d' argento.  —  Tav.   XXVll.  13. 
(  Villabianca  ). 
Cataldo  —  Secondo  Minutoli  famiglia  nobi- 
le di  Messina  oggi  estinta. 
Arma  :  d'  azzurro,  con  un  leone  di 
oro  accostato  da  due  stelle  dello  stesso. 
Tav.  XXVII.  14. 
Catania  —  Famiglia  italiana  portata  in  Si- 
cilia al  dir  di  Mugnos  da  Virgilio  Ca- 
tania a'  servigi  dell'  imperatore  Fe- 


derico II,  da  cui  ebbe  la  castellania 
d'  Asaro.  Un  Miuccio  suo  figlio  servì 
il  re  Manfredi  nelle  guerre  di  Lom- 
bardia; ed  un  Virgilio  il  re  Giacomo 
e  poi  Federico  II,  da  cui  ottenne  il 
feudo  di  Nissoria  in  detto  Asaro,  non 
che  il  casale  di  Placa  di  Bajona.  In- 
di un  altro  ^Miuccio  trapiantò  la  fi- 
miqiia  in  Girirenti,  di  là  diramossi  al- 
trove.  Si  estinse  ai  tempi  del  citato 
scrittore. 

Arma:  diviso;  nel  1°  scaccheggiato 
d'argento  e  d'azzuro,  nel  2°  d'argento 
con  aquila  spiegata  di  nero. —  Tavo- 
la XXVII.  15. 
Catena  —  Nobile  flmiiglia  da  Raccuja,  se- 
condo riferisce  il  Villabianca  Opuscoli 
v.  XLVIII  e  continuazione  alla  Sici- 
lia Nobile  T.  2°  e  5°,  ove  ritroviamo 
un  Francesco  Catena  e  Lanza  dottor 
di  legge  e  procurator  fiscale  della  re- 
gia Gran  Corte  nel  1648;  un  Anto- 
nio giudice  del  Concistoro  nel  1686 
e  della  gran  Corte  Criminale  1701;  un 
2"  Francesco  parroco   dell'  ospedale 
reale  di  Madrid  1709,  abate  parlamen- 
tare in  Sicilia  di  Santa  Maria  di  Bor- 
donaro 1713,  e  finalmente  ciantro  della 
real  collegiata  di  s.  Pietro  di  Palazzo 
(  giusta  il  Mongitore  );  un  Giuseppe 
maestro  razionale,  presidente  del  real 
Patrimonio  nel  1748,  ed  il  primo  mar- 
chese nella  sua  fiimiglia  per  investi- 
tura di  re  Carlo  III  1755;  altro  Giu- 
seppe investito   nel  1782.   Infine  ri- 
guardo allo  stemma  di  questa  fami- 
glia ritroviamo  il  seguente  distico  — 
Cesaris  est  aquila  inde  columnis  recide 


colwnnata  Ursinis  ursoni  sola  catena 
tua  est. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  colonna 
a  base  e  capitello  sinistrata  da  un  orso 
seduto,  legato  con  catena,  il  tutto  d'ar- 
gento; al  capo  d'oro  caricato  da  una 
aquila  l)icipite  spiegata  di  nero.  Co- 
rona di  marchese. —  Tav.  XXVII.  io. 

Caursi  —  Arma  :  d'azzurro,  con  un  leone 
d'  oro  sormontato  da  tre  stelle  dello 
stesso. —  Tav.  XXVII.  n.  ("\''illabianca). 

Cava  —  Dal  solo  INIugnos  rileviamo  essere 
esistito  nel  13(34  un  barone  feudata- 
rio Bonsignore  Cava  gentiluomo  j3a- 
lermitano.  Un  Giannicolo  fu  maggior- 
domo  della  infante  Eleonora  d'  Ara- 
gona. Vanta  non  pochi  altri  gentiluo- 
mini presso  le  corti  successive;  però 
merita  piti  viva  ricordanza  un  Marco 
la  Cava  vescovo  di  Mazzara,  fondatore 
della  nobile  compagnia  della  Pace  di 
Palermo  nel  1580. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  campo 
d'argento  con  un  leone  di  rosso  sor- 
montato da  una  stella  d'azzurro.  Co- 
rona di  lìarone. —  Tav.  XXVIII.  i. 

(lavaiieri  — •  Antica  famiglia  di  Trapani  ri- 
portata dal  Mugnos  come  proveniente 
da  Caltavuturo;  perocché  un  Orlando 
Cavalieri  da  re  Federico  III  nel  1374 
la  baronia  di  detta  terra  in  compenso 
de'  suoi  servigi  si  ebbe.  Indi  in  unione 
de"*  suoi  fratelli  Matteo  ed  Andrea  ac- 
quistò i  feudi  di  Catuso  e  VerbumcauH; 
ed  i  suoi  posteri  possedettero  i  feudi 
detti  di  Sibiligalesi  poscia  pervenuti 
alla  famiglia  Fardella.  Un  Giovanni  ca- 
valieri fu  capitan  d'arme  di  Marsala 


141 
nel  1456.  Vanta  infine  non  pochi  al- 
tri gentiluomini  tanto  in  Trapani  che 
in  Palermo. 

Arma:  d'oro,  con  un  cavaliere  armato. 
Corona  di  barone.— Tav.  XXVIII.  2. 

Cavallaro  —  Arma:  d'azzuro,  con  un  ca- 
vallo alato  d'oro  movente  al  galoppo. — 
Tav.  XXATII.  3.  (  ^^illabianca  ). 

Cavanna — Arma:  diviso,  nel  1"  d'oro,  con 
un'aquila  spiegata  e  coronata  di  nero; 
nel  2°  d'  azzurro  ,  con  una  banda  di 
oro.—  Tav.  XXVIII.  4.  (Villabianca). 

Cavarrella  —  Dal  Mugnos  e  dal  Minutoli 
rileviamo  essere  questa  una  chiaris- 
sima famiglia  siciliana  oriunda  fran- 
cese ;  perchè  un  cavaliere  Gualterio 
Cavarretta  venne  di  Francia  ai  ser- 
vigi del  conte  Ruggiero,  liberatore 
della  siciliana  schiavitù,  e  n'  ebbe  in 
compenso  la  baronia  di  Sicamino  nel 
Milazzese.  Un  Riccardo  sotto  re  Gu- 
glielmo il  buono  fu  castellano  di  Mes- 
sina, ed  Orlando  di  lui  figlio  ebbesi 
il  governo  di  Cosenza  dall'  imperatore 
Federico  II  mentre  Corrado  altro  fi- 
glio ebbe  quello  di  Salemi,  e  Federico 
la  casteUania  di  Traina  in  feudo.  Un 
Riccardo  ed  un  Francesco  furono  da 
re  Federico  intitolati  Cavalieri  Regi 
nel  1308.  Vanta  molti  giurati  e  ca- 
valieri gerosohmitani;  tra  gli  altri  un 
fra  Nicolò  Cavarretta  priore  di  Ca- 
pua  1625,  e  gran  priore  di  "^^enezia 
1626;  un  Francesco  senatore  e  pre- 
fetto di  Trapani  1639;  un  Andrea  se- 
natore; si  estinse  con  Giacomo  Ca- 
varretta balio  di  Santostefano. 

Arma  :  d'oro,  con  tre  draghi  di  ros- 

18 


142 

so;  situati  2  aifrontati  combattenti,  ed 
1  in  punta.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXVIII.  5. 

Caverà  —  Anna:  d'azzurro,  con  ala  d'oro 
sormontata  da  tre  stelle  dello  stesso 
allineate  in  fascia.  —  Tav.  XX^^III.  t. 
(  Villabianca  ). 

Ceiosia — Noi  )ile  famiglia  di  Genova  ascritta 
nel  libro  d'  oro  di  quella  repubblica, 
ove  occupò  le  cariche  di  anziano  e 
prese  gran  parte  nelle  guerre  com- 
battute contro  i  Pisani,  come  riferi- 
scono Ganducio  e  Federici  scrittori 
cronisti  di  quei  tempi ,  ed  attesta  il 
Villabianca  nella  sua  Sicilia  Nobile  , 
citando  una  fede  estratta  da  quel  li- 
bro d'  oro  firmata  dal  cavaliere  e 
segretario  di  stato  di  quella  repub- 
blica 1756  ,  transuntata  in  Palermo 
per  gli  atti  di  notar  Tinnaro  1756. 
Primo  a  trapiantarla  in  Palermo  fu  Lo- 
renzo Ceiosia  verso  l'anno  1650;  era 
egli  figlio  di  Giambattista  e  Maria 
Ceiosia,  come  da  un  atto  in  notar  Bi- 
vona  1664.  Fiorirono  :  il  di  lui  figlio 
Gaetano  .  r.  maestro  notaro  del  se- 
nato della  città  di  Palermo;  altro  Lo- 
renzo r.  maestro  notaro  e  primo  mar- 
chese di  Santantonino  per  concessio- 
ne dell'  imperatore  Carlo  VI  1733;  al- 
tro Gaetano  r.  maestro  notaro  e  go- 
vernatore della  nobile  compagnia  della 
Pace  1781  ;  un  3°  Lorenzo  r.  mae- 
stro notaro  ;  un  3°  Gaetano  r.  mae- 
stro notaro,  ed  indi  consigliere  d' In- 
tendenza di  Palermo  1844;  un  4°  Lo- 
renzo che  dedicossi  alla  Storia  Na- 
turale di  Sicilia,  socio  di  varie  acca- 


demie scientifiche,  lasciato  avendo  dei 
manoscritti  di  non  lieve  importanza. 
Da  lui  il  vivente  marchese  Gaetano 
Ceiosia  e  Setajolo,  cavaliere  della  Co- 
rona d' Italia,  bravo  agronomo  e  di- 
stinto orticoltore  .  non  che  socio  di 
varie  accademie  scientifiche  e  lette- 
rarie. Infine  questa  famiglia  vanta  tre 
abati  cassinosi,  tra'  quali  è  degno  di 
speciale  menzione  il  vivente  monsi- 
gnor Michelangelo  Ceiosia,  già  vescovo 
di  Patti,  ed  oggi  arcivescovo  di  Pa- 
lermo, uomo  zelante,  energico,  ed  as- 
sai dotto  in  materie  ecclesiastiche,  a- 
vendo  nel  1870  seduto  nel  Concilio 
Vaticano. 

Arma  giusta  il  Villabianca:  d'  az- 
zurro, con  albero  di  ciriegio  al  natu- 
rale ,  sinistrato  da  un  leone  d'  oro 
coronato  all'antica,  accompagnato  da 
cinque  stelle  d'argento  situate  in  orlo. 
Corona  di  marchese. — Tav.  XXVllI.  g. 
Celeste  —  Dagli  autori  portata  come  Ce- 
lesti e  Colostri.  L'Inveges  riassume 
tutte  le  notizie  de'  vari  scrittori  di  que- 
sta nobile  famiglia  siciliana  difi'usa  in 
diverse  città  come  Noto,  Modica,  Ca- 
tania e  Palermo, oche  il Minutoli vuole 
derivata  di  Francia  a'  tempi  di  Fe- 
derico II  d'Aragona.  Nel  ramo  nofi- 
c/iano,  stando  al  Mugnos,  si  distinse 
nn  Manfredi  capitano  sotto  re  Mar- 
tino, un  Pietro  straticoto  di  Messina 
1458  milite  e  consighere  regio  non 
che  castellano  del  castello  inferiore  di 
Noto;  ed  un  altro  Pietro  valoroso  in 
guerra,  morto  combattendo  nel  1512 
in  Rovenna.  Nel  ramo  modicano  si  di- 


stinse  un  Pietro  miles  nel  1409  ;  in 
quello  catanese  un  Giovanni  capitano 
nel  1481,  un  Giambattista  giudice  del 
vai  di  Noto  1590,  protonotaro  e  luo- 
goteta,  maestro  razionale  del  r.  Pa- 
trimonio 1593.  reggente  del  Supremo 
Consiglio  d'Italia  1597,  primo  marche- 
se di  s.  Croce  per  privilegio  di  re 
Filippo  III  1600,  reggente  in  Ispagna 
1010,  ceppo  della  famiglia  Celeste  di 
Palermo.  Un  Pietro  di  lui  figlio  fu  ca- 
valiere di  s.  Giacomo  della  Spada,  de- 
putato del  regno,  conservatore  del  r. 
Patrimonio,  pretore  della  città  di  Pa- 
lermo 1611,  ministro  superiore  della 
nobile  compagnia  della  Carità  1611, 
e  primo  barone  dell'Alia  1615.  Altro 
marchese  Giambattista  fu  governatore 
della  compagnia  dei  Bianchi  nel  1637, 
e  del  Monte  di  Pietà  di  Palermo  1643. 
Segue  la  geneologia  di  altri  illustri 
marchesi  che  occuparono  le  nobili  ca- 
riche di  governatori  della  compagnia 
de'  Bianchi  e  del  Monte  di  Pietà,  sino  a 
GiamJjattista  Celeste  e  Grimaldi  1742. 

Arma  :  concordemente  agii  autori  : 
d'azzurro,  con  una  luna  crescente  d'oro. 
Corona  di  marchese. — Tav.  XXVIII.  a 
Celona  —  Famiglia  spagnuola^  di  cui  un 
Giovanni  Celona  secondo  Muonos  fu 
gentiluomo  di  re  Giacomo,  impiegato 
poscia  a'  servigi  del  viceré  Moncada. 
Il  di  lui  figlio  ottenne  in  compenso 
il  feudo  di  Biscaglia  nel  territorio  di 
d'Augusta. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  celata  di 
oro,  graticolata  con  cinque  affibiature, 
posta  in  terzo. — Tav.  XXVIII.  io. 


143 

Celsa  —  Antica  nobile  famiglia  di  Catania, 
ove  Mugnos  ricorda  essersi  distinto 
un  Giovanni  Celsa  gentiluomo  di  re 
Lodovico  ,  indi  a'  servigi  di  re  Fe- 
derico III,  da  cui  si  ebbe  la  baronia 
del  Pardo,  poscia  venduta  nel  1405. 
Un  Nicolò  figlio  del  i)recedente  fu  ca- 
stellano di  Jaci. 

Arma:  d'argento,  con  albero  di  celso 
sradicato  di  verde  fruttifero  di  nero. 
Corona  di  barone. — Tav.  XXVIII.  :i. 

Cenami  — Famiglia  noljile  di  Palermo,  che 
il  jNIinutoli  fa  rimontare  al  1465  per 
un  Goff"redo  Cenami.  Sembra  estin- 
guersi nel  1600. 

Arma  :  di  rosso ,  con  un  leone  di 
oro.  — Tav.  XXVIII.  12. 

Cencio  —  Arma  :  tagliato  innestato,  mer- 
lato di  rosso  e  d'argento,  di  dieci  pez- 
zi, con  tre  lune  crescenti  poste  in  sbai*- 
ra  dell'uno  all'altro— T.w.  XXVIII.  13. 
(  Villabianca). 

Cenlelles  0  Ccnteglies  —  Inveges  e  Mugnos 
ritengono  esser  questa  un'  illustre  ed 
antica  famiglia  spaglinola,  proveniente 
da  un  certo  Cataldo  di  Craon  de'  du- 
chi di  Borgogna  a'  servigi  di  Carlo- 
magno  nell'acquisto  di  Catalogna;  per 
lochè  in  compenso  la  villa  di  Ccnte- 
glies si  ebbe,  e  di  là  il  cognome.  Non 
pochi  illustri  personaggi  troviamo  nella 
storia  citati;  ma  noi  della  parte  sici- 
liana interessandoci,  osserviamo  avere 
per  ben  due  volte  ella  fatto  passag- 
gio in  Sicilia.  Nella  prima  con  Gili- 
berto 1°  e  Bernardo  sotto  re  Pietro 
nel  1282;  nella  seconda  con  Giliberto  2" 
e  Pietro  Centeglies  setto  re  Martino 


144 

nel  1397.  Epperò  Buonfiglio  e  Baro- 
nie sostengono  il  secondo  passaggio 
solamente,  perocché  costoro  con  gran 
valore  allo  acquisto  dell'isola  concor- 
sero. Un  Bernardo  Centeglies  fu  gen- 
tiluomo sotto  re  INIartino;  ed  il  pre- 
detto Giliberto  2°  generale  della  ca- 
valleria in  Majorca,  nel  1440  fu  vi- 
ceré di  Sicilia;  ove  sposatosi  ad  una 
Ventimiglia  per  lei  ne  ottenne  la  con- 
tea di  Collesano.  Un  Giuliano  rifulse 
straticoto  di  Messina  nel  1476.  Infine 
commendansi  :  fra  Enrico  Centelles 
Giovanni,  priore  di  Messina  e  balio  di 
Venosa  e  Santostefano  1462;  fra  Ugo, 
fra  Enierico,  e  fra  Giovanni  cavalieri 
gerosolimitani  1477. 

Arma  concordemente  agli  autori  : 
fusato  d'oro  e  di  rosso.  Corona  di  con- 
te. _Tav.  XXVIII.  14. 

CeiUoi'bi^ — Famiglia  nobile  siciliana  al  dir 
di  Mugnos,  sparsa  in  Palermo,  Cata- 
nia, e  Mazzara.  Primo  ceppo  di  essa 
sembra  un  Nicolò  Centorbi ,  giurato 
in  Mazzara  nel  1440;  da  lui  una  se- 
rie di  gentiluomini  che  occuparono  in 
quella  città  gli  uffici  di  giurato  e  ca- 
pitano. 

Arma:  campo  d'oro,  con  un  castello 
sormontato  da  una  torre  di  rosso  mer- 
lata di  tre  pezzi;  lo  scudo  ornato  da 
elmo,  cimato  da  una  torre  d'  argen- 
to, e  la  divisa  fugat  non  fugit.  —  Ta- 
vola XXVIII.  15. 

Cenellon  —  Tutti  gli  storici  spagnuoli  ben 
si  accordano  nel  designare  questa  fa- 
miglia di  Catalogna,  come  antica  e  di 
real  sangue.  Vien  riferito  l' aneddoto 


del  cervo  che  nell'  atto  della  caccia 
mansuetamente  seguì  Pafilao  figlio  del 
re  di  Spagna  nel  693.  Da  esso  i  suoi 
posteri  prender  vollero  il  cognome  e 
r  arme.  Ella,,  dice  Mugnos,  fece  due 
passaggi  in  Sicilia:  primo  con  Gu- 
glielmo, Guerao  ed  x\lemano  Cervel- 
lo n  sotto  re  Pietro  d'Aragona  1282; 
secondo  con  Gabriele  Cervellon  ac- 
compagnando re  Ferdinando  il  catto- 
lico, dal  quale  n'ebl^e  in  feudo  la  ca- 
stellania  di  Castronovo  1514.  Com- 
mendasi un  Girolamo  miles  sotto  Car- 
lo V  1525,  dal  quale  ebbe  concesso 
di  potere  aggiungere  alle  sue  armi 
l'aquila  imperiale.  Ei  comprò  la  ba- 
ronia di  Condoverno  1538. 

Arma  :  d' oro.  con  un  cervo  ramoso 
al  naturale  passante,  sormontato  da 
un'aquila  bicipite  coronata  e  spiegata 
di  nero.  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la XXVIII.  16. 
Cesareo  —  Famiglia  italiana  giusto  Inveges 
sparsa  in  Verona,  Roma,  Napoli,  e 
Sicilia.  Il  Mugnos  ne  disegna  l'oriG'ine 
sin  dai  tempi  dell'imperatore  Enrico  VI 
in  Verona .   avendo  tal  cognome  ac- 
quistato sotto  r  imperatore  Ottone  II 
nel  974.  Il  Tillio  vuole  sia  assoluta- 
mente romana  da  Cesare  derivata,  anzi 
la   stessa  che   la  Qesarìna  antica.  Il 
Manente  poi  nella  sua  Antica  Italia 
dice  che  la  veronese  passò  in  Sicilia, 
perocché  un  cavalier  Pieralbano  Ce- 
sareo seguendo  l'imperatore  Enrico  VI 
fermossi  a  Palermo  a'  di  lui  servigi, 
occupato  avendo  l'uflScio  di  senatore. 
Fiorirono   inoltre  :   un  barone  Nicolò 


Cesareo,  straticoto  di  Messina  1278, 
di  cui  Fazello;  un  Federico,  che  nel 
1371  fu  pretore;  un  Pietro,  clic  sotto 
re  Giovanni  governò  la  città  di  Patti; 
un  Andrea  capitano  sotto  Carlo  V,  da 
cui  si  eljbe  la  castellania  di  Milazzo; 
ed  un  fra  Giovanpietro  cavaliere  ge- 
rosolimitano, priore  e  commendatore 
di  s.  Eufemia. 

Arma    concordemente  agli  autori  : 
d'azzurro,  con  due  bande  d'oro;  sup- 
porto un'  aquila  spiegata  d' oro.  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXVIII.  n. 
Cliacon,   Giacona  ,  Jacona  —  Famiglia   deri- 
vata da'  Goti  di  Navarra^  ed  una  delle 
pili  antiche  e  nobili  della  Spagna,  dove 
al  dir  del  Villabianca  à  occupato  le 
primarie  cariche  come  di  maggiordo- 
mo maggiore,  commendatore  di  Ca- 
stiglia,  dell'ordine  di  s.  Giacomo,  di 
viceré,  generale  ec:  diramandosi  ne' 
marchesi   di  Los   Veles  ne'    conti  di 
Casarubias,  ne'  duchi   di  Arcos,   ne' 
marchesi  di  Penitela,  ne'  conti  di  Me- 
jorada  in  Siviglia,  nei  conti  di  Molina 
in  jNIalaga,  e  ne'  signori   Chacon  di 
Antequera  in  Andalusia.  Eljbe  princi- 
pio in  Palermo  coi  fratelli  Giuseppe 
e  Bernardo  Chacon  nell'  anno  1630. 
11  Giuseppe  fu  visitatore  generale,  de- 
putato del  regno  nel  1601,  ed  infine 
governatore  della  piazza  di  Trapani; 
il  Bernardo,  cavaliere  di  s.  Giacomo 
della  Spada,  generale  dell'  artiglieria 
di  Sicilia  nel  1658,  deputato,  ed  in- 
fine  vicario  generale   del  regno.  Un 
Tommaso  fu  commissario  generale  del- 
la cavalleria  del  regno  di  Napoli  1676, 


145 

signore  e  perpetuo  amministratore  dei 
maggioraschi  e  patronati  di  Salinas , 
Ortis,  e  Chacon  fondati  nella  città  di 
Madrid  e  di  Manzanares.  Un  altro  Giu- 
seppe senatore  di  Palermo  1744;  ed 
altro    Tommaso    Chacon  Narvaez  de 
Salinas  Ortis  marchese  di  Salinas  1756, 
duca  di  Sorrentino  1778  e  barone  di 
FriddiceUi  essendo  stato  senatore   di 
Palermo,  deputato  e  vicario  generale 
del  regno  1753,  cavaliere  gerosolimi- 
tano, ed  in  ultimo  governatore  della 
nobile  compagnia  de'  Banchi  di  Pa- 
lermo 1768.  Un  3"  Giuseppe  investito 
de'  sopraddetti  titoli  nel  1787  fu  ca- 
pitano degli  eserciti  del  re  cattolico 
in  America. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  inquar- 
tato, nel  1°  e  4"  d'argento,  con  un  lupo 
passante  '  di  nero,  nel  2°  e  3°  d'az- 
zurro, con  un  giglio  d'oro.  Corona  di 
duca.  Motto  Premium  fortihidinis. — 
Tav.  XXIX.  i. 

Chiappa  —  D'azzurro,  con  un  cane  passan- 
te d'  argento.  — Tav.  XXIX.  2.  (Vil- 
labianca). 

Chiara  —  D'azzurro,  con  un  castello  d'ar- 
gento merlato  di  cinque  pezzi,  aperto 
e  finistrato  di  nero,  accompagnato  da 
cinque  gigli  d'argento,  posti  3  in  capo 
e  2a'fianchi.  — Tav.  XXIX.  3.  (Vil- 
labianca). 

Chiaraniontc  —  Tutti  gli  autori  di  cose  si- 
cule  convengono  esser  questa  una  no- 
bilissima famiglia  francese  derivata  dal- 
la città  di  Clermont  in  Picardia.  Ebbe 
inizio  in  Sicilia  da  Verlando  discen- 

1.)  Si  il  corretto  Terrore  della  tavola. 


146 

dente  dall'  imperatore  Carlomagno  re 
di  Francia.  Di  essa  fiorirono:  Fede- 
rico ed  Antonio  Chiaramonte  paler- 
mitani patriarchi  di  Alessandria  nel 
1219;  Nicolò  vescovo  di  Frascati,  e 
cardinal  di  Santa  Chiesa  nel  1219; 
Giacomo  governatore  di  Nicosia  con 
privilegio  di  far  ivi  coniar  monete  con 
la  sua  effigie  e  con  lo  stemma  di  sua 
famiglia,  dette  monete  jacoUne  ;  Fe- 
derico armato  cavahere  dal  sommo 
pontefice  Onorio  III,  e  qual  discen- 
dente di  detto  imper.  Carlomagno  ri- 
cevè la  rosa  papale  promettendo  d'im- 
pugnare il  suo  valoroso  hrando  con- 
tro gli  scismatici;  Manfredo  figUo  del 
precedente,  ch'eresse  la  città  di  Mo- 
dica colle  altre  ville  a  titolo  di  con- 
tea mercè  la  concessione  di  re  Fe- 
dei'ico  li  1300,  e  fu  gran  siniscalco 
del  regno;  Giovanni  marchese  d'An- 
cona, maresciallo  dell'impero  e  gene- 
rale delle  truppe  imperiali  nella  Marca; 
Manfreduccio  Chiaramonte  e  Palizzi 
vicario  generale  del  regno,  gran  con- 
testabile e  siniscalco  1351  ;  Simone 
Chiaramonte  ed  Aragona  cavaliere  au- 
rato, e  gran  siniscalco  del  regno;  Fe- 
derico Chiaramonte  e  Palizzi  came- 
riere maggiore,  vicario  generale  e  mae- 
stro giustiziere  del  regno  1349;  Mat- 
teo Chiaramonte  e  Moncada  gran  si- 
niscalco e  maestro  giustiziere  del  re- 
gno 1363;  Manfredo  Chiaramonte  go- 
vernatore di  Messina,  grande  almirante 
del  regno  1364;  Andrea  Chiaramonte 

l.)Il  conte  (li  Saiiit-Priest  ìiistoire  de  la  ronqmitc  de  Niiplcs 
etc.  ha  notatola  identità  dei  due  blasoni  Chiaramonte  di  Si- 


Ventimiglia,  grande  almirante  e  vi- 
cario generale  del  regno  1391,  il  quale 
disgraziatamente  perde  la  testa  sul 
palco  innanzi  il  suo  palazzo  in  Pa- 
lermo l'anno  1392,  e  tutti  i  suoi  stati 
caddero  nelle  mani  del  fisco.  Con  que- 
st'ultimo sembra  essersi  estinta  la  no- 
bilissima famiglia  Chiaramonte  cele- 
bre nelle  sicule  storie. 

Albina  1  concordemente  agli  autori: 
campo  di  rosso,  con  cinque  monti  di  ar- 
gento. Corona  di  conte. — Tav.  XXIX.  4. 

Clliarandiì  —  Arma:  d'azzurro,  con  una  fa- 
scia d'oro,  sormontata  da  un  uccello 
d'  argento  posato.  —  Tav.  XXIX.  5. 
(Villabianca). 

Clliareiiza — Arma:  di  rosso,  con  una  spada 
d'argento  ammanicata  d'oro  posta  in 
palo.  —  Tav.  XXIX.  7.  (Villabianca). 

Chiaves — Arma:  d'oro,  con  un  braccio  ar- 
mato impugnante  un'asta  con  bandiera 
di  verde  svolazzante  a  sinistra,  ac- 
costato da  due  chiavi  di  nero  l'inge- 
gno verso  i  fianchi,  ed  accompagnato 
da  tre  alberetti  sradicati  di  verde  mo- 
venti dalla  punta.  —  Tav.  XXIX.  e. 
(Villabianca). 

Cllinigò  —  Famiglia  nobile  di  Messina  come 
riferisce  Minatoli.  Con  onore  ricor- 
dasi un  Giovanni  Chinigò  nel  1560. 
Arma:  d'azzurro,  con  un  cane  le- 
vriere d'oro  guardante  una  stella  del 
medesimo  posta  nel  canton  destro  dello 
scudo.  — Tav.  XXIX.  8. 

Ciafaglionc  —  Arma:  d'azzurro,  con  albero 
di  ciafaglione  tortuoso  e  sradicato  di 

cilia  e  quello  de"  Clermont  del  Delfinato,  [irinia  che  avessero 
usato  le  cliiavi  al  XII  secolo  per  concessione  ponteficia. 


oro,  sormontato  da  un'aquila  coi'onata 
dello  stesso.- — -Tav.  XXIX.  a 

Cìanipoli  —  stando  al  celebre  storico  Gio- 
vanni Villani,  per  come  troviamo  in 
Mugnos,  la  famiglia  Ciampoli,  una  delle 
primarie  case  nobili  guelfe  fu  cacciata 
da  Firenze  nel  1620.  Di  là  passò  in 
Lucca,  in  Pisa,  e  poscia  in  Sicilia,  pren- 
dendo stanza  in  Messina ,  ove  vanta 
non  pochi  chiari  cavalieri  gerosolimi- 
tani, tra  cui  un  fra  Francesco  1555, 
un  fra  Alessandro  1571  ,  ed  un  fra 
Paolo  1585.  Ledasi  ancora  un  Pie- 
tro Ciampoli  cavaliere  di  s.  Giacomo 
della  Spada. 

Arma:  d'oro,  con  tre  uccelli  di  nero, 
ordinati  2  e  1.  — Tav.  XXIX.  io. 

Ciancio  — Antica  e  nobile  famigha  origi- 
naria di  Francia;  che  sel)bene  stabili- 
tasi in  Adernò  terra  baronale  di  Siciha, 
pure  à  sempre  conservato  una  gene- 
rosa nobiltà  non  avendo  mai  eserci- 
tato impieghi  civili  e  promiscui,  come 
da  un  atto  originale  16  giugno  1790, 
notar  Chiarenza  di  Catania.  Presso  lui 
una  relazione  della  commissione  del- 
l'Ordine di  Malta  per  la  prova  sostenuta 
da  Tommaso  Pv^omeo- Ciancio  risultato 
cavaliere  gerosolimitano  di  giustizia. 
Un  Antonio  Ciancio,  al  dir  del  Vil- 
labianca,  acquistò  il  feudo  delli  Pojira 
1666,  investendosi  del  titolo  di  baro- 
ne. Segue  la  linea  sino  a  Biagio  in- 
vestito 1750.  Intanto  da  un  testamento 
del  barone  Giuseppantonio  Pisani  1785, 
in  notar  Palermo  di  Catania,  rileviamo 
che  Pietro  ed  Epifanio  Ciancio,  figli 
della  sorella  Vittoria  per  manco  di  ere- 


147 
di,  sono  chiamati  a  succedergli  con  che 
mutassero  il  cognome  e  l'arme,  nomi- 
nandosi Pisani-Ciancio. 

Arma  giusta  antiche  lapidi  sepol- 
crali in  detta  città  di  Adernò,  come  da 
certificato  del  sindaco  6  ottobre  1871  : 
d'azzurro,  con  una  torre  d'oro  merlata 
di  tre  pezzi,  aperta  e  finestrata  di  nero, 
uscente  da  una  campagna  dello  stesso, 
ed  una  scala  a  pioli  d'  oro  di  dieci 
gradini,  trattenuta  nella  sommità  della 
torre  da  un  braccio  armato  movente 
dal  fianco  sinistro  dello  scudo  ;  sor- 
montata da  tre  stelle  d'oro  ordinate 
in  fascia.  Corona  di  Ijarone.  —  Ta- 
vola XXIX.  11. 
Cicala  —  Antica  nobile  e  valorosa  fami- 
glia genovese,  al  dir  di  INIugnos  e  del 
Minutoli,  al  tempo  in  cui  la  repub- 
blica di  Genova  era  da'  A^isconti  mo- 
lestata. Ricordasi  per  primo  ceppo  un 
Pompeo,  e  l'aneddoto  delle  cicale  che 
posarono  sul  di  lui  capo  nel  momento 
della  battaglia,  lochè  fu  di  buon  au- 
gurio: di  là  il  cognome  e  l'arme.  Fio- 
rirono altresì  una  serie  d'illustri  per- 
sonaggi, che  non  è  del  nostro  com- 
pito riportare;  solo  alla  Sicilia  strin- 
gendoci troviamo  un  Andreasso  ed 
un  2°  Pompeo  Cicala  a'  servigi  di  Fe- 
derico 11  contro  gli  Angioini,  come 
ancora  Giovanni,  Annibale  e  Teodoro 
Cicala  presso  re  Martino  nell'acquisto 
di  quest'Isola.  Da  tali  ceppi  varie  di- 
ramazioni in  Lentini,  Messina  e  Pa- 
lermo. In  Lentini  vanta  molti  genti- 
luomini, che  nel  1158  furono  ascritti 
nella  maestra  de  nobili  e  senatori;  ivi 


148 
il  D/  Antonino,  scrittore  di  varie  ope- 
re, che  si  caso  in  Messina,  ove  fu  giu- 
dice straticotiale  e  del  concistoro.  Però 
il  signor  Racco  riferisce  esser  la  fa- 
miglia  Cicala  pervenuta  da  Genova  in 
Messina  per  un  Guglielmo  sotto  il  reg- 
gimento di  Carlo  V.  Un  Visconte  Cicala 
commendatore  di  s.  Giacomo  della  Spa- 
da fu  eccellente  capitano  contro i Turchi 
sotto  il  reggime  austriaco  1513;  un 
2°  Visconte  fu  duca  di  Castrotilippo 
per  concessione  di  re  Filippo  III  1625; 
un  Carlo  fu  conte  palatino  nel  1597, 
principe  di  Triolo  in  Calahria  1638, 
e  cavaliere  di  s.  Giacomo  della  Spada. 
In  Palermo  la  famiglia  Cicala  pervenne 
da  due  rami,  uno  derivazione  di  quello 
di  j\Iessina,  l'altro  ignorasi;  però  en- 
trambi vantano  capitani  egregi,  e  nel- 
l'ultimo troviamo  un  Antonio  Cicala 
barone  del  feudo  di  Valledulmo,  ed  un 
Domenico  procuratore  fiscale  della  r. 
G.  Corte.  Il  Villabianca  soggiunge  che 
la  detta  famiglia  possedè  la  baronia 
di  Caccamo.  In  fine  commendansi  Vi- 
sconte, Scipione,  Vincenzo  ed  Andrea 
cavalieri  gerosolimitani. 

Arma  secondo  Mugnos  :  di  rosso , 
con  un'aquila  spiegata  d'argento  co- 
ronata d'oro,  e  la  bordura  cucita  di 
azzurro,  caricata  da  sette  cicale  d'oro 
poste  3,  2  e  2.  Corona  di  principe.  — 
Tav.  XXIX.  12. 
Cilolla — Arma:  d'azzurro,  con  due  leoni 
coronati  d'oro,  contro-rampanti  ed  af- 
frontati ad  un  all)ero  di  pino  sradi- 
cato d'oro.  —  Tav.  XXIX.  13.  (Silla- 
bi anca). 


Cinquemani — Arma:  d'azzurro,  con  cinque 
mani  appalmati  d'oro,  ordinate  in  croce 
di  s.  Andrea —  Tav.  XXIX.  u.  (Villa- 
bianca). 

Cipponeri  —  Riferisce  Mugnos  essere  tra  le 
nobili  famiglie  ertane,  oggi  di  s.  Giù- 
liano,  assai  cospicua  la  Cipponeri  sin 
da'  tempi  di  re  INIartino  ;  poiché  un 
Giovanni  nel  1400  fu  giurato,  e  cosi 
altri;  un  Nicolò  nel  1494  fu  capitano 
giustiziere,  ec.  occupato  avendo  le  ca- 
riche nobili  della  città. 

Arma:  d'argento,  con  un  ramo  di  lan- 
dre fogliato  di  verde. —  Tav.  XXIX.  15. 

Circhia — Arma:  d'azzuro,  con  casamento 
accompagnato  da  un  leone  posto  nel 
fianco  destro,  e  da  un  albero  al  fianco 
sinistro,  sormontato  da  una  stella;  il 
tutto  d'oro.  —  Tav.  XXIX.  le.  (Villa- 
bianca). 

Cirini  0  diri  no  —  Questa  nobile  famiglia 
originaria  di  Spagna,  stando  al  [Mu- 
gnos, trae  il  suo  cognome  da  un  an- 
tico barone  francese  appellato  Cirino^ 
che  fu  scudiere  del  conte  Ruggiero , 
carica  allora  di  massima  rilevanza  e 
splendore.  Qualche  altro  ramo  si  è  tro- 
vato in  Napoli,  propriamente  negli  A- 
bruzzi.  in  cariche  rilevanti;  e  parec- 
chi furono  gentiluomini  in  corte  del 
re  d'  Angiò.  I\Ia  poi  si  confuse  con 
quello  di  Siciha  sotto  re  Federico  II; 
perocché  un  Pierbergi  Cirini  0  Cirino 
prese  moglie  in  Messina,  divenne  ricco 
per  successione  di  vasti  beni  di  un  suo 
zio,  posseduto  avendo  i  feudi  di  s.  Ba- 
silio e  Landone  nel  territorio  di  Mi- 
lazzo 1397.  Un  Antonio  0  Antonello 


suo  iiiilio  elio  "li  successe  nel  1416 
per  la  moglie  consegui  la  baronia  di 
Melelao  o  Favari  nel  territorio  di  ÌNIi- 
neo;  al  quale  morto  sen^a  prole  venne 
a  succedergli  il  fratello  Giovanni  1459, 
che  tenne  l'ufficio  di  maestro  giurato 
di  tutto  il  reuno.  Un  Marcello  Cirino 
cavaliere  dell'  ordine  di  s.  Giacomo 
della  Spada  fu  undici  volte  senatore 
in  INIessina.  ove  la  famiglia  ebbe  a 
vantare  non  pochi  senatori,  abati  e 
prelati,  cavalieri  gerosolimitani  di  s. 
Giacomo,  della  Stella,  governatori  de- 
eii  Azzurri  e  del  s.  Rosario  della  Pace. 
Un  ramo  sembra  essersi  stabilito  in 
Nicosia,  come  rilevasi  da  un  certifi- 
cato del  senato  di  Messina  del  1844, 
nel  quale  si  dice  che  Nicolò  Cirino 
fioiio  di  Graziano  della  città  di  Ni- 
cosia  apparteneva  ad  una  delle  anti- 
che e  nobili  fmiiglie   di  Messina,  a- 

1 

scritta   alla  maestra   dei  nobili    della  ; 
surriferita  città,  lochè   attesta  anche    i 
il  gesuita  p.  Alessio  Narbone  nell'o-  1 
pera  Notizie  Storielle  di  Nicosia.  Sono 
altresì  commendevoli  per  Messina  un 
Carlo,  Andrea,  Marcello,  e  Francesco 
M.^  Cirino  distinti  nelle  lettere,  ripor- 
tati dal  Mongitore  nella  sua  Bihliote- 

O  I 

ca;  per  Nicosia  un  Gianfilippo  Cirino, 
politico  e  primo  istitutore  del  mani- 
comio in  Palermo  ,  quale  opera  poi  i 
dal  barone  Pisani  potè  condursi  a 
compimento  ,  e  per  cui  la  real  mu- 
nificenza nel  1817  gratificavalo  del- 
l' abazia  di  s.  Maria  del  Soccorso  ; 
un  Graziano  fratello  del  precedente, 
buon   magistrato   e  zelante   ammini- 


149 
stratore  della  cosa  pul)blica;  infine  i 
quattro  di  lui  figli:  Nicolò  bravo  ma- 
gistrato, esimio  letterato  e  poeta  '; 
Pietro  altro  distinto  giureconsulto;  e 
i  due  viventi  monsig.  Giovanni  ve- 
scovo di  Derbi,  e  Francesco  Maria 
generale  dell"  Ordine  de'  Teatini ,  e 
consultore  di  varie  sacre  Congrega- 
zioni di  Roma;  quali  ultimi  due  han 
fatto  parte  del  Concilio  Vaticano  1870. 
Arma  giusta  Mugnos:  d'oro,  con  una 
fascia  d'azzurro  caricata  da  cinque  lo- 
zanghe  del  campo.  Corona  di  baro- 
ne.—Tav.  XXIX.  17. 

Citati — Arma:  vajo  partito  d'oro.- — Ta- 
vola XXIX.  is.  (Villabianca). 

Cito  0  Zito  —  Non  altre  notizie  ci  oflre  il 
Villaljianca  di  questa  famiglia  ne'  suoi 
Opuscoli  V.  XVII  che  di  un  France- 
sco Zito  giudice  pret  orlano  di  Paler- 
mo 1770  e  del  Concistoro  1781. 

Arma:  d'ar^-ento,  con  due  mani  al 
naturale  vestite  di  verde  trattenenti 
due  ramoscelh  dello  stesso,  accompa- 
gnate da  tre  rose  di  rosso  poste  una  al 
capo  e  due  in  punta.  —  Tav.  XXIX.  19. 
(Villabianca). 

(lizza — Arma:  diviso;  nel  1°  d"  oro,  con 
due  rose  di  rosso;  nel  2°  d'azzurro, 
con  tre  monti  d'oro  sormontati  da  una 
luna  crescente  d'argento,  ed  una  fascia 
di  rosso  caricata  da  tre  stelle  d'  ar- 
gento attraversante  sul  diviso.  —  Ta- 
vola XXIX.  20.  (^'illabianca). 

Claviga  —  Famiglia  genovese,  che  il  Mu- 
gnos vuole  avesse  fermata  sua  stanza 

1.)  Le  opere  in  prosa  ed   in  verso  di  Nicolò  Cirino    sono 
pregevolissime   e    molto    ricercate  da'  c\iltori   della   poesia. 

19 


150 

in  Marsala  per  un  Girolamo  Claviga 
gentiluomo  di  Genova.  Di  là  una  se- 
rie d'illustri  capitani  e  giurati. 

Fa  per  arme:  campo  azzurro,  con 
tre  pali  d'oro  ritirati  dalla  punta,  sor- 
montati da  un  leone  passante  dello 
stesso.— Tav.  XXX.  i. 

Clemenza  —  Nobile  i-àxm^m  palermitana  al 
dir  del  Minutoli. 

Arma:  campo  diviso;  nel  1"  d'az- 
zurro, con  un  calice  accompagnato  da 
due  stelle  ed  una  banda  attraversante 
sul  diviso,  il  tutto  d'oro;  nel  2°  d'az- 
zurro con  tre  sbarre  d'oro. — Tavo- 
la XXX.  3 

Cocchighia  o  Conchiglia  —  Al  dir  del  Mi- 
nutoli e  del  Mugnos  famiglia  nobile  del 
regno  di  Gallizia,  portata  in  Voltaggio 
nel  Genovesato  per  un  Luca  Conchiglia 
capitano  galliziano  nel  1475.  Venne 
trapiantata  in  Messina  da  un  Pietro 
Conchiglia  che  fu  ascritto  a  quella 
maestra  dei  nobili.  Commendansi:  un 
Luca  arcidiacono  della  metropolitana 
chiesa  di  quella  città,  ed  un  fra  Gia- 
como cavaliere  gerosolimitano  1679. 
Arma  giusta  Mugnos  :  scudo  in- 
quartato, nel  1°  e  4°  d'azzurro,  con 
due  conchiglie  d'  oro  ordinate  in  fa- 
scia ;  nel  2°  e  3°  di  rosso,  con  due 
uccelli  d'argento  aventi  un  ramoscello 
d'ulivo  verde  in  bocca  passanti  1'  uno 
sull'altro.— Tav.  XXX.  3. 

Coffa  —  Arma  :  d'  azzurro ,  con  tre  monti 
d'oro  caricati  da  due  frondi  di  verde; 
sormontati  da  un'  aquila  spiegata  di 
oro.  — Tav.  XXX.  4.  (Villabianca). 

Coglitore — Arma  :  d'azzurro,  con  due  stelle 


d'oro  ordinate  in  palo.  — Tav.  XXX.  5. 
(Villabianca). 

Coissiì  —  Arma:  d'oro,  con  una  croce  di 
rosso.  —  Tav.  XXX.  e.   (Villabianca). 

Colle  —  Famiglia  catalana,  al  dir  di  Mu- 
gnos, che  la  vuole  in  Pisa  ed  anche 
in  Sicilia  trasferita  per  un  Gregorio 
del  Colle  1370.  Un  Domenico  del  Colle 
tenne  1'  ufficio  di  senatore  in  Paler- 
mo 1565.  Un  ramo  di  tal  famiglia  à 
vissuto  nobilmente  in  Licata,  ove  ri- 
fulse un  fra  Cristofaro  del  Colle  ca- 
valiere gerosolimitano  1599.  Altro  ra- 
mo vuoisi  fiorito  in  Catania  al  1500, 
ove  si  distinse  un  Francesco  giudice 
dei  maestri  razionali. 

Arma:  d'argento,  con  un  monte  di 
verde  sormontato  da  una  lettera  T  ma- 
juscola  romana  di  nero.  —  Tav.  XXV.7. 
(Villabianca). 

ColIelOI'tO  —  Famiglia  nobile  di  Noto ,  di 
cui  Mugnos  ci  dà  per  ceppo  un  Ric- 
cardo CoUetorto  capo  della  guardia 
del  duca  Giovanni  di  Noto  e  di  Ran- 
dazzo,  figlio  di  re  Federico  II,  dal  qua- 
le acquistò  il  feudo  della  Mendola  detto 
pel  suo  cognome  Colletorto.  Commen- 
dansi :  un  Matteo  Colletorto,  figlio  del 
precendente  Riccardo,  succeduto  nella 
detta  baronia,  ed  uno  de'  prùnarì  ba- 
roni di  Noto;  ed  un  Giammatteo  ba- 
rone di  Casba  nel  1416. 

Arma:  campo  verde,  con  una  croce 
di  s.  Andrea  d'argento.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  XXX.  8. 

Collura  0  Collurà  —  Qual  messinese  viene 
descritta  dal  Mugnos  la  nobile  ed  an- 
tica famiglia  Collura,  della  quale  non 


pochi  illustri  uomini  commendansi:  tra 
cui  un  Bonafede  senatore  1252,  un 
Federico  suo  figlio  straticoto  1295  e 
poscia  senatore;  un  Salvo  CoUura  di- 
stintosi sotto  re  jNIartino  con  la  bra- 
vura militare,  e  sotto  re  Alfonso  nel- 
l'acquisto del  regno  di  Napoli;  ed  in- 
fine il  conte  Antonio  CoUurafì  cian- 
tro  della  regia  cappella  di  s.  Pietro, 
cronista  delle  cose  di  Spagna,  poli- 
tico e  letterato  insieme;  perchè  la  re- 
pubblica di  Venezia  per  attestato  di 
sua  benemerenza  nominollo  cavaliere 
di  s.  Marco.  Credesi  estinta. 

Arma:  d'azzurro,  coi  due  coluri  della 
sfera  armillare  caricati  da  due  stelle 
d'oro  situate  una  in  capo  ed  una  in 
punta;  al  capo  d'oro  caricato  da  una 
aquila  bicipite  coronata  e  spiegata  di 
nero.  — Tav.  XXX.  9. 
Colludo  0  Colluzio  —  Vetusta  nobile  fami- 
glia spagniiola  della  città  di  Gerona  | 
in  Catalagna.  portata  in  Palermo  da  ! 
Giulio  Colludo  verso  la  fine  del  1500,  ! 
come  rilevasi  da  una  fede  di  nascita 
del   fio'lio   Luca    13   novembre    1600  j 
nella  parrocchia  dell'Albergarla,  e  da 
cui    altresì    emerge  la   nobiltà  di   tal 
famiglia.   Antonino   figlio    del   prece- 
dente comprò  l'ufficio  di  maestro  no- 
taro  della  r.  tesoreria,  la  percettoria 
del  vai  di  Mazzara  il  1684,  e  fu  primo 
barone  di  s.  Giovanni,  come  per  in- 
vestitura del  1685,  essendo  stato  nel 
1682  governatore  di  Marsala  e  capi- 
tan d'  arme   a  gueiTa  in  detta  città, 
sue  coste  e  marine.  Da  lui  un  Giu- 
seppe Collucio,  che  il  1707  fu  capi- 


151 

tano  di  cavalleria  ,  del  reggimento 
corazzieri ,  e  percottoi'e  del  vai  di 
Mazzara.  Altro  Antonino  di  lui  fi- 
glio gli  successe  nelle  cariche  e  fu 
ministro,  superiore  della  nobile  com- 
pagnia della  Carità  1813.  In  fine  la  . 
famiglia  estinguesi  nelle  due  viventi 
sorelle  Maria  Grazia  baronessa  Mon- 
talbano,  e  Carolina  erede  vitaliziante 
di  tutti  i  beni  della  casa  Colluzio. 

Arma:  d'  azzurro,  con  un  castello 
d'  oro  merlato  di  tre  pezzi   guardato 
nella  porta  da  due  cani  legati  d' ar- 
gento, accompagnato  ai  fianchi  da  due 
alberi  al  naturale ,    e  la  bordura  cu- 
cita di  rosso  caricata  da  8  conchiglie 
d'oro  poste  3,  2  e  3.  Corona  di  ba- 
rone.—  Tav.  XXX.  10.  (Villabianca). 
GolaagO  —  Famiglia  'tnilanese ,  dice    Inve- 
ges  ,  la  quale   trasse  il  cognome  dal 
possesso    della  terra   di   Coìnago   nel 
monte   di  Brianza.  Sostenne   cariche 
rilevanti,  e  potè  vantare  uomini  illu- 
stri, come  a  dire  un  Simone  esimio 
filosofo,  avendo  dal  duca  Visconte  ot- 
tenuto quella  terra;  un  Giannandrea 
amico  e  confidente  di  s.  Carlo  Bor- 
romeo; un  Giambattista  sindaco  per- 
petuo, ec.  Un  Vincenzo  Colnago  poi  fu 
il  primo  a  trapiantarla  in  Sicilia  nel 
1470;  da  lui  un  Antonio,  da  cui  di- 
scendono i  baroni  di  s.  Venera  in  Pa- 
lermo. Altro  Antonio  figlio  di  Giovan- 
maria  comprò  detto  feudo  nobile  col 
mero  e  misto  impero  1603;  tenne  l'uf- 
ficio di  senatore  in  Palermo  1614,  e 
fu  uno  dei  fondatori  dell'  istituto  delle 
figliuole  disperse.  Un  Giuseppe   ebbe 


152 
carica  di  tesoriere  del  regno  1645,  es- 
sendo stato  senatore  il  1634;  un  Tom- 
maso senatore  1643  ;  un  3°  Antonio 
si  caso  in  Catania ,  ed  altri  che  per 
brevità  tralasciamo. 

Arma  :  di  rosso,  con  tre  colonne  a 
capitelli  d'argento,  ricinte  da  una  ghir- 
landa di  verde  alloro.  Corona  di  ba- 
rone.—  Tav.  XXX.  11. 

Colomba  —  Nobile  antica  famiglia  feudata- 
ria di  Piazza,  ove  al  dir  di  Mugnos 
si  distinsero  un  Giuliano  Colomba  r. 
notare  di  re  Federico  III,  ed  il  figlio 
Giovanni  che  acquistò  il  feudo  di  Pi- 
lino  1453.  Un  ramo  troviamo  in  Pa- 
lermo, altro  in  Messina  di  cui  Bon- 
figlio  ricorda  un  Gerardo  ,  qual  uno 
dei  personaggi  illustri  di  quella  città. 
Arma:  d'azzurro,  con  una  colomba 
volante  d'argento.  —  Tav.  XXX.  12. 

Colonna  —  Antichissima  nobile  ed  illustre 
famiglia  italiana  originaria  del  borgo 
di  Colonna  presso  la  città  di  Pvoma; 
che  il  Bursa  ed  altri  autorevoli  scrit- 
tori dicono  derivare  da  C.  Mario  con- 
sole romano;  famosa  per  le  sue  lotte 
con  la  famiglia  Orsini,  e  per  aver  dato 
due  Papi  Adriano  I  e  Martino  V.  molti 
santi,  cardinali,  arcivescovi,  contesta- 
bili, generali,  ambasciatori  ed  altre  ri- 
nomate persone.  Sono  poi  a  dir  vero  me- 
morabili :  un  Federico  Colonna  che  re- 
catosi in  Germania  nel  458  edificò  un 
gran  castello  nella  Franconia;  un  Egi- 
dio discepolo  di  s.  Tommaso  d'Aqui- 
no; un  Giacomo  cardinale  proscritto 
con  tutta  la  sua  famiglia  da  papa  Bo- 
nifacio VIII  per  essersi  opposto  alla 


sua  elezione,  ed  indi  reintegrato  per 
intercessione  di  Filippo  il  Bello;  uno 
Stefano  conte  di  Romagna  il  di  cui 
figlio  Giacomo  fu  amico  e  mecenate 
del  Petrarca;  un  Prospero  generale  ri- 
nomatissimo nella  guerra  contro  Car- 
lo Vili  re  di  Francia  1485;  un  Mar- 
cantonio duca  di  Palliano  comandante 
le  12  galere  ponteficie  alla  battaglia 
di  Lepanto  1571.  indi  viceré  in  Sici- 
lia da  Filippo  II;  infine  una  Vittoria 
figlia  del  gran  contestabile  Fabrizio 
Colonna:  costei  coltivò  la  poesia  po- 
nendosi al  rango  delle  più  esimie  imi- 
tatrici del  Petrarca. 

Sarebbe  lungo  qui  tutte  riferire  le 
glorie  di  questa  storica  famiglia  di- 
visa in  vari  rami ,  dei  quali  due  fe- 
cero passaggio  in  Sicilia;  1'  uno  per 
un  Francesco  Colonna  capo  del  ramo 
Resuttano,  e  l'altro  come  riferisce  In- 
veges  per  un  Federico  Colonna,  co- 
gnominato Romaìio  per  la  sua  patria, 
ed  uno  dei  primari  capitani  dell'im- 
peratore Federico  II  re  di  Sicilia.  Fu 
egli  che  trapiantò  in  Messina  la  sua 
famiglia  coli'  occasione  di  accompa- 
gnare il  di  lui  fratello  Giovanni  car- 
dinale e  poi  arcivescovo  di  quella  città. 
Era  fiaiio  di  Giordano  III  Colonna, 
marchese  di  Zagarolo,  e  fratello  di 
Ottone  progenitore  de'  duchi  di  Ta- 
gliacozzo,  e  gran  contestabili  del  re- 
gno di  Napoli,  nei  di  cui  stati  la  fa- 
miglia Colonna  di  Sicilia  è  chiamata 
a  succedere  come  per  testamento  del 
gran  contestabile  Filippo  Colonna  prin- 
cipe di  Sannino,  fatto  in  Roma  li  26 


marzo  1639  giusta  il  Villabianca.  Com- 
niemlansi  di    questa  hnoa:  Tommaso 
Colonna-Romano  che  ridotta  ad  ub- 
bidienza la  città  di    Messina  ottenne 
in    compenso  da   re  Martino    e  dalla 
resina  Maria  la  terra  ed  il  castello  di 
Fiumedinisi  1392;  signore  altresì    di 
s.  Alessio,  Calatabiano,  Bissana,  Gis- 
sia,  Cattasi,  Montalbano,  Favarotta,  e 
della  Gabella  del  Biscotto;  eletto  stra- 
ticoto  di  Messina,  gran  giustiziere  del 
regno,  e  finalmente  promosso  alla  ca- 
l'ica  di  senatore  romano  ;  Filippo   fi- 
glio del  precedente  secondo  barone  di 
Fiumedinisi,  e  progenitore  di  Tomma- 
so Colonna,  che  fu  ambasciatore  della 
città  di  Messina  al  re  Alfonso  d'Ara- 
gona; Giacomo  marito  di  Paolo  Co- 
lonna-Romano e  progenitore  di  Giu- 
seppe Colonna  barone  di  Fiumedini- 
si, e  di  Francesco  Colonna  primo  duca 
di  Pv.eitano,  formati  essendosi  due  li- 
nee separate.  Nella  P  fiorirono  :  Tom- 
maso Colonna  barone  di  Fiumedinisi; 
Calogero    Gabriele   investito    di  que- 
sto stato  nel  1666,  elevato  a  marchesa- 
to nel  1694  per  concessione  di  re  Car- 
lo 11,  essendo  altresì  duca  di  Cesarò 
per  la  moglie  Rosalia  Joppolo  1741, 
barone  di  Joppolo  é  Giancascio  di  Re- 
galturco,  Godrano,  s.  Alessio,  Gissia, 
insignito  dell'  ordine  gerosolimitano  , 
deputato  del  regno,  maestro  razionale 
del  r.  Patrimonio,  e  ben  due  volte  pre- 
tore della  città  di  Palermo  1704-08; 
Calogero  Gabriele  2°  nipote  ed  erede 
del  precedente  investito  di  questi  stati 
nel  1741,  e  cultore  di  lettere;  Gian- 


153 
nantonio  premorto  al  padre;  Calogero 
Gabriele  3°  che  prese  gran  parte  nella 
rivoluzione    del    1820;    Giannantonio 
2°  governatore  della  provincia  di  Pa- 
lermo  1860,  senatore  del  regno  d'I- 
talia, prefetto  delle  provinole  di  Ber- 
gamo e  Siracusa,  grande  uffiziale  del- 
l' ordine  dei  ss.  Maurizio   e  Lazzaro, 
ed  uffiziale  della  Corona  d' Italia;  in- 
fine il  vivente  Calogero  Gabriele-Co- 
lonna e  de  Gregorio  di  lui  figlio  duca 
di  Cesarò ,  marchese  di  Fiumedinisi, 
capo  della  famiglia  Colonna  di  Sici- 
lia, pubblicista  e  letterato.  Nella  se- 
conda linea  si  distinsero  :  Francesco 
Colonna-Romano  primo  duca  di  Rei- 
tano  per  concessione  di  re  Filippo  VI 
1639,  che  tenne  l'ufficio  di  Tesoriere 
generale  del   regno,  e  l' altro  di  go- 
vernatore della  nobile  compagnia  dei 
Bianchi  di  Palermo  nel  1633-44,  non 
che  di  maestro  razionale  di  cappa  cor- 
ta nel  tribunale    del  r.   Patrimonio  ; 
Antonio    governatore   dei  Bianchi  di 
'  Palermo  1702  ;  Ferdinando  investito 
1703  e  governatore  coma  sopra;  Ma- 
rio  investito  1720 ,  e  per  la   moglie 
Caterina   Giglio   principe  della   Tor- 
retta. Segue    la  geneologia   giusta  il 
Villabianca  sino  ad  altro  ]\Iario    Co- 
lonna duca  di  Reitano  e  principe  della 
Torretta,  investito  il  1752,  ramo  oggi 
estinto   col  passaggio    dei  titoli  jure 
hereditario  nella  famiglia  Colonna,  du- 
chi di  Cesarò.  Finalmente  il  Minutoli 
tra'  cavalieri  gerosolimitani  riporta  fra 
Geronimo,  fra  Cesare  commendatore 
di  Mazzara  1463,  fra  Giovan  Batti- 


154 

sta  1526,  fra  Geromino  1564,  fra  Giu- 
lio 1571,  fra  Blasco  1622,  e  fra  Giu- 
seppe 1650. 

Arma  concordemente  agli  autori: 
di  rosso,  con  una  colonna  a  capitello 
d'argento  coronata  d'  oro  all'  antica; 
accompagnata  da  due  giunchi  di  verde 
moventi  da  un  mare  d'azzurro  fluttuo- 
so d'argento.  Corona  di  duca,  sopporto 
un'aquila  lìicipite  spiegata  di  nero  lin- 
guata  di  rosso,  armato  d'oro;  cimiero 
una  sirena  al  naturale  sostenente  con 
le  mani  la  corona  imperiale.  —  Ta- 
vola XXVIII.  6. 

Cornili  —  Nobile  ed  antica  famiglia  messi- 
nese oriunda  di  Napoli,  come  riferi- 
scono il  Mugnos  ed  il  Minutoli,  in  Si- 
cilia portata  da  un  Arrigo  Gomiti , 
cavaliere  nobilissimo  sotto  il  reggi- 
mento di  Carlo  d'Angiò,  di  cui  fu  te- 
soriere; indi  al  dir  del  Bonfiglio  se- 
natore di  Messina.  Qualcuno  ha  vo- 
luto far  rimontare  l'esistenza  de'  Co- 
miti  appo  noi  sino  all'epoca  de'  Nor- 
manni e  degli  Svevi,  essendo  stati  da 
cotesta  città  per  Enrico  IV  esiliati  An- 
solino  e  Fabio  Comiti,  quali  credon- 
si  progenitori  della  famiglia  napoli- 
tana.  Annovera  molti  cavalieri  gero- 
solimitani, come  un  fra  Simone  1540;, 
ed  un  fra  Basilio  1570. 

Arma  giusta  il  Minutoli  :  d'argento, 
con  una  fascia  d'azzurro,  caricata  da 
tre  stelle  d'oro,  e  due  bande  ondate 
d'  azzurro  attraversanti  sul  tutto.  — 
Tav.  XXX.  13. 

Compagna  —  Stando  al  Mugnos  ed  al  Mi- 
nutoli fu  questa,  benché  oggi  estinta. 


un'antica  e  nobile  famiglia  di  Messi- 
na. Un  Paolo  Compagno  nel  1282  fu 
rettore  del  popolo  di  Sutera;  un  Tom- 
maso senatore  di  Messina,  1455,  indi 
castellano  e  governatore  di  Milazzo  ; 
un  Matteo  acquistò  il  feudo  del  Fun- 
daco  1477;  un  Giovanni  ed  altri  fu- 
rono giudici  straticotiali  sin  dal  1415. 
Vantò  quattro  cavalieri  gerosolimitani, 
Antonio,  Giuseppe,  Giacomo  e  Fran- 
cesco. 

Arma   secondo   il  Minutoli  :  diviso 
d'oro  e  di  nero  con  un  leone  dell'uno 
nell'altro.  —  Tav.  XXX.  i4. 
Compagnone  —  Non   altra  notizia  abbiamo 
di   questa  famiglia,  secondo  il  Villa- 
bianca,  se  non  che  un  attestato  di  no- 
biltà rilasciato  dal  senato  di  Palermo  in 
favore  di  Giuseppe  Compagnone  1758, 
essendo  stata  questa  famiglia  inscritta 
alle  nobili  compagnie  della  Carità  e 
della  Pace  della  città  di  Palermo  1617. 
Arma  :  campo  d'  oro.  con  una  fa- 
scia di  rosso  accompagnata  da  due  uc- 
celli affrontati  di  nero,  ed  in  punta  da 
una   fede    di  carnagione  manicata  di 
verde.  — Tav.  XXX.  is. 
Condorelli  —  D'azzurro,  con  due  braccia  di 
argento,  moventi  da'  fianchi  dello  scu- 
do, sostenenti  una  ghirlanda  d'alloro 
dello  stesso  accompagnati  in  capo  da 
una  stella  d' oro.  ed  in  punta  da  tre 
gigli  accollati    dello  stesso.  —  Tavo- 
la XXX.  10.  (ViUabianca). 
Coniglio  —  D'azzurro,  con  una  fascia  d'oro 
sormontata  da  un  sole  d'oro,   ed  un 
coniglio  aggruppato  d'  argento  posto 
in  punta. — Tav.  XXX  n.  (ViUabianca). 


Consales — D'azzurro  con  un  braccio  armato 
movente  dal  fianco  sinistro  dello  scudo 
impugnante  una  spada  d'argento  alta  in 
palo.  —  Tav.  XXX.  is.  (Villabianca). 

Conlarini  —  Famiglia  voluta  dal  Mugnos 
originaria  di  Venezia  ,  in  Sicilia  ve- 
nuta ai  servigi  di  re  Martino  con  Lui- 
gi Contarini,  il  qual  Gasatosi  in  Sira- 
cusa nel  1394  acquistò  i  feudi  di  s. 
Giacomo  Belmineo  e  di  Solarino.  Un 
ramo  si  trasferì  in  Girgenti,  ove  vanta 
dei  gentiluomini,  fra'  quali  un  Giusep- 
pe segreto  della  città  nel  1593,  e  qual- 
che cavaliere  gerosolimitano. 

Arma:  diviso;  nel  P  d'argento,  con 
un'  aquila  spiegata  e  coronata  di  nero; 
nel  2°  di  rosso,  con  un  leone  coronato 
d'oro.— Tav.  XXX.  io.  (" Villabianca). 

Conte  —  Nobile  ed  antica  famiglia  insa- 
na ,  in  Sicilia  portata  al  dir  di  Mu- 
gnos da  un  Rainero  Conte  cavaliere, 
i  di  cui  avi  servito  avevano  con  le 
armi  la  repubblica ,  ma  perchè  vinti 
dai  Genovesi  in  quest'  isola  trafuga- 
ronsi.  Si  sa  essere  vissuta  in  Siracusa, 
ove  rammentansi  un  Pietro  Conte,  ed 
un  fra  Girolamo  cavaliere  gerosoli- 
mitano 1613.  Un  ramo  troviamo  an- 
cora nella  città  di  S  ciacca  proveniente 
da  Savona,  ove  si  ricordano  un  Ni- 
colò Conte,  uno  Stefano  di  lui  figlio 
gentiluomo  assai  ricco  divenuto  ba- 
rone di  Casalbianco,  e  un  Francesco 
barone  del  Goderano  per  ragion  di 
dote.  Si  estinse  in  casa  Migliaccio  pel 
matrimonio  di  Lucrezia  Conte  fio'lia 
primogenita  di  Stefano  Conte  barone 
di  Casalbianco  con  Gerardo  Migliac- 


155 
ciò  marchese  di  Montemaggiore,  come 
rilevasi  dal  testamento  di  detto  Ste- 
fano rogato  presso  gli  atti  di  notar 
Giovanni  Vincenzo  Ferrante  di  Pa- 
lermo 1610,  e  da  sentenza  della  R. 
G.  C.  1621  confirmata  dal  tribunale 
del  Concistoro  1622,  ed  investitura  di 
Casalbianco  in  persona  di  Ignazio  Mi- 
gliaccio 1603.  Rappresenta  oggi  que- 
sta famiglia,  come  discendente  diret- 
ta della  succennata  Lucrezia,  Fran- 
cesca di  INIaria  Termini  in  Licata  prin- 
cipessa di  Baucina. 

Arma  :  campo  d'oro,  diviso  di  rosso. 
Corona  di  barone.  — ■  Tav.  XXX.  20. 

Conll'Cras  —  Arma  :  di  rosso,  con  una  tor- 
re d'oro,  aperta  e  finestrata  del  cam- 
po.—Tav.  XXXI.  1. 

Coppola  —  Famiglia  nobihssima  del  sedile 
di  Napoli.  Gli  annali  d'  Aragona  del 
Zurita,  il  Mugnos,  il  Bonfigho  ed  i 
registri  della  cancelleria  del  regno  non 
solo  attestano  l'antica  origine  di  que- 
sta famiglia  Coppola  ,  ma  ben  anco 
lo  stabilimento  di  essa  nella  città  di 
Elice.  Il  primo  di  questa  famiglia  a 
stabihrsi  nella  surriferita  città  fu  Pie- 
tro Coppola  marito  di  Gilla  Lingui- 
no ,  dopo  di  aver  seguito  per  molti 
anni  insieme  coi  suoi  fratelli  Nicolò 
e  Giovanni  la.  corte  di  re  Federico 
III.  Era  egli  figlio  di  Luigi  e  nipote 
del  gran  Nicolò  Coppola,  uno  dei  pri- 
mari baroni  feudatari  palermitani,  che 
fu  destinato  ambasciadore  presso  re 
Pietro  d'  Aragona,  insieme  con  Rai- 
mondo Portello  Catalano  quando  la 
Sicilia  era  oppressa  dalle  armi  fran- 


156 

cesi.  Il  Bonfiglio  dà  in  Messina  un 
Taddeo  Coppola  senatore  1252.  ed  il 
Villabianca  un  Bernardo  senatore  in 
Messina  1286;  lochè  prova  la  nobiltà 
di  questa  famiglia  essere  antichissima 
tanto  nel  regno  di  Napoli  clie  in  Si- 
cilia per  la  continuazione  delle  no- 
bili cariche,  che  ha  ella  sempre  oc- 
cupate nella  città  di  Erice  oggi  Monte 
s.  Giuliano,  ove  tuttora  conservasi. 

Arma  giusta  Mugnos:  d'azzurro,  se- 
minato di  gigli  d'  oro.  ed  una  coppa 
dello  stesso,  broccante  sul  tutto.  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXXI.  2. 
Coppolino  —  Antica  famigha  della  città  di 
Castroreale,  ove  à  occupato  le  cari- 
che nobili,  come  rilevasi  da  un  atto 
presso  notar  Antonello  Bruschetto , 
che  ci  presenta  un  Michele  Coppolino 
bailo  sotto  re  Ferdinando  il  cattolico 
1509,  ed  altri  distinti  soggetti. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  coppa  di 
argento  contenente  rami  di  lino  di  ver- 
de, sostenuta  da  due  lioni  d'oro,  co- 
me da  certificato  dal  sindaco  1871. 
Corbera  0  Corvera  —  Famiglia  nobile  sjja- 
gmiola,  dice  Mugnos,  tre  volte  venuta 
in  Siciha;  promossa  ai  primi  carichi 
dello  stato  sin  da  Pietro  d'Aragona, 
perocché  un  Bartolomeo  nel  1415  sot- 
to re  Ferdinando  il  cattolico  fu  vi- 
ceré. Il  Minutoli  coll'appoggio  d' In- 
veges  soggiunge  esser  dessa  una  fa- 
miglia molto  nobile  e  qualificata  della 
città  di  Palermo  per  le  dignità  e  pre- 
minenze da'  suoi  discendenti  sostenute. 
Un  Calcerano  Corbera  fu  maestro  ra- 
zionale presidente  del  regno,  ed  acqui- 


stò la  l)aronia  di  Miserendino  nel  1453. 
Un  Giuliano  fu  senatore  1520  e  capi- 
tano 1529;  il  di  lui  figlio  Vincenzo  mae- 
stro segreto  del  regno,  un  Guglielmo 
pretore    di  Palermo    1536  ;  un  altro 
Giuliano  senatore  maestro  segreto  del 
regno .  e   capitano  giustiziere    1548; 
un  Girolamo  senatore  1550;  un  Pie- 
tro senatore  1577  ;  ed  un  fra  Giro- 
lamo cavaliere  gerosolimitano    1598. 
Il  Villabianca  poi  soggiunge   che  un 
Aloisa    Corl)era  baronessa  di  Torto- 
rici  fu  marchesa  delli  Graniti  1609. 
Arma   giusta  Mugnos  :  d'  argento  , 
con  cinque  corvi  di  nero  ordinati   in 
.  croce  di  s.  Andrea.  Corona  di  baro- 
ne.—T.vv.  XXXI.  3. 
Corbini — Famiglia  nobile  messinese  oriun- 
da insana  al  dir  del  Minutoli,  che  la 
dà  per  estinta. 

Arma  :  diviso  nel  1°  d'  oro  ;  e  nel 
2°  d'azzurro  con  un  bue  scorticato  al 
naturale.  —  Tav.  XXXI.  4. 
Cordova  —  Illustre  e  nobile  famiglia  di  Spa- 
gna il  di  cui  ceppo  giusta  il  Bouillet 
fu  un  Domenico  Munoz-dos-Herma- 
nas,  che  nel XII  secolo  tolta  a'  Mori  la 
città  di  Cordova,  ed  incatenatone  il 
re  ,  ne  ricevè  in  compenso  il  nome 
e  le  armi  che  trasmise  a'  suoi  di- 
scendenti; tra'  quali  furono  celebri  Don 
Diego  Hernandez  de  Cordova  Alcay- 
de  1492,  e  Gonzalvo  de_Cordova  gran 
capitano  spagnuolo.  Questa  celebre 
famiglia  si  divise  poi  in  vari  rami  for- 
mando i  duchi  di  Sessa  e  di  Somma, 
i  conti  di  Cabra  di  Buena  e  di  Pa- 
lermos,  i  marchesi  di  Bitonto  ne'  re- 


gni  tli  Andalusici.  di  GrunatM  di  jMur- 
cia.  e  di  Estremadui'a,  ed  i  conti  di 
Alcaudot  nell'Andalusia.  Essa  è  stata 
arricchita  di  sei  grand'ie  d'un  consi- 
derevole numero  di  vassallaggi,  città 
terre  e  feudi  ;  ha  dato  quattro  car- 
dinali, dieci  vescovi,  molti  cavalieri  del 
Toson  d"Oro.  d'Alcantara,  Calatrava, 
s.  Giacomo,  e  gerosolimitani;  amha- 
sciatori,  governatori,  viceré,  generali 
e  conquistatori.  Fu  portata  in  Palermo 
al  dir  del  Villaljianca  nei  primi  del 
1500  da  un  Francesco  Cordova  dei 
conti  di  Alcaudet.  Fiorirono:  il  di  lui 
figlio  Paolo  cavaliere  di  s.  Giacomo  del- 
la  Spada;  Francesco  r.  maestro  no- 
taro  mfeudum  dei  tiùbunali  del  r.  Con- 
cistoro, R.  Monarchia  e  cause  delega- 
te; Francesco  Antonio  senatore  di  Pa- 
lermo 1678;  Filippo  governatore  del 
Monte  di  Pietà  1690,  e  senatore  1710; 
altro  Francesco  primo  marchese  della 
Giostra  come  per  investitura  del  1748; 
ed  altri  illustri  gentiluomini  sino  al  vi- 
vente Filippo  de  Cordova  marchese 
della  Giostra  e  marchese  di  Balsamo. 
Arma  giusta  il  Villabianca:  campo 
d'oro,  con  tre  fasce  di  rosso,  ed  un 
re  moro  vestito  di  verde,  col  manto 
di  porpora  coronato  d'oro  all'antica, 
incatenato  pel  collo.  Corona  di  mar- 
chese. Lo  scudo  accollato  da  trofeo 
militare.  —  Tav.  XXXI.  «. 
Coriglics  0  Crujilas  —  Il  Villabianca  parlando 
di  questa  nobilissima  famiglia  la  vuole 
proveniente  di  Catalogna,  derivata  dal 
sangue  reale  dei  Goti.  La  trapiantò  in 
Sicilia  un  Calcerando  Cruyllas  1282, 


157 
che  spedito  venne  da  re  Pietro  I  a 
ricevere  il  giuramenio  di  fedeltà  nella 
regia  di  Palermo,  come  riferisce  A- 
prile  Cì-oììoìugki  di  Sicilia.  Commen- 
dansi  poi  secondo  gli  altri  autori  con- 
cordi: un  Berengario  Cruyllas  figlio 
del  precedente,  il  quale  ebbe  dal  detto 
re  concessa  la  baronia  di  Francofon- 
te; un  Giliberto  che  col  di  lui  figlio  Be- 
rengario tenne  i  primi  carichi  dello 
stato,  e  nel  1.370  fu  ai  servigi  di  re 
Martino  e  della  regina  Maria,  operan- 
do prodigi  di  valore  contro  .il  conte 
Galeazzo  Visconti,  e  bruciandoe'li  l'ar- 
mata  navale  nel  porto  pisano;  un  Be- 
rengario III  che  nel  1.391  ebbe  da  detto 

:  re  Martino  confirmato  lo  stato  di  Fran- 
cofonte, CalatabianO;,  Samperi,  Sapona- 

!         ra.  Occhiala,  Barellino,  Mangiolino  ed 

I  altri  feudi  colle  cariche  nobilissime  di 
regio  consigliere,  gran  camerlengo  e 
vicario  generale  di  Sicilia;  un  Giovan- 
ni straticoto  di  Messina  1402  che  mori 
senza  prole,  ereditato  avendo    il  fra- 

!  tallo  Berengario  1454.  Da  lui  un  Gio- 
vanni ultimo  de'  Cruyllas.  Si  estinse 
nella  nobilissima  famiglia  Gravina  che 
la  rappresenta. 

Arma  giusta  Inveges  :  campo  rosso, 
con  nove  crocette  patenti  d'argento, 
ordinate  3,  3,  3.  Corona  di  conte  — 
Tav.  XXXI.  7. 
Cornaro  —  Arma  :  d'argento,  con  un  leone 
di  nero,  fasciato  d' oro  di  due  pezzi , 
sormontato  da  una  croce  potenziata 
di  rosso,  accantonata  da  quattro  cro- 
cette dello  stesso. — Tav.  XXXI.  a 
(Villabianca). 

20 


158 

Cornelio — Famiglia  noliile  beneventana  nel 
regno  di  Napoli,  come  rapporta  il  Mi- 
nutoli  che  la  vuole  discesa  da'  Cor- 
nari  patrizi  veneti.  Dalla  città  di  A- 
quila  venne  portata  in  Palermo  per  nn 
Giovan  Mario  Cornelio.  Son  degni  di 
menzione  un  Gianfrancesco  castellano 
di  ]\Iarsala  e  senatore  di  Palermo  1443; 
altro  Giovan  Mario  senatore  1540. 

Arma:  scudo  partito,  nel  1°  d'az- 
zurro, nel  2°  di  rosso,  ed  mia  corona 
d'oro  lìroccante  sulla  partizione. — Ta- 
vola XXXI.  9. 

Corona  —  Arma  :  d'azzurro  ,  con  una  co- 
rona ducale  d'oro  infilzata  nella  coda 
d'una  cometa  dello  stesso  ondeggiante 
in  palo. — Tav.  XXXL  io.  (Villabianca). 

Corralcs  —  Nobile  l-àmv^và  siracusana  stan- 
do al  JMinutoli. 

Arma:  di  verde,  con  una  torre  di 
oro  merlata  di  tre  pezzi,  aperta  e  fi- 
nestrata del  campo,  ed  un  gallo  d'oro 
nella  sommità.  —  Tav.  XXXI.  n. 

Corredo  —  Arma  :  di  rosso,  con  un  daino 
d'oro  corrente,  sormontato  da  un  gi- 
glio dello  stesso.  —  Tav.  XXXI.  12. 
(Villabianca). 

Corrcnlc  —  Arma  giusta  il  Villabianca:  di 
azzurro  ,  con  un  castello  a  tre  torri 
merlate  di  tre  pezzi  d'oro,  dalla  di  cui 
porta  scorre  un  fiume  d'  argento  — 
Tav.  XXXI.  13. 

Corsetto  —  Stando  .al  ÌNIugnos,  Inveges,  e 
Villabianca  troviamo  esser  questa  una 
famiglia  di  Perugia,  ove  vantò  non  po- 
clii  uomini  illustri  nelle  lettere  e  nelle 
armi.  Fu  trapiantata  in  Noto  da  un 
Giavanni  Corsetto  ai  servigi  di  re  Al- 


fonso,  da  cui  ebbe  il  carico  di  capi- 
tano giustiziere.  Un  Antonio  per  le  sue 
dottrine  fu  fatto  vescovo  di  Malta;  un 
Giovanni  promosso  a'  primi  caricbi  del- 
la patria;  i  di  lui  figli  giurati.  Epperò 
un  ramo  di  tal  famiglia  passò  in  Pa- 
lermo, ove  potè  vantare  un  Ottavio 
Corsetto  giudice  della  G.  Corte  ed 
autore  d'un  lil)ro  intitolato  —  Le  Qui- 
stioni  Forensi  nel  Rito  ;  fa  cavaliere 
di  s.  Giacomo  della  Spada,  r.  segreto 
di  Palermo  1622,  capitano  giustiziere 
1627,  conte  di  Villalta  1629,  gover- 
natore del  Monte  di  Pietà,  1635  e  pei 
suoi  grandi  servigi  ottenne  il  titolo 
di  duca;  finalmente  tenne  1'  ufficio  di 
pretore  in  Palermo  1665:  un  Pietro  di 
lui  figlio  fu  vescovo  di  Cefalìi  1638, 
governatore  e  capitan  generale  del  re- 
gno 1640. 

Arma  concordemente  a'  succitati 
scrittori:  d'azzurro,  con  tre  cuori  di 
oro  ordinati  2,  1,  sormontati  da  un  gi- 
glio d'argento.  Corona  di  conte — Ta- 
vola XXXI.  14. 

Corso  —  Famiglia  genovese  piantata  in  Si- 
cilia al  dir  di  JNIugnos  nel  1494  da  un 
Nicolò  Corso,  che  si  rese  ceppo  della 
famiglia  Corso  di  Sicilia  ;  fu  barone 
della  Gisira.  essendone  stato  investito 
un  Matteo  Corso  1536;  un  Mario  fu 
giurato  di  Palermo. 

Arma  :  campo  d'azzurro,  con  un  cane 
corso  rampante  d'argento.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XXXI.  15. 

Corvaja  —  Arma:  d'azzurro,  con  una  fascia 
accompagnata  in  capo  da  due  lioncini 
tenenti  con  le  zatope  una  corona  all'au- 


tica,  il  tutto  d'oro  —  Tav.  XXXI.  is. 
(Villal)ianca). 

Corvino  —  Antica  e  nobile  famiglia  rojuana 
derivata  da  Valerio  console  romano;  il 
quale  mentre  combatteva  con  un  ca- 
valiere gallo  un  corvo  gli  scese  sul 
cimiero,  un  occhio  cavandogli  col  bec- 
co; lo  che  fu  al  Valerio  di  gran  van- 
taggio per  la  vittoria  che  riportò  sul 
suo  avversario  :  di  là  il  cognome.  Un 
ramo  di  essa  si  vuole  in  Pisa,  da  dove 
al  dir  di  Mugnos  venne  trapiantato  in 
Sicilia  per  un  Gaspare  Giovanni  Cor- 
vino, il  quale  acquistò  il  feudo  della 
Menta  1527  e  la  terra  di  Mezzojuso 
col  mero  e  misto  imperio  per  privi- 
legio di  Carlo  V  imperatore,  e  fu  ba- 
rone di  Balda.  Un  Blasco  fu  il  primo 
principe  di  Mezzojuso  1638,  capitano 
giustiziere  1660,  e  poscia  pretore  di 
Palermo  1672,  come  dal  Villabianca; 
un  Giuseppe  cavaliere  di  s.  Giacomo 
della  Spada,  capitan  giustiziere  e  pre- 
tore di  Palermo  1689;  altro  Blasco 
investito  1712  ,  duca  di  Altavilla , 
titolo  commutato  in  Villavaga;  un  Do- 
menico investito  del  principato  di  Vil- 
lanova  1742,  e  dell'altro  di  Mezzo- 
juso 1770;  finalmente  ci  arrestiamo 
ad  un  Girolamo  di  lui  tiglio  ignoran- 
do il  seguito. 

Arma  :  campo  d'oro,  trinciato  d'az- 
zurro con  un  mezzo  bue  al  naturale, 
nascente  da  un  fiume  d'argento.  Co- 
rona  di  principe  —  Tav.  XXXI.  n. 

Cosenza  — 11  Mugnos  ci  dà  notizia  di  un  An- 
tonio Cosenza  barone  di  Billiemi  1488, 
il  quale  si  ebbe  un  figlio  a  nome  Pietro. 


159 
Arma:  d'azzurro,  con  una  campana 
battagliata  d'argento.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  XXXII.  1. 

Costa  —  Arma  :  d'azzurro,  con  un  leone  ri- 
voltato d'oro,  tenente  colle  zampe  an- 
teriori un  uccello  d'argento,  sormon- 
tato da  tre  stelle  d'  oro  allineate  in 
fascia.  —  Tav.  XXXII.  2.  (Villabianca). 

Costantino  — Famiglia  della  Piana  de'  Gre- 
ci giusta  Villabianca  Opuscoli  volu- 
me XVII,  ove  accennasi  un  Costan- 
tino Costantini  auditore  generale  1774 
e  maestro  razionale  del  r.  Patrimo- 
nio 1777. 

Arma:  d'  azzurro,  con  un  leone  di 
oro  rampante  contro  un  pino  al  na- 
turale, accompagnato  da  una  stella  di 
oro  posta  nel  fianco  destro  dello  scu- 
do.—Tav.  XXX.  3. 

Costanzo  —  Primaria  e  nobile  famiglia  na- 
politana  de'  seggi  di  Montagna  e  Por- 
tanova  giusta  quanto  ne  riferisce  Mu- 
gnos. Il  Zazzera  vuole  il  cognome  de- 
rivato dalla  città  di  Costanza  per  uno 
Scipio  cavaliere  di  Germania,  per  cui 
un  aneddoto  di  contesa  col  fratello 
dell'imperatore  Corrado  circa  il  1130; 
da  quel  fatto  il  soprannome  poi  di  spa- 
da in  faccia  del  re  Ruggiero  celiando. 
Indi  una  serie  di  personaggi  illustri 
sino  ad  AUjerico  ,  che  lasciando  due 
feudi  ed  altri  oggetti  ai  suoi  figli  Mar- 
tuccio e  Bartolommeo  vita  solitaria  e- 
lesse;  epperò  costoro  dopo  la  morte 
del  padre  trapiantaronsi  in  Messina; 
e  quai  cavalieri  di  ventura  fecero  pro- 
digi di  valore.  Un  INluzio  Costanzo 
figlio   di  Martuccio  fu   grande   almi- 


IGO 

rante  e  possessore  di  molte  terre,  quali 
sino  al  1569  i  di  lui  posteri  posse- 
devano. Un  Tuccio  fu  valoroso  cava- 
liere, un  Matteo  di  lui  fratello  priore 
di  Messina,  ed  altro  Muzio  cavaliere 
gerosolimitano,  capitano  della  Lingua 
d'Italia,  ed  ammiraglio  della  sua  re- 
ligione. Si  distinsero  poi  un  Tommaso 
ed  un  Scipio,  non  che  altro  Tommaso 
per  valore  e  per  saggezza.  Dal  Minu- 
toli  apprendiamo  infine  essersi  tal  fa- 
miglia estinta. 

Arma  secondo  l'anzidetto  scrittore: 
campo  rosso,  con  sei  coste  d'argento, 
ordinate  in  fascia  3  e  3;  ed  un  leo- 
ne d'oro  broccante  sul  tutto.  —  Ta- 
vola XXXII.  4 
Coltone  —  11  Villabianca  coll'appoggio  del 
Mugnos  sostiene  essere  stata  questa 
famiglia  orioinaria  di  Francia  da'  Cot- 
teneri  «  Cotoner  »  colà  resa  illustre  da 
Raffaele  e  Nicolò  Cotoner  grandi  mae- 
stri dell'ordine  gerosolimitano  1660  e 
1663.  Fu  trapiantata  in  Messina  ove 
fiorirono:  un  Michele  consigliere  e  mae- 
stro razionale  del  re  Roberto  di  Na- 
poli insignito  del  cingolo  militare  1300; 
un  Maj anetto  ministro  e  familiare  di 
re  Martino,  e  finalmente  uno  Stefano 
ed  un  Andrea  che  1'  arricchirono  di 
feudi  e  vassallaggi,  della  città  di  Lin- 
guagrossa.  della  contea  di  Bavuso  e  di 
Naso,  delle  baronie  di  Trapani.  Fiu- 
mefreddo  e  Sanbasile.  Un  Giuseppe 
conte  di  Bavuso  la  recò  in  Palermo; 
il  di  cui  figlio  Girolamo  ottenne  da 
Filippo  IV  il  titolo  di  principe  di  Ca- 
stelnuovo  1623.  Fu  egli  deputato  del 


regno,  capitan  generale  delle  galere  di 
Sardegna  e  governatore  altresì  della 
squadra  della  Sicilia.  Segue  la  linea 
sino  all'ultimo  principe  Carlo  Cottone 
uno  dei  cinque  baroni  che  nel  181 1 
furono  fatti  snarno  all'  ira  della  regina 
Maria  Carolina,  la  quale  incostituzio- 
nalmente contro  i  dritti  de'  Siciliani 
agiva.  Da  sincero  patriottismo  poi  mos- 
so, ed  affin  di  beneficare  i  figli  dei  po- 
veri contadini  della  contrada  dei  Colli, 
in  Palermo  sul  fondo  proprio  ideò  per 
loro  r  impianto  d'un  Istituto  Agrario, 
quale  al  1847  da  lui  dotato  dell'  in- 
tero suo  patrimonio  solennemente  per 
le  cure  dell'ottimo  cittadino  Ruggiero 
Settimo  inauguravasi;  e  diretto  venne 
per  la  parte  scientifica  ed  educativa 
dal  bravo  professore  Giuseppe  Inzen- 
ga  che  tanto  lo  lia  fatto  prosperare. 
In  detto  principe  si  estinse  la  fami- 
glia Cottone. 

Arma  giusta  Mugnos:  d'azzurro,  con 
un  leone  coronato  d'oro,  tenente  colle 
tre  zampe  un  ramo  tli  cotone  dello  stes- 
so fiorito  d'argento.  Corona  di  prin- 
cipe; cimiero  un  cavallo  d'argento  a 
carriera  inseguito  da  un  cane  dello 
stesso;  ed  il  motto  Potenziar.  —  Ta- 
vola XXXIl.  5. 

CoUonci'O  ^  Arma  d'oro,  con  una  pianta  di 
cotone  verde  fiorito  d'argento.  —  Ta- 
vola XXXII.  e.   (Villabianca). 

Colili  0  Colla  • — ■  Nobile  famiglia  originaria 
della  contea  di  Nizza,  é  propriamente 
della  città  di  Sospello,  come  rilevasi 
da  Sigismondo  Alberti  storia  della  città 
di  Sosjyello  e  sue  famiglie  nobili,  e  dal 


Villabianca  Ojnfscoli.  Fu  portata  in  Si- 
cilia nel  XVI  secolo.  Commendansi  : 
Giovanni  Imperiali  Cotta  barone  del 
Nadore  per  l'acquisto  dello  stato  e  ba- 
ronia di  Nadore  presso  Sciacca  col  me- 
ro e  misto  impero,  e  col  dritto  e  la 
potestà  di  fabbricare  e  popolare  terra 
di  vassallaggio;  indi  cominciò  a  fabbri- 
care in  Gaddini,  feudo  dello  stesso  di 
Nadore  ,  la  terra  di  Roccaforte  die 
per  le  vicende  de'  tempi  non  giunse 
a  popolarsi.  Fu  egli  il  primo  marchese 
di  Roccaforte  investito  1750 ,  aven- 
dolo commutato  con  quello  di  Jannò 
da  lui  acquistato;  inoltre  comprò  i  feudi 
nobili  delli  Sigiani  nel  territorio  di 
Paceco,  e  nel  1762  dal  duca  di  Ce- 
sarò  la  poderosa  baronia  del  Godra- 
no  con  vassallaggio,  facendo  cosi  glo- 
riosamente entrare  per  come  scrive 
il  Villabianca  la  famiglia  Cottìi  tra  le 
baronali  parlamentarie  siciliane.  Dalui 
un  Gianfrancesco  splendido  mecenate 
delle  belle  arti,  istituendo  in  sua  casa 
una  Accademia  di  disegno  e  scidtirra, 
la  di  cui  collezione  passò  in  seguito  al 
celebre  pittore  Velasques,  conservan- 
dosi oggi  nella  scuola  di  pittura  del- 
l'Università di  Palermo.  Giovanni  fi- 
glio del  precedente  fu  cavaliere  ge- 
rosolimitano, ed  uno  di  quei  patriotti 
e  facoltosi  baroni  siciliani  che  a  pro- 
prie spese  formarono  la  miglior  pai'te 
della  cavalleria,  quale  sotto  il  comando 
del  principe  di  Cutò  al  179(5  in  Lom- 
bardia contro  i  Francesi  tanto  si  di- 
stinse, e  che  il  Botta  nella  storia  d'I- 
talia molto  loda.  Inoltre  fu  mecenate 


161 

dei  letterati,  operoso  amico  delle  muse 
e  delle  scene  drammatiche,  trasferito 
avendo  nel  passato  secolo  in  sua  casa 
la  celebre  Accademia  di  poesia  sicUia- 
na,  che  il  sommo  Meli  con  uno  dei 
suoi  più  Ijelli  e  originali  sonetti  porta 
a  cielo.  11  di  lui  llgUo  Francesco  si 
distinse  pel  suo  patriottismo  illuminato 
e  disinteressato,  non  che  per  la  calda 
eloquenza  con  cui  aringo  nel  Parla- 
mento Sicihano  del  1812,  camera  dei 
pari,  essendo  procuratore  del  padre. 
Sposò  Emmanuela  Marziani  unica  fi- 
glia del  principe  di  Furnari ,  con  la 
quale  si  ebbe  due  figli  Lorenzo  e  Ma- 
rianna. Lorenzo  attuale  marchese  di 
Roccaforte,  l)arone  del  Godrano  e  del 
Nadore;  pari  del  regno  nel  1848,  depu- 
tato al  Pai'lamento  Italiano  della  città 
di  Palermo  dal  1865  al  1868,  fermo 
disinteressato  propugnatore  dei  dritti 
della  Sicilia;  ed  infine  cultore  delle  let- 
tere e  delle  muse  :  ]\Iarianna  moglie 
del  cav.  Giovanni  d' Ondes  Resrs'io. 

OD 

Arma  giusta  Villabianca:  di  rosso, 
con  tre  monti  d'argento  moventi  dalla 
punta,  caricati  da  un  serpe  attortiglia- 
to in  fascia  di  nero;  sormontati  da  una 
fede  di  carnagione,  le  braccia  vestite 
d'  argento  :  al  capo  cucito  d'  azzurro 
caricate  da  tre  stelle  d'  oro  di  otto 
rac;"!.  Corona   di  marchese  —  Tavo- 

DO 

LA.    XXXII.  7. 

Cozzo  —  Famiglia  nobile  di  Verona  giu- 
sta il  Villabianca  opuscoli  voi.  XVII 
e  XLVIII,  e  continuazione  alla  Sici- 
lia Nobile  voi.  III.  Commendansi  :  un 
Giovan  Battista  Cozzo  barone  di  Sa- 


162 
Luci  1705;  un  Giambenedetto  barone 
di  Galasso  1771;  un  Gianluigi  conte 
di  Gallitano  1809.  In  fine  la  linea 
mascliile  si  estinse  col  barone  Nar- 
ciso Cozzo ,  che  mori  pugnando  in 
Capua  nelle  file  di  Garibaldi  in  set- 
tembre 1860. 

Arma  diviso:  nel  1"  d'  oro,  e  nel 
2°  di  rosso  con  tre  monti  d'oro  mo- 
venti dalla  punta.  Corona  di  conte  — 
Tav.  XXXIl.  8. 
Crapanzano  —  Nobile  famiglia,  oriunda  di 
Catalogna  secondo  Mugnos,  portata  in 
Sicilia   da  un  Palascino   Crapanzano 
cavaliere  sotto  re  Manfredi.  Un  An- 
tonio Crapanzano  sotto  re  Carlo  d'An- 
giò   fa  governatore  di  Terranova  ed 
un  Guglielmo  castellano  di  Marsala. 
Quivi  una  serie  genealogica  d'illustri 
personaggi  sino  a  Giovanni ,  che    si 
caso  in  Trapani,  ed  ivi  una  seconda  li- 
nea. Ebbe  titolo  di  miles,  fu  giurato 
nel  1409,  e  capitano  giustiziere  1434. 
Un  secondo  Guglielmo  fu  consigliere 
di  re  Alfonso  1457;  un  Ruggiero  ni- 
pote del  succennato  Antonio  ottenne 
da  re  Pietro  la  castellania  di  Piazza 
in  cambio  del  governo  di  Terranova 
statogli  tolto.  Fra'  cavalieri  geroso- 
limitani troviamo  un  fra  Paolo  Cra- 
panzano da  Trapani  1575. 

Arma  :  d'oro,  con  una  banda  di  rosso 
caricata  da  un  leone  del  primo  —  Ta- 
vola XXXII.  a 
(ìrcscenzio  —  Le  poche  notizie  che  di  que- 
sta famiglia  ci  dà  il  Villabianca  Si- 
cilia nobile,  volume  2°  sono  :  un  Gio- 
vanni  Andrea   Crescenzio   l^arone  di 


Canicatti  ed  un  Andrea  barone  di  Ra- 
vanusa. 

Arma  :  d'azzurro,  con  una  banda  di 
oro  accompagnata  in  capo  da  due  stel- 
le dello  stesso  con  sette   raggi.  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXXII.  io. 
Crescimaiino— Antica,  nobile  e  feudataria 
di  Piazza  vuole  Mugnos  questa  fami- 
glia, originaria  di  Lombardia,  in  Si- 
cilia venuta  sotto  re  Guglielmo;  seb- 
bene il  Chiarandà    Storia  di  Piazza 
la  creda  passata  col  conte  Ruggiero, 
e  tra  le  prime  che  fondarono  la  città 
di  Piazza.  Intanto  dal  Capibreoium  del 
Barberio  rilevasi  essere  stato  un  Pa- 
squale Crescimanno,  che  nel  1406  a- 
cquistò  il  feudo  di  Camitrici  in  Piazza. 
Il  Pirri  poi  ci  dà  notizia  di  un  Gu- 
gliemo  Crescimanno,  che  fu  il  primo 
abate   dell'  abadia   parlamentare  di  s. 
INIaria  del  Fundrò.  Ricordasi  altresì 
un  Lelio,  che  uni  l'altro  feudo  di  Spi- 
talotto  1535.  Questa  nobile  famie-lia 
si   divise  in  due  rami  ;  Crescimanno 
baroni  di  Capodarso  residenti  in  Piaz- 
za, linea  primogenita,  e  Crescimanno 
duchi  d'Albafìorita  residenti  in  Calta- 
girone  ove  sono  stati  ascritti  alla  mae- 
stra de'  nobili  godendo  le  prime  ca- 
riche di  quella  città.  \^anta  .dei  cava- 
lieri di  IMalta,  come  un  fra  Vincenzo 
balio  di  s.  Stefano  1615,  un  fra  Lu- 
cio e  fra  Diego  fratelli  1622  che  ri- 
leviamo dal  Minutoli. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro,  ed  una  banda  dello  stesso  attra- 
versante sul  tutto.  Corona  di  barone.  — 
Tav.  XXX.  n. 


Cl'iniilbellil  —  Arma:  di  rosso,  con  un  grifo 
d'oro  rampante  tenente  con  la  zam- 
pa anteriore  destra  una  testa  umana 
di  carnagione  barbuta,  in  atto  di  po- 
sarla sopra  un  monte  d'oro  movente 
dall'angolo  destro  della  punta.  —  Ta- 
vola XXXII.  12.  ("\'illabi;inca). 

Crisafi  —  Riferisce  Mugnos,  e  con  lui  gli 
autori   concordemente ,    esser  questa 
una  nobile  ed  antica  famiglia  messine- 
se, in   Sicilia  portata  da  un    Giorgio 
Maniaca  patrizio  di  Costantinopoli  ed 
esarca  di  Sicilia.  Il  di  lui  figlio  Cri- 
safo  0  Grisafo  stanziando  in  Siragusa 
occupò  l'istesso  ufficio;  indi  passato  in 
Messina  prese  moglie,  ed  i  di  lui  posteri 
il  proprio  cognome  in  Crisafi  mutarono. 
Commendansi  altresì:  un  2"  Giorgio, 
valoroso  cavaliere  del  suo  tempo  sotto 
i  re  Pv,u£j'giero  e  Guglielmo  I.  straticoto 
di  ]^Iessina  nel  1179;  un  Nicolò  ca- 
valiere di  pregio  presso  re  Martino, 
da  cui  ottenne  nel  1302  la  baronia  di 
Lino'uaorossa,  il  feudo  di  Ramusali  in  ; 
Lentini,  quello  di  Fiumefreddo  in  Su-  ^ 
fera,  e  poi  l'ufficio  di  maestro  razio-  ! 
naie  del  regno  1425;  un  Giovannni  di 
lui  fratello,  cbe  possedè  i  feudi  di  Pi- 
rago  e  Bitonto;  un  Giammichele  cbe  ; 
ebbe  il  casale  di   Attilia  e  le   baglie 
nel  1404,  un  Nicoloso   cbe  aggiunse 
il  feudo  di  Abbigliaturi  noi  1473:  un   ; 
Filippo   il  feudo    di  Landò;  un  altro 
Giovanni  il  feudo  di  Baccarato  1416, 
non  che  la  baronia  di  Pancaldo  ;  un 
fra  Tommaso  arcivescovo  di  Messina 
ed  in  grande  stima  presso  tutte  le  corti  j 
d'  Europa  1412  ;  un  Nicolò  senatore 


1G3 
1454;  un  Matteo  senatore  1459;  un 
2°  Nicolò  conte  di  Terranova  in  Ca- 
labria e  straticoto  di  INIessina;  infine 
un  fra  Carlo  commendatore  della  com- 
menda di  s.  Giovanni  in  Piazza  ed  altri 
cavalieri  gerosolimitani. 

Arma  giusta  lo  stesso  scrittore  :  in- 
terzato di  banda  di  rosso,  d'  argento 
e  di  nero;  il  secondo  caricato  da  un 
leone  del  primo.  Corona  di  barone.  — 
Tav.  XXXII.  13. 
Crispi  0  Crespi  —  Secondo  il  Mugnos  no- 
bile e  chiara  famiglia  pisana  a'  ser- 
vigi dell'  imperatore  Federico  II  por- 
tata in  Messina  da  un  Ansaldo  Cre- 
spi. Altri  opina  invece  essere  stata  fa- 
miglia romana,  passata  in  Pisa,  poi 
in  Napoli,  in  fine  in  Sicilia.  L'Inve- 
ges  a  causa  di  qualche  lapide  ne  vuole 
un  ramo  anche  a  Palermo  sin  dal  1474. 
Un  Antonio  fu  straticoto  di  INIessina 
1353;  un  Rinaldo  da  re  Federico  III 
in  compenso  de'  suoi  servigi  ottenne 
il  feudo    della  foresta  1367,  le  ton- 
nare di  Termini  e  Trapani  in  feudo, 
non  che  quello  di  Lalla  1369,  e  l'al- 
tro  delle  Saline  di  Calcarella  1340; 
un  Tommaso  per  ragion  di  dote  ebbe 
i  feudi  di  Monterosso,  Mahggi,  Inca- 
rano  ed  altri;  un  Federico  per  suc- 
cessione possedè  nel  1416  la  foresta 
di  Taormina  antico  feudo  stato  donato 
da  re  Federico  III  al  di  lui  padre  Ri- 
naldo Crispi;  indi  acquistò  in  Palermo 
il  feudo  del  Falconeri;   un  Tommaso 
pretore  di  Palermo  nel  1333;  un  Fi- 
lippo arcivescovo  di  Messina  1392  ri- 
portato dal  Pirri.  Notiamo  infine  tra' 


164 
cavalieri    gerosolimitani  un   fra   Gio- 
vanni ,   un   fra  Marco   commendatore 
1457,  ed  nn  fra  Nicolino  1461. 

Arma  giusta  Mugnos  :  campo  azzur- 
ro ,  con  albero  di  castagna  al  natu- 
rale, fruttifero  di  cinque  rizzi  d'oro.  — 
Tav.  XXXII.  u. 

Croce  —  Arma:  partito;  nel  1°  di  rosso,  con 
la  croce  biforcata  d'  argento .  nel  2° 
d'azzurro,  con  una  fascia  d'oro  accom- 
pagnata da  quattro  stelle  dello  stesso, 
ordinate  3  in  capo  ed  1  in  punta. — 
Tav.  XXXII.  ir,.  (  Villabianca  ) . 

Crollanza  —  Nobile  famiglia,  al  dir  di  Mu- 
gnos chiara  per  soggetti  distinti,  tra' 
quali  un  Cesare  Crollanza  revisore 
perpetuo  delle  vettovaglie  eli'  entra- 
vano ne'  porti  di  Palermo,  quale  uf- 
ficio fu  in  seguito  occupato  da'  suoi 
discendenti;  nn  Donato  castellano  di 
Castronovo,  il  di  cui  figlio  Lorenzo  si 
stabili  in  Palermo  e  si  rese  progeni- 
tore della  famiglia  Crollanza. 

Arma:  campo  d'oro,  con  un  leone 
di  rosso  passante  sopra  un  fiume  flut- 
tuoso d'  argento ,  portante  in  ispalla 
un'asta  con  lancia  di  nero,  posta  in 
isbarra.  —  Tav.  XXXII.  ig. 

CruitO  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  cavallo 
alato  d'oro  corrente.  —  Tav.  XXXII.  n. 
(Villabianca). 

Cubici  0  Cllbrici  —  Questa  nobilissima  fa- 
miglia, dice  Savasta  Caso  di  Sciacca, 

fu  di  fiizione  PeroUo;  però  ignorasi  la 
sua  origine  primitiva. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  tre  torri  di 
argento  merlate  di  quattro  pezzi,  aperte 
e  finestrate  di  nero.  —  Tav.  XXXII.  is. 


Cugino  —  Arma:  d'oro,  con  un  braccio  de- 
stro armato  ,  impugnante  una  spada 
d'  argento,  alta  in  palo  movente  dal 
fianco  sinistro  dello  scudo.  Arme  fal- 
sa.—Tav.  XXXII.  10.  (Villabianca). 

Curii  0  Corte  —  Inveges  riferisce  questa  fa- 
miglia oriunda  francese.  11  Rossi  la 
dimostra  in  più  luoghi  italiana;  ed  il 
Mugnos  Vesijro  la  riporta  in  Mazzara; 
forse  proveniente  dal  IMilanese,  poi- 
ché ricordasi  un  Ugone  de  Curtibus 
barone  sotto  re  Pietro  I  ed  un  An- 
tonio sotto  Federico  11  1296.  Altro 
ramo  encomiato  da  monsignor  Giovio 
esistette  in  Palermo,  possessore  della 
baronia  di  Tuzia  feudo  nobile  col  mero 
e  misto  impero.  Un  barone  Vincenzo 
Curti  fu  cavaliere  aurato  e  due  volte 
senatore  di  Palermo,  secolo  XVII.  Al- 
tro ramo  frovossi  in  Licata;  ivi  è  me- 
moria di  un  Ilario  Curti  marchese  di 
Balsamo;  ne  venne  uu  Antonio  sacer- 
dote per  la  di  cui  morte  ereditò  la 
sorella  Francesca  moglie  di  Francesco 
de  Cordova  marchese  della .  Giostra. 
Arma  giusta  Inveges  :  scudo  inter- 
zato in  fascia;  nel  1°  d'oro  un'aquila 
coronata  e  spiegata  di  nero  ,  nel  2" 
d'  argento  con  un  leone  a  due  teste 
di  nero,  partito  di  rosso  con  un  ca- 
stello merlato  d'  argento  sormontato 
da  un'aquila  spiegata  d'oro;  nel  3°  di 
argento  con  tre  bande  di  rosso.  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XXXII.  20. 

Cusimano  —  Arma  :  inquartato  in  croce  di 
s.  Andrea;  il  capo  e  la  punta  d' oro 
con  una  caldara  manicata  di  nero;  fian- 
cheggiato d'azzurro  con  cinque  gigli 


d'oro  ordinati  in  croce. — T.  XXXIII.  i. 
(  Villabianca  ). 

ClISlOS  —  Vamigìki  fj e novese  al  dir  del  Wl- 
labianca  OjniscoU  T.  XVII  e  conti- 
nuazione alla  Sicilia  Nobile  voi.  V. 
Fu  portata  in  Sicilia  da  un  France- 
sco Custos.  il  di  cui  figlio  Giambatti- 
sta venne  acquistando  nel  1793  i  feudi 
di  Franco  e  Curca  ^''ecchia  detti  Corte 
Vecchia,  Bando,  Racazza  e  Ciacca  dello 
stato  di  Brucato  in  Caccamo;  fu  egli 
rettore  mercadante  dell'Ospedale  Gran- 
de di  Palermo  nel   1773. 

Arma:  scudo  partito  nel  1°  d'az- 
zurro, con  un  albero  al  naturale  ac- 
costato da  un  leone  d'oro;  nel  2°  di 
azzurro  con  una  zampa  di  leone  d'oro 
movente  dal  fianco  destro  dello  scudo 
impugnante  una  picca  dello  stesso  po- 
sta in  palo,  sormontata  tla  una  cometa 
d'oro  ondeggiante  in  banda.  —  Tavo- 
la XXXIII.  2.  I 

Clllelli — Stando  al  Mugnos  troviamo  es- 
ser questa  famiglia  proveniente  da  un 
Manfredo  de  Messer  tedesco,  essen- 
doché in  quella  lingua  messer  signi- 
fica coltello  ed  in  siciliano  cuteddtc 
entello.  Costui  fu  in  Palermo  a'  ser- 
vigi dell'  imperator  Federico  II,  da  cui 
nel  vicariato  d'arme  del  vallo  di  Li- 
libeo  venne  promosso.  Un  Pietro  Cu- 
telli  cavaliere  palermitano  fu  implicato 
nella  congiura  del  Vespro;  indi  da  re 
Federico  II  fatto  giustiziere  del  regno 
nel  1316,  ed  infine  si  ebbe  la  soprain- 
tendenza  di  Catania.  Ivi  caso  il  di  lui 
figlio  Luigi,  formando  cosi  un  ceppo 
che  die  capitani  giustizieri,  senatori  e 


165 
due  vescovi,  cioè  un  Giovanni  vescovo 
di  Patti  1479.  ed  un  Vincenzo  ve- 
scovo di  Catania  157S.  In  fine  si  rese 
commendevole  il  dottor  Mario  Cutelli 
due  volte  giudice  della  R.  G.  Corte 
il  quale  scrisse  de  Dnuationibus  ed  i 
Codici  di  Sicilia. 

Arma:  di  rosso,  con  un  palo  d'oro. — 
Tav.  XXXIII.  3. 

diligili — Famiglia  ov\m\&ii portoghese  giu- 
sta il  ^^illa,l)ianca. 

Arma:  campo  d'oro,  con  una  croce 
pomata  di  verde. — Tav.  XXXIII.  4. 

Culruneo  —  Nobile  famiglia  di  Messina  che 
il  Minutoli  dà  per  estinta. 

Arma  :  d'  azzurro ,  con   un  cavallo 
alato  d'ai'gento. — Tav.  XXXIII.  5. 

Cuzzauili — Antica  nobile  famiglia  della  cit- 
tà di  Troina,  ove  si  stabili  fin  dall'e- 
poca dei  Normanni  per  un  Filippo  Cuz- 
zaniti,  che  intervenne  da  testimonio 
nella  sentenza  per  il  vescovo  di  Mes- 
sina Roberto  II  e  Gilberto  PeroUo, 
sottoscritta  nel  1142  dal  conte  Simone 
e  da  Giorgio  de  Antiochia  Magni  A- 
miranti  Insidae  Siciliae;  sentenza  ri- 
portata dal  Pirri  nelle  notizie  Sici- 
lianensium  Ecclesiarum  a  pag.  312. 
Governò  sempre  negli  antichi  tempi 
la  detta  città  di  Troina  un  individuo 
di  tal  casa  come  riferisce  l'Ansalone. 
Dopo  di  che  ella  trapiantossi  in  Mes- 
sina ove  fu  meritamente  ascritta  alla 
nobiltà  dell'ordine  senatorio,  dal  1590 
figurando  tra'  consulenti  nobili  con- 
correnti agli  uffici  della  città  sino  a 
quell'epoca.  Commendansi:  un  Filippo 
Cuzzaniti  regio  percettore  del  vai  De- 

21 


1G6 

mone  e  capitan  d'arme  straordinario 
del  regno  come  dal  detto  Ansalone  ; 
un  Illuminato  celebre  teologo  cappuc- 
cino commissario  generale  e  visitatore 
in  Spagna  per  la  sua  religione,  mor- 
to 1656  ;  e  finalmente  un  Giuseppe 
senatore  di  Messina,  distinto  economi- 
sta e  geografo,  dal  Mongitore  Biblio- 
teca Slcida  encomiato. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  un  braccio 


destro  armato ,  impugnante  un  ramo 
d'albero  di  verde  coronato  all'anti- 
ca d'  argento  ;  elmo  di  profilo  or- 
nato di  pennacchi,  come  rilevasi  dalla 
cappella  di  s.  Pietro  d'Alcantara  della 
chiesa  di  s.  Maria  di  Gesù  nella  cit- 
tà di  s.  Lucia ,  e  dalle  pruove  fatte 
nell'ordine  gerosolimitano  dal  barone 
Giuseppe  Galluppi  e  Cuzzaniti  di  Mes- 
sina. —  Tav.  XXXIII.  6. 


DaidODÈ  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  daino 
d'oro  sagliente  in  un'  albero  di  pino 
al  naturale.— Tav.  XXXIII.  -.  (  Villa- 
bianca  ). 

DainottO  —  Nobile  famiglia  messinese  che 
il  Minutoli  dà  per  estinta.  Ebbe  prin- 
cipio da  un  Annibale  Dainotto  seco- 
lo XIV.  Sono  commendevoli  un  Gian- 
tommaso  primo  barone  di  Borzano 
1457  ,  ed  un  Giovanni  cavaliere  ge- 
rosolimitano. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  daino  cor- 
rente d'oro  sormontato  da  una  stella 
dello  stesso.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXXIII.  8. 

Damiani  —  Il  Villabianca  Opuscoli  V.  XVII 
ci  dà  notizia  di  un  Felice  Damiani  che 
occupò  la  carica  di  reggente  in  Na- 
poli 1795,  non  che  quella  di  maestro 
razionale  del  r.  Patrimonio;  e  di  un 
Gregorio  di  lui  figlio,  giudice  delle  Ap- 
pellazioni. 

Arma  :  d'azzurro,  con  due  sbarre  ab- 
bassate sotto  di  una  riga  sormontata  da 
tre  teste  coronate  all'antica,  il  tutto  di 
oro.  —  Tav.  XXXIII.  9.  (Villabianca). 


Daniele  —  Antica  nobile  famiglia  di  Noto, 
come  dice  Mugnos  appoggiato  dal  Mi- 
nutoli e  dal  Villabianca,  portata  in  Si- 
racusa da  Pietro  Daniele,  il  quale  ac- 
quistò il  feudo  di  Canicatti  nel  1413 
e  vi  occupò  le  prime  cariche.  Un  Ma- 
rio Daniele  .,  al  dire  del  Villabianca, 
appare  primo  marchese  delli  Bagni 
come  per  concessione  di  re  Carlo  II 
1680.  Segue  la  linea  sino  a  Giuseppe, 
che  occupò  la  carica  di  capitano  giu- 
stiziere di  Siracusa  1748.  Vanta  trai 
cavalieri  gerosolimitani  fra  Francesco 
morto  nel  presidio  di  s.  Telmo;  altro 
fra  Francesco  morto  nell'  assedio  di 
Malta  1559;  ed  vm  fra  Pietro  Anto- 
nio 1691. 

Arma  giusta  il  Minutoli  :  di  rosso, 
con  un  agnello  d'argento  tenente  una 
bandiera  dello  stesso  svolazzante  a  si- 
nistra sopra  una  campagna  cucita  di 
azzurro.  Corona  di  marchese.  —  Ta- 
vola XXXIII.  10. 

D'Aceto  (v.  Acelo). 

D'Ondes  (v.  Ondes). 

De  Franchis  (v.  Franchis;. 


De  Gayangos  (  v.  Gayaiigos  ). 

De  Gregorio  (  v.  Gregorio  ) 

De  Vincenzo  (v.  Vincenzo). 

Del  Bono  (  v.  Bono). 

Del  Carrello  (  v.  (larrello  ). 

Del  Giudice  (v.  Giudice). 

Della  Monlagna  (  v.  Slonlagua  ). 

Della  Porla  (v.  Porla). 

Delle  Lance  (v.  Lance). 

Denlc  0  Denti  —  Nobile  famiglia  originaria 
di  Ravenna  stando  al  Mugnos  ed  al 
Villahianca  ,  portata  in  Messina  nel 
1248  da  Alberto  Denti  e  divenne  molto 
illustre.  Un  Giacomo  Denti  fu  barone 
di  Raneri ,  e  giudice  della  G.  Corte 
nel  1392,  indi  primo  ministro  della  re- 
gina Maria,  de'  due  Martini,  non  che 
della  regina  Bianca  1378  ;  un  Vin- 
cenzo primo  duca  di  Piraino  per  con- 
cessione di  re  Filippo  IV  1656  ed  oc- 
cupò le  cariche  di  giudice  della  corte 
straticotiale  di  Messina ,  del  Conci- 
storo, della  Gran  Corte,  e  di  maestro 
razionale  del  r.  Patrimonio;  un  Grego- 
rio figlio  del  precedente  primo  prin- 
cipe di  Castellazzo  1678  ,  governato- 
re della  nobile  compagnia  dei  Bian- 
chi e  deputato  del  regno  ;  un  Lucio 
figlio  del  precedente  investito  di  detto 
titolo  1709  rifulse  cavaliere  di  s.  Gia- 
como tlella  Spada  e  governatore  come 
sopra;  un  Vincenzo  di  lui  figlio  inve- 
stito del  titolo  di  duca  di  Alagona  e 
della  grossa  baronia  del  Bibino  Ma- 
gno coi  feudi  di  Mililli  s.  Lio  e  Co- 
muni delli  Fundi  1767.  Segue  la  li- 
nea  sino  ad  altro  Lucio  ;  ignoriamo 
il  resto. 


167 
Arma  giusta  Mugnos  :  di  rosso,  con 
due  fasce  la  prima  sormontata  da  tre 
denti,  e  la  seconda  da  due,  il  tutto  di 
oro.  Corona  di  duca.  —  Tav.  XXXIII.  ii. 
Deodalo  —  Illustre  nobile  famiglia  italiana 
ab  antico  dimorante  in  Orvieto,  ove 
vanta  non  pochi  gentiluomini  confor- 
me riferiscono  il  Mugnos  ed  il  Minu- 
toli.  11  primo  che  venne  a  trapiantar- 
la in  Sicilia  e  precisamente  in  Noto 
fu  un  Roberto  Deodato,  che  servi  il 
re  Pietro  li  da  cui  la  cipitania  di  Si- 
ragusa  e  di  Noto  si  ebbe.  Un  Gio- 
vanni si  caso  in  Siragusa;  altro  Gio- 
vanni fu  barone  del  Palammo  d'  Au- 
gusta,  ed  acquistò  i  feudi  di  Fruginiti 
e  di  Tabaria  1429;  al  che  un  Nico- 
lò di  lui  figlio  vi  aggiunse  nel  1493 
il  feudo  di  Sammacca  co'  vignali 
della  Mendola.  In  Noto  si  distinsero 
Tommaso  e  Giovanni  giurati  di  detta 
città  1452-56;  ed  un  altro  Giovanni 
primo  barone  di  s.  Paolo. 

Arma  secondo  Minutoli  :  d'azzurro, 
con  tre  bande  d'oro,  col  capo  del  primo 
sostenuto  da  una  ri"'a  d'  oro.  —  Ta- 

O 

VOLA  XXXllI.   12. 

Desfar  (  volgami.  Isfar  )  —  Nobile  ed  an- 
tica famiglia  di  Catalogna  secondo  Mu- 
gnos. Un  Gilberto  Desfar  a'  servigi 
di  re  Alfonso  la  trasferì  in  Sicilia  a- 
vendo  nel  1426  occupato  l'ufficio  di 
maestro  segreto  del  regno.  Acquistò 
il  castello  terra  e  feudo  di  Siculiana 
con  varii  privilegi  1430  ,  il  feudo  di 
Favarchi  1432,  ed  infine  vicario  ge- 
nerale del  regno  1440.  Un  Federico 
fu  capitan  d'arme  in  Calascibetta  1484; 


168 
un  Blasco  nel  1592  prese  investitura 
delle  baronie  di  Siculiana  e  delle  Sa- 
line; ed  essendo  morto  senza  figli  ma- 
schi, r  eredità  passò  alla  figlia  Gio- 
vanna Isfar  moglie  di  Vincenzo  del  Bo- 
sco principe  della  Cattolica. 

Arma  :  campo   d'  azzurro,  con  tre 
monti  d'argento  fiammeggianti  di  rosso, 
moventi   dalla  punta.  Corona  di  ba- 
rone. —  Tav.  XXXIII.  16. 
Desma  —  Arma  inquartato  :  nel  1°  e  4"  di 
rosso,  con  un  castello  d'argento  sor- 
montato da  tre   torri  merlate    di  tre 
pezzi;  nel  2°  e  3°  di  rosso  con  un  leone 
coronato  d'argento. — Tav.  XXXIII.  is. 
Diana  —  Questa  famiglia  a  quanto  ne  di- 
ce Mugnos  sembra  originaria  di  Pia- 
cenza ,  ove    vanta   un   Pietro    Diana 
cardinale.  Fu  trasferita  in  Sicilia  da 
un  Roberto  Diana,  gentiluomo  di  re 
Ludovico,  e  per  1'  amicizia  di  Artale 
d'Alagona  perde  il  dominio  della  terra 
di  Gagliano  ed  altri  feudi,  che  poscia 
nel  1396   re  Martino  riconosciuta  la 
sua  innocenza  gli  fé  restituire.  Un  Rug- 
giero fu  guardaroba  di  re  Alfonso,  da 
lui  un  Gaspare  senatore  nel  1470.  Com- 
mendansi  i  cavalieri  gerosolimitani  fra 
Roberto  priore  in  Roma  1379,  ed  al- 
tro fra  Roberto  priore  in  Messina  1439. 
Si  crede  estinta;  intanto  vuoisi  ricor- 
dare un  ramo  proveniente  da  Geno- 
va per  un  Nicolò  Diana  e  Spinola  fi- 
glio di  GugUelmo,  che  nel  1620  passò 
in   Palermo ,  come  assicura  il  Villa- 
bianca;  indi  acquistò  le  terre  di  Jaci, 
s.  Antonio  e  s.  Filippo  1645.  Da  lui 
un  Guglielmo  investito  della  baronia 


di  Cefalà  1651,  e  decorato  del  titolo 
di  marchese  Bonaccorsi  1666.  A  co- 
stui successe  un  Nicolò  che  fu  primo 
duca  di  Cefalà  per  concessione  di  re 
Carlo  II  1684.  Segue  la  linea  con  Mi- 
chele investito  nel  1720  governatore 
del  Monte  di  Pietà  di  Palermo,  il  di 
cui  figlio  Giuseppe  investito  nel  1732 
rifulse  cavaliere  gerosohmitano  e  go- 
vernatore della  nobile  Compagnia  dei 
Bianchi  1767  e  del  Monte  di  Pietà 
1772.  Finalmente  si  à  che  un  Girolamo 
Michele  di  lui  figlio,  sposato  a  Gio- 
vanna Pilo  de'  conti  di  Capaci,  morì 
giovane  lasciando  unica  erede  la  fi- 
glia Felicita  Diana  e  Pilo,  per  la  quale 
i  beni  ed  i  titoli  pervennero  alla  nobile 
casa  Pilo  conti  di  Capaci. 

Arma  giusta  il  Villabianca:  d'azzur- 
ro, con  una  fascia  d'oro  accompagnata 
da  tre  stelle  dello  stesso  poste  due 
in  capo  ed  una  in  punta.  Corona  di 
duca.  — Tav.  XXXllI.  i4. 

Diaz — Arma:  inquartato  in  croce  di  s.  An- 
drea; il  capo  e  la  punta  d'azzurro,  con 
un  castello  a  tre  torri  d'oro  merlate 
di  tre  pezzi ,  fiancheggiati  d'  argento 
con  un  alljero  di  pino  al  naturale 
accompagnato  da  un  cane  passante 
di  nero.  Tav.  XXXIII.  13,  (Villabianca). 

Diblasi  0  Di  Diasi — Famìglia  traj)anesc  ori- 
ginaria di  Salami  come  riferisce  il  Vil- 
labianca che  cita  varie  lapidi  sepol- 
crali, da  dove  rilevasi  un  Pietro  Di- 
blasi vicario  della  città  di  Salerai;  al- 
tro Pietro  barone  di  Diesi  e  Spara- 
cia,  regio  consigliere  de'  re  Filippo  III 
e  IV;  un  Francesco  investito  di  detta 


baronia  1635.  Fiorirono  inoltre:  Gio- 
vanni barone  della  Torre  ;  Giuseppe 
barone  della  Salina  investito  1G88;  Sci- 
pione governatore  del  Monte  di  Pietà, 
senatore  e  sindaco  a  vita  della  città 
di  Palermo  1712;  altro  Giuseppe  in- 
vestito di  detta  baronia  1702;  Fabri- 
zio investito  nel  1752;  Gabriele  aljate 
cassinese  ed  arcivescovo  di  Messina 
1 764;  Caterina  abbadessa  del  monistero 
delle  Vergini  in  Palermo  1752;  Vincen- 
zo governatore  del  Monte  di  Pietà,  se- 
natore e  sindaco  di  Palermo  1752  ; 
Francesco  Paolo  giudice  della  G.  Corte 
Pretoriana  di  Palermo  1789,  il  quale 
ebbe  mozza  la  testa  il  1795  per  po- 
liticbe  cospirazioni;  Giovanni  barone 
dell"  Aquila  e  marchese  di  Blasi  per 
investitura  del  1792,  auditore  generale 
e  maestro  razionale  del  regno  1799; 
Salvatore,  abate  cassinese,  letterato  di 
vaglia  1801;  infine  Giovanni  Evange- 
lista abate,  m.  il  1812,  non  meno  illu- 
stre letterato,  erudito  istancabile,  e  au- 
tore di  varie  opere  storiche  tra  le 
quali  sono  memorabili  la  Storia  Ci- 
vile di  Sicilia  1811  in  V.  XVII,  e  l'al- 
tra anteriore  piìi  importante  Storia 
Cronologica  de  Viceré  di  Sicilia  1790 
volumi  V. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  fascia  ac- 
compagnata in  capo  da  una  cometa 
ondeggiante  in  palo,  ed  in  punta  da 
due  stelle,  il  tutto  d' oro.  Corona  di 
marchese. — Tav.  XXXllI.  n. 

Di  Giorijio  (  V.  Giorgie  ). 

Di  Giovanni  (  v.  Giovanni  ). 

Di  Gregorio  (v.  Gregorio). 


169 

Di  Lorenzo  (  v.  Lorenzo  ). 

Di  Leo  (  V.  Leo  ). 

Dini  —  Did  Minutoli  apprendiamo  essere 
questa  famiglia  originaria  dell'  isola  di 
Scio  in  Messina,  portata  da  un  Giusti- 
niano Dini ,  aggregato  alla  senatoria 
de'  nobili.  Commendansi  fra  France- 
sco 1611  e  fra  Bernardo  1635,  cava- 
lieri gerosolimitani. 

Arma:  diviso  d'argento  e  di  rosso, 
con  un  albero  di  verde  broccante  sul 
diviso,  sormontato  dal  motto  libertas 
a  caratteri  majuscoli  romani  di  nero. — 
Tav.  XXXIII.  is. 

Donicnech  —  Famiglia  molto  nobile  di  Va- 
lenza, nella  quale  si  distinsero:  un  Vin- 
cenzo Domenech  dottissimo  come  ac- 
cenna il  Mugnos,  essendo  stato  vica- 
rio generale  in  Palermo  1639  e  de- 
cano in  Girgenti,  non  che  due  volte 
deputato  del  regno  nel  braccio  eccle- 
siastico; ed  un  Grirolamo  auditore  ge- 
nerale di  guerra  in  Sicilia  1648. 

Arma:  campo  rosso,  con  un  castello 
d'argento,  ed  un  braccio  armato  spor- 
gente dalla  sommità,  impugnante  un'a- 
sta di  lancia  spezzata  posta  in  banda 
nel  cartone  destro  della  punta. — Ta- 
vola XXXIII.  20. 

Donalo  o  Donali  —  Stando  al  Mugnos  tro- 
viamo esser  questa  nobile  e  chiara  fa- 
miglia proveniente  di  Firenze,  origi- 
naina  dell'  antica  famiglia  Junio  con- 
solare romana.  Non  pochi  illustri  scrit- 
tori come  Villani,  Malespini ,  Ammi- 
rato ed  altri  anno  abbastanza  scritto 
dell'  importanza  storica  di  essa  nelle 
due  celebri  fazioni  de'  Guelfi  e  Ghibel- 


170 

lini.  Fu  portata  in  Messina  da  Neri 
0  R.iinero  Donati  figlio  di  Corso,  dopo 
essere  stato  questi  ucciso  nella  zuffa 
co'  Cerchi  di  Firenze  verso  1'  anno 
1309.  Di  là  una  serie  d'  illustri  per- 
sonaggi; ed  in  vero  un  Rainero  2°  fu 
senatore  1413,  un  Tommaso  più  volte 
giudice,  im  Filippo  sindaco  e  poeta 
1509.  un  Girolamo  senatore  1531,  e 
così  altri. 

Arma:  campo  diviso  di  rosso  e  di 
argento.— Tav.  XXXIII.  19. 
Drago  —  Famiglia  nobile' j:Ja?^nn2fewa  che 
al  dir  di  Mugnos  vanta  per  ceppo  un 
Giorgio  Drago  codatario  di  re  Fede- 
rico li,  dal  quale  la  castellania  di  Cac- 
camo  si  ebbe.  Ricordansi  poi  con  onore 
dal  Villabianca  un  Biagio  Drago,  mae- 
stro razionale  del  r.  Patrimonio  morto 
il  1G90;  un  Casimiro  di  lui  figlio  pre- 
sidente luogotenente  di  maestro  giu- 
stiziere del  regno,  e  primo  marchese 


nella  sua  famiglia  per  concessione  di 
Carlo  VI  imperatore  1724,  molto  com- 
mendato dal  Longo  e  dal  Mongitore; 
altro  Biagio  investito  del  detto  titolo 
lo  stesso  anno,  come  pure  nel  1709 
investito  della  baronia  della  Scanna- 
tura  di  Trapani,  nel  1720  qual  gover- 
natore del  monte  di  Pietà  di  Paler- 
mo; altro  marchese  Casimiro  Drago 
governatore  del  monte  di  Pietà  1759, 
tenuto  in  pregio  di  valente  lettera- 
to; ed  infine  un  Gioachino  Drago  au- 
tore dei  Ritratti  ed  elogii  degli  Uo- 
mini Illustri  Siciliani,  morto  nel  1773. 
Arma  concordemente  ai  citati  au- 
tori: d'azzurro,  con  un  drago  d'oro. 
Corona  di  marchese. — Tav.  XXXIV.  1. 
Dragonelli  —  Arma:  d'oro,  con  tre  bande 
di  rosso,  col  capo  del  primo  carica- 
to da  un  uccello  passante  di  verde 
sostenuto  da  una  riga  di  rosso.  —  Ta- 
VOLA  XXXIV.  2.  (Villabianca). 


Elei  —  Arma:  d'oro,  con  un'aquila  bicipite 
coronata  di  nero.  —  Tav.  XXXIV.  3. 
(Villabianca^. 

ElcfaDlillO  —  Arma:  d'azzurro,  con  un'ele- 
fante d'oro  dentato  dello  stesso,  cinghia- 
to e  gualdrappato  di  nero,  caricato  di 
una  torre  d'  oro,  aperta  e  finestrata  di 
nero.  — Tav.  XXXIV.  4.  (Villabianca). 

Eniraauucle  0  Manuel — Dice  Inveges  appog- 
giato al  Mugnos  che  la  nobile  e  di- 
stintissima famiglia  Emmanuele  pro- 
venne da  Castiglia  in  Sicilia,  portata 
con  re  Pietro  I  d'Aragona  dal  milite 
Coraldo  Rodolfo  Emmanuele  abilissi- 


mo cavaliere  nel  famoso  coml)attimen- 
to  di  Bordeaux,  e  nipote  dell'infante 
D.  Manuel  settimogenito  del  re  Don 
Ferdinando  il  santo  di  Castiglia,  di 
cui  Sanchez;  e  quinci  diffusa  in  Trapani, 
Palermo,  Salemi,  Marsala  e  Naro  pro- 
ducendo non  pochi  chiari  e  valorosi 
gentiluomini.  Intanto  si  sa  che  il  detto 
Coraldo  da  re  Pietro  I  onorato  di  mol- 
ti importanti  carichi  ottenne  in  feudo 
il  casale  del  Burgio  0  Burgetto  1285; 
i  di  cui  figli  parecchi  altri  feudi  pei 
loro  meriti  acquistarono.  Epperò  uno 
di  essi  appellato  Giovanni  venne  a  sta- 


bilirsi  in  Palermo  ,  e  fu  ceppo   della 
famiglia   Emmanuele    di    Villabianca. 
Un  Coraldo  secondogenito  di  Coral- 
do  I   die  origine  al   nobile  casato   di 
Trapani,  il  quale  da  re  Giacomo  eb- 
besi  la  baronia  del  feudo  di   Culcasi 
e  Mangiadaini  in  territorio  di  Salemi 
ove  la  famiglia  poi  si  stabilì  ;  la  quale 
oggi   trovasi   rappresentata  da'  mar- 
chesi di  Torretta ,  baroni  di  s.  Giu- 
seppe di  s.  Leonardo  e  Canalotto  :  di 
là  diramossi  in  Marsala.  Vanta  molti 
illustri  personaggi,  tra'  quali  un  Luigi 
Emmanuele  signore  della  Merca  ba- 
rone di  Menfici  e  pretore  di  Palermo; 
un  Francesco   straticoto    di  Messina 
1361  ;  un  Benedetto  signore  del  ca- 
stello di  Mazzara  e  della  baronia  della 
Merca  1638,  giudice  perpetuo  dell'In- 
quisizione 1638,  pili  volte  capitan  d'ar- 
me nel  vai  di  Noto;  eletto  marchese 
di  Villabianca  per  privilegio  di  re  Fi- 
lippo IV  1655  e  governatore  del  mon- 
te di  Pietà  1657.  Fu  lui  che  ne'  tu- 
multi di  Palermo  del  1647  uccise  di 
propria  mano  il  capo  ribelle  Mariano 
Rubiani,  la  di  cui  testa  rimase  appesa 
per  un  giorno  intero  in  un  angolo  del 
palazzo  Emmanuele  in  via  Piedigrot- 

1.)  Opuscoli  volumi  48: 

Continuazione  della  Sicilia  Nobile  voi.  6. 

Diari  voi.  24. 

Memorie  di  famiglie  illustri  siciliane  voi   3. 

Iscrizioni  lapidarie  voi.  3. 

Donazione  del  marchese  Villabianca  e  suo  catalogo  delle 

opere  edite  ed  inedite  voi.  1. 
Ricerche  e  notizie  di  Patria  Storia  tratte  da  varii  autori 

voi.  4. 
Fabbriche   ed  edifizj    pubblici,    baluardi,  fortezze  e  porti 

voi.  1. 
Chiese  e  monumenti  sacri  voi.  1. 


171 

ta.  Commendansi  in  oltre  :  un  Fran- 
cesco investito  del  succennato  titolo 
1672,  ministro  superiore  della  nobile 
compagnia  della  Carità  1701;  un  Be- 
nedetto investito  1716  capitano  giu- 
stiziere della  città  di  Palermo  1718, 
e  governatore  come  sopra  1721;  al- 
tro   Francesco   Maria  investito    1740 
del  titolo  di  marchese  di  Villabianca 
e  dell'altro  di  conte  di  Belforte  con- 
cessogli da  re  Ferdinando  III  1779  , 
chiamandolo  nel  privilegio  col  titolo 
di   graziosissiììio  di   uomo  assaissimo 
benemerito  della  sua  j^at^ia  Palermo 
e  di  tutta  la  Sicilia,  il  quale  tenne  l'uf- 
ficio di  ministro  superiore  della   Ca- 
rità 1750.  Fu  un  valente  letterato  ed 
autore  della  rinomata  opera  La  Sici- 
lia Nobile,  in  5  volumi  compresa  Vajo- 
pendice;  in  fine  lasciò  non  pochi  im- 
portantissimi manoscritti  i,  che  si  con- 
servano nella  Bibblioteca  Comunale  di 
Palermo,  pieni  di  una  non  comune  e- 
rudizione  su  tutte  le  cose  patrie  :  mo- 
rì il  1802  essendogli  stato  in  s.  Do- 
menico dalla  famiglia  eretto  un  son- 
tuoso monumento.  Da   lui  un  Bene- 
detto ministi'o    superiore   della  com- 
pagnia della  Carità,  al  quale  successe 

Criterio  sull'origine  e  discendenza  delle  famiglie  voi.  1. 

Memorie  storiche  e  genealogiche  dei  sovrani  del  mondo  v.l. 

Storia  de'  nostri  tempi  dal  1701,  al  1799  voi.'  1. 

Compendio  di  Storia  Sacra  voi.  2. 

Vite  dei  Santi  voi.  2. 

Raccolta  di  poesie  voi.  1. 

Astronomia,   Storia,   Geografia,  Filosofia,   Matematica  e 

legge  voi.  1. 
Lettere  critiche  e  satire  voi.  1. 
Miscellanee  Siciliane  voi.  1. 
Spoglio  della  Corte  Pretoriana  voi.  1. 
Stemmi  delle  famiglie  siciliane  voi.  1. 


172 

un  Francesco  ,  indi  un  Santo  ,  ed  a 
quest'  ultimo  il  vivente  marchese  di 
Villabianca  Giuseppe  Emmanuele  e 
Salvo. 

Arma  concordemente  agli  autori  :  di 
rosso,  con  un  leone  d'oro  tenente  col- 
le zampe  anteriori  una  bandiera  d'ar- 
gento caricata  da  una  croce  di  rosso 
svolazzante  a  sinistra,  accompagnata 
dal  motto  signifer  vis  et  clementia,  po- 
sto in  orlo;  e  la  bordura  composta  di 
argento  e  di  rosso  di  12  pezzi,  ca- 
ricato ciascun  pezzo  d'argento  da  un 
leone  di  rosso,  e  ciascun  pezzo  di  rosso 
da  una  branca  alata  d'oro  armata  di 
spada  d'argento  alta  in  palo.  Corona 
di  marcbese  ed  elmo  posto  di  fronte 
con  lambrequini  volanti  di  rosso  d'ar- 
gento e  d'oro.  Lo  scudo  accollato  da 
8  bandiere  di  alleanza:  la  prima  a  de- 
stra inquartata;  nel  1°  e  4°  d'oro  con 
due  bande  ondate  d'azzurro;  nel  2°  e 
3°  d'azzurro,  con  im'  aquila  spiegata 
e  coronata  d'argento  (che  è  Gaetani): 
la  2^  d'oro  con  tre  pali  di  nero  (che 
è  Alliata):  la  S'^  d'oro  a  cinque  foglie 
di  fico  di  verde  fibrate  d'oro  poste  in 
croce  di  s.  Andrea  (che  è  Suarez  de 
Figiceroa)  :  la  4^  scaccheggiata  d'  ar- 
gento e  di  nero,  di  sei  file  (che  è  Se- 
ripepoli):  la  5^  a  sinistra  d' oro,  con 
tre  bande  d'  azzurro  abbassate  sotto 
d'una  riga  dello  stesso,  sormontata  da 
un  grifo  di  nero  passante  con  la  bran- 
ca destra  erta  combattente  (che  è  Gri- 
feo):  la  6*  d'  azzurro,  con  tre  zampe 
alate  di  mezzo  volo  d'oro  ordinate  2 
e  1  ,  (che  è  Beccadelli):  la  7^  d'  az- 


zurro, con  una  fascia  d'oro  accompa- 
gnata da  tre  stelle  dello  stesso  po- 
ste 2  al  capo  ed  1  in  punta,  (che  è 
Diana)  :  la  8*  di  rosso,  con  un  cane 
levriere  rampante  d'  argento  colla- 
rinato  d'oro  (che  è  Vanni).  —  Tavo- 
la XXXIV.  6. 

Escliero  —  Dal  Villabianca  Opuscoli  appren- 
diamo esser  questa  una  nobile  i-àwì- 
^\n. palermitana,  ^oìc^è  un  Bartolom- 
meo  Eschero  Ijarone  di  Sammacca  ac- 
quistò l'ufficio  di  deputato  di  Piazza 
in  Palermo  1G46;  un  Vincenzo  inve- 
stito di  detto  titolo  di  barone  1673; 
un  Giuseppe  investito  1707,  altro  Vin- 
cenzo 1754  giudice  pretoriano. 

Arma  :  d' azzurro,  con  pianta  d'oro 
fiorata  di  rosso.  Corona  di  barone. — 
Tav.  XXXIV.  5. 

Espiuosa  —  Famiglia  spagnuola  al  dir  del 
Villabianca. 

Arma  :  d'azzurro,  con  un  leone  d'oro 
rampante  contra  un  ramo  di  spine  al 
naturale.  —  Tav.  XXXIV.  7. 

Esterasi  —  Arma  inquartato  :  nel  1°  d'az- 
zurro, con  un  leone  d'  oro  coronato; 
nel  2°  d'  azzurro,  un'  aquila  spiegata 
d'oro  accompagnata  da  tre  gigli  d'ar- 
gento ordinati  uno  in  capo  e  due  in 
punta;  nel  3"  d'azzurro,  con  due  sbar- 
re d'oro  accompagnate  da  due  stelle 
dello  stesso;  nel  4°  d'azzurro,  con  al- 
bero al  naturale.  —  Tav.  XXXIV.  s. 
(Villabianca). 

Estremala  —  La  nobile  ed  antica  famiglia 
Tremola,  Estremol  ed  Estremola  se- 
condochè  Mugnos  ed  il  Villabianca  ci 
attestano  è  originai^ia  della  Spagna  , 


venuta  in  Sicilia  con  re  Pietro  d'A- 
ragona per  un  Filippo  Estremola  1480. 
Le  lettere  reali  datate  da  Madrid  il 
1G78,  e  l'attestato  di  nol)iltà  rilasciato 
dal  senato  di  Palermo  1703  in  favore 
della  famiglia  Estremola  dimostrano 
abbastanza  esser  ella  stata  chiara  ed 
illustre.  Un  Filippo  Estremola  fu  in- 
viato straordinario  del  senato  di  Pa- 
lermo al  serenissimo  D.  Giovanni  di 
Austria;  un  Giuseppe  fu  custode  del 
supremo  magistrato  di  salute  Pubbli- 
ca, carica  nobile  sostenuta  in  seguito 
dalla  famiglia  Estremola;  finalmente  è 
demo  di  menzione  un  Federico  ba- 
rone  di  s.  Sebastiano,  governatore  del 
Monte  di  Pietà  1767  ,  della  Tavola 
1793,  e  cavaliere  di  giustizia  dell'Or- 
dine Costantiniano  1799. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  d'  az- 
zurro, con  un'aquila  d'argento  nascente 
da  un  mare  dello  stesso.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XXXIV.  9. 
jì  0  Faija  —  Il  Mugnos  la  dichiara  fa- 
miglia francese,  portata  in  Sicilia  da 
un  Filippo  Faji,  gentiluomo  della  re- 
gina moglie  del  re  Federico  II,  stan- 
ziando in  Messina  ove  tenne  l'ufficio 
di  maestro  segreto  e  percettore  del 
regno.  Un  Tommaso  fu  governatore 
di  Lentini.  Indi  videsi  in  Palermo  un 
Giorgio  Faija  discendente  da  un  Fa- 
ramondo  ramo  francese  perseguitato 
dagli  Ugonotti  nel  1560 ,  quale  giu- 
dice della  Corte  Pretoriana ,  giudice 
straticotiale  di  Messina  1592  ,  ed  in 
fine  del  Concistoro,  essendo  stato  uno 
de'  più  bravi  giureconsulti  del  tempo. 


173 
Ricordasi  altresì  con  onore  un  Fran- 
cesco più  volte  giudice  di  Messina. 

Arma:  d'  azzurro,  con  un  leone  di 
argento,  tenente  colla  zampa  destra  un 
giglio  dello  stesso. — Tav.  XXXIV.  io. 

Falaiip  —  Famiglia  nobile  di  Castrogio- 
vanni;  ed  il  Minutoli  le  dà  per  ceppo 
un  Melchiorre  Falanga.  Commendansi 
Bartolomeo  castellano  di  Castrogio- 
vanni  e  Noto  1454;  altro  Melchiorre 
castellano,  segreto  e  capitano  di  Ca- 
strogio vanni  1552  ;  ed  un  Giantom- 
maso,  barone  di  Pullicarini. 

Arma  :  d'  azzurro,  'con  un  castello 
merlato  d'oro,  aperto  e  fincstrato  del 
campo;  sinistrato  da  un  leone  d'oro. 
Corona  di  barone. — Tav.  XXXIV.  ii. 

Falcone — Antica  e  nobile  famiglia  lombar- 
da originaria  de'  re  longombardi,  tra- 
piantata in  Sicilia  al  dir  di  JNIugnos 
per  un  Ettore  Falcone  a'  servigi  del- 
l'esarca Giorgio  Maniaco  verso  il  mille; 
un  Tommaso  fu  propriamente  colui 
che  la  diffuse  nell'isola,  animata  sem- 
pre da  forti  spiriti  marziali  il  cui  grido 
ebbe  eco  ancora  in  Italia.  Ed  in  vero 
un  Federico  Falcone  sotto  re  Pietro  I 
fece  prodigi  di  valore;  un  Pandolfo  fu 
bravo  cavaliere  e  rinomatissimo  ora- 
tore, un  Falcone  di  Falcone  giustiziere 
del  valle  di  Castrogiovanni;  un  Mel- 
chiorre senatore  di  Messina  1322;  un 
Gerardo  signore  d'Asaro;  un  Pietro  ba- 
rone Protonotaro  in  Castro;  una  Gio- 
vanna ebbe  il  feudo  di  Succolino  1495; 
infine  un  Andrea  fu  vescovo  di  Modena 
e  martire  1500;  un  Nicolò  poi  barone 
del  Bosco  e  della  Carrubba  fu  pro- 

22 


174 

genitore  d'  altro  ramo  di  famiglia  in 
Lentini.  Ritornando  a'  Falconi  di  Mes- 
sina troviamo  che  possedettero  le  terre 
di  Cerami ,  Comiso ,  Asaro,  Lamotta 
di  Camastra,  Bosco,  la  baronia  di  Sam- 
peri,  Domicella  ed  altri  feudi.  Vanta 
altresì  non  pochi  cavalieri  gerosolimi- 
tani, tra  cui  un  fra  Alaimo  gran  priore 
di  Messina  1276. 

Arma  giusta  Minutoli:  d'  azzurro, 
con  una  banda  d'  oro  sormontata  da 
un  falcone  dello  stesso.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  XXXIV.  12. 

Faracc  —  Famiglia  antica  e  nobile  di  Mes- 
sina cui  Mugnos  dà  qual  progenitore 
un  Nicolò  Farace,  che  per  ragion  di  dote 
acquistò  il  feudo  di  Sicaminò.  Un  Rug- 
giero di  lui  figlio  fa  senatore  nobile 
1459.  Il  Buonfiglio  la  vuole  estinta 
per  Messina ,  non  così  per  Palermo, 
ove  visse  un  Girolamo  Farace  ed  un 
Giuseppe  di  lui  figlio  maestro  razio- 
nale del  trib anale  del  Patrimonio.  Nul- 
la del  resto. 

Arma  :  diviso,  nel  1°  d'azzurro,  con 
una  colomba  d'  argento ,  mirante  un 
sole  orizzontale  a  destra;  nel  2°  d'oro 
con  tre  alberi  di  pino  al  naturale. — 
Tav.  XXXIV.  13. 

Faraone  —  Pùcorda  il  Mugnos,  appoggiato 
anche  dal  Minatoli  esser  questa  una 
delle  nobili  ed  antiche  famiglie  di 
Messina,  nella  quale  si  distinsero;  un 
Giovannantonio  maestro  razionale  del- 
la camera  reginale  delle  regine  Ma- 
ria ed  Eleonora;  un  Pierbenedetto  di 
lui  figlio  maestro  segreto  della  stessa 
reginal  camera;  un  Bernardo  senatore 


1547;  un  Antonio  cappellano  dell'im- 
peratore Carlo  V  dal  quale  fa  eletto 
abate  di  s.  Maria  di  Bordonaro  .  ed 
indi  vescovo  di  Cefalìi  1562,  non  che 
di  Catania  1569;  un  fra  Giuseppe  ca- 
valiere gerosolimitano  1593;  un  Paolo 
abate  dell'Itala  1595,  e  da  re  Filip- 
po III  fatto  vescovo  di  Siracusa  1619. 
Arma:  d'azzurro,  con  un  drago  di 
oro  passante.  —  Tav.  XXXIV.  u. 
Fardella  —  Nobilissima  famiglia  tmjmnese, 
•  originaria  d'Alemagna  al  dir  di  Mu- 
gnos  e  d'Inveges,  che  danno  per  ceppo 
in  Sicilia  un  Corrado  Fardella  came- 
riere di  re  Manfredi,  discendente  da 
Ermanno  signore  di  Mindro  in  Ale- 
magna,  il  quale  combattendo  in  Sviz- 
zera 1045  perde  la  bandiera.  Fu  al- 
lora che  scioltasi  la  sciarpa  di  tela  di 
argento  ne  fé  tre  fasce  ,  e  spiegata 
per  insegna  con  essa  ottenne  vittoria 
detta  delle  tre  fardello  (Quemfort),  e 
COSI  die  origine  al  cognome  ed  alle 
armi.  Da  lui  un  Umfrido  Quemfort 
de  Fardella ,  che  unitamente  al  fra- 
tello Gandechino  passò  in  Candia,  ove 
quest'ultimo  continuò  la  sua  linea,  es- 
sendo stato  il  detto  Umfrido  dall'  im- 
peratore Federico  II  inviato  in  Sici- 
lia per  sopraintendere  alla  ristaura- 
zione  della  città  di  Augusta,  come  da 
una  lettera  di  re  Manfredi  a  lui  di- 
retta 1232.  Fu  poscia- giustiziere  del 
Val  di  Noto  1263.  Ne  vennero  Lan- 
cellotto  ed  Alberto;  il  primo  cameriere 
d'Enrico  I,  e  castellano  del  Monte  s. 
Giuliano,  l'altro  governatore  di  Sira- 
cusa. Da  Lancellotto  ne  venne  un  Fé- 


175 


derico  capitan  di  Galera  morto  com- 
battendo contro  i  Francesi,  e  fu  pro- 
genitore in  Trapani  di  Giacomo  Far- 
della  olle  servì  re  Martino  nell'espu- 
gnazione di  Messina  ottenuto  avendo 
de'  compensi.  Un  Antonio  di  lui  fi- 
glio vice-almirante  e  regio  giustiziere, 
fu  armato  reoio  cavaliere  da  re  Mar- 
tino  .  che  inoltre  lo  fregiò  della  sua 
stessa  collana  stante  essere  stato  da 
lui  salvato  in  una  tempesta  nel  golfo 
di  Sarde^-na.  Da  costui  un  Lanzone 
eletto  regio  milite  ,  capitano  e  regio 
credenziere  della  città  di  Trapani,  non 
che  vice-almirante  1430;  come  rile- 
viamo dal  Minutoli.  Un  altro  Antonio 
barone  di  Arcodaci,  fu  capitano  giu- 
stiziere di  detta  città  1453;  un  Gio- 
vanni ambasciatore  al  parlamento  del 
regno  1463  ;  un  Antonio  senatore  e 
regio  giustiziere  1490  ;  vm  Giacomo 
senatore  e  capitano  1516;  un  Michele 
regio  giustiziere  e  capitano  di  Trapa- 
ni 1561;  un  Vito  barone  della  Moarta 
regio  giustiziere  1570:  un  Michele  Ma- 
nico barone,  senatore  e  capitano  1585; 
la  di  cui  linea  prosegui  sino  al  viven- 
te barone  della  Moarta  Michele  Far- 
della  padre  del  barone  Stefano.  Altri 
rami  di  questa  famiglia  rileviamo  dal 
Villabianca,  ne'  principi  di  Paceco  e 
marchesi  di  s.  Lorenzo,  di  (puxli  titoli 
s' investì  un  Placido  Fardella  1609  , 
essendo  stato  capitan  di  cavalleggieri 
di  Sicilia  e  di  fanteria  spagnuola  de 
Picas,  deputato  del  regno,  due  volte 
vicario  generale  e  fondatore  della  ter- 
ra di  Paceco  1607  dal  nome  della  mo- 


glie M.  Teresa  de  Pacheco  de'  mar- 
chesi di  Villena;  linea  estinta  con  Ma- 
ria Fardella  fidia  di  Gianfrancesco 
principe  di  Paceco,  maritata  a  Luigi 
Sanseverino  principe  di  Bisignano  di 
Napoli,  continuando  la  linea  collate- 
rale oggi  rappresentata  dal  marchese 
Giovanni  Fardella  e  de  Ponte.  Altro 
ramo  formò  i  marchesi  di  Torrearsa, 
in  cui  notiamo  un  Giuseppe  Fardella 
primo  marchese  di  detto  titolo  per 
privilegio  di  re  Carlo  III  1749  ,  re- 
gio secreto  di  Trapani,  e  gentiluomo 
di  camera  di  detto  sovrano.  Estinta 
la  linea  primogenita  di  questo  ramo, 
per  testamento  venne  a  succedere  Vin- 
cenzo Fardella  e  Blavier,  figlio  di  An- 
tonino David  Fardella,  che  dall'  im- 
p  eratore  Carlo  VI  ottenne  titolo  di  con- 
te per  se  e  suoi  avendo  provato  di- 
scendere dai  principi  Mansfeld,  come 
per  diploma  del  2  giugno  1734.  Il  di 
lui  figlio  Antonino  fu  segreto  di  detta 
città  di  Trapani;  un  Giambattista  te- 
nente generale,  ministro  di  guerra,  ca- 
valiere del  s.  Gennaro  ,  commenda- 
tore del  s.  Ferdinando  e  del  s.  Gior- 
gio della  Riunione;  un  Marcello  duca  di 
Cumia  per  la  moglie  Marina  di  Napoli, 
maggiordomo  di  settimana,  procuratore 
generale  della  G.  C.  dei  Conti,  e  diret- 
tore Generale  di  Polizia  in  Sicilia,  ca- 
valiere gran  croce  dell'  ordine  Costan- 
tiniano, commendatore  del  Francesco  I 
di  Napoli,  non  che  cavaliere  gerosoli- 
mitano; un  Michele  vice-presidente  del- 
la G.  Corte  criminale  di  Palermo;  un 
Gaspare  capitan  di  fregata,  comandau- 


176 
te  il  porto  di  Trapani;  ed  infine  il  vi-  \ 
vente  Vincenzo  Fardella  ed  Omodei,  ' 
marchese  di  Torrearsa,  figlio  del  sue-  1 
cennato  Antonino ,  presidente  del  se- 
nato del  Regno  insignito  del  collare 
dell'ordine  della  ss.  Annunziata,  e  gran 
croce  deoli  ordini  dei  ss.  Maurizio  e 

o 

Lazzaro,  della  stella  Polare  di  Sve- 
zia, del  Danebrog  di  Danimarca,  e  di 
quello  di  Carlo  III  di  Spagna.  Altro 
ramo  formò  i  baroni  della  Ripa  di  ma- 
re, di  cui  fu  capo  Giovanni  Fardella 
investito  1630;  rappresentato  oggi  dal 
barone  della  Ripa  Giovanni  Fardella 
e  Riccio.  Vanta  questa  famiglia  molti 
cavalieri  gerosolimitani,  come  un  fra 
Giacomo  1504,  fra  Vincenzo  1580, 
fra  Giovanni  Andrea  1586,  fra  Mo- 
desto 1612,  fra  Filippo  1626,  fra  Mar- 
tino 1629,  fra  Scipione  1642,  fra  Ro- 
meo 1650,  fra  Giuseppe  1651,  fra  Al- 
berto 1672,  e  fra  Marcello  1675. 

Arma  concordemente  a^li  autori  : 
campo  di  rosso,  con  tre  fasce  d'  ar- 
gento. Corona  di  marcliese.  Però  il 
ramo  dei  marchesi  di  Torrearsa  alza 
per  cimiero,  una  torre  fiammeggiante 
al  naturale,  ed  il  motto  donec  in  cine- 
res.—TAY.  XXXV.  6. 

Falla — D'azzurro,  con  l'aquila  d'argento, 
sormontata  da  tre  stelle  dello  stesso. — 
Tav.  XXXV.  12. 

Federico — Il  Mugnos  la  vuole  longobarda, 
originata  da  un  Leone  Titignano  gen- 
tiluomo cameriere  e  segretario  di  Fe- 
derico d'Antiochia,  figlio  naturale  del- 
l' imperatore  Federico  II ,  da  cui  la 
terra  di  Capizzi  e  suoi  casali  si  ebbe. 


Il  di  lui  figlio  fu  nominato  Federico 
dal  suo  protettore,  che  lo  tenne  al  sa- 
cro- fonte,  e  poi  lasciando  il  proprio 
cognome  assunse  quello  di  Federico 
in  onore  del  padrino.  Passò  in  Catania 
ed  ebbe  due  figli  Manfredo  e  Pietro; 
il  primo  dei  quali  fu  barone  eletto  da 
re  Pietro  I.  Un  altro  Federico  acqui- 
stò la  baronia  di  Cefalù.  Rileviamo 
intanto  dal  Villabianca  che  un  Ga- 
spare Federico  e  Balsamo,  figlio  di 
Paolo  Federico  di  Catania,  fu  il  pri- 
mo conte  di  s.  Giorgio  per  conces- 
sione di  re  Filippo  IV  1643  ,  ed  in 
considerazione  di  sua  nobiltà  e  ser- 
vigi. Fu  egli  maestro  razionale  e  pro- 
genitore della  nobile  famiglia  Fede- 
rico di  Palermo,  la  quale  ha  eserci- 
tate le  cariche  di  deputato  del  regno, 
regio  segreto  della  città  di  Palermo, 
governatore  della  Pace,  e  del  Monte, 
ed  adorna  dell'  eccelso  abito  geroso- 
limitano. È  oggi  questa  famiglia  rap- 
presentata da  Antonino  Federico  Bo- 
nanno conte  di  s.  Giorgio. 

Ai^ma  giusta  Mugnos  :  d'  oro,  con 
quattro  bande  d'  azzurro.  Corona  eh 
conte.  —  V.  Tav.  appendice. 

Ferraloro  —  Dagli  Opuscoli  del  Villabianca 
voi.  XVII,  rileviamo  un  Felice  Fer- 
raloro giudice  della  G.  Corte  Crimi- 
nale 1788. 

Arma  :  di  rosso,  con  croce  d'oro  ac- 
cantonata nel  primo  cantone  da  un  ferro 
di  cavallo  dello  stesso.  Tav.  XXXIV.  is. 

Ferrari  0  Ferraro — Vuole  il  Mugnos  e  con- 
lui  Savasta  sia  questa  una  famiglia  lom- 
barda, in  Sicilia  venuta  sotto  Pietro  T 


d'  Aragona .  poi"  un  Luigi  o  Pierlui- 
gi Ferrari  colonnello  di 'Ila  guardia 
reale  1282  ,  e  castellano  della  città 
di  Sciacca.  Altro  Pierluigi  fu  genti- 
luomo di  Pietro  II;  un  Filippo  acqui- 
stò per  ragion  di  dote  la  baronia  di 
Lazzarino,  ed  il  territorio  di  INIisilabe- 
si;  così  un  Martino  acquistò  pure  la 
baronia  del  Cillaro  e  Mazzacalaro  con 
altri  territorio  A  dir  lìreve  ebbe  la 
famiglia  in  Sciacca  una  residenza  di 
circa  200  anni,  tenuta  essendosi  dalla 
parte  de'  Perollo,  ed  occupato  aven- 
do le  più  distinte  cariche  della  città. 
Arma  giusta  il  citato  Savasta  :  di 
azzurro  ,  con  un  ponte  di  tre  archi 
d'oro  sormontato  da  tre  torri  merlate 
dello  stesso,  con  la  riviera  fluttuosa 
d'  argento.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXXV.  16. 
Ferrcri  —  A  quanto  pare  dal  Mugnos  e  dal 
Savasta  noi  troviamo  quest'  antica  e 
nobilissima  famiglia  originaria  di  Va- 
lenza. Il  primo  a  portarla  in  Sciacca 
fu  un  Ferrerie  Ferreri  cavaliere  e  ba- 
rone di  molto  pregio,  il  quale  possedè 
nel  1399  i  feudi  di  Gallesi  e  Bellici 
con  la  foresta  di  Belriposo ,  lascian- 
doli in  testamento  al  nipote  Mariano 
Plaja  pisano,  che  mutò  il  suo  cogno- 
me in  quello  di  Ferreri.  Il  detto  Fer- 
rerie acquistò  altresì  la  baronia  di  Pet- 
tineo  ,  Birribaida  e  Catuso,  non  che 
la  signoria  di  Calamonaci  e  Favara 
succeduto  essendogli  sua  figlia  Serena, 
che  si  caso  con  ÌNIatteo  Perollo;  per 
la  qual  cosa  dalla  costui  parte  fu  gio- 


177 

coforza  la,  famiiilia  Ferreri  divenisse. 
La  detta  Serena,  intanto  volle  render- 
si celebre  col  fondare  fuori  le  mura 
della  città  un  ospedale  per  gì'  Incu- 
rabili, chiamato  di  s.  Maria  della  Mi- 
sericordia; un  Antonio  Ferreri,  fra- 
tello del  cennato  Ferrerio  nel  1404 
per  servigi  a  re  Martino  acquistò  il 
feudo  di  Ristrella,  e  fu  ceppo  di  non 
pochi  cavalieri  e  gentiluomini,  da'  quali 
è  fonia  derivasse  s.  Vincenzo  Ferreri 
Valenziano  insigne  predicatore  dell'or- 
dine Domenicano  morto  1419. 

Leva  per  arme  giusta  il  Sevasta: 
campo  d'azzurro,  con  tre  bande  d'oro, 
ed  il  capo  d'azzurro  caricato  da  tre  stelle 
d'oro,  sostenuto  da  una  riga  dello  stes- 
so. Coronadi  barone- — Tav.  XXXIV.  n. 
Ferreri  d' Italia — Altra  nobilissima  ed  illu- 
stre famiglia  separata  dalla  precedente 
ed  originaria  di  Biella  in  Piemonte  si 
è  la  presente,  di  cui  parla  il  Sanso- 
vine  ,  e  l'iporta  il  Mugnos.  È  dessa 
poi  un  ramo  della  famiglia  Acciajoli 
di  Firenze,  la  quale  mutò  il  cognome 
in  Ferreri ,  quasi  dir  volesse  Foreri 
0  Forestieri.  Vanta  non  pochi  uomini 
illustri  nelle  lettere  e  nelle  armi  ve- 
scovi e  cardinali.  Da  essa  deriva  la 
famiglia  Ferreri  di  Savona,  che  nel 
1540  passò  in  Siciha  condottavi  dai 
tre  fratelli  Nicolò,  Paolo  e  Giamber- 
nardo  Ferreri  per  disgusti  con  la  si- 
gnoria di  Genova,  fermata  essendosi 
in  Palermo  con  grosse  facoltà.  Un 
Paolo  comprò  le  baronie  di  Pettineo, 
Pollina  e  s.  ]Marco.  Nulla  del  resto. 


178 

Arma  giusta  il  Mugnos:  d'oro,  con 
ire  bande  d'  azzurro.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  XXXV.  1. 
Ferrn  —  Cotesta  famiglia,  dice  Mugnos  ap- 
poggiandosi a  varii  scrittori  oltramon- 
tani .  eìibe  origine  da  Fiandra,  di  là 
in  varie  parti  d'Europa  si  diffuse.  Ri- 
conosce intanto  qual  primo  ceppo  un 
Baldovino  Ferro,  così  cognominato  pel 
suo  ferreo  valore.  Egli  ebbe  nume- 
rosa  prole,  due  figli  però  Ruggiero  e 
Carlo  passarono  in  Normandia,  ove 
sposarono  due  sorelle  figlie  del  duca 
Roberto.  Da  loro  molti  eccellenti  ca- 
valieri, distinti  essendosi  tra  essi  un 
Bermundo  padre  di  Stefano  e  d' un 
Giovanni,  quali  vennero  in  Sicilia  col 
conte  Ruggiero  nel  1060.  abitando  in 

OC 

Mazzara.  Il  primo  fu  vescovo  di  quella 
città,  ed  il  Giovanni  straticoto  di  Mes- 
sina nel  1081,  rendendosi  progenito- 
re della  famiglia  Ferro  in  Sicilia.  Sono 
poi  commendevoli  :  un  Silurnio  che 
ottenne  da  re  Guglielmo  il  buono,  il 
castello  e  terra  di  Caltanissetta,  du- 
rante sua  vita;  un  Giovanni  signore 
di  Castellamare  del  Golfo  >  padre  di 
Berardo  Ferro,  uno  de'  piti  valorosi 
cavalieri  contro  i  Francesi  nel  Ve- 
spro, indi  governatore  di  Marsala,  mag- 
giordomo della  regina  Costanza,  mae- 
stro ragionale  e  vicario  generale  del 
vai  di  Girgenti  1293:  da  lui  in  Tra- 
pani un  Giovannuzzo  detto  Berardo, 
che  per  testamento  del  1347  al  dir 
di  Minutoli  dispose  i  suoi  discendenti 
primogeniti  chiamar  si  dovessero  Be- 
rardi,  in   ordine  progressivo,  col  ti- 


tolo di  regi  cavalieri;  dippiìi  un  fra 
Scipione  cavaliere  gerosolimitano,  am- 
miraglio della  sua  religione ,.  priore 
titolare  di  Capua;  un  Berardo  XVII 
barone  di  Fiumegrande.  e  tanti  altri 
che  furono  capitani,  giurati,  cavalieri 
gerosolimitani  e  letterati .  tra'  quali 
non  ultimo  il  cav.  Giuseppe  di  Ferro 
e  Ferro  autore  della  Biografia  degli 
Illustri  Trapanesi,  1820  v.  3;  delle 
Dissertac:ioni  sidle  Belle  Arti  in  Si- 
.  cilia  1807  V.  2  e  della  Guida  di  Tra- 
pani 1825  V.  1.°  Questa  famiglia  con- 
tinua tuttavia  a  ri  splendere  nella  città 
di  Trapani. 

Arma  concordemente  agli  autori  : 
di  rosso,  con  fascia  d'oro.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XXXV.  2. 

Fcrrug'g'ia  —  Altre  notizie  non  ci  appresta 
di  questa  famiglia  il  A^illabianca  Si- 
cilia nob.  V.  1.  ohe  di  un  Pietro  Fer- 
ruggia  giudice  della  Corte  Pretoriana 
nel  1761  e  poscia  della  G.  Corte  Ci- 
vile 1772. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro  rampante  contro  un  aliterò  al  na-- 
turale,  soi'montato  da  un  sole  d' oro 
orizzontale  a  destra,  e  da  una  stella 
d'oro  a  sei  raggi  posta  nel  cantone  si- 
nistro dello  scudo. — Tav.  XXXV.  3. 

Fici  —  Famiglia  nobile  di  Marsala  al  dir 
del  Minutoli  che  le  dà  per  ceppo  An- 
tonio Fici  giurato,  e  sindaco  nel  1495. 
Da  documenti  di  famiglia  intanto  ri- 
leviamo derivare  dalla  nobiHssimai^«V- 
scJii  di  Genova  corrottamente  detta 
Fici.  Il  Mugnos  la  vuole  passata  in 
Sicilia  per  un  Luigi  Foschi  0  Fiesco 


nobile  genovese  a'  servigi  militari  di 
re  Federico  li  d'  Araiiona.  Checché 
ne  sia  di  tutto  ciò  ella  appare  tra  le 
piìi  antiche  della  città  di  Marsala,  ove 
à  sempre  occupato  le  più  riguarde- 
voli  cariche.  Fiorirono  :  un  Antonino 
primo  duca  di  Amafi  per  concessione 
di  re  Filippo  V  1710  ;  un  INIario  di 
lui  fioiio  investito  1744;  un  France- 
SCO  Antonio  investito  1760,  lo  stes- 
so anno  governatore  del  Monte  di  Pietà 
di  Palermo,  molto  encomiato  dal  Di- 
Blasi;  altro  Mario  governatore  di  Mo- 
dena 1790;  ed  un  Giovanni  padre  del 
vivente  duca  di  Amati  Luigi  Fici  e 
Sarzana.  Vanta  in  oltre  i  cavalieri  ge- 
rosolimitani fra  Giuseppe  1719  ,  fra 
Salvatore  1773,  fra  Raffaele  1777,  e 
finalmente  un  Vincenzo  Fici  cavalie- 
re di  giustizia  dell'  ordine  di  s.  Ste- 
fano di  Toscana  e  ciambellano  del  gran 
duca  1856. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  d'  ar- 
gento, con  tre  sbarre  d'azzurro.  Co- 
rona di  duca.  —  Tav.  XXXV.  4. 

Filesio — Nobile  famiglia  di  Girgenti,  van- 
tando per  primo  ceppo  giusta  Mugnos 
un  Vitale  Filesio  notare  e  gentiluo- 
mo della  regina  Maria ,  dalla  quale 
ottenne  il  feudo  di  Palumbino. 

Arma:  di  rosso,  con  una  fascia  scor- 
ciata d'oro,  sormontata  da  tre  stelle 
dello  stesso.  —  Tav.  XXXV.  5. 

Filangcri  0  Filin»'ieri  —  Nobilissima  ed  an- 
tichissima famiglia  oriunda  normanna 
che  il  Villabianca ,  e  non  à  guari  il 
Ricca,  dicono  essere  stata  portata  in 
Napoli  da  un  Angerio  normanno  va- 


179 
loroso  guerriero ,  seguito  avendo  le 
bandiere  del  duca  Roberto  Guiscardo 
verso  il  1015,  quindi  per  le  sue  glo- 
riose gesta  denominato  coll'epiteto  di 
strenuissimi  viri  ed  ottenne  da  Rug- 
eiero  duca  di  Puglia  il  Castello  di  s. 
Adjutore  fra  la  città  di  Salerno  e  di 
Nocera.  1  di  lui  figli  Roberto ,  Gu- 
glielmo ,  Ruggiero ,  e  Tancredi ,  vo- 
lendo eternare  le  glorie  del  padre  loro 
si  dissero  da  quel  momento  filii  An- 
gerii,  d'  onde  Filingieri  0  Filangieri. 
Questa  famiglia  si  distese  in  Napoli 
secondo  il  Campanile  e  l' Ammirato  : 
ne'  conti  di  jNIarsico  e  di  Satriano, 
Conti  d'Avellino,  signori  di  Vetri  di 
Lapizio  ed  altri.  Sarebbe  lungo  qui  ri- 
cordare per  filo  e  per  segno  i  tanti 
illustri  personaggi  che  in  varii  tempi 
distinti  si  sono  ne'  diversi  rami  di 
questa  famiglia  in  Napoli  locchè  non 
comporterebbe  il  breve  spazio  che  pre- 
fissi ci  siamo  di  occupare  in  queste 
carte,  opperò  basta  per  tutti  citare  un 
Gaetano  Filangieri  gloria  e  decoro  de- 
gli scienziati  legislatori  napolitani  au- 
tore dell'immortale  opera  della  scienza 
di  legislazione;  ed  un  Carlo  di  lui  figlio 
principe  di  Satriano  valoroso  ed  erudito 
generale,  insignito  di  quasi  tutti  i  pri- 
marii  ordini  del  mondo  quale  ramo 
viene  oggi  rappresentato  dall'  illustre 
principe  D.  Gaetano  Filangieri  e  Mon- 
cada.  Fu  portata  in  Sicilia  al  dir  del- 
l' Inveges,  del  Pirri,  e  di  altri  insigni 
scrittori  da  Riccardo  Filangieri  conte 
di  Marsico  e  signore  di  s.  Marco  da 
lui  ottenuta  in  dote  da  Ricca  Rosso 


180 
sua  consorte,  figlia  di  Ruggiero  signore 
di  detta  terra,  e  delle  baronie  di  Mirto 
di  Mazzacalar  ovvero  Cabuca,  e  Cil- 
laro  assistè  detto  Riccardo  alla  inco- 
ronazione degli  Svevi  Corrado  e  Man- 
fredi. Sebbene  il  Pirri  Chron.  ^e^'.  tra' 
cavalieri  che  assisterono  alla  corona- 
zione del  re  Ruggiero  fatta  in  Palermo 
nel  1129  annovera  un  Tancredi"  Fi- 
lingieri.  Fiorirono  :  un  Giordano  Fi- 
lingieri  viceré  e  capitan  generale  1239, 
il  di  cui  figlio  Ab1)o  fu  bajolo  di  Pa- 
lermo nel  1302;  un  Guido  bajolo  1306; 
vm  2°  Riccardo  straticoto  di  Messina 
1415  ;  un  Francesco  investito  della 
terra  di  s.  INIarco  con  privilegio  del 
26  novembre  1432  ;  un  3°  Riccardo 
primo  conte  di  s.  Marco  per  diploma 
del  31  luglio  1453  investito  del  ca- 
stello di  Pietra  di  Roma,  del  Casale 
di  Mirto,  di  Capri  e  Frazzano;  sotto 
la  tutela  dello  zio  Giovanni  Filingieri 
uno  de'  più  rinomati  capitani  del  suo 
tempo,  essendosi  segnalato  in  guerra 
specialmente  contro  i  Turchi  nell'Ar- 
menia, e  neir  Isola  di  Cipro ,  che  fu 
da  lui  tenuta  col  posto  di  governa- 
tore, ed  indi  adorno  della  onorificenza 
di  senatore  Romano  sotto  i  Pontefici 
Eugenio  IV  e  Nicolò  V;  un  2°  Fran- 
cesco investito  di  tutti  i  titoli  di  sua 
famiglia  il  4  ottobre  1488;  un  Giro- 
lamo investito  il  1497,  inimicissimo  del 
viceré  Moncada  che  fece  allontanare 
dalla  Sicilia  nel  1516;  un  3"  France- 
sco investito  1542;  un  Pietro  gover- 
natore della  nobile  compagnia  de'  Bian- 
chi di  Palermo  1614;  signore  e  ba- 


rone di  Molinazzo,  Chiarastella,  Amen- 
doli.  Amorosi,  e  Villafrati,  per  ragion 
di  dote;  un  Vincenzo  investito  de'  pa- 
terni e  materni  vassallaggi  nel  1619, 
governatore  della  compagnia  della  Pa- 
ce in  detto  anno;  un  2°  Vincenzo  primo 
principe  di  Mirto  per  privilegio  del  10 
aprile  1643,  bramoso  di  glorie  mili- 
tari, gran  politico,  governatore  di  Si- 
racusa, scelto  vicario  generale  nella 
guerra  di  INIessina.  e  sergente  gene- 
rale di  battaglia;  più  volte  deputato 
del  regno ,  essendo  stato  altresì  tre 
volte  pretore  di  Palermo  1663-76-85, 
fu  grande  di  spagna  ereditario  di  prima 
classe;  un  Antonio  capitano  giustiziere 
1686,  e  pretore  di  Palermo  1688;  un 
Giuseppe  investito  il  30  ottobre  1699, 
più  volte  deputato  del  regno,  genti- 
luomo di  camera  di  re  Vittorio  Ame- 
deo, e  due  volte  pretore  di  Palermo 
1719-20;  un  3°  Vincenzo  conte  di  s. 
Marco  investito  il  6  aprile  1725,  tre 
volte  deputato  del  regno  1750-66-70 
gentiluomo  di  camera,  insignito  del  s. 
Gennaro;  avendo  avuto  l'onore  di  as- 
sistere all'incoronazione  di  re  Carlo 
111  portando  in  un  bacile  di  argento 
la  spada  tempestata  di  gemme  come 
riferisce  La  Placa;  un  Bernardo  gen- 
tiluomo di  camera,  e  cavaliere  geroso- 
limitano; un  Giuseppe  Antonio  inve- 
stito di  tutti  i  titoli  di  sua  famiglia 
9  maggio  1804,  gentiluomo  di  camera, 
capitano  giustiziere,  pretore  di  Pa- 
lermo ,  consigliere  di  Stato  e  Diret- 
tore Generale  di  Ponte  e  Strade.  Ed  in 
fine  una  Vittoria   Filangieri  e  Pigna- 


telli  unica  figlia  del  precedente,  che 
sposò  Ignazio  Lanza  e  Branciforte  conte 
di  Sommatino,  cavaliere,  gerosolimitano 
gentiluomo  di  camera,  pretore  di  Pa- 
lermo sino  al  1833,  padre  del  vivente 
Giuseppe  Lanza  e  Filingieri  conte  di 
S.  Marco  e  principe  di  INIirto  ec.  e- 
rede  e  rappresentante  la  nobilissima 
casa  Filingieri  conte  di  S.  Marco , 
dalla  quale  derivarono  gi'  illustri  du- 
chi di  Delpino  residente  in  Messina; 
i  principi  di  S.  Flavia  e  conti  di  Sit- 
tafari,  derivati  da  Giuseppe  Filingieri 
barone  di  Sittafari  figlio  di  Pietro  conte 
di  S.  Marco,  nella  quale  linea  si  di- 
stinsero un  2"  Pietro  conte  di  Sitta- 
fari capitano  giustiziere  di  Palermo 
1676,  primo  principe  di  S.  Flavia  1684; 
un  Cristoforo  deputato  del  regno  e 
capitano  giustiziere  1695,  un  3°  Pietro 
maestro  razionale  del  r.  Patrimonio, 
molto  benemerito  de'  letterati  e  fon- 
datore dell'  accademia  del  Buongusto: 
ramo  oggi  estinto  col  passaggio  di 
tutti  i  titoli  nella  nobilissima  casa  Gra- 
vina principi  di  Rammacca. 

Ed  infine  i  principi  di  Cutò  e  mar- 
chesi di  Lucca  derivati  da  Giuseppe 
Fihngieri  barone  di  Miserendino  figlio 
secondogenito  di  Girolamo,  conte  di 
s.  Marco.  Son  poi  commendevoli  un  A- 
lessandro  principe  di  Cutò  investito 
1721,  capitano  giustiziere  di  Palermo 
1726;  un  Girolamo  capitano  giusti- 
ziere 1743,  gentiluomo  di  camera  di 
re  Carlo  III,  brigadiere  ne'  reali  eser- 
citi, governatore  della  piazza  di  Tra- 
pani 1772  e  cavaliere  del  S.  Genna- 


181 

ro  ;  un  2°  Alessandro  capitan  gene- 
rale e  luogotenente  generale  del  regno 
1806 ,  cavaliere  gran  croce  di  varii 
ordini;  un  Nicolò  luogotenente  gene- 
rale del  regno  1816,  cavaliere  gran 
croce  di  varii  ordini;  ed  un  3°  Ales- 
sandro gentiluomo  di  camera  di  re 
Ferdinando  II,  capitano  di  cavalleria 
onorario,  padre  di  Giovanna  Filingieri 
e  Clerici  unica  erede ,  congiunta  in 
matrimonio  al  conte  Lucio  Tasca  e 
Lanza  d'Almerita. 

Arma  concordemente  agii  autori: 
di  rosso,  con  la  croce  d' argento  ca- 
ricata da  nove  campane  battagliate  di 
nero  ;  supporto  un'  aquila  bicipite  di 
nero,  armata  e  linguata  di  rosso,  co- 
ronata all'  imperiale.  Corona  di  prin- 
cipe ,  e  mantello  di  velluto  scarlatto 
foderato  d'ermellino.  A  differenza  della 
Filangieri  di  Napoli  che  arma  d'ar- 
gento con  la  croce  d' azzurro.  —  Ta- 
vola XXXVI.  6. 
Finocchiaro  —  Nobile  iamìgìì-à  catanese,  co- 
me riferiscono  l'Ansalone  ed  il  Vil- 
labianca.  Commendansi  :  un  Vincenzo 
Finocchiaro  giudice  della  M.  R.  Curia 
e  presidente  del  tribunale  del  Conci- 
storo ,  encomiato  dal  D' Amico  nella 
Catania  Illustrata,  fu  egli  il  primo 
duca  di  S.  Gregorio  1688;  un  Vin- 
cenzo investito  nel  1735,  tenente  co- 
lonnello a'  servigi  di  re  Filippo  V;  un 
Ottavio  Narciso  investito  nel  1749, 
la  di  cui  unica  figlia  Bernardina  sposò 
Tommaso  Oneto  principe  di  s.  Lo- 
renzo. 

Arma:    d'azzurro,  con  nove   stelle 

23 


182 
d' oro.  ordinate  3,  3  e  3.  Corona  di 
duca  — Tav.  XXXV.  7. 
Firnialura  o  Firniatiiri — Si  vuole  dal  Mugnos 
essere  stata  una  nobile  famiglia  cata- 
lana illustrata  dagli  scritti  del  conte 
Manfredo  de  Fermaturis  morto  nel 
1337.  Fu  detta  Firmatura  per  aver 
stabilito  e  fermatola  religione  cristiana 
nella  Soria  con  la  virtù  delle  armi  e 
del  suo  zelo,  impadronendosi  del  ca- 
stello di  Damiata  che  chiuse  con  le 
chiavi,  dando  cosi  occasione  al  nome 
ed  all'  arme.  Intanto  il  Villabianca  ri-  \ 
porta  r  iscrizione  d'  una  lapide  sepol- 
crale esistente  nella  chiesa  di  s.  Maria 
della  Catena  in  Palermo,  ove  rilevasi 
essere  tal  famiglia  originaria  della  ce- 
lelìre  antica  e  potente  famiglia  Dou- 
glas in  Scozia.  Chechè  ne  sia,  il  primo 
a  piantarla  in  Sicilia  fu  un  Blasco  fi- 
glio del  conte  Melcolmo;  è  questi  fi-  [ 
giio  del  conte  Manfredo  de  Firmaturis 
che  trovatosi  a'  servigi  del  re  Mar- 
tino n'  ebbe  alcune  rendite  su'  proventi 
della  corte  dell'università  di  Castro- 
novo,  chiamandolo  nostro  diìecto  fa- 
miliario;  indi  dalla  regina  Bianca  ot- 
tenne il  castello  superiore  della  città 
di  Corleone  ove  fondò  la  sua  famiglia. 
Il  di  lui  fratello  Guglielmo  erede  della 
detta  castellania  venne  addippiù  chia- 
mato milite  1  e  ciambellano.  Ne  venne 
una  serie  di  gentiluomini  tra'  quali 
furono  commendevoli  un  Bartolomeo 
capitano  presso  re  Ferdinando  il  Cat- 
tolico in  varie  guerre;  im  Antonio  ca- 
pitan d' arme  straordinario  per  tutto 

1.)  Titolo  (iiiiles)  che  ilavasi  a'  primi  nobili  del  regno. 


il  regno;  altro  Antonio  capitano  giu- 
stiziere, giurato  e  giudice  perpetuo 
delle  segrezie;  un  Cosmo  che  sostenne 
varie  cariche;  un  Vincenzo  abate  di 
Mandanici  in  Messina;  altro  Vincenzo 
Abate  di  s.  Lucia;  un  Francesco  ca- 
pitandarmé.  Dal  detto  Villabianca  ri- 
leviamo poi  un  3°  Vincenzo ,  che  per 
ragion  di  matrimonio  fu  investito  del 
titolo  di  marchese  di  Chiosi  1666;  non 
avuta  prole  successe  altro  Cosmo  Fir- 
maturi  investito  nel  1680,  cui  deluso 
di  figli  venne  a  succedergli  il  fratello 
Ferdinando,  investito  nel  1720.  Fu  egli 
un  valente  letterato ,  e  lasciò  molte 
importanti  memorie;  da  lui  ne  venne 
altro  Ferdinando  investito  nel  1755, 
letterato  encomiato  da  Schiavo  nella 
sua  storia  letteraria  di  Sicilia.  Segue 
la  linea  sino  al  vivente  marchese  di 
Chiosi  D.  Giovanni  Firmaturi  padre 
del  marchese  D.  Ferdinando. 

Arma  giusta  Mugnos  :  d' azzurro , 
con  un  leone  coronato  d' oro,  tenente 
con  le  zampe  una  chiave  dello  stesso, 
r  ingegno  verso  il  fianco  destro  dello 
scudo ,  e  la  bordura  cucita  di  rosso 
caricata  da  4  castelli  d' oro  merlati  di 
tre  pezzi,  aperti  e  fincstrati  del  campo, 
e  da  quattro  catenacci  di  nero.  Corona 
di  marchese  —  Tav.  XXXV.  8. 
Fisicaro  —  Famiglia  giusta  Mugnos  origi- 
naria di  Terni,  portata  in  Sicilia  da 
un  Leonardo  Fisicaro  1300,  stanziando 
nella  città  di  monte  s.  Giuliano  (Eri- 
co), ove  esercitò  le  prime  cariche  no- 
bili. Un  ramo  si  fermò  in  Trapani  ivi 
occupando  ragguardevolissime  cariche. 


Arma  secondo  il  Villabianca:  d'oro, 
seminato  di  foglie  di  fico  verdi.  — 
Tav.  XXXV.  9. 

Fisichella — Arma:  d'azzurro,  con  albero  al 
naturale  sormontato  da  una  tortora 
appollata  d' argento. — Tav.  XXXV.  ii. 
(  Villabianca  ). 

FlairODC  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  monte 
d'oro  sormontato  da  un  uccello  dello 
stesso. — Tav.  VXXX.  i3.  (Villabianca). 

Flodiola  —  Nobile  famiglia  di  Polizzi,  ove 
secondo  riferisce  il  Mugnos  godè  le 
prime  cariche,  ed  un  Giovan  Silvestro 
Flodiola  fu  barone  di  Resuttana. 

Arma  :  d' azzurro,  con  un  leone  di 
oro,  sormontato  da  due  gigli  dello  stes- 
so. Corona  di  barone — Tav.  XXXV.  14. 

Fontana  —  Famiglia  oriunda  lombarda,  il 
di  cui  primo  ceppo  al  dir  di  Mugnos 
sembra  un  Pietro  Fontana  gentiluomo 
a'  servigi  di  re  Federico  IL  Un  Gio- 
vanni Fontana  figlio  del  precedente  fu 
barone  di  Sacculmino;  di  là  una  serie 
di  baroni  attaccati  al  servizio  militare 
del  re. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  fontana 
d'argento,  zampillante  e  scorrente  con 
due  zampilli  dello  stesso,  sormontata 
da  un'  oca  volante  al  naturale.  Corona 
di  barone  —  Tav.  XXXV.  15. 

Fonie  —  Un  Girolamo  Fonte,  per  come  il 
Mugnos  accenna,  fu  il  ceppo  di  que- 
sta nobile  famiglia,  posseditrice  del 
castello  di  Mineo  ove  fiorì.  Un  An- 
tonio fu  barone  del  feudo  di  Ragalgi- 
negi  in  Caltagirone,  un  Giovannicola 
gentiluomo  casato  in  Lentini;  un  Luca 
barone  del  feudo  di  Cariato,  cui  suc- 


183 
cesse  un  Calcerano    di  lui   figlio  nel 
1486,  ed  altri. 

Arma:  di  verde,  con  un  fonte  d'oro, 
zampillante  d'argento,  circondato  da 
cigni  al  naturale.  Corona  di  barone. — 
Tav.  XXXV.  le. 

Foresta  —  Famiglia  nobile  messinese  come 
riferisce  il  ]\Iinutoli.  Fiorirono  al  dir 
del  Villabianca  :  un  Orazio  Foresta , 
marchese  della  Scaletta  investito  nel 
1752;  un  Giuseppe  giudice  della  R. 
G.  C.  Criminale  del  regnò  ;  e  final- 
mente altro  Orazio  priore  di  s.  Ni- 
colo Lalatina  e  s.  Calogero  della  città 
di  S  ciacca. 

Arma  giusta  il  Minutoli:  campo  di 
rosso  con  un  giglio  d'  oro,  col  mare 
in  punta  fluttuoso  d'  argento.  Corona 
di  marchese  — Tav.  XXXVL  2. 

Formica  —  Antica  famiglia  messinese  di  cui 
fu  ceppo  al  dir  di  Mugnos  un  Gualdo 
Formica,  gentiluomo  a'  servigi  di  re 
Federico  II,  stabilendo  sua  dimora  m 
Catania,  ove  procreò  un  Pietro  an- 
noverato tra'  baroni  di  quella  città, 
a'  servigi  militari  de'  re  Ludovico  e 
Giacomo.  Da  lui  un  2"  Gualdo ,  che 
per  aver  seguito  i  rubelli  ebbe  da  re 
Federico  III  confiscati  tutti  i  suoi  beni, 
indi  riacquistati  da  Giovanni  Formica 
1371.  Il  di  lui  figlio  Bartolomeo  con- 
seguì  i  feudi  di  Marineo,  AUa,  Pas- 
saneto  e  Belmonte. 

Arma:  d'argento,  seminato  di  formi- 
che di  nero  conducenti  grani  di  frumen- 
to. Corona  di  barone — Tav.  XXXV.  n. 

Forni  —  Dagli  annali  del  Muratori  rilevasi 
essere  stata  questa  una  delle  rinomate 


184 
famiglie  italiane,  estinta  in  Ludovico 
Forni  vescovo  di  Reggio  di  Modena. 
Epperò  quella  di  Sicilia  vuoisi  secondo 
Villabianca  proveniente  da  un  ramo 
di  Francia,  stante  l' uguaglianza  del- 
l' arme.  Il  Muratori  inoltre  ricorda  un 
pontefice  di  tal  famiglia,  cioè  Bene- 
detto XII,  detto  pria  cardinal  Giacomo 
Fournier  o  sia  dal  Forno,  dianzi  mo- 
naco cisterciense;  uomo  assai  dotto  e 
d' intemerati  costumi,  morto  in  odore 
di  santità  il  1332.  Il  1°  personaggio  de' 
Forni  di  Sicilia  appare  un  Pietro,  ca- 
stellano di  Mola  di  Taormina  nel  1419; 
un  Matteo  Forni  fu  sindaco ,  e  più 
volte  senatore  di  Nicosia,  e  due  volte 
ambasciatore  al  parlamento  in  Palermo 
nel  1514-24;  un  Giambattista  fu  il 
primo  ad  abitare  in  Palermo;  un  Ago- 
stino acquistò  il  titolo  di  barone  della 
Tavola;  un  2°  Giambattista  fu  due  volte 
senatore  in  Palermo  1552-56,  tesoriere 
generale  del  tribunale  dell'Inquisizione 
1667;  un  2°  Agostino  qual  senatore  di 
Messina  1698  sostenne  varie  cariche; 
ed  in  fine  un  3°  Agostino,  uomo  di 
grande  erudizione  storica  e  poetica, 
che  ha  lasciato  stampate  varie  opere 
applauditissime  in  quell'  epoca. 

Arma  :  d' argento  ,  con  tre  fasce 
di  rosso.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXXVI.  1. 
Foscarini  —  Viene  questa  chiarissima  fami- 
glia qual  veneta  dal  Mugnos  riportata 
per  un  Landro  Foscarini,  abitante  in 
Girgenti,  il  quale  da  re  Federico  II 
fu  detto  capitano  della  custodia  delle 
marine  di  Girgenti  e  Licata. 


Arma:  campo  d'oro,  con  un  leone 
di  nero  —  Tav.  XXXVI.  i3. 

Foli  —  Nobile  famiglia  di  Messina  dove  al 
dir  del  Villabianca  ha  occupato  le  cari- 
che nobili  della  Senatoria.  Un  Simone 
Foti  e  Marnilo  fu  il  primo  marchese 
d' Inardo  per  concessione  di  Carlo  VI 
imperatore  I7I7.  Da  lui  ne  venne  un 
Nicolò  investito  del  detto  titolo  nel 
1743,  senatore  di  Messina  nel  1762. 
Arma  :  diviso  d'  oro  e  di  nero,  con 
quattro  catene  moventi  da'  quattro 
angoli  dello  scudo,  e  legate  nel  cuore 
ad  un  anello,  dell'uno  all'altro.  Corona 
di  marchese.  — Tav.  XXXVI.  3. 

Fraccia  —  Dagli  opuscoli  del  Villabianca 
voi.  XVII  non  altro  ricavasi  intorno 
a  questa  famiglia  che  un  Francesco 
Fraccia  fu  regio  milite  nel  I6I4,  ed 
un  Antonino  barone  di  Fumi  e  Fa- 
varotta  1697. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  cuore  di 
rosso  traversato  in  sbarra  da  una  frec- 
cia d' argento,  sormontato  da  una  co- 
rona d'  oro.  Corona  di  barone.  — 
Tav.  XXXVI.  4. 

Francesco  —  FamigUa  nobile  messinese  o- 
riunda  della  città  di  Capua  come  rife- 
riscono il  Mugnos  ed  il  Minutoli,  che 
le  danno  per  ceppo  un  Francesco  se- 
gretario di  re  Carlo  il  Zoppo,  ed  indi 
governatore  di  Sessa  sotto  re  Roberto. 
Fu  portata  in  Siciha  a'  tempi  de'  re 
Castigliani,  dividendosi  in  Messina  ed 
in  Palermo.  Ella  annoverò  come  soff- 
getti  di  non  lieve  importanza  un  Gi- 
rolamo giudice  de'  supremi  tribunali, 
e   maestro   razionale   del   regno;    un 


Giacomo  barone  della  terra  di  Fiu- 
mara di  Muro,  e  del  Casale  di  Ca- 
lanna;  altro  Giacomo  giudice  della  G. 
Corte  e  maestro  razionale  ;  un  fra 
Gianfilippo  di  Messina  cavaliere  gero- 
solimitano 1553;  un  fra  Ottavio  ca- 
valiere come  sopra  1573;  un  fra  An- 
nibale di  Palermo  1576,  cavaliere  gè-  i 
rosolimitano  e  marchese  di  Clemenza  i 
e  Vernazza  giusta  quanto  ne  riferisce 
il  Villabianca  che  cita  altresì  un  Gio-  j 
vanni  giudice  della  r.  Corte  Pretoriana  I 
1726.  del  Concistoro  1733,  e  della  G.  ; 
Corte  Criminale  1741  ;  un  Vincenzo 
vescovo  di  Lipari  1753,  indi  arcive- 
scovo di  Damiata;  ed  infine  Giuseppe 
barone  della  Ligia,  essendo  stato  go- 
vernatóre del  Monte  di  Pietà  il  1748. 
Arma  giusta  il  Villabianca  che  ri- 
leva r  arme  da  una  lapide  nella  chiesa 
della  Kalsa  di  Palermo  :  diviso,  nel  1° 
d'azzurro,  con  un  delfino  d'argento 
nuotante  sopra  un  mare  dello  stesso, 
sormontato  da  un'  aquila  spiegata  e 
coronata  d'oro;  nel  2"  d'oro,  con  tre 
sbarre  di  rosso,  ed  una  fascia  dello 
stesso  attraversante  sul  diviso.  Corona 
di  marchese.  — Tav.  XXX VI.  s. 

Franchi  —  Stando  al  Minutoli  è  una  nobile 
famiglia  di  Genova  e  di  Scio;  epperò 
piantata  in  Messina  da  un  Pietro  Fran- 
chi, da  cui  ne  venne  un  Antonio  no- 
bile di  quella  città. 

Arma:  di  rosso,  con  tre  corone  di 
oro  ordinate  2  e  1;  al  capo  d'argento 
caricato  da  una  croce  di  rosso.  —  Ta- 
vola XXXVl.  8. 

Francllis  —  Famiglia  genovese,   per   come 


185 
riferisce  il  Villabianca,  della  quale  cita 
un  Antonio   de  Franchis   senatore  di 
Palermo. 

Arma:  campo  diviso,  di  rosso  e  di 
argento,  con  una  corona  d' oro  broc- 
cante  sul  diviso. — Tav.  XXXVl.  a 

Francica  —  Famiglia  nobile  originaria  di 
Taranto,  come  dice  Mugnos,  trapian- 
tata in  Lentini  da  un  Nicolò  Francica 
a  motivo  d'esiho  imposto  da  re  Al- 
fonso 1417.  Commendasi:  un  Fran- 
cesco castellano  di  detta  città;  segue 
la  linea  sino  a  Clariano  sposatosi  ad 
una  Francesca  Nava,  figlia  del  barone 
di  Bondifè,  epoca  del  citato  scrittore. 
Arma:  campo  rosso,  con  una  fascia 
sormontata  da  un  giglio  accostato  da 
due  palle,  ed  altre  due  palle  poste  in 
punta,  il  tutto  d'oro.— Tav.  XXXVL  7. 

Frangianiore  —  Arma:  d'azzurro,  con  un 
vaso  d'  oro  sormontato  da  un  cuore 
sanguinante  di  rosso ,  ed  un  braccio 
armato  impugnante  una  lancia  d'ar- 
gento movente  dal  fianco  sinistro  dello 
scudo.— Tav.  XXXVL  io.  (Villabianca). 

Frangipane — Secondo  l'autorità  del  Mu- 
gnos e  del  Villabianca  rileviamo  che 
il  nobile  Massenzio  Frangipane  fu  il 
primo  di  tal  famiglia  che  nel  1130 
trapiantossi  in  Sicilia,  il  quale  traeva 
origine  dalla  famigha  Anicia-Frangi- 
pane  di  Roma:  il  che  rilevasi  da  un 
privilegio  di  re  Federico  III  1363,  ove 
nominava  regio  milite  Cencio  Frangi- 
pane dichiarando  discendere  dalla  fa- 
miglia romana,  autorizzandolo  a  fre- 
giarsi del  medesimo  stemma  da  quello 
usato  come  più  sotto  si  dirà.  Un  Ni- 


186 
colò  Frangipane  avendo  acquistato  va- 
rie possessioni  nel  territorio  di  Castel- 
vetrano  aveva  colà  trasportato  la  re- 
sidenza della  sua  femiglia.  Un  Tom- 
maso pronipote  del  precedente  fu  e- 
sentato  dagli  uffici  di  vassallaggio,  e 
riconosciuto  di  nobile  antica  e  gene- 
rosa nobiltà  come  per  pinvilegio  del 
1589;   un  Antonino   fu  capitandarme 
del  vai  di  Mazzara  1611  ,  ed  indi  di 
tutto  il  regno  1626,  nel  qual  tempo 
trasportò  la  sua  residenza  in  Palermo; 
un  Girolamo  fu  regio  milite  1658;  un 
Angelo  regio  milite  1662;  un  2°  Gi- 
rolamo   barone    di   Regalbuto    e   si- 
gnore della  Valle  di  Lupo  residente 
in  Licata  1732;  un  Angelo  barone  di 
Regalbuto  investito  il  1772,  senatore 
di  Licata  1793;  un  3"  Girolamo  primo 
marchese  di  Regalbuto  investito  1796, 
cavaliere  di  devozione  dell'ordine  ge- 
rosolimitano 1797;  un  Giovambattista 
erede  della  casa  Celeste  marchese  di 
S.  Croce  con  1'  obbligo  di  assumerne 
il  cognome  e  l'arme;  un  Rosario  della 
linea  di  Girolamo,  regio  milite,  fu  mae- 
stro  razionale   del   real   Patrimonio , 
consultore  interino  del  regno  e  pre- 
sidente onorario  di  Palermo  1753;  un 
Pietro   barone  di  Rocca   di   Valdina 
occupò  varie  importanti  cariche  giu- 
diziarie, ed  infine  fu  commissario  ge- 
nerale in  Mazzara  1765. 

Arma:  di  rosso,  con  due  leoni  af- 
frontati e  controrampanti  coronati  di 
oro,  tenente  un  pane  d'argento  in  atto 
di  frangerlo  con  le  zampe,  sormontati 
da  tre  stelle  d' oro  tdlineate  in  fascia. 


Corona  di  barone.— Tav.  XXXVI.  n. 
FresSOÒ  (Frexoò)  —  Famiglia  nobile  al  dir 
di  Minutoli  originaria  di  Gallizia;  ep- 
però  troviamo  un  Severo  Fressoò  ca- 
pitandarme del  regno  di  Sicilia  e  ca- 
stellano di  Licata  1590. 

Arma:  di  rosso,  con  sei  sbarre  d'oro 
ed  una  spada  d' argento  posta  in  palo 
broccante  sul  tutto — Tav.  XXXVI.  12. 
Fuleo  —  Arma:  diviso,  nel  1°  scaccheggiato 
d' argento    e   d' azzurro    di  20  pezzi  ; 
nel  2°  d' oro,  con  tre  fasce  d'  azzurro. 
—  Tav.  XXXVI.  14.  (Villabianca). 
Furietti  —  Arma:  diviso  d'azzuro  e  di  ros- 
so, con  un  leone  d'  oro,  tenente  con 
la  zampa  destra  un  giglio  dello  stesso, 
broccante  sul  diviso. — Tav.  XXXVI.  15. 
(Villabianca). 
Furnari  —  Famiglia  di  antica  e  chiara  no- 
biltà di  Genova,  della  quale  Mugnos 
riferisce  varii  soggetti  che  furono  con- 
soli di  quella  repubbUca,  alla  cui  te- 
sta trovasi  un  Ottone  Furnari  1106. 
Un   Filippo   Furnari   la  trapiantò   in 
Sicilia  1229,  ove  da  Federico  impe- 
ratore  venne    fatto   percettore    delle 
tande  reali,  casandosi  in  Messina.  Si 
sa  che  Pietro   figlio  del   precedente, 
opposto  alla  real  casa  d'Angiò  e  quindi 
esiliato,  perdette  talune  terre  dette  di 
Furnari  dal  proprio   nome  ,  e  tenute 
in  famiglie  sin  dal  dominio  della  real 
casa  sveva.  Subentrati  i  reali  di  Ara- 
gona ei  ricuperò   tali  terre,    che    da 
Biagio  nel  1320  furono  amphte  e  po- 
scia infeudate.  Un  2"  Biagio  nel  1371 
vi  edificò  un  castello,  che  mano  mano 
ampliandosi  divenne  terra  e  città  col 


detto  nome.  Fu  costui  uno  de'  primi 
feudatarii  e  baroni  del  suo  tempo.  Un 
Adinolfo  fu  senatore  di  Palermo  1436. 
Un  2°  Pietro  senatore  1473.  Segue 
la  linea  con  Antonio  primo  duca  di 
Furnari  per  concessione  di  re  Filippo 
VI  1643  ;  da  lui  un  Ferdinando,  che 
si  rese  genitore  di  altro  Antonio  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Vittorio  A- 
medeo  di  Savoja,  investito  del  titolo  di 
duca  nel  1673;  fu  egli  governatore  de- 
gli Azzurri  di  Messina  nel  1711.  Ne 
venne  Carlo  di  lui  figlio  investito  1721; 
finalmente  un  Ferdinando  Saverio  in- 
vestito nel  1720  fu  l'ultimo  duca  di 
Furnari  nella   sua  famiglia,  che   con 


187 

lui  si  estinse,  succedendo  nel  retaggio 

di  casa   Furnari  la  famiglia   Ardoino 
di  Messina  principe  di  Alcontres. 

Arma  giusta  Mugnos:  campo  diviso; 
nel  1°  di  rosso,  con  un  cane  levriere 
passante  d'argento;  nel  2°  di  nero, 
col  capriolo  d'oro  accompagnato  da 
tre  stelle  dello  stesso.  Corona  di  duca, 
ed  il  motto  :  Fin  che  venga.  —  Ta- 
vola XXXVl.  10. 
Fuxa  —  Arma:  di  rosso,  con  un  leone  d'oro 
rampante  contro  una  torre  merlata 
dello  stesso,  aperta  e  finestrata  del 
campo,  sormontata  da  tre  lune  mon- 
tanti d'argento  male  ordinate  1,  e  2. 
—  Tav.  XXXVl.  17.  (ViUabianca). 


Gagliano  —  Proveniente  di  Francia  questa 
illustre  famiglia,  stando  al  Mugnos,  fu 
portata  in  Sicilia  da  un  Riccardo  Ga- 
gliani  0  Gagliano  barone  di  Picardia 
sotto  Federico  11  imperatore,  che  gli 
concedette  in  feudo  la  terra  di  Gallipi 
pel  mantenimento  de'  falconi ,  la  cui 
caccia  molto  dilettava  questo  rinomato 
sovrano  e  per  servigi   resi.  Il  di  lui 
figlio  Olivio  tramutò  il  nome  di  quel 
feudo  nel  suo  cognome  di  Gagliano , 
quale  poi  passò  alla  famiglia  Castelli 
di  Genova.  Un  Liotta  Gagliano  fu  va- 
loroso capitano  dal  re  Alfonso  inviato 
all'  acquisto  della  terra  di  Limbari  al- 
lora occupata  da'  francesi;   perlochè 
molti    donativi  e  franchigie   ottenne, 
1432;  indi  fu  governatore  della  città 
di  Mazzara,  carica  che  fu  poscia  oc- 


cupata dal  di  lui  figlio  Nicolò   1469. 
Arma:  d'azzurro,  con  tre  colonne  a 
basi  e  capitelli  d'oro,  circondate  da  una 
ghirlanda  di  verde.— Tav.  XXXVll.  i. 

Gagliardo  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  leone 
d'oro,  sormontato  da  tre  stelle  dello 
stesso  ordinate  in  fascia.  —  Tavo- 
la XXXVII.2.  (ViUabianca). 

Calati  —  Arma:  d' argento,  con  un  capriolo 
di  rosso,  accompagnato  da  tre  stelle 
dello  stesso,  poste  2  in  capo  ed  1  in 
punta.  Tav.  XXXVII.  3.  (ViUabianca). 

Galeota  —  Arma:  d'azzurro,  con  tre  bande 
ondate  d'  argento ,  ed  un  lambello 
rosso  di  tre  pendenti  attraversante 
sul  tutto.  —  Tav.  XXXVII.  4.  (Villa- 
bianca). 

Galgana  — Nobile  famiglia  siraciisana,  della 
quale,  stando  al  Minutoli,  commendasi 


188 
un  Antonio  Galgana  barone  della  Tar- 
gia  nel  1459.  Tale   baronia   poi  per 
essersi  la  famiglia  estinta  in  Beatrice 
1544   passò  in    quella  di  Arezzo. 

Arma  :  campo  azzurro ,  con  una 
banda  accompagnata  in  capo  da  due 
stelle  ed  in  punta  da  una  branca  di 
leone  recisa  e  posta  in  fliscia,  il  tut- 
to d'  oro.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XXXVII.  5. 
Gallego  0  fiailiego  —  Il  Mugnos  e  con  lui 
ITnveges  convengono  che  questa  chia- 
rissima famiglia  prende  origine  d'A- 
ragona, riportando  per  ceppo  un  ca- 
valiere Pierguerao  di  Gallego  a'  ser- 
vigi di  Pietro  IV  d'Aragona.  Acquistò 
egli  tre  ville  nel  regno  di  Valenza, 
che  die  al  suo  primogenito  Bernardo 
mentre  all'  altro  Ferdinando  donò  tutta 
la  valle  di  Gallego  e  di  Valdella  nel 
regno  d' Aragona.  Giovanni  Gallego , 
figlio  del  precedente  fu  il  primo  a 
trapiantarla  in  Sicilia  nel  1540,  stante 
aver  militato  sotto  Carlo  V,  col  ca- 
rico di  maggior  contatore  dell'  arma- 
ta  imperiale  nella  spedizione  di  Afri- 
ca, giusta  il  privilegio  dato  in  Bolo- 
gna 1533,  ove  mostrasi  essere  stato 
fatto  cavaliere  aurato  collo  stemma 
che  qui  appresso  riporteremo;  fu  egli 
inoltre  governatore  della  città  di  Siena 
e  poscia  ebbe  il  carico  di  castellano 
del  forte  Salvatore  di  Messina,  ove 
si  caso  e  per  ragion  di  dote  divenne 
barone  di  Girami  e  Militello  ;  governò 
infine  la  regia  cogli  ufficii  di  capitano 
e  senatore.  Gli  succede  Girolamo,  ed 
a  costui  un  Vincenzo  primo  marchese 


di  S.  Agata.  Epperò  il  Villabianca 
prova  che  fu  invece  Luigi  di  lui  figlio 
il  primo  citato  marchese  investito  nel 
1630,  il  quale  fu  principe  di  Militello 
1662.  Segue  la  linea  sino  a  France- 
scopaolo  Gallego  e  Monroy,  cavaliere 
gerosolimitano,  investito  de'  titoli  di 
sua  famiglia  1755. 

Arma  concordemente  a^li  autori  : 
inquartato  in  croce  di  s.  Andrea,  al 
capo  d' oro  con  1'  aquila  spiegata  e 
coronata  di  nero  ;  in  punta  di  rosso 
con  cinque  conchiglie  d'  argento  or- 
dinate in  s.  Andrea;  fiancheggiato  a 
destra  d' argento,  con  la  croce  fiorente 
di  verde ,  ed  a  sinistra  di  rosso  con 
albero  di  quercia  al  naturale  a  rami 
d'oro,  accostato  da  un  cane  d'argento 
mordente  la  coscia  d'un  cinghiale  al 
naturale.  Corona  di  principe.  —  Ta- 
vola XXXVIl.  7. 

Gallegra — -Antica  e  nobile  famiglia  della 
città  di  Polizzi,  ove  giusta  il  Mugnos 
sin  dal  1440  esercitò  le  cariche  piti 
distinte  di  quella  città. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  banda  di 
due  file  a  scacchi  d'oro  e  di  verde 
Tav.  XXXVIL  8. 

Gallelti  —  Stando  al  Pisanelli  giusta  il  Mu- 
gnos noi  troviamo  cotesta  nobile  fa- 
miglia originaria  di  Pisa  della  storica 
Gualandi,  una  delle  sette  dell'  antica 
Alfea,  ove  fra  gli  uomini  chiari  ebbe 
a  notarsi  un  Ischiano  Galletti  fonda- 
tore del  jus  patronatus  di  s.  Pietro 
d'Ischia,  ovver  d'Istria  in  Pisa  1090; 
un  Simone  Galletti  priore  o  anziano 
nel  1325,  e  tanti  altri  posteriormente. 


Intanto  il  detto  INIiignos  accenna  a  tre 
passaggi  di  tal  famiglia  in  Sicilia:  pri- 
mo da  Nicolò  senatore  in  Palermo  nel 
1505,  ed  Andreotta  con  altri  suoi  cu- 
gini; secondo  da  Carlo  2°  Galletti  se- 
natore nel  1536;  terzo  da  Nicolò  2° 
di  lui  fratello  e  che  fu  ceppo  dell'  at- 
tuale famiglia  Galletti,  della  quale  fio- 
rirono principalmente  secondo  il  Vil- 
labianca  :  un  Nicolò  Lancellotto  Gal- 
letti, primo  barone  di  Fiumesalato  per 
ragion  di  matrimonio  con  una  Vio- 
lante de  Jaen  1538;  un  Vincenzo,  pri- 
mo marchese  di  s.  Cataldo  per  con- 
cessione di  Filippo  IV  1627;  un  2° 
Vincenzo  primo  principe  di  Fiumesa- 
lato per  concessione  di  re  Carlo  II 
1672;  cavaliere  di  s.  Giacomo  della 
Spada,  vicario  generale  delle  segrezie 
di  Taormina  e  Sanfratello,  in  fine  ca- 
pitano giustiziere  di  Palermo  1678; 
un  Ignazio  investito  il  1685,  mentre 
Pietro  di  lui  fratello  primogenito  esi- 
mio per  virtù  e  scienza  trovavasi  ad- 
detto al  sacro  ministero,  essendo  stato 
supremo  inquisitore,  e  poi  vescovo  di 
Patti  e  di  Catania;  un  Giuseppe  in- 
vestito 1689,  cavaliere  d'alcantara, 
gentiluomo  di  camera  del  re,  deputato 
del  regno,  capitano  giustiziere  1716, 
e  due  volte  pretore  di  Palermo  1725 
e  1740;  altro  Nicolò  fratello  del  pre- 
cedente investito  1752,  deputato  del 
regno,  la  di  cui  linea  continua  sino  al 
vivente  principe  Nicolò  Galletti  e  Pla- 
tamone.  Un  altro  ramo  di  questa  fa- 
miglia formò  i  marchesi  di  S.  Mari- 
na, essendo  stato  giusta  il  Villabianca 


189 
il  primo  ad  investirsi  di  questo  titolo 
Giovan  Pietro  Galletti  1696;  fu  egli 
governatore  del  Monte  di  Pietà  e  della 
Pace  1704;  commendansi  inoltre  un 
Giovanni  Alessandro  Galletti  investito 
nel  1717,  e  principe  di  Roccapalumba 
1743;  indi  commutato  in  quello  di 
Soria  sotto  il  viceré  Fogliani;  un  Fran- 
cesco Ijrigadiere  ne'  regi  eserciti  in- 
vestito 1759  ;  ed  infine  un  Pier  Luisi 
dell'ordine  di  S.  Benedetto  vescovo 
titolare  di  Arcadiopoli. 

Arma  concordemente  agli  autori: 
d' oro,  con  l'albero  di  quercia  al  natu- 
rale, addestrato  da  un  gallo  di  nero 
crestato,  beccato,  barbuto,  ed  armato 
di  rosso,  sormontato  da  un'  aquila 
spiegata  di  nero.  Corona  di  principe 
—  Tav.  XXXVII.  9. 

Gallo  —  Arma:  d'azzurro,  con  l'albero  di 
cipresso  al  naturale,  sinistrato  da  un 
gallo  d'oro  e  sormontato  da  tre  stelle 
dello  stesso.  — Tav.  XXXVll.  io. 

Galllippi  —  Famiglia  d'antichissima  ed  illu- 
stre nobiltà,  celebrata  tra  le  primarie 
della  Calabria  ;  come  riferisce  1'  An- 
salone  nel  libro  Sua  De  Familia  Op- 
portima  JRelatio.  Fiorirono  negli  an- 
tichi tempi  Giovanni,  Giacomo  e  Pal- 
miero  Galluppi  1270  che  davano  in 
prestito  del  danaro  a  Carlo  I  d'An- 
giò  re  di  Napoli.  Si  distinsero  inoltre 
Cristoforo  Galluppi  barone  del  feudo 
d'Altavilla  per  la  moglie  Giovanna 
Ruffo  come  per  diploma  di  re  Roberto 
d'Angiò  1340.  Princivallo  di  lui  figlio 
investito  1415  dalla  regina  Giovan- 
na II;  altro  Cristoforo  consigliere  dei 

24 


190 
re  Ludovico  e  Renato  d' Angiò;  Seba- 
stiano sindaco  de'  nobili  di  Tropea 
ed  ambasciatore  spedito  in  Bologna 
air  imperatore  Cardo  V,  per  implorare 
la  conferma  di  tutti  i  privilegi  con- 
ceduti dagli  altri  sovrani  a  quella  cit- 
tà; Marcantonio  valoroso  guerriero 
sotto  Filippo  II  in  difesa  della  Reli- 
gione Cattolica;  Aloisio  ambasciatore 
al  re  Ferdinando  I  d' Aragona  nel  ca- 
stello di  Barletta  come  dal  Ricca  No- 
biltà delle  due  Sicilie,  nel  qual  libro 
scorgonsi  tutti  gli  uomini  illustri  nelle 
scienze,  nelle  lettere,  nelle  dignità  ec- 
clesiastiche, nelle  armi,  nella  fonda- 
zione di  opere  pie  e  religiose ,  nel 
possesso  di  vasti  feudi  e  signorie ,  e 
nel  nobile  patriziato  :  emerge  fra  tutti 
un  Pasquale  Galluppi  liarone  di  Ci- 
rella,  uno  de'  più  grandi  filosofi  ita- 
liani di  questo  secolo ,  e  il  vero  re- 
stauratore degli  studii  filosofici  in  Ita- 
lia, le  di  cui  famose  opere  al  presente 
si  tengono  come  modello  d' istituzione 
presso  tutte  le  nazioni.  Un  ramo  di 
questa  famiglia  proveniente  da  quella 
di  Tropea  passò  in  Sicilia  e  precisa- 
mente in  Messina  verso  la  fine  del 
XVI  secolo ,  ivi  portata  da  Cesare 
Galluppi  barone  di  Joppolo,  figlio  di 
Antonello  barone  di  Girella  Joppolo 
e  Coccorino.  Detto  Cesare  fu  capitano 
di  corazzieri  del  re  Filippo  II  di  Spa- 
gna e  si  distinse  pel  suo  valore  neUe 
guerre  per  conservazione  deUa  Catto- 
lica fede,  e  precipuamente  in  quella 
per  la  conquista  del  Portogallo,  molto 
encomiato  dal  Gualterio  con  le  paro- 


le :  In  hello  hisitano  Clams.  La  sua 
famiglia  ascritta  ah  antiquo  al  sedile 
di  Portercole  nella  città  di  Tropea  se- 
dile chiuso  illustrissimo  godente  gli 
stessi  regolamenti  e  prerogative  di 
quelli  della  città  di  Napoli,  venne  a- 
scritta  alla  nobiltà  messinese  dell'  or- 
dine senatorio  nell'anno  1593;  ed  in 
seguito  volgendo  il  1803  a'  registri 
di  nobiltà  dei  cavalieri  del  re2;no  di 
Napoli.  Un  Francesco  si  distinse  con- 
tro gli  spagnuoli  da  comandante  le  mi- 
lizie della  città  e  da  voloroso  cava- 
liere fece  prodigii  nella  vittoria  di 
Giampilieri,  nell'  attacco  e  presa  della 
torre  del  Coture,  e  nell'  assalto  della 
fortezza  del  Salvatore,  di  cui  ne  fa 
fede  lo  storico  Giambattista  Romano 
Colonna.  Questo  ramo  Messinese  si 
ritirò  nella  città  di  S.  Lucia,  qui  poi 
successivamente  due  linee  si  partiro- 
no, cioè  quella  de'  baroni  di  Girella 
che  andò  a  ravvivare  i  Galluppi  di 
Tropea,  quasi  estinti,  e  quella  de'  ba- 
roni di  Pancaldo  che  si  ristabilì  nella 
città  di  Messina,  ed  è  rappresentata 
attualmente  dal  barone  Rainero  Gal- 
luppi già  senatore  di  Messina,  padre 
del  barone  di  Pancaldo  Commenda- 
tore Giuseppe  Galluppi,  cavaliere  ge- 
rosolimitano e  d' altri  ordini  equestri 
fregiato ,  delle  lettere  e  dell'  araldica 
culto  amatore.  Da  un'  altra  dirama- 
zione sono  discesi  i  Galluppi  di  Pro- 
venza detti  Galaup-Chastenil,  che  an- 
darono a  stabihrsi  in  Francia  a'  tempi 
della  regina  Giovanna  I  di  Napoli  di- 
stintissimi nelle  lettere,   nella  magi- 


stratura  e  le  armi ,  che  fra  gli  altri 
produssero  un  Luigi  consigliere  di 
stato  benemerito  del  partito  reale  du- 
rante la  guerra  della  lega:  Antonio 
acquistatorc  delle  terre  di  Chastenil 
del  cui  castello  re  Carlo  IX  diedegli 
il  governo  con  lettere  patenti  del  4 
marzo  1574;  Francesco  che  mori  sul 
monteLibano  in  odore  di  santità  ed  altri. 
Arma:  giusta  il  Ricca  che  rileva 
le  armi  da  una  cappella  gentilizia  e- 
retta  da  Monsignor  Teofilo  Galluppi 
entro  la  Cattedrale  di  Tropea  1560; 
comprovate  nell'  ordine  gerosolimita- 
no: d'azzurro,  con  un  capriolo  d'oro, 
accompagnato  da  tre  stelle  dello  stes- 
so. Corona  di  barone.  Lo  scudo  accol- 
lato da  trofeo  militare.  Quelli  di  Si- 
cilia alzano  per  cimiero  una  testa  e 
collo  di  cavallo  inalberato  di  nero. — 
Tav.  XXXVII.  6. 

(ìalvagno  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  leone 
d'oro— Tav.  XXXVII.  ii.  (Villabianca). 

Gambacorta  o  Ganibacorli  —  Il  Mugnos  e  più 
segnatamente  l' Inveges  levano  a  cielo 
questa  nobile  ed  antica  famiglia  pisa- 
na, che  poi  da  Pisa  venne  a  trapian- 
tarsi in  Napoli  ed  in  Sicilia ,  cioè 
Sciacca  e  Palermo.  Il  Crescenzi ,  il 
Sansovino,  il  Rossi  mostrano  le  gran- 
dezze del  primo  ceppo  pisano,  essen- 
dosi un  Pietro  Gambacorti  il  1160 
sotto  l'imperatore  Federico  Barba- 
rossa  pel  primo  colà  recato,  e  secondo 
Giovanni  Villani  celebre  storico  un 
Andrea  1347  unitosi  ad  altri  detti 
Bergoli  s'insignorirono  a  viva  forza 
di  detta  città,  formando  cosi  una  setta 


191 
chiamata  de'  Raspanti.  Ma  un  suo 
successore  Giovanni  nel  1403  volle 
lasciarla  in  lil)crtà  ricevendo  perciò 
in  compenso  ne'  confini  della  Toscana 
il  Pontadero  con  altri  castelli  in  vai 
di  Bagno,  e  furon  detti  perciò  signori 
di  vai  di  Bagno.  Un  Ferrante  terzo- 
genito di  detto  Pietro  fu  signore  di 
Campochiaro  in  Napoli,  sotto  Carlo  V 
imperatore,  ed  i  suoi  posteri  posse- 
detter"o  i  castelli  di  Toraca,  Frusso, 
Vico,  Burgenza,  ed  i  contadi  di  Bio- 
cari  e  della  Torella.  Un  Florio  Gam- 
bacorta sotto  Carlo  V  la  trapiantò  in 
Sciacca;  fu  egli  capitandarme  e  com- 
missario generale  della  città  di  Jaci; 
un  Modesto  di  lui  figlio  poi  la  tra- 
sferì in  Palermo.  Come  valente  giu- 
reconsulto, occupò  egli  varie  distinte 
cariche,  tra  le  altre  nel  1602  quella 
suprema  di  reggente  del  Consiglio  di 
Italia  nella  R.  Corte  di  Madrid;  ed 
in  compenso  di  suoi  onorati  servigi 
dal  re  Filippo  III  il  titolo  di  marchese 
di  Motta  d'Affermo  gli  venne  confe- 
rito 1607.  Da  lui  un  Mario  Gamba- 
corta che  successe  nel  detto  marche- 
sato personaggio  assai  riguardevole 
per  le  tante  luminose  cariche  occu- 
pate, essendo  stato  altresì  pretore  di 
Palermo  1630.  La  famiglia  continua 
sino  ai  nostri  giorni. 

Arma  giusta  Inveges  :  d' azzurro , 
con  un  leone  d' argento  caricato  da 
quattro  fasce  di  nero,  al  capo  cucito 
di  rosso,  caricato  da  una  croce  anco- 
rata d'  argento.  Corona  di  marchese 
—  Tav.  XXXVII.  12. 


192 

Gandolfo  —  Anna  :  d'  azzurro .  con  im  ca- 
stello sormontato  da  tre  torri  merlate 
di  tre  pezzi .  aperto  e  fincstrato  del 
campo,  accostato  da  due  leoni,  affron- 
tati e  controrampanti,  il  tutto  d'  oro 
—  Tav.  XXXAai.  13.  (Villabianca). 

Gante  —  Famiglia  spagnuola  al  dir  del  Mi- 
nutoli,  che  ci  fa  conoscere  un  Pietro 
Gante  nobile  spagnuolo  della  valle  di 
S.  Pietro,  discendente  della  Villa  Ton- 
tesa,  e  la  dà  per  estinta. 

Arma:  diviso,  nel  1°  d'  argento,  con 
un  tronco  nodoso  di  verde  posto  in 
banda;  nel  2°  d' azzurro,  con  tre  stelle 
d'argento  ordinate  2  e  1,  e  la  bor- 
dura composta  d' oro,  e  di  rosso  — 
Tav.  XXXVII.  u. 

Garajo  —  Nobile  famiglia  spagmioìa  giusta 
il  Villabianca  op.  v.  XLVIII,  trapian- 
tata in  Palermo  da  un  Martino  de 
Garay  y  Muxica  cavaliere  di  S.  Gia- 
como della  Spada  e  capitano  di  Ga- 
lera. Fiorirono  :  un  Ignazio  segretario 
del  S.  Uffizio  in  Palermo,  governa- 
tore del  Monte  di  Pietà  1763,  essendo 
stato  sette  volte  senatore  di  Palermo 
1741-59;  ed  un  Giuseppe  governatore 
del  Monte  di  Pietà  1786,  e  tre  volte 
governatore  della  Tavola. 

Arma  :  d' azzurro,  con  una  torre  di 
argento  merlata  di  tre  pezzi,  sormon- 
tata da  un'  aquila  nascente  d' oro,  ed 
un  guerriero  armato  di  lancia  a  guar- 
dia deUa  porta  chiusa  di  nero  —  Ta- 
vola XXXVII.  18. 

Gargallo  —  Famiglia  nobile  di  Lentini,  co- 
me riferisce  il  Minatoli,  che  le  dà  per 
primo   ceppo   un   Antonino    Gargallp 


castellano  della  fortezza  di  quella  città 
per  regia  concessione  sec.  XV.  Tale 
carica  tennero  poi  un  Francesco  ed 
un  Michele  1489,  altro  Francesco  1590, 
un  A'incenzo  1649,  ed  in  fine  un  3° 
Francesco  1650.  Commendansi  in  ol- 
tre; un  fra  Saverio  Gargallo  cavaliere 
gerosolimitano  1650;  un  fra  Tomma- 
so, che  fu  dopo  il  passaggio  da  Rodi 
a  Malta  il  primo  gran  Cancelliere  del- 
l'ordine,  ed  indi  vescovo  di  quell'I- 
sola ;  e  non  à  guari  un  Tommaso 
Gargallo ,  marchese  di  Castellentini 
ministro  di  guerra,  maresciallo  di  cam- 
po, gentiluomo  di  camera,  cavaliere 
del  S.  Gennaro  e  di  altri  ordini  eque- 
stri insignito;  illustre  letterato  e  poeta, 
traduttore  il  più  insigne  delle  opere 
di  Orazio  Fiacco,  delle  satire  di  Per- 
sio e  di  Giovenale ,  non  che  de'  do- 
veri di  M.  Tullio  Cicerone ,  lavori 
cento  volte  riprodotti  nella  repubblica 
letteraria  per  la  loro  celebrità. 

Arma:  diviso,  nel  P  d'argento  con 
un  gallo  di  nero,  crestuto  e  barbuto 
di  rosso  ;  nel  2"  di  rosso  con  sei  ver- 
ghette  d'oro.  — Tav.  XXXVII.  is. 
Cariano  —  Nol)ile  famiglia  della  città  di 
Palermo  e  Corleone,  ove  sin  dal  1400 
à  occupate  tutte  le  cariche  nobili. 
Un  Giuseppe  Garlano  fu  rettore  ca- 
valiere dell'  ospedale  di  S.  Bartolo- 
meo di  Palermo  1685-86;  capitandar- 
me  a  guerra  della  città  di  Girgenti 
1689,  ed  infine  capitano  giustiziere, 
pretore  e  giurato  della  città  di  Cor- 
leone;  ed  altri  che  per  brevità  tra- 
lasciamo. 


Arma  giusta  il  "^^illabianca  ;  partito,  ! 
noi  1"  d' azzurro,  con  r  albero  di  pino 
al  naturale;  nel  2°  d'azzurro,  con  un 
leone  d'oro,  addestrato  nel  capo  da  una 
stella  dello  stesso.— Tav.  XVXVII.  n. 
Garofalo  — Il  INIugnos,  e  con  lui  l'Inveges 
ed  il  Villabianca  la  vogliono  famiglia 
nobile  ed  antica,  di  grande  distinzione; 
imperocché  originaria  ella  di  Catalo- 
gna, un  Arnaldo  Garofalo  gentiluomo 
di  molto  pregio  invitato  venne  da  Pie- 
tro II  nel  1340  a'  suoi  servigli  uni- 
tamente a'  di  lui  tre  figli  Guglielmo, 
Michele,  ed  Onorio.  Dessi  in  com- 
penso nel  1357  una  rendita  si  ebbero 
di  onze  cento  annue  per  cadauna  lo- 
chè  in  quel  tempo  fra'  regii  donativi 
più  onorifico  che  i  feudi  era  da  ripu- 
tarsi. Ed  il  loro  padre  Arnaldo  nel 
^342  fu  ritenuto  con  regio  privilegio 
qual  nobile  cittadino  di  Palermo,  men- 
tre de'  suoi  figli  Onorio  nel  1388  e 
92,  fu  senatore  di  questa  città;  e  po- 
scia nel  1396  tolse  la  città  stessa  dalle 
mani  de'  rivoltosi;  per  lo  che  da  re 
Martino  fu  nominato  famigliare  del  suo 
palazzo,  e  nel  1405  eletto  capitano 
di  Palermo  col  titolo  di  miles.  Anche 
Michele  stabilito  in  Messina  si  distinse 
contro  i  ribelli  di  quella  città  con 
molta  soddisfazione  del  citato  sovrano. 
Un  altro  Onorio  nel  1449  fu  senatore 
di  Palermo,  altro  Guglielmo  nel  1462  j 
fu  provveditor  generale  de'  regii  ca- 
steUi  del  regno ,  non  che  consigliere 
del  re  1445.  Un  3°  Onorio  fu  nel 
1513  vicario  generale  in  Catania  con 
facoltà   civile  e  criminale.    Se^ue   la 


193 
linea  con  Tommaso  Garofalo ,  primo 
duca  di  Rebuttone  1648.  Da  lui  un 
Vincenzo  cavaliere  di  S.  Giacomo  della 
Spada,  governatore  de'  Bianchi  di  Pa- 
lermo 1658,  capitano  giustiziere  di  detta 
città  1664,  ed  in  fine  maestro  Por- 
tulano  del  regno.  Un  2°  Tommaso  di 
lui  figlio  cavaliere  di  S.  Giacomo  della 
Spada,  maestro  portulano  come  sopra, 
investito  del  connato  titolo  1681  ;  e 
fu  il  di  lui  figlio  Antonio  investito 
nel  1717,  che  in  seguito  alienò  il  detto 
titolo  in  persona  di  Luigi  Pape,  mar- 
chese della  Scaletta:  Intanto  il  detto 
Antonio  fu  cavaliere  gerosolimitano, 
governatore  del  castello  di  Palermo 
e  della  Piazza  di  Trapani,  e  finalmente 
maresciallo  di  campo  ne'  reali  eser- 
citi, come  riferisce  il  Villabianca.  Tor- 
nando al  Mugnos  sappiamo  avere  un 
ramo  di  tal  famiglia  fiorito  in  Tra- 
pani, ove  un  Pietro  Garofalo  fu  se- 
greto, e  visse  nobilmente  con  molte 
ricchezze. 

Arma  giusta  Inveges:  d'oro,  con  un 
capriolo  di  nero,  accompagnato  nella 
punta  da  un  garofano  di  rosso.  Corona 
di  duca.  — Tav.  XXXVIII.  2. 

Garofalo  di  Catania  e  Trapani  —  Rami  della 
sopraccennata  famiglia,  che  armano 
giusta  Inveges;  di  rosso,  con  la  pianta 
di  garofano  al  naturale  nodrita  in  un 
vaso  d' oro ,  trattenuto  da  due  leoni 
affrontati  e  contro  rampanti  dello  stes- 
so. —  Tav  XXXVIII.  3. 

Garsla  0  Garzia  —  Tra  le  chiare  e  nobili  fa- 
miglie s^agnuole  non  ultima  stando  al 
Mugnos  troviamo  la  presente.  Fu  por- 


194 
tata  in  Sicilia  da  un  Pietro  Garsia 
cavaliere  di  Valenza,  dopo  il  Vespro 
casandosi  in  Messina.  I  di  lui  figli 
Ordogno  e  Ramondo  datisi  alle  armi 
servirono  re  Pietro  II  con  molto  af- 
fetto. Altro  ramo,  altresì  riportato  dal 
Villabianca,  abbiamo  di  un  tal  Fran- 
cesco Garsia,  pure  cavaliere  di  Va- 
lenza distintissimo  sotto  Carlo  V,  che 
qual  tesoriere  generale  per  la  crociata 
fu  mandato  in  Sicilia.  Il  di  lui  figlio 
Pietro,  ritiratosi  dalla  carica  del  pa- 
dre, fu  dal  detto  imperatore  ricercato 
per  la  carica  di  suo  segretario.  Fu 
inoltre  maestro  segreto  del  regno  1562 
e  vicario  generale,  non  che  primo  ba- 
rone di  Colobra  e  di  Savochetta.  Da 
lui  un  Gerardo  che  procreò  Giuseppe 
primo  marchese  di  Savochetta  1662, 
cavaliere  di  S.  Giacomo  della  Spada 
e  governatore  del  Monte  di  Pietà  di 
Palermo  1668.  Commendansi  inoltre 
un  Girolamo  figlio  del  precedente  go- 
vernatore del  Monte  ;  un  Giancarlo 
cavaliere  d'Alcantara,  paggio  del  re, 
e  governatore  della  milizia  sulle  ga- 
lere della  squadra  del  regno,  ed  altri. 
Arma  giusta  Mugnos:  d'azzurro,  con 
un  uccello  gaza  d'argento,  posato  in 
una  pianura  erbosa  al  naturale,  ba- 
gnata in  punta  da  un  fiume  d' argento. 
Corona  di  marchese — Tav.  XXXVIII.  4. 

Gaslodegno — Famiglia  di  Savona  secondo 
il  Villabianca. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro,  sormontato  da  due  stelle  dello 
stesso.  — Tav.  XXXVIII.  5. 

Gastone  —  Arma:  d'argento,  col  compasso 


aperto  di  nero,  sormontato  da  un  leone 
dello  stesso.  — Tav.  XXXVIII.  7.  (Vil- 
labianca). 

Gaudioso  —  Il  Villabianca  ne'  suoi  opuscoli 
V.  1°  ci  dà  come  nobile  questa  fami- 
glia della  quale  fiorirono:  un  Giuseppe 
Gaudioso  investito  del  feudo  di  Risi- 
gnolo  e  primo  marchese  di  Castania 
1683;  un  Giovanni  investito  del  feudo 
di  Rincione  1664,  per  la  cui  morte 
senza  figli  se  ne  investì  il  predetto 
Giuseppe  1675,  la  di  cui  unica  figlia 
Vittoria  sposata  ad  un  Giovanpietro 
Sollima  e  Galletti  marchese  di  S.  Ma- 
rina, trasferì  in  questa  casa  i  feudi 
e  titoli  della  famiglia  Gaudioso. 

Arma:  diviso;  nel  F  d'azzurro,  con 
un  cavallo  corrente  d'oro,  sormontato 
da  tre  stelle  dello  stesso  allineate  in 
fascia;  nel  2°,  scaccheggiato  d'argento 
e  di  nero  di  cinque  file.  Corona  di 
marchese.  — Tav.  XXXVIII.  i. 

GayangOS  —  Famiglia  oriunda  spagnuola , 
lo  che  rilevasi  da  un  diploma  auten- 
tico in  quella  lingua,  e  che  conservasi 
neir  archivio  del  senato  di  Palermo , 
nel  quale  calendansi  i  nobili  servigi 
da  essa  prestati  per  im  di  quattro 
secoli  a'  sovrani  di  Spagna.  Fu  in- 
cominciata in  Sicilia  nel  1600  da  un 
Martino,  figlio  di  Baldassare  Gayan- 
gos  fondatore  dell'  esercito  degli  stati 
di  Fiandra.  Vanta  non  pochi  gentiluo- 
mini tanto  nelle  armi  che  nelle  civili 
cariche  ;  congiunta  in  matrimonio  con 
altre  chiare  e  nobilissime  famiglie  co- 
me Toledo  e  Lascaris.  Un'Angela  La- 
scaris,  moglie  di  Martino   Gayangos 


il  titolo  di  duchessa  di  Nicolò  si  ebbe 
per  concessione  di  re  Carlo  11  1085; 
un  Carlo ,  di  lui  tiglio,  fu  colonnello 
e  sette  volte  senatore  di  Palermo,  ed 
il  di  lui  fratello  Nicolò  due  volte  go- 
vernatore del  monte  di  Pietà  1755; 
altro  Carlo  investito  1782;  infine  il 
vivente  Giacomo,  fregiato  di  tal  titolo 
che  fu  governatore  di  detto  monte 
1855,  non  che  un  (jiovanni  di  lui  fra- 
tello, ufficiale  dell'armata  borbonica 
distintosi  neir  assedio  di  Gaeta  1860, 
Arma  :  diviso  di  rosso,  e  d' azzurro, 
con  tre  spade  d' argento  manicate  di 
oro  poste  in  palo  broccanti  sul  tutto, 
e  la  bordura  d' argento,  carità  da  otto 
ermellini  di  nero,  posti  3,  2,  3.  Co- 
rona di  duca.  — Tav.  XXXVIIL6. 

Genova  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  leone 
d'oro,  guardante  una  luna  decrescente 
e  rivoltata  d' argento  posta  nel  cantone 
destro  dello  scudo.—  Tav.  XXXVIII.  s. 
(Villabianca). 

Genovese  —  Arma:  d'azzurro,  con  due  leoni 
d'  oro  affrontati ,  sormontati  da  tre 
stelle  dello  stesso,  e  la  campagna  di 
argento  caricata  da  un  serpe  di  verde 
posto  in  fascia.  — Tav.  XXXVIII.  9. 
(Villabianca). 

Gerbino  —  Nobile  famiglia  di  Mazara  giu- 
sta il  Villabianca,  fu  incominciata  da 
un  Giovanni  Gerbino,  regio  milite  1542 
cui  venne  conferito  per  se  e  suoi  lo 
stemma  che  qui  sotto  descriveremo. 
La  trapiantò  in  Palermo  un  Nicolan- 
tonio,  primo  acquistatore  de'  feudi  di 
Cannitello  e  Gulfotta,  il  quale  morendo 
divise  la  famiglia  in  due  rami.  Ceppo 


195 
del  primo  un  Giovanni,  che  fu  primo 
barone  del  Cannitello  1646,  i  di  cui 
successori  se  ne  investirono  sino  al 
1789;  ramo  oggi  rappresentato  dal 
barone  di  Cannitello  Pietro  Gerbino 
e  Saramartino.  Ceppo  del  secondo  un 
Fabiano  che  fu  barone  della  Gulfotta 
1646,  ramo  estinto  con  M.^  Teresa 
Gerbino,  moglie  di  Giuseppe  Schiet- 
tini  come  da  investitura  del  1787. 

Arma  giusta  diploma  viceregio  di 
Ferdinando  di  Gonzaga  1542:  d'oro, 
con  fascia  d' azzurro,  ed  un  albero  di 
verde  soprastante  sul  tutto,  sinistrato 
da  un  cane  rampante  di  grigio.  Corona 
di  barone  —  Tav.  XXXVIII.  io. 
GialIongO  —  Famiglia  nobile  di  Genova  al 
dir  del  Villabianca  opuscoli,  traendo 
origine  da'  Longo  detti  poscia  Giusti- 
niani. Fu  incominciata  in  Sicilia  da 
un  Pietro  che  volle  denominarsi  Già 
Longo  da  cui  il  cognome  Giallongo, 
fu  egli  regio  milite  e  castellano  di 
Castronuovo,  ove  fermò  sua  residenza 
1485,  il  di  cui  figlio  Pietro  Antonio 
ebbe  conferita  la  carica  di  visitatore 
delle  fortezze  del  regno  di  Siciha  1554. 
Fiorirono  poscia  Antonio,  sacerdote 
e  fondatore  dell'  abbazia  di  santa  Ma- 
ina degli  Agonizzanti  in  Castronuovo 
con  patronato  nella  sua  famiglia;  Do- 
menico investito  de'  feudi  Fiumetorto 
e  Racalxacca  1666;  Vincenzo  Abate 
come  sopra;  Antonino  investito  de' 
feudi  di  Fiumetorto  eRocalxacca  1694; 
Ignazio  investito  1734,  senatore  di 
Palermo  1754;  ed  infine  Bernardo  in- 
vestito 1760. 


196 

Arma:  diviso,  nel  1°  d'oro,  con  a- 
quila  spiegata  e  coronata  di  nero;  nel 
2°  di  rosso,  con  un  castello  d' argento 
a  tre  torri  merlate  di  tre  pezzi  aperto 
e  finestrate  del  campo.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  xxxvm.  11. 

Giangucrcio — Stando  al  Mugnos  famiglia 
nobile  di  Mazzara,  originaria  da  Mes- 
sina il  di  cui  primo  ceppo  fu  un  Gio- 
vanni Guercio  incaricato  d'ambasceria 
presso  Carlo  V  imperatore  onde  libe- 
rare la  città  di  Mazzara  dair  usurpa- 
zione di  un  Ramondo  di  Cardona  1531. 
Fiorirono:  un  Michele  giudice  d'ap- 
pello 1 537  ;  un  Alfio  onorato  di  molti 
carichi  e  sopratutto  di  quello  di  de- 
putato del  regno  1590;  un  Vincenzo 
giudice  della  R.  C.  C.  e  auditore  ge- 
nerale; infine  un  Cesare,  erede  de' 
beni  e  della  baronia  del  macello  di 
Palermo. 

Arma  :  d' azzurro,  con  tre  stelle  di 
argento  male  ordinate,  1  e  2.  Corona 
di  barone.  — Tav.  XXXIIl.  12. 

Giardina  —  Nel  Mugnos  e  nel  Villabianca 
troviamo  ricordato  come  ceppo  di  que- 
sta nobile  famiglia  un  Luigi  Arias 
Giardina,  primo  acquistatore  della  ba- 
ronia di  S.  Ninfa  in  vai  di  Mazzara 
1615.  Fu  egli  poi  primo  marchese 
della  sudetta  terra  1621,  governatore 
del  monte  di  Pietà  di  Palermo  1627,  e 
fu  uno  de'  piti  generosi  e  ragguarde- 
voli benefattori,  dello  spedale  civico 
di  detta  città,  perocché  nel  1621  gli 
lasciò  in  assegno  onze  tremila  annue 
pari  a  hre  38250.  Gh  succede  nel 
1630  la  figlia  Orsola,   essendo  stata 


per  testamento  preferita  al  primoge- 
nito Diego,  poicchè  questi  era  stato 
preventivamente  1614  dotato  dal  pa- 
dre coir  appannaggio  del  feudo  e  ba- 
ronia di  Gibellini.  Sposò  ella  un  Ma- 
rio Bellacera  alias    Cangialosi;   però 
Simone  di  lei  figlio  mutò  il  cognome 
e  le  armi  in  (jiardina  coli' investitura 
del  1627;  fu  governatore  della  com- 
pagnia della  Carità  di  Palermo  1632. 
Altro  Simone  figlio  di  Giuseppe  fratello 
del  precedente  fu  principe  di  Monte- 
leone  1671,  dopo  essere  stato  gover- 
natore   della    compagnia   della   Pace 
1667,  e  capitano  giustiziere  di  Paler- 
mo 1670.  Morto  anch'  egli  senza  figli 
gli  succede  il  fratello  Pietro  Giardina 
Bellacera  investito  1685;  a  cui  il  fi- 
glio Giuseppe   che  deluso  di  succes- 
sori maschi  lasciò  erede  la  sorella  E- 
leonora.  Costei  non  potendo  a  causa 
di  litizio  sostenere  tale  successione  ne 
fu   invece   investito  1703  Luiai   Gè- 
rardo    Giardina    e  Lucchese ,   barone 
delli  Gibellini,  che  si  fece  riconoscere 
legittimo  discendente  ed  erede  del  pri- 
mo  acquirente   Luigi  Arias  Giardina 
suddetto,  acquistò  egli  inoltre  lo  stato 
e  terra  delli  Ficarazzi   elevandolo  a 
principato  nel  1733,  ed  in  detto  anno 
fu  governatore  della  compagnia  della 
Pace  di  Palermo.  Diego  figlio  del  pre- 
cedente  investito  1739,   fu  capitano 
giustiziere  1748  ;  e  per  la  moglie  E- 
milia  Grimaldi  e  del  Castrone,  figlia 
di  Giulio  principe  di  S.  Caterina  erede 
delle  cennate  due  ultime  famiglie,  ag- 
giunse al  suo  casato  il  principato  sud- 


detto  di  S.  Caterina,  non  che  le  ba- 
ronie di  RisiculUi  e  ( 'Urranciara,  i  di 
cui  titoli  oggi  per  legitlima  succes- 
sione sono  pervenuti  alla  t'niniglia  Gri- 
maldi Ijarone  di  Geracello. 

Arma  giusta  Mugnos:  d'argento,  con 
l'albero  sradicato  di  verde.  Corona  di 
principe  —  Tav.  XXXMII.  i3. 
Giarrizzo  —  Famiglia  noljile  palermitana. 
Fu  primo  stipite  in  Palermo  un  Fran- 
cesco Giarrizzo  di  Pietraperzia  ilottore 
in  legge ,  dichiarato  cittadino  paler- 
mitano con  diploma  del  1052  e  con 
altro  del  1662  riconosciuto  nobile  a- 
scritto  neir  ordine  senatorio.  Da  tal 
diploma  rilevasi  che  tal  famiglia  prese 
nome  dagli  antichi  possessori  d' un 
territorio  chiamato  Giarrizzo  o  sia 
Giovanni  Rizzo ,  in  vai  di  Mazzara. 
Dal  detto  Francesco  derivarono  i  ba- 
roni di  Rincione,  e  da  questi  quelU 
di  S.  Caterina  e  di  Sp  ataro  aljitanti 
in  Mazzarino,  nonché  i  baroni  di  Ca- 
salvecchio  in  Calascibetta,  oggi  estinti. 
I  primi  continuarono  a  vivere  in  Pie- 
traperzia, e  si  estinsero  in  Maria  An- 
tonietta Giari-izzo  e  Reggio  Imronessa 
di  Rincione  riconosciuta  con  r.  decreto 
del  4  giugno  1858,  moghe  dell'illu- 
stre Giuseppe  Grimaldi  e  Gravina  ba- 
rone di  Geracello,  dama  illustre  per 
meriti  letterarii  avendo  pubblicato  un 
volume  di  poesie  molto  gradite.  Ed 
in  ultimo  il  ramo  de'  marchesi  Giar- 
rizzo dimorante  in  Caltagirone,  illu- 
strato dal  celebre  giureconsulto  Do- 
menico Giarrizzo.  investito  il  1785, 
procuratore  fiscale,    giudice  aggiunto 


197 
in  tutti  i  irilumali.  od  autore  del  codex 
.sicidns  rimasto  incompleto  per  la  sua 
morte  e  d'  altri  scritti  importanti,  in- 
seriti negli  Opxscoli  Siciliani;  ramo 
estinto  neir  uUiiiio  marchese  Ferdi- 
nando Giarrizzo   1837. 

Arma  "iust.i  il  ^'illabianca  :  d'az- 
zurro,  con  due  leoni  d' oro  affrontati 
e  contro  -  rampanti  ad  un'  albero  di 
palma  verde  a  tronco  d' oro,  nodrito 
in  una  zolla,  al  naturale.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XXXVlll.  i4. 

Giglio  —  D'azzurro,  con  un  giglio  d'oro, 
accompagnato  nel  canton  destro  del 
capo ,  da  una  stella  dello  stesso.  — 
Tav.  XXXVIIl.  is.  (Villabianca). 

Giliberlo  —  Dall'Inveges  conosciamo  avere 
questa  famiglia  governato  sotto  il  reg- 
gimento di  re  Alfonso  la  città  di  Pa- 
lermo, co'  nolùli  carichi  di  pretore  e 
senatore. 

Arma:  d"  oro,  con  tre  rose  di  rosso, 
fogliate  di  verde,  moventi  da  tre  monti 
ai  nero.  —  Tav.  XXXVIIL  io. 

GIocqÌ  —  Nobilissima  famiglia  che  prende 
origine  da  Arrigo  d'Angiò  principe 
del  sangue  reale  degli  Angioini  domi- 
nanti in  Sicilia,  secondo  scrisse  Par- 
radino.  Detto  Arrigo  avendo  ucciso 
Manfredo  Svevo  in  battaglia  ottenne 
in  moglie  Beatrice  figlia  del  connato 
Manfredo  colla  dote  degli  stati  di  Fiu- 
medinisi,  Calatabiano,  NoaraelaMotta 
di  Camastra.  Si  ebl)e  tre  figli  Ruberto, 
Manfredo,  e  Luigi,  che  furono  salvati 
nella  stragge  del  vespro  siciliano  da 
Nicolò  Palizzi  cavaliere  messinese,  e 
poscia  reintegrati  ne'  loro  stati  da  re 

25 


198 
Pietro  d' Aragona,  e  per  levar  via  la 
memoria  dell'  odio  che  portavano  i  Si- 
ciliani a'  Francesi  Angioini  mutarono 
il  nome  in  Gioeni.  e  le  armi.  Dal  Ru- 
berto ne  venne  un  Bartolomeo  valo- 
roso guerriero  espugnator  di  Patti, 
consigliere  di  Stato  di  re  Martino,  e 
primo  barone  di  Castiglione  per  pri- 
vilegio di  re  Federico  III  1373.  Fio- 
rirono: Perrone  Gioeni  investito  1373, 
protonotaro  del  Regno  ;  Bartolomeo 
2°  gran  cavaliere  del  Regno  1396; 
Perrone  2";  Bartolomeo  3"  eh'  eljbe 
concesso  da'  re  Aragonesi  d' inquar- 
tare  le  regie  armi;  Perrone  3°  investito 
1453,  capitan  generale  degli  eserciti 
della  regina  Bianca  e  conte  di  Malta; 
Bartolomeo  4°;  Giovan  Tommaso  pri- 
mo marchese  di  Castiglione  1485;  Lo- 
renzo marchese  di  Castiglione,  e  conte 
di  Chiusa  per  ragion  di  dote  ;  Gio- 
vanni marchese  di  Castiglione  e  di 
Giuliana;  Tommaso  deputato  del  regno 
e  pretore  di  Palermo  1595,  primo 
principe  di  Castiglione  1602;  Lorenzo 
2°  principe  di  Castiglione  e  strategoto 
di  Messina  1616.  la  di  cui  unica  figlia 
ed  erede  Elisabetta  sposò  il  principe 
Marcantonio  Colonna  gran  Contesta- 
bile del  Regno  di  Napoli,  ove  si  estinse 
la  linea  primogenita;  Giovanni  Gioeni 
e  Cordova  primo  duca  d'Angiò  1633, 
cavaliere  di  s.  Giacomo  della  Spada 
capitano  giustiziere,  ed  inultimo  pre- 
tore della  città  di  Palermo  1635,  capo 
della  famiglia  Gioeni  di  Palermo  nella 
quale  commendansi;  Giovanni  Gioeni 
investito  de'  titoli  di  sua  famiclia  1652, 


e  dell'altro  di  principe  di  Scianto;  Gi- 
rolamo che  rivendicò  il  vassallas-oio 
della  Noara  rassegnatogli  dal  Gran 
Contestabile  Colonna,  e  fu  governa- 
tore della  nobile  Compagnia  de'  Bian- 
chi di  Palermo  1697,  deputato  del  re- 
gno, vicario  generale  in  Girgenti.  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Vittorio  A- 
medeo  di  Savoja.  capitano  giustiziere 
1705,  ed  infine  pretore  1711;  Giovanni 
2°  duca  d'Angiò;  Girolamo  3"  duca  di 
Angiò,  principe  di  Solanto  o  sia  Pe- 
truUa,  barone  della  Noara  ec.  genti- 
luomo di  camera  di  re  Carlo  III.  e 
governatore  della  nobile  compagnia  dei 
Bianchi  di  Palermo  1741  ;  la  di  cui  li- 
nea segui  sino  a  Giovanni  Gioeni  e  Ca- 
vanigha  principe  di  Petrulla,  gentiluo- 
mo di  camera  di  re  Ferdinando  II.  ca- 
valiere del  s.  Gennaro,  gran  croce  di 
vari  ordini,  ed  ambasciatore  presso  Li 
corte  di  Vienna.  Tra'  cavalieri  "'ero- 
solimitani  commendansi.  fra  Ambrogio 
priore  di  Pisa;  fra  Ottavio  priore  di 
Barletta  1573;  e  fra  Alessandro  1631. 
Arma  concordemente  agli  autori  : 
lozangato  d'argento  e  di  rosso,  col  capo 
cucito  d'  oro  caricato  da  un  leone  na- 
scente di  nero.  Corona  di  principe  — 
Tav.  XXXVllI.  17. 

Di  Giorgi  — Arma:  di  rosso,  con  un  leone 
d'oro. —  Tav.  XXXVIII.  is.  (Villa- 
bianca  ). 

Giovanni  o  Di  Giovanni  —  Gli  autori  di  no- 
biliarii  sicoli  tra  cui  non  ultimi  il  Mi- 
nutoli,  ed  il  "N'^illalìianca,  assicurano  es- 
sere questa  nobile  famiglia  proveniente 
dalla  Centelles    Giovanni  di  Spagna, 


di  cui  il  }).  Kii'ker  e  lo  Zorita.  Si  sa 
essersi  ella  diffusa  in  (ìi'ccia,  in  Ita- 
talia,  ed  in  Sicilia,  essendo  stata  da- 
pertutto  chiarissima  e  di  gran  fama. 
Laonde  un  Giovanni  Di  Giovanni  a- 
vido  dice  Mugnos  di  gloria  militare, 
venne  appositamente  in  Messina  per  j 
istallarsi  a'  servigi  di  re  Pietro  d'A-  ' 
ragona.  Il  di  lui  figlio  Andrea  in  com- 
penso delle  sue  militari  imprese  da  re 
Federico  II  si  ebbe  il  feudo  d'Alfano. 
Si  distinsero  in  oltre  Antonio,  Filippo, 
Simone,  Giacomo,  Francesco,  che  fu-  i 
reno  pili  volte  senatori;  altro  Fran- 
cesco colonello  co'  supremi  poteri  a 
fine  di  tenere  in  rispetto  il  Bassa  Ci- 
cala, che  in  quel  tempo  corseggiava 
i  mari  di  Sicilia;  Palmerio  senatore 
1619,  e  capitanodarme  essendo  stato 
principe  della  Stella  nel  1639;  Andrea 
principe  della  Stella  1637.  Intanto  il 
Villabianca  riferisce,  che  un  Domenico 
Di  Giovanni  fu  il  primo  principe  di 
Trecastagne,  per  concessione  di  re  Fi- 
lippo IV  1641,  signore  della  terra  di 
Viagrande,  e  de'  feudi  di  Graziano  e 
Sollazzo,  non  che  compratore  del  vas- 
sallaggio della  Pedara,  e  della  città  di 
Castronovo.  Il  di  lui  fratello  Placido 
ottenne  il  titolo  di  principe  di  Castro- 
rao  per  privilegio  di  re  Filippo  IV 
1632,  formato  avendo  un'  altra  linea 
che  si  estinse  in  casa  Morra.  Un  Sci- 
pione figlio  primogenito  del  succennato 
Domenico  acquistò  il  vassallaggio  delli 
Mirie,  essendo  stato  insieme  signore 
de'  feudi  Gatta,  Girgia  e  Cangemi, 
Seguì   la  linea   sino  ad   Anna  Maria 


199 
dama  decorata  della  gran  croce  del- 
l' ordine  gerosolimitano ,  che  sposata 
a  Giuseppe  AUiata  i)rinci])e  di  Villa- 
franca,  fé  pervenire  in  questa  casa 
tutti  i  titoli  e  stati  della  casa  Di  Gio- 
vanni. Altro  ramo  di  questa  famiglia 
scorgiamo  ne'  (hichi  di  Saponara,  qual 
titolo  ebbe  concesso  nel  1683  da  re 
Carlo  li.  un  Vincenzo  di  Giovanni  se- 
condogenito di  Domenico  principe  di 
Trecastagne.  Fu  egli  cavaliere  di  san 
Giacomo  della  Spada,  e  maestro  cor- 
riere del  Regno,  uffizio  pervenutogli 
per  la  moglie  Vincenza  Zappada.  Do- 
menico figlio  del  precedente  investito 
nel  1692,  fu  governatore  della  nobile 
compagnia  de'  ss.  Apostoh  di  Messina 
nel  1705,  da  cui  ne  venne  un  2°  Vin- 
cenzo investito  il  1704,  che  aggiunse 
alla  sua  famiglia  i  principati  di  Ca- 
stelbianco,  e  di  Ucria,  e  trascelto  vi- 
desi  consigliere  aulico  di  Stato  dello 
imperatore  Carlo  VI,  e  principe  del 
S.  R.  Impero  col  trattamento  di  Al- 
tezza principale.  Per  la  di  lui  morte 
ereditò  la  sorella  Vittoria  moglie  di 
Domenico  Alliata  principe  di  ViUa- 
franca,  a  cui  pervennero  i  sopradetti 
titoli  e  stati.  Un  ramo  secondario  di 
tal  famiglia  conservasi  poi  in  Palermo, 
rappresentato  da  Giovanni  Di  Giovanni 
e  Mira  barone  della  Grazia  di  Valle- 
bella  per  dritto  ereditario,  figlio  del 
fu  Pietro  cavaliere  gerosolimitano  ni- 
pote di  D.  Vincenzo  Di  Giovanni  dei 
baroni  del  Parco  Vecchio,  autore  di 
varie  poesie  e  pregevoli  manoscritti. 
Arma:  d'azzurro,  con  una  spiga  di 


200 

oro  trattenuta  da  due  leoni  affrontati 
dello  stesso,  nodrita  sovra  una  zolla 
al  naturale  movente  dalla  punta.  Co- 
rona di  principe. — Tav.  XXXVIII.  19. 

Giovo  —  Arma:  diviso;  nel  ì°  d'oro,  con  una 
aquila  spiegata  di  nero  nascente  dalla 
punta;  nel  2°  d'azzurro,  con  un  ferino 
di  cavallo  d'oro.  —  Tav.  XXXVIII.  20. 

Girifalco  —  Questa  famiglia  d' origine  spa- 
gnuola  ebbe  chiaro  principio  dice  Mu- 
gnos,  nel  regno  di  Napoli,  ove  un'An- 
nibale cavaliere  e  signore  del  castello 
Girifalco  in  Calabria  sotto  re  Manfredi 
a'  suoi  servigi  veniva  spedito;  per  lo 
che  il  detto  castello  ottenne.  Gli  suc- 
cedette per  manco  di  prole  il  fratello 
Antonio  il  quale  fa  esiliato  in  Sicilia, 
stanziando  in  Lentini  e  per  servigi 
resi  a  re  Pietro  e  Federico,  ne  ottenne 
le  baronie  del  Comiso  ed  altri  feudi. 
Il  di  lui  tìglio  Alaimo  ebbe  inoltre  la 
castellania  di  detta  città,  e  le  baronie 
di  Passaneto,  Mani,  0  Bulfusina,  quali 
perdette  a  causa  di  rivolte  baronali 
contro  re  Federico  III.  Altro  Antonio 
fu  regio  cameriere,  ed  un  Tommaso 
di  lui  figlio  comecché  letterato  venne 
dal  detto  re  eletto  c[ual  suo  primo 
segretario,  e  quindi  ricompensato  della 
baronia  e  terra  della  Limina.  Dalla 
regina  Giovanna  ottenne  altresì  il  go- 
verno di  tutte  le  città  componenti 
la  camera  reginale  1463.  Un  Gio- 
vanni di  lui  fratello  fu  abate  di  Roc- 
cadia. 

Arma  :  d' azzurro  ,  con  un  uccello 
girifalco  d'  oro,  tenente  con  gli  artigli 
un  ramo  d'ulivo  al  naturale.  Corona 


di  barone.   Moito- Alta  j^eto.  —  Tavo- 
la XXXIX.  1. 

Girolamo  —  Arma:  d'oro,    con  una  croce 
di  s.  Andrea  di  nero. — Tav.  XXXIX.  2. 

Gismondi  —  Famigha  nobile  della  contea 
di  Nizza,  secondo  la  testimonianza  del 
Villabianca  opuscoli ,  trapiantata  in 
Palermo  per  un  Giovan  Battista  Gi- 
smondi rettore  dell'ospedale  di  s.  Bar- 
tolomeo 1677.  Ne  vennero  Vincenzo 
rettore  come  sopra  1705;  Benedetto 
maestro  razionale  del  Real  Patrimo- 
nio; Pietro  barone  di  Porta  ferrata 
1712.  e  senatore  di  Palermo  1713; 
il  di  cui  figlio  Giovambattista  fu  inve- 
stito nel  1736,  ed  ebbe  il  titolo  di 
marchese  di  Camporeale  1741;  e  fi- 
nalmente Michele  senatore  di  Paler- 
mo 1768. 

Arma:  diviso;  nel  I"  d'oro,  con  una 
rosa  di  rosso  fustata  e  fogliata  di  ver- 
de; nel  2°  d'argento,  con  un  cuore  di 
rosso,  ed  una  fascia  d'azzurro,  attra- 
versante sul  diviso.  Corona  di  baro- 
ne. —  Tav.  XXXIX.  3. 

Gisillfo  —  Illustre  ed  antica  famiglia  longo- 
barda incominciata  in  Sicilia  secondo 
riferisce  il  Villabianca,  da  Maurizio 
ed  Epifanio  Gisulfo ,  che  di  parecchi 
distinti  personaggi  si  resero  progeni- 
tori, fra  cui  commendansi  un  Luigi, 
ed  un  Alvaro  morti  gloriosamente  nella 
guerra  del  Pigno ,  uno  col  grado  di 
maestro  di  campo  e  l'altro  con  quello 
di  capitano  di  cavalleria.  Un  Agostino 
fu  presidente  del  tribunale  del  R.  Pa- 
trimonio, reggente  del  supremo  Con- 
siglio di  Spagna  1570,  non  che  vica- 


rio  generale  del  regno.  Da  lui  un 
Paolo ,  che  8Ì  rese  genitore  di  Pla- 
cido, e  questi  di  Giuseppe,  primo  duca 
di  Ossada  1668,  capitano  giustiziere 
di  Palermo,  ed  in  fine  vicario  gene- 
rale del  regno  per  l'assenza  del  vi- 
ceré marchese  di  Villafranca.  Un  Fran- 
cesco di  lui  fratello,  fu  letterato,  archi- 
mandrita di  Messina  1647,  vescovo 
di  Cefalti  1650,  e  di  Girgenti  1658, 
in  ultimo  viceré  e  presidente  del  re- 
gno col  grado  di  capitangenerale  1656; 
un  2"  Giuseppe  investito  1696.  Si  e- 
stinse  questa  nobile  famiglia  con  Giu- 
seppe Saverio  investito  1726.  mini- 
stro superiore  della  nobile  compagnia 
della  Carità  di  Palermo  1725,  e  go- 
vernatore del  monte  di  Pietà  1734. 
Arma  secondo  Mugnos  :  d'  azzurro, 
con  tre  fasce  contro  doppio  merlate 
d'  oro,  al  capo  d'  argento,  caricato  da 
una  croce  di  rosso.  Corona  di  duca. 
—  Tav.  XXXIX.  4. 
Giudice  0  (le!  Giudice  —  Cotesta  nobile  fa- 
miglia italiana  avente  sede  in  Milano, 
Genova ,  Arezzo .  Napoli  ec.  per  noi 
al  dir  di  Mugnos  é  originaria  napo- 
litana;  perocché  un  Giovannuzzo,  fi- 
gho  di  Andrea  del  Giudice,  cavaliere 
napolitano  del  seggio  di  Nilo,  familiare 
e  cameriere  del  re  Alfonso  e  della  re- 
gina Giovanna  II,  la  trapiantò  in  Mes- 
sina. Da  lui  un  Antonio  sotto  lo  stesso 
re  coir  ufficio  di  maestro  razionale  del 
tribunale  del  R.  Patrimonio,  di  miles 
e  di  tanti  altri  supremi  carichi  onorato; 
fu  primo  barone  del  Sollazzo,  e  mori 
nel  1440.  Il  di  lui  figlio  Giovanni  dal 


201 

medesimo  re  venne  poi  eletto  maestro 
della  R.  Zecca;  un  Giacomo,  barone 
del  Solazzo,  fu  piti  volte  giudice  della 
corte  straticotiale  di  Messina,  essen- 
dosi poscia  nel  1552  fermato  in  Paler- 
mo. Un  Gianfrancesco ,  di  lui  figlio  , 
fu  senatore  governando  con  molta  lode. 
Arma  :  inquartato  d' azzurro,  e  di 
rosso  con  una  (  roce  dentata  d'argento 
broccante  sul  tutto;  al  capo  d'oro, 
caricato  da  un'  aquila  bicipite  corona- 
ta, e  spiegata  di  nero.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  XXXIX.  5. 

Giudice  di  Genova  —  Noi  scrivemmo  nel  pre- 
cedente articolo,  che  la  famiglia  Giu- 
dice vantava  eziandio  un  ramo  in  Ge- 
nova; ebbene  da  esso  avemmo  altra 
provenienza  in  Palermo.  Imperciocché 
un  Battista  Giudice,  figlio  di  Giorgio, 
nobile  genovese,  congiunto  per  matri- 
monio colla  famiglia  Usodemari  1528 
passò  in  Palermo,  dice  Mugnos,  in- 
sieme con  due  figli  Agostino  e  Mi- 
chele, r  ultimo  de'  quali  fu  quegli  per 
cui  la  linea  ebbe  qui  a  continuare. 
Fiorirono  in  essa;  Giambattista  dot- 
tore in  legge  ;  Giuseppe  sacerdote 
dottissimo,  professore  di  Ideile  lettere 
e  poeta;  Cesare  ed  Antonino  dottori 
in  legge. 

Arma  :  partito  di  rosso,  e  di  azzurro, 
con  una  banda  d' argento ,  attraver- 
sante sul  partito  ;  al  capo  d' oro,  ca- 
ricato da  un'aquila  nascente  coronata 
di  nero.  —  Tav.  XXXIX.  t. 

Giuffrè  —  Famiglia  oriunda  spagnuola,  e 
propriamente  di  Valenza,  come  vuole 
Mugnos;  ivi  chiara  di  nobiltà  e  di  rie- 


202 

chezza,  vantato  avendo  in  oltre  una 
serie  di  uomini  illustri ,  che  possono 
di  leggieri  ne"  fasti  consolari  di  E- 
scolano,  e  nel  libro  del  Consiglio  di 
Valenza  1360-73-76,  riscontrarsi. 
Un  ramo,  cioè  un  Alfonso  sotto  Car- 
lo V  con  supremi  carichi  militari  passò 
in  Milano;  altro  ramo  cioè  un  Guido 
egualmente  passò  in  Pisa,  dal  quale 
derivò  quello  di  Sicilia;  perocché  un 
Giovanni  GiufFrè  con  molte  ricchezze 
si  fermò  in  Palermo,  ivi  fondando  la 
sua  famiglia. 

Arma:  d'azzurro,  con  due  pali  di 
oro ,  ed  una  handa  del  primo  attra- 
versante sul  tutto. — Tav.  XXXIX.  8. 

Giuliana  —  Va  superba  di  alti  principi!  que- 
sta nobile  e  distinta  famiglia,  al  dir 
di  Mugnos  ;  poicchè  trae  ella  origine 
([bSM  Anicia  romana,  benché  in  modo 
alquanto  lontano;  opperò  ella  venne 
tra  noi  di  Spagna  sotto  Federico  III 
in  Messina  fermandosi.  Fu  ceppo  di 
essa  un  Baldassare  Giuliana  valoroso 
nelle  armi,  per  le  quali  molte  grosse 
rendite  e  stipendii  venne  acquistando. 
1  di  lui  figli  Girolamo  ed  Alfonso  sotto 
re  Martino  non  furono  al  padre  infe- 
riori; ed  il  primo  acquistò  il  feudo 
di  Pollicarini  1416.  Molti  altri  gen- 
tiluomini vanta  questa  filmigli  a  tra  i 
quali  un  Mariano  Giuliana  maestro 
razionale  del  regno. 

Arma  :  d' azzurro  ,  con  una  Imnda 
d'argento,  caricata  da  un  leone  di  rosso, 
accompagnato  da  due  rose  dello  stes- 
so.—Tav.  XXXIX.  9. 

Giunta  —  Arma:  trinciato,  nel  P  di  rosso. 


con  un  giglio  d'argento;  nel  2°  d'az- 
zurro, con  testa  di  cavallo  d' oro,  ri- 
voltata movente  dal  lato  destro,  della 
punta,  ed  una  banda  d' oro  attraver- 
sante sul  trinciato. — Tav.  XXXIX.  io. 
(ViUabianca). 

Giurato  —  Dal  Mugnos  coli' appoggio  del 
Minutoli,  rileviamo  esser  questa  una 
famiglia  oriunda  spagnuola,  e  propria- 
mente di  Andalusia,  giusta  un  antico 
manoscritto  conservato  in  Ragusa,  in 
Sicilia  portata  da  un  Nicolò  Jtirat  sotto 
Federico  III  ;  il  quale  impiegatosi  ai 
servigi  de'  signori  Chiaramontani  fé 
residenza  in  Catania  ed  in  Modica. 
Fiorirono  in  essa  un  Mariola  Giurato, 
nobile  medicano,  barone  di  Monte  di 
sacra  ed  altri  feudi,  per  concessione 
di  Manfredo  Chiaramente  conte  di  Mo- 
dica 1375;  un  Giacomo  governatore 
di  quest'  ultima  città,  maestro  segreto 
del  regno  1437.  e  per  ragion  di  dote 
anche  barone  di  SanfiUppo;  un  Ga- 
spare piti  volte  senatore  di  Palermo 
1628,  capitandarme  del  regno  e  di 
detta  città,  che  acquistò  per  ragion 
di  successione  la  baronia  di  Serravalle. 
In  fine  un  diploma  di  Carlo  V  1520 
conferma  l' antica  nobiltà ,  di  questa 
famiglia,  unendovi  ulteriori  preemi- 
nenze. Un  Blasco  1567  fu  cavaliere 
gerosolimitano. 

Arma  giusta  Minutoli  :  di  rosso,  con 
una  sbarra  d'  oro.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  XXXIX.  ii. 

Giusino  —  Famiglia  ^g»02;gse  portata  in  Si- 
cilia al  dir  del  ViUabianca  per  un  Ber- 
nardo Giusino,  il  quale  fu  Governa- 


tore  della  Tavola  1640.  Da  lui  un 
Sebastiano  Giusino  il  primo  che  sor- 
tito avesse  il  titolo  di  duca  di  Belsi- 
to,  concessogli  da  re  Filippo  V  nel 
1701.  Fu  egli  elogiato  dal  Mongitore, 
essendo  stato  due  volte  vicario  gene- 
rale del  regno  1690-91,  maestro  ra- 
zionale del  R.  Patrimonio  1691,  pre- 
sidente del  Concistoro  1693,  e  luogo- 
tenente di  maestro  giustiziere  1703 
in  cui  morì.  Fiorirono  dopo  lui  Ber- 
nardo Giusino  e  Matranga  suo  figlio 
ed  erede,  investito  1704,  regio  mae- 
stro no  taro  della  Crociata,  e  cover- 
natore  cinque  volte  del  Monte  di  Pietà 
di  Palermo  1714;  Sebastiano  Giu- 
sino e  di  Girolamo  che  nel  1741  fu 
senatore  di  Palermo ,  avendo  di  già 
rinunziato  i  suoi  titoli  in  persona  del 
cugino  altro  Sebastiano  Giusino  e  Ce- 
leste, ramo  del  2°  letto  del  primo 
duca  suddetto,  investito  il  1729.  Da  lui 
un  Giuseppe  ;  e  finalmente  un  Bene- 
detto cavaliere  gerosolimitano  1795, 
ignoriamo  il  seguito.  Intanto  altro  ra- 
mo di  questa  famiglia  esiste  in  Paler- 
mo ne'  Giusino  marchesi  di  Manchisi, 
baroni  di  Biggeni,  Grottacalda,  Con- 
sorto e  Casalgiordano,  titoli  loro  per- 
venuti jure  ereditario  dalla  ricchissi- 
ma casa  Romeo. 

Arma:  di  verde,  con  un  leone  d'oro, 
rampante  contro  un  albero  di  pino  al 
naturale  nodrito  in  piano  erl)oso,  sor- 
montato da  una  cometa  d'oro  onde»- 
giante  in  palo,  posta  nel  cantone  de- 
stro dello  scudo.  Corona  di  duca. — 
Tav.  XXXIX.  M. 


203 

Giusliniano  —  Famiglia  messinese,  oriunda 
di  (}enova.  giusta  il  Minutoli,  che  la 
vuole  estinta,  ^^antò  ella  un  Pietro 
Giustiniano  di  Venezia,  priore  di  Mes- 
sina, generale  delle  Galere,  luogote- 
nente del  gran  maestro  fra  Pietro  del 
Monte  nella  fabbrica  della  città  di  Val- 
letta (Malta),  e  generale  delle  truppe 
dell'ordine  Gerosolimitano  nel  1571. 
Arma  :  campo  rosso,  con  un  castello 
d'  argento,  sormontato  da  tre  torri 
merlate  di  tre  pezzi;  al  capo  d' oro  ca- 
ricato da  un'  aquila  nascente  di  nero. 
—  Tav.  XXXIX.  i3. 

Godaz  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  bue  re- 
ciso e  rivoltato  d'oro. — Tav.  XXXIX.14. 
(Villabianca). 

Goniez  —  Arma  :  d' argento,  con  tre  fasce 
d'azzurro.  —  Tay.  XXXIX.  15.  (Villa- 
bianca). 

Goto  0  Gotto  —  Dal  Mugnos  coli' appoggio 
del  Minutoli,  inleviamo  esser  questa 
una  famiglia  originaria  degli  antichi 
Goti  pervenuti  in  Sicilia.  Chechè  ne 
sia  un  Ferdinando  Goto  gentiluomo 
catalano  cameriere  di  re  Federico  III 
favorito  dalla  regina  Maria,  fu  castel- 
lano di  Francavilla  1370,  confirmato 
poi  da  re  Martino  nel  1394.  Lo  stesso 
carico  suo  figlio  Girolamo  si  ebbe. 
La  famiglia  continuò  in  Messina,  ove 
visse  ricca,  ed  onorata  de'  supremi 
carichi.  Commendansi  in  oltre;  un  Ni- 
colò, barone  della  Mendolia,  senatore 
di  Messina  1475;  un  Antonio,  bainone 
altresì  della  Foresta  1488  e  cavaliere 
di  s.  Giacomo  della  Spada;  altro  Ni- 
colò cavaliere   dello  Speron  d'oro  e 


204 
senatore  di  Messina;  un  2°  Antonio 
barone  della  Mendolia  e  Foresta,  se- 
natore di  detta  città  1524;  un  Filip- 
po barone  come  sopra,  senatore  1591, 
ed  uno  de'  fondatori  dell'  ordine  della 
Stella  1595;  un  3°  Antonio  barone, 
senatore  e  cavaliere  della  Stella  1608; 
in  fine  i  cavalieri  gerosolimitani  fra 
Antonio,  fra  Giacomo  1547,  fra  Fe- 
derico 1612,  fra  Raffaele  cavaliere  e 
principe  della  Stella  1612,  fra  Stefano 
1616,  fra  Giambattista  1631,  fra  Giu- 
seppe 1640,  e  fra  Antonino  cavaliere 
e  principe  della  Stella  1641. 

Arma:  diviso;  nel  1°  d'oro;  nel 
2°  di  rosso,  con  tre  bande  del  primo. 
Corona  di  barone. — Tav.  XXXIX.  i6. 
Graffco  o  Grileo  —  Famiglia  nobilissima  e 
come  dice  il  Minutoli,  concordemente 
ad  altri  storici,  trae  sua  origine  da- 
gl'  imperatori  greci,  vissuto  avendo  in 
Palermo  con  grande  splendore ,  anno- 
verandosi come  la  più  antica  famiglia 
siciliana  perchè  trovata  nobile  dal  conte 
Ruggiero,  e  posseditrice  della  terra  di 
Partanna.  E  per  tacere  d'una  remota 
antichità,  ci  piace  col  Mugnos  fermarci 
ad  un  Leone  Foca  970,  figlio  di  Bar- 
dafoca  II,  il  quale  dato  l'ultimo  crollo 
a'  Bulgari,  e  vinto  in  battaglia  il  loro 
signore  e  capitano  Grifeo ,  ne  prese 
il  nome  e  l' arme.  Fu  per  questo  ch'ai 
ottenne  dal  greco  imperatore  l'isola 
di  Candia,  e  numerosi  castelli.  Da  lui 
un  Euripione  Graffeo ,  che  con  una 
squadra  di  candiotti  venne  militando 
in  Sicilia,  unitamente  a  Maniaco  ge- 
nerale dell'  armata  greca  contro  i  Sa- 


raceni, facendone  orrilnl  scempio.  Fio- 
rirono :  Giovanni  Grifeo,  valoroso  in 
armi,  e  straticoto  di  Messina  1092; 
Ugone,  commilitone  di  re  Ruggiero  e 
pure  straticoto  in  Messina  1130;  Gio- 
vanni 2°  primo  l)arone  di  Partanna 
1137;  Nicolò  almirante  del  regno; 
Ulla  fondatrice  della  badia  di  s.  Ba- 
silio in  detta  città;  Goffredo  a'  servigi 
deirimp.  Federico  li  1243;  Gugliel- 
mo Giovanni  vescovo  di  Lipari,  e  poi 
di  Patti  1338;  Giovanni  4°  governa- 
tore di  Sutera  1343;  Benvenuto  in- 
vestito altresì  del  casale  di  s.  Mar- 
gherita, e  per  avere  soggiogato  i  ri- 
belli di  Catalogna  e  di  Sardegna  rimu- 
nerato da  re  Federico  III  del  viscon- 
tado  di  Galtellin;  Onofrio,  onorato  da 
re  Martino  del  titolo  di  cavaliere  vitto- 
rioso 1411;  Benvenuto  2°  carissimo  ai 
re  Alfonso  e  Ferdinando  di  Castiglia 
pel  suo  valore  e  fedeltà  1441;  Baldas- 
sare  valoroso  generale  nelle  guerre 
di  Granata  e  Portogallo  a'  servigi  di 
Ferdinando  il  cattolico  1493;  altro 
Guglielmo  primo  principe  di  Partanna 
per  concessione  di  re  Filippo  IV  1628; 
Mariano  3°  primo  duca  di  Ciminna  per 
prilegio  di  re  Filippo  IV  1647,  pre- 
tore di  Palermo,  e  maestro  di  campo 
della  mihzia  del  regno;  Domenico,  che 
unì  a'  suoi  stati  la  ducea  di  Gualte- 
ronia,  Tripi  e  Protonotarato  per  la 
moglie  Ehsabetta  Marino  1655;  Be- 
nedetto, che  con  100  soldati  suoi  vas- 
salli servi  nella  guerra  di  Messina,  ed 
ottenne  il  mero  e  misto  impero  1682; 
Girolamo  investito  1692,  deputato  del 


205 


regno,  capitano  giustiziere  e  pretore 
(li  PaloriiK)  17:33.  non  clic  consigliere 
aulico  intimo  di  stato  tlell'  imperatore 
Carlo  VI;  altro   Benedetto   investito 
1750 essendo  stato  capitano  giustiziere 
nel  1749,  e  cavaliere  gerosolimitano; 
altro    Girolamo    investito   1762  capi- 
tano giustiziere.  [)retore,    gentiluomo 
di  camera,  cavaliere  del  s.  Gennaro, 
e  dell'  ordine    gerosolimitano  ;    Bene- 
detto 3"  consigliere  di   stato  ,    genti- 
luomo di  camera     e    cavaliere    come 
sopra,    sposò    una  Lucia  Migliaccio, 
duchessa  di  Floridia,  che  per  la  morte 
del  marito  passò  in  seconde  nozze  col 
re  Ferdinando  III  1814;  Mncenzo  gen- 
tiluomo di  camera,  consigliere  di  sta- 
to, ministro  plenipotenziario .  inviato 
straordinario  ed  amhasciatore  del  re 
delle  Due  Sicilie  presso  le  corti  stra- 
niere, cavaliere  gran  croce  degh  or- 
dini Costantiniano,  del  s.  Gennaro,  del 
s.  Ferdinando,  commendatore  dell'or- 
dine Gerosolimitano,  cavaliere  di  nu- 
mero degli  ordini  di  Carlo  III  e  del 
Toson   d'Oro  di  Spagna;  sposò  Agata 
Gravina,   nata   principessa  di   Pala- 
gonia,  Grande  di    Spagna   ereditaria 
di  prima  classe,  dama  della  real  cor- 
te ,    decorata    dell'  ordine    di    Maria 
Luisa  di  Spagna;  Benedetto  4°  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Ferdinando  II; 
in   fine   Vincenzo    Grifeo   e  Statella, 
attuale  principe  dì  Partanna.  duca  di 
Ciminna   e  di   Floridia ,    A^isconte   di 
Galtellin  ecc.  Nella  linea  laterale  poi 
troviamo   commende  voli   i  di    lui   zii 


Salvatore  Grifeo  e  Gravina,  principe 
di  Palagonia   e  marchese  di  Antella, 
maggiord(jm()  (U  settimana  de'  re  Fer- 
diuandu  II  e  Francesco  II,  già  inviato 
straordinario  e  ministro  plenipotenzia- 
rio presso  la  r.  corte  di  Baviera,  ca- 
valiere dell'  ordine  Costantiniano,  uf- 
ficiale della  Legion  d'Onore,  commen- 
datore del  s.  Ludovico  di  Parma  e  del 
Carlo  III  (h  numero  di  Spagna,  gran 
croce    del  s.   Michele    di  Baviera,  ed 
ahbate  titolare  della  s.  Annunziata  di 
Ciminna,  e  del  s.  Michele  di  Fogliarino 
in  Piedimonte;  Ferdinando  Grifeo,  capo 
squadrone  del  reggimento  Lancieri  Ar- 
ciduca Carlo    neir  armata    austriaca  ; 
e  Francesco  Grifeo  duca  di  Valverde, 
gentiluomo  di  corte  di  S.  A.  R.  la  prin- 
cipessa di  Piemonte  ,   cavaliere  degli 
ordini  dei  ss.  Maurizio  e  Lazzaro  ,  e 
della    Corona   d' Italia.    Un   ramo    di 
questa   famiglia  ci    presenta  il  Villa- 
bianca   ne'    marchesi    di    Regiovanni 
e  principi   dì  Ganci,  quai  titoli  ebbe 
concessi  Francesco  Graffeo  da  re  Fi- 
lippo IV  1629,  ramo  oggi  estinto  nella 
nobilissima  casa  Valguarnera.  per  il 
matrimonio  di  Antonia  Gratfeo  e  Gri- 
maldi con  Francesco  Valguarnera  prin- 
cipe di  Valguarnera.    Infine   notiamo 
altri  due   rami  esistenti  in  Napoli  de- 
rivati   da   Benedetto   3°    principe    di 
Partanna,  rappresentati  da  Benedetto 
Grifeo   Reggio  e  Requesens  principe 
della  Catena,  e  dal  conte   Benedetto 
Grifeo  e  Moncada. 

Arma  giusta  il  Minutoli:  campo  di 

26 


200 
oro,  con  tre  sbarre  i  d'nzzurro,  abbas- 
sate sotto  una  riga  dello  stesso,  sor- 
montata da  un  grifo  di  nero  passante 
con  la  branca  destra  erta  combattente. 
Mantello  di  velluto  scarlatto.  Corona 
di  principe.  Motto:  Noli  me  tangere  — 
Tav.  XL.  a 
Grassollino  —  Antica  e  nobile  famiglia  j??- 
sana  al  dir  di  !Mugnos,  che  rileva  dal 
Tajoli  Cronaca  di  Pisa.  Fu  portata 
in  Sicilia  da  Ruggiero  Grassollino  no- 

Co 

bile  pisano  sotto  il  reggimento  di 
Ferdinando  il  Cattolico  stabilendo  sua 
dimora  in  Mazzara. 

Arma:  campo  d'oro,  con  un'aquila 
coronata  spiegata  di  nero,  accompa- 
gnata in  punta  da  un'  àncora  dello 
stesso  posta  in  fascia. — Tav.XXXIX.it. 
Grasso  —  Stando  al  Mugnos  nobile  fami- 
glia originaria  di  Pisa .  in  Catania 
fondata  da  un  Nicolò  Grasso  col  ca- 
rico di  percettore  de'  regi  donativi 
sotto  re  Manfredi.  Mano  mano  ella 
in  vario  modo  si  estese  in  altre  città 
e  terre  del  regno,  come  a  dire  in  Mes- 
sina,  Lentini.  Siracusa,  Polizzi,  Noto 
e  Palermo.  Quivi,  al  dire  del  Pisa- 
nelli,  venne  portata  da  Ubaldo  Grasso 
gentiluomo  pisano;  ma  tutt'  altra  tra- 
dizione afferma  che  nell'  altre  città  la 
diramazione  provenisse  da  un  Pietro 
Grasso,  che  la  storia  porta  come  ni- 
pote di  quel  celebre  Pietro  Grasso 
che  con  Tommaso  Buonafede  nel  1200 
acchetò  le  intestine  guerre  di  Pisa. 
Sono    commendevoli    in  Messina  un 

1)  La  famiglia  Grifeo  ha  usato  scambievolmente  le  tre  sbar- 
re e  le   tre  bande:   ma  noi   abbiamo   creduto  attenerci   alle 


Francesco  Grasso  straticoto  1456 .  ed 
un  Antonio  giudice  straticotiale  1501; 
in  Siracusa  un  Andreolo  barone  dei 
feudi  Carrancino  e  Belvedere  ;  in  Po- 
lizzi  un  Giuliano  giurato  1440,  e  Pie- 
tro 1452;  ed  in  Noto  il  dottor  An- 
drea più  volte  giudice  1542. 

Arma:  d'azzurro,  con  l'aquila  bici- 
pite coronata  d'  argento  ;  sebbene  al- 
tri di  questa  famiglia  usato  avesse: 
diviso  d'  oro  e  di  rosso  ,  ed  una  banda 
d'  argento  caricata  da  tre  aquilette  di 
nero  l' una  sopra  l' altra,  attraversante 
sul  tutto.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XL.  L 
Gravina  —  Famiglia  della  stirpe  sovrana 
de'  principi  normanni,  incominciata  in 
Italia  da  Silvano  signore  di  Gravina 
castello  e  terra  nella  provincia  di  Bari 
di  cui  prese  il  nome.  Era  egli  figlio 
di  Crispino  signore  d'Arnes  disceso  da 
Rollone  o  Roberto  primo  duca  di  Nor- 
mandia come  riferisce  il  Mugnos  sal- 
r  autorità  di  Giovanni  Tillio  ed  Eli- 
mando antico  istorico  in  un  suo  libro 
intitolato  de  Nortmandonim  stcccessìo- 
nibus,  e  conferma  re  Martino  con  suo 
diploma  dato  in  Catania  il  20  novem- 
bre 1405.  a  favore  di  Giacomo  Gra- 
vina progenitore  de'  Gravina  di  Si- 
cilia. Tralasciamo  di  riferire  le  varie 
glorie  in  Napoli  di  questa  nobilissima 
fami"ha  bastandoci  citare  di  volo  :  un 
Giovanni  primo  conte  di  Gravina  eletto 
da  re  Ruggiero  1129,  casandosi  con 
Guidomara  figlia  di  Dragone  normanno 

sbarre,  perchè  più  in  uso  della  famiglia  e  perchè  corroborati 
dal  Minutoli. 


conte  di  Puglia;  un  Crispino  rimirante 
della  squadra  del  re  Ruggiero;  un 
Gilberto  vescovo  ili  Gaeta;  un  Ales- 
sandro conte  Gravina  comandante  in 
Palestina  1'  esercito  dell'  imperatore 
Emanuele  Comneno,  come  dal  Cinna- 
mi  Histoì'ia  ec;  altro  Crispino  signore 
di  Bitonto  mentissimo  l)arone  sotto  il 
re  Guglielmo  il  Buono;  altro  Gilberto 
viceré  del  regno  1 1G7  ;  altro  Giovanni 
gran  cancelliere  del  regno  1231  ;  un 
Riccardo  protonotaro  del  regno  1236; 
un  3^^  Giacomo  consigliere  di  re  Carlo  I 
ed  altri  sino  ad  Alda,  figlia  di  Ramon- 
delio  ultimo  conte  di  Gravina  sposata 
a  Francesco  Orsini  prefetto  di  Roma. 
Fu  incominciata  in  Sicilia  da  Giacomo  ! 
Gravina  figlio  di  Carlo  castellano  di 
Bitonto.  Detto  Giacomo  fu  consigliere  [ 
e  segretario  supremo  di  re  IMartino, 
e  come  suo  consanguineo  e  discendente 
della  casa  sovrana  normanna  il  privile- 
gio ottenne  per  se  e  suoi  di  seppellirsi 
nella  regia  cappella  di  Catania,  ove 
seppellivansi  i  sovrani  aragonesi.  Per- 
lochè  nella  cappella  del  Divinissimo  leg- 
gesi:  Gravinensiòus  regum  consangui- 
neis  privilegio  concessum.  Da  questo 
Giacomo,  che  fu  barone  di  Palagonia 
e  di'  Belmonte ,  ne  venne  la  discen- 
denza de'  Gravina  di  Sicilia  eredi  e 
rappresentanti  l'illustre  casa  Gruyllas 
divisi  in  vari  rami  :  F  i  Gravina  prin- 
cipi di  Palagonia  e  marchesi  di  Fran- 
cofonte, Grandi  di  Spagna  ereditarli 
di  prima  classe.  In  tal  ramo  fiorirono  : 
Girolamo  Gravina  cavaliere  geroso- 
limitano e  gran  priore  di  Lombardia; 


207 

Girolamo  Gravnia  Cruyllas  barone  di 
Palagonia ,  1"  m.irchcse  di  Franco- 
fonte 1565,  e  che  tra  le  altre  cariche 
tenne  il  posto  di  vicario  generale  del 
regno  1573;  Ferdinando  vicario  come 
sopra  e  pretore  di  Palermo  1597;  Ludo- 
vico primo  principe  di  Palagonia  1629; 
Francesco  per  vari  titoli  illustre,  per- 
locchè  fu  princi)io  di  Palagonia,  ca- 
valiere del  Toson  d'  Oro.  gentiluomo 
di  camera  di  re  Vittorio  Amedeo,  due 
volte  pretore ,  primo  presidente  del 
Supremo  Consiglio  di  Sicilia,  Grande  di 
Spagna  ereditario  di  P  classe,  ed  uno 
de'  fondatori  del  Collegio  de'  Nobili, 
e  dell'  Albergo  de'  Poveri  di  Paler- 
mo 1733;  altro  Ignazio  capitano  giu- 
stiziere, pretore  di  Palermo,  maggior- 
domo maggiore  della  regina  Amalia, 
gentiluomo  di  camera  di  re  Carlo  III, 
e  cavaliere  del  s.  Gennaro  ;  France- 
sco Paolo,  gentiluomo  di  camera  di 
re  Ferdinando  II,  e  cavaliere  del  San 
Gennaro ,  distinto  filantropo  avendo 
lasciato  la  sua  immensa  fortuna  ai 
poveri  di  Palermo  :  ramo  estinto  in 
casa  Grifeo.  2°  I  Gravina  duchi  di  s.  Mi- 
chele e  principi  di  INIontevago,  deri- 
vati da  Sancio  Gravina  figlio  di  Gi- 
rolamo marchese  di  Francofonte,  nel 
cui  ramo  si  distinsero:  Giovanni  ba- 
rone di  s.  Michele  e  primo  duca  di 
questo  stato  1625;  Giovanni  2°  principe 
di  Montevago  e  marchese  di  s.  Eli- 
sabetta per  la  moglie  Girolama  Sci- 
rotta,  capitano  di  cavalleria  e  Grande 
di  Spagna  ereditario  di  V  classe  1721; 
Saverio  brigadiere  de'  reali  eserciti; 


203 
Michele  capitano  di  galera  e  cavaliere 
gerosolimitano;  (Tiovanni  vescovo  di 
Patti;  Pietro,  cardinale  arcivescovo 
di  Palermo  cavaliere  del  s.  Gennaro 
e  di  altri  ordini  insignito,  vicario  ge- 
nerale del  regno  1820;  Berengario 
cappellano  maggiore,  cavaliere  del  San 
Gennaro  e  gran  croce  di  vari  ordi- 
ni ;  ed  in  ultimo  Federico  grande  am- 
miraglio della  flotta  spagnuola.  morto 
di  ferite  in  seguito  alla  memoranda 
battaglia  di  Trafalgar  :  ramo  rappre- 
sentato da  Gaetano  Gravina  marchese 
di  Elisabetta  dimorante  in  Caltagiro- 
ne.  3°  I  Gravina  principi  di  Comitini 
e  di  Altomonte.  derivati  da  Emanuele 
fiolio  di  Sancio  barone  di  s.  Michele. 
Commendansi:  Michele  Gravina  barone 
di  Scordia  Soprana  e  primo  principe 
di  Comitini  per  privilegio  di  re  Car- 
lo II  1673;  altro  Emanuele  investito 
1691;  altro  Michele  barone  di  Ramio- 
ne;  Ferdinando  investito  1707;  Michele 
3°  investito  1721.  capitano  giustiziere 
1750.  pretore  di  Palermo  1764.  depu- 
tato del  regno  e  governatore  dei  Bian- 
chi 1766  ;  Salvatore  investito  1792  ; 
Giuseppe  che  per  la  morte  del  pre- 
cedente di  lui  fratello  divenne  erede 
de'  titoli  di  sua  famiglia,  e  rifulse  tre 
volte  pretore  della  città  di  Palermo 
dal  1822-27.  gentiluomo  di  camera, 
cavaliere  del  s.  Gennaro,  commenda- 
tore dell'ordine  della  Corona  di  Ferro 
d'Austria,  e  cavaliere  gerosolimitano: 
ramo  rappresentato  dall'  illustre  Mi- 
chele Gravina  e  Requesens  principe 
di  Comitini,  gentiluomo  di  camera,  già 


ministro  segretario  di  stato  di  re  Fer- 
dinando li,  cavaliere  del  s.  Gennaro, 
gran  croce  degli  ordini  del  Francesco  I 
di  Napoli,  de'  ss.  Maurizio  e  Lazzaro, 
della  Legion  d'Onore  di  Francia,  del- 
l'Aquila Bianca  di  Russia,  dell'Aquila 
Rossa  di  Prussia,  del  Leopoldo  d'Au- 
stria, del  Carlo  111  di  Spagna,  del  Leo- 
poldo del  Belgio,  del  Danebrog  di' Da- 
nimarca, della  Stella  Polare  di  Svezia, 
della  Corona  di  Quercia  d'  Olanda,  ed 
erede  de'  titoli  della  nobile  casa  Mas- 
sa, principi  di  Castelforte .  duchi  di 
Castel  di  Jaci  ecc.;  il  di  cui  unico  ti- 
glio principe  Giuseppe  Gravina  e  Ruf- 
fo è  gran  croce  degl'  ordini  Costanti- 
niano  e  s.  Gregorio  Magno,  grande  uf- 
fiziale  dell'ordine  del  Merito  di  Tosca- 
na, commendatore  gerosolimitano,  gen- 
tiluomo di  camera,  essendo  stato  inca- 
ricato d' atfari  del  governo  napolitano 
presso  la  Santa  Sede.  È  degno  in  que- 
sto ramo  di  speciale  menzione,  D.  Do- 
menico Benedetto  Gravina  abate  cas- 
sinese.  insigne  autore  deW Illustrazione 
del  Duomo  di  Monreale.  4°  I  Gravina 
principi  di  Rammacca,  discendenti  di 
Ottavio  figlio  di  Sancio  barone  di  San 
Michele.  Commendansi:  Sancio  primo 
principe  di  Rammacca  per  privilegio 
di  re  Carlo  II  1688;  altro  Ottavio 
investito  1664,  deputato  del  regno; 
Bernardo  investito  1732,  gentiluomo 
di  camera,  capitano  giustiziere  di  Pa- 
lermo 1735;  Giuseppe  dottissimo  ge- 
suita, autore  di  opere  molto  rilevan- 
ti ;  Ferdinando  auditore  generale  di 
guerra   1766:  ramo  rappresentato  da 


Ottavio  Gravina  e  Lanza  principe  di 
Rammacca,  il  di  cui  primogenito  Fran- 
cesco porta  il  titolo  di  principe  di 
s.  Flavia.  5°  I  Gravina  principi  di 
Gravina,  derivati  da  Girolamo  primo 
marchese  di  Francofonte,  qual  titolo 
ottenne  Girolamo  Gravina  1644.  Fu 
egli  tre  volte  pretore  di  Palermo 
1659.  la  di  cui  unica  figlia  ed  erede 
Marianna  sposò  il  principe  Giuseppe 
Valguarnera.  6°  I  Gravina  principi 
di  Val  di  Savoja  e  baroni  di  Armig- 
li, di  cui  Carlo  Gravina  e  Valle  fu 
primo  principe  nel  1792  :  ramo  esi- 
stente in  Catania.  7"  I  Gravina  ducili 
di  Cruyllas,  qual  titolo  ottenne  un  Gi- 
rolamo Gravina  Cruyllas,  per  conces- 
sione di  re  Cai^o  II  1'  anno  1695: 
ramo  estinto  in  casa  Airoldi.  Faccia- 
mo rilevare  infine  che  tutti  i  sovrani 
di  Sicilia  hanno  onorato  del  tratta- 
mento di  loro  consanguinei  i  membri 
di  (piesta  grande  famiglia,  alla  quale 
re  Alfonso  concesse  d'inquartare  l'ar- 
me re2;ia  di  Aragona. 

Arma:  diviso;  nel  1°  d'azzurro,  con 
due  bande  d'  oro  ,  sinistrate  da  una 
stella  d' argento  di  dieci  raggi;  nel  2° 
d'  azzurro  con  la  banda  scaccheggiata 
d'  argento  e  di  rosso  di  due  file  ;  lo 
scudo  cimato  da  un  uccello  Gaipa  di 
bianco.  Motto:  Sj^ero.  Corona  di  prin- 
cipe. Lochè  si  osserva  nella  cappella 
regia  de'  principi  aragonesi  nella,  cat- 
tedrale chiesa  di  s.  Agata  in  Catania. 
—  Tav.  XXXIX.  6. 
Greco  —  Famiglia  palermitana,  di  cui  il 
Villabianca  ci  presenta    un  Giuseppe 


209 
Greco  marchese  di  Valdina  investito 
1752,  governatore  del  Monte  1767; 
ed  un  Ignazio  di  lui  figlio  investito  1796, 
Armn  :  d'  azzurro,  con  la  cometa  di 
argento,  accompagnata  da  tre  conchi- 
glie dello  stesso,  ordinate  due  al  capo, 
ed  una  in  punta.  Corona  (U  marche- 
se. —  V.  Tav.  Appendice. 

Grcgni  —  Nobile  famiglia  di  TeiTanova 
portante  per  ceppo  giusta  il  Minutoli 
un  Mazzeo  Gregni  cavaliere  regio 
1408.  Ivi  una  serie  di  altri  gentiluo- 
•  mini .  che  sarebbe  superfluo  qui  ri- 
portare; però  sono  commendevoli  un 
fra  Francesco  cavaliere  gerosohmita- 
no.  ed  un  Mazzeo  capitano  giustiziere 
di  Caltaajirone. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  un  grifo  di 
oro  rampante,  tenente  con  la  zampa 
destra  un  ftiscio  di  spiche  dello  stes- 
so. —  Tav.  XL.  2. 

Gregorio  0  De  Gregorio  —  Da  tutti  gli  autori 
nobiharì  sicoli  concordi  e  specialmente  . 
dall'  Inveges  rileviamo  che  non  po- 
tendo tener  conto  di  sua  provenienza 
da  Francia  e  quindi  di  molte  sue  di- 
ramazioni in  Italia,  bisogna  rispetto  a 
noi  limitarci  a  quella  di  Costantino- 
poh,  da  dove  in  Messina  secondo  il 
Lascaris  pervenne.  Nel  1316  è  no- 
tevole un  Gregorio  de  Gregorio  giu- 
dice di  detta  città,  poi  giudice  di  G. 
Corte .  avendo  avuto  in  feudimi  per 
se  et  suos  conceduto  il  peso  della  sta- 
terà; un  Mario  Gregorio  distinto  giu- 
rato I35I;  unPerrone  portulano  1357; 
un  Orlando  ebbe  il  carico  di  castel- 
lano di  Matagrifone  1364.  Epperò  da 


210 

Gregorio  giudice  emanarono  7  genera- 
zioni, ove  oltre  a'  precedenti  trovia- 
mo un  Tommaso  niiles  investito  dei 
censi  demaniali  in  feudum  per  ragion 
di  dote  della  moglie  1416,  un  dottor 
Giovanni  giudice  1484,  un  Pietro  an- 
che giudice  1504,  maestro  notaro  della 
corte  straticotiale  1507.  protonotaro 
del  regno  e  vicario  generale  di  Sici- 
lia 1512,  uomo  ricchissimo,  avendogli 
r  imperatore  Carlo  V  confirmato  la 
baronia  ed  i  feudi  di  Pietro  d' Amico 
1526 ,  come  ancora  a'  suoi  eredi  le 
segrezie  di  Patti  e  Castroreale  1534. 
Costui  coll'occasione  del  trasferimento 
della  detta  R.  G.  Corte  in  Palermo 
fermò  sua  stanza  in  questa  città,  ove 
il  di  lui  figlio  Giampietro  ingrandì  il 
casato;  fu  egli  capitandarme  a  guerra 
pel  regno  e  vicario  generale  del  vi- 
ceré De  Vega  1550,  maestro  portu- 
lano  del  regno  1554,  tesoriere  del  re- 
gno 1556  ,  e  protonotaro  del  regno 
sostituto  1574.  Da  lui  un  Carlo,  e  da 
costui  un  Pietro  di  Gregorio  e  Bugilo 
barone  di  Tremisteri  e  primo  duca  di 
questo  stato  per  concessione  di  Filip- 
po IV  1647^  fu  egli  cavaliere  di  San 
Giacomo  della  Spada,  reggente  in  ]Ma- 
drid  il  Supremo  Consiglio  d'Italia,  e 
presidente  luogotenente  di  Maestro 
Giustiziere  in  Sicilia,  la  di  cui  unica 
figlia  Antonia  sposò  un  Francesco  Riz- 
zari  da  Catania  barone  di  s.  Paolo. 
Questa  famiglia  formò  varie  rami:  1° 
i  marchesi  di  Poggiogregorio ,  es- 
sendo stato  primo  ad  investirsi  di  tal 
titolo   1663  un  Carlo    Gregorio    go- 


vernatore della  nobile  Compagnia  dei 
ss.  Apostoli  di  Messina  1634-60,  e 
senatore  di  detta  città  1671;  quali  ca- 
riche occuparono  in  seguito  i  suoi  di- 
scendenti. 2°  I  marchesi  di  Valle 
Santoro  e  di  Squillaci  in  Calabria,  es- 
sendo stato  il  primo  ad  investirsi  di 
questi  titoli  Leopoldo  de  Gregorio  pa- 
trizio messinese,  cavaliere  del  s.  Gen- 
naro, e  dell'  Aquila  Bianca  di  Polo- 
nia, tenente  generale  ed  ambasciatore 
presso  la  serenissima  Repubblica  di 
Venezia  ,  padre  degl'  illustri  France- 
sco marchese  Trentino  e  principe  di 
s.  Elia,  gentiluomo  di  camera,  e  cava- 
liere di  s.  Giacomo  ;  Giuseppe  mar- 
chese Gregorio  cavaliere  di  s.  Gia- 
como, capitan  generale  e  governatore 
di  Barcellona,  dell' Estremadura.  e 
dell'  Andalusia  ;  Giovanni  cardinal  di 
Santa  Chiesa ,  ed  archimandrita  in 
Messina;  e  Girolamo  l)rigadiere  dello 
esercito  ,  governatore  della  Piazza 
di  Siracusa.  3°  I  marchesi  de  Gre- 
gorio del  S.  R.  I.  residenti  in  Paler- 
mo, ne'  quali  commendansi:  un  Gio- 
vanni senatore  di  Palermo  1750;  ed 
un  Camillo  investito  del  titolo  di  mar- 
chese del  Parco  Reale  1765,  maestro 
razionale  di  Cappa  e  Spada  del  Tri- 
bunale del  R.  Patrimonio,  e  cavaliere 
dell'  ordine  gerosolimitano. 

Arma  concordemente  aoli  autori: 
partito,  innestato,  merlato  d'argento, 
e  di  nero  di  sei  pezzi.  Corona  di  mar- 
chese.—  Tav.  XL.  3. 
Grifo  —  Arma:  d'argento,  col  grifo  di  ros- 
so, rampante  contro  un  albero  di  verde. 


addestrato  da  una  stella  d' azzurro  di 
otto  raggi.  —  Tav.  XL.  4.  (Villabian- 
ca). 

Grigliano  —  Antica  e  nobile  famiglia,  come 
riferiscono  Mugnos  ed  il  Minutoli,  fio- 
rente in  Marsala  e  Trapani,  nelle  quali 
città  occupò  cariche  distintissime.  Il 
primo  ceppo  che  si  conosca  fu  un  Ste- 
fano Grignano  gentiluomo  di  Marsala 
sec.  XIV.  Fiorirono  :  un  Vincenzo  ca- 
stellano di  Marsala  1493;  un  Giannan- 
drea  e  Vincenzo  che  nel  1501  acqui- 
starono il  feudo  di  Scannacanni  o  Cur- 
seino,  di  cui  tutta  la  loro  posterità 
ebbe  debitamente  ad  investirsi.  j 

Arma  giusta  Minutoli  :  di  rosso,  di- 
viso  d'argento.  —  Tav.  XL.  s. 

Grillo  —  Sappiamo  dal  Mugnos  e  dal  Mi- 
nutoli esser  questa  una  nobile  ed  an- 
tica famiglia  di  Genova,  della  cui  re- 
pubblica un  Amico  Grillo  fu  noi  1157 
console  e  governatore.  Inih  un  Rom- 
bello  Grillo  militando  sotto  V  impera- 
tore Federico  li  si  fermò  in  Palermo, 
ove  suo  figlio  Simone  fu  capitano  della 
guardia  de'  porti  di  detta  città  1235. 
Commendansi:  Tommaso  baglio  1280; 
altro  Simone  giudice  1282;  altro  Tom- 
maso castellano  di  Siracusa  1335  non 
che  della  Torre  della  punta  del  Sal- 
vatore di  Messina  1347;  un  Nicolò 
valente  dottore  e  maestro  razionale 
della  reginal  camera  1428;  ed  un 
Giovanni  che  acquistò  la  baronia  di 
Mariella  1541. 

Arma  concordemente  a'  citati  scrit- 
tori :  d'  azzurro,  con  la  scala  a  pioli 
d'  oro  posta  in  banda ,  accompagnata 


211 
da  un  grillo  saliente  di  rosso.  Corona 
di  barone.  —  Tav.  XL.  7. 
Grimaldi  —  Celebre  illustre  famigha  di  Ge- 
nova, una  delle  quattro  principali  della 
repubblica,  siccome  quella  che  trovasi 
sparsa  in  Italia,  Francia  e  Spagna, 
divisa  essendo  in  vari  rami,  cioè  nei 
principi  sovrani  di  Monaco  ceppo  della 
casa,  ne'  principi  di  Geracs  e  di  Sa- 
lerno, ne'  duchi  d' Evoli,  ne'  marchesi 
d'Antibo,  Castronovo  e  della  Pietra, 
ne'  conti  di  Tognetto ,  ne'  Grimaldi 
di  Bologna,  Carignano,  Cuneo,  Cala- 
bria e  Sicilia;  poi  ne'  conti  di  Du  Bech 
Crispin.  ne'  marchesi  De  la  Bosse, 
ne'  conti  di  Dangu  Boari  Vardes,  di 
Guttieres,  Maranz,  de  Beuille  ecc.  Ella 
trae  origine  da  Grimoaldo  conte  di 
Fiandra,  fratello  di  Carlo  Martello,  e 
vanta  nella  storia  altissimi  personag- 
gi, come  a  dire  un  Raimondo  Grimaldi 
ammiraglio  di  Francia  sotto  Filippo 
il  Bello,  che  battè  e  disperse  nel  1304 
la  flotta  del  conte  Guy  di  Fiandra  nelle 
coste  della  Zelanda  facendolo  suo  pri- 
gioniero; un  Antonio  ammiragho  di 
Genova,  prode  contro  i  Catalani  1333, 
e  sventurato  nella  l)attaglia  della  Loi- 
ra;  un  Giovanni  pure  ammiraglio  vit- 
torioso sul  Pò  contro  l'altro  veneto 
Nicolò  Trevisano  1431;  un  Domenico 
cardinale  ed  arcivescovo  di  Avignone 
intrepido  nella  Ijattaglia  di  Lepanto 
1571,  ed  altri  che  per  brevità  trala- 
sciamo. Tornando  a'  principi  sovrani 
di  Monaco,  dagli  autori  concordemente 
rileviamo  aver  essi  tale  stato  posse- 
duto   sin    dal    988,    producendo   una 


212 
serie  di  31  sovrani  illustri  sino  all'at- 
tuale principe  D.  Carlo  Onorato  Gri- 
maldi, istitutore  dell'  ordine  equestre 
di  s.  Carlo  1858,  principe  intelligente, 
valoroso,  benefico  e  progressista,  che 
stabili  lega  con  la  Francia,  stringendo 
relazioni  con  tutto  le  potenze  d'  Eu- 
ropa: e  di  America.  Primo  a  portare 
questa  famiglia  in  Sicilia  fu  un  En- 
rico Grimaldi,  figlio  di  Carlo  signore 
di  Mentone,  essendo  costui  secondo- 
genito di  Carlo  il  grande  principe 
sovrano  di  Monaco,  come  dal  Vena- 
sque  1,  Moreri,  Chiusole,  Mugnos,  In- 
veges,  Minutoli,  Villabianca  e  dal  Me- 
thiviere.  Fu  desso  Enrico  che  ciam- 
bellano e  consigliere  di  re  Martino 
ottenne  in  compenso  di  suoi  servigi 
le  baronie  di  Sittibillini  e  Pollicarini 
1396,  non  che  tutte  le  terre  confiscate 
a'  nobili  ribelli  di  Castrogiovanni.  Nel 
1397  ebbe  del  pari  donata  la  baronia 
ed  il  castello  della  Bozzetta,  la  castel- 
lania  ed  il  regio  castello  di  Castro- 
giovanni, di  cui  fu  fitto  governatore, 
come  dal  privilegio  in  r.  Cancelleria 
f.  20  1397;  ed  in  oltre  insignito  del 
cinoolo  militare  ;  fu  il  primo  a  sta- 
l)ilirsi  in  detta  città,  rendendosi  ge- 
nitore di  Simone,  Pietro  e  Pino,  il 
primo  barone  di  Risicalla  e  Carran- 
ciara,  non  che  ceppo  de'  principi 
di  s.  Caterina,  nel  quale  ramo  fiori- 
rono: un  Enrico  Grimaldi  barone  di 
Risicalla  e  di  Geracello  per  ragion  di 

1)  e.  Veiiasque  scrisse  di  questa  famiglia  con  latina  locu- 
zione un'opera  storica,  genealogica,  ailorna  di  bellissime  inci- 
sioni in  rame,  stampata  in  Parigi  1617. 


matrimonio  con  una  Buonaccol'^a  di 
Piazza;  un  Bernardo  barone  di  Risi- 
calla  1481;  un  Simenes,  ceppo  dei 
baroni  di  Gallizzi,  Caropepe  e  Favara; 
un  Giorgio,  capitan  generale  del  prin- 
cipe di  Monaco,  indi  a'  servigi  di  Car- 
lo V  imperatore,  da  cui  in  compenso 
ottenne  cinquanta  ducati  d'oro  all'anno 
su'  proventi  di  Sicilia  1535  (veti.  R. 
Cancelleria  f.  549);  un  Pierandrea,  l)a- 
rone  di  s.  Caterina;  un  2°  Pierandrea 
primo  principe  di  s.  Caterina  per  con- 
cessione di  re  Filippo  II  1625,  che 
l'onorò  del  trattamento  di  suo  con- 
sanguineo, concedendogli  altresì  facoltà 
di  titolarsi  principe  del  castello  di  Gri- 
mal(U,  che  si  proponeva  di  fabljricare 
nel  feudo  di  Monaco  di  sua  proprietà; 
linea  primogenita  estinta  nel  1802 
in  Emilia  Grimaldi,  moglie  di  Diego 
Giardina  marchese  di  s.  Ninfa,  i  di 
cui  titoli  per  la  morte  de'  tre  tìgli  di- 
chiarati interdetti  per  imbecillità  pas- 
sarono di  dritto  alla  linea  collaterale 
rappresentata  da'  Grimaldi  baroni  di 
Geracello,  oggi  in  persona  deirillustre 
.  D.  Giuseppe  M.^  Grimaldi  e  Gravina 
riconosciuto  del  cennato  titolo  nel  1853 
e  60  per  legittima  successione  de'  suoi 
maggiori,  ed  iscritto  nel  gran  registro 
della  Consulta  Araldica  del  Regno  1 87 1 , 
personaggio  a  dir  vero  adorno  di  grandi 
meriti,  e  culto  amatore  dell'  araldica  e 
delle  patrie  antichità.  Il  secondoge- 
nito di  Enrico,  cioè  Pietro  fu  barone 
della  Bozzetta  1416;  Unea  estinta  ne' 
principi  di  Valguarnera  pel  matrimo- 
nio di  Caterina,  unica  figlia  di  Giù- 


seppe  Grimaldi  liarone  della  Bozzetta,  ; 
continuando   la  discendenza  maschile 
collatevale  di  esso  Pietro    ne'  baroni 
di  A'oltamonaca,  oggi  marchesi  di  Ter- 
resena.  Il  terzogenito  di  detto  Enrico 
cioè  Pino,  fu  ceppo  dei  Tiaroni  di  Sit- 
tibillini.   linea   eziandio    estinta  1600 
nella   famiglia   Trigona,   marchesi  di 
Floresta,  continuando  la  linea  colla- 
terale  rappresentata  da  Enrico    Gri- 
maldi-Longi  di  Castrogiovanni.  Il  se- 
condo finalmente  a  passare  in  Siciha 
fu   nel  1554  un   Agostino    Grimaldi, 
fìolio  di  Francesco  della  linea  de'  Gri- 
maldi  detti  Cavalleroni  di  Genova;  ba- 
rone di  s.  Giovanni,  abitante  in  Sira- 
cusa e  poi  in  jNIodica,  ove  stabili  sua 
famiglia,    arricchita   delle  baronie  di 
Sirumi,  Serravalle.  Niscima,  del  Bo- 
sco, Calamezano.  Piombo,  Boncamero 
e  Deha.  Ebbe  de'  cavalieri  di  Montesa 
e  di  Malta  ;  ed  un  Carlo  Grimaldi  e 
Rosso  fu  decorato  del  titolo  di  prin- 
cipe   Grimaldi   da  re   Carlo  II  1692. 
In  seguito  la  famiglia  si  trapiantò  in 
Mineo,  da  dove  ditEnitivamente  fermò 
sua  stanza  in  Catania,  rappresentata 
dal  principe  Francesco  Grimaldi  e  Co- 
lonna barone  di  Serravalle  fratello  ul- 
trogenito  del  principe   Giovanni  Gri- 
maldi o-entiluomo  di  camera  di  re  Fer- 
dinando  II,  ciambellano  del  gran  duca 
di  Toscana,  cavaliere  gerosolimitano, 
morto  senza  lasciar  figh,  rimasta  essen- 
do in  Modica  la  linea  secondaria  ne' 
baroni  di  Calamezano.  Chiudiamo  col 
Mmutoli  dando  uno  sguardo  a'  cava- 
lieri o-erosolirnitani  di  tutti  i  Grimaldi 


213 
di  Sicilia,  quali  furono:  fra  Nicolò;  Pie- 
tro-Paolo  di    Castrogiovanni  1589; 
Girolamo   di   detta   città,  bah  di  san 
Giovanni  del  Prato  di   Cremona,    di 
jus  patronato  de'   principi  sovrani  di 
Monaco   1611;   Agostino   di  Modica , 
morto  nel  combattimento  di  Retino  in 
Candia  1615  ;  Francesco  di  Palermo 
1676;  Giangioacbino  di  Castrogiovanni 
1695;  e  Giuseppe  Maria  di  detta  cit- 
tà 1808. 

Porta  generalmente  la  famiglia  Gri- 
maldi uno  scudo   fusaio    d'argento  e 
di  rosso,  con   ornamenti  diversi.   Ma 
quelli  di  Siciha  levano  concordemente 
agli  autori:  scudo  inquartato;  nel  1° 
e  4",    d'oro,  con  l'aquila  spiegata   e 
coronata  di  nero;  nel  2°  e  3",  fusaio 
d'argento  e  di  rosso;  sopra  il  tutto: 
d'azzurro,  a  tre  gigli  d'oro  posti  2,  1, 
eh'  è  r  arme  di  Francia  K  Corona  di 
principe.  Lo  scudo  accollato  all'aquila 
bicipite  al  volo  abbassato  di  nero,  lin- 
guata  ed  armata  di  rosso,  coronata  al- 
l' imperiale  ,  afferrante  un  nastro  col 
motto:  Beo  Juvante. — Tav.XLI.  a. 

Gl'iniaili  — Arma:  d' oro,  con  tre  pah  d'az- 
■/xwYO.  —  Tav.  XL.  s.  (Villabianca). 

Grippui'i  —  Nobile  famiglia  messinese,  al  dir 
del  Minutoli,  che  dà  per  estinta. 

Arma:  d'argento,  diviso  di  rosso  con 
mezza  croce  d' oro  movente  dal  fianco 
destro  dello  scudo.  —  Tav.  XL  9. 

groppo  — Arma:  diviso;  nel  P  d'azzurro, 
con   un  uccello    d'argento   passante; 

1.)  Lo  scudetto  coi  gigli  di  Francia  e  l'aquila  imperiale 
sono  portati  dai  Grimaldi  principi  di  s.  Caterina  e  dai  baroni 
di  Geracello.  )•.  Mi'gnos,  Mmutoli. 

27 


214 
nel  2°  di  rosso,  con  tre  pali  d'oro. — 
Tav.  XL.  io.  (Villabianca). 
(ìrilffno — Giusta  il  Mui^nos  famis-lia  caia- 
lana,  passata  in  Sicilia  a'  servigi  mi- 
litari di  re  Federico  II  per  un  Perez 
de  Grugno.  Vanta  molti  distinti  per- 
sonaggi, come  un  Beringario  che  qual 
bravo  giurisperito  del  suo  tempo  da  re 
Martino  più  volte  fu  eletto  giudice  di 
Taormina;    un  Nicolò   capitano  della 
città  di  Patti  1435  ;  un  Andrea  miles 
di  re  Alfonso  col  carico  di  capitand'ar- 
me  della  detta  città;  un  Giovanni  giu- 
rato in  Licata  1472;  un  Pietro  regio 
falconiere;  un  Francesco    capitano  di 
Caltagirone  1478  ;  un  Pietro  capitano 
di  Licata  1478  ;  un  Manfredo  segreto 
di  Taormina;  un  Sanchez  capitano  di 
Caltagirone  e  regio  falconiere  dell'i- 
sola di  Malta;  un  Francesco  posses- 
sore del  territorio  di  Pietralon2:a  1506; 
un  Francesco  Grugno  e  Federico    al 
dir  del  Villabianca  senatore    in    Pa- 
lermo 1698,  governatore   d(il  Monte 
di  Pietà  1703  e  primo  duca  di  Gaffi 
per  diploma  di  re  Filippo  V  1709;  un 
Pompeo  figlio  cav.  di  Calatrava  1699; 
un  Salvatore  senatore  di  Palermo  1729, 
governatore  del  monte  1747,  e  capitano 
di  Cefalti;  un  3"  Francesco  investito 
1 762,  essendo  stato  senatore  di  Palermo 
1759,  il  di  cui  figlio  Giuseppe  investito 
il  1782;  in  fine  vari  cavalieri  gerosoli- 
mitani, tra'  quali  fra  Giannantonio  1549. 
Arma  :    di  rosso ,    con  tre  teste  di 
cignale  d'  oro ,   moventi   dalla   punta 
sormontate  da  un  castello  ad  una  torre 
merlata  del  medesimo,  chiuso  di  nero. 
—  Tav.  XL.  11. 


Guabernia — Famiglia  genovese,  al  dir  di 
Mugnos,  portata  in  SiciUa  da  un  Pie- 
tro Guabernia  fermato  essendosi  nella 
città  di  Messina;  da  lui  Giovanni,  An- 
tonio e  Filippo,  che  tennero  il  carico 
di  capitano  e  giurato,  governando  la 
città  di  Castroreale,  così  di  seguito  i 
loro  posteri. 

Arma  :  d'  argento,  con  un  leone  di 
rosso,  tenente  colle  zampe  un  ramo 
d'  ulivo  di  verde. — Tav.  XL.  12. 
Gualdo  —  Famiglia  originaria  di  Ptimini , 
di  cui  il  Mugnos  riporta  in  Sicilia  un 
gentiluomo  Tornabene  Gualdo  a'  ser- 
vigi dell'  imperatore  Federico  li,  dal 
quale  il  governo  della  città  di  Sira- 
cusa ottenne  1220,  ivi  fondando  la 
sua  famiglia. 

Ai-ma:  di  rosso,  con  elmo  d'oro. — 
Tav.  XL.  13. 
Gualleri — Arma:  fasciato    d'oro  e  d'az- 
zurro.— Tav.  XL.  14.  (Villabianca). 
Gualtei'io — Arma:  di  rosso,  con  due  leoni 
coronati  d'  oro  controrampanti  ad  un 
albero  di  pino  al  naturale.  —  Tavo- 
la XL.  15.  (Villabianca). 
Gliardalanzi — Famiglia  oriunda  di  Milano, 
passata  in  Sicilia  per  un  gentiluomo 
Feliciano  Guardalanzi  a'  servigi  di  re 
Federico  li,  stabilendosi  in  Palermo. 
Da  lui  un  Nicolò,  che  sotto  re  Fede- 
rico III  ebbe  la  castellania  di  Paler- 
mo ,    e  sotto    re  Martino  il  posto  di 
consigliere.  Un  Feliciano  di  lui  figlio, 
celebre  giureconsulto  del  suo  tempo, 
tenne  l'ufficio  di  giudice  della  G.  C. 
Vanta  altri   personaggi   distintissimi , 
che  occuparono  onorati  carichi. 
Arma:  d'argento,  con  un  leone  di 


nero,  impugnante  uno  stendardo  di 
rosso  svolazzante  a  sinistra,  caricato 
da  tre  lance  d'argento — Tav.  XL.  la 

Guardiola  o  Inpardiola — Nobilissima  fami- 
glia aragonese,  che  il  Mugnos  vuole 
portata  in  Sicilia  da  due  gentiluomini 
Andrea  ed  Ubertino  Guardiola  fratelli 
a'  servigi  di  re  Martino  1393,  com- 
moranti  in  Catania.  Andrea  fu  teso- 
riere del  regno  ;  indi  un  Luigi  ca- 
valiere dello  Speron  d'  Oro  1416  ,  e 
Giovanni  suo  fratello  miìes  1422;  un 
Bernardo  armato  cavaliere  col  titolo 
di  magnifico  1457.  e  vari  altri  gen- 
tiluomi.  tra'  quali  è  notevole  un  Fran- 
cesco barone  d' Ursito  della  città  di 
Piazza. 

Arma:  di  verde,  con  un  castello  ad 
una  torre  merlata  d'  argento ,  chiuso 
di  nero,  dalla  cui  sommità  alzasi  una 
bandiera  scaccheggiata  d'argento  e  di 
nero,  con  una  croce  in  s.  Andrea  del 
primo  svolazzante  a  destra.  Corona 
di  barone.  —  Tav.  XL,  it. 

Guarino  —  Nobile  famiglia  proveniente  dai 
duchi  di  Boardo.  come  riferisce  il  Vil- 
labianca  op.  voi.  XVII  ove  commenda 
un  Roberto  Guarini  cavaliere  gero- 
solimitano  1775  e  cameriere  d' onore 
del  Papa. 

Arma:  campo  azzurro,  con  una  b;mda 
d' argento,  ed  un  lambello  di  rosso  di 
tre  pendenti.  —  Tav.  XLI.  i. 

Guarna  —  Antica  e  nobile  famigha  feuda- 
taria di  Catania,  di  cui  JNIugnos  cita 
un  Giovannuzzo  Guarna,  barone  di 
Callari  e  Baccaraso,  figlio  di  un  Ric- 
cardo Guarna  molto  caro  a  re  Fede- 


215 
rico  li,  da  cui  ottenne  le  sopraddette 
baronie.  Commendasi  un  Filippo  ba- 
rone di  Sacca,  e  da  re  Federico  III 
fatto  miìes. 

Arma  :  di  rosso,  con  una  banda  di 
oro  caricata  da  una  stella  d'azzurro. 
Corona  di  barone. — Tav.  XLI.  2. 

Guarnclla  — 11  Mugnos  ritiene  che  un  A- 
lemanno  Guarnetta  a'  servigi  di  re 
Ferdinando  il  cattolico  ottenne  la  ca- 
stellania  di  Corleone.  Guadalupo  di 
lui  figlio  fu  senatore  di  Palermo  I35I; 
da  lui  un  Giorgio  che  occupò  lo  stesso 
carico  1399. 

Arma:  d'oro,  con  un  uccello  di  co- 
lor pardo  portante  in  bocca  una  pal- 
ma di  verde.  —  Tav.  XLI.  3. 

Guaschi  —  Arma  giusta  Villabianca:  trin- 
ciato, inchiavato  d'oro  e  d'azzurro. — 
Tav.  XLI.  7. 

Guascone  —  Famiglia  fiorentina ,  cui  Mu- 
gnos dà  per  primo  ceppo  in  Sicilia 
un  Giantuccio  Guascone  castellano  di 
Salemi  141 1.  Un  Giampietro  accjuistò 
in  commenda  l'ufficio  di  maestro  por- 
tolano 1448;  un  Leonardo  fu  porto- 
lano delle  mai-ine  di  Siracusa  1528, 
essendosi  poi  in  Scich  confinato;  un 
Pietro  di  lui  figlio,  maestro  giurato  di 
Modica  1540;  un  Girolamo  abitante 
in  Palermo,  protomedico  del  regno; 
un  Marcantonio  tre  volte  senatore;  ed 
in  fine  un  2"  Girolamo  letterato,  giu- 
dice della  Corte  Pretoriana,  del  real 
Concistoro,  della  R.  G.  Corte  e  con- 
sultore del  tribunale  del  s.  OflScio. 

Arma:  d'azzurro,  con  tre  caprioli 
d'  oro,  il  secondo  sormontato  da  una 


216 
croce    dello    stesso.  —  Tav.    XLI,5. 
Guasto  —  Arma:  di  rosso,  con  un  leone  di 
oro  impugnante  una  spada  d' argento 
alta  in  palo,  sormontato  da  tre  stelle  di 
oro  allineate  in  fascia — Tav.  XLI.  4.    | 
(Villabianca).  ] 

Guccioni  (li  Licata — Arma:  d'azzurro,  con  una 
città  a  sei  torri  d'argento,  ed  im  leone 
d'oro  Incoccante.  —  Tav.  XLI.  8.  (Vil- 
labianca). 
Guccy  —  Nobile  famiglia  di  Terranova ,  di 
cui  il  Minutoli  rammenta  un  Alfonso 
Guccy  1440 ,  un  Giovanni  1458 .  un 
Gabriele  ed  un  Giacomo  capitani  di 
Piazza. 

Arma  :  d'  azzurro  ,  con  un  monte 
d' oro  sormontato  da  una  croce  gigliata 
dello  stesso,  trattenuta  da  due  leoni  di 
argento.  —  Tav.  XLI.  o. 
Glieli  —  Arma:  di  rosso,  con  quattro  sbarre 
d'argento — Tav.  XLI.  io.  (Villabianca). 
Glierrcra —  Noliile  famiglia  messinese,  di 
cui  il  Minutoli  ricorda  un  Giampietro 
Guerrera  1471.  un  Filippo  barone  di 
Montebello  e  maestro  notare  della 
R.  G.  Corte  di  Sicilia  1507,  ed  altro 
Giampietro  barone  1550. 

Arma:  diviso;  nel  P  d'argento,  con 
due  sbnrre  di  rosso  addestrate  da 
una  rosa  dello  stesso;  nel  1°  di  rosso, 
con  due  sbarre  d'  argento  addestrate 
da  una  rosa  del  secondo.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XLI.  n. 
Guevara  —  Famiglia  nobile  di  Aragona  , 
della  quale  Mugnos  riporta  per  pri- 
mo ceppo  in  Sicilia  un  Diego  di  Gue- 
vara gentiluomo  molto  ricco  a'  ser- 
vigi militari  di  re  Alfonso,  da  cui  l'uf- 


ficio di  castellano  e  quello  delle  due 
segrezie  di  Malta  e  di  Gozzo  unita- 
mente al  feudo  d'  Ayn  Toifecha  ed  al- 
tri ìjeni  con  dritti  regi  si  ebbe;  il  di 
lui  fi"lio  Inico  ao'ciunse  la  baglia  di 
Malta.  Un  Tristano  fu  giurato  1466, 
e  capitano  1469.  Notasi  qui  una  serie 
di  giurati  capitani  e  segreti,  precipua- 
mente un  Matteo  capitano  1516  e  ba- 
rone della  Cbimisia.  La  linea  si  estinse 
con  Pietro,  restando  un  ramo  in  Si- 
racusa ,  nel  quale  comraendansi  un 
fra  Giuseppe  cavaliere  gerosolimitano  e 
priore  di  Lombardia  1559,  ed  un  fra 
Giovanni  1656,  come  dal  Minutoli. 

Arma  giusta  Mugnos  :  inquartato, 
nel  1°  e  4°  d'  oro,  con  tre  bande  di 
rosso,  caricata  ciascuna  da  tre  armel- 
lini  del  campo;  nel  2°  e  3°  di  rosso, 
con  cinque  cuori  d' oro  ordinati  in 
croce  di  s.  Andrea.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  XLI.  12. 
GuIflS  —  Famiglia  catalana,  incominciata  in 
Sicilia  al  dir  di  Mugnos  per  un  Lam- 
berto de  Gultis  gentiluomo  a'  servigi  di 
re  Federico,  ottenendo  in  compenso  pel 
suo  valore  molti  territori  e  la  castel- 
lania  di  Siracusa.  Da  lui  un  Giovan- 
ni, cbe  acquistò  il  feudo  della  Gisira 
di  Pascano.  See;ue  la  linea  con  distinti 
personaggi,  tra  cui  un  Marco  barone 
della  detta  Gisira,  ed  un  Guglielmo 
barone  di  Morbano. 

Arma:  d'azzurro,  con  la  nave  d'oro 
a  vele  spiegate,  solcante  un  mare  di 
argento.   Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la XLI.  13. 
Gassìo  (Euxo),  0  Guzzo — Famiglia   nobile 


originaria  di  Tolone,  stando  al  Mugnos; 
perocché  un  Giovanni  Gussio  a'  ser- 
vigi di  re  Federico  III  1374  passò  in 
Sicilia  unitamente  a'  suoi  dna  fratelli 
Ansaldo  e  Ruggiero,  ricevuto  avendo  ; 
la  castellania  di  Nicosia  durante  vita, 
non  che  de'  heni  allodiali.  Altro  ili  lui  [ 
fratello  Ruggiero  con    grosse  facoltà 
venne  eziandio  da  Tolone  ad  aijitare  i 
in  Nicosia,  e  fu  ceppo  di  un  ramo  se- 
condario, del  quale  la  storia    ricorda 
un  2''  Giovanni  cavaliere  aurato  del- 
l'imperatore  Cario  V  1543,  un  Pie-  i 
tro  maestro  notaro  di  Nicosia,  barone  i 
di  Mancipa,   Passarello  e  Radu;   un 
Marcantonio  di  lui  fratello  vescovo  di 
Catania   insigne   letterato ,    ed  un  3° 
Giovanni  altro  di  lui  fratello   barone  j 
di  ButernO;    che  si  rese   progenitore  i 
di  un  liti  illustri  gentiluomini.  | 

Arma:    diviso;    nel    1°  d'azzurro,  1 
con    un'  aquila    spiegata  d'  oro  ;    nel 
2"  di  verde  ,    con  un  cane  accompa-  j 
gnato   da  due  alberi  di  pino,    ed  una 
fascia  attraversante  sul  diviso,  il  tutto  ' 
d'  oro.  —  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la XLI.  14. 
GllUadaili'O  —  Antica  e  nobile  famiglia  sjKt- 
gnuola,  derivata  dagli   antichi  Ijaroni 
della  terra  di  Guttadauro  in  Valenza, 
stando  al  Garsia  di   Santamaria.   Un 
Egidio   Guttadauro   strenuo    milite  ixi 
servigi  di  re  Martino  venne  a  trapian- 
tarla in  Sicilia;  lo  che  rilevasi  da  un 
privilegio  di  re  Alfonso  d'  Aragona  in 
persona  di  Francesco  suo    figlio,  ca- 
stellano  di  P».eggio  1439.  Ne    venne 
un  Gianvincenzo    falconiere    di  detto 
re,  da  cui  la  castellania  di  Mineo  1446 


217 
ottenne.  Un  Pierguglielmo  fratello  dello 
stesso  occupò  l'ufficio  di  capitandarme 
e  custode  delle  marine  orientali  di  Si- 
cilia; un  2"  Frmicesco  fu  nel  1505  da 
re  Ferdinando  il  Cattolico  eletto  ca- 
pitandarme di  tutto  il  regno  con  am- 
pie facoltà;  un  Antonio  capitandarme 
1535;  un  Vito  regio  milite  investito 
della  baronia  di  Reburdone  unitamente 
al  feudo  della  Ganzeria  1622;  ed  al- 
tri sino  ad  Enrico  Giacomo  investito 
di  detta  baronia  1742,  e  del  titolo  di 
principe  di  Emmanuele  1787.  Tra- 
piantò egli  la  famiglia  da  Caltagirone 
in  Catania,  quivi  ascritta  alla  maestra 
serrata  de'  noljili,  ed  ebbe  due  iì"li: 
Luigi  investito  nel  1797  che  fu  \)Vì- 
mo  gentiluomo  di  camera  di  detta  città 
in  occasione  di  essere  stato  spedito 
ambasciatore  dal  senato  a  re  Ferdi- 
nando IV  1806,  intendente  di  Sira- 
cusa ,  colonnello  de'  Miliziotti ,  vice- 
pi'esidente  della  Consulta  di  Sicilia  e 
cavaliere  del  san  Gennaro;  e  Vincenzo 
barone  di  Pedagaggi,  cavaliere  gero- 
solimitano. Da  Luiiii  ne  venne  un  2° 
Enrico  che  premorì  al  padre,  lasciando 
l'unica  lìglia  Eleonora  maritata  a  Gio- 
vanni Paterno  Castello  di  Carcaci.  In- 
fine merita  speciale  menzione  Monsi- 
gnore Giovanni  Guttadauro  vescovo 
di  Caltanissetta  uomo  dotto,  filantropo 
e  zelante  per  la  Chiesa,  che  sedò  al 
ConciHo  Vaticano  nel  1870. 

Arma  giusta  le  pruove  fatte  nel- 
l'ordine gerosolimitano:  d'azzurro,  con 
tre  slmrre  d' oro  accompagnate  da  tre 
palle  dello  stesso.  Corona  di  princi- 
pe. —  Tav.  XLI.  15. 


218 


H 


Heredia  —  Famiglia  assai  chiara  in  Ispa- 
gna,  scrive  Mugnos,  nelle  lettere,  nelle 
armi,  in  nobiltà,  e  nelle  immense  do- 
vizie. Primo  a  recarla  in  Sicilia  fu 
un  cavaliere  per  nome  Giovanni  Fer- 
nando Heredia,  accompagnato  avendo 
il  re  Martino,  da  cui  il  carico  si  ebbe 
di  governatore  della  Camera  Reginale. 
Ereditò  la  terra  di  Sortine  1425.  In- 
tanto da  talune  scritture  rilevasi  es- 
sere stato  il  di  lui  padre  Sanchio  quello 
che  venne  in  Sicilia  con  Federico  III. 
da  cui  consegui  la  baronia  di  Giar- 
ratana  1360;  e  che  la  venuta  del  fi- 
glio fu  nel  1391.  Da  costui  altro  San- 
chio. barone  di  Sortino  per  conces- 
sione di  re  Alfonso  1424,  e  da  questo 
ultimo  altro  Gianferdinando .  barone 
altresì  della  terra  di  Palazzolo;  infine 
un  Pietro  revisore  del  r.  Patrimonio. 
Arma:  d'azzurro,  con  cinque  torri  di 
argento  ordinate  in  croce  di  s.  Andrea. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XLI.  ih. 

Herriglietli  o  Arrigiielli  —  Antica  nobile  fa- 
miglia di  Milano,  stando  al  Mugnos; 
piantata  in  Palermo  da  due  bravi  ca- 
valieri Paolo  e  Nicolò  Arrighetti,  ambi 
percettori  regi  1426.  Un  Fortugno  fu 
tesoriere  del  regno,  divenne  ricco  e 
senatore  1607. 


Arma  :  d'  azzurro ,  con  una  banda 
d'  oro  caricata  di  granati  fioriti  di  ros- 
so. —  Tav.  XLI.  it. 
HOZCS  —  Questa  parola ,  dice  Mugnos ,  è 
una  corruzione  di  Focesfalce.  La  fa- 
miglia vuoisi  fiorita  in  Aragona  e  Ca- 
stiglia,  ne'  quali  regni  vanta  illustri 
personaggi,  che  per  brevità  tralascia- 
mo; epperò  è  da  notare  un  Don  Alonzo 
de  Hozes  venuto  in  Sicilia  1558,  con- 
servatore del  tribunale  del  R.  Patri- 
monio, maestro  razionale  di  cappa  e 
spada  1569,  avendo  in  quest'ufficio 
servito  per  trentacinque  anni,  e  con- 
temporaneamente in  altri  come  di  vi- 
cario generale,  di  generale  della  squa- 
dra delle  galere,  ecc.  Un  don  Mau- 
rizio fu  senatore  di  Messina  1643.  Fu- 
rono cavalieri  gerosolimitani  un  fra 
Filippo  1579,  fra  Francesco  1630,  fra 
Tommaso  1641  commendatore  e  bali 
di  Lora,  cavaliere  della  Stella,  e  ono- 
rato di  varie  ambasciate.  Il  detto  fra 
Francesco  fu  senatore  di  Messina  1624 
e  principe  dell'ordine  de'  Cavalieri 
della  Stella  1647.  Il  IMinutoli  la  ri- 
tiene estinta. 

Arma:  d'oro,  con  cinque  falci  d'az- 
zurro manicate  di  rosso  ordinate  in 
croce  di  s.  Andrea.  —  Tav.  XLII.  i. 


I 


219 


Imheaglia — Ricca  e  nobile  famiglia  napo-  j 
Utaiia  giusta  il  Savasta;  portata  in 
Sicilia  (la  nn  Onofrio  Imlieagua  sta- 
bilito in  Sciacca,  rendendosi  progeni- 
tore di  molti  illustri  personaggi,  che 
apparentarono  colle  primarie  case  no- 
bili di  quella  città,  ove  occuparono  le 
cariche  di  capitano  e  giurato.  Questa 
famiglia  tennesi  del  partito  del  conte 
Luna  nel  f;n,moso  caso  di  Sciacca. 

Arma:  d'oro,  con  una  banda  d'ar- 
gento caricata  da  tre  rose  vermiglie. 
Arme  d'inchiesta.  —  T.vv.  XLII.  2. 

Inilliediali — Arma:  d'azzurro,  con  un  leone 
coronato  d'oro  rampante  contro  una 
colonna  d' argento  coronata  d'  oro  — 
Tav.  XLII.  3.  (Villabianca). 

Impellizzeri  0  Pcllizzeri  —  Questa  nolùle  e 
chiara  famiglia  corrottamente  denomi- 
nata  fra  noi  Impellizzeri .  al  dir  di 
Mugnos  e  del  Minutoli  fiori  ne'  regni 
di  Castiglia  e  di  Valenza;  e  portìita 
venne  in  Sicilia  da  un  Antonio  Impel- 
lizzeri cavaliere  valenziano .  i  di  cui 
figli  furono  a  servigi  di  re  Martino 
1392.  Un  2°  Antonio  si  stabili  in  Ge- 
nova, rendendosi  progenitore  della  fa- 
miglia Impellizzeri  di  Genova,  e  due 
suoi  figli  Pietro  e  Giovanni  passarono  in 
Modica  col  carico  di  governatori  1486. 
Commendansi:  un  Francesco  maestro 
razionale  della  Camera  Reginale  della 
regina  Bianca  stabilendosi  in  Siracu- 
sa ;  un  Paolo  di  lui  figlio  capitano 
della  milizia  in  detta  città  1485;  altro 
Paolo  barone  di  s.  Giacomo  Belmineo, 


quindi  progenitore  de'  Ijaroni  di  san 
Giacomo  e  del  Burgio;  un  Tommaso 
investito  di  detti  titoli  1680,  castel- 
lano di  Noto ,  percettore  regio  del 
vallo,  ed  erede  per  la  inndro  Landò- 
lina  de'  feudi  di  Buxello,  Ragalcia, 
Spinagallo,  Berausi  e  Cadedi.  Dal  Vil- 
labianca poi  rileviamo  un  Antonio  Im- 
pellizzeri marchese  di  Camporeale  in- 
vestito I6S2,  cui  successe  Stefano  di 
lui  nipote  investito  1726.  Vanta  dei 
cavalieri  di  Malta,  come  un  fra  Fran- 
cesco 1617,  altro  fra  Francesco  e  fra 
Tommaso  1645,  ed  un  fra  Mai-iano 
1669. 

Arma  concordemente  a'  citati  scrit- 
tori: d'azzurro,  con  un  pesce  d^^rgento 
natante  in  un  mare  agitato  d'azzurro 
e  d' argento.  Corona  fli  Ijarone.  — 
Tav.  XLII.  4. 

Imperato  —  Arma:  d'azzurro,  con  due  leoni 
d'oro  afi'rontati,  sormontati  da  un  cap- 
pello vescovile  dello  stesso.  —  Tavo- 
la XLII.  5.  (Villabianca). 

Imperatore  —  Famiglia  illustre  e  storica 
allo  stesso  tempo ,  però  come  dice 
Mugnos  proveniente  da  Pisa;  dapoi- 
chè  un  Giovanni  Imperatore  gentiluo- 
mo pisano  la  condusse  a  Palermo  ai 
servigi  di  re  Federico  IL  Un  Uber- 
tino ebbe  concesso  il  feudo  de'  Fica- 
razzi  1441  e  fu  senatore  di  Palermo; 
altro  Giovanni  (U  lui  figlio  due  volte 
pretore  di  detta  città  1485-92.  Un 
Pompilio  capitano  giustiziere  1520, 
pretore  1526,  non  poco    adoprossi  a 


220 

sedare  i  disturlii  prodotti  dalla  famosa 
congiura  di  Gianluca  Squarcialupo  con- 
tro i  fautori  del  Moncada.  benché  suoi 
tre  fratelli  fossero  stati  complici.  Un 
Giulio  Cesare  successe  nelle  baronie 
di  Pellizzaro .   Garescio  e  Bulfara ,  e 
fu  piti  volte  senatore  di  Palermo.  Qui 
il  "\'illa1)ianca  fi  riflettere  che  per  par- 
ticolare   disposizione   testamentaria  i 
di  lui  eredi  e  successori  assumer  do- 
veano    con    ordine    numerico  lo  spe- 
cioso nome  di  Giulio  Cesare  Impera-  j 
tore.  Tra'  cavalieri  Gerosolimitani  tro-  i 
viamo    un    fra    Baldassare    priore    di 
Capua.  generale  della  squadra  gero-  j 
solimitana  nell'assedio  di  Malta  1569. 
ed  un  fra  Pietro  1574.  I 

Armò    giusta  i   precedenti   autori:  j 
d'  azzurro ,    con  una  luna   montante ,  ! 
sormontata  da  una  stella,  il  tutto  d'oro,  j 
Corona  di  liarone.  —  T.w.  XLII.  7. 
Ilicai'bona  —  Famiglia   catalana    al    dir    di 
Mugnos ,   portata  in  Palermo    da  un 
Giovanni    Incarbona    sotto   il   reggi- 
mento  di  re  Martino. 

Arma  :  d'  azzurro,   con   un  palo  di 
argento  fiancheggiato  da  due  stelle  di 
oro.  —  Tav.  XLII.  s. 
Incisa  —  Antica  e  nobilissima  famiglia,  di- 
scendente  da  Valerano  VI  Incisa,  uno 
de'  sette  marchesi  d' Italia  ,    derivati 
da  un  marchese  Aleramo   potentissi-  ' 
mo  nelle  Alpi  Liguri  durante  il  seco- 
lo IX,  e  non  già  della  stirpe    de'  re  ' 
sassoni  come    erroneamente  riferisce 
il  Sansovino.  Fu  portata  in  Sicilia  al 
dir  del  Savasta  da  Isidoro  Incisa,  che 
collegatosi    col    conte    Ruggiero    die 


pruove  di  gran  valore  contro  i  Sara- 
ceni. Per  locchò    non  poche    terre  e 
feudi  baronali  ottenne,  e  a  dippiìi  la  ni- 
pote del  citato  conte  in  moglie,  fer- 
mato avendo  sua  residenza  in  Sciacca 
ove  governò  da  reggente  per  incarico 
di  Giulietta  figlia  del  ridetto  conte  sua 
zia  1106.    Commendasi    un  Federico 
Incisa  assai  prode    contro  i  francesi, 
che  con  Carlo  d'Angiò  investir  vole- 
vano la  città  di  Sciacca,  costringen- 
dolo così  a   toglier   1'  assedio  e  con- 
chiudere una  pace  onorata  tra  Fede- 
rico re  di  Sicilia,  il  detto  Carlo  re  di 
Napoli  e  Roberto    duca  di  Calnltria  : 
ciò  che  fu  praticato    in  uno  de'  suoi 
poderi  in  Caltabellotta.    Andò  poscia 
ambasciatore  delle    dette  tre  potenze 
a  papa  Bonifazio  per  ottenerne  con- 
ferma; e  quindi  in  vista  di    splendidi 
servigi  salì  al  posto  di  gran  cancel- 
liere del  regno   1317.  Occupò  inoltre 
la  carica  di   governatore  di  Sciacca, 
quale  per  lo  elasso  di  dugent'anni  fu 
dalla  famiglia  indefessamente  goduta, 
senza  che  ella  lasciato  avesse  di  pos- 
sedere le  baronie  di  s.  Bartolomeo  e 
di  Scunda,  i  feudi  del  Carabo,  Catufo 
e  Lazarino.  imparentatasi  colle  nobi- 
lissime famiglie  Modica,  Palizzi.  Pe- 
ralta,  PeroUo  ed  altre,  e  mostratasi 
neutrale  nelle  fazioni  de'  Luna  e  Pe- 
roUo. 

Levò  per  arme  giusta  Savasta:  di 
azzurro  .  con  quattro  pali  d'  oro.  ed 
una  banda  d'  argento  attrtiversante 
sul  tutto.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola XLII.  9. 


India  —  Arma:  d'azzurro,  con  un  castello 
piantato  sopra  un  monte,  sornu)ntato 
da  tre  stelle  allineate  in  fascia,  il  tutto 
d'  oro.  —  Tav.  XLII  io.  (Villal)ianca). 

Ilironlaiiella  —  Assai  nobile  e  chiara  fami- 
glia di  Barcellona,  sotto  re  Pietro  II 
portata  in  Sicilia  da  Francesco  In- 
fontanetta,  castellano  del  castello  di 
Colonia  1292.  come  riferisce  il  Sava- 
sta.  Fu  egli  il  primo  ad  al)itare  in 
Sciacca  atteso  1"  ac(j^uisto  del  feudo 
della  Cava  e  del  territoi'io  di  s.  Ve- 
nera. Un  Giovanni  Infontanetta  sotto 
re  Federico  III  a  dir  vero  fu  uomo 
di  gran  valore,  ottenuto  avendo  per- 
ciò delle  annue  rendite  sopra  le  do- 
gane di  Palermo.  Annoverato  indi  irai 
baroni  di  detta  città  di  Sciacca,  ap- 
parentò co'  Perollo,  Montaliana,  Bic- 
clietti.  Leofante,  Tagiiavia.  Calandri- 
ni,  Aidone,  Ferreri;  e  dalla  parte  dei 
Luna  fermo  si  tenne. 

Arma:_  d'  argento,  con  nove  fuselli 
d'oro,  ordinati  3,  3  e  3.  Corona  di  ba- 
rone. Arme  d'inchiesta. — Tav. XLII.  n. 

Ingalbes  —  Famigha  oriunda  catalana,  in 
Palermo  come  dice  Mugnos  sotto  re  : 
Martino  portata  da  un  gentiluomo  Pie- 
rantonio  Ingalbes,  che  non  pochi  ono- 
rati uffici  sostenne.  Un  Tommaso  fu 
senatore  1523,  ed  un  Gianluigi  se- 
natore 1536. 

Arma  :  d'  argento ,  con  una  banda 
d' azzurro,  caricata  da  sette  stelle  di 
oro.  —  Tav.  XLII.  12. 

Illgrassìa  —  Arma  :  d'  argento,  con  1'  al- 
ber-o  di  pino  sradicato  al  naturale  ; 
ed  una  fascia  di  rosso  caricata  da  due 


221 
stelle  d'oro  attraversante  sul  tutto. — 
Tav.  XLII.  13.  (Villaljianca). 

lugliaggialO  —  Questa,  nol)ile  famiglia,  co- 
me rilevasi  d;d  A'illaljianca  e  da  do- 
cumenti autentici  presentati  dal  ca- 
valiere Antonio  Inguaggiato  1807,  per 
conseguire  la  croce  di  giustizia  del- 
l'Ordine Costantiniano,  ha  tìorito  da 
qualche  tempo  in  Sicilia  ove  si  distin- 
sero: un  Ratfaele  barane  di  Polizzello 
capitano  del  soccorso  generale  delle 
milizie  a  servizio  di  re  Carlo  II  nella 
marina  di  Cefalìi,  a  guardia  per  la  te- 
muta invasione  dell'  armata  francese 
1670;  ed  un  Francesco  investito  1679. 
Dopodiché  ella  si  divise  in  due  rami, 
ne'  marchesi  del  Sollazzo  e  baroni  di 
Donnaligi  stabiliti  in  Palermo,  oggi 
rappresentati  dal  marchese  Andrea 
Inguaggiato  ;  e  ne'  baroni  del  Gibiso 
in  Termini.  Epperò  in  quest'  ultimo 
ramo  notiamo  un  Raffaele,  che  acqui- 
stò detta  baronia,  investito  1801;  ed 
un  Antonio  cavaliere  costantiniano  di 
giustizia ,  oggi  rappresentato  dal  ba- 
rone Croce  Inguaggiato. 

Arma  :  d'  azzuro,  con  una  fede  di 
carnagione  manicata  di  verde  e  di 
rosso,  la  mano  destra  in  atto  di  por- 
gere un  anello  d'  oro  nell'  annulare 
di  quella  di  sinistra,  e  tre  stelle  d'oro 
nel  capo  allineate  in  fascia.  Corona 
di  marchese.  —  Tav.  XLII.  14. 

Interlandi  —  Famiglia  patrizia  di  Caltagi- 
rone,  di  cui  priiu(.)  ceppo  appare  giu- 
sta Mugnos  un  Antonio  Interlandi, 
maestro  razionale  della  Camera  Regi- 
nale  1387.  Un  Luca  fu  giudice  e  con- 

28 


222 
sultore  ;  un  Pierangelo  1)arone  della 
Favai-otta  d' Inciesi  e  di  Catalfaro.  Il 
Villabianca  poi  ci  dà  un  Giacomo  ba- 
rone di  Favarotta,  primo  principe  di 
Bellaprima  per  concessione  di  re  Fi- 
lippo V.  1710;  da  lui  un  Pompeo  in- 
vestito 1711,  capitano  giustiziero  pa- 
trizio e  senatore  della  città  di  Calta- 
girone;  il  di  lui  figlio  Nicolò  tenne  le 
stesse  cariche  del  padre  1770,  e  fu 
cavaliere  gerosolimitano;  un  Pompeo, 
senatore  di  Caltagirone  nel  1784,  Cci- 
pitano  giustiziere  1786,  e  cavaliere  ge- 
rosolimitano ;  un  Salvatore  cavaliere  i 
come  sopra.  Ignoriamo  il  seguito. 

Arma  giusta  Mugnos:  di  rosso,  con 
tre  spade  incrociate  d'  oro,  le  punte 
in  basso.  Corona  di  principe.  —  Ta- 
vola XLII.  15. 

Inirigliuolo  —  Famiglia  come  dice  Mugnos 
oriunda  francese,  il  di  cui  primo  sti- 
pite venuto  in  Sicilia  fu  Calcerano 
Intrigiiuolino  gentiluomo  francese ,  il 
quale  molti  poderi  acquistò.  Da  lui 
un  Pietro  gentiluomo  della  regina  Ma- 
ria, eh'  ei  accompagnò  in  Catalogna;  e 
per  cui  da  re  Martino  ottenne  in  seguito 
molti  beni  feudali  in  Sicilia  ed  in  Malta 
tolti  a'  ribelli  1.393.  Infine  ricordansi 
con  onore  un  Calcerano,  un  Giovanni, 
un  Nicolò  valenti  legisti. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  un  giglio  di 
oro.  —  Tav.  XLII.  16. 

Inveges  —  Stando  all'illustre  scrittore  In- 
veges  autore  de'  tanto  accreditati 
Annali  di  Palermo,  troviamo  essere 
stata  una  famiglia  catalana,  trapian- 
tata in  Sicilia  dal  cavaliere  Gilde  Em- 


beges  0  Inveges  ,  il  quale  fecesi  ad 
accompagnare  re  Pietro  I  1282  ;  lo 
che  rilevasi  da  un  privilegio  di  re 
Martino  1398  in  persona  di  Amato  di 
Embeges,  al  quale  conflrmata  venne 
la  baronia  e  terra  di  Calamonici,  co- 
me discendente  di  Bernardo  Embeges, 
quale  fu  barone  di  Calamonici  e  che 
si  vuol  figlio  del  pronarrato  Gilde. 
Fiorirono:  un  Giovanni  due  volte  pre- 
tore di  Palermo  1406-21;  un  Antonio 
milite  e  giurato  di  Sciacca  1421;  un 
2°  Giovanni  milite  e  castellano  di  Tra- 
pani 1468;  un  Mario  senatore  di  Pa- 
lermo 1591.  e  progenitore  del  citato 
autore.  Inveges  da  Sciacca,  sacerdote 
Agostino  il  quale  publilicò  in  Palermo 
1649-51  i  detti  Annali,  v.  3  in  fol.  es- 
sendo la  4^  ed  ultima  parte  o  periodo, 
come  dice  Narbone ,  rimasta  inedita; 
ivi  ogni  parte  è  preceduta  da  un  in- 
teressante prodromo  coi  titoli  di  Pa- 
lermo antico,  sacro,  nobile,  e  moderno. 
Lasciò  pure  inediti  gli  Annali  di  Si- 
cilia ecc.  de'  quali  il  1709  venne  pub- 
blicato il  solo  preliminare  (  appara- 
tus);  morì  in  Palermo  1677.  —  Un 
Francesco  fa  barone  del  Ponte,  ed  un 
Giuseppe  l)arone  di  Rampicallo  1742 
come  dal  Villabianca. 

Arma:  di  rosso,  con  quattro  burelle 
d'oro.  Corona  di  barone — Tav.  XLII.  n. 
loppolo  —  Famiglia  oriunda  (/rem,  passata 
in  Napoli,  e  poscia  come  vuole  Mu- 
gnos in  Sicilia,  propriamente  in  Ca- 
tania, ove  ne  fu  fondatore  un  Antonio 
loppolo  sposato  con  Miuzza  Paterno 
1406.  Un  Alfonso  ebbe  la  castellania 


di  san  Filippo  d' Ag-gii'ò  1437.  Dal  : 
Vill,-il)i;inc;i  poi  apprendi. lino  (die  nn 
Diego  fu  il  primo  dncii  di  h.  Antonio 
per  privilegio  di  re  Filippo  IV  1659, 
reggente  nel  Consiglio  d'Italia.,  morto 
1681.  Un  Antonino  Giuseppe  di  lui 
figlio  ottenne  commutazione  del  titolo 
di  duca  s.  Antonino  1687,  dopo  essere 
stato  maestro  razionale  del  r.  P;i,tri-  ; 
monio,  capitano  giustiziere  1671,  e 
ministro  sup.  della  Compagnia  della  i 
Carità  ,  indi  pretore  di  Palermo  nel 
1691.  Un  Lodovivo  investito  1716  u- 
nitamente  a'  feudi  di  Gialdineri  e  Man- 
drilli fu  primo  grande  di  Spagna  nella 
sua  famiglia;  occupò  il  posto  di  co- 
lonnello di  un  reo'o'imento  di  cavalle-  \ 
l'ia,  e  mori  in  liattagiia  presso  Orano 
1732,  come  il  di  lui  fratello  Diego  di 
tenentegeuerale,  governatore  e  capitan 
generale  di  Quiposcoa  in  Ispagna  1763. 
Altro  Pietro,  figlio  del  succennato  Lu- 
dovico, investito  1733,  tenente  delle 
Guardie  Valloni  negli  eserciti  spa-  , 
gnuoli,  colonnello  di  cavalleria,  e  ca-  j 
valiere  gerosolimitano.  Tale  linea  si 
estinse  in  casa  Bonanno.  Intanto  se- 
guendo il  detto  marchese  di  Villa- 
bianca  troviamo  un  Antonio  loppolo, 
forse  appartenente  ad  altra  linea,  reg- 
gente del  Supremo  Consiglio  d'Italia, 
e  primo  duca  di  Cesarù  per  conces- 
sione di  re  Carlo  II  1603;  la  di  cui 
unica,  figlia  Rosalia  maritata  a  Calo- 
gero Gabriele  Colonna  Romano,  mar- 
chese di  Fiumedinisi,  trasferì  in  que- 
sta famiglia  i  suoi  titoli.  Finalmente 
una  3^  linea  si  scorge  ne'  principi  di 


223 
s.  Elia;  (pia,l  titolo  ottenne  un  Mar- 
cantonio l()[)pnlo  l(i03.  iiglio  del  suc- 
cennato Diego,  primo  duca  di  s.  An- 
tonino ,  linea  estinta  in  casa  Filin- 
gieri  [icr  un'Antonina  loppolo,  figlia 
di  Baldassare  principe  di  s.  Elia,  ma- 
ritata a  Cristofaro  Filini^i(;ri  figlio  del 
principe  s.  Flavia. 

Arma  giusta  IMugnos  :  d'  azzurro, 
con  due  bando  al)bassate  sotto  d'una 
riga,  sostenente  un  drago  sinistrato 
da  un  giglio .  e  cinque  stelle  poste 
3  e  2,  il  tutto  d'  oro.  Corona  di  prin- 
cipe. —  Tav.  XLIII.  1. 

Isca  —  Famiglia  nobile  messinese  ,  che  il 
Minutoli  dà  per  estinta. 

Arma  :  d'  azzurro ,  con  tre  ferri  di 
cavallo  d'oro  ordinati  2  e  1.  —  Ta- 
vola XLIII.  2. 

Isl'ar  —  V.  Desfar. 

Isgrò  —  Antica  e  nobile  famiglia  di  Mar- 
sala, ove  al  dir  del  Villabianca  so- 
stenne le  cariche  di  capitano  e  giu- 
rato; un  Costantino  fu  barone  di  Vil- 
ladimare  per  investitura  nel  1723^  il 
di  cui  figlio  Giovan  Pietro  ne  fu  in- 
vestito il  1768. 

Arma:  d' argento,  alla  grue  di  nero 
con  la  sua  vigilanza. — Tav.  XLIII.  3. 

ludica  —  11  Villabianca  ci  dà  notizia  di  un 
Simone  vesc.  titolare  di  Teletta  1779, 
e  deputato  del  Regno  1790;  di  un  Giu- 
seppe procuratore  fiscale  del  Tribu- 
nale del  R.  P.  1779;  e  finalmente  di  un 
Ferdinando  segretario  del  Regno  1763. 
Arma  :  d'  azzurro  ,  con  una  spada 
d'oro  infilzata  in  due  ramoscelli  d'ar- 
gento* —  Tav.  XLIII.  4. 


224 


La  Barbera  —  v.  Bavhera. 

Lacaro  —  Arma  :    d'  oro.  con  un   grifo    di 
nero,   rampante  contro   un  albero  di 
cipresso  al  naturale. — Tav.  XLIII.  5. 
(Villabianca). 

lal'arìna  —  Chiara  ed  antica  famiglia  ipor- 
toghese,  sparsa  in  Capua  ed  in  Sici- 
lia, come  ci  riferiscono  il  Mugnos  e 
r  Inveges,  che  le  danno  per  ceppo  in 
Sicilia  un  Nicolò  Lafarina  cavaliere 
capuano  a'  servigi  di  re  Martino;  per- 
lochè  fu  capitandarme ,  e  governa- 
tore della  città  di  Termini  1449.  Da 
lui  un  Michele  giudice  del  Concistoro 
e  consultore  del  r.  Patrimonio ,  che 
decorò  la  sua  famigha  delle  baronie  di 
s.  BasiHo,  Salina  e  Tabuna.  Un  Giam- 
bartolo  di  lui  figho  per  motivo  di  dote 
aggiunse  i  feudi  Colla  e  Madonia,  non 
che  altri  sotto  unica  denominazione 
di  baronia  d'  Aspromonte.  Indi  s' in- 
vestì dell'  altra  baronia  di  Larminusa, 
e  fu  un  cavaliere  ricchissimo  non  men 
che  valoroso  in  armi  a'  servigi  di 
Carlo  V,  da  cui  ottenne  le  segrezie 
e  le  gabelle  di  Polizzi,  ove  stabilito 
avea  sua  dimora.  Fiorirono  in  oltre: 
fra  Federico  priore  di  s.  Maria  La 
Nuova,  come  dal  Pirri;  un  Vincenzo 
cappellano  d'  onore  di  re  Filippo  II, 
abbate  di  s.  Salvatore  di  Placa  1571 
e  dei  ss.  Pietro  e  Paolo  d'Angrò  1579; 
Martino  abbate  di  s.  Caterina  di  Lin- 
guaglossa  e  di  s.  Lucia,  cappellano 
maggiore  del  regno;  Michele  barone 
di  Bordonaro  per  ragion  di  dote;  Vin- 


cenzo personaggio  insigne  e  letterato; 
Luigi  di  lui  figlio  valoroso  ed  istruito, 
di  cui  Collurasi,  Baronie,  Auria,  Mon- 
gitore,  avendo  dato  alle  stampe  delle 
opere  molto  erudite,  cavaliere  di  san 
Giacomo  della  Spada,  deputato  del  re- 
gno 1649,  senatore  di  Palermo  1650, 
capitano  di  corazzieri  ecc.  in  fine  mar- 
chese di  Madonie  per  privilegio  di  re 
Filippo  IV  1650,  come  dal  Villabianca. 
Un  Vincenzo  cavaliere  di  san  Giacomo 
della  Sp  ada  fu  governatore  del  Monte 
e  della  Compagnia  della  Pace  1670; 
un  2°  Luigi  investito  1716  governa- 
tore della  Pace;  un  Rodrico  investito 
1726,  cavaliere  gerosolimitano,  e  ma- 
resciallo di  campo  degli  eserciti  di 
Spagna;  un  Giuseppe  investito  1739 
personaggio  dottissimo,  lasciato  avendo 
un  nome  illustre.  Rileviamo  per  ul- 
timo dal  Minutoli  i  cavalieri  geroso- 
limitani fra  Giovanni  1567,  fra  Giu- 
seppe 1575,  altro  fra  Giovanni  1681. 
Leva  per  arme  concordemente  agli 
autori  :  di  rosso ,  con  un  castello  a 
due  torri  merlate  di  tre  pezzi  d'oro, 
apei^to  e  fincstrato  del  campo.  Corona 
di  marchese. — Tav.  XLIII.  7. 
la  Grua — -Il  primo  che  di  questa  antica  e 
nobilissima  famiglia  catalana  ci  pre- 
sentano le  patrie  istorie  è  Ubertino 
La  Grua,  barone  del  castello  di  Pa- 
lagonia,  consigliere  di  re  Martino,  vi- 
ceré nel  Val  di  Mazzara  e  gran  giu- 
stiziere del  regno.  Commendansi  i  di 
lui  fratelli,  Antonio  La  Grua  castellano 


della  città  di  Caltagirone  e  suo  ca- 
stello per  privilegio  di  re  Martino  il 
giovine  1406,  Giovanni  grande  almi- 
rante  del  regno  1420,  Giacomo  con- 
sieliere  e  regio  milite  1429,  e  Fran- 
Cesco  maestro  giurato  della  camera 
reginale  1454.  11  prenarrato  Ubertino 
si  ebbe  una  figlia  a  nome  Ilaria,  che 
nel  1408  sposò  Gilberto  Talamanca 
uno  de'  grandi  della  Catalogna  ve- 
nuto in  Sicilia  co'  Martini  e  coUa  re- 
gina Maria,  perlochè  fu  governatore 
di  Termini.  Da  lui  un  Ubertinello  Ta- 
lamanca-La  Grua  istituito  dal  nonno 
erede  universale  coll'obbligo  di  assu- 
mere il  cognome  e  1'  arme  della  fa- 
miglia La  Grua  con  uno  strettissimo 
fidecommesso  agnatizio  primogeniale, 
come  rilevasi  da  un  transunto  che  si 
conserva  negli  atti  di  notar  La  Muta  di 
Palermo.  Ne  venne  una  serie  d'illustri 
personaggi  come  un  Vincenzo  primo 
principe  di  Carini  1622,  deputato  del 
Regno,  e  ben  quattro  volte  pretore 
di  Palermo  1634;  un  Cesare  duca  di 
Villareale  1679,  tre  volte  pretore  di 
Palermo  e  di  altre  cariche  fregiato  ; 
un  3°  Antonio  principe  di  Carini;  un 
Vincenzo  investito  del  detto  titolo  il 
1682,  gentiluomo  di  camera  di  re  Vit- 
torio Amedeo  di  Savoja,  capitano  giu- 
stiziere, e  due  volte  pretore  di  Pa- 
lermo 1706  ;  un  Antonino  investito 
1749  essendo  stato  capitano  giusti- 
ziere e  pretore  di  Palermo  1732;  un  2° 
Vincenzo  investito  del  marchesato  di 
Regalmiti  1761 ,  e  del  titolo  onorario 
semplice  di  duca  delle  Grotte  1765, 


225 
governatore  del  Monte  di  Pietà  1765, 
e  pretore  1771;  un  Antonino  capitano 
giustiziere  come  sopra  1709,  cavaliere 
adorno  di  letterari  studi,  il  di  cui  fra- 
tello Michele  rifulso  cavaliere  gero- 
solimitano ,  esente  delle  guardie  del 
Corpo,  col  grado  di  colonello,  e  gen- 
tiluomo di  Camera  in  Ispagna  1766; 
altro  Antonino  ambasciatore  alla  Corte 
Britannica,  gentiluomo  di  camera  di 
re  Ferdinando  11^,  cavaliere  del  s.  Gen- 
naro e  di  altri  ordini  equestri  insi- 
gnito, padre  del  vivente  principe  di 
Carini  Cesare  La  Grua,  che  da  uffi- 
ciale dell'  armata  francese  tanto  si  è 
distinto  nelle  guerre  combattute  in 
Africa ,  nel  Messico ,  e  nelle  recenti 
memorande  battaglie  franco-prussiane; 
oggi  dimessosi. 

Arma:  partito;  nel  ì°  diviso  inne- 
stato merlato  d'oro  e  di  azzurro,  una 
grue  al  naturale  con  la  sua  vigilanza 
(per  La  Grua)  ;  nel  2°  lozangato   di 
oro  e  d'azzurro  i  (per  Talamanca).  Elmo 
e  corona   di  principe. — Tav.  XLll.  6. 
laguna  —  Famiglia  catalana  j,  giusta  Mu- 
gnos,  portata  in  Sicilia  da  mi  genti- 
luomo Arnaldo  Laguna  camei'iere  di 
re   Martino  il  vecchio.  Un  Nicolanto- 
nio  molti  importanti  uffici  e  terre  in 
Vizzini  1459  ottenne;  un  Antonio  ac- 
quistò il  feudo  di  Passanitello  in  con- 
trada di  Lentini,  ed  occupò  le  cariche 
di  giurato  e  capitano  giustiziere  della 
città  di  Noto  1533;  un  Biasio  fu  cava- 


1)  Poiché  trovasi  errato  lo  stemma,  esso  sarà  riprodotto  e- 
mendato  nelle  Tavole  di  Appendice,  come  per  altri. 


226 

liere  gerosolimitano  1570.  Un  ramo 
poi  di  tal  famiglia  sappiamo  essersi 
stabilito  in  Vizzini. 

Arma:  d'azzuro.  con  un  lago  d'ar- 
gento. —  Tav.  XLIII.  8. 

lalgaria  —  v.  Algaria. 

Lalìgnanii  —  Antica,  nobile  famiglia  cator- 
lana  ed  aragonese ,  di  cui  fu  proge- 
nitore in  Sicilia  un  Arnaldo  Laligna- 
mi,  cavaliere  aragonese,  il  quale  ac- 
compagnò re  Pietro  d'Aragona  in  que- 
st'  isola,  stabilendosi  in  Palermo,  ove 
occupò  molte  caricbe  e  la  castellania 
di  Castellammare,  come  dal  Mugnos. 
Un  Francesco  di  lui  figlio  governò  la 
sua  patria  1338;  un  Antonio  dalla  re- 
gina Maria  eletto  venne  castellano  di 
Matagrifone  di  Messina,  ove  fondò  la 
sua  famiglia  ;  da  lui  un  Benedetto , 
che  provò  il  passaggio  della  sua  fami- 
glia d'Italia  in  Aragona,  e  di  essere  la 
medesima  che  quella  Rovere.  Commen- 
dasi in  fine  altro  Antonio  abbate  di 
Brolo  e  di  s.  Maria  di  Gala,  arcive- 
scovo di  Messina  1514.  Credesi  estinta. 
Levò  per  arme  le  stesse  di  Casa 
Rovere  :  d'azzurro,  con  una  quercia 
a  frutti  di  ghiande  d'  oro,  fogliati  di 
verde.  —  Tav.  XLIII.  o. 

lalioUa  —  Al  dir  di  Mugnos  famigha^J^r- 
migiana,  recata  in  Sicilia  da  un  gen- 
tiluomo Guglielmo  Laliotta,  che  mi- 
litando ai  servigi  di  re  Federico  II 
n'  ebbe  la  castellania  della  città  di 
Mazara ,  ove  fondò  sua  famiglia  ,  la 
quale  col  tempo  si  sparse  in  Trapani, 
Marsala  e  Sciacca ,  prodotto  avendo 
vari  distinti  personaggi,  che  occupa- 


rono cariche  importanti,  tale  un  Gu- 
ghelmo  giurato  in  Trapani  1394;  un 
Francesco  inviato  ambasciatore  di  detta 
città  a  re  Martino  1404;  altro  Fran- 
cesco prefetto  in  Trapani  1447  ;  ed 
un  Antonio  regio  cavaliere  giurato  in 
Marsala  1516. 

Arma:  scudo  diviso;  nel  1°  d'az- 
zurro, con  un  leone  nascente  coronato 
d'oro;  nel  2"'  d'oro,  con  tre  bande  di 
rosso,  ed  una  fascia  dello  stesso,  at- 
traversante sul  diviso. — Tav.  XLIII.  io. 

Laloraia  —  v.  Lomia. 

lamalilia  —  Il  Mugnos  la  vuole  f^imiglia 
ìiapoUtana,  derivata  forse  di  Norman- 
dia. Chechè  ne  sia  fiorirono  un  Ales- 
sandro Lamatina  ricco  barone  a"  ser- 
vigi del  buon  Guglielmo  in  soccorso 
di  Terrasanta;  un  Andrea  di  lui  fi- 
glio che  servì  molti  anni  l'imperatore 
Federico  II;  un  Rinaldo  a'  servigi  di 
re  Manfredi  ;  un  Ruggiero  valoroso 
cavaliere  che  morì  comliattendo  nella 
battaglia  navale  di  Reoqio  contro  i 
Francesi  1282;  un  Guglielmo,  ch'ebbe 
concesso  da  re  Martino  il  feudo  dei 
Faverchi;  un  Antonio  senatore  in  Pa- 
lermo 1430;  un  Michele  barone  dei 
feudi  di  s.  Basile  e  di  Campobello 
1506;  un  fra  Giuseppe  cavaliere  gero- 
solimitano 1575.  In  fine  la  famiglia 
si  stabilì  in  Palermo,  Sciacca,  e  Po- 
lizzi;  però  in  quest'ultima  città  dopo 
avere  occupato  le  primarie  cariche 
finì  per  estinguersi. 

Arma:  di  rosso,  con  tre  bande  com- 
poste di  argento  e  d'azzurro.  Corona 
di  barone.  —  Tav.  XLIII.  u. 


oo: 


Lainbci'li — (oggi  Irokli  o  Airoldi) — Ognuno 
ricorderà,  le  poche  notizie  da  noi  esi- 
bite all'  articolo  Airoldi  nell'inizio  di 
questo  Dizionario;  adesso  sopra  lavoro 
0  ccorre  in  proposito  della  famiglia 
Lamberti  soggiungere  il  resto  sul  conto 
di  quella,  essendone  questa  un  prin- 
cipio. Imperocché  al  dir  di  Mugnos, 
un  Pietro  Lamberti  da  Milano  fu  il 
[)rimo  a  recarla  in  Palermo,  ove  fu 
giurato  1441  ;  la  stessa  carica  tenne 
il  figlio'  Nicolò  1469.  Un  Piergiovanni 
fu  valente  dottore  e  giudice  della  Corte 
Pretoriana  1510,  parimenti  suo  fra- 
tello Filippo.  Intanto  sappiamo  che  i  ; 
fieli  di  un  Iraldo  Lamberti  gentiluo- 
mo  comasco  si  dissero  de  Iroldo  ,  e 
poscia  i  loro  discendenti  lasciando  il 
cognome  di  Lamberti  ritenner  quello 
d'  Irokli.  Tra  essi  si  distinse  un  Luigi 
Iroldi  governatore  d'Alessandria  della 
Paglia,  ed  un  Cesare  gentiluomo  mi- 
lanese progenitore  della  famiglia  Ai- 
roldi in  Sicilia. 

Levò  per  arme:  campo  diviso,  nel  1° 
d'oro,  con  l'aquila  coronata  spiegata  di 
nero;  nel  2°  grembiato  d'  argento  e 
d'azzurro  di  otto  pezzi.  Tav.  XLIII.  i2. 
Alle  quali  armi  la  famiglia  Airoldi 
aggiunse  in  campo  d'argento  la  biscia 
d'azzurro,  come  vedesi  a  Tav.  VIII.  u. 

lanipisi  —  Oriunda  di  Milano,  secondochè 
vuole  il  Mugnos,  fu  questa  famiglia, 
portata  in  Sicilia  da  un  Giambattista 
Lampisi,  il  quale  in  rimunerazione  di 
servigi  prestati  a  re  Alfonso  ottenne 
la  castellania  di  Marsala;  da  lui  Gian- 
girolamo    barone    di  Galati ,    giudice 


della  r.  Gran  Corte  e  d'altri  triljunali, 
fermato  -avendo  sua  stanza  in  Paler- 
mo. Un  Giambattista  suo  figlio  fu  giu- 
rato 1532 ,  i  di  cui  posteri  vissero 
sempre  nobilmente. 

Arma  :  d'  azzurro  ,  con  una  banda 
accostata  da  due  stelle  ,  e  sei  bande 
ritirate  tre  dal  capo,  e  tre  dalla  punta, 
il  tutto  d'  oro.  Corona  di  barone.  — 
V.  Tav.  Appendice. 

lance  —  D'azzurro,  con  tre  lance  d'oro 
poste  in  palo,  la  punta  in  alto,  ordi- 
nate 2  e  1.  — Tav.  XLIIL  i3. 

laDCia  0  Laoza  —  Da  un  Ernesto   duca  di 
Baviera,  dice  il  Villabianca,  trae  ori- 
gine la  noliilissima  famiglia  Lancia  o 
Lanza;  e  valoroso  condottiero  qual  e- 
gli  era  verso  l' anno  970  fu  sopran- 
nominato il  capitano  della  grande  lan- 
cia ;   di  là  il  cognome.  I  di  lui  figli 
Enrico  e  Corrado,  essendo  passati  in 
Lombardia  e  nel  Napohtano,  non  po- 
chi feudi  e  signorie  vi   acquistarono. 
Sarebbe   lungo   individuare   i   perso- 
naggi che  di  tempo  in  tempo  il  loro 
casato    grandemente   illustrarono.  In 
quanto  a  Sicilia  interessa  un  Bonifa- 
cio signore  d'Angiona,  il  quale  ebbe 
quattro  figli:  Galeotto,  da  cui  discen- 
dono i  conti  di  s.  Severino ,   Bianca 
moglie  di  Federico  II  imperatore,  Cor- 
rado de'  conti  di  Caltanissetta,  e  Man- 
fredi barone  di  Sinagra.  Sono  poi  de- 
gni di  speciale  menzione  :  un  Pietro 
conte  di  Cerami  e  barone  di  Naro;  un 
Galvano   primo  conte  di  Fondi  1220; 
un  Carlo  stratigoto  di  Messina  1236; 
un  Federico   viceré  di    Siciha  1258  ; 


228 
un  Galvano  2°  decapitato  in  Napoli 
qual  partigiano  di  re  Corradino  suo 
parente;  un  Corrado  signore  di  Castel 
Mainardi ,  primo  barone  di  Longi  e 
FicaiTa  1302,  capitano  giustiziere  di 
Palermo  1304.  Da  lui  due  rami,  uno 
di  Nicolò  barone  di  Longi  e  maestro 
razionale  1348,  e  l'altro  di  Galeotto  ba- 
rone di  Ficarra.  Da  quest'ultimo  vari 
personaggi  distinti,  tra  cui  un  Pietro 
barone  di  Ficarra  e  primo  barone  di 
Galati,  Piraino  e  Brolo  1543;  un  Fran- 
cesco capitano  giustiziere  di  Palermo 
15<S1;  un  Giuseppe  marchese  di  Ficar- 
ra, primo  duca  di  Brolo  1682;  un  Cor- 
rado di  lui  figlio  investito  1693:  un  Fe- 
derico barone  di  Sciureni  1751,  la  di  cui 
linea  segue  sino  al  vivente  Federico 
Lancia  di  Brolo  esimio  cultore  deUe 
lettere,  socio  di  varie  accademie  nazio- 
nali ed  estere,  e  cavaliere  commenda- 
tore di  vari  ordini  ecc.  In  quanto  al  detto 
ramo  de'  baroni  di  Longi,  esso  venne 
poi  a  suddividersi  nelle  seguenti  bran- 
che: 1°  ne'  baroni  di  Longi,  di  già 
estinti  in  Flavia  Lancia;  2°  ne'  baroni 
delli  Supplementi,  rappresentati  oggi 
da  Ernesto  Lanza  barone  di  Marca- 
tobianco,  della  quale  un  rampollo  tro- 
vasi a  Capizzi;  3"  ne'  baroni  di  Mojo 
titolo  proveniente  da  Rosa  Tortoreto, 
moglie  di  Manfredi  Lanza .  il  di  cui 
figlio  Blasco  investito  1453;  dalla  quale 
branca  provenne  Giovanni  Lancia  ed 
Abbate  ,  primo  principe  di  Malvagna 
1627  zio  di  Domenica  principessa  di 
Malvagna  e  baronessa  di  Mojo  inve- 
stita 1694,  moglie  di  Corrado  Lanza 


duca  di  Brolo;  4°  ne'  principi  di  Tra- 
bia,  come  dal  Minutoli,  nella  quale  il- 
lustraronsi:  un  Blasco  celebre  giure- 
consulto, onorato  assai  da  re  Ferdi- 
nando il  cattolico  e  dall'  imperatore 
Carlo  V,  da'  quali  i  carichi  di  giudice 
della  r.  Gran  Corte,  deputato,  vicario 
generale  del  regno,  e  r.  consigliere  si 
ebbe  ;  un  Cesare  di  lui  figlio  primo 
barone  di  Trabia  e  Castanea  (per  la 
madre),  investito  1538,  pretore  di  Pa- 
lermo e  primo  conte  diMussomeli  1564; 
un  Ottavio  primo  principe  di  Trabia 
1601;  altro  Ottavio  duca  di  Camastra, 
conte  di  Sommatino  e  barone  di  Dam- 
misa  per  la  moglie  Giovanna  Lucchesi 
Palli;  un  Giusepppe  duca  di  Camastra 
1662,  sergente  generale  di  battaglia 
1678,  generale  d'artiglieria,  ed  altresì 
vicario  generale  del  valle  di  Noto  , 
pretore  di  Palermo  1704,  e  gentiluo- 
mo di  Camera  ;  un  Ignazio  principe 
della  Trabia  investito  1720  ,  consi- 
gliere aulico  di  stato  dell'imperatore 
Carlo  VI  già  capitano  giustiziere  di 
Palei'mo  1717,  ed  infine  pretore  1737; 
un  Giuseppe  investito  1753,  capitano 
giustiziere  di  Palermo  1762-64,  vica- 
rio generale  del  regno  1767,  pretore 
1768-80  ,  cavaliere  del  san  Gennaro 
1768,  ministro  della  giunta  pretoria 
1776.  ed  in  fine  deputato  del  regno 
1778-80;  un  Ignazio  investito  1784,  es- 
sendo stato  governat.""®  della  Pace  1779; 
un  Pietro  investito  1789,  capitano  giu- 
stiziere di  Palermo  1792,  ministro  se- 
gretario di  stato ,  gentiluomo  di  e  a- 
mera  e  cavaliere  del  s.  Gennaro;  un 


Giuseppe  esimio  archeologo  siciliano 
gentiluomo  di  camera  e  cavaliere  del 
s.  Gennaro,  ministro  degli  affari  ec- 
clesiastici, il  quale  sposando  una  'Ste- 
fania Branciforte  de'  principi  di  Leon- 
forte   e   principessa   di   Butera  riunì 
nella  sua  fomiglia  tutti  i  titoli  e  beni 
di  questo  ricco  e  nobile  casato  ;    un 
Pietro  principe  di  Scordia  illustre  let- 
terato, le  di  cui  opere  sono  state  non 
ha  guari  ripubblicate  in  Palermo,  gen- 
tiluomo di  camera,  pretore  di  Paler- 
mo 1837,  ministro  del  governo  prov- 
visorio di  Sicilia  1848,  morto  in  esi- 
lio 1858;  ed  un  Giuseppe  principe  della 
Trabia  governatore  del  r.  Palazzo  di 
Palermo  che  cessò  di  vivere  nel  fior 
degli  anni  il  1868.  Qui   bisogna  no- 
tare che  da'  principi  di  Trabia  pro- 
vennero i  principi  Lanza,  titolo  con- 
cesso ad  un  Giacomo  Lanza  1677,  ca- 
pitano giustiziere  di  Palermo;  la  di  cui 
hnea  continuò  sino  a  Giovanni  Lanza 
e  Ventimiglia  maggiordomo  di  setti- 
mana, letterato  e  drammatico  morto 
il  1868.   Noteremo   altresì   come   da 
un  Ignazio  fratello  di  Giuseppe  Lanza 
e  Branciforte  principe  della  Trabia  ne 
venne  il  presente   Giuseppe  Lanza  e 
Filangieri  conte  di  s.  Marco  e  prin- 
cipe di  Mirto  quale  erede  e  rappresen- 
tante l'illustre,  casa  Filingieri.  Vanta 
la  famiglia  Lanza  molti  cavalieri  ge- 
rosolimitani,  come  fra  Biagio  1590, 
fra  Blasco  1557,  fra  Diego  1619,  ed 
il  vivente  conte  D.  Francesco  Paolo 
Lanza  di  Trabia  cavaliere  cogli  onori 
di   commendatore  ricevitore   dell'  or- 


229 
dine  suddetto,  e  maggiordomo  di  set- 
timana. 

Arma  giusta  Inveges  :  d'oro,  con  un 
leone  coronato  di  nero,  armato  e  lam- 
passato  di  rosso,  e  la  bordura  com- 
posta  d'  argento  e  di  rosso.    Corona 
di  principe  e  mantello  di  velluto  scar- 
latto   foderato  d'  ermellino.  —  Tavo- 
la XLIII.  6. 
laiicillolto  0  Lanzarotlo — 11  Mugnos  sull'au- 
torità di  Flaminio  Rossi  riferisce  es- 
ser questa   una   nobile  ed  antica  fa- 
miglia romana ,   sparsa  in  Napoli  ed 
in  Sicilia.  Ivi  è  memoria  di  un  Lan- 
cillotto Lancillotti  virtuoso  cavaliere 
e  governatore  della  città  di  Trapani 
sotto  re  Manfredi.  Un  Giacomo  di  lui 
figlio  fu   castellano   di    Salemi    sotto 
Carlo  d'Angiò,  ed  occupò  la  baronia 
di  Rabbici,  in  seguito  posseduta   dai 
suoi  discendenti,  tra'  quali  figura  Giu- 
liano 1452,  la  di  cui  unica  figlia  Mar- 
gherita la  trasmise  alla  famiglia  Po- 
poli 0  Sieripepoli  di  Trapani ,  origi- 
naria per  un  Cuismigerio  dalla  nobi- 
lissima Popoli  di  Bologna.  Un  Anto- 
nino Lancillotto    acquistò  il  feudo  di 
Sanagia,  linea  che  ebbe  a  continuare 
sino  al  1594.  Un  altro  ramo  fiorì  in 
Mazara ,  prodotto  avendo  vari   capi- 
tani e  giurati. 

Arma:  di  rosso,  con  una  fascia  di 
oro,  caricata  da  5  elmi  d'azzurro.  Co- 
rona di  barone.  —  Tav.  XLIII.  u. 
landolina  —  Da  Landolo  1°  conte  d'  Ab- 
sburgo  ,  figlio  di  Guntramo  principe 
normanno,  trae  origine  l'antichissima 
famiglia  Landohna,  conforme  attestano 

29 


230 
Gabriele  Guccellino  in  sua  Generali 
Get^ìnaììica  Notitia.  Teodorico  Piespor- 
dio  e  Francesco  Guillimano  in  altre 
opere.  Fu  portata  in  Sicilia,  al  dir  di 
Inveges  ,  da  un  Rotlando  Landolina 
normanno,  commilitone  e  consangui- 
neo di  re  Ruggiero  nella  conquista 
dell'isola,  dal  quale  fu  poi  rimunerato 
della  carica  di  straticoto  di  Messina, 
della  baronia  d'Avola;  e  fu  allora  ch'ei 
fissò  sua  dimora  in  Noto,  ove  conti- 
nuò la  sua  linea  primogenita ,  oggi 
rappresentata  da'  marchesi  di  s.  Al- 
fano. Un  Giorgio  Landolina  figlio  del 
precedente  capitangenerale  delle  regie 
galere  liberò  Luigi  VII  re  di  Francia 
co'  suoi  baroni  dalla  greca  schiavitù. 
Sostenne  poi  il  carico  di  straticoto  di 
Messina,  avendo  ucciso  colle  proprie 
mani  il  capo-saraceno  Multicabie  Mu- 
le ;  perlocchè  re  Ruggiero  lo  colmò 
di  onori,  confirmandogli  con  diploma 
del  1149  le  usate  insegne  di  sua  fa- 
miglia, quali  più  sotto  descriveremo. 
Fiorirono  inoltre:  un  Bartolomeo  Lan- 
dohna  che  fu  primo  barone  de'  feudi  di 
Trigintini  e  Grampolo  pel  diploma  di 
re  Federico  III  1300  ;  un  Giovanni 
figlio  del  precedente  che  si  distinse 
contro  i  Chi ar amontani,  da  cui  venne 
ucciso,  essendo  stato  barone  di  Man- 
cini, Burgio,  Capopassaro,  Saline,  Ro- 
vo tto.  Marza,  Murra,  e  Cammaratini, 
come  dal  Fazello  ;  un  Antonino  per 
dritto  ereditario  l«xrone  di  Belludia  il 
di  cui  fratello  Francesco  fu  stipite  dei 
duchi  della  Verdura,  e  Vincenzo  ceppo 
de'  principi  di  Torrebruna.  Altro  An- 


tonino per  ragione  ereditaria  fu  mar- 
chese di  Trezzano,  da  cui  i  Marchesi 
di  s.  Alfano  ed  i  baroni  di  Rioilifi 
provennero.  Nella  prima  linea  trovia- 
mo Pietro  marchese  di  Trezzano  che 
per  successione  lo  tramandò  a  suo  fi- 
glio primogenito  Giuseppe,  che  lo  com- 
mutò in  titolo  di  marchese  ottenuto 
avendone  il  privilegio  il  1801.  Da  lui 
un  Pietro,  che  per  l'alto  senno  di  cui 
era  fornito,  dietro  avere  occupato  va- 
rie cariche  municipali,  nominato  venne 
consigliere  di  stato  nel  1820,  preside 
del  Consigho  Provinciale  1833  e  1836, 
e  da  ultimo  intendente  di  Noto  1837. 
Egli  acquistò  1'  ex-feudo  del  FuUo  e 
quello  del  Pirainito;  e  per  manco  di 
prole  istituì  un  maggiorasco  1840  coi 
feudi  di  Alfano,  Bombiscuro,  Rovetto, 
Saline  .  Pirainito  ,  e  casa  magnatizia 
in  Noto  in  favore  del  nipote  Pietro 
Landolina  e  Trigona  attuale  marchese 
di  s.  Alfano  e  del  di  lui  figlio  Giu- 
seppe. Nella  seconda  linea  sono  i  ba- 
roni di  Rigilifi,  ramo  oggi  rappresen- 
tato dal  barone  Pietro  Landolina  e 
Paterno.  Un  altro  ramo  della  mede- 
desima  famiglia  Landolina  trovasi  in 
Caltagirone  ecc.  Or  questo  ragguar- 
devolissimo casato  viene  abbastanza 
commendato  dal  Mugnos  ,  Inveges  , 
Villaljianca,  Amico,  Anzalone.  Caruso, 
Pirri,  Aprile,  Muscia,  Minatoli,  il  quale 
ultimo  riporta  i  cavalieri  gerosolimi- 
tani fra  Giannantonio  1564,  fra  Giam- 
battista 1576,  fra  Giacomo  di  Caltagi- 
rone fondatore  della  Commenda  Lan- 
dolina 1610,  fra  Francesco  e  fra  Vin- 


cenzo  di  Noto    1617  ,  e  fra   Giusep- 
pe 1644. 

Arma  concordemente  agii  autori  : 
partito  d'argento  e  di  nero  incappato 
dell'uno  nell'altro;  al  capo  del  secondo 
caricato  da  tre  gigli  d'argento.  Corona 
di  marchese. — Tav.  XLIV.  e. 

laildriano  —  Famiglia  milanese  e  napoli- 
tana  secondo  riferisce  Inveges  ,  non 
ostante  il  Sansovino  la  crede  origi- 
naria d'Alemagna.  Governò  l'isola  di 
Sicilia  col  carico  di  presidente,  ed  un 
Giuseppe  Francesco  conte  di  Lan- 
driano  fu  straticoto  di  Messina  nel 
1570,  come  attesta  Amico.  Ignoriamo 
il  seguito. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  d'  az- 
zurro, con  un  castello  a  due  torri  di 
oro,  chiuso  e  finestrate  di  nero.  Co- 
rona di  conte.  —  Tav.  XLIII.  is. 

lanfraiiclli  —  Sappiamo  dal  Mugnos  essere 
stata  questa  una  delle  sette  celebri 
famiglie  pisane  derivate  dai  sette  ba- 
roni tedeschi ,  che  vennero  in  Italia 
con  Ottone  imperatore  nel  963.  Pri- 
mo a  recarla  in  Sicilia  fu  un  Bernar- 
dino Lanfranchi  1515,  casato  essen- 
dosi in  Palermo,  ove  la  hnea  continuò. 
Arma:  diviso,  d'argento  e  di  rosso. 
—  Tav.  XLIII.  le. 

lanzaroUo  —  v.  Lancillotto. 

larcan  —  Una  delle  primarie  esimie  fami- 
glie catalane  al  dir  di  Mugnos,  por- 
tata in  Sicilia  da  Ruggerotto  Larcan 
valoroso  cavaliere  sotto  re  Martino 
1391,  dal  quale  n'ebbe  i  feudi  ed  al- 
tri beni,  tra  cui  quelli  d'Ambrosia  e 
Bissana  colla  baronia  de' Santi  Fradelli 


231 
in  Catania.    Commendansi  :    un  Gio- 
vanni straticoto  di  Messina  1502,  ed 
un  Giannantonio  straticoto  come  so- 
pra 1522. 

Arma:  di  rosso,  con  una  torre  mer- 
lata d'  argento.  —  Tav.  XLIII.  n. 

larcdo  —  Arma:  d'azzurro,  con  castello  a 
due  torri  d'  oro  merlate  di  tre  pezzi 
banderuolate  d'argento  svolazzanti  a 
sinistra ,  accompagnato  da  un  leone 
coronato  d'oro  a  guardia  della  porta 
chiuso  di  nero  ,  e  la  bordura  d'  oro 
caricata  da  otto  crocette  di  s.  Andrea 
di  nero. — Tav.  XLIV.  i.  (Villabianca). 

larghi  —  Arma  :  d'  azzurro,  con  un  leone 
d'  oro.  —  Tav.  XLIV.  2.  (Villabianca). 

Larsia  —  Arma  :  scaccheggiato  d'  azzurro, 
e  d'  argento  di  sei  file,  e  la  bordura 
del  secondo.  —  Tav.  XLIV.  3.  (Villa- 
bianca). 

lauccia  —  Arma  :  d'  oro,  con  1'  albero  di 
palma  verde  accostato  da  due  uccelli 
al  naturale.  —  Tav.  XLIV.  4.  (Villa- 
bianca). 

lauria  —  v.  Loria. 

lavaggi  —  Le  sole  notizie  che  il  Villa- 
bianca  ci  fornisce  di  questa  famiglia 
sono  di  un  Gabriele  Lavaggi  commis- 
sario generale  in  Licata  1783 ,  insi- 
gnito della  croce  gerosolimitana,  e  fi- 
nalmente commissario  generale  in  Tra- 
pani, Marsala  e  Caltagirone  1793. 

Arma:  diviso,  nel  1°  d'azzurro,  con 
un  leone  passante  e  coronato  d' oro; 
nel  2°  d'  oro  con  tre  freccio  di  nero 
poste  in  fascia  ,  ed  una  fascia  di 
rosso  attraversante  sul  diviso. — Ta- 
vola XLIV.  5. 


232 

lavili  —  Famiglia  nobile  oriunda  di  Cre- 
mona, stando  al  Mugnos,  il  quale  le 
dà  per  ceppo  in  Sicilia  un  Guttierre 
Lavia  gentiluomo  assai  distinto  e  se- 
gretario della  regina  Bianca,  che  ben 
gli  conferì  la  castellania  di  Sanfìlippo 
in  compenso  di  suoi  servigi ,  ed  ivi 
fermò  sua  stanza.  Commendasi  un 
Giovanni  Lavia  esimio  dottore  e  giu^ 
dice  della  R.  G.  Corte  possessore  di 
molti  feudi;  per  lui  la  famiglia  si  dif- 
fuse in  Catania,  Nicosia  e  Palermo. 
Arma:  di  rosso,  con  una  banda  di 
argento  accompagnata  da  tre  stelle 
dello  stesso  ,  poste  due  in  capo  ,  ed 
una  in  punta.  —  Tav.  XLIV.  t. 

lazzara  —  Chiiirissima  famiglia  italiana 
della  città  di  Modena  originaria  dice 
Mugnos  da  Feramondo  signore  del 
Castello  di  Lazzara  nel  principato  di 
Hailnault  anno  907.  Fu  portata  in  Si- 
cilia da  un  Antonio  Lazzara  a'  ser- 
vigi di  re  Alfonso  1440;  il  di  lui  fi- 
glio Matteo  valoroso  nell'arte  militare 
ottenne  nel  1443  la  castellania  di 
Marsala  ove  fondò  la  sua  famiglia,  la 
quale  si  sparse  anche  in  Palermo  e 
fiorì  al  dir  del  Minutoli  nelle  armi  e 
nelle  lettere ,  facendo  pompa  di  una 
antica  nobiltà,  come  anco  per  le  di- 
gnità e  baronie,  che  possedettero  i 
suoi  discendenti. 

Arma  giusta  Mugnos  :  d' azzurro , 
con  tre  fasce  ondate  d'  argento,  col 
capo  d'  azzurro,  caricato  da  tre  stelle 
d' oro  e  sostenuto  da  una  riga  d' ar- 
gento.—Tav.  XLIV.  8. 

Lazzari  —  Una  delle  nobili,  chiare  ed  an- 


tiche famiglie  lombarde,  che  contri- 
buirono alla  fondazione  della  terra  di 
Castelnuovo  di  Scrivia  presso  Mila- 
no; vari  rami  si  trapiantarono  in  Ro- 
ma ed  in  Genova;  epperò  uno  di  essi 
al  dire  di  Mugnos  con  grandi  ricchezze 
passò  in  Sicilia.  E  fu  secondo  scrive 
Minutoli  un  Giambattista  Lazzari  che 
venne  in  Messina,  aggregato  a  quella 
maestra  de'  nobili  1584.  Da  lui  un 
Giantommaso,  padre  di  fra  Antonino 
Lazzari  cavaliere  gerosolimitano  1642, 
ferito  nella  impresa  del  Galeone. 

Arma  secondo  Minutoli:  diviso;  nel 
P  d'oro,  con  l'aquila  spiegata  di  ne- 
ro; nel  2°,  del  primo  con  tre  bande 
di  rosso.  —  Tav.  XLIV.  9. 

leggio  —  Arma:  d'azzurro,  con  una  fiam- 
ma d'oro  e  di  rosso,  elevandosi  dalla 
punta  accompagnata  nel  capo  da  tre 
stelle  d'  oro  ,  allineate  in  fascia.  — 
Tav.  XLIV.  10. 

Leo  0  Di  Leo — -Antica  famigha  oriunda ^)2- 
sana  sparsa  in  Messina  e  Palermo  , 
ove  rammentasi  al  dir  di  Minutoli  un 
Domenico  Leo  lìarone  della  Scala  no- 
bile palermitano;  il  Mugnos  la  vuole 
in  Messina  ascritta  a  quella  maestra 
de'  nobili. 

Arma  giusta  Mugnos  :  d'  argento, 
con  un  leone  di  rosso,  impugnante  con 
le  zampe  una  mezza  ruota  sopra  altra 
di  rosso.  —  Tav.  XLIV.  u. 

Leccala  o  Licala  —  Antica  e  nobile  famiglia 
di  Malta,  ove,  al  dir  di  P^)e\'A-Descri- 
zio7ie  di  ilf«^/ffl  -  figura  sin  dal  1404 
per  le  cariche  di  giurato  occupate  da 
Frabimeo  e  Franchiija  de  Licata.  Un 


Vituzzo  fu  regio  segreto  in  quell'isola 
1458 ,  e  possedè  un  beneficio  di  jtcs 
patroìiato.  La  portò  in  Sicilia  un  Fi- 
lippo Leccata,  che  sposò  una  Laureila 
Lorefice  di  nobile  famiglia,  come  ri- 
ferisce il  Mugnos.  Però  da  un  antico 
documento    del   tribunale  del  r.   Pa- 
trimonio presso  gli  atti  di  notar  Lionti 
di  Palermo  si  legge  clie  detto  Filippo 
fu  padre  di  Garardo,  nato  nel  1520, 
maritato  ad  una  Margherita  d'Aquino, 
ed  uno  de'  fondatori  dell'  Ospedale  di 
Santacroce  i  in  Girgenti;  lochè  pure 
rilevasi  da  una  lapide  sepolcrale  1581. 
Fu   egli   giusta   il   citato    documento 
progenitore  di  Salvatore,  il  primo  che 
andò  a  stabilirsi  in  Favara  1628,  da 
cui  ne  venne  un  Antonino  1721,  pa- 
dre di  Biagio  che  occupò  distinte  ca- 
riche. È  degno  di  speciale  menzione 
il  di  lui   fratello    Giosuè   decano    del 
capitolo  di  Girgenti.  uomo  d'immensa 
dottrina    commendato    da    Amico.   Il 
superstite  vivente   Biagio   per   dritto 
della  moglie   Francesca  Di   Maria  e 
Termine  principessa  di  Baucina,  con- 
tessa d'Isnello,   marchesa  di  Monte- 
maggiore  ,   baronessa  di  Aspromonte 
e   di   Castelbianco ,    riconosciuta   con 
decreto   reale   de'   23  Agosto    1868, 
ha  riunito  in  persona  del  di  lui  pri- 
mogenito  Antonio  la   rappresentanza 
delle  nobilissime  famiglie  Termine  an- 
tichi  principi  di  Casteltermine,  Conti, 


1)  In  una  dissertazione  sopra  una  iscrizione  agrigentina  dei 
tempi  di  mezzo  dell'  avv.  Vincenzo  Gaglio,  nella  Raccolta  di 
opuscoli  siciliani  Tom.  XI,  si  la  menzione   del   passaggio  di 


233 
Ferreri,  Migliaccio  principi  di  Bauci- 
na, e  Santacolomba. 

Arma  giusta  il  Villabianca  ed  il 
decreto  ministeriale  di  riconoscimento 
1872:  di  rosso,  con  un  leone  sormon- 
tato da  una  cometa  ondeggiante  in 
palo,  accostata  da  due  stelle,  il  tutto 
d'  oro.  Corona  di  principe.  —  Tavo- 
la XLIV.  17. 

Icol'anle  —  Famiglia  oriunda  francese  per 
come  scrive  Baronio  appoggiato  da 
Inveges;  un  ramo  di  essa  venne  tra- 
piantato in  Sicilia  da  un  Alferio  Leo- 
fante giusta  un  privilegio  di  re  Al- 
fonso 1431.  Vanta  cinque  maestri  ra- 
zionali del  r.  Patrimonio,  tre  tesorieri 
generaU  del  regno,  un  luogotenente 
di  maestro  giustiziere,  un  falconiere 
maggiore,  cinque  pretori,  quattro  ca- 
pitani giustizieri,  un  vescovo,  ed  un 
abate  Leofante  letterato  e  poeta;  un 
Giovanni  che  al  dir  del  Villabianca 
fu  primo  duca  della  Verdura  1664. 
Si  estinse  in  casa  Landolina  pel  matri- 
monio di  Brigida  Leofante  con  Fran- 
cesco Landohna  de'  baroni  di  Belludia. 
Arma  giusta  Mugnos;  d'oro,  con 
uno  elefante  di  rosso.  Corona  di  duca. 
—  Tav.  XLIV.  12. 

leone  —  GugUelmo    Guerao   de  Leone  fu 

il  primo,  al  dir  di  Mugnos,  che  passò 

.    di   Aragona  in   Sicilia  nel  1282  con 

re  Pietro,  e  per  le  sue  viriti  militari 

fu  eletto   castellano   di   Catania.   Un 


alcune  famiglie  maltesi  in  Girgenti,  ove  fondarono  lo  spedale 
di  Santacroce. 


234 
Giovanni  di  lui  figlio  ottenne  da  re 
Federico  II  nel  1329  la  castellania 
di  Lentini,  da  cui  ne  venne  un  Gu- 
glielmo capitano  di  detta  città.  Un 
Alfio  fu  valoroso  e  prudente  nell'arte 
militare  sotto  i  re  Martino,  Ferdinando 
ed  Alfonso. 

Arma:  d'oro,  con  un  leone  di  nero. 
—  Tav.  XLIV.  13. 
Iconliiii  o  Lenlini  —  Un'antica  nobiltà  può 
a  buon  dritto  vantare  questa  famiglia, 
perocché  al  dir  del  Mugnos  trae  ella 
origine  da  un  Lanfranco  distinto  ca- 
valiere, che  fiorì  nell'anno  813  avendo 
strenuamente  difeso  la  città  di  Len- 
tini (Leontinum)  sua  patria;  di  là  il 
cognome.  Si  diffuse  in  Messina  ed  in 
Catania,  ove  continuò  a  rendersi  illu- 
stre per  insigni  personaggi,  come  a 
dire  un  Alaimo  e  un  Lanfranco,  che 
pe'  loro  militari  servigi  dal  conte  Rug- 
giero i  castelli  di  Militello,  d' Ossino, 
e  d'Idra  si  ebbero;  un  Nicolò  ed  un 
Gerardo  straticoti  di  Messina  nel  1123, 
i  quali  anch'  essi  pe'  loro  servigi  ot- 
tennero i  castelli  di  Buccherio  e  di 
Palazzolo;  un  Giovanni  nominato  vi- 
ceré d'Abruzzo  dall'imperatore  Carlo 
VI;  altro  Lanfranco  che  acquistò  la 
baronia  ed  il  feudo  di  s.  Basilio;  per- 
lochè  egli  ed  i  suoi  posteri  furon  detti 
di  s.  Basilio.  Altro  ramo  di  questa 
nobile  famiglia  ci  presentano  le  pa- 
trie istorie  del  Villabianca,  d'Amico, 
Savasta,  ed  Amari  in  Castelvetrano, 
di  cui  fu  barone  un  Tommaso  Lentini, 
che  sotto  re  Federico  III  ne  perde 
la  signoria  passando  in  casa  Tagliavia. 


Arma  giusta  Mugnos:  di  rosso,  con 
cinque  fuselli  d' oro  accollati  in  ban- 
da. Sebbene  il  ramo  di  Castelvetrano 
aggiunse  in  campo  d'azzuro  due  leoni 
d' oro  afi'rontati  e  contro-rampanti  ad 
una  torre  merlata  dello  stesso.  Corona 
di  barone.  — Tav.  XLIV.  i4. 

Lercari  —  Oriunda  di  Genova  chiama  Mi- 
nutoli  questa  famiglia,  nella  quale  fio- 
rirono: un  Leonello  Lercari  srentiluo- 
mo;  un  Azzellino  governatore  di  Cor- 
sica e  di  Capraja  1603;  un  Ivo  conte 
di  s.  Carlo,  che  piantò  in  Palermo  la 
sua  famiglia,  essendo  stato  senatore 
lo  stesso  anno. 

Arma:  d'oro,  con  tre  fasce  di  ros- 
so. Corona  di  conte.  —  Tav.  XLIV.  i5. 

lernio  de  Rera — 'Da  fra  Geronimo  Dicastro 
abbiamo ,  dice  Inveges  ,  esser  dessa 
una  famiglia  spagmiola,  portata  in  Pa- 
lermo da  un  Bernardo  di  Lermo  sullo 
scorcio  del  sec.  XVI,  proveniente  di 
Ander  nelle  montao'ne  di  Biscasrlia. 
Tenne  cariche  di  capitano  e  senatore 
e  decorato  del  titolo  di  marchese  di 
Santaninfa. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  guerriero 
armato  di  lancia  tenente  a"  fianchi  le- 
gati due  cani  d'argento,  accompagnato 
da  una  croce  patente  d' oro  posta  nel 
cantone  destro  del  capo,  da  due  ser- 
penti d' oro  inalberati  combattenti  po- 
sti nel  canton  destro  della  punta,  ed 
un  albero  al  naturale  nel  cantone  si- 
nistro della  punta.  Corona  di  mar- 
chese. —  Tav.  XLIV.  le. 

lelo  —  Antica  e  nobile  famiglia  di  Castro- 
giovanni,  come  rilevasi  dal  Mugnos; 


imparentata  con  le  case  Grimaldi  e 
Petruso  primarie  di  quella  città.  Com- 
mendansi:  un  Gualterio  Leto  castel- 
lano di  Catania  1298  e  ambasciatore 
presso  re  Federico  II  1301;  un  Si- 
mone barone  eletto  da  re  Ludovico 
1343;  un  2"  Gualterio  favorito  dare 
Martino  e  barone  di  Capodarso  1399; 
mi  Francesco  barone  del  Priolo  1514; 
ed  un  Matteo  investito  della  baronia  di 
Capodarso  1629  come  dal  Villabianca. 
Arma  giusta  Minutoli:  di  rosso,  con 
una  grue  d'  argento  dissetante  in  un 
fonte  dello  stesso.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  XLV.  1. 
licori  — Famiglia  antica  e  nobile  catalana, 
come  vuole  il  Mugnos,  d;d  quale  ri- 
leviamo un  cavaliere  Sanchio  Ruiz 
de  Licori  essere  passato  in  Sicilia  ai 
servigi  di  re  Martino,  avendone  avuto 
in  premio  le  terre  di  Mistretta  e  Ca- 
pizzi  1406;  acquistò  parimente  il  con- 
tado di  Gagliano  1409,  tenne  l'uffi- 
cio di  grande  almirante  del  regno  1416, 
e  fu  il  difensore  della  regina  Bianca 
di  Navarra  contro  le  indegne  preten- 
sioni del  furil)ondo  conte  di  Modica 
Bernardo  Caprera.  11  di  lui  fratello 
Martino  Lopez  ottenne  pure  i  feudi 
di  Franciolo  e  Canneto  1407,  non  che 
quello  di  Ragalbuono.  Altro  Sanchio 
fu  maestro  razionale  del  r.  Patrimo- 
nio. Questa  famiglia  si  diffuse  in  va- 
rie città  del  regno. 

Levò  per  arme  :  di  rosso,  con  un 
leone  d'oro,  tenente  con  le  zampe  una 
scure  d'argento.  Corona  di  conte. — 
Tav.  XLV.  2. 


235 

liolla  —  V.  Laliotta. 

Locadelli — Oriunda  da  Bergamo,  dice  Mu- 
gnos, fu  la  famiglia  LocadelU;  ed  un 
Corleonc  di  questo  casato  la  portò  in 
Sicilia  sotto  re  Alfonzo  fermandosi  in 
Messina,  ove  fu  giudice  della  corte 
straticotiale  1426-30.  Fiorirono:  un 
Francesco  governatore  di  Patti,  ed 
un  Andrea  avvocato  fiscale  della  R.  G. 
Corte. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  civetta 
d'oro,  accompagnata  da  tre  stelle  dello 
stesso,  poste  due  in  capo,  ed  una  in 
punta.  — Tav.  XLV.  3. 

loffrcdo  —  Arma:  diviso;  nel  1°  d'azzur- 
ro, con  un  leone  leopardito  d' oro  te- 
nente con  la  zampa  destra  alzata  un 
ramo  di  verde  ;  nel  2°  d' azzurro,  col 
monte  di  tre  cime  al  naturale  movente 
dalla  punta ,  sormontata  ciascuna  da 
una  stella  d' argento. — Tav.  XLV.  4. 
(Villabianca). 

lofaso  0  Paso  — Famiglia  nobile  ed  illustre 
delle  città  di  Milano  e  Pavia,  nelle 
quali  occupò  onorevolissimi  carichi 
politici  e  militari,  come  da  una  ce- 
dola del  20  luglio  1460  e  da  una  fede 
dell'  archivio  di  Milano,  transuntata  in 
Palermo  presso  notar  Baratta  1663. 
Un  Giannantonio  del  Faso  fu  castel- 
lano dell'Ambrosiana  Fortezza  di  Mi- 
lano sotto  Enrico  III  imperatore.  Fio- 
rirono in  oltre  :  Alberico  capo  della 
fazione  ghibelhna  nel  quartiere  di  san 
Sisto  1220;  Corradino  potestà  di  Pa- 
via sotto  il  duca  Filippo  Visconti; 
Francesco  Antonio  cameriere  della  du- 
chessa Bianca  e  di  lei  segretario,  ed 


236 
un  Pier  Luigi  senatore  1484.  Venne 
portata  in  Sicilia  da  un  Antonio  del 
Faso  nobile  milanese  governatore  della 
città  di  Caltanissetta  sotto  l' impera- 
tore Federico  II  come  da  un  privile- 
gio imperiale  del  10  sett.  1243,  presso 
il  grande  archivio  della  Zecca  di  Na- 
poli, e  transuntàto  agli  atti  di  Notar 
Baratta  di  Palermo  7  maggio  1663. 
Un  Ludovico  figlio  del  precedente  fu 
castellano  della  città  di  Termini;  da 
lui  un  Antonio  progenitore  di  Gian- 
Vincenzo  capitano  al  servizio  militare 
del  Parlamento  del  Regno  di  Sicilia, 
e  dall'imperatore  Carlo  V  con  privi- 
legio dato  in  Bruxelles  5  novembre 
1537  qualificato  milite  imperiale  ,  di 
origine  milanese  e  di  vetusta  nobiltà, 
avendo  avuto  confermato  lo  stemma 
di  sua  figlia  qui  sotto  descritto.  Da 
costui  una  serie  di  chiari  gentiluomini, 
tra'  quali  stando  al  Villabianca  com- 
mendansi  :  un  Antonino  abate  di  s.  A- 
nastasia,  canonico  della  cattedrale  di 
Palermo  personaggio  in  santità  e  let- 
tere illustre,  morto  nel  1572;  un  Fi- 
lippo di  lui  nipote  uomo  di  gran  virtù, 
avendo  entrambi  rinunziato ,  il  primo 
i  vescovadi  di  Cefalh,  Mazzara  e  Gir- 
genti,  ed  il  secondo  quello  di  Lettere 
e  di  Gragnano  nel  regno  di  Napoli; 
un  Leonardo  Lofaso  barone  di  Ser- 
radifalco  e  di  Condoverno ,  e  primo 
duca  di  Serradifalco  per  concessione 
di  re  Fihppo  IV  1664;  un  Francesco 
Antonio  investito  l' anno  1626  ;  al- 
tro Leonardo  investito  1722,  che  va 
nel  ruolo  de'  governatori  della  Com- 


pagnia della  Pace  di  Palermo  1752; 
un  Francesco  marchese  dell' Incfesrni 
per  la  moglie  Margherita  Gastone, 
premorto  al  padre  1755;  a  cui  suc- 
cesse un  Leonardo  padre  di  Domenico 
ultimo  duca  di  Serradifalco  e  principe 
di  s.  Pietro ,  gentiluomo  di  camera , 
gran  croce  degli  ordini  di  Francesco  I 
di  Napoli,  del  s.  Salvatore  di  Grecia, 
del  s.  Michele  di  Baviera,  de'  ss.  Mau- 
rizio e  Lazzaro  di  Sardegna,  dell'  A- 
quila  Bianca  di  Russia ,  cavaliere  bali 
dell'  ordine  di  s.  Stefano  di  Toscana, 
commendatore  gerosolimitano ,  della 
Legion  d'onore  di  Francia,  del  s.  Gre- 
gorio Magno  Pontificio ,  dell'  ordine 
de'  Guelfi  di  V  classe  di  Annover, 
dell'Aquila  Rossa  di  Prussia,  del  Me- 
rito Civile  di  Sassonia,  cavaliere  della 
Stella  Polare  di  Svezia,  della  Corona 
di  Ferro  di  1^  classe  d'Austria,  del 
Leone  d' Olanda,  Ufficiale  dell'  impe- 
riale Ordine  del  Brasile;  dottore  del- 
l'Università d' Oxford,  corrispondente 
e  socio  di  41  istituti,  società  ed  ac- 
cademie del  mondo,  personaggio  illu- 
stre ed  assai  benemerito  della  Sicilia, 
carissimo  alla  corte  di  Russia,  autore 
di  molte  opere  importanti ,  massime 
quelle  intitolate:  Le  antichità  della  Si- 
cilia esposte  ed  illustrate,  T.  5  —  Del 
Duomo  di  Monreale  e  di  altre  chiese 
Normanne. — Le  Antichità  di  Sicilia, 
ed  altri  lavori  storici  ed  archeologici 
di  moltissimo  pregio.  Mori  in  Firenze 
il  15  febbraro  1863,  e  le  sue  ceneri 
riposano  nella  chiesa  di  s.  Domenico 
in  Palermo  in  un  bel  monumento  e- 


rettogli  dall'  unica  figlia  ed  erede  Giu- 
lietta Lofaso  e  Ventimiglia  duchessa 
di  Serradifalco,  congiunta  in  matrimo- 
nio all'ili.  Vincenzo  Fardella  marchese 
di  Torrearsa ,  cav.  dell'  Ordine  Su- 
premo della  ss.  Annunziata,  dama  a- 
dorna  di  molti  meriti.  Un  ramo  se- 
condario di  tal  famiglia  si  conserva 
ne'  marchesi  di  s.  Gabriele,  rappre- 
sentato dal  marchese  Giuseppe  Lofaso 
e  Popoli. 

Arma  secondo  il  Villabianca  :  d' az- 
zurro, con  un  albero  di  faggio  al  na- 
turale sormontato  da  un'  aquila  na- 
scente coronata  di  nero  portante  una 
fiVce  accesa  al  rostro  ;  ed  un  braccio 
armato  sporgente  dal  canton  destro 
del  capo,  tenente  una  spada  in  mano 
posta  in  fascia  alla  cui  punta  un  gi- 
glio d'oro,  per  concessione  di  Carlo  II 
d' Angiò.  —  Tav.  XXXV.  io. 
Lombardo  —  Antica  e  nobile  famiglia  /te- 
Uana,  secondochè  riferiscono  Mugnos 
ed  Inveges  ;  il  primo  la  vuole  origi- 
naria di  Lombardia,  e  cita  per  ceppo 
di  essa  in  Sicilia  un  Nicolò  Lombardo 
consio'liere  della  reo-ina  Maria  e  del 
re  Martino,  essendo  stato  pretore  della 
città  di  Palermo  1403,  qual  carica 
tenne  anche  il  di  lui  figlio  Andrea 
1413.  Il  secondo,  cioè  Inveges  la  vuole 
oriunda  pisana ,  venuta  in  Palermo , 
appoggiandosi  ad  un'iscrizione  d'un  tu- 
mulo marmoreo  di  Battista  Lombardo 
nella  cappella  de'  Tre  Re  in  s.  Fran- 
cesco 1495.  Chechè  ne  sia  ella  fiorì 
ricca  di  feudi  e  delle  baronie  di  Gi- 
bellina.  Cosmano,  Pergola,  Salvavec- 


237 
chia,  Serravalle  ec.  vantando  fra  Gior- 
gio cavaliere  gerosolimitano  e  com- 
mendatore di  Lentini  1422;  non  che 
un  Antonio  arcivescovo  di  Messina 
1588. 

Arma   conforme   i    citati   scrittori: 
vajo  minuto  d'oro,  e  di,  rosso  di  sette 
file.  Corona  di  barone. — Tav.  XLV.  5. 
loniellino — Arma:  diviso  di  rosso,  e  d'oro. 

—  Tav.  XLV.  -.  (Villabianca) 

loniia  0  laloniia — Dal  Mugnos  apprendia- 
mo essere  una  nobile  e  distinta  fami- 
glia italiana,  portata  in  Sicilia  da  un 
Giannicola  Lalomia  gentiluomo  pia- 
centino 1393  a'  servigi  di  re  Martino, 
dal  quale  il  carico  di  castellano  della 
città  di  Piazza  ottenne,  ivi  fondando 
la  sua  famiglia.  Si  diffuse  ella  poscia 
in  varie  città  del  regno,  come  a  dire 
in  Girgenti ,  Cammarata  e  Palermo , 
vantando  non  pochi  distinti  personag- 
gi, che  occuparono  importanti  carichi. 
Arma:  di  verde,  con  cinque  lomie 
d'oro  situate  in  cinta. — Tav.  XLV.  a 

longo  —  Arma:  di  rosso,  con  una  fascia 
d'argento,  accompagnata  da  tre  stelle 
d'  oro  poste  2  in  capo  ed  1  in  punta. 

—  Tav.  XLV.  9.  (Villabianca). 
longobardo  —  Famiglia    molto    nobile    e 

chiara  in  Siragusa,  stando  al  Mugnos. 
Un  Filippo  Longobardo  fu  barone  il- 
lustre 1365.  un  Giovanni  senatore 
1402,  un  Andrea  castellano  di  detta 
città  sotto  re  Alfonso,  un  Giannanto- 
nio  percettore  della  Clamerà  Reginale. 
Un  ramo  di  tal  f.imiglia  visse  anche 
nobilmente  in  Caltagironc. 

Arma:  d'  oro,  con  due  rami  di  pal- 

30 


238 
ma  verde  posti  in  palo,  sormontati  da 
una  stella  di  rosso.  —  Tav.  XLV.  io. 

lopez  —  Arma:  d'azzurro,  con  due  lupi 
d'oro  passanti  l'uno  sull'altro. — Ta- 
vola XLV.  n.  (Villabianca).  , 

lorcdano  —  Arma:  diviso  d'oro  e  di  i^osso,  ' 
con  tre  rose  dell'  uno  nell'  altro.  —  ! 
Tav.  XLV.  12.  (Villabianca).  | 

lorelìce — Famiglia  originaria  napolitana, 
che  vanta  per  primo  ceppo  un  Guai-  , 
terio  Lorefice  valoroso  generale  ai 
servigi  di  papa  Gregorio  VII  1070, 
dal  quale  fu  rimunerato  con  molte 
terre  e  castelli.  Proseguì  la  linea,  co- 
me dal  Savasta,  in  quel  regno  onorata 
sempre  di  supremi  carichi.  Un  Sigi- 
smondo ed  un  Berengario  cavaliere 
gerosolimitano  fratelli  la  portarono  in 
Sicilia,  ove  si  diffuse  in  Modica,  Pa- 
lermo, Siragusa,  Sciacca,  Trapani, 
Monte-Erice  (S.  Giuliano).  Dal  cen- 
nato  Sigismondo  provenne  un  Gero- 
nimo capitandarme  di  Modica,  il  quale 
ebbe  concesso  da  re  Alfonso  d'Ara- 
gona il  mutamento  dell'arme,  che  qui 
sotto  descriveremo  1414.  Vari  altri 
soggetti  occuparono  in  quelle  città 
cariche  interessanti. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  di 
oro  tenente  con  le  zampe  un  ramo- 
scello di  verde  alloro,  ed  una  sbarra 
d'oro  attraversante  sul  tutto. —  Ta- 
vola XL^^  13. 

Lorenzo  0  di  Lorenzo — Famiglia  d'  origine 
inglese  portata  in  Sicilia  sotto  il  reg- 
gimento del  re  Ruggiero  da  un  Sil- 
vestro di  Lorenzo  visconte  di  Antona 
nel  ducato  di  Nottuberland,  come  da 


un  decreto  di  concessione  del  titolo 
di  marchese  del  Castelluccio,  accor- 
dato da  re  Ferdinando  IV  1803  a 
Nicola  di  Lorenzo.  Vari  personaggi 
di  questa  nobile  famiglia  per  le  loro 
gesta  si  resero  chiarissimi,  tra'  quali 
sono  dearni  di  menzione  ;  un  Pietro 
di  Lorenzo ,  segretario  della  regina 
Costanza;  un  Rolando  a  capo  de'  su- 
premi affari  del  regno  ;  un  Nicola  se- 
gretario di  re  Manfredi;  un  Pietro 
Luca  barone  di  Milocca,  che  tenne  le 
prime  magistrature;  un  Roberto  esi- 
mio giureconsulto  sotto  i  re  Giacomo 
e  Pietro  II  d'Aragona;  un  Giovanni 
Lion  che  per  le  sue  imprese  meritossi 
un  feudo  dal  re  Pietro  II;  un  altro 
Pietro  decorato  dell'onore  di  cordo- 
nano ;  un  altro  Roberto  giudice  della 
Suprema  Corte  di  Giustizia;  un  Colo- 
rado comandante  la  fortezza  di  Noto 
regio  milite,  e  gentiluomo  di  camera 
di  re  Alfonso;  un  Francesco  regio 
cavaliere,  valoroso  guerriero,  capitan- 
darme di  Terranova,  ed  indi  della 
città  di  Marsala  sotto  re  Giovanni; 
un  Andrea  governatore  e  giurato  del 
vai  Demone,  personaggio  di  molto  in- 
gegno e  giustizia;  un  Mariano  abate 
di  s.  Caterina;  un  altro  Giovanni  ca- 
nonico della  cattedrale  di  Noto  e  ca- 
valiere cappellano  dell'  ordine  geroso- 
limitano, lodato  per  esimie  virtù  e  per 
non  pochi  pi  edilìzi  eretti;  un  Lo- 
renzo primo  marchese  di  Castelluccio 
1803;  ed  in  ultimo  un  Corrado  di 
Lorenzo  e  Boroia  marchese  del  Ca- 
stelluccio,  barone  di  s.  Lorenzo,  sam- 


239 


marco,  Renda,  Granieri,  Ciurca  e  Ca- 
nali, cavaliere  gerosolimitano  e  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Ferdinando  U. 
Arma:  d'azzurro,  con  T albero  di 
verde  nodrilo  in  un  terreno  al  natu- 
rale, traversato  in  banda  nel  tronco^ da 
una  spada  d'oro,  la  punta  in  basso,  si- 
nistrato da  una  stella  radiosa  d'argen- 
to, e  sormontato  da  una  divisa  d'oro 
caricata  da  una  crocetta  scorciata  di 
rosso.  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la XLV.  14. 

Loria  0  Laiiria  —  Nobile  famiglia  di  Basi- 
licata (Napoli),  ove  al  dir  del  Savasta 
possedè  una  terra  di  tal  nome,  da  cui 
il  cognouK;.  Intanto  si  sa  che  un  Rug- 
pìero  Lauria  venne  in  Sicilia  con  Già- 
comò  I  d'  Aragona  1292  col  carico 
di  grande  almirante,  e  che  la  storia  re- 
gistra come  un  personaggio  di  molta 
importanza.  Un  Antonio  fu  a'  servigi 
militari  di  re  Ludovico,  ed  un  Erasmo 
figurò  non  poco  nel  Caso  di  Sciacca 
parteggiando  pei  Luna. 

Levò  per  arme  :  d'oro,  con  quattro 
fasce  di  verde.  —  Tav.  XLV.  i5. 

luciaiio  —  Arma:  d'oro,  con  un  braccio 
vestito  di  verde  movente  dal  fianco 
sinistro  dello  scudo ,  impugnante  un 
cereo  d' argento  acceso  di  rosso  posto 
in  banda. — Tav.  XLV.  le.  (Villabianca). 

lucifero  —  Famiglia  nobile  di  Messina  e 
Milazzo,  originaria  della  Lucifero  di 
Cotrone  in  Calabria,  marchesi  di  A- 
prignanello ,  degli  antichi  signori  e 
baroni  delle  terre  di  Zinga,  e  Belve- 
dere, Malapezza  ed  Armerò,  come  ri- 
levasi da  una  sentenza  e  lettere   os- 


serv atonali  del  tribunale  del  r.  Pa- 
trimonio 1729,  per  l' ascrizione  di  tal 
famiglia  nella  mastra  nobile  di  Milaz- 
zo, essendo  stata  al)  antico  ascritta  in 
quella  di  Messina.  Primo  a  portarla 
in  Sicilia  e  precisamente  in  Messina 
fu  il  nobile  Gioyannello  Lucifero  pa- 
trizio di  Cotrone.  Ne  venne  una  serie 
di  distinti  gentiluomini,  che  occupa- 
rono le  primarie  cariche  in  detta  cit- 
tà. La  famiglia  finalmente  andò  a  sta- 
bilirsi in  Milazzo  decorata  del  titolo 
di  barone  del  feudo  di  s.  Nicolò  nel 
promontorio  di  Milazzo  di  provenienza 
Baeli,  perocché  un  Paolo  regio  mae- 
stro segreto  proprietario  nel  1751 
se  ne  investi,  e  fu  progenitore  del  vi- 
vente barone  Giambattista  Lucifero. 

Arma:    d'azzurro,    con  una  fascia 
accompagnata  nel  capo  da  due  stelle, 
ed  in  punta  da  una  luna  montante,  il 
tutto   d' argento.    Corona   di   barone. 
—  Tav.  XLV.  17. 
lucchese  Palli  —  Vuoisi  dal  Villabianca  che 
tale  antica  e  nobihssima  famiglia  pren- 
desse origine  da  un  Adinolfo  Palli  fi.- 
glio  di  una  sorella  di  Desiderio  re  dei 
Longobardi ,    signore    d'  un    castello 
detto    Tre   Palli.    I   suoi   discendenti 
governarono  la  repubblica   di  Lucca, 
ed  un  Andrea  Palli  essendo   passato 
in  Sicilia  denominossi  Lucchese-Palli 
in  memoria  della  sua  patria.  Fu  egli 
dunque  il  ceppo  di  questa  famiglia  in 
Sicilia,  ove  si  diffuse,  e  specialmente 
in  Sciacca  e  Naro ,  e  da  qui  in  Pa- 
lermo. Molto    accetto  al  conte  Rug- 
giero ,   il  predetto   Andrea  ricevè  in 


240 

compenso  di  suoi  militari  servigi  non  ^ 
pochi   feudi  e  territorii  1067.    Vanta 
ella  soggetti  famosissimi  e  per  dignità 
e  per  ricchezze:  un  Luigi  Antonio  ret- 
tore di  Sciacca  sotto  la  regina  Mar- 
gherita, e  da  Federico  li  imperatore  | 
creato  gran  prefetto  del  regno  1239; 
un  Nicolò  di  lui  figlio  giustiziere  del 
vai    di   INIazara   ed   altri   che   furono 
capitani  di  guerra  di  Licata,  Girgenti,  : 
Taormina,   Trapani,    Salenii,   Mazara  i 
e  Sciacca  loro  patria,  nella  quale  go- 
derono le  baronie  di  Magazolo,  Per- 
rana,  Bertolino,  Martogna,  Bellapie-  j 
tra,  della  Salinella,  del  Giardinello,  e  ! 
di  Cianciana.   Da'  Lucchese  di  Naro 
derivarono  i  baroni  della  Gresta,  della 
Delia,  di  s.  Fratello,  ed  i  principi  di  1 
Campofranco  duchi  della  Grazia  come 
dal   Savasta.   Primo    ad  investirsi  di  ; 
tal  titolo  di   principe  fu  un  Fabrizio 
Lucchese-PalU  1625;  pervenutogli  per  ^ 
la  moglie  Eleonora  del  Campo  erede 
della  baronia  di  Campofranco.  Fiori- 
rono inoltre:  un  Antonio  investito  1720 
gentiluomo  di  camera,   capitano  giu- 
stiziere di  Palermo  1739,  brigadiere 
de'  reali  eserciti,   cavaliere  professo 
dell'  ordine  di  s.  Gennaro ,   istitutore 
dell'Accademia  Palermitana  detta  dèì- 
V Unione  della  Galante  Conversazione, 
inaugurata  nel  suo  palazzo  1760,  della 
quale  fu  poeta  i  e  mecenate;  un  Andrea 
vescovo  di  Girgenti   ove   istallò   una 
biblioteca  ed  un  medagliere;  un  Em- 
manuele  teatino  oratore   sacro;  altro 

1)  Scrisse  2  voi.  di  poesie,  Napoli  1794. 


Antonio  principe  di  Campofranco,  gen- 
tiluomo di  camera  cavaliere  grancroce 
di  vari  ordini  equestri,  brigadiere  dei 
reali  eserciti,  luogotenente  generale  in 
Sicilia,  indi  ministro  e  consigliere  di 
stato  ;  ed  un  Ferdinando  fratello  del 
precedente  onorato  di  varie  incom- 
benze diplomatiche,  distinto  economi- 
sta. La  rappresenta  il  vivente  principe 
di  Campofranco  D.  Emmanuele  Luc- 
chese Palli  e  PignateUi  gentiluomo  di 
camera,  grancroce  del  r.  Ordine  Co- 
stantiniano, e  cavaliere  gerosolimitano. 
Arma:  di  rosso,  con  tre  palle  di 
oro  ordinati  2  e  1.  Lo  scudo  accol- 
lato da  un'  aquila  bicipite  di  nero  ar- 
mata e  beccata  d'oro,  hnguata  di  rosso. 
Corona  di  principe. — Tav.  XLV.  e. 
luna  —  Dal  Savasta,  il  quale  compendiò 
in  questa  parte  tutti  gli  autori  che 
lo  precedettero ,  apprendiamo  essere 
stata  una  famiglia  nobihssima,  di  san- 
gue reale  goto,  cognominata  Luna  a- 
vendo  avuto  gran  parte  nel  caso  di 
Sciacca.  Discacciati  i  Goti  dalla  Spa- 
gna, ove  detta  famiglia  trovavasi  im- 
parentata colla  real  Casa  di  Navarra, 
un  tale  Simenes  Lupo  abbracciata  la 
fede  cristiana  rimase  in  quel  regno 
ricco  di  pensioni.  Indi  il  figho  Tens- 
rench  personaggio  d'alto  intendimento 
e  valore  nell'  invasione  de'  Mori  in 
quelle  contrade  fu  fatto  generalissimo 
dell'  esercito  spagnuolo  ;  per  lochè 
ordinato  questo  a  mezza  luna  disfece 
il  nemico  ;  e  dopo  una  si  luminosa 
vittoria  tolse  dal  suo  scudo  il  lupo 
sostituendovi  la  mezza-luna  riversata. 


Fu  ella  portata  in  Sicilia  da  un  Ar- 
tale  di  Luna,  consanguineo  di  re  Mar- 
tino 1386.  Or  essendosi  egli  invaghito 
d'una  damigella  a  nome  Margherita 
Peralta,  parente  dello  stesso  re.  pro- 
messa ad  un  Giovanni  Perollo ,  la 
tolse  in  moghe.  Quest'  ultimo  sene 
vendicò,  e  l'Artale  pochi  anni  dopo 
morì  di  veleno.  11  figlio  Antonio  Luna 
conte  di  Caltabellotta  raccolse  una 
vastissima  eredità  con  l'odio  de'  Pe- 
rollo. Certo  si  fu  che  i  contendenti  j 
dalle  private  vendette  vennero  ad  a- 
perte  e  sanguinose  contese  ,  dando 
luogo  al  primo  caso  di  Sciacca  1450, 
sotto  il  regime  di  re  Alfonso,  per  lo 
che  furono  esiliati  e  poscia  aggraziati. 
Indi  Antonio  fu  consigliere  e  camer- 
lengo del  regno,  come  ci  ricorda  il 
Villahianca.  Molti  altri  personaggi  sono 
degni  d' onorata  menzione,  tra'  quali 
in  ispecial  modo  rifulsero  :  un  Gian- 
vincenzo  conte  di  Sclafemi,  straticoto 
di  Messina  1514,  presidente  e  viceré 


241 
del  regno  1510-17;  un  Sigismondo 
conte  di  Caltabellotta  che  riacceso 
rodi(j  de'  Perollo  con  maggior  furore 
venne  assassinato,  lochè  diede  luogo 
ad  una  seconda  pih  sanguinosa  mi- 
schia, detta  il  famoso  caso  di  Sciacca 
1529;  un  Pietro  conte  di  Caltabellotta 
e  di  Sclafani,  primo  duca  di  Bivona 
per  concessione  di  Carlo  V  impera- 
tore 1554,  straticoto  di  Messina  e  vi- 
cario generale  del  regno  per  difenderlo 
dalle  invasioni  tnrchesclie  1573;  nel 
di  cui  figlio  Giovanni  venne  questa 
nobile,  chiainssima  e  storica  famicrlia 
ad  estinguersi. 

Arma  concordemente  agli  autori  : 
diviso ,  nel  1"  d' argento ,  con  una 
mezza  luna  riversata  di  due  file  a 
scacchi  d' argento  e  di  nero  ;  nel  2° 
scaccheggiato  del  primo  e  del  secondo 
di  quattro  file.  Corona  di  duca.  —  Ta- 
vola XLVl.  1. 
lliparelli  —  D'oro,  con  un  lupo  passante 
di  nero.  — Tav.  XLVL  2.  (Villahianca). 


M 


Maccagnone  —  Nobile  famiglia  siciliana  di 
cui  parla  l'erudito  Villahianca,  dandoci 
notizia  di  un  Francesco  Maccagnone 
primo  principe  di  Granatelli  per  con- 
cessione di  re  Filippo  V  1710.  Segue 
la  linea  con  Carlo  investito  1726,  cui 
successe  un  Baldassare  investito  1731 
padre  di  Franco  Maria  Giaimo  Mac- 
cagnone, investito  1737  e  barone  del 
feudo  del , Piano  di  s.  Carlo. 

Arma  :  d' azzurro  .    con  una  banda 


d' oro,  sormontata  da  una  stella  dello 
stesso,  ed  una  sbarra  di  rosso  attra- 
versante sul  tutto.  —  Tav.  XLVL  3. 
Madaleni  —  Antichissima  nobile  famiglia  di 
Lentini,  sparsa  in  Girgenti  e  Paler- 
mo, come  attesta  il  Mugnos;  la  quale 
va  sino  a'  tempi  dell'imperatore  Decio, 
nella  detta  città  di  Lentini  trasferita 
da  Giulio  Palmato  presidente  di  Si- 
cilia verso  i  primi  del  3'  secolo  del- 
l'era nostra.  Ella  die  una  santa  Epi- 


242 

fania  ed  un  Rodippo  vescovo  di  Len- 
tini.  le  di  cui  vite  leggonsi  nel  Leg- 
gendario de'  Santi  di  Sicilia  del  citato 
scrittore.  Commendansi  in  oltre:  un 
Guido  Madaleni  governatore  di  Mes- 
sina a'  tempi  dell'esarca  Giorgio  Ma-  ! 
niace;  un  Giovanni  castellano  di  Len- 
tini  sotto  re  Guglielmo  il  malo;  un 
Nicolò  castellano  di  Girgenti  a'  tempi 
di  Federico  imperatore;  ed  infine  un 
Giovanguido  1276.  In  Palermo  ella 
die  molti  giurati. 

Arma:  di  verde,  con  un  castello  a 
due  torri  merlate  di  tre  pezzi  d' oro, 
aperto  e  finestrato  del  campo ,  sor- 
montato dall'immagine  di  S.  ÌNI.^  Mad- 
dalena d' oro;  sebbene  quella  di  Pa- 
lermo armasse  di  rosso  con  un  bue 
d' oro  sormontato  da  un'  aquila  spie- 
gata di  nero.  —  Tav.  XLVI.  4. 

Maestri  —  Stando  al  Minutolo  famiglia  no- 
bile di  Palermo ,  il  di  cui  ceppo  fu 
un  Simeone  Maestri  ed  Ajutamicristo 
personaggio  distinto  di  questa  città 
1405.  Un  Antonio  fu  barone  del  feudo 
di  Giancandora  1488.  Vuoisi  estinta. 
Arma  :  d' oro ,  con  un  l)raccio  di 
cai'nagione  impugnante  un  mazzo  di 
fiori.  Corona  di  barone. — Tav.  XLVI.  5. 

Maggio — Dal  Villabianca  opuscoli  rilevasi 
un  Cristoforo  di  Maggio  governatore 
del  Monte  di  Pietà  nel  1766,  Pie- 
tro, Ignazio  e  Luigi  che  furono  tutti 
e  tre  successivamente  maestri  notari 
della  r.  Cancelleria. 

Arma:  d'azzurro,  con  una  torre  mer- 
lata di  tre  pezzi  chiusa  e  finestrata 
di  nero,  sinistrata  da  un  leone  ram- 


pante, il  tutto  d'oro. —  Tav.  XLVI.  e. 

Magnano  —  Nobile  e  ricca  famigUa  hnìo- 
gnese,  a  noi  pervenuta  giusta  Mugnos 
sotto  re  Ferdinando  il  Cattolico  per 
un  Nicolò  Magnano  regio  falconiero, 
poi  percettore  de'  reali  donativi,  ca- 
pitano della  città  di  Catania  1422; 
in  fine  passata  in  Polizzi  e  apparen- 
tata co'  Gallegra,  si  stabih  in  Catania. 
Da  lui  il  dottor  Biagio  giudice  della 
r.  Gran  Corte  e  barone  del  feudo  di 
san  Cono.  Un  secondo  Nicolò  ed  un 
Pietro  servirono  Carlo  V  imperatore 
con  molti  distinti  carichi;  un  Giorgio 
fu  da  re  Filippo  II  inviato  ambascia- 
tore alla  repubblica  di  Genova. 

Arma:  di  rosso,  con  un  leone  d'oro 
tenente  colle  zampe  una  lancia  dello 
stesso.  Corona  di  barone.  Tav.XLVI.  7. 

Magnasco  —  D'azzurro,  con  un  albero  al 
naturale  sormontato  da  tre  stelle  di 
oro  e  sinistrato  da  un  leone  rampante 
dello  stesso.  —  Tav.  XLVI.  s.  (Villa- 
biancaj. 

Magnavacca  —  Antica  e  feudataria  fomiglia 
di  Messina  al  dir  di  INIugnos.  Un  Gio- 
vanni Magnavacca  fu  barone  del  Ca- 
sale d' Asterie  e  di  Crimasta.  Segue 
la  linea  sino  ad  altro  Giovanni  1360, 
il  di  cui  figlio  Manfredo  fu  anche  ba- 
rone del  Casale  di  Graniti,  e  cosi  del 
resto. 

Arma:  d'oro,  con  un  monte  di  verde 
sormontato  da  una  vacca  di  rosso. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XLVI.  o 

— Dall'  Inveges  apprendiamo  esser 
questa  un'antica  famiglia  di  Palermo, 
che  governò  cogli  uffici  di  capitano  . 


pretore  e  senatore  sotto  Federico  II- 
V  aragonese.  Il  Mugnos   poi,   VesjJro, 
ricorda  un  Matteo  di  Maida  a'  servigi 
militari  di  re  Federico  III  1343. 

Arma  :  d' azzurro,  con  tre  fasce  di 
oro,  sormontate  da  cinque  monti  dello 
stesso  posti  tre  sulla  prima,  e  due 
sulla  seconda.  —  Tav.  XLVI.  io. 
Maioai'di  o  Maliardi  —  Famiglia  fiorentina 
passata  in  Sicilia  sotto  re  Federico  II 
per  un  Pietro  Mainardi  senatore  di 
Palermo  1334,  come  ci  riferisce  il 
Mugnos.  Fu  da  un  Olivio  Aglio  del 
precedente  trapiantata  in  Catania,  da 
dove  si  sparse  in  varie  città  dell'  isola 
e  precisamente  in  Vizzini,  Castrogio- 
vanni,  Polizzi  e  Caltagirone,  occu- 
pando le  piti  ragguardevoli  cariche. 
Tra'  personaggi  che  più  si  distinsero 
notiamo  :  un  Martino  castellano  di 
Vizzini,  ed  un  Paolo  barone  del  Bar- 
chino  e  ceppo  della  linea  di  Calta- 
girone. 

Arma  :  d' azzurro  ,  con  un  l)raccio 
movente  dal  fianco  sinistro  dallo  scudo 
impugnante  una  luna  crescente  e  sor- 
montata da  una  stella,  il  tutto  d'argen- 
to. Corona  di  barone. — Tav.  XLVI.  ii. 
jo  —  Fiori  di  questa  famiglia,  giusta  il 
Villabianca  opuscoli  un  Giuseppe  di 
Majo  rettore  dell'  ospedale  di  s.  Bar- 
tolommeo  1723 ,  e  dell'  opera  di  Na- 
varro 1739. 

Arma  :  d' azzurro,  con  un  leone  di 
oro   tenente   con  le  zampe   tre    gigli 
dello  stesso.  —  Tav.  XLVI.  12. 
lino  —  Famiglia  nobile  catalana,  dice 
Mugnos;  perocché  un  Perez  Majolino 


243 
gentiluomo  di  Catalogna  sotto  re  Mar- 
tino la  trasferì  in  Termini,  della  quale 
città  ebbe  la  castellania.  Il  di  lui  fi- 
glio Francesco  fu  governatore  di  Cac- 
camo. 

Arma  :  d' oro,  con  tre  bande  d' az- 
zurro. —  Tav.  XLVI.  13. 

Majorana  —  Nobile  famigha,  come  rilevasi 
dal  Villal)ianca,  ove  commendansi  un 
Giovali- Vito  Majorana  investito  della 
baronia  di  Villadimare  1640.  un  Pie- 
tro giudice  delle  appellazioni  1694; 
un  Vincenzo  governatore  della  Tavola 
1712,  e  del  monte  di  Pietà  1719;  un 
Agostino  capitano  di  fanteria,  sena- 
tore di  Palermo  1758,  e  governatore 
del  Monte  di  Pietà  1762;  ed  un  Pie- 
tro Majorana  e  Lavaggi  marchese  di 
Leonvago  1751. 

Arma  :  d' azzurro,  con  due  colonne 
a  base  e  capitelli  d' argento  passate 
in  croce  in  s.  Andrea,  accompagnate 
nel  capo  da  un  giglio  d' oro ,  ed  ac- 
costate da  due  rosette  d'argento.  Co- 
rona  di  marchese.  —  Tav.  XLVI.  u. 

Malai'ida  —  Arma:  d'argento,  con  un  leone 
di  nero  tenente  con  le  zampe  un'asta 
dello  stesso.— Tav.  XLVI.  15.  (Villa- 
bianca). 

Maiella  —  Antichissima  famiglia  siciliana, 
come  vuole  Mugnos ,  sin  dal  tempo 
de'  Normanni.  Intanto  sappiamo  che 
un  Federico  Maletta  napolitano  si  tra- 
sferì in  Sicilia,  fu  conte  di  Minèo  e 
Pettinèo ,  governò  l' isola  sotto  re 
Manfredo  il  1256  e  mori  in  Trapani 
1258.  Manfredo  di  lui  iiglio  perde  in 
gran  parte  i  suoi  beni.  Un  ramo  se- 


244 
condario  di    questa   famiglia,    prove- 
niente da  Matteo  Maletta,   pronipote 
del    detto    Manfredo    si    conservò    in 
Piazza. 

Arma  :  d' oro,  con  tre  fasce  di  nero. 
Corona  di  conte.  Lo  scudo  accollato 
all'aquila   spiegata   di  nero.  —  Tavo- 
la XLVI.  16. 
Maltese — Nobile  famiglia  di  Castrogiovan- 
ni,  che  vanta  pel  primo  un  Leodorigi 
Timera,  gentiluomo    francese  sin  dai 
tempi  normanni.  Ei  governò,  dice  Mu- 
gnos,  l'isola  di   Malta,   mentre  il  di 
lui  fratello  Remigio  fondò   sua  fami- 
glia in  Lentini.  ove  fu  castellano.  In- 
tanto i  figli    di   Leodorigi   pensarono 
tramutare   il  cognome   di   Timera  in 
Maltese.  Un  Paolino  Maltese  ehbe  da 
Federico  imperatore  concesso  il  casale 
dì  Stafenda  in  contrada   Spaccaforno 
1230;  un  Adriano  sotto  re  Federico  II 
fu  castellano    di   Castrogiovanni  ;    un 
Michele  primo  barone  di  Casba,  feudo 
presso  questa  città.  La   linea  primo- 
genita  si   estinse    con   Pietro    morto 
senza  figli .   la  laterale    continuò  col 
fratello  Nicolò,  che  maritato  ad  Isa- 
bella  Grimaldi ,   figlia  del  barone  di 
Pasquasia.  ebbe  due  figlie,  quali  ap- 
parentarono con  altri  signori  di  detta 
famiglia  Grimaldi. 

Arma  giusta  Minutolo:  di  rosso,  con 
un  leone  d' argento  rampante  ad  una 
colonna  a  base  e  capitello  dello  stes- 
so. Corona  di  barone. — Tav.  XLVI.  n. 
MalvelO  —  Da  un  Alfio  Malveto,  gentiluo- 
mo di  Lentini.  come  afferma  Mugnos, 
trae  origine  questa  famiglia. 


Arma  :  di  rosso,  con  catene  d"  oro 
poste  in  doppia  cinta  in  croce,  ed  in 
croce  di  s.  Andrea.  —  Tav.  XLVI.  i8. 

Malvica  —  Arma  giusta  il  Villabianca:  di 
azzurro,  con  un  leone  d' oro  sormon- 
tato da  tre  stelle  d'argento  allineate 
in  fascia.  —  Tav.  XLVI.  i9. 

Manafria — Il  Mugnos  annunzia  essere  que- 
sta una  famiglia  oi^iunda  sjjagnuola, 
venuta  in  Sicilia  per  un  Ruggiero 
Manafres,  cavaliere  aragonese  a'  ser- 
vigi di  re  Martino ,  da  cui  e  grossi 
tenimenti  e  rendite ,  il  castello  e  la 
città  di  Licata  1395  ottenne,  col  ti- 
tolo di  milite  e  regio  familiare  de- 
corato. Successe  al  suocero  Calce- 
rando  Salvira  nella  baronia  de'  feudi 
di  Favarotta  e  Bifera.  I  suoi  posteri 
mutarono  il  cognome  di  Manafres  in 
Manafria.  Dopo  la  morte  del  figlio 
Nicolò  senza  eredi,  i  beni  passarono 
alla  linea  collaterale.  In  fine  la  fami- 
glia si  stabili  in  Palermo,  ove  un  Gi- 
rolamo fu  varie  volte  senatore,  occu- 
pato avendo  vari  altri  supremi  cari- 
chi. Un  ramo  fu  altresì  in  Catania, 
ed  ivi  rifulse  un  Ottavio  esimio  ca- 
valiere patrizio  e  senatore. 

Arma:  di  verde,  con  tre  fasce  d'ar- 
gento ,  la  prima  sormontata  da  ima 
zampa  di  leone  d"  oro  posta  in  fascia. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  XLVI.  20. 
Mancino  (Manzini)  —  FamigUa  originaria  di 
Roma,  stando  al  Mugnos,  il  quale  le 
dà  per  ceppo  un  Giacomo  INIancino  0 
Mancini  gentiluomo  romano ,  venuto 
in  Sicilia  nel  1256  stabilendosi  in  Si- 
ragusa,  da  dove  i  suoi  discendenti  si 


diffusero  in  Lentini,  Catania  e  Paler- 
mo. Vanta  illustri  personaggi,  come 
un  Antonio  consigliere  di  re  Martino 
1402;  un  Mario  consigliere  1470;  un 
Giovanni  capitandarme  della  città  di 
Sciacca;  in  fine  un  Marco  barone  della 
terra  d' Ogliastro  e  del  feudo  delli 
Tumminì. 

Arma:  partito;  nel  1°  d'oro,  con 
due  bande  d' azzurro;  nel  2°  d' azzurro 
con  due  pesci  mancini  d' argento  posti 
in  palo.  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la XLVII.  1. 

JlailCllSO  —  Secondo  Mugnos  famiglia  feu- 
dataria di  Taormina,  che  ha  posseduto 
le  baronie  di  Fiumefreddo  e  san  Basi- 
le. Un  Girolamo  Mancuso  ebbe  titolo 
di  regio  cav.  dall'imperatore  Carlo  V, 
1522  ;  un  Gianfrancesco  fu  giudice 
straticotiale  di  Messina  1595. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  d' oro, 
con  due  pesci  d'argento  nuotanti  in 
un  mare  d'azzurro.  Corona  di  baro- 
ne. —  Tav.  XLVII.  2. 

MaiiCri — D'argento,  con  un  braccio  al  natu- 
rale vestito  di  verde  movente  dal  fianco 
sinistro  dello  scudo,  impugnante  un  ra- 
mo di  gigli  d' oro  gambuti  e  fogliati  di 
verde,  accompagnato  da  tre  stelle  di 
azzurro  poste  2  in  capo,  ed  1  in  pun- 
ta. —  Tav.  XLVII.  3.   (  Villabianca  ). 

Manfredi  —  D'oro,  con  la  croce  trifoglita 
d' azzurro.  —  Tav.  XLVII.  4.  (Villa- 
bianca). 

Mangiante — Famiglia  nobile  messinese  giu- 
sta il  INIinutolo. 

Arma:  d'argento,  con  tre  sbarre 
di  nero,  ed  una  banda  di  rosso  trin- 


245 
ciata  di  nero,  attraversante  sul  tutto. 
—  Tav.  XLVII.  5. 

Mangione — Famiglia  di  antica  nobiltà  a- 
ragonesc,  a  quanto  riferisce  Minutolo, 
che  le  dà  per  ceppo  in  Sicilia  un 
Giangugliehno  Mangione  o  INIangioni, 
nobile  di  Aragona,  familiare  di  re 
Ferdinando  il  Cattohco.  Fiorirono:  Al- 
fonso e  Timoteo  miles;  Guglielmo  ge- 
nerale delle  piazze  della  camera  regia 
1500,  ed  altri. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  cahce  d'oro, 
contenente  tre  gigli  al  naturale,  uno  a- 
perto  e  due  laterali  chiusi. Tav.XLVII.7. 

Mango  —  D'azzurro,  con  una  banda  d'oro 
caricata  da  un  leone  di  rosso,  sormon- 
tato da  una  cometa  dello  stesso.  — 
Tavola  XLVII.  s.  (Villabianca). 

Mangrado  —  D'  azzurro  ,  con  una  grue  di 
oro  ,  la  testa  rivoltata  mirante  tre 
cuori  dello  stesso,  posti  2  e  1,  nel 
fianco  sinistro  dello  scudo.  —  Tavo- 
la XLVII.  9.  (Villabianca). 

Manno  —  Nobilissima  famiglia,  che  da  ta- 
luni scrittori  credesi  derivata  di  Fran- 
cia e  propriamente  della  schiatta  di 
Carlomagno  imperatore.  Epperò  il  Sa- 
vasta  la  vuole  pervenuta  da  Firenze 
nel  1300  per  un  Corradino  Manno, 
che  fu  colonnello  a'  servigi  di  re  Carlo 
d'Angiò  contro  Federico  re  di  Sicilia: 
indi  passato  a  quelli  di  quest'  ultimo, 
che  lo  rimunerò  con  ricchissime  en- 
trate assegnandogli  per  residenza  la 
città  di  Sciacca ,  ove  conferita  gli 
venne  la  carica  di  vicario  generale 
del  vai  di  Mazzara,  come  dal  Candela, 
Sardella  ed  altri.  Un   Nicolò   Manno 

31 


246 

fu  uno  de'  baroni  militai-i  di  dett^ 
città  1343;  un  Puccio  senatore  in  Pa- 
lermo 1368;  un  Alessandro  primo  ba- 
rone di  Lazzarino  ;  un  Gioachino  ba- 
rone di  Misilabesi,  tenente  le  prime 
cariche  di  Sciacca;  un  Mariano  ve- 
scovo di  Tribona  in  Calabria.  Pos- 
sedè in  fine  questa  famigUa  i  feudi 
di  Muziano,  Maganaro,  Cuddia,  ecc. 
non  che  la  baronia  di  Scirinda. 

Arma:  di  rosso,  con  una  croce  di 
s.  Andrea  d' oro  ,  accompagnata  da 
quattro  stelle  dello  stesso.  —  Tavo- 
la XLVII.  10. 

riqnez  —  Chiarissima  e  più  che  antica 
famiglia  spagniiola,  portata  in  Sicilia 
al  dir  di  Mugnos  da  D.  Alfonso  Man- 
riquez  de  Montesa,  che  tenne  carico 
di  governatore  della  contea  di  Modica, 
ove  per  ragion  di  matrimonio  acquistò 
i  feudi  di  Pergola,  Gurgo  e  Scala, 
poscia  da  lui  venduti  1589.  Un  An- 
tonio di  lui  figlio  fu  promosso  dall'im- 
peratore Carlo  V  in  molti  onorati 
cai'ichi;  da  cui  ne  venne  un  Alfonso 
che  Gasatosi  con  Maria  Tocco  procreò 
un'Eleonora  moglie  di  D.  Pietro  La- 
grua ,  barone  di  Carini ,  nella  quale 
detta  famiglia  Manriquez  finalmente  si 
estinse. 

Arma:  di  rosso,  con  due  caldaje  d'oro 
fasciate  di  nero,  e  due  teste  di  vipere 
uscenti  al  naturale.  —  Tav.  XLVII.  ii. 
Maiizoiino  —  D'azzurro,  con  un  monte  di 
oro  accostato  da  due  bandiere  spiegate 
di  rosso,  ed  una  rosa  dello  stesso  no- 
drita  nella  sommità. — Tav.  XLVII.  12. 
(Villabianca). 


Manlegna  —  D'azzurro,  con  due  braccia  al 
naturale  moventi  da'  fianchi  dello  scu- 
do, impugnanti  una  spada  ed  una  pal- 
ma d'oro,  accompagnate  da  sei  stelle 
dello  stesso  poste  tre  in  capo,  e  tre 
in   punta.  —  Tav.  XLVII.  13.   (Villa- 
bianca). 
Manzone — Nobile  famigha  giusta  Mugnos 
originaria  di  Pisa,  trapiantata  in  Si- 
cilia  a'  tempi  di   re    Alfonso   da   un 
Torpè  Manzone,  il  quale  fu  capitan- 
darme    della   valle   di  Mazzara   sotto 
re    Giovanni.  Il  Villabianca  la  vuole 
estinta  in  Palermo  verso  la  metà  del 
secolo  XVII. 

Arma  giusta  INIugnos  :    d' argento  , 
con  tre  pali  d'azzurro. — Tav.  XLVII.  14. 
Marassi  —  Famiglia  nobile  ed  antica,  che 
secondo  afferma  il  Villabianca  sull'au- 
torità del  Sansovino   famiglie  illustri 
d' Italia,  trae  origine  dalla  Germania, 
ove  molti  stati  possedeva  sin  da'  tempi 
di  Tiberio  imperatore,  passata  indi  in 
Italia   e    stabilita    in    Vicenza  ed    in 
Genova  col  titolo  di  conte  di  Sarego 
dal  castello  di  tal  nome.  Di  là  venne 
a  diramarsi  in  Verona,  Padova  e  Pa- 
lermo. Vanta  non  pochi  illustri  per- 
sonaggi, tra'  quali  segnaliamo  un  Ot- 
tone de  Marassi,  assai   stimato  dallo 
imperatore  Enrico  V,  1116;  un  Arrigo 
nobile   vicentino    che  schivò   col  suo 
'  allontanamento   la   potenza   di  Fede- 
rico II  e  la  tirannia  di  Azolino  1256; 
un  Corrado    ed  un  Gilberto  valorosi 
difensori  della  fede  1264;    un  Uguc- 
cione  ed  un  Riccardo  consiglieri  in  Vi- 
cenza 1311;  altro  Riccardo  ambascia- 


tore  a'  Padovani  1312;  un  Piosello 
vicario  generale  del  principe  di  Mi- 
lano; un  Cortesio  capitan  generale  de- 
gli Scaligeri,  un  Umberto  anziano  e 
consigliere  della  repubblica  di  Genova 
1357-87,  ed  un  Giacomo  vescovo  di 
Savona  1418.  Da  Genova  venne  por- 
tata in  Palermo  per  un  Giambattista 
Marassi  primo  barone  di  Fontanasalsa 
discendente  del  cennato  Umberto  1656. 
Un  Girolamo  Marassi  fu  primo  duca 
delle  Pietretagliate  1703,  ed  acquistò 
il  feudo  baronale  di  Cametrici  1708. 
Altro  Giambattista  di  lui  Aglio  inve- 
stito 1742.  Segue  la  linea  sino  a 
Giambattista  Marassi  e  Cottone,  la  di 
cui  figlia  Maria  Cirilla  sposò  Luigi 
Alliata  e  Moncada  de'  principi  di  Vil- 
lafranca,  trasferendo  in  questa  fami- 
glia tutti  i  titoli  e  beni  della  illustre 
casa  Marassi,  rappresentata  oggi  da 
Pietro  Alliata  e  Moncada  attuale  duca 
delle  Pietretagliate,  barone  di  Fonta- 
nasalsa e  di  Cametrici. 

Arma:  partito;  nel  1"  d'oro,  con 
l'aquila  posata  e  coronata  di  nero; 
diviso  d' oro,  con  un  albero  di  verde 
nodrito  sopra  una  zolla  al  naturale: 
nel  2°  di  rosso,  con  tre  spade  mani- 
cate d'oro,  poste  2  e  1.  Corona  di 
duca.  —  Tav.  XLVII.  is. 
Marchesana  —  Consacriamo  le  genuine  pa- 
role del  jNIinutolo  —  «  Flaminio  Rossi, 
«  egli  dice,  Teatro  della  nobiltà  d'7- 
«.  talia,  annovera  per  una  delle  illu- 
«  stri  ed  antiche   famiglie   questa   di 

<  Marchesana,  la  quale  ebbe  tanto  in 

<  Italia  che  in  quest'  isola   molti  uo- 


247 
«  mini  illustri  che  col  proprio  merito 
«  e  valore  s'immortalarono  »,  Intanto 
il  Mugnos  dà  per  primo  ceppo  in  Si- 
cilia un  Pietro  Marchesana  castellano 
di  Catania  sotto  re  Martino;  un  Gio- 
vanni, (h  lui  figlio,  castellano  di  Jaci 
sotto  re  Alfonso  ;  un  Giacomo  regio 
cavaliere  e  sonatore  di  Catania  1475  '; 
altro  Giovanni  senatore  in  detta  città 
1571. 

Arma  giusta  Minutolo  :  diviso ,  in- 
nestato, merlato  d'  oro  e  di  nero,  di 
sei  pezzi.  —  Tav.  XLVII.  le. 
Marchese  —  Famiglia  nobile  antica  oriunda 
di  Loml)ardia  ;  sotto  i  re  normanni 
passata  in  Sicilia  per  un  Riccardo 
Marchese  a'  servigi  del  buon  Gugliel- 
mo, mentre  Raul  suo  fratello  si  sta- 
bili nella  città  di  Napoli ,  ove  i  suoi 
posteri  molto  ricchi  e  magnificamente 
vissero.  Intanto  dal  Mugnos  appren- 
diamo che  Alberico  ed  Ugone  Mar- 
chese, capitani  di  Giorgio  ]\Ianiace  e- 
sarca  di  Sicilia  l'anno  1000,  furono  i 
progenitori  della  famiglia  JNIarchese 
di  quest'isola,  e  da'  quali  derivato  a- 
vesse  il  surriferito  Riccardo,  che  fu 
poi  castellano  di  Taormina.  Il  di  lui 
figUo  Saghmbene  fu  valente  dottore, 
segretario  e  consultore  de'  re  Ludo- 
vico e  Federico  III,  da  cui  i  feudi  di 
Malgini,  Bimisini  e  Biniscari  in  com  - 
penso  1360-66  ottenne.  Altro  Saglim- 
bene  fu  in  molta  stima  presso  re 
Martino,  signore  della  Scaletta  1399, 


1)  Fu  detto  Giacomo  e  non  Giovanni  il  regio  cavaliere  co- 
me sostiene  il  Minutolo,  al  quale  deferiamo. 


248 
ed  un  anno  dopo  straiicoto  di  Mes-  1 
Sina;  fu  maestro  razionale  1415,  pro- 
tonotaro  del  regno  al  1422,  e  nel 
1426  la  potestà  si  ebbe  di  creare  gli 
uificiali  della  città  di  Messina.  Ei  suc- 
cede ne'  beni  di  Nicolò  Patti  suo  zio; 
ottenne  dal  re  molti  feudi  e  castelli. 
Un  Giovanni  fu  vescovo  di  Patti  1494, 
ed  un  Carlo  a'  servigi  militari  di 
Carlo  V  imperatore  1535.  Un  Fran- 
cesco Marchese,  al  dir  del  Villabian- 
ca,  fu  il  primo  principe  della  Scaletta 
1614;  linea  che  continuò  e  poi  si  e- 
stinse  con  D.*  Felice  moglie  di  Gio- 
vanni Ventimiglia  marchese  di  Gera- 
ce.  Vanta  molti  cavalieri  gerosolimi- 
tani, tra  gli  altri  fra  Giovanni  1439, 
fra  Nicolò  1553,  fra  Sagiimbene  1569, 
fra  Giangiacomo  1582,  fra  Marcello 
1585,  fra  Placido  1614,  e  fra  Giu- 
seppe 1622. 

Arma:  d'oro,  con  una  fascia  d'az- 
zurro caricata  da  una   stella  ad  otto 
raggi  del  primo.  Corona  di  principe. 
—  Tav.  XLVIII.  1. 
Marchese  di  Palermo  —  La  famiglia  Marchese 
di   Palermo,  dice  Mugnos,   pretende, 
discendere  da  un  Carlo  Marchese  di 
Messina,  uno  de'  figli  del  primo  prin- 
cipe della  Scaletta;    rpiale    Carlo  ito 
in   bando,  esoso    alla   famiglia   passò 
in  Licata,    e  di  là  per  carichi   avuti 
in  Palermo.  Intanto  vuoisi    altra  fa- 
miglia Marchese  non  meno  nobile  della 
pxnma  esistita  fosse  in  Palermo,  pro- 
veniente   da    Napoli ,  congiunta    per 
matrimoni  coll'altra  de'  baroni  della 
Scaletta. 


Arma:  d'azzurro,    con  un  braccio 
armato  impugnante  una  palma  al  na- 
turale,   sormontato    da  due  stelle  di 
oro.  — Tav.  XLVIL  it. 
MarcliClo  Marquelt  (Marchetto)  —  Stando  al 
Surita  ed  al  INIugnos  troviamo  questa 
nobile  famiglia  spagnuola,  che  vanta 
un  Raimondo  Marquet  ammiraglio  di 
re  Pietro  d'Aragona  1278.  Fu  lui  che 
condusse  questo  re  in  Sicilia  e  poi  in 
Bordeaux  per  la   sfida  con  re  Carlo 
d'  Angiò.    Un    Calcerano    adibito    in 
parecchie   ambasciate   servi  re  Mar- 
tino 1393  quale  ammiraglio    dell'ar- 
mata marittima.  Possedè  la  castella- 
nia  di  Siragusa,  ove  custodi  la  regina 
Bianca,  e  fu  maestro    giustiziere  del 
rer-no  1410.  Da  lui  derivarono  i  Mar- 
quet  di  Messina,  e  pria  un  Tommaso 
gran  cavaliere,   senatore  e  barone  di 
Ucria.    Commendasi   un   Pietro ,    se- 
condo   principe    dell'  accademia    della 
Stella.  Ebbe  de'  cavalieri  gerosolimi- 
tani,   come  un  fra   Raimondo  1526, 
un  fra   Baldassare  1554  bali  di  Na- 
poli e  di  s.  Stefano,  un  fra  Guiscardo 
commendatore  di  Trani  1562,  un  fra 
Andrea   1578,    ed   un   fra  Francesco 
1586.  Il  Minutolo  la  dà  per   estinta. 
Arma    concordemente   agli  autori  : 
partito:  nel  1°  d'oro,  con  quattro  pali 
di   rosso;    nel  2°  di   rosso,    con  tre 
martelli  d' oro,  i  due  del  capo  affron- 
tati e  posti  in  fascia. — Tav.  XLVIII.  2. 
Marco  —  Il  Mugnos  riferisce   d'aver   tro- 
vata questa  famiglia   assai   chiara  in 
molte  città  di  Sicilia.  In  Palermo  ri- 
corda  un   Simone  di   Marco   pretore 


130S;  in  Messina  un  Pietro  molto 
caro  a  re  Federico  III,  stante  avere  al- 
l'ubbidienza  ridotto  questa  città,  per 
cui  molti  doni  si  ebbe  1366;  un  Mat- 
teo personaggio  non  poco  erudito  ed 
eloquente,  adibito  quindi  in  varie  am- 
basciate da  re  Martino  ottenendone 
de'  compensi;  un  fra  Diego  cavaliere 
gerosolimitano   1613. 

Arma:  diviso;  nel  1°  di  rosso;  nel 
2°  d' argento,  con  tre  lozangbe  d' az- 
zurro   accollate  e   poste  in  fescia.  — 
Tav.  XLVIII.  4. 
Marino  o  de  Marinis  —  Assicurano   Mugnos 
ed  Ansalone    che   la  nobile   famiglia 
Marino  da  Genova  con  molte  ricchezze 
sotto  Federico  II  imp.  passò  in  Sicilia, 
Nulla   diremo  de'  grandi   carichi  oc- 
cupati  in  quella   repubblica ,    solo  ci 
fermiamo  ad  im  Alessio  Marino  resi- 
dente in  Palermo,  ad  un  Antonio  in 
Noto,  ad  un  Uberto  in  Messina  per- 
sonaggi  assai  rilevanti  sotto  il  con- 
nato imperatore,  e  che  furono  ceppi 
di  tre  casati  distintissimi.   In  quanto 
a  quello  di  Palermo  il  Villabianca  ci 
fa  sapere  che  un  Guglielmo  ebbe  nel 
1212  dallo  stesso  imperatore  concessa 
la  terra  baronale  di  Gualteri  nel  ter- 
ritorio di  Milazzo.  A  lui  successe  un 
Barlommeo  e  cosi  di  seguito.  Un  Fi- 
lippo ottenne  da  re  Martino  il  castello 
e  feudo  di  Gibellina,  non  che  i  feudi 
di  Musciano  e  Guastanella  1396.  Molti 
personaggi  potremmo  annoverare  di- 
stinti  per   acquisto    di  feudi;    un  E- 
doardo   fu  al   servizio   militare  di  re 
Martino  1408.  Però  è  da  notarsi  un 


240 

Domenico  primo  duca  di  Gualteri 
1625;  ne  venne  una  Elisabetta  Marino, 
che  pel  matrimonio  con  Domenico 
Grifeo  principe  di  Partanna  trasferì 
in  questa  casa  i  paterni  beni.  Riguardo 
al  ramo  di  Messina  un  Filippo  Ma- 
rino ,  secondo  attesta  Mugnos ,  ebbe 
da  re  Federico  III  i  feudi  di  Longa- 
rino  e  Burgillisi  1373.  Circa  a  quello 
di  Noto  rammentasi  un  Nicolò,  che 
dal  detto  re  in  compenso  di  suoi  se- 
gnalati servigi  ottenne  varie  gabelle 
e  grossi  poderi. 

Arma   giusta  INIugnos  :  di  azzurro, 
con  tre  fasce   ondate  d'  argento  ,  ed 
un  leone  d'oro  soprastante  sul  tutto. 
Corona  di  duca.  —  Tav.  XLVIII.  3. 
Marino  di  Termini  —  Altro   casato  nobile 
della  famiglia  Marino  troviamo  anche 
in  Termini,   ove   secondo   Mugnos  si 
distinse  un  Andrea  di  Marino  nobile 
genovese  nipote  dell'arcivescovo  Uber- 
tino di   Palermo  ,  per  di  cui   ordine 
venne  in  Sicilia;  fu  giurato  1421,  ed 
occupò  le  prime  cariche  di  quella  cit- 
tà. Altri  personaggi   potrebbonsi  qui 
rilevare  che  per  brevità  tralasciamo; 
un  Vincenzo  però  acquistò  la  .baronia 
di  Vallelunga  ed  occupò  grandi  cari- 
che. 

Levò  per  arme:  d'azzurro,  con  una 
stella  d' oro ,  col  mare  in  punta  agi- 
tato d' argento.  —  Tav.  XLVIII.  5. 
Mariscalco  o  Maniscalco  —  Stando  al  Mugnos 
antica  e  nobile  famiglia  napoUtana  e 
siciliana  sotto  i  re  normanni.  Un  Gu- 
glielmo Mariscalco,  barone  di  sant'An- 
gelo nel  contado  d'Andria,  mandò  due 


250 

soldati  armati  al  servizio  militare  in 
Terrasanta  sotto  re  Guglielmo  il 
buono;  mi  Tommaso  Maniscalco  fu 
barone  di  Liccio.  Fiorirono  inoltre  : 
un  Riccardo  Mariscalco  di  Messina; 
un  Matteo  barone  di  Castroreale;  al- 
tro Riccardo  barone  di  Curati;  un 
Bartolommeo  barone  di  Furnari,  ed  al- 
tri che  furono  de'  primi  baroni  di  Si- 
ragusa,  nominati  nel  servizio  militare 
di  re  Ludovico. 

Arma  :  d' azzurro,  con  tre  stelle  di 
oro  ordinate  2  e  1,  col  mare  in  punta 
agitato  d'  argento.  Corona  di  baro- 
ne.—Tav.  XLVIIL  7. 

MaroUa  —  Distintissima  antica  e  nobile  fa- 
miglia capuana  (regno  di  Napoli)  al 
dir  di  Mugnos;  trapiantata  in  Sicilia 
da  un  Riccardo  Marotta  1416  sotto 
re  Alfonso,  da  cui  ottenne  la  capita- 
nia  di  Randazzo.  Un  Gianludovico  fu 
tre  volte  giudice  di  Catania;  un  An- 
nibale avvocato  principe ,  poi  giudice 
della  regia  G.  Corte,  avvocato  fiscale 
del  tribimale  del  r.  Patrimonio  e  pre- 
sidente del  tribunale  del  r.  Concisto- 
ro; un  Gaspare  procurator  fiscale  della 
r.  Gran  Corte. 

Anna:  inquartato;  nel  P  e  4°  di 
azzurro,  con  un  drago  d' argento  nuo- 
tante in  un  mare  dello  stesso,  guar- 
dante una  stella  d'argento  posta  nel 
cantone  destro  dello  scudo  ;  nel  2°  e 
3°  d' argento,  con  tre  bande  ondate  di 
azzurro.  —  Tav.  XLVIII.  s. 

Martìncz  —  Arma:  tagliato;  nel  1°  di  rosso 
con  un  leone  rivoltato  e  coronato  di 
oro;  nel  2°  d'  azzurro  con  una  luna 


rivoltata  di  argento  sinistrata  da  una 
stella  del  medesimo.  Corona  di  barone. 
Tavola  —  XLVIII.  o.  (Villabianca). 

Marlini  —  Vuole  Mugnos  sia  una  nobile 
famiglia  fiorentina,  venuta  in  Sicilia 
sotto  re  Federico  II.  da  cui  un  Nicolò 
Martini  l'elezione  di  capitano  di  Piazza 
di  Mineo  e  dell'  isola  di  Malta  otten- 
ne. Un  Guglielmo  di  lui  figlio  fu  se- 
natore di  Palermo  1335. 

Arma  :  di  rosso,  con  tre  corone  di 
oro  ordinate  2  e  1. — Tav.  XLVIII.  io. 

Marliuo  (li  Cclalù  —  Nobile  famiglia  cefalu- 
tana  decorata  del  titolo  di  barone  di 
Rocca-Valdina. 

Arma  giusta  Villabianca:  d'azzurro, 
con  due  leoni  affrontati  e  controram- 
panti ad  un  monte  piantato  sopra  un 
mare  agitato  d'argento,  sormontato 
da  tre  stelle  il  tutto  d'oro.  Corona 
di  barone.  — Tav.  XLVIIL  n. 

Marnilo  o  Merulla  —  Secondo  r  Ansalone 
antica  famiglia  consolare  romana,  de- 
rivata da  quel  Cornelio  Merulo  con- 
sole romano.  Il  primo  di  cui  tassi 
menzione  in  Sicilia  giusta  il  Bonfiglio 
è  un  Martino  Marnilo,'  adorno  del  ti- 
tolo di  nobile  messinese  fin  dall'anno 
1194,  come  osservasi  da  un  privilegio 
di  Arrigo  imperatore  e  re  di  Sicilia. 
Fiorirono  di  essa  al  dir  del  Minutolo: 
Giovanni  Marnilo  marchese  di  Con- 
dojanni  e  conte  d'Agosta,  straticoto  di 
Messina  1436,  e  generale  de'  ventu- 
rieri sotto  r  infante  D.  Giovanni  ; 
Tommaso  marchese  di  Condojanni  e 
straticoto  di  Messina  1518;  Francesco 
cavaliere  di  s.  Giacomo  della  Spada, 


•e  barone  di  s.  Stefano;  ed  i  cavalieri 
gerosolimitani,  fra  Francesco  1463, 
fra  Basilio  1543  ucciso  nell'impresa 
della  Zaora,  ed  altro  fra  Francesco 
1582.  Dal  Gali  appi,  notizie  dell'or- 
ciaie militare  della  Stella,  rileviamo 
un  Giacomo  principe  dello  stess' or- 
dine 1597.  11  Villabianca  poi  ci  dà  un 
Cesare  arcivescovo  di  Palermo  ;  un 
Ippolita  illustre  per  santità  commen- 
data dal  p.  Aprile;  un  Placido  primo 
duca  di  Carcaci  1648,  senatore  e  go- 
vernatore della  nobile  compagnia  dei 
Bianchi  di  Messina;  un  Vincenzo  go- 
vernatore 1664  e  senatore  di  Messina 
1662-66-75;  un  Tommaso  che  acqui- 
stò il  castello  e  terra  della  Mola;  un 
Cesare  barone  della  Mola,  principe 
de'  cavalieri  della  Stella  e  senatore 
di  Messina  1663;  un  Francesco  go- 
vernatore de'  Bianchi  1663,  degli  Az- 
zurri 1670 ,  e  senatore  di  Messina 
1670  ;  altro  Cesare  investito  1719  , 
governatore  degli  Azzurri  1705;  un 
Placido  investito  1723  ed  altri. 

Arma  giusta  Minutolo  :  diviso  di 
rosso  e  d' oro,  con  una  colomba  d'ar- 
gento nel  primo  posata  sul  diviso. 
Corona  di  duca.  —  Tav.  XLVIIl.  12. 
Marziani  —  Nobile  famiglia  originaria  di 
Capua,  cui  Mugnos  dà  per  ceppo  in 
Sicilia  un  Guido  Marziani  gentiluomo 
capuano  a'  servigi  della  regina  Bianca 
col  carico  di  segretario  e  consigliere, 
poi  con  quello  di  maestro  razionale 
della  Camera  Reginale  stabilendosi  in 
Siracusa.  Un  Pierantonio  di  lui  iìgho 
da  re  Alfonso  la  capitania  di  Castro- 


251 

giovanni  si  eblje,  casandosi  in  quella 
città.  Dal  Villabianca  intanto  sappia- 
mo che  un  Antonino  Marziani  fu  mar- 
chese di  Motta- Camastra  1633;  un 
Antonio  primo  principe  di  Furnari 
1692,  e  che  acquistò  la  terra  e  ba- 
ronia della  Roccella;  un  Lorenzo  in- 
vestito 1712,  governatore  del  Monte 
di  Pietà  1744-45;  altro  Antonio  go- 
vernatore della  nobile  compagnia  della 
Pace  1748,  ed  altro  Lorenzo  gover- 
natore come  sopra  1770. 

Arma  giusta  Mugnos:  diviso,  di 
rosso  e  di  nero,  con  un  leone  dell'uno 
neir  altro,  tenente  un  martello  d' oro. 
Corona  di  principe  (  Arme  falsa  ).  — 
Tav.  XLVIIL  13. 

Marzo  —  D'azzurro,  con  due  leoni  affron- 
tati tenenti  con  le  zampe  due  mar- 
telli sormontati  da  un  sole  il  tutto  di 
oro.— Tav.  XLVlll.  14.  (Villabianca). 

Mas  —  Famiglia  nobile  catalana,  di  cui  il 
Mugnos  ricorda  un  Luigi  Mas  gen- 
tiluomo; un  Guerao  che  servì  re  Gia- 
como nell'acquisto  di  Majorca;  un 
Guglielmo  ambasciatore  di  re  Pietro 
1°  di  Sicilia  alla  repubblica  di  Geno- 
va, ove  fermandosi  si  rese  ceppo  della 
famiglia  Mas  della  Liguria;  un  Pier- 
luigi a'  servigi  di  re  Alfonso,  il  di 
cui  figlio  Nicolò  per  servigi  resi  a  re 
Ferdinando  il  Cattolico  nelle  guerre 
di  Napoli,  riportato  avendo  delle  fe- 
rite, l'ufficio  di  capitano  della  città  di 
Polizzi  si  ebbe.  Ivi  la  famiglia  con- 
tinuò con  occupare  le  cariche  nobili 
di  giurato  e  di  capitano  giustiziere. 
Arma:  d'azzurro,   con  due  angioli 


252 

vestiti  di  bianco  tenenti  colle  mani  una 
massa  d' oro.  —  Tav.  XLVIII.  is. 

Masbel  —  Antichissima  famiglia  catalana , 
secondocliè  pensa  Mugnos;  in  Sicilia 
e  propriamente  in  Palermo  portata 
da  un  Bartolommeo  de  Masbel,  capitan 
di  fanteria  sotto  Carlo  V  1535,  indi 
senatore  di  detta  città  1538-41-59. 
Un  Bernardino  fu  capitano  di  re  Fi- 
lippo 11. 

Arma  :  d' azzurro ,  con  un  castello 
torricellato  d' oro,  aperto  e  finestrato 
del  campo.  —  Tav.  XLVlIl.  le. 

Masetlì  —  D'azzurro,  con  una  nave  spie- 
gata d'oro  solcante  un  mare  fluttuoso 
di  argento.  — Tav.  XLVIII.  n.  (Villa- 
bianca). 

Massa  —  Vuole  il  Villabianca  sia  questa 
famiglia  originaria  di  Genova,  molto 
nobile  e  feudataria  in  Sicilia,  illustrata 
dal  eh.  p.  Giovanni  Massa  gesuita 
autore  dell'  opera  la  Sicilia  in  Pro- 
spetto. Un  Giannandrea  Massa  fu  pri- 
mo conte  di  s.  Giovanni  La  Punta 
1645,  deputato  del  regno,  primo  duca 
di  Castel  di  Jaci  per  concessione  di 
re  Carlo  11  1 667 ,  signore  e  castel- 
lano perpetuo  di  detta  città,  avendo 
già  arricchito  la  sua  famiglia  mercè  gli 
acquisti  delle  terre  di  san  Gregorio, 
s.  Giovanni  La  Punta,  Tremisteri, 
Trappetto ,  s.  Agata ,  e  Mompelieri , 
quale  terra  seppellita  dalle  ceneri  di 
Mongibello  nel  1663  fu  da  lui  deno- 
minata Massa  la  Nunziata,  fregian- 
dola del  nome  del  suo  casato.  Acqui- 
stò altresì  i  feudi  di  Bonvicino,  Cat- 
tari  e  Fanaco.  Da  lui  un  Francesco- 


paolo  investito  1682  ,  che  deluso  di 
prole  la  sua  eredità  venne  a  passare 
al  fratello  Cristoforo  investito  1690, 
il  quale  fu  governatore  della  Pace  di 
Palermo  1712,  deputato  del  regno,  e 
gentiluomo  di  camera  di  re  Carlo  111. 
Ne  venne  un  Giuseppe  principe  di  Ca- 
stelforte  investito  1753 ,  e  governa- 
tore della  Pace  come  sopra;  cui  suc- 
cesse un  Salvatore  principe  di  Castel- 
forte  governatore  della  Pace  1773. 
Si  estinse,  essendo  tutti  i  titoli  passati 
per  dritto  ereditario  alla  nobilissima 
casa  Gravina,  principi  di  Comitini. 

Arma  :  di  rosso ,  con  un  leone  di 
oro  tenente  con  le  zampe  una  mazza 
armata  di  punte  del  medesimo.  Co- 
rona di  principe.  —  Tav.  XLIX.  i. 

Masliani  —  Antica  e  nobile  famiglia  di  Pisa 
secondo  rifeiisce  il  Mugnos,  la  quale 
fiori  in  quella  repubblica,  ove  occupò 
sin  dal  1246  in  poi  le  primarie  cari- 
che di  priore,  di  anziano  e  le  amba- 
scerie. Fu  portata  in  Sicilia  sotto  il 
reggimento  di  re  Alfonso  di  Aragona, 
occupando  in  Palermo  le  piti  distinte 
cariche,  ed  in  parentela  congiunta  a 
molte  nobili  famiglie. 

Arma:  diviso,  nel  1°  d'oro,  con  u- 
n' aquila  spiegata  di  nero;  nel  2°  di 
rosso  con  un  monte  di  tre  cime  d'ar- 
gento, e  tre  spiche  di  panico  d'oro  no- 
drite  sulla  sommità.  —  Tav.  XLlX.  2. 

Maslrillo  o  Maslrilli  —  iVntica  nobile  e  pre- 
giatissima famiglia  nolana ,  chiama 
Mugnos  la  presente,  sendochè  un  Ciro 
Mastrillo  appare  gentiluomo  di  camera 
della  regina  Giovanna ,  e  poi  un  se- 


"iiito  ili  "entiluomini  tutti  cari  alla 
corte  di  Napoli.  Un  IMario  chiarissimo 
dottore  in  legge  fu  il  primo  con  ono- 
rati carichi  a  trasferirla  in  Sicilia  sotto 
il  viceré  Colonna.  Commendansi:  un 
Garzia  oiudice  della  R.  Gran  Corte  e  di 
altri  supremi  tribunali  del  regno,  che 
scrisse  de  inagistratibus,  e  due  libri  di 
decisioni  di  cause;  un  Girolamo  primo 
marchese  di  Turtureti;  un  Andrea  ar- 
civescovo di  ^Messina;  ed  in  line  non  po- 
chi cavalieri  di  JMalta ,  tra  cui  fra 
Marcello  e  Decio  1559,  fra  Mario  1584, 
fra  Antonio,  ed  un  fra  Girolamo  1 088. 
To-norasi  il  resto. 

Anna  giusta  ^linutolo  :  d'oro,  con 
una  banda  d' azzurro,  caricata  da  un 
giglio  del  campo ,  accompagnata  in 
capo  da  un  lambello  di  nero  di  quat- 
tro pendenti,  ed  in  punta  da  un  leone 
di  rosso.  Corona  di  marchese.  —  Ta- 
vola XIL,  3. 
Maslropaolo  —  Ritiene  il  Mugnos  derivare 
questa  distinta  famiglia  da  un  ^laestro 
Paolo  celebre  medico  di  Federico  II 
imperatore,  dapoichè  in  quel  tempo 
i  dottoin  in  legge  ed  in  medicina  pro- 
fessori e  più  propriamente  maestri  ap- 
pellavansi.  Ei  n'  ebbe  in  compenso  i 
tratti  d'Agrigento  e  di  Licata  per 
dieci  anni,  non  che  alquanti  territori. 
I  di  lui  Agii  Ruggiero  e  Corrado  pre- 
sero cognome  dal  nome  del  padre  e 
furono  baroni;  fiori  altresì  un  Nicolò 
regio  no  taro  1261. 

Arma  :  d'  azzurro  ,  con  un'  aquila 
spiegata  e  coronata  d'  oro  mirante  i 
raggi  di  un  sole  dello  stesso  orizzon- 


253 
tale  a  destra.    Corona   di    barone.  — 
Tav.  XIL.  4. 

Rlataplaiia  —  Di  rosso,  con  tre  sl)arrc  no- 
dose scorciate    d'oro.  —  Tav.  XIL.  5. 
(A^illabianca). 

.Malracca  0  Malraiica  —  Antica  famiglia  alba- 
nese di  Epiro ,  dice  Mugnos,  portata 
in  Sicilia  da  un  Giovanni  Matranca  ai 
servigi  di  re  Slattino,  da  cui  ottenne 
in  compenso  il  territorio  di  Morgana 
e  r  ufficio  di  provvisore  regio  nella 
città  di  Castrogiovanni,  ove  casandosi 
fondò  la  sua  fmiigiia  I39I.  Da  lui 
un  Giacomo,  che  acquistò  il  feudo  di 
Mantica,  come  rilevasi  da  un  antico 
epitaffio  del  suo  sepolcro  nella  chiesa 
di  s.  Caterina  di  detta  città.  Si  estinse 
questa  linea  con  un  3°  Giacomo  1513. 
Altro  passaggio  notasi  per  un  Gior- 
gio Matranca  1488,  che  venne  ad  a- 
bitare  in  Piana,  indi  in  Palermo  ren- 
dendosi genitore  di  molti  distinti  per- 
sonaggi. 

Arma:  di  verde,  con  un  braccio 
armato  movente  dal  fianco  sinistro 
dello  scudo  impugnante  una  spada  di 
argento  alta  in  sbarra,  accompagnato 
nel  cantone  destro  del  capo  da  un 
crescente  dello  stesso. — Tav.  XIL.  6. 

Malici  —  La  famiglia  Mattei  detta  anche 
Scandaliato,  ovvero  Scandariato  sem- 
bra d'  origine  italiana,  passata  in  Si- 
ciUa  al  dir  di  Mugnos  per  un  Ludo- 
vico di  Matteo  gentiluomo  perugino, 
armigero  di  re  Ludovico,  dopo  la  cui 
morte  eletto  da  re  Federico  III  ca- 
pitano di  Siragusa,  ed  indi  maestro 
secreto    della   Camera   Reginale.  Ne 

32 


254 

venne  un  Nicolò  che  per  la  moglie 
Giacoma  Serra  acquistò  il  feudo  di 
Morbano.  Un  Muzio  eblje  da  re  Al- 
fonso la  capitania  di  Girgenti  ;  un 
Giannicolò  l' ufficili  di  Portulano  di 
Sciacca  e  Licata:  ed  un  Pietro  fu  ba- 
rone di  Mantana. 

Arma:  diviso,  nel  P  d'argento,  con 
un'aquila  di  nero  al  volo  abbassato; 
nel  2°  scacchegiato  d' oro  e  di  rosso 
di  cinque  file,  ed  una  l)anda  d'  argento 
attraversante  sul  tutto.  Corona  di  ba- 
rone. —  Tav.  XLIX.  s. 
Manrigi  —  Famiglia  germanica,  venuta  in 
Sicilia  colla  dinastia  sveva.  Un  diplo- 
ma dell'imperatore  Federico  II  dato 
da  Capua  26  marzo  1239,  presso  il 
grand'  archivio  di  Napoli  nomina  suo 
vicario  generale  pel  regno  di  Sicilia 
Marc'  Aurelio  Maurigi ,  che  chiama 
discendente  degli  antichi  signori  e  ba- 
roni di  Castel-Maurigi  in  Svevia.  Fe- 
dele alla  fortuna  di  Casa  Sveva,  suo 
figlio  Marc'  Antonio  eblje  parte  im- 
portante agli  avvenimenti  dei  Vespri, 
e  nel  2  ao'osto  1283  era  da  Catania 
nominato  dalla  regina  Costanza  capi- 
tan generale  della  Sitta  e  Terre  Re- 
ginali.  La  femiglia  si  diftuse  in  varie 
parti  dell'  isola,  come  Sciacca,  Erica, 
Palermo,  stringendo  alleanza  colle  no- 
bili famiglie  Chiaramonte ,  Peralta, 
Rosso,  e  Garro.  In  Sciacca  tenne  le 
prime  cariche  e  fa  dalla  parte  dei 
Luna.  Vanta  in  generale  illustri  per- 
sonaggi, tra'  quali  Gianfederico  go- 
vernatore di  Marsala  1404;  Simone 
governatore  come  sopra  1419;  Gio- 


vanni, il  quale  con  diploma  di  re  Al- 
fonso 23  giugno  1444  fu  riconosciuto 
e  confermato  nella  successione  decli 
antichi  l^aroni  e  signori  di  Castel-Mau- 
rigi di  Svevia,  ed  in  oltre  ascritto 
per  se  e  suoi  alle  nobiltà  di  Aragona. 
Sicilia.  Ungheria  e  Gerusalemme,  co- 
rone in  cui  detto  re  Alfonso  imperava 
0  pretendeva;  Simone  2°  giurato  in 
Sciacca ,  carica  che  unitamente  a 
quella  di  capitano  giustiziere  dal  se- 
colo XIV  iu  poi  la  famiglia  sostenne, 
e  qual  principale  ribelle  a  Carlo  V 
imperatore  subì  confisca  di  beni  e  con- 
danna a  perpetua  prigionia  nel  Ca- 
stello di  Monteo-rifone  in  Messina  ove 
morì;  Simone  3°,  regio  segreto  mem- 
bro del  Consiglio  di  S.  M.  Cattolico, 
ed  il  primo  che  trasferito  avesse  sua  fa- 
miglia in  Palermo  1670,  ascritto  al  pa- 
triziato 1675;  altro  Giovanni  quattro 
volte  senatore  in  detta  città,  dall'im- 
peratore Carlo  VI  nominato  conte 
dell'  impero,  e  marchese  con  diploma 
del  14  settembre  1726;  Giovanni  3° 
barone  di  Castel-Maurigi  eletto  mar- 
chese di  questa  terra  da  detto  inq^era- 
tore  23  ott.  1726,  essendo  stato  se- 
natore di  Palermo  1713,  ed  indi  mae- 
stro della  zecca  del  remo  1729  in 
feudtim  con  dritto  di  mettere  le  sue 
cifre.  Capo  attuale  di  questa  famiglia 
è  Giovanni  Maurigi  marchese  e  conte 
imperiale,  grande  ufìiziale  degli  or- 
dini de'  ss.  Maurizio  e  Lazzaro ,  e 
della  Corona  d'Italia,  avvocato  ge- 
nerale della  Cassazione,  esimio  giure- 
consulto, e  di  cui  è  solo  erede  il  vi- 


vente  Ru"'"iero  Maurio-i  e  Staiti  mar- 
chese  di  Castel -Maurigi,  cavaliere 
dell'Aquila  rossa  di  Prussia. 

Arma  giusta  il  Savasta,  e  che  ve- 
desi  confermato  dal  diploma  di  re  Al- 
fonso 1444  ;  d' azzurro,  con  un  leone 
rivoltato  e  coronato  d' oro,  ed  il  capo 
cucito  d'  azzurro,  caricato  da  tre  gigli 
d' oro ,  per  concessione  di  Carlo  VI 
1716.  Corona  di  marchese.  Cimiero 
l'aquila  sveva,  coronata  d'oro  affer- 
rante cogli  artigli  un  nastro  col  motto: 
Nisi  Ferox  Fero.  1  Tav.  XLVIII.  6. 
Mauro  —  Assai  celehre  non  men  che  an- 
tica dichiara  Flaminio  Rossi  la  ita- 
liana nobile  famiglia  Mauro  o  Mauri, 
quale  da  due  mila  anni  secondo  lui 
ha  conservato  il  suo  splendore  nella 
città  di  Volterra.  Vanta  aver  dato 
alla  Chiesa  il  pontefice  Lino,  uno  dei 
primi  discepoli  di  s.  Pietro,  e  d'avere 
imparentato  colle  principali  famiglie 
tli  Ptoma,  da  dove  i  Mauri  passarono 
in  Venezia.  Il  Mugnos  intanto  fa  co- 
noscere essere  stato  un  Mauro  Mauri 
che  fermò  sua  stanza  con  molte  ric- 
chezze in  Messina,  e  i  di  lui  figli  a- 
vere  lodevohnente  servito  i  reali  di 
Sicilia,  castellanie  e  feudi  in  compenso 
verso  il  XIV  secolo  ottenendo.  Eb- 
bero pure  de'  carichi,  ed  in  vero  un 
Filippo  fu  giurato  di  Messina  1302; 
un  Pietro  straticoto  1322;  uno  Ste- 
fano idem  1343;  in  fine  un  Bartolo- 
meo fu  uno  dei  baroni  rimunerati  da 
re  Federico  III  1396. 

1)  Questo  motto  di  barbara  latinità  sembra  tradursi — Com- 
batto senza  compenso. 


255 

Arma:  d'argento,  con  un  drago 
passante  di  rosso.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  XLIX.  9. 

Mazara  —  Checché  ne  dicano  i  varii  scrit- 
tori suir  origine  storica  di  questa  fa- 
miglia; noi  conveniamo  col  Mugnos 
e  col  Minutolo  esser  ella  oltremodo 
antica  ed  illustre  per  tre  parentadi 
colla  casa  reale  di  Sicilia  e  con  altri 
signori  del  regno.  Oltre  a  ciò  ella 
esercitò  i  supremi  carichi  dello  stato, 
non  che  regie  ambascerie.  Si  sparse 
in  Palermo,  Modica,  Scicli,  Siragusa  e 
Noto.  Quivi  si  distinsero;  un  Giacomo  di 
Mazara  cavaliere  nel  1375,  gran  giù- 
stiziere  del  regno  ;  un  Simone  mae- 
stro razionale  del  regno  1430-50,  con- 
sigliere di  re  Alfonso  e  procurator 
generale  di  Giovanni  Caprera  conte 
di  Modica;  un  Giovanni  varie  volte 
giurato  e  capitano;  infine  un  fra  An- 
tonio Mazara  cavaliere  gerosolimi- 
tano 1595. 

Arma  giusta  Minutolo  :  diviso  d'az- 
zurro, e  d' oro,  con  un  grembo  di  nero 
'    nel  secondo.  —  Tav.  XLIX.  io. 

Mazarino  —  Da'  regi  normanni  fa  il  Mu- 
gnos derivare  l' antichissimo  stipite 
de'  Mazarino,  sempre  vissuti  col  do- 
minio della  terra  del  Mazarino  indi 
contado  della  Casa  Branciforte.  Fu- 
rono essi  alla  parte  regia  d'Aragona 
molto  attaccati,  non  pochi  premi  ed 
onori  riportando.  Il  primo  fu  Man- 
fredo ,  signore  del  Mazai"ino  ;  da  lui 
una  serie  d' illustri  personaggi.  L^n 
Marco  Mazarini  servi  molt'  anni  la 
regina  Bianca,  dalla  quale  ebbe  carico 


256 

di  visitatore  e  vicario  generale  in 
Sardegna;  indi  il  di  lui  figlio  Gio- 
vanni passò  in  Pisa  e  Firenze,  essen- 
doché i  posteri  arricchirono,  e  fu  un 
Girolamo  che  con  molte  mercanzie  in 
Sicilia  pervenne,  fermando  sua  resi- 
denza in  Palermo. 

Arma:  d'argento,  con  l'asta  d'ar- 
me fustata  d' oro ,  circondata  da  im 
fascio  di  verghe  dello  stesso,  legate 
d'aro-ento,  e  la  divisa  di  rosso,  cari- 
cata  da  tre  stelle  d' oro  attrav(;rsante 
sul  tutto.  — Tav.  XLIX.  h. 
Mazza  —  Nohile  ed  antica  famigha  arago- 
.nese ,  della  quale  il  Surita  riporta 
fatti  strepitosi;  opperò  al  dire  del 
MuK'nos  un  Fortugno  gran  cavaliere 
venne  in  Sicilia  a'  servigi  di  re  Pie- 
tro con  tre  cento  fanti ,  armati  di 
mazze,  d' onde  il  cognome.  Un  Blasco 
Mazza  nel  1156  fu  dal  detto  Surita 
annoverato  fra'  haroni  di  Catalogna 
e  d' Aragona ,  e  tanti  altri  gloriosi 
personaggi  che  per  l)revità  tralascia- 
mo. Intanto  avvi  un  altro  Blasco 
Mazza,  cavaliere  guerrigero,  che  con 
re  Giacomo  d'Aragona  nel  1287  passò 
in  Sicilia,  e  propriamente  in  Messina, 
da  dove  per  poco  tempo  si  trasferì 
in  Napoli  col  dettto  re  Giacomo,  ot- 
tenuto avendo  la  baronia  della  Sellia, 
senza  però  abbandonare  la  predetta 
città.  Un  Pietro  da  re  Martino  ebbe  in 
Sciacca  un  gTan  casamento  1399.  Un 
dottor  Angelo  Mazza  fu  giudice  della 
G.  C.  Straticotiale.  Vanta  in  fine  un 
fra  Filippo  Mazza  cavaliere  gerosoli- 
tano  1526. 


Arma:  d'azzurro,  con  due  mazze 
armate  di  punte  d'oro  passate  in  San- 
t' Andrea,  legate  di  rosso.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XLIX.  12. 

Mazzabfclla  —  D'azzurro,  con  un  Ijraccio 
vestito  di  verde  movente  dal  fianco 
sinistro  dello  scudo,  impugnante  una 
mazza  armata  di  punte  d' oro  alta 
in  sbarra.  —  Tav.  XLIX.  :3.  (  Villa- 
bianca). 

Mazzaillc  —  D'azzurro,  con  tre  mazze  ar- 
mate di  punte  d' oro  .  accompagnate 
da  una  stella  d' oro  posta  nel  fianco 
destro  dello  scudo ,  e  da  una  mezza 
luna  rivoltata  d' argento  posta  nel 
fianco  sinistro.  —  Tav.  XLIX.  14.  (Vil- 
labianca). 

Mazzelli  0  MascUÌ  —  La  è  una  famiglia  no- 
bile d'origine  romana,  per  come  scrive 
il  Rossi,  ed  il  Mugnos  conferma.  Si 
sa  poi  che  una  serie  di  gentiluomini 
di  essa  militarono  in  servigio  di  papa 
Giulio  2°  tra  i  quali  segnalossi  pel  pri- 
mo il  capitano  Aurelio  Mazzetti,  abi- 
tando in  Mirandola.  Epperò  un  Ippo- 
lito Masetti,  figlio  di  Giulio  reggente 
del  patrimonio  ducale,  con  molte  ric- 
chezze venne  in  Sicilia,  ove  fondò  la 
sua  famiglia. 

Arma  :  d' azzurro,  con  una  nave  di 
oro  a  vele  spiegate  sopra  un  mare 
fluttuoso  d' argento.  —  Tav.  XLIX.  15. 

Medici  0  Medico  —  S'ignora  la  provenienza 
di  quest'  antica  e  nobile  famiglia  Me- 
dici, che  in  SiciUa  fu  denominata  del 
Medico,  essendo  certo  che  ivi  figurò 
a'  tempi  de'  Normanni,  quantunque 
altri  rami  esistito  avessero  da  tempi 


immemorabili  ia  Firenze,  Viterbo,  Or- 
vieto, ed  in  altre  famose  città.  Notia- 
mo in  Sicilia,  un  Giovanni  del  Medico 
di  Lentini  segretario  del  re  Tancredo 
in  Sicilia;  un  Filippo  conservatore 
della  casa  imperiale  dell'imperatrice 
Costanza  e  di  suo  figlio  Federico;  un 
Nicolò  cameriere  del  re  Manfredo; 
un  Luigi  castellano  di  Sciacca  al  tempo 
di  re  Federico  II;  un  Dario  abitante 
in  Sciacca  ove  fondò  sua  famiglia; 
un  Benedetto  barone  della  Carrubba 
e  capitano  1343;  un  Pietro  maestro  ra- 
zionale della  Camera  Reginale  1422; 
un  Gianpietro  maestro  segreto  di  essa 
1497  ;  un  Cosmo  maestro  razionale 
del  regno  1506;  ed  un  Ottavio  cava- 
liere gerosolimitano  1582. 

Arma  :  d' oro,  con  cinque  torte  di 
rosso,  poste  in  cinta,  e  nel  capo  ,una 
piti  grande  d'azzurro,  caricata  da  tre 
gigli  d'oro  ordinati  2,  1.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  XLIX.  io. 

Medina  —  D'azzurro,  con  un  giglio  d"  oro 
accompagnato  nel  capo  da  due  stélle 
ad  otto  raggi  del  medesimo.  —  Ta- 
vola XLIX.  17.  (Villabianca). 

Mendese  o  Milldece  —  Famiglia  oriunda  ^5or- 
toghese,  recata  in  Sicilia  da  un  gen- 
tiluomo appellato  Giovanni  Mendese, 
corrottamente  Mindece,  il  quale,  dice 
Mugnos ,  ricevute  da  re  Alfonso  le 
due  castellanie  di  Sanfilippo  e  Villa- 
franca,  nella  prima  di  esse  fermò  sua 
stanza.  Un  ramo  passò  in  Cefalà,  ove 
divenne  ricco  per  affitti  e  baronie. 
Fiorirono  poi  in  Palermo:  un  Pietro 
barone  d' Antimini  ed  un  Michele  ba- 
rone delli  Cuci  1500. 


257 
Arma:   d'azzurro,   sparso   di    lune 
crescenti  d'oro.  Corona  di  Ijarone. — 
Tav.  L.  1. 

Mendola  —  D'azzurro,  con  l'albero  di  man- 
dorla fruttifero  al  naturale,  sinistrato 
da  un  cune  d'  argento  legato  rivoltato 
e  rampante,  sormontato  nel  cantone 
sinistro  dello  scudo  da  una  cometa 
d'  oro.  —  Tav.  L.  2.  (Villabianca). 

Mercllo  —  Ci  fa  sapere  il  Mugnos  essere 
questa  un'  antica  e  nobile  famiglia 
di  Genova,  così  detta  della  villa  la 
Morella,  in  Palermo  trapiantata  da  un 
Barnaba  Giacinto  fatto  marchese  di 
Mompelleri  e  maestro  razionale  del 
r.  Patrimonio  1650,  per  le  sue  grandi 
virtù ,  e  perchè  segretario  di  stato 
e  di  guerra  del  viceré  cardinal  Doria 
sin  dal  1639. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  co- 
ronato d'oro  tenente  con  le  zampe 
un  mazzo  di  fragole  di  rosso  fogliate 
di  verde.  Corona  di  marchese.  —  Ta- 
vola app. 
Merlo  —  Nobile  ed  antica  famiglia  porto- 
ghese, sparsa  in  Ispagna  ed  in  Sici- 
lia ,  come  dell  nobiliario  del  conte 
Bracelos.  Un  Corriglio  de  Merlo  ca- 
pitano di  200  fanti  spagnuoli  la  portò 
in  Sicilia.  Ne  vennero  vari  distinti 
personaggi,  tra  cui  meritano  essere 
notati:  un  Giuseppe  Merlo  e  Ducei 
regio  tesoriere  delle  finanze  doganali, 
e  marchese  di  s.  Elisabetta  investito 
1785  ;  un  Domenico  maresciallo  di 
campo ,  direttore  generale  de'  Dazi 
Indiretti ,  controloro  generale  delle 
officine  militari,  insignito  di  vari  or- 
dini; un  barone  Giuseppe  Merlo  con- 


258 
troloro  generale  delle  officine  milita- 
ri,  e  cav.  della  Corona  di  Ferro;  un 
Carlo  capitano  della  r.  marina  e  co- 
mandante del  porto  di  Trapani;  un 
Domenico  marchese  come  sopra  e  se- 
natore di  Palermo  1853;  altro  Carlo 
barone  di  Tagliavia  direttore  del  De- 
manio e  Tasse,  officiale  dell'  Ordine 
de'  ss.  Maurizio  e  Lazzaro;  ed  un 
Vincenzo  barone  di  Tripi. 

Arma:  tagliato,  d'azzurro  e  d'oro, 
con  la  banda  di  rosso  attraversante 
sul  tagliato,  sormontata  da  un  merlo 
passante  d' oro.  Corona  di  marchese. 

—  Tay.  L.  3. 

Merendino  —  D'oro,  con  una  fascia  d'az- 
zurro, caricata  da  un  sole  del  campo 
sormontata  da  tre  stelle  d' azzurro , 
ed  accompagnata  in  punta  da  una  te- 
sta di  re  al  naturale  coronata  all'an- 
tica.—  Tav.  L.  4.  (Villabianca). 

Messana  —  D'azzurro,  con  una  colonna  a 
base  e  capitello  d'argento  alata  d'oro. 

—  Tav.  L.  5. 

Messina  —  Questa  famiglia  trae  origine, 
al  dir  di  Mugnos;  da  un  Corrado  di 
Messina,  capo  della  guardia  del  re 
Pietro  II;  il  di  lui  figlio  Agostino 
tenne  la  stessa  carica  sotto  re  Lu- 
dovico. Da  costui  un  (jìiovanni  Mes- 
sina, che  da  re  Federico  III  ebbe  la 
castellania  di  Noto ,  ove  fermò  sua 
stanza.  Di  là  vari  rami  in  Messina 
ed  in  Palermo  trapiantaronsi ,  occu- 
pando le  nobili  cariche  di  giurato , 
capitano  e  senatore. 

Arma  :  di  rosso,  alla  croce  d' oro, 
col  mare  in  punta  agitato  d'  argento 

—  Tav.  L.  7. 


Micclcllè  —  Famiglia  originaria  d' Alema- 
gna,  perocché  un  Guidono  Micciche- 
nio.  figlio  fli  Standolfo  cavaliere  teu- 
tonico ne  condusse  un  ramo  in  Mes- 
sina 1355.  Indi  come  vuoisi  dal  Mu- 
gnos, in  varie .  città  dell'  isola,  Terra- 
nova. Naro,  Scicli,  Caltagirone,  si  dif- 
fuse. Vanta  illustri  personaggi,  tra  i 
quali  un  Marcantonio  segreto  di  Pa- 
lermo ,  luogotenente  di  protonotaro , 
cavaliere  di  divozione  dell'  ordine  ge- 
rosolimitano ,  e  cavaliere  di  s.  Gia- 
como della  Spada  ;  un  Francesco  ba- 
rone del  Consorto  1600;  un  Girola- 
mo investito  1614;  un  Pietro  barone 
di  Grottacalda,  giurato  di  Palermo 
1635;  un  Vincenzo  barone  di  Bufa- 
laffi  per  ragion  di  dote,  ed  un  altro 
Francesco  barone  della  Mastra. 

Arma:  di  rosso,  con  un  destroche- 
rio  armato  impugnante  una  palma 
d'  oro.  sormontato  da  tre  stelle  dello 
stesso.  Corona  di  barone. — Tav.  L.  s. 

Miclicle  — Antica  feudataria  famiglia,  che 
il  Mugnos  vuole  estinta;  epperò  si 
sa  che  un  Martino  de  Michele  barone 
della  Cabica  fa  al  servizio  militare  di 
re  Ludovico. 

Arma  :  fasciato  d' oro  e  d' azzurro 
di  sei  pezzi  caricati  da  ventuno  pani 
ordinati  6,  5,  4,  3,  2  e  I  dell'uno  nel- 
r  altro.  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la L.  9. 

Miclielelli  —  Fauìiglia  nobile  di  Trapani 
della  quale  INIinutolo  ci  dà  per  ceppo 
un  Antonio  Micheletti  senatore  1434. 
Arma:  diviso,  d'azzurro  e  d'oro, 
con  due  stelle  dell'uno  neir altro. — 
Tav.  L.  io. 


Migliaccio  0  Migliazzo  —  Nobilissima  fami- 
-  glia,  elle  il  Mugnos,  luvegos.  Digio- 
vanni,  Villabianca  vogliono  derivata 
da'  Mioliaccio  di  Firenze  e  forse  da 
quella  de'  signori  Guidalotti  tanto  ri- 
nomati nelle  passate  frizioni  de'  Guelfi 
e  Ghibellini.  Il  primo  che  di  essa  in 
Sicilia  ci  presenta  il  Mugnos  è  un 
Nicolò  Migliazzo  capitano  di  Naro  1350 
sotto  re  Ludovico.  Fiorirono  :  un  Fi- 
lippo cavaliere  nol)ilissimo  ;  un  Ma- 
riano barone  di  Montemaggiore  inve- 
stito 1531;  un  Gerardo  2°  barone  di 
Montemaggiore;  un  INIariano  primo 
marchese  di  detto  stato  1598  e  si- 
gnore della  Sala  di  Partinico,  poeta 
non  ispregevole  come  dal  IMongitore, 
andò  in  soccorso  dell"  isola  di  Malta; 
travagliata  da'  Turchi  ,  fu  presente 
alla  battaglia  navale  presso  le  isole 
Curzolari  data  contro  i  Ijarljari ,  vi- 
cario del  regno  per  la  estirpazione 
de'  banditi  1585,  e  generale  deH'J-C- 
cademia  à'Armi  de'  nobili  palermita- 
ni, maestro  razionale,  pretore  di  Pa- 
lermo 1601,  infine  straticoto  di  Mes- 
sina 1G03;  altro  Gerardo  molto  com- 
mendato dall' Auria  per  essere  stato 
uno  de'  cavalieri  giostranti  ed  il  pri- 
mo de'  vincitori  1597,  governatore 
del  Monte  di  Pietà  1598;  un  Mariano 
primo  principe  di  Baucina  per  con- 
cessione di  re  Filippo  IV  che  l' onorò 
del  trattamento  di  suo  consanguineo 
162(3,  deputato  del  regno,  pretore  di 
Palermo  1663;  un  Ignazio  capitano  di 
Palermo  1663,  pretore  1671,  e  vica- 
rio generale  in  Catania  1674;  un  Giu- 


259 
seppe  arcivescovo  di  Messina  non 
poco  encomiato  dal  Pirri  e  dal  Mon- 
gitore;  altro  Mariano  investito  1684; 
un  3°  Ignazio  investito  1703 ,  nella 
di  cui  unica  figlia  Eleonora,  maritata 
ad  Antonino  Termine  principe  di  Ca- 
steltermine  e  conte  d'Isnello  si  estinse 
la  linea  primogenita  della  famiglia  Mi- 
gliaccio, mentre  al  dir  del  Villabianca 
altre  linee  secondarie  formarono  i  du- 
chi di  s.  Dionato  e  di  Floridia,  ed  i 
principi  di  Malvagna.  Ne'  duchi  di 
Floridia  notiamo  una  Lucia  Mioiiac- 
ciò  vedova  principessa  di  Partanna, 
e  che  fu  moglie  di  re  Ferdinando  IV, 
e  di  questo  ramo  esistono  Michele 
residente  in  Palermo  col  figlio  Igna- 
zio,  e  Giovanni  in  Siracusa.  In  quei 
di  Malvagna  si  distinse  un  Ignazio 
Migliaccio  principe  di  Malvagna  gen- 
tiluomo di  camera  cavaliere  del  san 
Gennaro ,  intendente  di  Palermo  e 
presidente  della  pubblica  istruzione, 
il  di  cui  figlio  Alessandro  fu  genti- 
luomo di  camera.  Linea  estinta. 

Arma  concordemente  agi'  autori  : 
d'  azzurro ,  con  una  pianta  di  miglio 
d'  oro.  Corona  di  principe.  —  Tavo- 
la L.  11. 
Migliori — Il  Mugnos  ci  dà  notizia  di  un 
Nicolò  Migliori,  nobile  fiorentino  ai 
servici  di  re  Martino  col  carico  di 
provveditore  dell'  armata  marittima. 
Un  Antonio  di  lui  figlio  fu  armato 
cavaliere  dello  Speron  d' oro  da  re 
Alfonso  1440. 

Arma  :    d'  argento,  con  una  banda 
di  rosso,  caricata  da  un  giglio  d' ar- 


260 

gento  accostato  da  due  rose  d'oro. — 

TaV.    L.  12. 

Migliorino  —  Di  verde,  con  la  pianta  di 
miglio  d' oro,  accostata  da  sei  stelle 
del  medesimo.  —  Tav.  L.  i3.  (  Villa- 
bianca). 

Migllia  —  Vuole  Mugnos  che  un  Pons  de 
Mignia  gentiluomo  ai'agonese  fosse 
stato  il  primo  di  sua  famiglia  a  pas- 
sare in  Sicilia  nel  1463 ,  col  carico 
di  capitan  d'arme  a  guerra  di  tutta 
la  milizia  del  vai  di  Mazara.  Stabili 
sua  dimora  in  Palermo ,  ove  casan- 
dosi  ebbe  un  Artale,  che  fu  poi  ba- 
rone del  feudo  d' Aragona  e  padre  di 
Pietro  Pons  de  MÌ2;nia  virtuosissimo 
gentiluomo,  che  in  compenso  di  suoi 
militari  servigi  l' ufficio  di  maestro 
notare  della  Sacra  Regia  Coscienza 
ottenne,  essendosi  poscia  battuto  in 
difesa  del  trono  contro  i  ribelli  nella 
famosa  congiura  dello  Squarcialupo 
1517,  n'ebbe  dagli  stessi  sacchesf^iata 
la  casa  una  co'  suoi  beni;  perlocchè 
ne  fu  egli  rimunerato  con  donativi  e 
col  titolo  di  regio  cavaliere.  Segue  la 
linea  splendida  di  vari  distinti  genti- 
luomi  sino  ad  un  Artale,  che  fu  giu- 
dice della  R.  C.  Pretoriana  1589  e 
piti  tardi  r.  Consultore  delle  Galere 
di  Sicilia. 

Arma  :  d'  oro,  con  un  ponte  a  due 
archi  sormontato  da  un  guerriero  ar- 
mato. Corona  di  barone. — Tav.  L.  14. 

Milana  o  Milano — Originaria  di  Milano  que- 
sta famiglia,  dice  Mugnos,  fu  in  Si- 
cilia portata  da  un  Guido  Milano  gen- 
tiluomo di  molta   prudenza   che  pro- 


creò Matteo  regio  cameriere  e  capi- 
tano di  Lentini  sotto  re  Ludovico  ; 
un  2"  Guido  e  Nicolò  vissero  in  Pa- 
lermo, ove  occuparono  le  cariche  di 
giurato  dal  1412  al  1423;  un  Pietro 
e  Giovanni  senatori  di  Palermo  1480; 
un  Giovanni  barone  di  Rieni. 

Arma:  d'oro,  con  un  albero  sradi- 
cato di  verde.  Corona  di  barone.  — 
Tav.  L.  15. 

Milazzo  —  D'azzurro,  con  una  torre  mer- 
lata aperta  e  finestrata  di  nero  pian- 
ttita  in  un  terreno  al  naturale  nel 
canton  destro  della  punta,  sinistrata 
da  un  leone ,  e  sormontata  da  sei 
stelle  poste  4  e  2  il  tutto  d' oro.  — 
Tav.  L.  18. 

Milite  — 11  Mugnos  vuole  sia  questa  un'an- 
tichissima fami^'ha  catalana,  la  stessa 
che  la  Cavalieri,  in  Sicilia  portata  da 
un  Bartolommeo  de  Milite  cavaliere, 
il  quale  segui  re  Pietro  d'Aragona. 
Un  Matteo  Milite  fu  uno  dei  princi- 
pali baroni  che  fiorirono  sotto  re  Gia- 
como e  Federico  II  ;  un  Rinaldo  ba- 
jolo  di  Palermo  1311;  un  Alberto 
pretore  di  detta  città  1331;  un  Fran- 
cesco al  servizio  militare  di  re  Lu- 
dovico ;  un  Giovanni  barone  del  feudo 
e  casale  di  Lalla,  aiutante  in  Pohz- 
zi  ;  infine  un  Giovanni  barone  di  Mi- 
chelcheni. 

Arma  :  (  v.  Cavalieri  ). 

Millesio  0  MillusiO — Arma:  di  verde,  con  un 
leone  d' oro  la  coda  biforcata  passata 
in  doppia  croce  di  s.  Andrea,  tenente 
con  le  zampe  uno  scudo  d'argento 
caricato  da  cinque  gigli  d'azzurro  pò- 


sii  in  s.  Andrea,  supporto  un'aquila 
bicipite  di  nero  al  volo  abbassato,  co- 
ronata in  ambo  le  due  teste,  soniion- 
tata  da  una  donna  al  naturale,  coro- 
nata d'oro  con  le  mani  tenenti  le  due 
corone  dell'aquila. — Tav.  L.  it.  (Vil- 
labianca). 

Milone  —  D'oro,  con  un  mellone  di  verde, 
aperto  di  rosso,  semaio  di  nero.  — 
Tav.  li.  i.   (Villabianca). 

Minco  —  Famiglia  francese,  dice  Mugnos, 
sin  dal  dominio  de'  Normanni  tra  noi- 
stabilita  per  un  cavaliere  Adinolfo  di- 
venuto signore  di  Mineo ,  d' onde  il 
cognome.  Fiorirono  :  un  Dionigi  si- 
gnore di  detta  terra;  Giovanni  ed  A- 
laimo  a'  servigi  di  re  Federico  II,  il 
pi'imo  possessore  del  feudo  di  Busalca 
e  della  casiellania  di  Mineo,  ed  il  se- 
condo di  quella  di  Vizzini. 

Arma  :  d' oro,  con  un  castello  d'az- 
zurro, aperto  e  finestrato  del  campo, 
torricellato  di  ire  pezzi,  ognuno  sor- 
montato da  un  saraceno  vestito  di 
verde  impugnante  una  spada  d' ar- 
gento alta  in  palo.  —  Tav.  LI.  2. 

Miuganli  —  Il  Minuiolo  vuole  sia  originaria 
di  Mantova,  stabilita  in  Messina,  ove 
tu  aggregata  a  quella  nobiltà  per  es- 
sersi a  molte  cospicue  famiglie  appa- 
rentata. 

Arma:   un   ponte  sopra   un  fiume, 
•  sormontato    da  una   torre ,   dalla  cui 
sommità  esce  una  catena  che  va  sino 
al  detto  ponte. 

NB.  Nel  blasone  mancano  i  me- 
talli ed  i  colori,  che  sono  taciuti  dal 
surriferito  scrittore,  —  Tav.  LI.  3. 


2Gi 
Minuiolo— Il  ]\Iugnos  sull'autorità  del  Maz- 
zella  e  del  Campanile  dà  un'  antichis- 
sima origine  alla  nobile  famigha  Mi- 
natolo; la  quale  originaria  di  Napoli 
vanta  illustri  cavalieri,  conti,  marche- 
si, cardinali,  capitani  d' esercito,  pos- 
sedendo non  poche  lìuronie.  Primo 
poi  a  stabihrsi  in  Sicilia  nel  1356, 
giusta  il  Minutolo  Gran  Priorato  di 
Messina,  fu  un  Raimondo  Minutolo 
di  Napoli,  funiliare  e  capitano  di  re 
Roberto.  Fiorirono:  Giovanni  ed  An- 
tonio militi  1459;  Francesco  barone 
della  Vaccara  e  Murena,  segreto  del 
regno,  ambasciatore  ad  Innocenzo  Vili, 
familiare  e  consigliere  di  re  Ferdi- 
nando 1483;  Giovanni  senatore  di 
Messina  1511,  barone  di  Motta  della 
regina  di  Calabria;  Ascanio  barone 
dell' Ogliastro;  Ottavio  barone  dell'O- 
gliastro,  casale  di  Callari,  e  feudi  di 
Buccarato  ;  Antonino  barone  come  so- 
pra e  giudice  della  corte  straticotiale 
di  Messina;  un  2^  Giovanni  barone, 
cavahere  e  maestro  de'  cavalieri  del- 
l' ordine  della  Stella  ;  un  2"  Antonino 
barone  e  cavahere  come  sopra;  un 
3°  Giovanni  barone  di  Callari  e  pri- 
mo principe  di  Collareale  investito 
1718;  un  3°  Antonino  principe  come 
sopra  1743,  cavaliere  gerosolimitano; 
un  Andrea  investito  di  detti  titoli  1771, 
e  della  baronia  della  terza  doo'ana  di 
Catania  1772.  Vanta  in  oltre  molti 
cavalieri  gerosohmitani,  tra  cui  è  de- 
gno di  speciale  menzione  fra  D.  An- 
drea Minutolo  di  Messina  1691,  au- 
tore della  cennata  opera  1699. 

33 


262 

Anna:  di  rosso,  con  un  leone  di 
vajo,  coronato  d'oro  con  la  testa  dello 
stesso.  Corona  di  pi^incipe. — Tav.LI.  5. 

Mira  —  Famiglia  nobile  imlermitana,  della 
quale  giusta  il  Villabianca  fiorirono  : 
un  Martino  Mira  vescovo  di  CefalU, 
encomiato  dal  Mongitore,  Auria,  Pir- 
ri;  uno  Stefano  presidente  del  Con- 
cistoro ,  i  di  cui  fratelli  Giuseppe  e 
Nicolò  furono:  il  primo  senatore  1700 
ed  il  secondo  presidente  del  Conci- 
storo e  del  Supremo  Magistrato  di 
Commercio  ;  un  Melchiorre  marchese 
di  s.  Giacinto  investito  1726  e  della 
tonnara  di  Sciacca  1733;  ed  altri  di- 
stinti personaggi  sino  al  vivente  mar- 
chese Stefano  Mira,  che  ha  occupato 
onorifiche  cariche ,  e  distinguesi  in 
modo  speciale  pel  suo  genio  musicale, 
e  perchè  culto  e  gajo  scrittore  di  ar- 
ticoli in  vari  giornali  artistici  nostrali. 
Arma:  d'azzurro,  con  una  colonna 
a  base  d' oro,  sormontata  da  una  mira 
d' argento.  Corona  di  marchese.  — 
Tav.  li.  4. 

Mirabella  —  Famiglia  nobile  oriunda  fran- 
cese, perocché  al  dir  del  IMugnos  un 
Autizio  INIirabelli  figlio  di  Guglielmo 
gentiluomo  francese  venne  a  stabilirsi 
in  Sicilia  col  carico  di  coppiere  della 
regina  Eleonora  moglie  di  re  Fede- 
rico 11;  indi  il  governo  di  Siracusa 
dalla  stessa  si  ebbe ,  ed  ivi  si  caso. 
Fiorirono  :  un  Guglielmo  piti  volte 
rettore  e  senatore  di  detta  città  sotto- 
re  Ludovico,  e  percettore  della  Camera 
Pteginale  1395,  quale  carica  poi  tenne 


il    figlio    Giovanni  ; 


altro    Guglielmo 


r.  consigUere  1408;  altro  Autizio  giu- 
rato 1409;  un  Tommaso  giurato  1421; 
un  Giannantonio  capitano  di  Lentini 
1426  e  castellano  di  Vizzini;  un  Lo- 
renzo barone  di  Colletorto  ;  un  Vin- 
cenzo che  pubblicò  un'opera  sulle  An- 
tichità di  Siracusa,  cui  segui  la  cri- 
tica del  Bonanno  duca  di  Montalbano. 
Un  ramo  di  tal  famiglia  si  estese  in 
Modica,  apparentando  con  quelle  illu- 
stri Celestri,  Mazara,  e  poi  con  quella 
altra  di  Paterno  di  Catania,  da  cui 
il  barone  di  Radusa,  fondatore  della 
terra  di  Mirabella.  Altro  ramo  in  Ma- 
ZcU'a  1460  per  Giovanni  Mirabelli  da 
re  Giovanni  fatto  portulano;  di  là  una 
serie  di  distinti  gentiluomini,  che  oc- 
cuparono le  primarie  cariche;  però 
un  dottor  Carlo  insigne  avvocato  si 
caso  in  Palermo. 

Arma:  di  rosso,  con  un  leone  d'oro, 
linguato ,  unghiato  e  coronato  d' ar- 
gento ,  tenente  uno  stendardo  d' az- 
zurro svolazzante  a  sinistra  caricato 
da  gigli  d' oro  e  da  un  laml3ello  dello 
stesso  di  tre  pendenti.  —  Tav.  LI.  s. 

Moavero — D'oro,  col  monte  di  verde,  pian- 
tato in  un  mare  d' azzurro  fluttuoso 
d' argento.  —  Tav.  LI.  7.  (Villabianca). 

Modica — Famiglia  nobilissima  oriunda /^rrt;^- 
cesc ,  dice  Mugnos  ;  dal  perchè  un 
Gualterio  prode  cavaliere  francese  ebbe 
da  Ruggiero  la  signoria  di  Modica; 
di  là  il  cognome  preso  da  suo  figlio 
Ansaldo.  Altro  Gualterio  ammiraglio 
di  re  Guglielmo  il  buono  perde  la 
detta  signoria,  a  causa  d'  aver  seguito 
la  parte  di  re  Tancredo;  ed  Arnaldo 


figlio  di  quest'  ultimo  ingraziatosi  ot- 
tenne invece  la  baronia  di  Sortine. 
Un  Anselmo  di  linea  laterale  sotto  re 
Giacomo  fa  governatore  di  Siracusa. 
Epperò  un  Pirro  o  Perrello,  signor 
di  Sortino,  di  varie  altre  baronie  fece 
acquisto  nel  territorio  di  Caltagirone 
ove  si  stabili,  nonché  del  castello  e 
feudo  di  Castellazzo.  Un  Francesco 
acquistò  i  feudi  di  Reddini  e  di  Rayol- 
maduri  a  motivo  di  dote  ;  altro  Per- 
rello ebbe  il  feudo  di  s.  Giacomo  di 
Belmineo,  non  che  quelli  di  Monaco 
e  di  Bussello.  Un  Rainero  nel  1415 
s'investì  de'  feudi  di  Friddani  e  Con- 
sorto. Un  Francesco  della  linea  sira- 
cusana possedè  i  feudi  di  Canicattini 
di  Racalcuti ,  delli  Baruni ,  e  della 
fontana  della  Montilla.  Un  3°  Per- 
rello figlio  di  Ptainero  possedè  in  ol- 
tre il  feudo  della  Ganzarla.  Infine  un 
Giacomo  fu  barone  del  feudo  di  Pu- 
gidiano  1518.  Si  vuole  estinta. 

Ai'nia  giusta  il  Villabianca:  d'az- 
zurro, col  capo  d'oro  caricato  da  un 
elmo  di  verde  con  lambrequini  vo- 
lanti del  medesimo.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  li.  9. 
Moleli — Vuoisi  essere  la  'stessa  che  la 
famiglia  Milite,  corrottamente  detta 
Moleti;  opinione  cui  il  Mugnos  si  as- 
socia, e  combattuta  dal  Capibrevium 
che  la  vuole  derivata  dalla  Spadafora. 
Un  Paolo  Moleti  fu  primo  barone  del 
feudo  di  Catalamiti;  altro  Paolo  se- 
natore di  Messina  1600.  Intanto  dal 
Villabianca  apprendiamo  che  un  Be- 
nedetto   Moleti    gesuita    uomo    assai 


2G3 
virtuoso  morì  in  odore  di  santità  nel 
1614;  uno  Scipione  Littorio  fu  barone 
di  Catalamita  e  s.  Andrea,  governa- 
tore delle  nobili  compagnie  dei  Bian- 
chi e  della  Pace  di  Messina  1751 , 
senatore  1754,  ed  infine  decorato  del 
titolo  di  marchese  1756.  Vanta  molti 
distinti  cavalieri  gerosolimitani,  tra 
cui  fra  Giovanni  gran  priore  di  Mes- 
sina 1436,  fra  Michele  1556,  fra  Pie- 
tro 1569,  fra  Matteo  1574,  frcà  Fi- 
lippo ammiraglio  e  bali  di  s.  Stefano 
1578,  e  fra  Francesco  bali  di  Napoli 
ed  ammiraglio  1606. 

Arma  concordemente  agli  autori  : 
d'azzurro,  con  una  fascia  d'oro,  ac- 
compagnata da  tre  elmi  dello  stesso, 
posti  due  in  capo  ed  uno  in  punta. 
Corona  di  marchese.  —  Tav.  LI.  io. 

Molinelli  —  D'oro,  con  un'aquila  spiegata 
di  nero,  e  la  campagna  d'azzurro,  ca- 
ricata da  tre  ruote  di  molino  d'oro. 
—  Tav.  li.  u.  (Villabianca). 

Mollica  —  Antica  nobile  famiglia  di  Mes- 
sina, diffusa  in  Alcamo,  Mazzara,  Tra- 
pani segnatamente,  ove  à  occupato  le 
cariche  più  distinte;  epperò  ella  porta 
per  primo  ceppo  al  dir  di  Mugnos 
un  Domenico  Mollica  regio  milite. 
Fiorirono  :  un  Giovanni  regio  milite 
e  consigliere  per  privilegio  di  re  Al- 
fonso 1441;  un  2°  Domenico  sotto  re 
Giovanni  regio  familiare,  capitano  di 
Castroreale,  ambasciatore  1460;  un 
Pietro  da  Messina,  abitante  in  Alca- 
mo ,  familiare  dello  stesso  re  1463  ; 
un  2°  Giovanni  stabilito  in  Alcamo , 
personaggio  assai  prediletto  a  re  Fer- 


2G4 
dinando  il  Cattolico,  da  cui  ottenne 
speciali  privilegi  1487;  un  Giambat- 
tista capitano  di  Salemi  1508;  un  3° 
Giovanni  alcamese  molto  accetto  al- 
l' imperatore  Carlo  V,  da  cui  ottenne 
conferma  del  suo  stemma  per  se  e 
suoi  1528;  un  Francesco  capitan  di 
galera  1535;  un  Andrea  credenziere 
di  Messina  1573;  un  Andreotto  se- 
greto di  detta  città  1592;  altro  Fran- 
cesco cavaliere  gerosolimitano  1623; 
altro  Pietro  eli'  eresse  in  baronia  una 
sua  salina  detta  d' Incodina  1633.  Da 
lui  una  serie  di  chiarissimi  personaggi, 
che  si  distinsero  in  Trapani  sino  al 
vivente  don  Giuseppe  Mollica  rap- 
presentante di  questa  linea,  mentre 
sembrano  già  estinti  tutt'  altri  rami 
nelle  città  sopra  menzionate. 

Arma  giusta  Mugnos  e  Minutolo  : 
d'azzurro,  con  due  braccia  d'argento, 
in  atto  di  frangere  un  pane  d' oro. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  LI.  12. 
Mollo  —  Famigha  nobile  oriunda  di  Mon- 
talto  in  Calabria,  della  quale  Minu- 
tolo dà  per  primo  ceppo  in  Palermo 
un  Antonio,  da  cui  un  Pietro  1528. 
Vuoisi  estinta. 

Arma  :  d' azzurro,  con  una  molla  di 
argento  posta  in  palo,  accompagnata 
da  due  leoni  controrampanti  e  co- 
ronati d' oro,  sormontata  da  tre  stelle 
dello  stesso  allineate  in  fascia.  —  Ta- 
vola  LI.  13. 

Molocca  —  Antica  feudataria  famiglia  sici- 
liana, stabilita  nelle  due  città  di  Len- 
tini  e  Siracusa  al  servizio  militare  di 
re  Ludovico.  Fra'  baroni  della  prima 


troviamo,  dice  Mugnos,  un  Antonio 
Molocca  miles;  fra  quelli  della  seconda 
un  Guglielmo  barone  del  feudo  di 
Tardello.  Si  distinsero  poi  :  un  Gio- 
vanni senatore  di  Lentini  sotto  re 
Federico  II;  un  Ruggiero  senatore 
come  sopi-a  1388;  un  Giovanni  capi- 
tano 1394;  un  Gualterio  giurato  1400; 
un  Nicolò  barone  di  Molocca,  essendo 
che  un  tal  nome  fu  dato  al  feudo  da 
lui  acquistato,  e  governatore  della 
Camera  Reginale  1438. 

Arma  :  d' oro ,  con  un  albero  di 
verde,  sormontato  da  un  uccello  d'az- 
zurro, ed  un  leone  di  rosso  posto  nel 
canton  sinistro  della  punta.  Corona 
di  barone.  —  Tav.  LI.  u. 
Monaco  0  del  Moiiaco — Abbenchè  il  Mugnos 
unifichi  questa  nobile  famiglia  origi- 
naria di  Francia  portante  un  triplice 
nome  di  Monaco,  Del  Monaco,  0  Lo- 
monaco,  pure  noi  rispettando  il  ma- 
noscritto degli  stemmi  del  Villabianca 
che  porta  quello  di  Lomonaco  assai 
diverso  dall'altro  di  Del  Monaco  del 
suddetto  scrittore,  abbiamo  creduto 
conservare  questa  distinzione  pel  dip- 
più  che  potrebbe  occorrere  in  fatto 
di  controversie  di  famiglia,  e  in  vista 
di  ulteriori  documenti.  Rimonta  ella 
dunque  ,  giusta  il  predetto  Mugnos , 
air  epoca  di  Carlomagno,  in  cui  Gio- 
vanni de  Arles  suo  altiero  uomo  as- 
sai virtuoso,  che  per  ferita  ed  interes- 
santi servigi  la  signoria  d'  una  grossa 
villa  in  Linguadoca  ottenne;  quale  del 
Monaco  fu  detta.  Di  là  il  mutamento 
del  cognome;  imperocché  vita  solita- 


ria  0  monastica  ei  tenne,  e  qual  beato 
papa  Silvestro  noverollo.  Vanta  un 
cardinal  Giovanni  di  Avignone,  cele- 
bre per  una  sua  Glosa  sopra  i  De- 
cretali; un  Monaco  Del  Monaco  inven- 
tor  della  polvere  e  della  bombarda 
13601,  ed  altri  illustri  che  per  brevità 
tralasciamo.  Intanto  un  ramo  di  essa 
sotto  re  Alfonso  come  vuole  Ammi- 
rato passò  in  Napoli,  stabilendosi  in 
Cosenza;  da  dove  si  diramò  in  Sici- 
lia, cioè  a  dire  in  Messina,  Palermo, 
Trapani.  Ed  in  vero  un  Francesco 
Del  INIonaco  in  compenso  di  militari 
servigi  ebbe  da  detto  re  concesso  l'uf- 
ficio di  maestro  razionale  di  toga  corta 
1442  e  governatore  della  Camera  Re- 
ginale  1449 ,  Gasandosi  in  Messina. 
Un  Andrea  fu  senatore  in  Palermo 
1406;  un  Pierlnca  maestro  di  sala  di 
re  Federico  III,  ed  un  Antonio  per 
militari  servigi  una  rendita  di  onze  60 
in  feudo  si  ebbe,  non  che  molti  altri 
doni.  Un  Federico  ed  un  Pietro  fratelli 
si  Gasarono  nobilmente  in  Trapani. 

Arma  giusta  INIugnos  :  d' oro  ,  con 
tre  pali  d'azzurro,  diviso  del  [)riino, 
con  tre  chiodi  di  nero  appuntati;  lo 
scudo  cimato  da  elmo ,  coronato  al- 
l'antica, cimato  da  un  grifo  coronato, 
tenente  nella  zampa  destra  una  gra- 
nata accesa.  Motto:  ht  sola  anunum 
meìitemque  pur  iris  gloriam.  —  Ta- 
vola LIl.  1.  Pel  2"  stemma  v.  app. 
Monastra  —  Il  Minutolo  ci  offre  per  primo 
ceppo  di  questa  famiglia  in  Sicilia  un 

1)  Taluni  dicono  un  Bertoldo  Schu-art:  monaco  benedettino 
inventò  1330. 


265 
Pietro  Monastra,  nobile  di  Girgenti, 
capitano  giustiziere  e  giurato  di  detta 
città  1440,  cui  segui  un  Filippo  ca- 
pitandarme  e  giurato  1520;  e  poi  un 
Vincenzo  capitano  come  sopra  1574. 
Arma  :  d'  azzurro,  con  un  monte  di 
cinque  cime  d'oro,  sormontato  da  cin- 
que stelle  dello  stesso  poste  3  e  2. 
—  Tav.  LII.  2. 
Moncada  —  Il  Mugnos ,  Inveges ,  Beuter , 
Barel,  Villabianca,  e  con  particolarità 
Lengueglia  diffusamente  parlano  di 
questa  antichissima  celebre  e  nobile 
famiglia,  che  fanno  derivare  da  Dapi- 
fero figlio  di  Teodone  duca  di  Baviera: 
la  quale  dall'impresa  d'incatenare  due 
monti  nella  Catalogna  nel  sito  di  Sar- 
degna, onde  fortificarsi  dagli  assalti 
de'  Mori,  prese  il  nome  di  Monteca- 
teno,  volgarmente  Moncada;  illustre 
prosapia  che  tanto  si  distinse  negli 
avvenimenti  de'  catalani  principi,  e 
degli  aragonesi  monarchi.  Le  battaglie 
di  Urgel,  di  Narbona,  di  Almeria,  di 
Ubeda,  dell' Alcoraz,  di  Seminara,  le 
conquiste  di  Lerida,  di  Majorca,  di 
Sardegna,  della  Sicilia,  di  Napoli,  e 
del  Gerbe,  o  felicitate  furono  dal  va- 
lore, 0  facilitate  dal  sangue  di  questa 
grande  stirpe,  che  apparentò  con  case 
sovrane  diramandosi  in  vari  rami.  Ci- 
tiamo di  volo  i  due  famosi  Ugo  di 
Moncada  gran  capitano  spagnuolo  al 
servizio  di  Carlo  ^TII,  e  Francesco  di 
Moncada  conte  d'Ossone  marchese  di 
Aitona ,  generahssimo  delle  truppe 
spaglinole  ne'  Paesi  Bassi  1633.  Ep- 
però  un  Guglielmo   P^aimondo  Mon- 


266 

cada  secondogenito  del  sig.  d'Aitona 
la  trapiantò  in  Sicilia  nel  1282,  es- 
sendo al  servizio  militare  di  re  Pie- 
tro d'Aragona,  e  guerreggiando  contro 
Carlo  d' Angiò  :  fu  desso  signore  del- 
l'isola di  Malta,  che  poscia  al  suo  re 
Federico  II  cedette  e  n'  ebbe  in  com- 
penso Agosta  col  castello  e  terra  di 
Melilli;   indi   gonfaloniere   di  re  Lu- 
dovico. Fiorirono  in  oltre:  un  2"  Gu- 
glielmo primo  conte  d'Agosta  per  con- 
cessione di  re  Federico  II  1336,  che 
l'onorò  del  trattamento  di  suo  con- 
sanguineo; personaggio  importante  in 
quelle   tremende  fazioni   di   Latini    e 
Catalani,  e  nelle  quali  presero  parte 
le  potenti  famiglie  degli  Alagona,  Pa- 
lizzi,  Chiaramente  e  Ventimiglia,  pe- 
rocché fu  il  detto  conte  imprigionato 
e  poscia  fatto  morire  di  veleno  1348; 
un  Matteo   primo   conte   di   Adornò, 
gran  siniscalco,  governatore   del  re- 
gno,  vicario  e  capitan   generale   nei 
ducati  di  Neopatria  ed  Atene  in  Gre- 
cia, concessionario  delle  città  di  Co- 
rinto ed  Argo  nella  Morea,  non  che 
della  baronia  di   Pantano  in  Sicilia, 
unitamente   alla  fiumara   di   s.  Leo- 
nardo;   un   3°   Guglielmo  Raimondo 
celebre  per  avere  rapito  dal  castello 
Orsino    di    Catania  la   regina   Maria 
tenuta  prigione   dal   conte   Artale  di 
Alagona  suo  potente  rivale,  perlocchè 
da  re  Martino  ebbe  in  compenso  l'i- 
sola di  Malta  e  del  Gozzo  col  titolo 
di  marchese ,   non  che   quella  di  Li- 
pari, unitamente   alle  città  di  Naro, 
Mineo,  Sutera,   terra  di  Delia,  Mus- 


somele,  Manfrida,  Gibellina,   Favara, 
Misilmeri,  Massari,  e  Rocca  di  Mon- 
gellino    1392,   inoltre   contestabile  e 
capitan  generale  dell'armata  catalana 
in  Sicilia,  maestro  giustiziere  del  re- 
gno,   e  capitan   generale  di  tutta  la 
cavalleria,  col  titolo  di  conquistatore 
della  Sicilia,  avendo  perciò   avuto  in 
compenso  la  baronia  delli  Diesi,  i  vas- 
sallaggi di  Sortino,  Feria  e  Montecli- 
maco,   poi  la   concessione  degli  stati 
di  Calatafimi,  Alcamo,  Calattimo,  Fa- 
vignana,  Levanzo  e  Maretimo,  in  fine 
erede  del   contado  di  Navara,   Tripi, 
Saponara,  e  de'  due  Militelli  di  casa 
Palizzi,  e  comechè   del   partito   anti- 
regio essendogli  stati  confiscati  tutti 
i  beni,  di  dolore  ne  mori  l'anno  1398; 
altro  Matteo  dalla  regina  Bianca  eletto 
capitan   generale   della   cavalleria   di 
Sicilia,  e  da  re  Alfonso  capitan  gene- 
rale di  tutto  l'esercito,  avendo  al  re  ce- 
duto Agosta  con  riceverne  invece  Cal- 
tanissetta,  fortezza  di  Pietrarossa,  Sa- 
line ,  Cammarata ,   castelli  e  feudi  di 
Pietra  d'Amico  e  Motta  di  s.  Agata; 
un  4°  Guglielmo   conte   di    Caltanis- 
setta,  gran  cancelliere,  e  gran  camer- 
lengo del   regno  1441  ;    un   Antonio 
fratello  del  precedente  conte  di  Cal- 
tanissetta  investito  1466;    un  Gian- 
tomniaso  conte  di  Adornò  e  Caltanis- 
setta,   maestro   giustiziere  di   Sicilia 
1463,  gran  camerlengo  del  regno  di 
Napoli,   gentiluomo  di  camera   di  re 
Giovanni    suo   governatore    generale 
delle  ai^mi  in  Agosta,  capitan  generale 
dell'  armata,  due  volte  viceré  del  re- 


G'no  1475-77.  e  come  Amico  attesta 
uomo  assai  valoroso  nello  anni  e  nelle 
scienze;  un  Q°  Guglielmo  Raimondo 
generale  delle  armi,  maestro  giusti- 
ziere 1502,  in  fine  barone  della  terra 
di  Serradifalco  ;  un  3°  Antonio  capitan 
generale  delle  armi,  e  acquistatoro  della 
terra  di  Motta  di  s.  Anastasia  1522; 
un  Francesco  conte  di  Adornò  e  Cal- 
tanissetta,  vicario  generale  in  Sira- 
cusa 1542,  nelle  valli  Demone  e  Noto, 
e  nelle  città  di  Catania  ed  Agosta, 
primo  principe  di  Paterno  1565;  un 
Cesare  vicario  generale  e  capitandar- 
me  in  Siracusa  e  Catania;  altro  Fran- 
cesco fondatore  del  collegio  de'  Ge- 
suiti e  del  convento  de'  Cappuccini  in 
Caltanissetta,  avendo  acquistato  il  ce- 
lebre palazzo  di  Ajutamicristo  in  Pa- 
lermo, in  fine  capitan  generale  delle 
armi  del  regno  ;  un  4"  Antonio  detto 
di  Aragona  per  legge  speciale,  primo 
duca  di  Montalto  investito  1600  ca- 
valiere del  Toson  d'Oro  1609;  un 
Luigi  Guglielmo  presidente  generale 
del  regno  1635-38,  benemerito  per 
molte  opere  pubbliche  in  Palermo, 
terrore  de'  ladri  di  campagna,  viceré 
in  Sardegna  1647  e  nel  regno  di  Va- 
lenza 1657,  cavaliere  del  Toson  d'Oro, 
commendatore  di  Belvis  della  Sierra, 
tre  volte  grande  di  Spagna,  generale 
della  cavalleria  di  Napoli,  maggior- 
domo maggiore  di  re  Carlo  li,  infine 
cardinale  di  Santa  Cliiesa;  un  Ferdi- 
nando tre  volte  grande  di  Spagna, 
principe  di  Paterno,  ed  ultimo  duca  di 
Montalto  e  di  Bivona;  la  cui  unica  n- 


267 

glia  Caterina  congiunta  essendo  in  ma- 
trimonio a  Giuseppe  di  Toledo  duca  di 
Ferrandina,  lo  stato  di  Paterno  venne 
a  passare  a  Luigi  Guglielmo  Moncada 
duca  di  s.  Giovanni  e  conte  di  Cam- 
marata,  derivato  da  Ignazio  secondo- 
genito di  Antonio  principe  di  Paterno 
e  primo  duca  di  Montalto,  la  di  cui  li- 
nea venne  a  continuare  sino  al  vivente 
piùncipe  di  Paterno  D.  Corrado  INIon- 
cada  e  Bajada.  Altro  ramo  di  questa 
famiglia  scorgiamo  ne'  principi  di  Mon- 
forte  e  conti  di  s.  Pieri,  derivati  da 
Federico  Moncada  barone  di  Tortoreto, 
di  INIonforte  e  di  s.  Pietro  1530,  qual 
figlio  di  Guglielmo  Raimondo  conte 
di  Adornò  e  Caltanissetta.  Furono  chia- 
ri :  un  Giuseppe  conte  di  s.  Pieri  e 
primo  principe  di  Monforte  1628;  un 
Giannantonio  1727  vicario  generale 
in  difesa  della  r.  Sanità  in  Messina; 
un  Emmanuele  1766  cavaliere  del 
s.  Gennaro  e  commendatore  di  Ca- 
strotorafo  di  s.  Giacomo;  un  Jago  gen- 
tiluomo di  camera,  tenente  generale 
dell'esercito  e  grande  di  Spagna  di 
seconda  classe.  Rappresenta  oggi  que- 
sto ramo  Guglielmo  Raimondo  Mon- 
cada e  Galletti  principe  di  Monforte 
e  conte  di  s.  Pieri,  in  oltre  principe 
di  Soria  e  marchese  di  Santamarina, 
titoli  pervenutigli  per  successione  ma- 
terna. Il  di  lui  primogenito  Giovanni 
Euo'enio  s'intitola  conte  di  s.  Pieri  e 
principe  di  Soria,  Da  questo  ramo  de- 
rivarono i  principi  di  Calvaruso,  inco- 
minciati da  Cesare  INIoncada  fratello 
di  Giuseppe  primo  principe  di  Monforte. 


268 

Arma:  inquartato;  nel  1"  e  1°,  di 
nero,  con  un  leone  coronato  d'  oro  ; 
nel  2°  e  3°,  fusate  in  Imnda  d' argento 
e  d' azzuro  {per  Baviera  )  ;  sopra  il 
tutto:  partito  nel  1°  di  rosso  con  sei 
pani  e  due  mezzi  d'  oro,  {per  Mon- 
cada  )  ;  nel  2°  di  rosso  con  quattro  pali 
d'  oro  {per  Aragona  ).  Mantello  e 
corona  di  principe,  cimata  da  un  leone 
passante  e  coronato  d'oro,  la  testa  ri- 
,     voltata.  —  Tav.  XLVIII.  e. 

Mondello  —  Di  rosso,  con  un  leone  d'oro, 
tenente  con  le  zampe  un  globo  d' ai*- 
gento,  sormontato  da  una  croce  d'o- 
ro.—  Tav.  Lll.  3.  (Villabianca). 

MoilforlC  —  Famiglia  nobile  messinese,  della 
quale  il  Minutolo  ci  presenta  un  Ni- 
colò Monforte  1422.  Fiorirono:  Fran- 
cesco capitan  di  Milazzo  1527;  Bar- 
tolo console  di  mare  1558;  ed  un  2° 
Francesco  giudice  della  G.  Corte  1573. 
Arma  :  di  rosso,  con  un  leone  d'oro, 
tenente  colle  zampe  uno  scudo  d'az- 
zurro, caricato  da  cinque  ermellini  di 
argento,  ordinati  in  s.  Andrea.  —  Ta- 
vola  LII.  4. 

MonjfiardillO  —  Giusta  il  Minutolo  famiglia 
d'una  chiara  nobiltà  nella  città  di 
Trapani.  Il  primo  che  di  essa  figura 
è  un  Giovanni  Mongiardino  senatore 
e  nobile  di  Trapani  1414.  Segue  la 
linea  con  altri  distinti  personaggi  che 
occuparono  la  stessa  carica. 

Arma:  di  verde,  con  un  albero  al 
naturale,  piantato  sopra  un  monte  di 
tre  cime  d' oro.  —  Tav.  LII.  s. 

Monroy  —  Il  Villabianca,  colla  scorta  di  Lo- 
pez  de   Haro   nohiliario  di   Spagna, 


dice  trarre  origine  questa  antica  e  no- 
bilissima famiglia  dalla  prov.  d' Estre- 
madura  in  Ispagna,  ove  oltre  agli  ere- 
ditari stati  di  Monroy,  da  cui  prese  il 
nome,  fu  arricchita  della  contea  di 
Delestosa,  del  marchesato  di  Velbis, 
degli  stati  di  Almaras,  Boccadiglia  ed 
altri.  Commendansi:  un  Alonso  Mon- 
roy gran  maestro  dell'  Ordine  d'  Al- 
cantara, ed  altri  illustri  cavalieri  che, 
giusta  il  Surita  Annali  di  Aragona  , 
occuparono  supremi  carichi  ne'  regni 
di  Castiglia  e  d'Aragona.  Il  primo 
che  di  questa  famiglia  passò  in  Sicilia 
fu  un  Gonsalvo  de  Monroy  a'  servigi 
di  re  Alfonso ,  militando  a  proprie 
spese  neha  ricuperazione  delle  isole 
di  Sardegna  e  di  Corsica,  e  nell'  as- 
sedio della  città  di  Napoli  in  soccorso 
della  regina  Giovanna ,  perlochè  ne 
ebbe  concesse  rendite  colla  terra  e 
stato  della  Motta  s.  Anastasia,  i  feudi 
di  Frassina  e  Brieri,  l' almii^antado  di 
Malta  e  le  tonnare  di  s.  Vito  e  Bo- 
nagia,  come  dall' Ansalone  de  sua  fa- 
milia.  Altro  passaggio  rileviamo  dal 
Villabianca  per  un  Ferdinando  di  Mon- 
roy y  Zunica  cavaliere  di  s.  Giacomo 
della  Spada,  prefetto  della  cavalleria 
di  Spagna ,  cameriere  maggiore  del 
principe  D.  Giovanni  d' Austria,  mae- 
stro razionale  di  cappa  e  spada,  am- 
basciatore straordinario  di  re  Filip- 
po IV  in  Polonia,  reggente  della  vi- 
caria di  Napoli,  castellano  del  Castel- 
lammare di  Palermo  1659,  ed  in  fine 
marchese  di  Garsigliano  1664,  in  com- 
penso   di   suo    valore    militare    nelle 


guerre  combattute  di  Fiandra,  e  nella 
battaglia  navale  presso   Ivica.    Sposò 
una   Perdio   erede   della  baronia   di 
Pandolfina,  nonché  de'  feudi  di  s.  Bar- 
tolommeo,  della  Salina  e  della  Culla. 
Fiorirono  in  oltre:    Alonso  figlio  del 
precedente  ,    cavaliere   dell'  ordine  di 
s.  Giacomo   della  Spada,  governatore 
del   Monte  di   Pietà  16S7,   investito 
del  marchesato  di  Garsigliano  1689; 
Ferdinando  primo  principe  di  Pandol- 
fina 1733,  l)arone  del  Celso    per  ra- 
gion di  matrimonio ,   capitano  giusti- 
ziere di  Palermo  1741,  essendo  stato 
ministro  superiore  della  nobile  com- 
pagnia della  Carità  1723,  e  governa- 
tore del  Monte  di  Pietà  1728;  altro 
Alonso   gentiluomo   di   camera   di  re 
Carlo  III,    deputato    del  regno,    due 
volte  Aàcario  generale  di  vai  di  Maz- 
zara  1747-48,  investito  de'  sopradetti 
stati  1748;  Salvatore  cavaliere  gero- 
solimitano di  devozione  1762;  Ferdi- 
nando 3",  principe  di  Pandolfina ,  ba- 
rone di  s.  Anna  e  di  Arcodaci  di  pro- 
venienza Riccio  sua  moglie,  superiore 
della  nobile   compagnia  della   Carità 
1761,  governatore  del  Monte  di  Pietà 
1772,    capitano   giustiziere  e  pretore 
di  Palermo  1790   ;  Gianfrancesco  a- 
bate    delle    due    abazie    parlamentari 
del  regno    di  s.  Gregorio  lo    Gibiso, 
e  di   s.  Filippo   lo    Grande;  Alonso- 
Alberto  principe  di  Pandolfina,  molto 
ammirato  per  1'  altezza  delle  sue  idee 
e  generosità,  governatore  del  Monte, 
colonnello  delle  r.  truppe,  gentiluomo 
di  camera,   cavaliere  del  s.  Gennaro 


269 
e  commendatore  del  r.  ordine  di  Fran- 
sco  I;  Ferdinando  4",  pinncipe  di  Pan- 
dolfina, marchese  di  Garsigliano  ecc. 
commendatore  degli  ordini  di  s.  Anna 
e  de"  ss.  Maurizio  e  Lazzaro,  senatore 
del  regno;  Gaetano  figlio  del  preceden- 
te, principe  di  s.  Giuseppe  e  deputato 
al  parlamento  italiano.  Citiamo  in  ol- 
tre Giuseppe  fratello  del  precedente 
Ferdinando ,  maggiordomo  di  setti- 
mana di  re  Ferdinando  11;  Alljerto  di 
lui  figlio ,  maggiordomo  di  re  Fran- 
cesco II ,  e  finalmente  Alonso  -  Al- 
berto Monroy  Ascenso  e  Spadafora, 
principe  di  INIaletto  e  Venetico,  duca 
di  s.  Rosalia,  titoli  in  lui  ricaduti  per 
legittima  successione  delle  nobih  fa- 
miglie Ascenso  e  Spadafora. 

Leva  per  arme  giusta  i  citati  scrit- 
tori: inquartato;  nel  1°  e  4°,  di  rosso, 
col  castello  d' oro,  torricellato  di  tre 
pezzi,  chiuso  e  fincstrato  di  nero;  nel 
2°  e  3°,  di  vajo  pieno;  sopra  il  tutto  d'o- 
ro, con  quattro  pali  o  meglio  verghette 
di  rosso;  e  la  bordura  d'azzurro,  ca- 
l'icata  da  otto  crocette  mulinate  d"  ar- 
gento. Lo  scudo  accollato  da  trofeo 
militare,  sormontato  da  corona  di  prin- 
cipe. —  Tav.  XIL.  g. 
MonlaibailO  —  Dal  Villabianca  Opuscoli , 
raccogliamo  un  Giantommaso  Montal- 
bano  investito  del  portulanato  di  Li- 
cata 1764,  rettore  dell'Ospedale  di 
s.  Bartolomeo,  ed  altri  distinti  per- 
sonaggi ,  tra'  quali  un  Emmanuele 
Montall)ano  e  Guccia  cavaliere  gero- 
solimitano di  grazia. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  monte  di 

34 


270 

oro  di  cinque  cime,  piantato  sopra  un 
mare  fluttuoso  d'  arG-ento.  —  Tavo- 
LA  LII.  7.  (Villal)ianca). 
Montallo^ — -Il  Mugnos  fa  riflettere  essere 
questa  una  nobile  e  distinta  famiglia 
originaria  di  Napoli,  perocché  ivi  pria 
del  reggimento  de'  Normanni  fa  si- 
gnora della  terra  e  castello  di  Mon- 
t'Alto.  Un  Riccardo  disgustato  col 
re  Carlo  d'Angiò  passò  in  Sicilia  ai 
servigi  militari  di  re  Giacomo  d'Ara- 
gona, da  cui  la  baronia  di  Buccheri, 
d'  Odrogrillo  ad  altri  feudi  in  premio 
ottenne.  Fiorirono  :  Giordano  barone 
di  Buccheri  ;  Giovannuzzo  cavaliere 
di  gran  valore  sotto  re  Federico  III; 
Troisio  signore  del  Prato  Molocca,  e 
di  Chimusa  ;  altro  Giovanni  straticoto 
di  Messina;  in  oltre  in  Siracusa;  un 
Guglielmo  commendatore  di  san  Gia- 
como della  Spada  pretoi^e  di  Paler- 
mo e  maestro  razionale  della  Zecca 
di  Napoli;  Antonio  capitano  di  Pa- 
lermo ;  altro  Antonio  avvocato  fiscale 
e  vicario  generale  del  regno  1538; 
Giovanni  molto  favorito  da  re  Fe- 
derico III  e  gran  siniscalco  del  regno; 
un  3°  Antonio  ed  un  Troigio  ch'eb- 
hero  infine  il  titolo  di  regi  cavalieri 
e  consigliein.  Né  possiamo  passar  sotto 
silenzio  il  famoso  dottor  Ludovico  Mon- 
talto  avvocato  fiscale  reggente  della 
vicaria  di  Napoli  ecc.  Vanta  non  pochi 
cavalieri  gerosolimitani ,  tra  i  quali 
si  distinsero  fra  Ruggiero  gran  com- 
mendatore e  primo  gran  croce  in  Si- 
ciha  1360,  fra  Antonio  1529,  fìvà  Mi- 
chele 1542,  che  furono  nell'assedio  di 


Rodi,  ed  il  commendatore  fra  Giam- 
battista 1558  che  fu  nell'  assedio  di 
Malta  e  morto  in  s.  Telmo. 

Arma:  palato  di  rosso,  e  d' argen- 
to. Corona  di  ìjarone.  Cimiero  un 
grifo  nascente  d'oro  tenente  un  monte 
dello  stesso.  Divisa,  Buriora  concoxit. 
—  Tav.  LII.  15. 
Moil (aperto  —  Famiglia  d'una  chiara  ed  an- 
tica nobiltà  derivata  dalla  Mongrana 
di  Francia,  giusta  quanto  ne  riferisce 
Guglielmo  Paradino  e  riporta  il  jNIu- 
gnos.  Fu  incominciata  in  Sicilia  al 
dir  di  ^^illahianca  da  Giammatteo  INIon- 
taperto  commilitone  di  re  Ruggiero, 
il  di  cui  fi  alio  Giordano  ottenne  da 
detto  re  il  castello  e  le  Raffe  del  vinto 
saraceno  Ali,  d' onde  il  nome  di  Raf- 
fadali  feudo  e  titolo  della  famiglia 
Montaperto.  Dalla  quale  è  tradizione 
esser  derivato  il  glorioso  s.  Gerlando 
vescovo  di  Girgenti,  che  il  Villabianca 
non  crede  affermare  per  manco  di 
documenti.  Frai  personaggi  illustri  di 
essa  meritano  speciale  menzione:  Bar- 
tolommeo  valoroso  capitano  nella  di- 
fesa di  Mazzara  contro  i  francesi  1316 
e  capitano  giustiziere  di  Palermo  1321; 
Nicolò  nobile  agrigentino  arcivescovo 
di  Palermo  1380;  Giovanni  vescovo 
di  Mazzara;  Lamberto  signore  di  molti 
feudi  ;  Luigi  consigliere  di  re  Martino 
1397  ;  Giangaspare  erede  e  rappre- 
sentante r  illustre  casa  liberti  ;  Anto- 
nio detto  miles  luogotenente  del  mae- 
stro giustiziere  del  regno  1431;  Gio- 
vanni investito  dello  stato  di  Rafiadali 
1453;  Pietro   deputato   del   regno   e 


pretore  di  Palermo  1524,  che  edificò 
la  terra  di  RafFadali  avendone  otte- 
nuto il  privilegio  di  popolarla  1507, 
e  l'altra  di  Montaperto  1523;  Nicolò 
tre  volte  capitano  giustiziere  di  Pa- 
lermo 1545  investito  de'  titoli  di  sua 
famiglia  1556;  Giuseppe  primo  mar- 
chese di  Montaperto  1587;  Francesco 
investito  1628;  Nicolò  Giuseppe  pri- 
mo principe  di  Raffadali  1646  cava- 
liere di  s.  Giacomo  della  Spada  de- 
putato del  regno  e  pretore  di  Paler- 
mo 1654;  altro  Francesco  investito 
1682,  capitano  di  Palermo  in  detto 
anno  e  pretore  1683;  Domenico  de- 
putato del  regno,  capitano  di  Paler- 
mo 1689  e  pretore  1690;  Ottavio  in- 
vestito 1698,  capitano  di  cavalleria, 
gentiluomo  di  camera  di  re  Vittorio 
Amedeo  di  Savoja,  deputato  del  re- 
gno, capitano  giustiziere  di  Palermo 
1703  e  pretore  1712;  Bernardo  inve- 
stito 1719,  gentiluomo  di  camera,  de- 
putato del  regno,  capitano  di  Paler- 
mo 1732,  e  pretore  1743,  il  di  cui 
fratello  Antonino  fu  duca  di  s.  Eli- 
sabetta, gentiluomo  di  camera,  mini- 
stro plenipotenziario  presso  la  corte 
di  Polonia,  inoltre  letterato  di  pregio 
e  governatore  della  Pace  di  Palermo 
1746;  Salvatore  investito  1765,  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Ferdinando  I 
1768,  cavaliere  del  s.  Gennaro,  e  del- 
l' ordine  gerosolimitano ,  tenente  co- 
lonello  de'  reali  eserciti,  ed  infine  mi- 
nistro plenipotenziario  presso  la  corte 
di  Danimarca  1773.  Segue  la  linea 
sino  a  Bernardo  Montaperto  e  Cala- 


271 

scibctta  ultimo  princi})G  di  Pv,afltidali, 
per  la  di  cui  morte  tutti  i  titoli  pas- 
sarono in  retaggio  alla  maggiore  delle 
tre  figlie  Antonietta. 

Arma  :  diviso,  nel  1°  d'  azzurro,  con 
quattro  sbarre  d' argento,  accompa- 
gnate da  novo  rose  dello  stesso  (per 
Montaperto);  nel  2''  di  rosso,  con  una 
mezz'  aquila  d'argento,  movente  dalla 
partizione  a  destra;  semipartito  scac- 
cheggiato d' azzurro  e  d' oro  di  cin- 
que file  (per  Uberti);  Mantello  e  co- 
rona di  principe  cimata  da  un  cava- 
liere armato,  tenente  nella  destra  una 
lancia  in  atto  di  ferire ,  nella  sinistra 
lo  scudo,  il  cavallo  sellato,  ed  imbri- 
gliato, galoppante  nelle  fiamme  di  ros- 
so. —  Tav.  L.  0. 
Monteliaiia  o  Muliliana  —  La  famiglia  JMuti- 
liana,  corrottamente  detta  Monteliana, 
come  scrive  il  Sigonio  ed  appoggia 
il  Mugnos ,  deriva  d' Alemagna ,  ve- 
nuta in  Italia  con  Ottone  I  a.  964. 
Ivi  ricca  e  potente,  di  fazione  ghibel- 
lina, essendoché  un  Guidone  fu  pa- 
rente dell'imperatore,  venne  dalla  fa- 
zione opposta  perseguitata  ed  immi- 
serita; fu  forza  quindi  che  l'impera- 
tore Federico  II  ne  conducesse  i  di 
lui  figli  Alarcene,  Riccardo  e  Roberto 
in  Sicilia  1239  a  miglior  fortuna. 
Ed  in  vero  un  Riccardo  il  governo 
di  Aa;ria;ento  si  ebbe;  un  2"  Riccardo 
la  baronia  del  feudo  di  Nadoro  ;  un. 
Antonio  regio  cavaliere  il  feudo  del 
Giardinello.  In  fine  si  sa  che  dessa 
si  stabili  in  Sciacca,  ove  godè  di  o- 
norati  carichi. 


272 

Arma:  d'oro,  con  un  monte  di  cin- 
que cime  di  rosso.  Corona  di  ba- 
rone. — •  Tav.  LII.  s. 

Morano  —  Sotto  re  Federico  II  da  Catan- 
zaro, dice  Mugnos,  un  Gianluigi  Mo- 
rano de'  baroni  di  Gagliano  e  Cutro- 
nei  venne  in  Caltagirone,  ove  piantò 
sua  famiglia ,  ed  un  Rainero  da  re 
Martino  ottenne  poscia  la  baronia  del 
feudo  della  Canzaria.  Un  Valerio  fra- 
tello di  detto  Gianluigi,  sotto  re  Mar- 
tino eletto  capitano  del  Monte  Erica 
s.  Giuliano  vi  si  stabili  diffinitiva- 
mente  e  chiarissima  quindi  la  famiglia 
divenne.  Altro  Valerio  nel  1487  ac- 
quistò la  baronia  delle  Saline  di  Tra- 
pani, ove  passò  ad  abitare,  fondando 
altro  nobile  e  distinto  casato,  peroc- 
ché le  prime  nobili  cariche  di  detta 
città  ei  tenne.  Si  sa  dal  Minutolo  poi 
che  un  Polidoro  fu  inviato  ambascia- 
tore al  re  di  Tunisi  1507,  e  che  un 
Gianfrancesco  1623,  ed  un  altro  Po- 
lidoro 1691  furono  cavalieri  geroso- 
limitani. 

Arma  giusta  il  Minutolo  :  di  rosso, 
con  una  fascia  d'oro,  caricata  da  cin- 
que stelle  d' azzurro  ,  accompagnata 
da  nn  monte  d'oro  di  cinque  cime 
movente  dalla  punta,  ed  una  colomba 
d'argento  con  ramo  d'oliva  nel  becco, 
posta  suUa  sommità.  Corona  di  bai'o- 
ne.  —  Tav.  LII.  9. 

Morello  —  Questa  famigha  trae  origine  dal- 
l'antica  Castileoni  di  Milano,  come 
accenna  il  Martirano  segretario  di 
Carlo  V  con  queste  parole  :  Maurelli 
jorius  Castileoni  dicehantur,  sunt  qui 


dicuni  a  Mantua  Ciselpnae  GoUiae 
urbe  oriundas,  alii  vero  Mediolano. 
Fu  portata  in  Siciha,  al  dir  di  Mu- 
gnos, da  un  Gandolfo  Morello  nobile 
milanese  a  tempo  de'  Guelfi  e  Ghi- 
bellini Gasandosi  in  Messina ,  d' onde 
la  famiglia  si  sparse  in  altre  città  del- 
l'isola,  e  precipuamente  in  Caltanis- 
setta,  ove  giusta  il  Villabianca  un  Fer- 
dinando Morello  e  Gueli  acquistò  la 
baronia  del  Trabonello  1747. 

Arma:  di  rosso,  con  un  castello  a 
tre  torri  merlate  d'oro  di  cinque  pezzi, 
sinistrato  da  un  leone  dello  stesso, 
rampante  contro  la  porta  aperta  del 
campo.  Corona  di  barone.  Cimiero: 
un  cavallo  morello  nascente  e  inal- 
berato.—  Tav.  LII.  n. 
Morfino  —  Oriunda  da  Verona  questa  fa- 
miglia, secondo  accenna  il  Manente 
nella  sua  Cronaca  Veronese,  vuoisi 
derivare  dalla  Nogaroli ,  stante  un 
Vanni  di  Guglielmo  di  Nogaroli  essere 
stato  il  primo  a  cognominarsi  Mor- 
fino senza  lasciare  l' antico  di  Naga- 
roli  per  aver  mostrato  calva  la  testa 
in  occasione  d'una  giostra  in  Verona 
1261.  Il  Mugnos  afferma  essere  stata 
in  Siciha  portata  da  un  Guglielmo 
Morfino  de'  Nogaroh  di  Savona  1428, 
capitano  de'  fabrici  regi  in  Alcamo 
ed  a'  servigi  del  conte  di  Modica.  Da 
lui  vari  distinti  personaggi  che  si  di- 
ramarono in  Salemi  e  Palermo,  for- 
mando i  baroni  della  Cambuca,  e  di 
Bellavilla. 

Arma  :  d'  azzurro ,    con  una  banda 
d' oro,  bordata  d' argento,  caricata  da 


un'aquila  spiegata  e  coronata  di  ne- 
ro, unghiata  di  rosso,  afferrante  cogli 
artigli  due  testudini  di  verde,  in  atto 
di  gettarle  sopra  un  capo  calvo  al 
naturale,  posto  sopra  un  grosso  sasso 
di  azzurro.  Corona  di  barone. — Ta- 
vola  LII.  12. 

Hoi'isco  —  Famiglia  nobile  siracusana,  co- 
me scrive  INIugnos,  portata  in  Noto, 
ove  figurò  tra  le  più  antiche  feuda- 
tarie, occupato  avendo  le  nobili  cari- 
che di  giurato  e  capitano  giustiziere. 
Arma:  d'oro,  con  una  testa  di  Moro 
attortigliata  d' argento. — Tav.  LII.  i3. 

Morra  o  Di  Morra — Antichissima,  nobile,  mi- 
litare famiglia  gota,  perocché  al  dir 
di  Mugnos  un  Morra  d'Acerenza  ca- 
pitano a'  servigi  di  Totila  re  de'  Goti 
nel  partire  da  Sicilia  fu  in  un  attacco 
destinato  a  guardia  dei  confini  del  re- 
gno. Dopo  di  lui  il  nome  fu  mutato 
in  cognome;  opperò  si  noti  che  tutti 
i  signori  di  casa  IMorra  eljbero  lia- 
ronie  nel  regno  di  Napoli,  propria- 
mente in  provincia  d'Abruzzo,  vantando 
r  onore  d' aver  dato  alla  chiesa  due 
cardinali,  ed  il  papa  Gregorio  Vili; 
e  che  solo  un  Girolamo  secondo^e- 
nito,  virtuoso  cavaliere  con  Marcan- 
tonio Colonna  passò  in  Siciha,  casan- 
dosi  con  Isabella  Montalto  de'  sio-nori 
di  Buccheri,  cpude  baronia  indi  ere- 
ditò. Egli  stesso,  poi  secondochè  scrive 
il  Villabianca,  ne  fu  primo  principe 
per  concessione  di  re  Filippo  IV  1627. 
Da  lui  un  Visconte  Morra  investito 
1640.  Un  Francesco  di  lui  figlio  in- 
vestito  1658  fu  anche  principe  di  Ca- 


273 
strorao  1681,  la  cui  unica  figlia  Isa- 
bella maritata  a  Domenico  Digiovanni 
principe  di  Trecastagne  trasferì  in  que- 
st' ultima  casa  e  beni  e  titoli  a  lei 
pertinenti. 

Arma:  di  rosso,  con  due  spade  di 
argento,  manicate  d'oro,  poste  in  croce 
di  s.  Andrea,  le  punte  in  basso,  ac- 
cantonate da  quattro  ruote  di  sperone 
d'oro.  Corona  di  principe. — Tav.  LII.  i4. 
Morso  —  Famiglia  nobile   itahana,    che  il 
Baronie  vuole  fiorentina,  incominciata 
in  Sicilia  al  dir  di  ]\Iugnos,  Minutolo 
e  del  Villabianca,  da  un  Fiorello  Mor- 
so, personaggio  molto  stimato  da  re 
Ferdinando  I  di  Castiglia  da  cui  ot- 
tenne carico  di  visitatore  degli  ufiìcì 
regi,  e  ne'  suoi  due  nipoti   Nicolò  e 
Giovanni  die  origine   ai  baroni    della 
Favarella  di  qual  titolo  fu  primo  ae 
investirsi    Brandimarte    Morso    linea 
che  va  a  sterelire  ne'  fratelli  Dome- 
nico e  Calalo  Morso ,    ambi   preti  ;  ed 
ai  principi  di  Poggioreale   nel   quale 
ramo  fiorirono  :  un  Giovanni   barone 
di  Gibellina  1485;  un  Antonio  barone 
come  sopra  capitano  di  Palermo  1615; 
un.  Francesco  marchese  di   Gibellina 
e  primo  principe  di  Poggioreale  1643; 
un  Gaspare  investito  1650,  cavaliere 
d'Alcantara;  un  Pietro  investito  1660, 
cavaliere  di  s.  Giacomo   della  Spada 
vicario  generale  e  maestro  di  campo 
in  tempo  della  guerra  di  Messina,  ove 
sostenne  con  gran  valore  il  castello 
e  terra  della  Scaletta,  pretore  di  Pa- 
lermo 1680;  un  Gianfrancesco  inve- 
stito 1720,  essendo  stato  capitano  di 


274 

Palermo  1694,  poi  pretore  172S,  co- 
lonnello negli  eserciti  di  Spagna,  go- 
vernatore di  ]\larsala,  generale  della 
squadra  delle  galere  del  regno ,  ge- 
nerale di  battaglia  sotto  Carlo  VI  im- 
peratore, commendatore  d'Alcantara, 
gentiluomo  di  camera  di  re  Carlo  III 
ed  in  oltre  Ijarone  di  Castellazzo , 
Montelerose ,  Morrasini  Donzelli ,  si- 
gnore dell'  Abbito,  di  Ravanusa  ecc. 
La  linea  si  estinse  colla  di  lui  figlia 
Stefania,  moglie  di  Luigi  Naselli,  conte 
del  Comiso,  nel  di  cui  casato  passa- 
rono i  sopradescritti  l)eni  e  titoli.  Non 
rimane  tuttavia  a  perpetuare  questa 
illustre  famiglia  che  un  ramo  cadetto 
diviso  tra  Comiso  e  Terranova. 

Arma:  di  rosso,  con  un  braccio  ve- 
stito di  verde,  movente  dal  capo,  im- 
pugnante un  morso  di  cavallo  d'oro. 
Corona  di  principe.  —  Tav.  LI.  o. 
Morlillai'O — Famiglia  nobile  originaria  nor- 
manna, investita  delle  baronie  di  Ca- 
drà e  del  Sambuco  nell'  epoca  arago- 
nese, come  dall'elenco  de'  baroni  e- 
seguito  d' ordine   di  re   Federico   nel 
quale  leggesi  AdiuolfoMurtillari:  qual 
diploma  venne  dal  Muscia  e  poi  dal 
Gregorio  pubblicato.  Da   quell'  epoca 
per  una  coordinata  successione  d' uo- 
mini, che  occuparono  le  pili  distinte 
cariche  del  regno  si  perviene  a  Carlo 
Mortillaro  barone  del  Ciantro,  il  quale 
per  avere    sposata  Elisabetta   Arena 
figlia  dell'illustre  i^eggente  del  Con- 
siglio   di   Sicilia   e   di   Santa   Chiara 
presso    re    Carlo   III ,    il    dottissimo 
marchese  Girolamo  Arena,  della  tanto 


nobile  prosapia  degli  Arena  dei  Conclu- 
betti,  fece  si  che  il  di  lui  primogenito 
Antonino  divenisse  marchese  con  di- 
ploma di  re  Carlo  III  1754,  ove  chia- 
ma la  famiglia  Mortillaro  ]jreclarissi- 
ma.  E  poicchè  in  esso  diploma  fu  fatta 
libertà  ai  Mortillaro  d'imporre  il  ti- 
tolo di  marchese  su    qualunque   loro 
terra  avessero  stimato,  il  citato  An- 
tonio per  riverenza  al  suocero  lo  im- 
pose sulla  villa  pervenutagli  dalla  fa- 
miglia Arena,  e  fu  riconosciuto  quindi 
marchese  di  Villarena.   Da  Antonino 
nacquero    Carlo,   Giuseppe  e  Girola- 
mo, i  quali  morirono  celilji,    onde  la 
successione  fu  aperta  in  persona  della 
seconda  linea  cioè  de'  discendenti  del 
fratello  (h  Antonino,  che  fu  Vincenzo 
Mortillaro  ed  Arena,  padre  di  Carlo, 
genitore  dell'  attuale    marchese   Vin- 
cenzo, il  quale  si  el)be  il  privilegio  di 
marchese  riconosciuto  competere  alla 
sua  persona  e  a'  discendenti  suoi,  per 
decisione  della  Commissione  de'  titoli, 
e  per  avviso  del   Consiglio   di  Stato, 
con   rescritto   dei   19  febbraro  1856. 
È  egli  altresì  liarone  del  Ciantro,  ba- 
rone  di    Pedara    cavaliere    costanti- 
niano e  "'ran   croce    del  r.  ordine  di 
Francesco  I;  personaggio  esimio,  che 
ha  sostenuto  alti  carichi,  e  dato  alla 
luce  una  folla  di  pregevolissime  opere 
raccolte  oggi  in  12  volumi  compresi 
il  Dizionario  Siciliano,  le  Antiche  Per- 
gamene della  Magione,  le  Notizie  Sta- 
tistiche sui  Catasti,  un  Medagliere  A- 
rabo-Siculo,  le  Leggende  Stoìnche  Si- 
ciliane del  secolo  XIII  al  XIX,  e  di 


recente  le  Reminiscenze  de'  miei  tem- 
pi; quali  opere  tutte  ben  dimostrano 
un  uomo  di  esterminata  erudizione  spe- 
cialmente nelle  cose  patrie,  un  valente 
economista  e  finanziere,  un  letterato 
di  merito  straordinario.  Figlio  di  sì 
illustre  personaggio,  è  il  marchese 
Carlo  IMortillaro  e  Benso,  uomo  di 
fornita  istruzione,  distinto  agronomo 
e  viticultore. 

Arma  giusta  il  Villabianca:  d'az- 
zurro,  con  la  colomba  volante  d'ar- 
gento, portante  col  becco  un  ramo- 
scello di  mortella  di  verde.  Elmo  e 
corona  di  marchese.  Trofeo  militare. 
—  T.vv.  LII.  6. 

Mosca  —  D'azzurro,  con  due  fascio  d'oro, 
la  prima  caricata  da  una  mosca  di  nero, 
accompagnate  nel  capo  da  un  lam- 
hello  di  rosso  di  tre  pendenti,  ed  in 
punta  da  un  giglio  d'oro. — Tav.  LII.  le. 
(  Villabianca  ). 

Mugnos  —  Antichissima  e  nobile  famiglia 
spagnuola,'per  come  accenna  Filadelfo 
Mugnos  nella  sua  rinomata  opera  Tea- 
tro Genealogico  delle  famiglie  nobili 
siciliane,  parlando  del  suo  casato  con 
documenti  in  lingua  spagnuola.  Lo  fa 
derivare  da  un  Linajo  di  Mugnos  ca- 
pitano de'  romani  sotto  il  consolato 
di  Lucio  Mumio  assai  prima  dell'  era 
volgare.  Noi  dispensandoci  da  una 
lunga  serie  di  fasti  in  quelle  contrade, 
ci  limitiamo  a  dire,  che  due  fratelli 
Ferdinando  e  Raimondo  Mugnos,  figli 
di  D.  Luigi  degli  antichi  signoi-i  di 
Cardagna,  accompagnarono  re  Pietro  I 
d'Aragona  nella  spedizione  di  Sicilia 


275 

e  n'ebbero  larghi  compensi.  Fioriro- 
no :  un  Consalvo  capitano  di  Girgenti 
1448;  un  Francesco  governatore  della 
camera  Reginale  1.519;  un  Pietro 
governatore  dello  stato  di  Butera  ; 
un  Giambattista  di  lui  figlio  primo 
barone  di  Bulgarano;  altro  Pietro  ca- 
pitan d'arme  del  regno  e  giudice  del 
Concistoro  1579;  infine  un  Filadelfo 
Mugnos  da  Lentini  e  cittadino  paler- 
mitano, dottore,  cavaliere  dell'ordine 
di  Cristo  di  Portogallo,  autore  della 
sopracitata  opera ,  dell'  altra  Teatro 
della  Nobiltà  del  Mondo,  divisa  in  tre 
libri,  e  del  Vespro  Siciliano,  prege- 
voli opere,  che  dimostrano  il  ricerca- 
tore istancabile  di  cose  araldiche  e 
patirle,  le  quali  comunque  censurate 
per  inesattezze;  avuto  riguardo  all'  o- 
scurità  e  bassezza  de'  tempi  saranno 
sempre  commendevoli  e  ricercate  e 
forse  senza  di  esse  non  sarebbero 
state  possibili  tante  altre  pubblica- 
zioni posteriori. 

Levò  per  arme:  scaccheggiato  di 
oro  e  di  azzurro,  di  quindici  pezzi,  con 
la  bordura  di  rosso,  caricata  da  otto 
maglie  di  catene  d' oro.  Lo  scudo  ac- 
collato  da  una  croce  di  Calatrava. — 
Tav.  LII.  n. 
Munsone  —  Un  Guerao  Munsone  nobile  ca- 
talano secondo  riferisce  Mugnos  la 
portò  in  Sicilia  accompagnando  re 
Martino,  da  cui  vistose  vigne  e  ter- 
ritorii  si  ebbe  in  Catania.  Ivi  questa 
famiglia  fiorì  assai  ricca,  promossa  in 
carichi  ed  ufiicì  importantissimi,  ed 
in  vero  per  tacer  di  altri  un  Giovanni 


27G 
1489   ed  un  Pietro   suo  figlio  1519 
furono  egregi  capitani. 

Levò  per  ai'me  :  d' azzurro,  con  un 
agnello  pascale  d'oro,  con  la  bande- 
ruola d'argento. — Tav.  Lll.  is. 

Muslazzo  —  Secondo  Mugnos,  flxraiglia  o- 
riunda  francese ,  portata  all'  epoca 
dei  normanni  in  Sicilia.  Fiorirono  ; 
un  Roberto  Mustazzo  ed  un  Gio- 
vanni barone  di  Castellenato,  per  es- 
sersi sotto  il  2''  re  (juglielnio  coope- 
rati nel  militar  servizio  di  Terrasanta; 
altro  Giovanni  pretore  di  Palermo 
1332;  un  Giacomo  pretore  come  so- 
pra 1347  ed  altri  che  vissero  nobil- 
mente. 

Arma  :  d'  argento  ,  con  un  gatto 
rampante  di  nero.  Corona  di  barone. 
—  Tav.  lui.  2. 

Musliola  —  Da  Piacenza  fu  portata  in  Si- 
cilia al  dir  di  Mugnos  questa  fami- 
glia per  un  Giovanni  INIustiola  col  fi- 
glio Uberto  familiare  di  re  Pietro  li 
dal  quale  fu  sempre  impiegato  in  su- 
premi carichi  del  regno  ,  fermando 
sua  stanga  in  Agosta,  ove  in  compenso 
di  suoi  servigi  ottenne  da  re  Fede- 
rico 111  i  territori  della  Targia  gran- 
de, quali  poi  ebbe  confirmati  il  di  lui 
figlio  Franceschino. 

Arma:  di  verde,  con  una  donnola  i 
corrente  d'argento.  —  Tav.  LUI.  3. 

Mata  0  Muli  — 11  Mugnos  appoggiato  al 
Manente  ed  al  Flaminio  Rossi  vuole 
sia  questa  un'  antica  e  nobile  famiglia 
originaria  d'Orvieto  di  Romagna,  pas- 

J)  Animale  mammifero. 


sata  in  Siciha  sotto  re  Federico  li  e 
precisamente  in  Messina,  ove  vanta 
un  Tono  Muta  beneficato  da  re  Lu- 
dovico 1343,  un  Leonardo  senatore 
1410,  un  Luca  senatore  1419.  Fio- 
rirono altresì  in  Palermo:  Giacopino 
e  Nicolò  Muta  gentiluomini  assai  ric- 
chi,  Manfredo,  Giovanni  e  Pietro, 
senatori  ed  vm  dottor  Mario,  giudice 
della  R.  G.  Corte  che  scrisse  molte 
opere  significanti ,  come  a  dire  sulle 
Consuetudini  di  Palermo,  sulle  Pra- 
monatiche,  su'  Capitoli  del  regno,  e 
sulle  Decisioni. 

Arma  :  d'  azzurro  ,  con  un'  aquila 
d'oro,  uscente  dal  mare  in  atto  di  mu- 
tar le  penne,  e  mirante  un  sole  d'oro, 
orizzontale  a  sinistra.  —  Tav.  LUI.  i. 
Muzio  —  Stando  al  Baronio  ed  al  Villa - 
bianca,  troviamo  questa  nobile  ed  an- 
tica famiglia  derivare  da  un  Cajo  Mu- 
zio Scevola  romano  l'anno  507  av.  G. 
i  di  cui  successori  giusta  Mugnos  — 
teatro  della  nobiltà  del  mondo  —  sotto 
quella  repubblica  ilhistraronsi  colle 
cariche  consolari,  tribunizie,  pretoria- 
ne, pontificie  ecc.  Intanto  un  ramo  di 
essa  al  dir  di  Cantìi — storia  degl'I- 
taliani—  passò  in  Genova,  e  da  qui 
a  sua  volta  altro  ramo  nel  1500  in  Si- 
cilia mercè  un  Vincenzo  Muzio,  come 
attestano  il  Cutelli  ed  il  '^^illabianca 
medesimo.  Ivi  commendansi:  un  Giam- 
battista investito  dei  feudi  di  Jannello 
e  Cascacino  1639,  maestro  notaro 
del  senato  di  Palermo  1640;  un  Fran- 
cesco barone  di  Grottarossa,  Giuffo 
e  Capisotto  investito  1639,   non  che 


di  detti  feudi  di  Janncllo  e  Cascacino 
1G43  .  essendo  stato  maestro  notare 
perpetuo  del  senato  di  Palermo  1623; 
maestro  notaro  ed  arcUivario  della 
R.  Corte  Pretoriana,  carica  comprata 
in  feudo  1637,  maestro  segreto  del 
regno  1640,  e  giudice  di  detta  R.  Corte 
Pretoriana  1641  ;  un  Casimiro  Muzio 
e  Groppo  investito  1644,  spedaliere 
di  s.  Bartolommeo  1680 ,  senatore 
1691,  che  con  Francesca  Cliacon  de 
Salinas  procreò  Antonino  e  Tomma- 
so; il  primo  investito  1706,  spedaliere 
dell'Ospedale  Grande  1710  e  sena- 
tore 1711,  la  di  cui  linea  continuò 
sino  ad  Antonino  Muzio  e  Piraino 
investito  1766,  morto  senza  figli  es- 
sendo l'eredità  ricaduta  nella  sorella 


N 


i — Secondo  l'erudito  Villabianca,  as- 
sai nobile  ed  antichissima  famiglia  na- 
poUtana,  derivata  dalla  Caracciolo  dei 
duchi  di  Martina.  Fu  portata  in  Si- 
cilia da  un  Nicolò  Caracciolo  detto 
volgarmente  di  Napoli  d' onde  il  no- 
me, seguendo  il  partito  di  Federico  II 
di  Aragona  dal  quale  per  suoi  segna- 
lati servizi  si  ebbe  il  governo  perpe- 
tuo della  città  di  Troina,  ove  fondò 
la  famiglia,  diramandosi  poscia  in  al- 
tre città  del  regno  e  precisamente  in 
Palermo.  Vanta  illustri  personaggi; 
come  un  Marco  di  Napoli  valoroso 
cavaliere  sotto  la  disciphna  del  gran 
capitano  Consalvo  de  Cordova  ;  un 
Francesco  vicario  generale  del  regno 


277 
Teresa  maritata  a  Giuseppe  de  Ma- 
ria ed  Ortolani;  il  secondo  cioè  Tom- 
maso progenitore  d'Innocenzo  barone 
delli  ^langanelli  per  dritto  della  ma- 
dre Faustina  Sant'  Agata  e  Piata- 
mone,  senatore  1753-63-72,  speda- 
liere come  sopra  175S,  governatore 
del  Monte  di  Pietà  1760,  e  tesoriere 
del  senato  1762.  Da  questo  ramo  ne 
venne  Innocenzo  padre  di  Basilio  Mu- 
zio e  Salerno. 

Arma  giusta  il  Villabianca:  d'oro, 
con  una  coppa  tU  nero,  fiammeggiante 
di  rosso,  col  braccio  destro  armato 
d'argento,  la  mano  di  carnagione  tra 
le  fiamme,  impugnante  un  pugnale  di 
nero  alto  in  palo.  Corona  di  Inirone. 

—  Tav.  lui.  4. 


e  reggente  del  supremo  Consiglio  di 
Italia  1.557;  un  Girolamo  presidente 
del  Concistoro ,  maestro  razionale  e 
deputato  del  regno  1594;  un  Giuseppe 
reggente  come  sopra,  e  fondatore  nel 
1618  della  terra  di  Campobello  di  cui 
fu  primo  duca  1638,  e  poi  dell'altra 
di  Resuttana  1624;  un  2°  Girolamo 
cavaliere  d'Alcantara  e  primo  prin- 
cipe di  Resuttano  1627;  un  Vincenzo 
.vescovo  di  Patti,  ed  indi  arcivescovo 
di  Palermo  1648;  un  2"  Giuseppe  in- 
vestito del  principato  di  Resuttano 
1636,  del  ducato  di  Campobello  1643, 
governatore  de'  Bianchi  1654  e  del 
Monte  di  Pietà  1673,  il  di  cui  fratello 
Pietro  fu  primo  duca  di  Bissana  1670» 

35 


278 

cavaliere  di  Calatrava,  menino  della 
regina  Elisabetta  di  Spagna,  tenente 
generale  della  squadra  delle  galere 
del  regno,  per  la  qual  carica  in  vari 
incontri  ei  molto  si  distinse  riportan- 
done gravi  ferite;  un  Federico  inv.  1697. 
capitano  giustiziere  1669,  pretore  1701, 
vicario  generale  in  Catania  1708  , 
grande  di  Spagna  ereditario ,  genti- 
luomo (li  camera  del  re  Vittorio  A- 
medeo  di  Savoja.  consigliere  di  Car- 
lo VI  imperatore,  da  cui  ottenne  il 
privilegio  di  aggiungere  alla  sua  ar- 
ma o'entilizia  un  leone  d' oro  ed  il 
motto:  viro  costanti  1128;  un  Pietro 
principe  di  Monteleone  inv.  1704,  e 
dei  suddetti  stati  1736,  capitano  giusti- 
ziere e  pretore  1741 ,  gentiluomo  di 
camera  di  re  Carlo  111,  deputato  del 
regno ,  vicario  generale  alla  Noara  ; 
altro  Federico  governatore  della  com- 
pagnia della  Carità  1755 ,  la  di  cai 
linea  venne  a  continuare  sino  al  vi- 
lmente Girolamo  Napoli  e  Settimo  prin- 
cipe di  Resuttano  ecc.  Altro  ramo  di 
detta  famiglia  scorgiamo  ne'  principi 
di  Bonfornello  e  baroni  di  Pirrana, 
di  cui  investissi  1718,  un  Cristoforo  ; 

di  Napoli  e  Bellacera,  figlio  di  Fede-  ' 

i 
rico  Napoli  e  Lagrua  principe  di  Re- 
suttano, oggi  rappresentato  dal  prin- 
cipe di  Bonfornello  D.  Francesco  di 
Napoli  e  Settimo,  mentre  altre  linee 
formarono  i  duchi  di  Cumia  baroni 
di  Boccarato  Targioni  e  Francavilla, 
ed  i  marchesi  di  Melia  baroni  di  Longi. 
Vanta  in  fine  questa  cospicua  fami- 
glia non  pochi  cavalieri  gerosolimitani 


trai  quali  notiamo  fra  Tommaso  1475, 
fra  Giannantonio  1477 ,  fra  Isidoro 
1575,  fra  Francesco  1571,  fra  Fla- 
minio 1579  e  fra  Lattanzio  1602. 

Arnia  :  d'azzurro,  con  un  giglio  ac- 
compagnato nel  capo  da  due  stelle,  ed 
in  punta  da  un  leone  il  tutto  d' oro. 
Motto  :  viro  costanti  dentro  lo  scudo. 
Mantello  e  corona  di  principe. — Ta- 
vola LIV.  1. 

Naro  —  Secondo  il  iNIugnos  ed  il  Minutolo 
fa  di  una  illustre  nobiltà  questa  fa- 
miglia in  Sicilia  sparsa  in  varie  città, 
e  precisamente  in  Siragusa  e  Naro. 
Vanta  molti  gentiluomini .  che  occu- 
parono importanti  carichi,  tra  essi  no- 
tiamo ;  un  Giovanni  maestro  razio- 
nale della  reginal  camera  1407;  un 
Filippo  di  lui  figlio  protomedico  della 
medesima  camera  ;  un  Rinaldo  ba- 
rone dei  feudi  di  Cadedi  e  di  Ba- 
dalesi  ;  altro  Filippo  maestro  secreto 
della  reginal  camera:  un  fra  Francesco 
cavaliere  gerosolimitano  1521;  altro 
Rinaldo  gran  priore  di  Malta  in  Mes- 
sina 1548;  un  fra  Giuseppe  cavaliere 
come  sopra  1571,  ed  altri  che  per 
bi'evità  tralasciamo.  Vuoisi  estinta. 

Arma  giusta  Minutolo  :  d'  azzurro . 
con  una  testa  umana  d'  oro.  Corona 
di  barone,  a  differenza  di  quella  della 
città  di  Naro,  che  arma  giusta  INIu- 
gnos :  d'  azzurro,  con  cinque  lune  di 
argento  ordinate  2,  2  e  1,  accompa- 
gnate nel  capo  da  una  stella  d'  oro. 
—  Tav.  lui.  5. 

Naselli  —  Una  delle  nobili  e  cospicue  fa- 
miglie   d' Italia    detta   Nasitto   e   poi 


Naselli;  perocché  al  dire  del  Villa- 
liianca  da'  baroni  long(.)ì>ardi  clil)0  sua 
origine.  Intanto  sappiamo  che  un  Pe- 
ricone  Nasello  o  Naselli,  come  cor- 
rotto da  Pier  o  Pietro  Ugone  a  soldo 
di  re  Federico  II  nel  1298  la  portò  in 
Sicilia,  ottenendo  in  compenso  di  ser- 
vizi militari  i  feudi  di  Calotto  e  Gibil- 
calef  0  Mucarda,  non  che  quello  della 
mastra  in  territorio  di  Batera.  Il  di 
lui  figlio  Nicolò  fu  altresì  annoverato 
nel  1343  tra'  baroni  feudatari  di  Piaz- 
za. Ne  vennero  molti  illustri  perso- 
naggi come  a  dire:  un  2"  Pericone 
intimo  familiare  di  re  Alfonso  e  ba- 
rone del  Comiso  1454  ;  un  Gaspare 
capitano  d' arme  a  guerra  della  città 
di  Marsala;  altro  Gaspare  primo  conte 
del  Comiso  1571;  un  Baldassare  conte 
come  sopra  e  barone  di  Casalnuovo 
1599  ,  fondatore  della  terra  di  Ara- 
gona nel  suo  feudo  di  Diesi,  cavaliere 
di  s.  Giacomo  della  Spada,  governa- 
"tore  della  Pace  1607,  pretore  di  Pa- 
lermo 1607,  e  capitano  giustiziere  di 
Catania  1613  ;  un  Luigi  primo  prin- 
cipe di  Aragona  1625,  cavaliere  d'Al- 
cantara, governatore  delle  provinole 
di  Cosenza  ed  Abruzzo  ,  pretore  di 
Palermo  1760  ;  un  Baldassare  cava- 
liere del  Toson  d'  Oro,  vicario  gene- 
rale delle  città  di  Girgenti  e  Licata 
1676,  generale  d'artiglieria  sergente 
generale  di  battaglia ,  gentiluomo  di 
re  Carlo  II  e  pretore  di  Palermo  1677; 
altro  Baldassare  principe  di  Aragona 
investito  1711  ,  capitano  giustiziere 
1724,  pretore  1738,  cavaUere  gero- 


279 

solimitano  e  del  s.  Gennaro,  maggior- 
domo maggiore  consigliere  di  Stato 
presidente  del  supremo  Consiglio  di 
Sicilia  e  mecenate  dell'Accademia  Giu- 
.  stiniana  fondata  nel  suo  palazzo  1722; 
un  3°  Luigi  principe  di  Aragona  e  di 
Poggioreale,  marchese  della  Giliellina, 
conte  del  Comiso,  signore  delle  terre 
di  Castellamare  del  Golfo,  e  delle  ba- 
ronie di  Casalnuovo  e  Gela ,  grande 
di  Spagna  lU  prima  classe,  gentiluo- 
mo di  camera  di  re  Carlo  III.  capi- 
tano della  Guardia  Pv,eale  Viceresria 
del  regno,  e  cavaliere  del  s.  Genna- 
ro, il  cui  fratello  Salvatore  rifulse  ca- 
valiere gerosolimitano,  maggiordomo 
di  settimana,  brigadiere  dell'  esercito 
e  comandante  della  r.  squadra  delle 
Galere  del  Regno.  Questo  ramo  si  e- 
stinse  in  casa  Burgio  duchi  di  Villa- 
fiorita,  mentre  altre  linee  formarono 
i  marchesi  di  Flores  derivati  da  Em- 
manuele  Naselli  secondogenito  di  Luigi 
Naselli  e  Saccano  primo  principe  di 
Aragona,  ed  i  duchi  di  Gela  originati 
da  Francesco  Naselli  primo  duca  di 
Gela  1697,  figlio  del  primo  principe 
di  Aragona.  In  quest'ultima  linea  no- 
tiamo un  Domenico  governatore  della 
Pace  1749,  e  del  Monte  di  Pietà  1755, 
un  Luigi  cavaliere  gerosolimitano,  te- 
nente maresciallo  e  governatore  di 
Cremona  in  Italia,  ciambellano  nella 
imperiai  corte  di  Vienna;  un  Giovanni 
maestro  razionale  di  toga  del  tribu- 
nale della  r.  camera  1772 ,  e  final- 
mente un  Giambattista  principe  di  Fi- 
carazzi' arcivescovo  di  Palermo.  Que- 


280 

sta  linea   va  ad   estino'uersi   in   casa 
Trigona  principi  di  s.  Elia. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  una  fascia, 
sormontata  da  un  leone  nascente,  ac- 
compagnata in  punta  da  tre  palle  al- 
lineate in  fìiscia  il  tutto  d'oro.  Corona 
e  mantello  di  principe.- — -Tav.  LIV.  2. 

Naso  —  Il  Mugnos  vuole  questa  famiglia 
d'  una  chiarissima  ed  antica  nobiltà , 
facendola  derivare  da  Firenze  per  un 
Giovanni  di  Naso  ovver  Nasi,  che  nel 
reggimento  di  re  Federico  II  passò 
in  Sicilia,  fermato  essendosi  in  Mes- 
sina. Un  Roberto  di  lui  figlio  ottenne 
da  re  Federico  III  il  casale  di  s.  Ste- 
fano di  Briga  1365.  Ne  vennero  vari 
illustri  personaggi,  tra'  quali  un  Fran- 
cesco barone  di  s.  Stefano  1416;  un 
fra  Giovanni  cavaliere  gerosolimitano 
1464  ;  altro  Francesco  giudice  della 
Corte  Straticotiale  di  Messina  1474 
e  della  G.  Corte  1475;  un  Pietro 
giudice  della  detta  G.  Corte  150-3, 
ed  avvocato  fiscale  1513.  Altro  ramo 
scorgiamo  in  Trapani ,  derivato  da 
Matteo  di  Naso  messinese,  barone  della 
Salina  Grande ,  ivi  tenendo  tutti  gii 
ufficii  nobili.  Fiorì  anche  in  Malta  e 
nell'isola  di  Gozo. 

Arma:  d'oro,  con  un  leone  di  nero 
mirante  i  raggi  di  un  sole  orizzontale 
a  destra;  comunque  il  ramo  di  Mes- 
sina armasse  giusta  Minutolo:  di  ros- 
so, con  un  leone  d'oro,  ed  una  sbarra 
di  azzurro  attraversante  sul  tutto. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  LIV.  e. 

Natale  0  Natali  —  Famiglia  nobile  jìaìermi- 
tana,  ascritta  giusta  Inveges   all'or- 


dine senatorio;  vanta  poi  al  dir  del 
Villabianca  un  Domenico  Natale  mar- 
chese di  Monterosato,  investito  1726. 
maestro  portulano  del  regno;  un  Tom- 
maso investito  1752,  letterato  di  me- 
rito, e  portulano  del  regno.  La  linea 
maschile  trovasi  estinta. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  leone  co- 
ronato d'oro,   tenente  un  ramoscello 
di  verde,  mirante  una  stella  dello  stes- 
so, posta  nel  canton  destro  del  capo, 
ed  una  sbarra  d'  oro  attraversante  sul 
tutto.  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la LUI.  8. 
Natoli — Nobile  famiglia  termìnese,  origi- 
naria di  Provenza.  Un  Giovanni  Na- 
toli al  dir  del  Villabianca  la  trapiantò 
in  Messina,  ove  fu  aggregata  all'ordine 
senatorio  nel  1458.  Ottenne  egli  Tinse- 
gna  del  cingolo  militare  come  regio  mi- 
lite  1517.  Vanta  molti  i'a"guardevoli 
personaggi  come  a  dire:  un  Giovan  Forti 
Natoli    primo    principe    di    Sperlinga 
1627.  l)arone  di  s.  Bartolomeo,  di  Bi- 
lici ,  di  Capuano  ,    ed  Alburchia  ;    un 
Francesco  investito  1637,   barone  di 
s.  Piero  sopra  Patti,  che  acquistò  il 
vassallaggio  della  terra  e  baronia  del 
Mojo,  rammentato  dal  Collurasi,  Fo- 
cili e  Ricci  autori  storici;  un  2"  Gio- 
vanni investito  1669,  primo  deputato 
della  sanità  di  Messina;  un  2°  Fran- 
cesco investito  1704,  regio  consigliere 
della  giunta  di  Commercio  di  Messina 
1738;  un  3°  Giovanni  investito  1741, 
duca  d' Archirafi  in  detto    anno ,    ca- 
valiere gerosolimitano  e  distinto  let- 
terato ,    per   la   di  cui   morte  i  titoli 


passarono  al  nipote  Francesco  Mon- 
cada  e  Natoli  dei  principi  di  Monte- 
cateno.  Altri  rami  di  questa  famiglia 
derivati  dai  principi  di  Sperlinga  ci 
presenta  il  Villabianca  ne'  marchesi 
di  Caraporotondo  in  Messina,  e  nei 
marchesi  Natoli  in  Palermo  quest'  ul- 
timi rappresentati  oggi  dal  marchese 
Giuseppe  Natoli. 

Arma  giusta  il  Minutolo  :  d'azzur- 
ro .  con  la  torre  merlata   d'  argento , 
piantata  nel  fianco  destro  dello  scudo 
sopra  uno  scoglio  al  naturale,  battuto 
dal  mare  d' azzurro  e  d' argento,  mo- 
vente dalla  punta,  sinistrata  da  un  leone 
coronato  dello  stesso.  Corona  di  mar- 
chese. —  Tav.  lui.  I. 
Nava  —  Condinsalvo  e  Guttierre  Nava  ca- 
valieri castigliani,  originari  d'Alema- 
gna  militando    sotto  re  Martino   die- 
dero principio  in  Sicilia,   per  quanto 
ne  riferisce  Mugnos ,  alla  loro  fami- 
glia. Indi  s' impiegarono  a'  servigi  di 
re  Alfonso,  da  cui  il  Guttierre  fa  e- 
letto  suo  armigero,  e  nel  1521  si  ebbe 
il  castello  e  casale  del  Sigilo  nel  du- 
cato di  Calabria  col  carico  ili  grande 
almirante,   oltre  ai  feudi  di  Pancali  e 
di  Ramusuli  in  terra  di  Lentini;  in  fine 
comprò  la  baronia    di   Bondifè ,    ren- 
dendosi  ceppo    dell'  illustre   ramo    di 
Siracusa,  nel  quale  fiori  un  fra  France- 
sco, cavaliere  garosolimitano  1549.  Al 
Guttierre  successe  il  fratello  Condisalvo, 
signore  dell'isola  di  Pantelleria  e  del 
feudo  della  Marza  nell'isola  di  Malta 
come  dall' Abela — Malta  Illuslrata — 
Ivi  troviamo  gli  encomi  d'  uno  Svero 


281 
Nava  valoroso    marino    1467 ,    d' un 
Giovanni  prode  nella  difesa  del  forte 
di  Casterloch  in  Egitto,  d' un  Alvaro 
capitano  di  due  galere  1475,  ed  altri. 
Arma:  bandato  ondato  d'oro,  e  di 
rosso  di  sei  pezzi.   Corona  di  barone. 
—  Tav.  lui.  7. 
Navarro  o  !\avarra — Famiglia  spagnuola  di 
antica  nobiltà  sparsa  in   Malta  ed  in 
Sicilia,  ove  fu  portata  al  dir  di  Mu- 
gnos da  un  Giovanni  Navarro,  accom- 
pagnato   avendo   re  Martino   il   vec- 
chio. Ugolino  ed  Andrea  si  ebbero  da 
re  Alfonso   il  governo    dell'isola   del 
Gozzo ,    ed   Andrea   ottenne  il   feudo 
della  Miragha  nel  1453;    fu   egli  un 
distinto  filantropo  istituendo    vari  pii 
legati   in   favore   di  orfane   indigenti 
donzelle,  amministrati  col  titolo  di  o- 
pera  tlel  fu  Andrea  Navarro.  Pel  dip- 
piìi   V.  Elenco    de    Rettori   della    Pia 
Opera  di   A.  Navarro  per   Federico 
Lancia  di  Brolo  1872. 

Arma  :  di  rosso ,  con  catenelle  di 
oro,  in  quadrati  concentrici,  come  si 
rileva  dagli  stemmi  della  detta  Ope- 
ra. —  Tav.  LUI,  9. 
Navazzo  —  Giusta  Minutolo  famiglia  nobile 
terminese. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  una  torre  di 
oro,  accompagnata  da  una  palla  dello 
stesso  posta  innanzi  la  porta.  —  Ta- 
vola LUI.  10. 
NuVe  —  D'oro,  con  la  nave  di  nero  a  vele 
spiegate  d'argento,  solcante  un  mare 
d' azzurro. — Tav.  LUI.  o.  (Villabianca). 
Negri  —  Una  delle  primarie  famiglie  di 
Genova  portata  in  Sicilia  e  con  pre- 


282 

cisione  in  Palermo,  come  scrive  Mu- 
gnos.  (la  un  Giovanfrancesco  Negri 
sotto  re  Alfonso,  da  cui  consegui  molti 
onorati  carichi.  Un  Fazio  Ji  lui  fi- 
glio comprò  da  re  Giovanni  V  ufficio 
di  segreto  di  Palermo;  ed  un  Nicolò 
fiorì  castellano  di  Caltagirone  1593. 
Arma:  d'oro,  con  una  fascia  den- 
tellata di  nero ,  sormontata  da  tre 
gigli  di  azzurro. — T.w.  LUI.  12. 

IVegronc  —  Di  nero,  con  tre  pali  d'oro. — 
Tav.  lui.  13.  (Villabiancaj. 

iVicastl'O — D'azzurro,  con  una  torre  d'oro, 
merlata  di  quattro  prezzi  aperta  e  fi- 
nestrate di  nero ,  sormontata  da  tre 
stelle  d'  oro.  —  Tav.  LIII.'u.  (Villa- 
bianca). 

l\ÌCOSÌa  —  Di  rosso,  con  una  fascia  d'oro, 
accompagnata  nel  capo  da  una  croce 
scorciata  d' argento .  ed  in  punta  da 
un  giglio  d'oro.  —  Tav.  LUI.  ir>.  (Vil- 
labianca). 

I\Ìglio  —  Secondochè  riferisce  Mugnos,  la 
è  questa  una  famiglia  italiana  della 
città  di  Novara,  incominciata  in  Si- 
cilia da  Paolo  ed  Andrea  Niglio  ai 
servigi  di  re  Alfonso,  da  cui  gl'in- 
troiti della  Regia  Corte  della  città  di 
Piazza  1443  si  ebbero  ;  perlocliè  ivi 
fecero  stanza,  rendendosi  progenitori 
di  vari  distinti  personaggi,  che  occu- 
parono cospicue  cariche. 

Arma:  d'azzurro,  col  nibbio  volante 
d' oro,  tenente  cogli  artigli  un  pulcino 
dello  stesso.  —  Tav.  LUI.  io. 

Dììscino  —  Famiglia  piacentina,  cominciata 
in  Sicilia,  giusta  Mugnos,  da  Angelo 
Niscino  a'  servigi  di  re  Ludovico,  dal 


quale  ottenne  le  secrezie  di  Salemi, 
ove  si  rese  progenitore  di  non  pochi 
virtuosi  gentiluomini.    . 

Arma:  d'azzurro,  con  una  fascia  cu- 
cita di  nero,  sormontata  da  tre  oche  di 
argento.  —  Tav.  LUI.  it. 
Nobili  0  Dcnobili — Antichissima  famiglia  ita- 
liana ,  denominata  de  Nobili  a  causa 
del  liiniio  dominio  della  città  di  Lucca 
sua  patria;  come  rileviamo  da  un  an- 
tico albero  di  famio'lia.  Primo  a  venire 
in  Sicilia  a  stabilirsi  in  Monte  Erico, 
fu  Goffredo  De -Nobili  1140,  creato 
da  re  Ruggiero  capitano  del  littorale 
e  delle  isole,  edificato  avendo  la  torre 
di  s.  Sofia.  Fiorirono  di  essa  :  Bal- 
doino  consigliere  della  regina  Costanza 
e  castellano  di  Erico  1194;  Rodolfo 
presso  r  imperatore  Federico  qual  av- 
vocato dell'impero  1225;  Guglielmo 
signore  di  Bonagia;  Caro  regio  milite 
1347;  Giovanni  regio  milite,  maestro 
razionale,  e  governatore  della  Camera 
Reginale  1378;  Caro  2°,'  capitano  giu- 
stiziere 1411;  Pietro  regio  familiare 
governatore  di  Monte  s.  Giuliano,  e- 
letto  castellano  per  se  e  suoi,  da  re 
Alfonso  1432;  Antonino  regio  castel- 
lano e  capitano  giustiziere  1553;  Bar- 
tolomeo fondatore  del  convento  dei 
Cappuccini;  Pietro  2\  castellano  come 
sopra  e  primo  a  passare  in  Trapani, 
ove  i  suoi  posteri  tutte  le  nobili  ca- 
riche dal  1605  in  poi  degnamente  oc- 
cuparono. Vanta  moltissimi  cavalieri 
gerosolimitani,  tra  cui  sono  degni  di 
speciale  menzione  fra  Giovanni  com- 
mendatore e  ricevitore  di  Augusta,  fra 


Giuseppe  gran  priore  in  Messina  1733, 
e  fra  Francesco  commendatore  al  ser- 
vizio di  re  Amedeo  di  Savoja.  _ 

Arma   concordemente   agli  autori: 
d'  oro,  con  l' aquila  spiegata   e  coro- 
nata di  nero,  diviso  e  semipartito  in 
punta  di  rosso  e  di  azzurro,  e  la  fti- 
scia  palo    d'  argento    soprastante   sul 
tutto.  Elmo  di   nobile    antico.  —  Ta- 
vola LIV.  5. 
Nolcdo  —  Di  rosso,  con  un  leone  rivoltato 
e  coronato  d'  oro,   ed  una    sbarra  di 
azzurro  attraversante  sul  tutto. — -Ta- 
vola Appendice  (Villabianca). 
Nolarbarlolo  —  Secondo   il  Mugnos,   ed  il 
Villabianca,  famiglia  d'una  antica  no- 
biltà detta  Notarbartoli.  Pregiasi  de- 
rivare da  Bartolo   signore  di  Ander- 
nacco  nell'Alsazia,  il  quale  passato  in 
Italia   con  l' Imperatore    Ottone    nel 
979    in    qualità    di   alfiere    imperiale 
tenne  il   posto    di   governatore    della 
città  di  Pisa.  Un  Lucbin  di  lui  figlio 
fu  chiamato  da'  pisani  Lucbin  d' In- 
terbartolo,  valquanto  dire  Luchino  del 
signor  Bartolo,  ciò  che  die  occasione 
al  nome  di  questa  chiara  famiglia,  che 
ben  tosto  si  sparse  in  Firenze,  Siena, 
Perugia  ed  altre  primarie  città  d'ita- 
li;i..    Ivi  fiorirono  :    un  Bartolo    figlio 
di  Luchino  governatore  di  Pisa  1232; 
un  Eugenio  eletto  conte  di  Salandra 
e  di  Picerno  dall'imperatore  Federico  II 
1248;  un  Guido  capitano  dei  Ghibel- 
lini in  Firenze  1265;  un  Achelao,  che 
militò    a   favore    de'  Pisani    contro  i 
Genovesi  1284;  un  Almerico  cavaliere 
di  Rodi  1303,  e  poi  abate  di  s.  Cle- 


283 

mente,  un  fra  Pietro  dottissimo  nelle 
divine  lettere;  un  Corrado  rettore  di 
Siena,  ed  altri  che  per  brevità  trala- 
sciamo. Fu  portata  questa  famiglia  in 
Sicilia,  e  precisamente  in  Catania  da 
un  Pier  Notarbartolo  fiorentino  segre- 
tai-io  di  re  Federico  li  dal   t[uale   in 
compenso  di  suoi  segnalati  servigi  ot- 
tenne la   carica  di  castellano   di  Po- 
lizzi  1300,  quale  ebbe  poi  confirmata 
da  re  Pietro  11  il  di  lui   figlio   Bar- 
tolo  Notarbartolo  agnominato  Tarta- 
glia 0  Farfaglia  1339.   Un   Giovanni 
uomo  assai  dotto  fu  vescovo  di  Patti 
1433,  i   cui   fratelli   furono   progeni- 
tori de'  baroni  di  Vallelunga,  di  Vil- 
lanova,    del    Sichechi,   delli  Manchi, 
della  Tuccia,  della  Gulfa  e  della  Van- 
nella,  da'  quali  ne  derivarono  i  prin- 
cipi di  Sciara,  qual  titolo  ottenne  un 
Filipppo  Notarbartolo  e  Cipolla,  ba- 
rone   di    Carcaci  e  della   Sciara   per 
concessione  di  re  Carlo  11  1671.  Me- 
rita speciale  menzione  un  Francesco 
Paolo   Notarbartolo    e   Pilo   principe 
di    Sciara,    gentiluomo    di    Camera, 
cavallerizzo  di  corte  di  re  Ferdinando  I, 
non  che  cavaliere  del    s.  Gennaro,  e 
governatore    della   nobile    compagnia 
della  Pace  1787.  Ramo  rappresentato 
da   Francesco   Paolo  Notarbartolo    e 
Vanni,  principe  di  Sciara,  gentiluomo 
di  camera  di  re  Francesco  II,  cav.  del 
s.  Gennaro,  e  del  gerosohmitano,  erede 
rappresentante  l'illustre  casa  Sando- 
val  principi  di  Castelreale  e  marchesi 
di  s.  Giovanni.  Altri  due  rami  di  que- 
sta famiglia  scorgiamo;  nei  baroni  di 


284 
s.  Anna  Magabeci  e  Bombinetto  oggi 
duchi  di  Villarosa  titolo  proveniente 
dalla  casa  Zati,  pel  matrimonio  di  Fran- 
cesco  Notarbartolo   con  Angela   Zati 
duchessa  di  Villarosa,  e  che  oggi  rap- 
presenta   Fx'ancesco    Notarbartolo    e 
Moncada,  cavaliere  gerosolimitano,  il 
di  cui  figlio  Pietro  porta  il  titolo  di 
conte  di  Pi-iolo,  ed  è  altresì  erede  dei 
titoli   delle   nobili    famiglie    Lucchesi 
Palli ,  e  Marziani    e  nei  marchesi  di 
Miraelrio  in   persona   oggi   del  mar- 
chese  Gaspare   Notarbartolo   e  San- 
tostefano. 

Arma  :  d'  azzurro,  con  un  leone  di 
oro,  accompagnato  da  sette  stelle  dello 
stesso  poste  in  cinta.  Corona  di  prin- 
cipe. —  Tav.  LIV.  3. 
Nolo  —  Secondo  il  Mugnos,  Nicolò  e  Gia- 
como di  Noto  padre  e  figlio  gentiluo- 
mini .palermitani  servirono  in  Napoli 
sotto  re  Alfonso  da  cui  vari  compensi 
si  ebbero  nel  1438.  I  loro  discendenti 
in  seguito  si  sparsero  in  Messina  ed 
in  Malta,  ove  occuparono  le  cariche 
di  giurato,  e  si  congiunsero  in  pa- 
rentela colle  primarie  famiglie  di  quel- 
r  isola. 

Arma:  d'argento,  con  un  leone  di 
nero.  — Tav.  LUI.  is. 
Nolo  di  Palermo  —  Famiglia   diversa  senza 
meno  da  quella  riportata  dal  Mugnos, 


stante  il  primo  che  di  essa  fa  men- 
zione il  Villabianca  è  un  Andrea  Noto 
barone  del  Petraro  investito  1706 , 
giudice  della  R.  C.  Pretoriana  di  Pa- 
lermo 1773.  Ne  venne  un  2°  Andrea 
investito  1791,  che  fu  governatore  del 
Monte  nel  1771,  ed  altri  sino  al  vi- 
vente barone  Andrea  Noto  capitano 
neir  esercito  italiano. 

Arma:  d'argento,  con  l'albero  al 
naturale,  nodrito  nella  campagna  fio- 
rita, addestrato  da  una  stella  di  verde. 
Motto  :  avulso  uno  non  deficit  al- 
ter. Corona  di  barone.  —  Tav.  Ap- 
pendice. 
Novello — Il  Mugnos  ritrova  questa  fami- 
glia fra  le  antiche  della  città  di  Po- 
lizzi  1330,  originata  da  Claudio  No- 
vello provveditore  del  regio  Palazzo 
di  re  Federico  II,  ed  in  seguito  capi- 
tano di  Polizzi. 

Arma  :  d'  argento ,  con  due  bande 
di  rosso.  —  Tav.  LUI.  io. 
Nuccio  —  Antica  e  nobile  famiglia  sparsa 
al  dir  di  Mugnos,  nelle  città  di  Maz  - 
zara  ed  Alcamo,  ove  sin  del  1270 
ha  goduto  i  primi  uffici.  Vanta  un  Ni- 
colò Nuccio ,  che  mori  nella  guerra 
di  Ravenna  servendo  1'  imperatore 
Carlo  V. 

Arma:  d'oro,   col  giglio  di  rosso. 
Tav.  lui.  20. 


285 


Oddo  0  Odili  —  Questa  famiglia ,  stando  a 
quanto  ne  riferisce  il  Mugnos  sull'au- 
toi-ità  del  Crescenzi,  sembra  derivare 
dalla  Figiiadoni,  originata  dalla  Gon- 
falonieri, che  in  Piacenza  fiori  nel 
1131  ;  sebbene  il  Zazzera  la  vuole  di- 
scesa da  Pietro  d'  Oddo  fratello  di 
Pierrivalle.  Polagnato  e  Broccardo, 
quattro  chiarissimi  capitani  germani, 
che  furono  lasciati  dall'  imperatore 
Federico  II,  suoi  vicari  in  Italia,  dai 
quali  nacque  Oddone,  che  fu  proge- 
nitore di  questa  famiglia.  Checcliene- 
sia  di  tutto  ciò  è  ctu'to,  eh'  ella  fiorì 
in  varie  città  d' Italia  come  Piacenza, 
Fano,  Lodi,  Perugia  e  Napoli.  Fu 
portata  in  Sicilia  da  Enrico,  Andrea 
e  Giovanni  d'Oddo,  che  stabilironsi  il 
pi'imo  in  Polizzi,  il  secondo  nel  monte 
s.  Giuhano,  ed  il  terzo  in  Noto,  te- 
nendo le  primarie  cariche. 

Arma:  d'azzurro,  col  calice  posto 
nel  canton  destro  della  punta,  accom- 
pagnato da  sette  stelle  poste  in  cinta, 
e  sinistrato  da  un  leone ,  il  tutto  di 
oro.  —  Tav.  LV.  1. 

OldoillO  — 11  Mugnos  sull'autorità  di  Gio- 
vanni Manenti,  fa  rimontare  questa 
famiglia  sino  ai  tempi  della  gran  con- 
tessa Matilde,  signora  delle  Romagne. 
Si  distinse  un  Oldoino  secretarlo  della 
,  predetta  contessa,  per  la  di  cui  morte 
si  ebbe  il  governo  della  città  di  Cre- 
mona nel  1100,  ivi  fondando  sua  ftimi- 
glia,  che  in  seguito  si  sparse  in  Ge- 
nova, e  di  là  in  Sicilia  per  un  Fran- 


cesco Oldoino  tesoriere  delle  bolle 
della  Crociata,  indi  del  regno  e  mar- 
chese della  Grammontagna  1651,  co- 
me dal  Mllabianca. 

Arma  giusta  Mugnos:  diviso;  nel 
P  di  rosso,  con  la  serra  d'oro  posta 
in  banda,  ed  un  drago  dello  stesso 
soprastante  sul  tutto  ;  nel  2''  d'  azzur- 
ro, con  tre  fasce  d' oro.  Corona  di 
marchese.  —  Tav.  LV.  2. 

Oliveri  —  stando  al  Mugnos  ed  all'Inve- 
ges,  famiglia  d'origine  spagnuola,  ve- 
nuta in  Sicilia  col  re  Martino  il  vec- 
chio per  un  Ferrenchio  Olivera,  padre 
di  Pietro,  cui  successe  un  Francesco, 
che  dalla  regina  Isabella  ottenne  vari 
importanti  carichi,  non  che  la  castel- 
lania  di  Lentini  1491. 

Arma  giusta  Inveges  :  d'  azzurro, 
con  r  albero  d'  ulivo  verde,  accostato 
da  due  teste  di  leone  d'argento.  — 
Tav.  LV.  3. 

Oliveri  d'Acquaviva  — Nobile  famiglia  j^a^^r- 
mìtana,  della  quale  il  Villabianca  ci 
porge  ;  un  Pietro  Oliveri  chiarissimo 
ministro  presidente  del  Tribunale  del 
r.  Patrimonio  1675,  ed  indi  reggente 
del  Consiglio  di  Madrid,  morto  1678; 
un  Michele  primo  duca  di  Acquaviva 
1686;  altro  Pietro  investito  1688, 
ministro  superiore  della  compagnia 
della  Carità  1708  ;  un  Francesco  in- 
vestito 1751,  ministro  come  sopra  e 
progenitore  del  vivente  duca  d' Ac- 
quaviva Francesco  Oliveri  e  Del  Ca- 
stillo. 

36 


286 
Arma  giusta  Villabianca. — v.  Tav. 
Appendice. 

Olloqui  —  Cliiarissima  famiglia,  che  giusta 
Mugnos  prende  origine  dalla  città  di 
Pamplona  in  Navarra,  illustrata  da 
un  fra  Martino  Martines  de  OUoqui, 
cavaliere  gerosolimitano  e  priore  di 
Navarra.  Fu  portata  in  Sicilia  dai  fra- 
telli Giovanni  Martinez  e  Martino  01- 
loqui,  stabilendosi  nella  città  di  Tra- 
pani ove  si  congiunsero  con  le  pri- 
marie famiglie. 

Arma  :  d'  oro,  con  tre  bande  di  ne- 
ro, e  la  bordura  di  rosso,  caricata  da 
api  d' oro.  Elmo  di  nobile  antico,  ed 
il  motto:  jìotìus  moìn  qìiam  fedari. — 
Tav.  LV.  4. 

Ondes  D'Ondes  —  Famiglia  nobile  oriunda 
francese,  dimorante  in  Nizza,  come 
risulta  da  autentico  diploma  in  per- 
gamena d'Aix  1  marzo  1668,  tran- 
suntato in  Palermo  per  ordine  del 
viceré  di  Sicilia  agli  atti  di  notar 
Sardo  e  Fontana  22  gennaro  1702, 
e  da  un  albero  genealogico  di  fami- 
glia altresì  in  pergamena.  In  detto 
diploma  nell'attestare  la  chiara  nobiltà 
della  famiglia  D'Ondes,  si  fa  menzione 
di  un  Lodovico  de  Hondis,  cavaliere 
0  milite  e  signore  di  Castelnuovo 
1528,  di  un  Andrea  signore  d'Allons 
1629,  e  di  un  Cesare  signore  d'  Al- 
lons  e  de  la  Mottière.  Ne  venne  una 
serie  d'altri  illustri  personaggi,  che 
imparentarono  con  nobilissime  fami- 
glie, tra  le  altre  la  Doria  di  Genova, 
l'Alberti  di  Firenze.  Un  Giambattista 


D'Ondes  ed  Alberti  secondo  ne  rife- 
risce il  Villabianca,  la  trapiantò  in 
Palermo ,  ove  in  seguito  fu  ascritto 
alle  nobili  confraternite  della  Carità 
e  di  s.  Tommaso  dei  Greci ,  nelle 
quali  r  ufficio  di  superiore  sostenne. 
Intanto  rileviamo,  che  detto  Giambat- 
tista sposò  una  Crisi  baronessa  di 
s.  Ludovina,  cui  successe  un  Barto- 
lomeo, padre  di  Giannantonio  e  di 
Vito,  e  questi  in  altri  documenti  si 
vede  titolato  barone  di  Rosa.  Il  primo 
fu  ceppo  del  vivente  Bartolomeo  D'On- 
des e  Rau  insigne  professore  di  Dritto 
Romano  nell'Università  di  Palermo  ed 
uno  dei  primari  del  foro  di  detta  cit- 
tà: il  di  cui  avo  Bartolomeo  D' On- 
des Susinno  rifulse  colla  carica  di 
consultore  del  governo  dal  1825-30; 
il  secondo  cioè  Vito  ceppo  degli  at- 
tuali D' Ondes-Reggio,  cospicuo  ramo 
che  pregiasi  d'aver  dato:  un  Barto- 
lomeo D'Ondes  e  Gerbino,  che  fu  go- 
vernatore del  Banco  e  sergente  mag- 
giore del  senato  di  Palermo,  cariche 
assai  nobili,  ed  i  viventi  fratelli  Vito 
D'  Ondes-Reggio,  insigne  pubblicista, 
famoso  oratore  nel  parlamento  italiano 
per  la  difesa  dei  dritti  della  Chiesa  ; 
Giovanni  già  deputato  al  parlamento, 
direttore  del  Museo  di  Belle-Arti  in 
Palermo,  autore  di  vari  pregiati  scrit- 
ti ,  e  Gioacchino  conte  di  Gallitano 
per  regia  concessione  ottenuta  il  26 
febbraro  1826. 

Arma  giusta  i  citati  documenti  :  di 
oro,  con  tre  bande  ondate  d'  azzurro. 


Lo  scudo  sormontato  da  elmo  di  ca- 
valiere con  svolazzi  d'oro  e  d'azzurro i. 
Ondo  —  Famiglia  ligure,  d'antica  e  chiara 
nobiltà,  che  il  Mugnos  vuole  origi- 
naria di  Odonetto  antico  console  di 
Genova ,  volgarmente  detta  Oneto. 
Un  ramo  di  essa  si  trasferì  in  Mon- 
dovi  del  Piemonte  rendendosi  chiaro 
per  virtuosi  soggetti,  come  un  Gian- 
nantonio  castellano  di  Mondovi  1399; 
un  conte  Alberigo  segretario  maggiore 
del  duca  Filiberto  di  Savoja  1472; 
un  Gianfrancesco  cameriere  maggiore 
del  duca  Carlo  I  di  Savoja  1486.  Fu 
portata  in  Sicilia  da  un  Arnaldo  0- 
neto  inclite  milite  sotto  re  Federico  II 
da  cui  ottenne  concessione  di  terre 
con  privilegio  dato  in  Catania  1300. 
Un  Raffaele  fu  riconosciuto  nobile  da 
re  Pietro  II,  1341.  Dal  detto  Raffaele 
una  serie  di  distinti  personaggi,  for- 
mando i  marchesi  di  s.  Nicolò ,  duchi 
di  Sperlinga,  principi  di  s.  Bartolomeo; 
ed  i  principi  di  s.  Lorenzo.  Nella  pri- 
ma linea  notiamo  un  Gianstefano  in- 
vestito dei  sopraddetti  titoli  1667,  go- 
vernatore del  Monte  di  Pietà  di  Pa- 
lermo 1673-77-78;  un  Domenico  pri- 
mo Bisconte  della  terra  e  stato  di 
Francavilla  investito  1680,  governa- 
tore dei  Bianchi  di  Palermo  1685; 
un  Francesco  investito  1698,  gover- 
natore come  sopra  1709  ;  altro  Gian- 
stefano investito  1710,  governatore 
1720,  capitano  giustiziere  di  Palermo 

1)  Noi  avevamo  pubblicato  la  tavola  LV  col  blasoue  ri- 
portato dal  Villabianca,  quando  ci  pervennero  i  precitati  do- 
cumenti che  ci  obbligarono  a  rettificarlo.  V.  Tav.  Appendice. 


287 
1734;  un  2°  Francesco  investito  1747 
la  (h  cui  linea  viene  ad  estinguersi 
con  la  signora  Marianna  Oneto  e 
Monroy.  Nella  seconda  linea  commen- 
dansi:  un  Tommaso  Oneto  principe  di 
s.  Lorenzo  1697  ;  un  Giambattista  in- 
vestito 1726,  barone  del  feudo  di  Ci- 
polla ,  deputato  del  regno ,  capitano 
giustiziere  di  Palermo  1746,  e  gen- 
tiluomo di  camera  di  re  Carlo  III; 
un  2"  Tommaso  governatore  della 
compagnia  dei  Bianchi  1763,  gover- 
natore della  città  di  Modica  1757,  ed 
altri  sino  al  vivente  Tommaso  Oneto 
principe  di  s.  Lorenzo. 

Arma  giusta  Mugnos  :  diviso,  d' oro 
e  d'azzurro,  con  un'albero  d' ona  fo- 
gliato di  verde,  sradicato,  sull'oro,  e 
fustato  d' oro,  due  leoni  dello  stesso, 
controrampanti ,  affrontati  al  tronco , 
suir  azzurro.  Corona  di  principe.  — 
Tav.  LV.  6. 

Onofrio  —  Di  rosso,  con  1' acpiila  spiegata 
e  coronata  d'  argento.  —  Tav.  LV.  7. 
(Villabianca). 

Opezzi agili  —  Antica  famiglia  ^j«5a«a^  detta 
anche  Pizzinga,  pregiandosi  derivare 
da  Opezzinga  figlia  dell'  imperatore 
Ottone,  al  dire  del  Bandense  giure- 
consulto pisano  e  del  Mugnos,  che  la 
vuole  stabilita  in  Sicilia  e  precisa- 
mente in  Palermo  e  Messina,  sin  dal  - 
r  epoca  aragonese;  imperocché  in  Pa- 
lermo riporta  pretori  Rinaldo  Opez- 
zinga 1334,  Roberto  1336,  ed  altro 
Rinaldo  1393;  in  Messina  un  Gerardo 
stratigoto  1354,  indi  ambasciatore  di 
re  Martino  1393.  Altro  passaggio  in 


288 
Palermo  ci  dà  il  Mugnos  di  questa 
nobile  famiglia  verso  l'anno  1500  pei 
fratelli  Obizio  e  Tillio  Opezzinghi  pi- 
sani. Obizio,  che  acquistò  il  casale  di 
Palazzo  Adriano ,  ed  il  di  lui  figlio 
Vincenzo,  che  ne  fu  l^arone.  Cita  poi 
un  Pipino  capitan  d' arme  del  regno, 
ed  un  Pietro  cavaliere  gerosolimitano. 
Levò  per  arme  :  d'  oro.  con  un'  a- 
qnila  spiegata  di  nero.  Corona  di  ba- 
rone.—  Tav.  LV.  8. 

Orfeo  —  Secondo  il  Minutolo,  famigUa  no- 
bile di  Randazzo,  oriunda  pisana. 

Levò  per  arme  :  d' oro,  con  la  rapa 
di  verde.  —  Tav.  LV.  p. 

Orioles  —  Da'  castelli  Arriols  ed  Orriols, 
corrottamente  appo  noi  Orioles,  nella 
Spagna,  dice  Mugnos,  prende  nome 
questa  nobilissima  e  storica  famiglia 
originaria  di  re  goti;  perocché  veg- 
giamo  taluni  capi  di  essa  figurare 
tra  i  principi  di  Catalogna  e  i  conti 
di  Barcellona,  come  da  r.  diploma 
dato  a  Capua  il  20  giugno  1442.  La- 
sciando intanto  al  Surita  il  resto  delle 
glorie  di  tal  famiglia  in  quelle  con- 
trade, ci  limitiamo  a  dire,  che  un  Be- 
ringario  figlio  di  Bernardo  celebre 
nelle  guerre  di  Spagna  la  trapiantò 
in  Sicilia  accompagnando  re  Pietro  d'A- 
ragona, dal  quale  in  compenso  di  mi- 
litari servigi  si  ebbe  il  castello  e  la 
terra  di  Sampiero  sopra  Patti,  la  terra 
di  Raccuja  ed  il  governo  e  la  castel- 
lania  di  Taormina.  Si  distinsero:  altro 
Beringario  barone  d'Ucria,  Cianciana, 
Piraino,  Martini,  Fabbrica,  Solicito  e 
Comitini  ;  un  3°  Beringario  milite  au- 


rato 1393;  un  Manfredo   camerlentro 
di   re   Alfonso    1427  e    stratigoto   di 
Messina  ;  un  Pietro  cavaliere  geroso- 
limitano, famoso  nella  guerra  di  To- 
rà,   ove  perde  combattendo   la  vita; 
un  Giambattista  barone   di   Fontana 
Fredda,  ministro  della  nobile  Compa- 
gnia della  Carità;  una  Felicia  prin- 
cipessa  di   Castelforte  ;    un   Gaspare 
conte  della  Bastiglia  cav.  d'Alcantara, 
letterato  e  mecenate,  autore  di  varie 
poesie  siciliane  ;    un  Mauro    scrittore 
non  ispregevole  di  memorie  storiche 
letterarie;  un  Federico  sommo  giure- 
consulto, giudice  del  Concistoro  1713, 
che   lasciò    preziosi    manoscritti    alla 
biblioteca  di  s.  Domenico.  Epperò  la 
famiglia  si   divise  in   vari   rami  :    un 
Corradino  die  origine  ad  una  serie  di 
baroni  di  Cabica  e  signori  di  Raglia, 
Sara  e  CoUabosa  1541  ;   un  ultroge- 
nito  di  Giambattista  barone  di  Fon- 
tanafredda  a  quella  dei  baroni  di  Gian- 
cascio,    Regalturco,  e  Petra    Calata- 
soldeni  ;    un    Gianfrancesco    all'  altra 
dei  baroni  del  Comiso,  Fontanafredda 
1541,  poscia  conti  della  Bastiglia  1652; 
una  Margherita  investita  primo  prin- 
cipe  di  Roccapalumba  1630  die   co- 
minciamento  ai  principi  di  questo  no- 
me; una  Felicia  figlia  d'  Orazio  barone 
di  Sampiero,  al  ramo  de'  principi  di 
Castelforte  1657 ,    del  qual   titolo  fu 
la  prima  ad  investirsi;  vin  Pietro  0- 
rioles  e  Moncada  alla  serie  de'  baroni 
di   Gattaino  e   Forestavecchia  1671: 
rami  tutti  estinti  ;  infine  un  Carlo  ba- 
rone di  Mancina  alla  linea   degli  at- 


tuali  baroni  Orioles,  rappresentati  oggi 
in  Palermo  da  un  Carlo  Orioles  e 
Natoli  barone  di  Mancina. 

Arma  giusta  diploma  di  re  Alfonso 
d' Aragona  concesso  al  r.  milite  Be- 
ringario  d' Orioles:  di  rosso,  con  un 
leone  coronato  d'oro,  rampante  ad 
un  monte  di  tre  cime  del  medesimo, 
posto  nel  canton  destro  della  punta 
dello  scudo.  Corona  di  principe.  — 
Tav.  LV.  16. 
Orlando  —  Famiglia  di  Alcamo  secondo 
Minutolo. 

Arma  :  d' azzurro,  con  una  lozanga 
fiorata  d'  oro.  —  Tav.  LV.  io. 
Ortolano  —  Nobile  famiglia jj«sfl;za,  derivata 
da  un  Guido  Ortolano  vicario  dell'im- 
peratore Federico  II,    che  lo  chiama 
suo  amico  anziano,  ricordando  d'avere 
mantenuto  a  sue  spese  per  giorni  dieci 
tutto  r  esercito  imperiale,  e  dichiaran- 
dolo d'antica  nobiltà,    come   rilevasi 
da  un  privilegio    spedito   in  Barletta 
il  24  lu2,Iio  1235  in  favore  del  di  lui 
figlio  Gualdo  vessilliero    del   cennato 
imperatore,  e  che  si  conserva  in  Cefalù. 
neir  archivio    del    vivente    D.    Carlo 
Ortolano  barone  di  Bordonaro.  Que- 
sta fomiglia  passò  in  Sicilia  nel  XIII 
secolo,  e  s'ebbe  la  signoria  dell'  isola 
di  Gozzo,  non  che  i  feudi  di  Damisa, 
Libione,  Delia  ed  altri ,   come  riferi- 
scono Mugnos,  Muscia,  Villabianca  ec. 
Un  ramo  di  essa  si  conserva  tuttora 
in    Cefalù   ne'   baroni   di   Bordonaro 
Soprano,  ed  ha  conservato  sempre  il 
suo  lustro  pe'  soggetti  di   merito,  le 
sue  dovizie,  opere  di  liberalità  e  be- 


289 
neficenza,  nobili  alleanze,   non   meno 
per  luminose  cariche  occupate  di  ca- 
pitano d' Agrigento,  pretore  di  Paler- 
mo e  protonotaro  del  regno  quale  e- 
sercitò  il  celebre   giureconsulto   An- 
drea Ortolano ,   barone  di  Pasquale , 
morto  1631.  Meritano   in  oltre   spe- 
ciale menzione;    un  Emmanuele  Or- 
tolano   de'  baroni    di   Pasquale ,    che 
visse  in  Palermo  sino  al  principio  del 
corrente  secolo  in  riputazione  di  di- 
stinto   scienziato ,    avendo   dato    alle 
stampe  varie   opere,   tra  le  quali  le 
Biografie  degi'  Illustri  Siciliani  in  vo- 
lume   18;    un'Isabella    Ortolano    dei 
baroni  Pasquale,  che  rimasta  vedova 
del  marchese  d' Alimena  e  poscia  del 
principe  Lanza,   lasciava  il  feudo   di 
Pasquale  per  opere  pie ,  e   vestendo 
infine  abito  monacale  moriva  in  odore 
di  santità  nel  XVII  secolo  ;  un  Carlo 
barone  di  Bordonaro    Soprano   inve- 
stito 1739,   ed  altri   sino  al   vivente 
barone  di  Bordonaro  Soprano  D.  Carlo 
Ortolano  e  Salvo ,   che   sposata   una 
Marianna  Castelli,  figlia  del  principe 
di   Torremuzza,    si   rese   genitore  di 
Gabriele. 

Arma  diviso:  nel  1°  di  verde,  con 
un  leone  coronato,  accompagnato  da 
due  pini,  e  da  tre  stelle  nel  capo,  il 
tutto  d'  oro  ;  nel  2°  d' azzurro,  con  un 
cane  d'argento,  legato  ad  un  albero  al 
naturale  custodito  da  una  griglia  d'oro. 
Corona  di  barone.  —  Tav.  LV.  13. 
Orliz  —  Di  verde,  con  una  torre  aperta  e 
finestrata  di  nero,  sormontata  da  un 
guerriero    armato ,   accompagnata  in 


290 

punta  da  tre  palme  poste  in  banda, 
il  tutto  d' oro  ;  e  la  bordura  cucita 
di  verde  caricata  da  quattro  torri  di 
oro,  aperte  di  nero.  —  Tav.  LV.  12. 

Oltolini  —  Pregiasi  questa  nobile  famiglia 
al  dir  di  Mugnos  derivare  dalla  città 
di  Lucca,  ove  tenne  le  primarie  ca- 
riche di  quella  repubblica.  Fu  portata 
in  Sicilia  da  un  Paolino  Ottolini  uni- 
tamente a  quattro  di  lui  figli  Paolo, 
Domenico ,  Giovanni  e  Lelio ,  che  si 
resero  progenitori  di  molti  chiari  gen- 
tiluomini, che  fiorirono  nelle  città  di 
Piazza  e  Vizzini. 

Arma:  d'azzurro,  con  un  monte  di 
tre  cime  d'oro,  sormontato  da  un 
daino  d' argento.  —  Tav.  LV.  15. 

Osorio  —  Prende  origine  questa  antichis- 


sima e  nobile  famiglia  dai  conti  di 
Trastauiara  e  marchesi  di  Astorga 
nella  Spagna,  secondo  ci  riferiscono  il 
Mugnos  e  l' Inveges.  Il  primo,  che  di 
essa  al  dir  di  Mugnos  passò  in  Sici- 
lia fu  un  Giovanni  Osorio  de  Astorsja 
cavaliere  di  s.  Giacomo  della  Spada, 
capitano  di  Fanteria  spagnuola  indi 
straticoto  di  Messina  1578.  Un  Giu- 
seppe fu  capitano  di  cavalleria  leg- 
giera e  senatore  in  Palermo.  A  que- 
sta famiglia  sembra  essere  apparte- 
nuto quel  celebre  Giuseppe  Osorio  A- 
larcon  ministro  di  Vittoi-io  Amedeo  II 
re  di  Sardegna. 

Arma:  d'oro,  con  due  lupi  di  rosso, 
passanti  l'uno  sull'altro. — Tav.  LV.  u. 


Padiglione  —  Famiglia  oriunda  di  Francia, 
ove  tenne  alti  uffici,  indi  passata  in 
Napoli,  comprandovi  delle  ricche  pos- 
sessioni come  da  antichi  catasti  di 
quelle  provincie,  nelle  quali  tuttavia 
vasti  territorii  portano  il  nome  di 
valle  di  Padiglione.  Altro  attestato 
pel  lato  di  Sicilia  ci  dà  lo  stemma 
riportato  dal  Villabianca  ,  non  che 
l'aver  dato  Palermo  nel  1827  i  na- 
tali ad  un  Carlo  Padiglione,  attuale 
stipite  di  si  chiara  famiglia,  commen- 
datore dell'ordine  d'Isabella  la  Cat- 
tolica, di  altri  ordini  insignito,  autore 
di  varie  opere  storiche  archeologiche, 
e  con  particolarità  del  Dizionario  Bi- 
bliografico di  S.  Marino.  Ella   viene 


poi  meritamente  ricordata  da'  primi 
scrittori  di  materie  araldiche,  quali  il 
De  Magn}^  il  Gaddi-Hercolani,  il  Fe- 
nicia, l'Herault  d' Armes,  l'Etat  Prè- 
sent  de  la  Nobles,  il  Muccioli,  il  Le 
Fouet,  il  Giordano,  ed  il  Galluppi. 

Arma  giusta  i  citati  scrittori  :  di- 
viso; nel  1°  d'azzurro,  sta  il  padi- 
glione d' argento ,  accompagnato  nel 
capo  da  due  stelle  dello  stesso  :  nel 
2°  fasciato  di  rosso  e  d' oro,  di  otto 
pezzi.  Elmo  di  cavaliere. — Tav.  LVI.  1. 
Palildeo — Nobile  famiglia  di  Girgenti,  giu- 
sta Minutolo, 

Arma  :  d' oro,  col  monte  di  verde, 
cimato  da  un  giglio  dello  stesso.  — 
Tav.  LVI.  2. 


Pagano  —  Arma  :  d' oro  ,  col  pavone  ro- 
tante d'azzurro.  —  Tav.  LVI.  3.  (Vil- 
labianca). 

Paladini  —  Arma:    di   rosso,    colla   croce 
scorciata   d' argento ,   accantonata  da 
quattro   gigli   d'  oro.  —  Tav.   LVI.  4. 
(Villabianca). 

Palagonia — Tralasciando  la  supposta  ori- 
gine della  famiglia  Palagonia  di  Na- 
ro ,  che  credesi  derivata  dalla  Palici, 
noi  siamo  d' accordo  col  Mugnos , 
che  dà  per  primo  ceppo  un  Rainaldo 
Palagonia  ricchissimo  barone  ,  che 
andò  in  Terrasanta,  e  che  figurò  po- 
scia nel  servizio  militare  di  re  Gu- 
glielmo il  Buono.  Fiorirono  in  oltre: 
un  Gianluca  cameriere  di  re  Federico 
III;  un  Matteo  di  lui  figlio,  capitano 
della  guardia  della  regina  Maria,  ed  ac- 
quistatore  del  feudo  di  Camastra  1392, 
ed  altri  distinti  personaggi,  che  occupa- 
rono le  prime  cariche  della  detta  città. 
Arma:  d'oro,  col  grifo  rampante 
di  nero.  Corona  di  barone.  —  Tavo- 
la LVI.  5. 

Palascino — Nobile  famiglia  di  catalogna,  ove 
al  dir  di  ^lugnos  fiorirono:  un  Pier- 
luigi Palascino  governatore  di  detta 
provincia  sotto  re  Giacomo  II;  un 
Guerao  governatore  di  Barcellona  sotto 
re  Pietro  IV;  un  Guglielmo  alfiere 
della  milizia  di  Barcellona;  un  Ber- 
nardo governatore  perpetuo  dell'  isola 
deUi  < Terbi  1313,  il  cui  figlio  Nicolò 
sembra  essere  stato  il  primo  a  passare 
in  Sicilia,  ottenuto  avendo  da  re  Fede- 
rico II  la  castellania  di  Lentini  1320, 
ove  fu  anche  capitano  e  giurato,  ren- 


291 

dendosi  pi^ogenitore  di  molti  distinti 
personaggi ,  che  in  varie  città  dell'i- 
sola si  sparsero.  Il  citato  scrittore  la 
dà  per  estinta. 

Arma  :  d'  argento,  con  due  fasce  di 
verde,  caricate  da  cinque  stelle  d'oro, 
poste  tre  nella  prima,  e  due  nella  se- 
conda. —  Tav.  LVI.  7. 
Palermo  —  Stando  al  Minutolo  famiglia  no- 
bile  della   città   di   Messina,  fiorente 
sotto  re  Federico  III.  Sembra,  essere 
stato  primo  ceppo  un  Salvo  Palermo 
cui  successe  un  Giovanni,  ed  a  costui 
altro  Salvo  maestro    segreto    del  re- 
gno, che  passò  in  Modica.  Da  lui  una 
serie  d' illustri  personaggi ,    come  un 
Cesare  giudice  della  G.  Corte  di  detta 
città;  un  fra  Diego  cavaliere  geroso- 
limitano 1645  e  ball  di  Venosa;    un 
Giovanni  al  dir  del  Villabianca,   ba- 
rone di  s.  Stefano  Inferiore  e  di  Galati, 
non  che  primo  principe  di  s.  Marghe- 
rita   1708  ;    un    Francesco    investito 
1715;  un  Tommaso  barone  di  Castel- 
luccio  e  possessore  delle  terre  e  ca- 
sali di  Messina  detti  s.  Stefano  Mez- 
zano, di  s.  JMargherita,  di  Galati  e  di 
Mili  Superiore;  un  Girolamo  vescovo 
diMazzara  1759,  giudice  della  R.  Mo- 
narchia 0  Legazia  Apostohca  coU'ag- 
gregamento    dell'abazia   di   s.  Maria 
di  Terrana  1764,  ed  infine  arcivescovo 
di  Laudicea  ;    un  Giuseppe    Giovanni 
investito  de'  cennati  titoli  1758  e  deUa 
signoria  col  vassallaggio  Martini  1 759, 
ed  altri. 

Arma  giusta  Minutolo  :  partito,  nel 
1"  d'oro,  con  un  grifo  rampante  d'az- 


292 
zurro,  sormontato  da  lambello  di  rosso, 
di  tre  pendenti  ;  nel  2°  d'azzurro,  con 
un  leone  d'oro,  sostenendo  sul  dorso 
un  giglio  d'argento.  Cimiero  :  l'aquila 
nascente  spiegata  di  nero ,  imbeccata 
e  coronata  d'oro.  Corona  di  principe. 
—  Tav.  LVI.  8. 
Pallavicino  — Famiglia  nobile  originaria  di 
Germania,  secondo  Mugnos,  passata  in 
Italia  il  960  con  Ottone  I  imperatore, 
per  un  Adal1)erto  Pallavicino,  clie  qual 
generale  di  cavalleria   avendo  ripor- 
tato vittoria  contilo  l'esercito  ribelle 
degl'imperiali  di  lui  figli,  il  vicariato 
di  Lombai'dia  si  ebbe  :  indi  altre  terre 
e  castelli ,   non  che  il  titolo  di  mar- 
chese; infine  comechè  possessore  della 
provincia  del  Lazio,  oggi  Romagna, 
ne  fu  intitolato  duca,  togliendo  in  mo- 
glie una  parente    dello   stesso   impe- 
ratore, da  cui  si  ebbe  tre  figli.  Uber- 
tino il  primo   di  essi  fu   genitore   di 
Nicolò   che  nel  XII  secolo   passò   in 
Genova,  da  dove  questo  ramo  si  sparse 
in  varie  città  d' Italia,  e  segnatamente 
in  Sicilia   per  un   Alberto    a"  servigi 
dell'imperatore  Federico  II  re  di  Si- 
cilia da  cui  ottenne  la  baronia  di  Pa- 
lazzolo,  che  poscia  perdettero  i  di  lui 
discendenti,  acquistando  invece  la  ba- 
ronia  della    Feria.    Un    Giovanni   fu 
quindi  barone  di   Fiumefreddo  I3I3  , 
ed  un  Nicolò  marchese  d'Antella  per 
concessione  di  re  Fihppo  IV  1649  co- 
me dal  Villabianca. 

Arma  giusta  Mugnos  :  cinque  punti 
d'oro,  equipollenti  a  quattro  d'azzurro, 
col   capo  d' argento,    caricato   di  un  o 


steccato  scorciato  di  nero.  Corona  di 
marchese.  —  Tav.  LVI.  o. 
Palici,  Palizzi  o  Paiizzolo — L'Inveges  appog- 
giato al  Fazello  vuole  questa  fcrniiglia  di 
origine  normanna,  che  INIugnos  riporta 
cominciata  da  un  Riccardo  condottiero 
della  cavalleria  del  duca  Roberto  Gui- 
scardo neir  acquisto  di  Sicilia,  impe- 
rocché cacciati  i  Mori  da  Calta^irone 
a  Militello  e  sgombrato  quinci  il  ter- 
ritorio de'  laghi  Palici,  i  di    lui  figli 
per  immortalarne   la   fama   da'    detti 
laghi  presero  il  cognome.  Il  primo  di 
essi  Roberto   fu  straticoto  di  Messina 
1115;   locchè  rilevasi  da  un  privile- 
gio in  pergamena  presso  il  cavaliere 
Vincenzo    Rosso  '  leontinese ,   riferito 
dal  Mauc'eri  e  fra  Simone  da  Lentini. 
Seguendo  poi  l'Inveges  troviamo  degno 
d' onorata  menzione  un  Nicolò  Palizzi 
gran  capitano  sotto  re  Pietro  I  d'A- 
ragona, pel  di  cui  valore  Messina  as- 
sediata dalle  armi   angioine   fu  eroi- 
camente  difesa   e  quindi   ei   salutato 
venne  padre   della  patria.   El)be   un 
fratello  giusta  Guarrasi  a  nome  Lo- 
renzo   stabilito    nel  INIonte  San  Giu- 
liano ,   progenitore  di   quel  ramo  Pa- 
lizzi, che  in  seguito  fu  chiamato  Pa- 
iizzolo, ed  una  sorella  Giovanna  ma- 
dre di  s.  Alberto  dell'  ordine  di  Mon- 
tecarmelo.    Tra  i  personaggi    illustri 
intanto  troviamo:  un  Vincigue  rra  gran 
cancelliere  del  regno,  signore  di  Ca- 
marata  1303,  quale  stato  die  in  dote 
all'unica    sua    fio'lia   Macalda   casata 
con  Sancio  d'Aragona;   un  Damiano 
gran  cancelliere  del  regno,  cappellano 


maggiore  e  ciantro  della  cappella  rea- 
le, protonotaro  logoteta  e  vicario  ge- 
nerale del  reono  1340.  conte  d'Asa- 
re  ,  e  signore  di  Golisaro  ,  esiliato  , 
morto  in  Pisa  1348;  un  JMatteo  conte 
di  Navara  1337,  signore  di  Ciminna, 
Tripi,  Saponara,  Caronia  colla  foresta 
del  feudo    di   Donato  ne'  territori  di 
Castrogiovanni ,    maestro  razionale  e 
procuratore  generale  del  r.  Patrimo- 
nio, viceré  del  regno  di  Sicilia  1352, 
usato  avendo  del  dritto  di  coniar  mo- 
neta colle  armi  proprie ,  celebre  per 
essere  stato  a  capo  della  fazione  la- 
tina, che  trionfante  governò  per  qual- 
che tempo  sotto  i  reali  aragonesi  con- 
tro la  catalana,  e  per  la  quale  assas- 
sinato dal  popolo  in  Messina  finì  con 
perdervi  la  vita  insieme  ad  una  parte 
di  sua  famiglia  135G;  un  Antonio  ca- 
nonico   della   cattedrale  di   Messina, 
che  per  la  morte  del  padre  conte  Mat- 
teo mettevasi  in   possesso   di   tutti  i 
paterni  beni  1356;  un  Francesco  conte 
di  Capizzi  bandito  1356  per  aver  con- 
giurato contro  lo  zio  Matteo,  indi  lo 
stesso    anno    reintegrato  ;    un    Rug- 
giero barone  di  Tortorici  1416.  Tor- 
nando ora  til   detto   ramo    di   monte 
s.  Giuliano,  veggiamo  in  esso  distin- 
guersi: un  Francesco  figlio  del  cen- 
nato    Lorenzo ,   indi    il    nobde    Gio- 
van-Pietro,  primo  a  chiamarsi  Paliz- 
zolo,  perocché  atteso  i  di  lui  gratuiti 
e  segnalati  servigi  da  re  Alfonso  eletto 


293 

venne  castellano  di  detta  città  1456, 
come  risulta  da  certificati  della  Cancel- 
leria del  Senato  di  Monte  s.  Giuliano, 
e  da  un  diploma  di  Carlo  V  imperatore 
dato  in  Bruxelles  1553,  esecutoriato 
in  Palermo  1554,  in  persona  del  re- 
gio milite  e  cavaliere    aurato   nobile 
Giovanni  Antonio  Palizzolo.  Passi  ivi 
altresì  menzione  d'un  altro  Francesco 
e  d'un  Andrea  valorosi  condottieri  nella 
spedizione  africana;  il  Giovanni  Anto- 
nio fu  anche  insignito  del  cingolo  mi- 
litare,   ed   ottenne  per   se  e  suoi   la 
conferma  dello  stemma  di  sua  nobile 
fiamiglia,  qui  sotto  descritto,  con  do- 
vervi aggiungere  dice  stelle  d'argento 
di  sci  raggi  nella  parte  superiore  dello 
scudo.  Da  lui  una  serie  d'illustri  gen- 
tiluomini ,    che  le   nobili    cariche   ri- 
petutamente  occuparono   di  gmrato  , 
di  patrizio    e  di  capitano  giustiziere, 
ascritti  alle  nobili  compagnie  de'  Bian- 
chi di  monte  s.  Giuliano,  della  Pace  di 
Palermo ,    de'  Bianchi  di   Catania ,  e 
nell'ordine  Gerosolimitano.    Tra   essi 
meritano    infine    speciale    menzione  : 
un  Francesco  per  aver   saputo    con- 
servare nel   r.  Demanio   la   sua   pa- 
tria;   un   Salvatore   consigliere  della 
Suprema  Corte  di  Giustizia  in  Paler- 
mo, onore  e  splendore  della  siciliana 
magistratura,  morto  l'anno  1831;  un 
Giuseppe   intendente   della   provincia 
di  Girgenti ,   consigliere   della    Gran 
Corte  de'  Conti,    cavaliere    gerosoli- 

37 


294 

mitano  coli'  onore  di  commendatore, 
morto  il  1871.  padre  dell'autore  di 
quest'  opera,  i 

Arma   concordemente    agii  autori , 
e  la  citata  conferma  e  nuova  conces- 
sione imperiale:  d'azzurro,  a  tre  pali 
d'  argento  scorciati  aguzzi  di  sopra  e 
di  sotto,  sormontati  da  due  stelle  di 
argento  di  sei  raggi.  Elmo  di  nobile 
antico  con  lambrequini  volanti  d' az- 
zurro e  d'argento,  lo  scudo  accollato 
da   trofeo  militare.  —  Tay.  LVI.  o. 
Pallliei'i  —  Stando  al  Mugnos  famiglia  in- 
glese d'  antica  nobiltà,  sparsa  in  ]Mi- 
lario  ,  Napoli  ed    altre  città   d' Italia. 
Venne  poi  portata  in  Sicilia  da'  fra- 
telli Riccardo  e  Matteo  Palmiero  ai 
servigi  della  regina  Margherita,  mo- 
glie di  re  Guglielmo  I  ;  perloccliè  fu- 
rono assai  stimati.  Epperò  il  Riccardo 
sali  al  vescovato  di  Siracusa,  cbe  per- 
mutò con  quello  di  ÌNIessina  1183;  ed 
il  Matteo   il   castello    ed   il    governo 
della  città  di  Naro  si  ebbe,    essendo 
genitore  di  Fulco  uno  dei  primi  ba- 
roni del  suo  tempo,  che  di  non  pochi 
feudi  0  terre  venne  in  possesso.  Infine 
questa  famiglia  à  sempre  goduto  l)a- 
ronie.  feudi,  ed  uffici  supremi. 

Arma  giusta  Inveges:  scacchegeriato 
d'argento  e  d'azzurro  di  quattro  file. 
—  Tav.  LVI.  io. 
Palmei'i  di  i\(iro  —  D'azzurro,  con  l'albero 
di  palma  verde  fustato  e  fruttifero  di 
oro,  sormontato  da  un  giglio  del  me- 


1)  Più  copiose  notizie  di  tutta  la  famiglia  possono    rinve- 
nirsi nella  monografia  intitolata:  La  Famiglia  Pali; zi  notizie 


desimo  sinistrato  da   un  leone  d' ar- 
gento.—Tav.  LVI.  11.  (Villabianca). 
Palniei'ino — Giusta  Mugnos   famiglia  no- 
bile pisa7ia,  oriunda  della  Lei.  Fiori- 
rono in  Pisa:    Pietro  Palmerino   an- 
ziano 1307-13;  Roberto  anziano  1342, 
1348-51;    ed   Andrea   anziano  1402. 
Un  Pierondrea  Palmerino  con  sue  due 
grosse  navi  venne  in  Sicilia  in  aiuto  di 
re  Alfonso  1432,  seco  portando  il  figlio 
Gianpietro ,    che  si  rese    progenitore 
della  Simiglia  Palmerino  di  Sicilia. 

Arma  :  d'  oro,  col  capriolo  di  rosso, 
accompagnato  da  tre  palme  di  verde 
poste  in  palo,    due  nel  capo    ed  uno 
in  punta  —  Tav.  LVI.  12.    . 
Palmilllcri  —  Arma:  d'oro,  con  due  brac- 
cia vestite  di  verde  tenenti  tre  palme 
dello  stesso.  — ■  Tav.  LAT.  13. 
Palmola  —  Chiarissima  ^famiglia  spagnuola 
delle    Provincie    di   Astui'ie  e  di  Va- 
lenza. Un  Giovan  Peres  Palmola,  fi- 
ttilo di  Alvaro  Perez  Palmola,  al  dir 
di  Mugnos  la   portò  in  Sicilia,    ser- 
vendo  in   molte    guerre   re  Alfonso, 
dal    quale    ottenne   le   castellanie   di 
Marsala  e- di  INIazzara.  Commendasi: 
un  Flaminio  Palmola  dottore  in  legge 
mudice  della  R.  G.   Corte  e  maestro 
razionale  1553,    ed  indi   reggente  di 
Sicilia  nel  Supremo  Consiglio  d'Italia. 
Arma:  d'azzurro,    con  un  braccio 
armato,  movente    dal   fianco    sinistro 
dello  scudo,  impugnante   una   palma 
d'oro.  — Tav.  LVI.  u. 


e  documenti  pii-  V.  Pallzzoln   Gravina  Barone  di  Ramionc- 
Palermo  Tip,  Tambwello  1872. 


PilllCaldo  —  Famiglia  lombarda,  che  il  Mu- 
gnos  dice  portata  in  Sicilia  da  un  Giu- 
liano Pancaldo  a'  servigi  di  re  Fe- 
derico II,  da  cui  ottenne  un  gran  te- 
nimento  di  terre  che  avendo  poscia 
infeudato  si  chiamò  feudo  di  Pancal- 
do. La  famiglia  si  estinse  in  Messina. 
Levò  per  arme  :  dì  rosso,  con  un 
pane  d'  oro  —  Tav.  LVI.  id. 

Pancucci — Un  Bartolomeo  Pancucci  jje- 
sa7io  mal  soffrendo  il  dominio  fioren- 
tino passò  in  Sicilia  verso  Fanno  1400 
con  altri  nohili  pisani,  stabilendo  sua 
dimora  in  Girgenti  ove  secondo  Mu- 
gnos  i  suoi  posteri  occuparono  i  pri- 
mi utfìci  di  quella  città. 

Arma:  d'azzurro,  col  capriolo  di 
oro.  Elmo  di  gentiluomo  cimato  da 
un  leone  d' oro,  tenente  una  spada 
dello  stesso  alta  in  palo.  —  Tavo- 
la LVI.  16. 

Papaleo  —  Giusta  Mugnos  antica  famiglia 
messinese,  oggi  estinta. 

Levò  per  arme  :  d'  azzurro  ,  colla 
croce  papale  d' oro,  di  tre  pezzi  tra- 
versi trifooiiati.  —  Tav.  LVI.  n. 

Papardo  —  Famiglia  di  chiara  nobiltà  in 
Messina,  ove  al  dir  del  Minutolo  oc- 
cupò cariche  distintissime.  Commen- 
dansi  :  un  fra  Pietro  cav.  gerosolimi- 
tano 1570;  un  Francesco  senatore 
1765-73  e  principe  del  Parco,  titolo 
pervenutogli  per  la  madre  Violante 
del  Pozzo  investita  1737 ,  come  dal 
Villabianca;  infine  i  due  viventi  fra- 
telli Giuseppe  e  Carlo  Vittore  teatini, 
il  primo  mentissimo  arcivescovo  di 
Monreale;  il  secondo  vescovo  di  Patti. 


295 

Arma:   inquartato;    nel  1°  e  4**  di 
oro,   con  tre  caprioli  piìi  scuri   dello 
stesso  cuciti;  nel  2°  e  3''  d'oro,  con 
una  fascia  d'azzurro;    sopra    il  tutto 
d' oro,  al  collo  di  pozzo  di  rosso,  at- 
torniato da  due  dragoni  di  verde,  con- 
trorampanti ed  affrontati,  con  le  code 
annodate  e  passate  in  croce  di  san- 
t'Andrea. Coroaa  di  principe.  —  Ta- 
vola LVII.  IL 
Pape  —  Illustre  noljilo  famiglia  fiamminga, 
cominciata  in  Sicilia  da  Adriano  Pape 
nobile  d'Anversa,  discendente  da  A- 
riberto  Papen  o  Papes,  segretario  di 
Teodorico  Alfatio ,    conte  di  Fiandra 
1127,  come  dal   Mugnos    appoggiato 
al  Chitffe  e  Paradino  —  Nobiliari  Gal- 
lici—  Ei  si  stabilì  in  Palermo,    e  fu 
progenitore  di  quel  milite    Giantom- 
maso  Pape,  che  dall'imperatore  Car- 
lo V,  ottenne  nel  1535  conferma  del 
suo  stemma  gentilizio  con  l'aggiunta 
dell'  aquila   imperiale.    Un   Cristofaro 
Pape  rifulse  deputato  del  regno  e  pri- 
mo protonotaro  di  sua  famiglia.  Indi 
due  rami  formaronsi  :    uno  dei  duchi 
di  Protoameno,  titolo  riportato  da  un 
Giacinto   figlio   del   precedente   sotto 
re  Carlo  II  I67I,  illustrandovisi  :  un 
2°  Cristofaro  cav.  di  s.  Giacomo,  com- 
mendatore di  s.  Calogero,  gentiluomo 
di  camera  del  duca  di  Baviera,   bri- 
gadiere degli  eserciti  del  re  Cattolico, 
morto  1720  comandando  l' artiglieria 
col  grado  di  tenente  generale;  un  Luigi 
marchese  della   Scaletta  1718,   duca 
di  Protoameno  I72I,  governatore  dei 
Bianchi  di  Palermo  1722;  altro  Già- 


296 

cinto  maestro  razionale  di  cappa  e 
spada  dalla  r.  Camera  1758,  genti- 
luom'o  di  camera,  cavaliere  del  s.  gen- 
.  naro,  due  volte  pretore  di  Palermo 
1760-66,  mecenate  de'  letterati,  fon- 
datore nel  suo  palazzo  dell'  Accademia 
delle  Arti  e  Scienze;  si  estinse.  Il  2° 
ramo  presenta  i  duchi  di  Giampilieri, 
titolo  ottenuto  da  im  Ugone  altro  fi- 
glio del  cennato  Cristofaro  sotto  detto 
re  Carlo  II  1675,  protonotaro  del  re- 
gno, c'overnatore  de'  Bianchi  1677-00, 
maestro  portulano  e  deputato.  In  esso 
ramo  notiamo  :  un  Giuseppe  Pape 
primo  principe  di  Valdina  1706,  go- 
vernatore de'  Bianchi  1714;  un  Igna- 
zio investito  1743,  maestro  razionale 
di  cappa  e  spada  del  tribunale  del 
r.  Patrimonio  1758 ,  gentiluomo  di 
camera,  protonotaro  del  regno,  il  di 
cui  fratello  Ugone  fu  vescovo  di  Maz- 
zara  1772;  un  Pietro  gentiluomo  di 
camera  cavaliere  del  s.  Gennaro  e 
dell'ordine  Gerosolimitano;  un  Igna- 
zio gentiluomo  di  camera;  un  Salva- 
tore fratello  del  precedente,  maggior- 
domo di  settimana  di  re  Ferdinando  II, 
e  oran  croce  del  r.  ordine  Costanti- 
niano .  ed  il  vivente  Pietro  Pape  e 
Vanni,  principe  di  Valdina,  duca  di 
Giampilieri  ecc.  gentiluomo  di  camera 
di  re  Francesco  II. 

Leva  per  arme  :  d' oro  ,  con  una 
fascia  d'argento  cucita,  caricata  da  tre 
croci  di  s.  Andrea  di  rosso,  sotto  al- 
tra fascia  di  rosso ,  sormontata  da 
un'  aquila  imperiale  di  nero,  accostata 
da  due  gigli  di  rosso,  ed  una   foglia  I 


(o  pampina)  di  verde  posta  in  punta. 
Corona  e  mantello  di  principe.  —  Ta- 
vola appendice. 

Parastanglies  o  Peraslaiighcs  —  FamigUa  ca- 
talana, dice  Mugnos  portata  in  Si- 
cilia il  1443  da  un  Antonio  Perastan- 
ghes,  che  da  re  Alfonso  per  militari 
servigi  il  feudo  di  P^agalbici  in  ter- 
ritorio di  Sutera  ottenne;  indi  stabi- 
litosi in  Termini  procreò  Pietro  ca- 
stellano 1485. 

Arma:  d'argento,  con  tre  bande  di 
azzurro,  abbassate  sotto  una  rio-a  dello 
stesso,  caricata  da  tre  lune  rivoltate 
del  campo.  —  Tav.  LVIl.  i 

Paraldi'e  —  Secondo  Minutolo  nobile  fami- 
gUa  palermitana ,  della  quale  si  di- 
stinsero :  un  Vincenzo ,  un  Girolamo 
1540  ed  un  Carlo  barone  del  feudo 
di  Brocato  1565. 

Arma:  d'azzurro,  col  fiume  in  punta 
con  tre  mazze  d' argento.  Corona  di 
barone.  —  Tav.  LVIl.  2. 

Parisani  —  Antica  nobile  i-dmìgììa.  italiana, 
originaria  d'Alemagna;  perocché,  dice 
Mugnos  appoggiato  al  Ritonio ,  un 
Lodolfo  Suardi  barone  alemanno  ebbe 
un  figlio  a  nome  ^Merino,  forte  e  va- 
loroso cavaliere ,  che  discacciato  da 
Bergamo  per  odio  di  famiglia  contra- 
ria fu  d;x  Carlo  V  accolto  in  Fran- 
cia, e  quinci  adoperato  in  trattativa 
di  nozze  tra  il  fratello  del  re  (iuca 
di  Lorena  e  la  figlia  del  duca  di  Mi- 
lano. In  compenso  n'ottenne,  che  suo 
figlio  Alberico  sposato  avesse  Arma- 
childe  Parisana  figlia  naturale  del 
detto  re  con  10,000  fiorini  d'oro  di  dote 


sicché  passato  in  Milano  col  duca  no- 
vello sposo,  in  grazia  di  tal  servizio 
il  governo  perpetuo  della  città  di  To- 
lentino pel  duca  suocero  conferito  an- 
che ehhe.  Da  lui  un  R,uggiero ,  che 
lasciando  il  proprio  cognome  quello 
materno  di  Parisani  volle  adottare. 
Uno  de'  suoi  figli  Alberto  intanto  per 
grave  disgusto  colla  famiglia  Ugoni 
si  trasferì  in  Sicilia  e  precisamente 
in  Siracusa,  ove  casatosi,  i  suoi  figli 
occuparono  distintissime  cariche ,  ed 
un  Pv.u£ì'L>iero  fu  barone  di  jNIolocca. 

Arma:  inquartato;  nel  1"  e  4°,  di 
azzurro,  col  monte  di  sei  cime  d'ar- 
gento, nel  2°  e  3°  d'azzurro,  con  tre 
bande  d' argento.  Corona  di  barone.  | 
—  V.  Tav.  appendice. 
Parisi  —  Tra  le  famiglie  illustri,  che  pas- 
sarono da  Francia  in  Sicilia  co'  prin- 
cipi normanni  troviamo  la  Parisi,  che 
secondo  il  cronista  luceburgense  sem- 
bra avere  avuto  origine  da  Gualterio 
Parisio  governatore  di  Pari"i  nel  998. 
Trapiantata  in  Cosenza  contò  fra  gli 
altri  Pietro  Paolo  cardinale  di  s.  chie- 
sa. Visse  ella  con  isplendore  eziandio 
in  Napoli  e  Bologna,  occupato  avendo 
supremi  carichi.  Portata  in  Sicilia  da 
Gualterio  e  Pagano  Parisi  fiori  in 
Messina,  Mineo  e  Castrot'iovanni.  ricca 
di  feudi  e  di  regi  asseo'namenti.  Vanta 
un  Ptaimondo  seirretario  di  re  Alfonso 
e  presidente  del  regno;  un  Dionisio 
segretario,  tesoriere  e  luogotenente 
di  maestro  segreto  ;  ed  il  Ijeato  Gia- 
como Parisi  da  Caltagirone  morto 
1529.  Da'  Parisi   di   Castrogiovanni, 


297 
baroni  de'  feudi  li  Comuni,  li  Rapi 
e  Milocco,  discendono  i  nobili  patrizi 
di  Palermo  ,  marchesi  dell'  Ogliastro 
indi  principi  di  Torrebruna,  dei  quali 
fiorirono:  un  Trajano  1G28,  cav.  del- 
l'ordine di  Calatrava  e  governatore  del 
Monte  di  Pietà  1634-35;  un  Simone  in- 
vestito 1638,  governatore  della  compa- 
gnia della  Pace  1651,  e  governatore  del 
Monte  1663,  ed  altri  illustri  gentiluo- 
mini che  per  brevità  tralasciamo. 

Arma:  d'azzurro,  con  tre  fasce,  ac- 
compagnate da  un  giglio  nel  capo, 
e  tre  stelle  poste  due  sotto  la  pri- 
ma fascia,  ed  una  in  punta;  il  tutto 
d' oro.  Corona  di  marchese.  —  Tavo- 
la LVII.  5. 

Quella  di  Mineo  e  Lentini:  d'az- 
zurro, con  una  lancia  posta  in  fascia, 
accompagnata  da  tre  teste  di  cavalli  re- 
cise, le  prime  due  nel  capo  affrontate 
miranti  due  gigli,  la  terza  in  punta, 
addestrata  da  un  giglio,  il  tutto  d' oro. 
—  Tav.  LVII.  4. 

Parisi  (li  Cosenza  e  di  Palermo — Deriva  que- 
sta nobile  famiglia,  al  dir  di  Mugnos, 
da  Parisio ,  figlio  del  conte  Pagano 
governatore  di  Cosenza.  Un  Angelo 
Parisi  gentiluomo  cosentino  la  portò 
in  Palermo  nel  1531,  ove  mantenen- 
dosi con  molte  ricchezze  si  rese  pro- 
genitore di  distinti  gentiluomini. 

Arma  :  d' azzurro,  con  un  castello 
merlato  d' oro,  aperto  nel  fianco  de- 
stro ,  ed  un  braccio  armato  impu- 
gnante una  croce  patente  d'oro,  spor- 
gente dalla  porta.  —  Tav.  LVII.  5. 

Parlila  —  Secondo  pensano  il  Crescenzi  e 


298 

Flaminio  Rossi,  famiglia  veneta,  che 
Mugnos  dice  portata  in  Palermo  da 
un  R,uggiero  di  Parata  nobile  vene- 
to, che  Gasatosi  ad  una  Lucrezia  Bar- 
resi  si  ebbe  a  fi"'li  Giacomo.  Simone 
castellano  di  Mazzara,  e  Ruggiero  ca- 
stellano del  r.  palazzo ,  maestro  ra- 
zionale e  finalmente  viceré  del  regno 
1436.  Vanta  non  pochi  distinti  per- 
sonaggi, che  furono  straticò  di  Mes- 
sina, pretori  di  Palermo,  capitani  giu- 
stizieri e  senatori,  possedendo  le  ba- 
ronie della  Sala,  Racali  e  Valguar- 
nera.  Si  estinse  in  famiglia  Alliata 
pel  matrimonio  di  Fiammetta  Parata 
con  Giuseppe  Alliata  barone  di  Vil- 
lafranca. 

Arma  giusta  Mugnos   ed  Inveges  : 

DO  D 

d' oro,  colla  pianta  di  ruta  sradicata 
di  verde.  Corona  di  barone.  —  Ta- 
vola LVII.  7. 

Pasquale — Famiglia  valenziana,  che  Mu- 
gnos vuole  portata  in  Palermo  da  un 
Giacomo  Pasquale  gentiluomo  di  Va- 
lenza, da  cui  un  Perotto  castellano 
di  Sciacca  1463.  ed  altri  personaggi 
che  furono  senatori. 

Arma  :  d' oro.  con  quattro  pali  di 
rosso,  ed  un  agnello  pasquale  d' ar- 
gento con  banderuola  dello  stesso , 
caricata  da  una  croce  di  rosso  sopra- 
stante sul  tutto. — Tav.  LVII.  s. 

Pasqualino  —  Il  Delellis  annovera  questa 
famiglia  tra  le  antiche  e  nobili  di 
Bari,  facendola  derivare  dalla  Pasqua- 
ligo  di  Venezia.  Commendasi  in  Pa- 
lermo il  marchese  Francesco  Pasqua- 
lino, letterato,  illustre  giureconsulto 


e  presidente.  Egli  innanzi  a'  patrizi 
di  detta  città  di  Bari  fecesi  a  pro- 
vare essere  discendente  diretto  del 
nobile  Donato  Pasquahno  sindaco  1571 
e  1572,  e  quinci  ascritto  allo  elenco 
delle  famiglie,  che  godono  del  nobi- 
le-sedile chiuso,  non  che  a'  registri 
del  regno  di  Napoli.  Un  tal  ramo  fiori- 
sce tuttavia  in  Palermo,  imparentato 
a  molte  nobili  famiglie  ,  rappresen- 
tato da  Giuseppe  Pasqualino  e  Pilo 
maggiordomo  di  settimana  di  re  Fran- 
cesco li. 

Arma  giusta  il  Villabianca  :  d'  az- 
zurro, con  la  banda  d'oro,  sostenente 
due  civette  al  naturale  affrontate  e 
beccanti.  Motto  —  In  Volucres  Prii- 
dentiores.  —  Tav.  LVII.  9. 
PassaiietO — Stando  alMugnos,  famiglia  ?2or- 
manna,  portata  in  Sicilia  da  un  Rug- 
giero signore  di  Passanete ,  che  ac- 
quistò alcune  ville  in  Calabria,  ed  in 
Sicilia  la  baronia  di  Grassuliato  ed 
altre  terre.  Fiorirono  :  Riccardo,  An- 
gelino e  Roberto  militanti  in  Seria 
con  Baldovino  loro  parente  all'acqui- 
sto di  Terrasanta;  Giovanni  barone 
di  Busana;  Ruggiero  giustiziere  del 
vai  di  Noto  e  castellano  di  Lentini, 
eletto  dall'  imperatore  svevo  Enrico  ; 
altro  Riccardo  rimunerato  per  la  sua 
fedeltà  e  segnalati  servigi  da  re  Fé- 
dorico  del  titolo  di  conte  di  Grassu- 
liato e  della  terra  di  Mazzarino;  un 
3°  Ruggiero  annoverato  nel  servizio 
militare  di  re  Ludovico  1343  fra^  pri- 
mi baroni  di  Lentini,  indi  inobbediente 
a  re  Martino  e  dichiarato  ribelle  colla 


confisca  di  tutte  le  sue  terre.  Vuoisi 
estinta. 
Arma:  di  rosso,  con  tre  bande  d'oro, 
ed  una  fascia  dello  stesso  soprastante 
sul  tutto.  Corona  di  conte.  —  Tavo- 
la IjYU.  io. 

Paslurellil — -Chiarissima  famifrlia,  origina- 
ria  di  Francia ,  di  cui  un  Corrado 
Pasturella  fu  giusta  Mugnos  primo 
ceppo  in  Sicilia  e  precisamente  in  Si- 
racusa, dalla  regina  Maria  eletto  mae- 
stro razionale  di  sua  reginal  camera 
1332.  Commendansi:  Gerardo  maestro 
segreto;  Nicolò  barone  di  Cariato  e 
castellano  di  Lentini,  ove  fondò  sua 
famiglia;  altro  Gerardo  capitano,  se- 
natore di  Lentini  e  governatore  della 
camera  reginale  1429  .  sembra  e- 
stinta. 

Levò  per  arme:  di  nero,  con  la 
fascia  d'argento,  accompagnata  da  tre 
stelle  dello  stesso,  poste  una  al  capo 
e  due  in  punta.  Corona  di  1)arone. — 
Tav.  LVII.  12. 

Paterno  —  Illustre  nobile  ed  antica  fami- 
glia originaria,  al  dir  del  n.  Aguile- 
ra,  della  consolare  romana;  incomin- 
ciata in  Sicilia  giusta  il  Villabianca 
da  un  Ptoberto  Paterno  uno  de'  piti 
strenui  guerrieri  del  conte  PtUggiero 
nella  espulsione  de'  Saraceni.  Fa  egli 
giusta  quanto  riferisce  il  Mugnos,  pa- 
dre di  Costantino  e  di  Arcbipreta 
moglie  di  Gerardo  d'Altavilla  nor- 
manno. Dal  detto  Costantino  ne  venne 
in  Catania  una  numerosa  serie  d'il- 
lustri personaggi,  tra  cui  citiamo  un 
Arrigo    pretore    di    Palermo    1377  ; 


299 
un  Giovanni  vicario  generale  in  Si- 
racusa 1393 ,  e  poscia  gran  came- 
rario reggente  del  real  Patrimonio 
1397;  un  Benedetto  figlio  del  pre- 
cedente, ambasciatore  del  re  Martino 
presso  il  Papa  1393;  un  Gualteino 
logoteta  del  i"egno  e  perpetuo  regio 
consiliario  1400;  altro  Gaalterio  let- 
terato encomiate  dal  d'Amico;  altro 
Giovanni  arcivescovo  di  Palermo  e 
presidente  del  regno  150G;  un  Alvaro 
senatore  romano  1525  ;  un  Ferdi- 
nando gesuita  per  pietà  ed  erudizione 
insigne  1604,  ed  altri  che  per  brevità 
tralasciamo.  Si  divise  in  vari  rami: 
1°  Principi  di  Biscari,  baroni  della 
terra  degl'  Imbaccari  Sottani  e  Mira- 
bella,  e  delle  baronie  di  s.  Filippo  di 
Ragusa,  Regalciacca,  Spinagallo,  Bal- 
di, Cubba,  Ragona  e  Sparagona,  di 
Bidami  ed  Alminusa;  illustrati  da  0- 
razio  Paterno  erede  della  Casa  Ca- 
stello, baroni  di  Biscari  1578  a  con- 
dizione d' assumerne  l' arme  ed  il  co- 
gnome, da  cui  vari  distinti  personaggi: 
Agatino ,  primo  principe  di  Biscari 
investito  1033,  vicario  viceregio  in 
vai  di  Noto,  molto  accetto  a  re  Fi- 
lippo non  che  alla  di  lui  patria  Ca- 
tania; Vincenzo  genitore  d'Ignazio 
1670;  altro  Vincenzo  1700  che  ac- 
crebbe le  avite  possessioni  ;  altro  Igna- 
zio adorno  di  non  volgare  letteratura, 
autore  dell'interessante  vianr"io  in  Si- 
cilia  fondato  avendo  l'Accademia  Let- 
teraria de'  Pastori  Etnei,  e  nel  suo  pa- 
lazzo un  grandioso  Museo  ricco  di 
varie  collezioni,  oggi  venduto.  2^  Du- 


300 
chi  di  Carcaci  e  baroni  di  Bicocca, 
di  cui  un  Vincenzo  investito  1725  so- 
stenne r  ambasceria  del  Senato  di 
Catania  a  re  Vittorio  di  Savoja,  es- 
sendo stato  altresì  uno  de'  tre  vicari 
generali  del  regno  spediti  in  Messina 
a  riparo  del  contagio  1743;  da  lui 
un  Michele  barone  di  Bicocca  1749, 
ed  altri  sino  al  vivente  Francesco 
Paternò-Grifeo  duca  di  Carcaci.  3°  I 
marchesi  di  s.  Giuhano  per  un  Ora- 
zio Paternò-Castello  ed  Asmundo,  in- 
vestito 1732,  capitano  giustiziere  di 
Catania  1733  e  patrizio  1739 ,  qual 
ramo  viene  rappresentato  dal  mar- 
chese di  s.  Giuhano  D.  Benedetto 
Paternò-Castello.  4°  I  marchesi  di 
Raddusa  dai  quali  provenne  la  linea  dei 
Paterno  di  Spitalotto  illustrati  da  un 
Vincenzo  Paternò-Trigona  pretore  di 
Palermo  1 844-48  cav.  gran  croce  del- 
l'imperiale  ordine  di  s.  Stanislao  di 
tutte  le  Russie,  e  dal  di  lui  fratello 
Giuseppe  luogotenente  generale  del- 
l'esercito italiano,  senatore  del  regno . 
Linea  rappresentata  da  Achille  Pa- 
terno Ventimiglia,  che  ai  suoi  titoli 
aggiunge  quello  di  conte  di  Prades.  5° 
i  principi  di  Manganelli  e  duchi  del 
Palazzo,  oggi  in  persona  di  un  Antonio 
Paternò-Castello  principe  di  Manga- 
nelli, gentiluomo  di  camera,  e  pretore 
di  Palermo  1851-56,  genitore  di  Giu- 
seppe Paterno  ed  Alliata  duca  del  Pa- 
lazzo; 6°  I  marchesi  del  Toscano. 

Arma:  d'oro,  a  quattro  pali  di  ros- 
so, e  la  banda  d' azzurro ,  attraver- 
sante sul  tutto.  Corona  di  principe  e 


mantello  di  velluto  scarlatto,  frangiato 
d'oro.  — Tav.  LVIII.  6. 
Palli  —  Famiglia  di  antica  e  chiara  no- 
biltà della  città  di  Messina,  dice  Mu- 
gnos  originata  da  Anfusio  cavaliere 
greco,  signore  del  castello  di  Stero- 
pe,  il  quale  nell'  anno  892  ivi  forte- 
mente dall'  almirante  de'  Saraceni  as- 
sediato si  arrese  ìì.  patti,  che  non  fu- 
l'ono  poscia  mantenuti.  Epperò  l'An- 
fusio  ciò  prevedendo  ricevuto  avea  in 
ostaggio  il  figlio  del  principe  saraceno 
Vendecair;  ed  uscito  co'  suoi  da  quel 
forte ,  giusto  nel  sito  ove  è  oggi  la 
città  di  Patti,  venne  da  quei  barbari 
assalito;  del  che  bravamente  difen- 
dendosi nell'ira  strangolò  il  giovine 
ostaggio  a  vendetta  de'  non  osservati 

OD 

patti.    Ei   fuggì    ricoverandosi   entro 
una  fortezza,  ma  ragsriunto  infine  fu 

OO 

da  essi  barbaramente  ucciso.  Quel 
sito,  come  dicemmo,  venne  a  concor- 
renza de'  Saraceni  estesamente  edi- 
ficato e  quindi  a  perpetua  memoria 
di  tal  vendetta  chiamato  de'  Patti. 
La  città  poi  si  accrebbe  per  le  rovine 
dell'  antica  Tindaride  ,  e  dell'  antica 
Sterope  di  già  distrutta.  La  famiglia 
fu  anche  detta  de'  Patti  a  tal  riguar- 
do. Di  essa  fiorirono  :  un  Ansaldo  , 
figlio  d' Anfusio  che  membro  della 
commissione  assicurò  al  conte  Rug- 
giero l'esibito  acquisto  dell'isola  di 
Sicilia;  un  Riccardo  straticoto  di  Mes- 
sina 1137;  un  Luzio  uno  de'  capi 
congiurati  del  Vespro,  ricevuto  avendo 
la  sovraintendenza  delle  città  di  Naro 
e  Girgenti,   perlocchè   unitamente  ai 


suoi  due  figli  Giannicolò  e  Pellegrino 
da  Federico  II  1325  fu  creato  baro- 
ne. Il  Pellegrino  intanto  la  foresta  di 
s.  Giorgio,  Grassetta,  Porta  di  Trai- 
na, la  gran  foresta  di  Signi  e  quella 
di  s.  Lucia  si  ebbe.  Un  Ansaldo  fu 
uno  dei  primi  baroni  di  Messina  ai 
servigi  di  re  Ludovico  II,  il  di  cui 
figlio  Nicolò  signore  della  terra  della 
Scaletta,  della  foresta  di  Traina,  di 
Attilia  e  Guidomandri  ;  un  Giovanni 
signore  del  feudo  della  Placa  in  Troi- 
na  ;  un  Anselmo  ottenne  il  casale 
di  Piazza;  un  Bartolomeo  fa  due  volte 
senatore  di  Messina  acquistando  Ma- 
mula  ed  Agriato  in  Cabibria,  non  che 
la  baronia  della  terra  di  Linguagrossa 
in  Sicilia;  uno  Scipione  cavaliere  ge- 
rosolimitano ;  un  Andrea  tre  volte  se- 
natore e  principe  de'  cavalieri  della 
Stella;  un  Donnizio  giudice  della  Gi^an 
Corte;  un  Ansaldo  barone  di  Belve- 
dere, tre  volte  senatore;  im  fra  Italiano 
cavaliere  di  Malta  1492,  ed  altri. 

Arma:  diviso,  di  rosso  e  d'oro,  ed  una 
sbarra  d'azzurro,  attraversante  sul  di- 
viso. Corona  di  barone. — Tav.LVII.  i3. 
Paulillo  —  Nobile  famiglia  messinese,  di- 
stinta sotto  i  Normanni,  perocché  un 
Antonio  Paulillo,  come  riferisce  Mu- 
gnos ,  fu  a'  servigi  militari  di  re 
Guglielmo  il  malo.  Indi  un  Eschino 
fu  conservatore  del  Tribunale  del  real 
Patrimonio  1247;  un  Costanzo  di  lui 
figlio  vice-grand"  ammiraglio  di  Sici- 
lia 1259  ;  un  Antonino  notaro  regio 
di  re  Federico  II;  un  Nicolò  che  per 
militari  servigi  il  feudo   di   Rogalgio 


301 
da  Federico  III  1364  ottenne.  Un  ra- 
mo di  tal  famiglia  passò  in  Gii^genti 
a  motivo  di  matrimonio  con  la  casa 
Monreale  de'  baroni  di  Bancnii. 

Arma:  di  rosso,  con  una  banda  di 
oro,  sostenente  un  pavone  rotante  al 
naturale.  —  Tav.  LVII.  14. 

Pedilepori— Il  Mugnos  appoggiandosi  ad  al- 
cuni manoscritti  siracusani  vuole  que- 
sta famiglia  romatia,  incominciata  da 
un  cavaliere  siracusano  chiamato  Lu- 
cio, figlio  di  Aulo-Lucio  cavaliere  ro- 
mano, che  governò  sotto  l'impero  di 
Decio  e  Valentiano  la  città  di  Sira- 
cusa. Da  lui  un  Lucio  Pedilepori,  cosi 
detto  per  avere  il  pie  destro  a  guisa 
di  quello  d'un  lepre.  A  tal  famiglia 
vuoisi  fosse  appartenuta  la  Santa  Lu- 
cia siracusana.  Vanta  poi  un  Lucio 
Antonio  Pedilepori  detto  il  magno  go- 
vernatore di  Siracusa,  che  chiuse  le 
porte  della  città  all'  armata  dell'  im- 
peratore Massenzio  ;  un  Marco  Vale- 
rio governatore  come  sopra  nel  tempo 
in  cui  venne  l'imperatore  Costanzo 
Costantinopolitano  :  fiorirono  in  oltre: 
Ripoldo  senatore  di  Siracusa  1408; 
Marcello  capitano  1411;  Giacomo  giu- 
rato 1414;  Novello  senatore  1417; 
Guglielmo,  Gerardo  ed  Antonio  giu- 
rati. 

Arma  :  d'  argento,  con  un  capriolo 
di  nero ,  ed  un  bastone  dello  stesso 
attraversante  in  banda  sul  tutto.  — 
Tav.  LVII.  15. 

Pedivillano  —  Antica  nobile  famigha  di 
Palermo  ,  della  quale  il  Mugnos  ci 
ricorda  un  Antonio  Pedivillano  sena- 

38 


302 
tore  1444,  ed  un  Filippo  capitana" ar- 
me straordinario  del  vai  di  Mazzara. 
Arma  :    di  rosso ,    con   una   scarpa 
ruvida   d'  oro,  posta  in  fascia.  —  Ta- 
vola LVlll.  15. 
Pellegrino — ^  Famiglia   nobile  e  feudataria 
sin  da'  tempi  di  re  Ruggiero,  a'  di  cui 
servizi  come   dice  Mugnos   militò  un 
Papiro  Pellegrino  1129;  la  si  diffuse 
in  Messina,  Malta  e   Palermo.  Com- 
mendansi:  un  Giovanni  barone  sotto 
re  Guglielmo,  spedito  in  Terrasanta  ; 
un  Tommaso  portiere  di  camera  del- 
l' imperatore  Federico  II  ;  un  Gerardo 
governatore  di  Malta,  ove  fondò  sua 
famiglia;  un  Pietro  tesoriere  del  re- 
gno 1433;  un  Pellegrino    dottore  in 
legge  ed  avvocato  fiscale  della  r.  Gran 
Corte  1482;  un  Vincenzo  maestro  se- 
greto della  Camera  Reginale  1493,  ed 
altro  Pietro  barone  di  Campofranco. 
Levò  per  arme:  d'azzurro,  col  brac- 
cio armato  d'  oro,  movente  dal  canton 
sinistro  dello  scudo  e  tenente  un  fal- 
cone pellegrino  dello  stesso.  Ma  po- 
scia   la    famiglia    adottò    d'  azzurro , 
con  un  leone  d'oro,  vestito  di  pelle- 
grino.   Corona    di    barone.  —  Tavo-  j 

LA    LVIII.  16.  ' 

I 

Pensabene  — 11  Villabianca  ne'  suoi   opu-  i 

scoli  ci  dà  notizia  di  un  Nicolò  Pen-  j 

sabene,    ministro  di  stato  presidente  ' 

onorario  ed  uno  de'  reggenti  del  go-  i 

verno  di  Sicilia  1708  ;  un  Matteo  go-  I 
vernatore  della  Tavola  e  senatore  di 

Palermo  1705.  { 

Arma:  diviso,  nel  1°  d'azzurro,  con 
un'aquila   spiegata  e  coronata   d'ar- 


gento; nel  2°  d'oro,  con  tre  lance  di 
nero  poste  in  isbarra,  ed  una  fascia 
di  rosso,  attraversante  sul  diviso.  — 
Tav.  LVIII.  1. 
Pepi — ^^uolsi  questa  nobile  ed  antica  fami- 

'         glia  tragga  origine  dalla  Normandia.  Il 
primo  che  di  essa  ci  presenta  Mugnos 
è  un  Guglielmo  valoroso  cav.  della  città 
di  Forlì;  e  per  aver  posto  nel  suo  scudo 
dei  pepi  rossi,  fu  cognominato  Pepi, 
dinotante  che  bruciava  per  la  gloria 
mihtare.  Ne  venne  una  serie    d'illu- 
stri e  valorosi  personaggi  che  si  spar- 
sero in  varie  città  d'Italia  e  precisa- 
mente in  Napoli.  Fu  portata  in  Sici- 
lia per  un   cavaliere    Damiano   Pepi, 
padre  di  Tancredi  ed  Antonino  a'  ser- 
vigi di  re  Federico  III,   ottenendone 
varii  compensi.  L' Antonino  fu  creato 
cav.  e  cameriere  della  regina  Bianca, 
ed  il ,  Tancredi    il   territorio  di  Stal- 
laini  nel  Notino  si  ebbe,  per  lochè  si 
stabilì  in  Noto ,   indi  eletto   luoi^ote- 
nente  del  castello  di  Licata  1409.  Fio- 
rirono  inoltre  :    un   Marcello   barone 
di  Stallaini  e  Bonfala,  la  di  cui  linea 
ebbe  a  continuare  sino  all'epoca  del 
citato  scrittore ,    ed  un  Giovanni  al- 
fiere di  gran  valore  nella  Fiandra  in 
servizio  di  Ferdinando  il  Cattolico. 

Arma  :  d' oro,  con  tre  pepi  di  ros- 
so, fogliati  di  verde.  Corona  di  ba- 
rone.—Tav.  Lvm.  2. 

Pepoii  (di  Sicilia)  —  Una  delle  più  illustri 
e  nobili  famiglie  italiane,  che  Cesare 
Salvetti  scrittore  bolognese  fa  deri- 
vare da  Arvoldo  VI  re  d'Inghilterra 
994.  Fu  portata  in  Siciha,  al  dir  del 


Mugnos,  da  un  Caismigerio  dei  Pe- 
poli  nobile  bolognese,  segretario  di 
re  Manfredi,  da  cui  venne  elotto  ca- 
stellano di  Trapani  con  privilegio  dato 
in  Capua  7  luglio  1257.  Sono  poi  da 
commendarsi:  un  Sigerio  castellano 
di  Trapani  1297,  ed  uno  de'  favoriti 
cavalieri  della  corte  di  re  Federico  II; 
un  2°  Cuismigerio  figlio  del  prece- 
dente, eletto  da  re  Pietro  II  castel- 
lano di  Sciacca,  quale  impiego  poscia 
perdette  per  ribellione.  Possedè  que- 
sta f;,uniglia  le  baronie  di  Fiumegrande, 
Culcasi ,  Fontanasalsa ,  Michilcarari , 
Rabici,  Salina  di  s.  Todaro  e  Sana- 
gia.  Vanta  in  oltre  varii  cavalieri  ge- 
rosolimitani, tra  cui  al  dir  del  Minu- 
tolo  fr;i  Francesco  1574,  fra  Filippo 
1631,  fra  Camillo  1636,  fra  Taddeo 
1661,  fra  Mario  nella  guerra  di  Can- 
dia  1662  e  fra  Giuseppe  1684.  Viene 
oggi  rappresentata  da  Pietro  Pepoli 
e  Palizzolo  barone  di  Rabici  capitano 
di  fanteria  nell'esercito  italiano. 

Arma:  scaccheggiato,  d'argento  e 
di  nero  di  sei  file.  Corona  di  barone, 
cimata  da  una  scimia  coronata  d'oro, 
posta  di  fronte,  tenente  colle  zampe 
e  con  la  bocca  una  spada  d' argento 
manicata  d'  oro ,  posta  in  fascia.  — 
Tav.  LVIII.  n. 
Peralta  —  L'Inveges  suir  autorità  di  Con- 
tzen  fa  derivare  questa  antica  ed  il- 
lustre famiglia  dalla  Navarra.  Essa 
fece  due  passaggi  in  Sicilia:  primo 
per  un  Guglielmo  di  Peralta  catalano 
accompagnando  re  Pietro  I  d'Aragona, 
come  riferisce  il  Sanchez;  secondo  per 


303 
un  Raimondo  capitan  generale  nella 
guerra  di  Cerdenna,  come  dal  Zurita. 
Da  lui  ne  vennero  gli  antichi  conti 
di  Caltabellotta,  resi  celebri  per  un 
Nicolò  gran  giustiziere  del  regno;  un 
Raimondo  gran  cancelliere  e  came- 
riero  maggiore,  ed  un  Guglielmo  gran 
cancelliere  e  tesoriere  1475. 

Levò  per  arme  :  diviso,  d' azzurro 
e  d' argento.  Corona  di  conte.  —  Ta- 
vola. LVllI.  4. 

Percolla  —  Una  delle  più  antiche  e  no- 
bili famiglie  valenziaìte ,  resa  chiara 
al  dir  di  JNIugnos  a